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22 luglio 2014 2 22 /07 /luglio /2014 10:25

Vespasiani, Condom, Fromms e tanto altro. Quando il proprio nome viene legato per l'eternità ad un oggetto di uso comune e triviale(Maurizio Crispi) L'imperatore romano Tito Flavio Vespasiano , meglio conosciuto come Vespasiano (in latino: Titus Flavius Vespasianus; Cittareale, 17 novembre 9 DC – Cotilia, 23 giugno 79  DC), con un pubblico editto, fece costruire a Roma nel contesto di una generale ristrutturazione edilizia della Capitale e successivamente in tutte le città cospicue dell'impero gli orinatoi pubblici (riservati solo all'uso maschile) - peraltro tassandoli - che da allora furono noti come "Vespasiani"e rimasero in funzione nelle nostre città sino ad epoca recente sino alla loro abolizione in tempi relativamente recenti, non si sa bene perchè: forse per via del tanfo ammoniacale di urina fermentata che emanavano per via della carente pulizia, o forse perchè erano divenuti luogo di incontro di omosessuali per rapidi amplessi?
Il signor Condom, medico francese del XVII secolo alla corte di Carlo II, suggerì l'utilizzazione del budello d'agnello come mezzo di contraccezione (la cosiddetta "redingote anglaise” o cappottino inglese - secondo la definizione tramandata da Casanova -, dispositivo inizialmente pensato proprio per l'uso del re ed evitargli l'incomodo di troppi figli illeggittimi), prima ancora che il medico ebreo Julius Fromm nel corso del XIX sviluppasse l'idea del dott. Condom con la creazione di un analogo dispositivo in gomma, riutilibbile dopo accurato lavaggio. Eppure, nei paesi anglosassoni, in Francia ed anche nell'Italia settentrionale, fu il nome del dotto Condom a rimanere per indicare il comune preservativo o profilattico, mentre comunemente per anni gli stessi dispositivi vennero chiamati "Fromms" nei paesi di lingua tedesca

Vespasiani, Condom, Fromms e tanto altro. Quando il proprio nome viene legato per l'eternità ad un oggetto di uso comune e trivialePotremmo parlare qui anche del signor Bich (a cui - si pronuncia Bik -  si deve l'invenzione della moderna penna a sfera Bic, universalmente conosciuta ed utilizzata), ma in questo caso non c'è alcun imbarazzo nella coincidenza tra il nome dell'inventore e l'oggetto divenuto d'uso quotidiano da lui inventato, come pure del signor Taxi, a cui si deve l'ampliamento della diffusione del moderno Taxi (una delle versioni accreditate sull'origine del termine "taxi" infatti sostiene che si sostiene che il termine "taxi" derivi dalla nobile famiglia tedesca Thurn und Taxis che dal 1490 detenne per secoli il monopolio del servizio postale nell'impero tedesco. I Thurn und Taxis discendono dalla famiglia bergamasca Torriani, che avevano come simbolo un tasso; il cui nome deriva dalla germanizzazione dei termini italiani "torre" e "tasso"), o dell'emerito King Camp Gillette, inventore nel 1901 del rasoio di sicurezza con lamette usa e getta che oggi conosciamo con il termine usuale di "gillette".
Il problema vero risiede soprattutto quando l'invenzione riguardo un oggetto in qualche misura "pruriginoso" e quando il pproprio nome viene ad essere - per l'eternità, in alcuni casi - legato a quell'oggetto.

 

In fondo, a ben pensarci, quella conquistata da questi illustri personaggi é una forma di immortalità: il tuo cognome continua a sopravvivere in un oggetto di uso comune, al cui originarsi hai contributo, secoli, se non millenni prima. E se si tratta di un oggetto "spregevole" o bollato da un vetusto senso del senso del pudore,poco importa.
Mia madre rideva sempre quando a me piccolo raccontava la storia dell'Imperatore Vespasiano e dei vespasiani: quando capitava che camminando per le vie di Palermo ci imbattesimo in uno di essi. Per esempio, - lo ricordo indelebilmente - ce n'era uno propio a Piazza Croci di Palermo, dove c'era anche un parcheggio di carrozzelle: passando da quel marciapiedi tra la pipì dei cavalli e quella degli utenti che ancora ricorrevano al Vespasiano, il tanfo ammoniacale era quasi insopportabile e faceva lacrimare gli occhi.
In più li trovavo davvero buffi: tutti quei personaggi che vi entravano e ne uscivano e di cui, mentre erano intenti all'atto, si vedeva solo la testa o un cappello e i piedi.


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22 giugno 2014 7 22 /06 /giugno /2014 06:00

Grande successo nel web per «Sesso libero», uno dei nuovi scherzi in stile candi camera di Rémi GaillardCon la complicità di una prospettiva oculata, l'umorista e youtuber francese Rémi Gaillard ha girato una candid camera dove finge di fare sesso con delle ignare sconosciute.
Come si può vedere nel video che, lanciato nel web ha colezionato in pochissimo tempo milioni di visualizzazioni, la simulazione avviene grazie ad un semplice artificio prospettico e grazie alla disinvoltura di Gaillard, già notissimo per i suoi scherzi e le piccole, divertenti, imposture in puro stile candid camera.

 

Il video, caricato su youtube il 28 Marzo 2014, ha raggiunto in poco tempo più di 3,5 milioni di visualizzazioni.

 

Rémi Gaillard (Montpellier, 7 febbraio 1975) è un giocoliere e umorista francese.

È specializzato nel creare situazioni comiche con l'aiuto di vestiti allusivi o ricreanti scene che trasferite nell'ambito in cui Gaillard agisce provocano ilarità. La sua celebrità è dovuta, comunque, soprattutto alla sua abilità nel riuscire ad inserirsi in contesti a lui estranei, principalmente in ambito sportivo.

Ha acquisito una certa attenzione da parte dei media francesi dopo aver eseguito una ben documentata serie di scherzi, tra i quali la famosa apparizione nella finale della Coupe de France del 2002 fingendosi un giocatore della squadra trionfante, Lorient, prendendo parte alla celebrazione e ricevendo il saluto del presidente francese Jacques Chirac. Più tardi è apparso in altri eventi sportivi (è salito sul palco della Finalissima di Mister Universo, ad esempio, spacciandosi per uno dei concorrenti), show televisivi e manifestazioni politiche, violando facilmente le misure di sicurezza.


 

Vai al video "Sesso Libero"

 

 

Qui, invece, si possono vedere cinque tra i più noti scherzi di Remy Gaillard

 


 
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12 giugno 2014 4 12 /06 /giugno /2014 12:53

Loveville 2014 (2^ ed.)... Forse non tutti lo sanno, ma è in corso la competizione per la nomina della Città dell'Amore 2014. L'iniziativa è della DurexLOVEVILLE 2014. Il 25 gennaio scorso è partito il "Campionato nazionale italiano dell'Amore" che sarà in corso sino alla fine di luglio. Sono stati convicati a sfidarsi "tra le lenzuola" tutti i lover d'Italia, con Rocco Siffredi testimonial. DUREX premierà la città più sessualmente in forma del Belpaese.
Da sempre Durex propone Il binomio "Sesso&Sport". Chi dice che l'esercizio fisico si pratica solo in palestra?
C'è da chiedersi se l'inizativa sia beffarda e bufalesca, esclusivamente inventata a scopo pubblicitario a beneficio della DUREX, la nota ditta prodruttirice di una linea di profilattici, o se il presunto campionato sia effettivamente in corso. Certo è che, in internet dopo il primo lancio della notizia, non sono stati lanciati molti aggiornamenti.
Ma, d'altra parte dopo il primo "lancio" si sono avute delle iniziative accessorie come il Loveville Run Durex, in contemporanea in quattro città italiana, il giorno dopo la Festa di San Valentino(1) e, per la socializzazione, il "Loveville 14 Spring Party", in contemporanea tra il 16 e il 18 maggio, in numerose sedi italiane(2).
Mi sembra di intendere che il Loveville - a parte gli eventi collaterali creati ad hoc - si svolga essenzialmente prendendo come indicatori di "attività sessuale" i risultati delle indagini di mercato relative alla spesa per l'acquisto dei prodotti della Durex e di altri accessori della sessualità, con una ripartizione pro capite in ogni contesto urbano.
Pertanto, basta acquistare simili prodotti, e senza neppure iscriversi si partecipa alla competizione collettiva.
Insomma, una furba iniziativa che sicuramente porta a dei risultati di vendita sicuramente superiori a quelli di campagne unicamente centrate sull'uso dei profillattici come contraccettivo o come barriera protettiva contro le malattie sessualmente trasmesse e come strumento efficace per la tutela dell'igiene pubblica.

 

 

(Comunicato stampa) E’ partita il 25 gennaio 2014 la competizione "sportiva" più appagante e stimolante:Loveville 2014. Si tratta del campionato nazionale dell’amore, promosso da Durex, che convoca tutta Italia nella sfida che premierà la città più sessualmente attiva e performante del Bel Paese. Per sei mesi milioni di cittadini saranno impegnati in una gara all’insegna dello ‘sport da camera’.

Pleasure gel, sexy toy e condom, in un mix di energia e passione, l’unica attrezzatura a disposizione degli aspiranti lovers per scendere in campo, gareggiare e sottrarre lo scettro a Bologna, aggiudicatasi il riconoscimento nel 2013. Ad assicurarsi il titolo di città più sessualmente in forma, il capoluogo di provincia che, attraverso l’allenamento costante, saprà dimostrare di praticare di più e meglio l’amore, facendo registrare i più alti indici di vendita procapite di prodotti legati al sexual wellbeing, dell’intero mercato del benessere sessuale, rilevati per ogni città in gara.

Intanto Durex sceglie di premiare ancora i lovers bolognesi  e,  in occasione del lancio della nuova sfida Loveville, presenta un’installazione che simboleggia l’amore, ideata proprio per la città emiliana: un cuore metallico che farà da cornice ai romantici incontri d’amore in una delle più famose piazze bolognesi, Piazza Re Enzo. Gara e coinvolgimento continuano anche online, collegandosi alla pagina ufficiale Durex Italia www.facebook.com/durex.italy sarà infatti possibile seguire il ritmo della competizione, aggiornarsi sulle nuove sfide e condividere attraverso l’hashtag dedicato #Loveville14 l’impegno per aggiudicarsi il riconoscimento di città più sessualmente attiva e performante d’Italia

 

Loveville 2014 (2^ ed.)... Forse non tutti lo sanno, ma è in corso la competizione per la nomina della Città dell'Amore 2014. L'iniziativa è della DurexFischio d’inizio per Durex Loveville: la prima competizione sportiva che sfida gli italiani non in campo, ma in camera da letto. Svestita la divisa tutto è lecito, tranne la simulazione.

Al via dal 25 gennaio la competizione sportiva più appagante e stimolante: Loveville 2014 è il campionato nazionale dell’amore, promosso da Durex, che convoca tutta Italia nella sfida che premierà la città più sessualmente attiva e performante del Bel Paese.

 

Sei mesi di competizione e milioni di cittadini impegnati in una gara all’insegna dello sport da camera. Pleasure gel, sexy toy e condom, in un mix di energia e passione, l’unica attrezzatura sportiva a disposizione degli aspiranti lovers per scendere in campo, gareggiare e sottrarre lo scettro a Bologna, aggiudicatasi il riconoscimento di Durex Loveville 2013.

Ad assicurarsi il titolo di città più sessualmente in forma, il capoluogo di provincia che, attraverso l’allenamento costante, saprà dimostrare di praticare di più e meglio l’amore, facendo registrare i più alti indici di vendita procapite di prodotti legati al sexual wellbeing, dell’intero mercato del benessere sessuale, rilevati per ogni città in gara.[1]

Che le perfomance sessuali migliorino la forma fisica non lo sostiene solo Durex: “il sesso è un’ottima ginnastica per l’organismo, per il tempo che richiede e i benefici che se ne ricavano.  Gli esperti  potrebbero prescriverlo tutti i giorni” dichiara infatti  Giuseppe Zampogna, medico di Delta Medica, centro di medicina dello sport all’avanguardia in Italia (www.deltamedica.net).
Spazio dunque a Loveville e allo sport di coppia per mantenersi in forma in modo piacevole e divertente. “In 13 minuti e 50 secondi, durata dell’amplesso medio, il ritmo respiratorio sale progressivamente da 14 a 40 volte al minuto, la frequenza cardiaca raggiunge 180 pulsazioni e la pressione sanguigna supera i 200 di massima, poi tutto torna ai valori di base fino alla volta successiva”.  “Anche fare sesso va bene per bruciare calorie e mantenersi in forma” continua il Zampogna un rapporto sessuale medio equivale infatti, in termini di dispendio calorico, ad una partita di ping-pong tra due amici, ad una nuotata di piacere o a una partita di tennis in doppio”.

In tutte le competizioni sportive si raccomanda inoltre di prestare attenzione alla muscolatura sollecitata che nel rapporto sessuale “...dipende in primo luogo dalla posizione assunta. I muscoli maggiormente coinvolti sono quelli degli arti inferiori, addominali e dorsali che, se non ben allenati, subiscono un affaticamento precoce che costringe il partner più attivo ad abbandonare prima del tempo l’atto sessuale”. Pochi sanno inoltre che “l’attività sessuale è ottimale per sollecitare i glutei, solitamente poco utilizzati in molte discipline sportive, e i muscoli ischiocrurali il cui corretto sviluppo è determinante per l’equilibrio muscolare”- afferma l’esperto di Delta Medica.
Lo specialista aggiunge: “rispetto al tradizionale sport, il sesso consente un allenamento specifico dei muscoli pubo-coggigei, coinvolti nel pavimento pelvico, da tenere in considerazione per incrementare il piacere sessuale, sia nelle donne sia negli uomini, e per le specifiche indicazioni nel trattamento dell’eiaculazione precoce”. Avvertite le lovers che, gareggiando per la propria città, potranno godere di innumerevoli benefici a glutei e cosce.

La gara per affermarsi migliori amatori d’Italia nello sport più nazionalpopolare, divertente e fantasioso di sempre presuppone una buona preparazione: “...un rapporto sessuale medio” - sottolinea. Zampogna - “implica infatti un consumo energetico di 4 Kcal/min per gli uomini e 3 Kcal/min per le donne, con la possibilità di migliorare la performance in base all’allenamento dei muscoli coinvolti”.

Come tutti gli sportivi, anche i lover hanno dunque la necessità di adattare le proprie abitudini alimentari in base all’allenamento fisico: no ai cibi che uccidono la libido “vanno eliminati quelli troppo salati perché creano problemi di disfunzione erettile. Bocciati anche gli acidi grassi insaturi, i peggiori nemici del cuore e quindi di tutte le prestazioni che richiedono ottime funzionalità cardiovascolari. Infine, studi recenti dimostrano come il livello di testosterone si abbassi del 25% dopo aver bevuto una bevanda zuccherata. Per un risultato da campioni l’ideale è mantenere un livello di testosterone intermedio, ovvero intorno ai 20 Pg/m (tra i 20 e i 40 anni)”. 
Cartellino giallo per lo zucchero.  Sono avvertiti tutti i golosi: abbandonati gli zuccheri aumentano le chance per garantire una miglior performance e superare i connazionali in gara. 

Per affermarsi come migliori amatori d’Italia e vincere Loveville i più ghiotti dovranno dunque rinunciare anche al cioccolato al latte: “...è necessario scegliere solo cioccolato fondente con percentuale sempre superiore al 75%, tutti gli studi che parlano degli effetti afrodisiaci di questo alimento fanno riferimento alla fava di cacao, purezza assoluta”. “A conclusione di un pasto”, continua l'esperto di Delta Medica, “si consiglia di preferire una coppa di fragole con panna, da accompagnare rigorosamente con un infuso alla liquirizia.

Per una rivincita in camera da letto è meglio preferire i cibi che favoriscono la vasodilatazione sanguigna periferica come quelli piccanti (peperoncino, zenzero e ginseng ad esempio) o gli alimenti che aumentano i livelli di zinco, micro-nutriente che stimola alcuni ormoni tra cui il testosterone - tra questi i più ricchi sono i semi di zucca - fondamentale in tutti gli sport, anche quello da letto.
Tutti gli alimenti, inoltre, ricchi di arginina, considerata il “viagra naturale”, sono fortemente raccomandati: soia, lupini, merluzzo, noci secche, carne di montone, uova, ossobuco e polipo sono alcuni esempi. Ottima notizia anche per gli amanti dello zafferano, “consigliato perché, sempre attraverso un meccanismo di vascolarizzazione locale, riscalda le mucose e ne aumenta la sensibilità”.

E la gara è aperta anche ai lover vegetariani: a prescindere dalla Regione di provenienza possono contare sui semi, olio di lino, noci cereali e alghe come chance per tagliare il traguardo.

Che il sesso faccia bene Durex lo sostiene da sempre, promuovendo iniziative oltre che prodotti capaci di diffondere il sexual well being in modo divertente quanto sicuro e responsabile.
Lo sa bene Bologna, che lo scorso anno si è aggiudicata il riconoscimento di Loveville 2013 conquistando la vetta tra le 15 città in gara, nella prima edizione del contest, con una spesa di 546 mila euro nell’acquisto di condom, pleasure gel e sexy toy nei 2 mesi di competizione. Durex sceglie di premiare ancora i lover bolognesi  e,  in occasione del lancio a tutti gli italiani della nuova sfida Loveville, lo fa con un’installazione che simboleggia l’amore, ideata proprio per Bologna: un cuore metallico che farà da cornice ai romantici incontri d’amore in una delle più famose piazze bolognesi, Piazza Re Enzo(3).

Tante le sfide che nel corso della competizione renderanno ancor più faticoso, ma accattivante, il raggiungimento del traguardo finale: il titolo di Loveville 2014. Gara e coinvolgimento continuano anche online, collegandosi  alla pagina ufficiale Durex Italia www.facebook.com/durex.italy sarà infatti possibile seguire il ritmo della competizione, aggiornarsi sulle nuove sfide e condividere attraverso l’hashtag dedicato #Loveville14 l’impegno per aggiudicarsi il riconoscimento di città più sessualmente attiva e performante d’Italia.

 

 

 


Dal 25 gennaio al 31 luglio scendi in campo e allenati per la tua città: l’unione fa la forza!

Quale città italiana sarà Loveville 2014?

#Loveville14

Facebook: www.facebook.com/durex.italy 

Twitter: https://twitter.com/durexitalia

 

 


Note

Loveville 2014 (2^ ed.)... Forse non tutti lo sanno, ma è in corso la competizione per la nomina della Città dell'Amore 2014. L'iniziativa è della Durex(1) La Loveville Run Durex è stata una corsa ideata per smaltire le abbuffate di dolci di San Valentino o per trovare l’anima gemella. Ogni scusa è buon per partecipare alla Loveville Run di Durex, la corsa in programma il 15 febbraio in quattro città italiane: Milano, Roma, Napoli e Firenze.

Due tragitti diversi, un unico traguardo da raggiungere. La coppia che per prima si incontrerà all’arrivo vincerà una cena per due. Per partecipare basta iscriversi sulla pagina Facebook di Durex, pagando una quota di 10 euro, con la quale si riceverà il kit per la gara composto da zainetto, pettorina, gadget personalizzati e Durex Lovers Connect, il pleasure gel pensato per le coppie.

 

(2) Loveville 14 Spring Party. Così è stata pubblicizzata l'iniziativa:

Risvegliate i vostri sensi al sole e iniziate a scaldarvi per un’altra estate da urlo! Osate, raccontate i desideri ai vostri partner, scopritevi e sentitevi ancora più vicini! 

Durex è partner ufficiale di Zeus Beach: durante i beach party del 16, 17 e 18 maggio per tutti voi lovers distribuzione di gadget e sampling by Durex.

Condividete le vostre foto su Instagram con hashtag #Loveville14 per far parte della community Durexitalia: la vostra città potrà essere incoronata LOVEVILLE 2014, la città italiana che fa l’amore di più!


Loveville 2014 (2^ ed.)... Forse non tutti lo sanno, ma è in corso la competizione per la nomina della Città dell'Amore 2014. L'iniziativa è della Durex(3) Notizia di Bologna Today - Bologna è stata premiata per essersi aggiudicata il primo posto nella classifica delle città sessualmente meglio performanti: in Piazza Re Enzo una "romantica" installazione ha così celebrato la Bologna sul podio della Durex Loveville 2013, la prima competizione sportiva che sfida gli italiani non in campo, ma in camera da letto. Svestita la divisa tutto è lecito, tranne la simulazione.

Proprio Bologna lo scorso anno si è aggiudicata il titolo conquistando la vetta tra le 15 città in gara, nella prima edizione del contest, con una spesa di 546 mila euro nell’acquisto di condom, pleasure gel e sexy toy nei 2 mesi di competizione. Durex oggi sceglie di premiare i lovers bolognesi, in occasione del lancio a tutti gli italiani della nuova sfida Loveville, con un’installazione simbolo dell’amore, ideata proprio per Bologna: un cuore metallico che farà da cornice ai romantici incontri d’amore in una delle più famose piazze del capoluogo, Piazza Re Enzo.

Anche quest’anno, a tentare di assicurarsi il titolo di città più sessualmente in forma, ci sarà il capoluogo di provincia che, attraverso l’allenamento costante, saprà dimostrare di praticare di più e meglio l’amore, facendo registrare i più alti indici di vendita procapite di prodotti legati al sexual wellbeing, dell’intero mercato del benessere sessuale, rilevati per ogni città in gara.

 


 

 

 


 

 

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30 agosto 2013 5 30 /08 /agosto /2013 19:33

Accattativi 'u sali. 'U sali ca ci vuole!(Maurizio Crispi) A Londra non è facile comprare il normale sale da cucina in quantità congrue, come le intendiamo noi, cioè nella classica confezione da supermercato sia esso sale fino o grosso.

Lì, si trovano soltanto confezioni con un contenuto massimo di 200 grammi per unità, oppure di sale in grani, in pacchetti che possono essere da 100 o da 200 grammi.
Lì, il sale da cucina è un bene prezioso, a quanto pare.
Mancano le nostre belle confezioni da mezzo chilo ciascuna che consentono di riempire agevolmente un bel contenitore da tenere vicino al fornello per tutti gli usi della cucina.

Ho notato che, cucinando in UK, dovendomi servire da questo minuto "barattolino", mi trovo ad essere parsimionioso, come se il comunissimo cloruro di sodio fosse un bene preziosissimo.

Da noi, a Palermo, poi, - non dimentichiamolo - ci sono ancora i venditori ambulanti di sale che lo vendono agli angoli delle strade o che vanno in giro con la famosa "lapa" (i più evoluti in auto), annunciando con adeguata amplificazione di voce pre-registrata la loro mercanzia.

Pochi giorni fa, per esempio, mentre camminavo per strada, ne è passata una con la voce stentorea che, piena di ruvide risonanze dialettali, ripeteva all'ossessione "Accattativi 'u sali. 'U sali ca ci vuole!"
E l'offerta è, in genere, per "dieci pacchi 'i sali dui euro".

Ricordo che anni fa proprio da uno di questi venditori di strada comprai una "badda" di sale (costituita da cinque - o dieci, adesso non ricordo bene - pacchetti da mezzo chilo ciascuno) per la modica cifra di 1000 lire!
E devo aggiungere che quel sale lo sto ancora oggi utilizzando, per quanto la riserva sia ormai agli sgoccioli: insomma, allora, mi feci una scorta di sale da cucina per molti anni a venire!

 

Il venditore di sale rientra a Palermo nel novero dei "venditori ambulanti", in genere specializzati in un unica specie di "mercanzia" che sono tuttora attivi, malgrando i rivolgimenti causati dalla modernità e dall'avvento dei supermarket e degli iper-mercati.

 

 

Sui venditori ambulanti di Palermo, vedi questo interessante articolo comparso su "Panormus" (www.palermoweb.com). Questo l'incipit dell'articolo: Nell’habitat cittadino palermitano una figura particolare, da sempre molto viva e colorata è quella del venditore ambulante che con incredibile regolarità percorre, ogni giorno, le stesse già note strade, per ritrovare i suoi “parrucciani”, i clienti abituali o quelli occasionali a cui vendere qualcosa. Una sorta di vendita “porta a porta” con la sola differenza che, stavolta, il cliente “aspetta” il venditore.

 

 

Un piccolo video sul venditore di sale

 

 


 


 

Ed anche questo

 

 


 

 

 


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29 agosto 2013 4 29 /08 /agosto /2013 16:31

Divagazioni londinesi.

 

Davanti al St. Barts Hospital (Saint Bartholomew's Hospital), imponente ed antichissimo ospedale londinese, si distende la grande area di Smithfield che venne trasformata in epoca vittoriana nello  Smithfield Meat Market, ma che - sino a prima di questo grandioso ammodernamento - si presentava come un grande spazio aperto dove venivano convogliate le bestie da macellare e dove, nel corso dei secoli, accadde di tutto, come l'esecuzione di pene capitali, il martirio di personaggi storici, come il famoso William Wallace, eroe della lotta scozzese per l'indipendenza e ad altri episodi scellerati legati alla storia religiosa, ma anche più volte citato nella tradizione letteraria mistery - come ad esempio nel recente romanzo di  Gianfranco Manfredi, Tecniche di resurrezione (Gargoyle, 2010) - ed anche tristemente noto per il commercio di cadaveri che venivano ceduti per pochi denari ai medici del vicino ospedale che potevano così studiare l'anatomia in corpore vili.
Camminando per lo Smith Meat Market, per quanto le attività si siano spente (la maggior parte di esse ha luogo durante le ore notturne) e tutto sia pulitissimo, si sente aleggiare l'odore del sangue e delle bestie macellate: e queste forti sensazioni olfattive riportano indietro al passato truce delle esecuzioni capitali, delle torture e dei martiri.

Divagazioni londinesi. Qui il passeggiatore indolente avrà la ventura di imbattersi in insolite cabine telefoniche.
Per esempio, a poca distanza dall'imponente Galleria di ferro e vetro del Meat Market si potrà osservare una cabina in nero, anziché dipinta nel tradizionale rosso che le accomuna alle solide cassette cilindriche per imbucare le lettere del Royal Mail Service; ma si potrà anche notare una fila di cabine telefoniche in cui si alternano quelle "normal size" con altre "large size", forse per accogliere utenti di altezza superiore alla media.
Proprio davanti alla facciata dell'imponente Saint Barths se ne potrà notare una "speciale" ed isolata che inneggia a Sherlock Holmes...

la cabina è costellata di bigliettini del genere post-it, attaccati all'esterno, di altri - all'interno - alcuni legati con sottili cordicelle al filo che collega il ricevitore all'apparecchio -, e in più fregiata con altre scritte in pennarello indelebile: si tratta in modo pressocché uniforme di messaggi che inneggiano all'investigatore-prototipo (dopo il Dupin di Edgar Allan Poe) di tutti gli investigatori deduttivi che fanno ricorso ai moderni metodi scientifici per dipanare ingarbugliate - e apparentemente irrisolvibili - matasse di crimini appena compiuti o in fieri (anche se, successivamente, alcuni esperti in semiotica, hanno considerato il famoso investigatore di Baker Street come il vessillifero del metodo cosiddetto "abduttivo".
In sostanza, il succo della maggior parte dei messaggi è una professione di fede nei confronti di Sherlock Holmes e nella sua esistenza "fattuale", del tipo "I believe in Sherlock in Sherlock Holmes".
Si tratta dunque di un piccolo-grande tributo al personaggio dalla fantasia di Sir Arthur Conan Doyle da parte di quel vasto - informale - movimento di opinione che considera tuttora Sherlock Holmes come realmente esistito.
Perchè questa cabina telefonica è stata prescelta, ci si potrebbe chiedere?
Sembra che qui - proprio in questo punto -, nel corso di un film televisivo di epoca recente, parte di una serie realizzata per la BBC, Sherlock Homes apparentemente trovasse la morte, cadendo dal tetto del Saint Barths nel corso di una lotta con un suo avversario.

Divagazioni londinesi. Malgrado gli inneggiamenti che trasformano questa cabina telefonica in un vero e proprio mausoleo dedicato al personaggio-simbolo delle moderne scienze investigative, al suo interno, si respira un'aria ammorbata di odore di piscio vecchio e stantio.

(Maureen Simpson) I had a look to find out about the Sherlock Holmes phone box outside St Barths. There are quite a few blog entries but cant find an actual factual thing saying how it started. But here is one little article (corredato di numerose foto, dove si potrà leggere quanto segue)::

"We recently stumbled across this phone box, bedecked with tributes to Sherlock Holmes, outside St Bart’s in Smithfield. In the last series of the BBC’s Sherlock, our hero fell to his apparent death from the roof of the hospital. Although the final scene revealed that trickery was afoot, it hasn’t stopped fans of the sleuth leaving personal messages at this latter-day Reichenbach.
Although most of the notes are tongue-in-cheek, we think an informal shrine at this site is a splendid idea, and very much in keeping with the long tradition of pretending Holmes is a real man, rather than a fiction".

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17 agosto 2013 6 17 /08 /agosto /2013 10:38

Dicono che l'uomo più vecchio al mondo sia il boliviano Carmelo FloresUna notizia di fonte ANSA sostiene che l'indio boliviano Carmelo Flores, sia - con 123 anni compiuti - l'uomo più vecchio al mondo "vivente".
Vive sulle montagne della Bolivia e ha sempre condotto una vita salubre.

Carmelo Flores è, evidentemente, una new entry nella lista delle 100 persone più longeve del mondo "accertate", consultabile su Wikipedia.
La notizia (a meno che non si tratti della solita bufala) è suggestiva, ovviamente, come qualsiasi altra riguardante personaggi ultracentenari che non solo sono vecchi e longevi, ma anche continuano ad avere una vita decente, con una sufficiente autonomia.

Arrivare a 130 anni, ma in condizioni di radicale insenilimento e senza più alcuna autonomia, non avrebbe alcun senso ovviamente.
Il nostro Carmelo Flores, a quanto pare, si lamenta soltanto del fatto che la sua vista si stia "indebolendo".

Il problema di questi soggetti ultracentenari è che l'età anagrafica non è verificabile con certezza, giacchè le re registrazioni e le trascrizioni dei dati di ciascun soggetto hanno cominciato ad essere precise ed attendibili soltanto molto dopo la loro nascita. Per di più nel caso di soggetti che vivono in ambienti rurali o come è nel caso del nostro Carmelo Flres, sulle montagne andine, i loro dati non provengono solitamente da registrazioni effettuate alla nascita, ma da censimenti successivi: e i dati raccolti nel corso di censimenti, propri perchè basati sulla memoria individuale non sempre sono precisi ed attendibili.
Questa la notizia.

 

 

 

(Fonte: ANSA) E' ufficiale: l'uomo più vecchio del mondo è Carmelo Flores, un indio che vive nelle montagne della Bolivia ha ha festeggiato il suo 123/mo compleanno, a dar retto all'anagrafe locale, lo scorso 16 anni. Il record è stato confermato dal Registro Civico del Tribunale Supremo Elettorale del paese andino. Flores risulta dunque più vecchio della giapponese Misao Okawa, riconosciuta come la persona pià anziana del mondo dal Libro dei Record Guinenss con 115 anni, ma anche della francese Jeanne Calmet, morta nel 1997 dopo 122 anni e 164 giorni di vita, considerata la persona più longeva mai registrata dagli annali.
Intervistato dai media locali, Flores ha raccontato che ha sempre vissuto in modo molto semplice e frugale: lavora ancora come pastore, vive in una capanna a quota 4 mila metri sulle Ande, ha sempre mangiato quello che coltivava ("a volte se mangio pasta mi viene mal di testa") e fino a tre anni fa non disponeva di elettricità né di acqua corrente. Vedovo da dieci anni, Flores ha avuto tre figli, ma uno solo (di 67 anni) è ancora vivo, 40 nipoti e 19 bisnipoti. E' analfabeta ed con gli anni è diventato un po' sordo, ma si lamenta sopratutto perché la sua vista si sta riducendo: e questo gli impedisce di camminare da solo quando cala la luce del sole.

 

 

 

La lista delle 100 persone più longeve del mondo accertate (Wikipedia)

 

 

 

Primati di longevità umana su Wikipedia

 

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30 maggio 2013 4 30 /05 /maggio /2013 22:38

Vanvere e piritere: così, sappiamo cosa stiamo facendo, quando parliamo a vanvera
 

Nel lessico italiano esiste l'espressione "parlare a vanvera" che significa in sostanza "dire cose inutili e spropositate", il che accade quando - per usare un'altra epsressione - qualcuno comincia a "dare fiato alla bocca".
Non è comunemente riconosciuta l'origine dell'espressione.


Per esempio questo è quello che si ottiene in campo etimologico, facendo una ricerca in internet su questa locuzione che sarebbe in uso almeno dal 1565 nel senso di "a casaccio, senza fondamento, senza senso".
E' attestata nell'uso familiare del parlare toscano, in specie fiorentino. Incerta è la sua etimologia, che è però tutta all'interno di modi di dire toscani: "a bambera", "a fanfera".
A fanfera [La Crusca nota a bambera, a vanvera, a fanfera; quest'ultimo è più comune nella lingua parlata. Ma la radice pare qualcosa di simile a vano] è meno che a caso; vale: senza la debita meditazione e cautela. Chi fa a caso non prevede né provvede; chi a fanfera, non può talvolta provvedere anche quel tanto che vorrebbe [Davanzati: « Corrono a combattere alla impazzata, tirando a vanvera nel buio ». Allegri: « Non usavano i vecchi nostri far le cose a vanvera ». Franzesi: « In queste rime, a vanvera dettate »]. Uomo a caso, diciamo, facendone come un aggettivo; non, uomo a fanfera.

 

Ma questo lemma nulla ci dice sull'origine della locuzione stessa, forse perchè proprio attorno a questa origine si è creata una certa pruderie.
Si sarà sorpresi di apprendere che, in un lontano passato quando ancora imperversavano le epidemie sulla cui origine e diffusione dominavano le teorie "miasmatiche", ci si convinse che anche le flatulenze potessero esserne una delle cause, in quanto fenomeni che ammorbavano l'aria.
Entrarono così in uso degli speciali dispositivi che servivano o a raccogliere le flatulenze stesse, oppure ad allontanarle dalle persone che le emettevano.
E la Storia dell'Umanità è ricca di oggetti, sistemi e tentativi che l'Uomo, nel corso dei secoli, ha inventato per mitigare e camuffare gli effetti dei meteorismi, alias flatus ventris, alias ventosità anali, alias scorregge, alias piriti.
Si trattava - giungendo in tempi recenti - delle piritere e delle vanvere, essendo queste ultime dei dispositivi più elaborati che avevano la funzione di allontanare i miasmi dall'alcova o dai luoghi in cui si conviveva abitualmente, mentre le prime erano dei dispositivi - per così dire - più "leggeri" e portatili, ad eccezione delle cosiddette "piritere di palazzo".
Ecco così spiegata l'origine della locuzione "parlare a vanvera" e il suo perché: in altri termini, altro non sta a significare che "parlare con il culo".

Ma vediamo più analiticamente i singoli dispositivi.
(Vai alla fonte originale) La piritera era un contenitore con beccuccio anatomico (tanto per intenderci, come le vecchie e rigide sacche usate per tenere la polvere da sparo) che si applicava all'ano del "paziente" (ovvero dell'"emittente")...
Le antiche credenze e convinzioni mediche (ma non molto lontane dalla nostra epoca, se si pensa che le piritere furono usate fino ai primi del '900) asserivano che i gas provenienti dai peti inquinassero l'aria e fossero portatori di epidemie.
Per questo motivo si ritenne che fosse meglio far sì che le flatulenze organiche (rumorose e non) fossero "intubate"in questi contenitori, per essere poi disperse lontano dalle mura domestiche.
Non si sa come si chiamavano gli operatori di simili servizi o i creatori di questi dispositivi, sopratutto attivi nelle case nobili e patrizie, ed è un peccato che ci siano solo cronache non ufficiali al posto di testimonianze storice documentate.

Ma prima di arrivare alla Vanvera altri oggetti furono inventati dall’Umanità.
Il Prallo è il primo oggetto che venne utilizzato. Non è altro che un uovo di ceramica o di legno dotato di due fori comunicanti. Tale uovo durante i lunghi banchetti dei Faraoni, degli Imperatori Romani, insomma dei Potenti del mondo, veniva infilato nel pertugio anale al fine di attenuare l’effetto miasmatico ed impestante delle flatulenze.
Al suo interno vi si infilavano delle erbe odorose; inoltre il gas nel suo attraversamento, provocava una curiosa nota musicale tipo trombetta o fischietto.
Proprio partendo da simili ragguardevoli esempi, la piritera è arrivata nel napoletano, secoli dopo, assieme ai Principi Borboni (e tenete presente che il termine medico ‘borborigimo’ vuol dire "rumore" o anche "gorgoglio intestinale" e sembra che i Borboni ne soffrissero alquanto). La piritera altro non era se non una specie di piffero in ceramica.
Famose erano le Piritere di Capo di Monte.
La piritera, ad una sua estremità aveva una imboccatura o cannula (da infilare dentro l'ano), mentre all'altra si presentava con la foggia della testa di un uccellino.
Veniva adoperata nelle sfilate del Regnante attraverso la città di Napoli: questi, disteso nella sua portantina, appoggiava l’imboccature al proprio ano in modo che, con l’emissione di flati, il piffero suonasse in faccia alla gente che lo osannava dicendo ”Lunga vita al Principe“ o “Salute al Principe”.
La vanvera è lo strumento inventato dai Veneziani. A partire dal Seicento venne usata fino a tutto il Settecento, essendo molto più ‘democratica’ e alla portata di tutti. Di vanvere ne esistevano di due tipi.


Vanvere e piritere: così, sappiamo cosa stiamo facendo, quando parliamo a vanvera
La vanvera da passeggio. L’oggetto costruito in pelle di vari colori si poteva suddividere in quattro parti. La prima parte - quella più importante - era fatta a coppa (1) per poter aderire completamente alle chiappe del suo utilizzatore e, quindi, doveva essere per lo più costruita su misura. La "coppa" comunicava attraverso un "collo" (2) con una "vescica", atta a contenere i gas intestinali (3), per terminare con un pertugio munito di chiusura con un piccolo laccio (4), per consentirne lo sfiato. L’utente nelle occasioni di sofferenza per meteorismi, ma nella necessità di uscire di casa per doveri lavorativi o sociali, la indossava sotto il mantello, se uomo, e sotto la gonna, se donna. Poteva così tranquillamente recarsi al Caffè Florian o al Teatro La Fenice senza preoccupazione alcuna. Ogni rumore veniva attenuato ed ogni odore veniva evitato nel modo più assoluto. Una volta distante dai luoghi frequentati poteva aprire lo spago!
Con la diffusione dei cappotti nell’Ottocento, si è perduto a poco a poco l'uso della vanvera.
La vanvera da alcova. Simile solo nella prima parte alla vanvera da passeggio, poichè al posto della Vescica veniva saldato un lungo tubo, sempre in pelle, che doveva arrivare fino ad una finestra tenuta opportunamente aperta durante l’Estate.
D’inverno lo si lasciava sfiatare nella stanza, ma comunque lontano dalle coltri, o lo si faceva arrivare sino ad una stanza vicina, pensando che in questo modo potesse mitigarne la temperatura.
Veniva usata specialmente dal consorte durante le prime notti di nozze o quando si era reduci da pasti particolarmente copiosi, e ancora non si era creata quella confidenza fra gli sposi tale da rendere sopportabili ventosità fetide troppo frequenti.
Alcune fonti sostengono infine che, ubicati nei palazzi della corte borbonica, esistessero dei dispositivi fissi, denominati, "Vanvere di palazzo" che venivano utilizzato da coloro che, non potendo scorreggiare liberamente essendo sprovvisti di "vanvere da passeggio", se ne potevano servire estemporaneamente per convogliare all'esterno degli edifici le proprie flatulenze.

(Palermo, il 3 agosto 2018) Sono davvero sorpreso ed incuriosito. Questo mio post, pubblicato nel 2013, sta avendo proprio in questi giorni un successo inaspettato ed improvviso, essendosi registrate migliaia di apertura della pagina tra fine luglio e primi giorni di agosto, configurandosi quelo che è un autentico record di accessi al mio blog, mai verificatosi prima.
Mi chiedo da cosa sia dipeso ciò: a volte è capitato con altri post, ma mai in questa misura.

I misteri insondabili dell'algoritmo di Google...

Mi sono imbattuto per la prima volta in questo dissacrante e anche divertente tema - perchè no? -  leggendo un libricino (forse tardosettecentesco) scritto da un certo Pierre-Thomas-Nicolas Hurtaut, pubblicato da Guanda (e abbastanza di recente riedito da Baldini&Castoldi nel 2016), dal titolo "L'arte di petare", e un altro libricino-pamphlet, dal titolo "La petologia. La scorreggia nella letteratura, nella storia e nel costume" (pubblicato da Scipioni Editore, ultima ristampa nel 2007).

Prova teorico-fisica e di metodo a beneficio delle persone stitiche, serie e austere, delle signore malinconiche e di tutti coloro che restano schiavi del pregiudizio. È molto difficile saper petare. Ciascun peto possiede delle caratteristiche specifiche, e per comportarsi come si deve in società. È necessario conoscerle bene. Sapreste distinguere il peto di una fanciulla da quello di un signorotto? Per l’utilità di tutte le persone malinconiche o sofferenti, questo libro insegna l‘arte di provocare o dissimulare un peto che il primo sciocco arrivato si sarebbe ingenuamente lasciato sfuggire.  «È davvero un gran peccato, Lettore, che pur petando da tempo immemorabile tu ancora non sappia come lo fai e come dovresti farlo.  Si pensa comunemente che i peti non differiscano tra loro che nelle dimensioni – ovvero nell’essere piccoli o grandi – e che in definitiva siano tutti della stessa specie. Grossolano errore.  Petare è un’arte, dunque una cosa utile alla vita, come dicono Luciano, Ermogene, Quintiliano e tanti altri autori. Saper petare correttamente, infatti, è più importante di quanto non si pensi.  Non esiterò dunque a rendere pubbliche le mie ricerche e le mie scoperte su tale arte a tutti i curiosi desiderosi di metterci il naso».

Prova teorico-fisica e di metodo a beneficio delle persone stitiche, serie e austere, delle signore malinconiche e di tutti coloro che restano schiavi del pregiudizio. È molto difficile saper petare. Ciascun peto possiede delle caratteristiche specifiche, e per comportarsi come si deve in società. È necessario conoscerle bene. Sapreste distinguere il peto di una fanciulla da quello di un signorotto? Per l’utilità di tutte le persone malinconiche o sofferenti, questo libro insegna l‘arte di provocare o dissimulare un peto che il primo sciocco arrivato si sarebbe ingenuamente lasciato sfuggire. «È davvero un gran peccato, Lettore, che pur petando da tempo immemorabile tu ancora non sappia come lo fai e come dovresti farlo. Si pensa comunemente che i peti non differiscano tra loro che nelle dimensioni – ovvero nell’essere piccoli o grandi – e che in definitiva siano tutti della stessa specie. Grossolano errore. Petare è un’arte, dunque una cosa utile alla vita, come dicono Luciano, Ermogene, Quintiliano e tanti altri autori. Saper petare correttamente, infatti, è più importante di quanto non si pensi. Non esiterò dunque a rendere pubbliche le mie ricerche e le mie scoperte su tale arte a tutti i curiosi desiderosi di metterci il naso».

«Il peto è la più grande forma d’arte.»

Pablo Picasso

La petologia. La scorreggia nella letteratura, nella storia e nel costume (Scipioni Editore, 2007)

La petologia. La scorreggia nella letteratura, nella storia e nel costume (Scipioni Editore, 2007)

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18 febbraio 2013 1 18 /02 /febbraio /2013 09:34

Avvistato pacchione e incursioni linguistiche correlateAvvistato pacchione...

In Siciliano (in palermitano, in particolare) "pacchiuni" sta per persona grossa e grassa a dismisura.
Anche se non è comprovato, la parola ha una diretta connessione con l'etimo greco pachùs che significa grosso e grasso e mastodontico, da cui il termine di "pachiderma" con cui si indica un insieme di animali non apparentati nell'albero linneano che sono grossi e con la pelle spessa (come ad esempio, l'elefante e il rinoceronte).
"Pacchiuni" è parola denotativa, ma anche "connotativa", mai usata in senso spregiativo, semmai con una certa valenza affettuosa.
"Pacchiuni" può anche diventare l'anciuria (nomignolo) con cui una certa persona viene identificata e nominata e che, a volte, può finire con l'assumere un'importanza maggiore del cognome anagrafico

Molti anni addietro, nella casa accanto a quella dove passavamo l'estate, si era stabilita una famiglia molto numerosa (e chiassosa) dedita, soprattutto la sera, a grandi grigliate di pesce. A quanto ci avevano detto, di lavoro costoro erano pescivendoli.
Un giorno ci fu una retata di polizia e arrestarono il Capo di casa di questa stirpe di "pescivendoli".
A quanto pare, così ci dissero, il tipo era indagato per una faccedno di traffico di droga.
Il giorno dopo, leggemmo il resoconto dell'arresto nelle pagine di cronaca del Giornale di Sicilia e apprendemmo che il soggetto in questione - di cui non ricordo il cognome - era chiamato "u pacchiuni" ed era così che veniva identificato dai suoi conoscenti e, evidentemente, anche dai suoi loschi contatti. 

Ma, tornando alla fote che ha ispirato questo testo, cosa avrò mai mangiato io per avere un ventre così cospicuo?

Provate ad indovinare...

In ogni caso, non è la prima volta che indulgo a farmi simili foto, che mi hanno divertito sempre molto: e, quando le scatto, non posso non pensare alle storie di Gargantua e Pantagruel e alle descrizioni dei loro sontuosi pasti: e io stesso finisco con il sentirmi un po' come un personaggio rabelesiano...

Aggiungo per dovere di completezza questa postilla che mi è stata suggerita da una mia cara amica. Nella zona di Catania e di Messina "pacchiona" al femminile può essere un appellativo (non spregiativo) indirizzato alle donne e alle ragazze, un po' equivalente forse al più comune "bona" della parlata italiana, tenendo presente che "pppacchiu" è parola che sta ad indicare i genitali femminili, equivalente di "fica".

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9 gennaio 2013 3 09 /01 /gennaio /2013 13:22

pugno_sbam.jpg(Maurizio Crispi) L'altro giorno in una conversazione tra amici ho usato - ora non ricordo in quale esatto contesto - la parola "cazzotto"...

Qualcuno ha replicato qualcosa sul significato della parola e io ho detto "Sì, cazzotto per pugno"...Allora è arrivata la replica: "Ma c'è qualche attinenza con 'cazzo'"?

Francamente, a questa possibile attinenza o consonanza non avevo mai pensato...

Ci sono delle parole che usiamo per abitudine, senza riflettere sulla loro origine, né tantomeno sul loro più profondo significato.

Messo alle strette, ho azzardato un'ipotesi: "Sì, non c'è dubbio - ho detto - del resto il cazzotto, così come un pugno, esprime una qualità molto impositiva, 'ficcante' per così dire: dipinge un'azione molto risoluta e determinate, tutte qualità che potrebbero definirsi 'falliche'. e dunque in qualche modo attinenti con il cazzo inteso come strumento della virilità fallica".  

 "Già - mi è stato detto in risposta dal mio interlocutore alquanto piccato - ma che stai dicendo? Questa è pura fantasia"! 

 Non ho voluto insistere, perchè sul momento non ero sicuro al cento per cento del fatto mio.

Ma, tornato a casa, per chiuderla con un tarlo che mi si era piantato nel cervello,sono andato a compulsare il De Mauro (Il Dizionario Italiano dell'Uso) il cui verdetto è di norma irrevocabile, al punto che lo si può considerare quasi una autentica Bibbia del Lessico italiano.

 

pugno Lucy PeanutsEbbene, ho trovato la conferma quanto meno etimologica della mia spiegazione.

La parolo cazzotto deriva dalll'etimo "cazzo" con l'aggiunta del suffisso -otto ed indica appunto un pugno molto violento.

Peraltro, per quanto concerne la stra-usata parola "cazzo" che sempre più condisce i discorsi e gli eloqui anche dell'Italiano di media cultura, il suo etimo non è certo, anche se si tratta di sicuro di una parola molto antica, per quanto concerne il suo ingresso nell'uso.

Assodata l'etimologia del termine, cioè che "cazzotto" viene da "cazzo" e che dunque è figurativamente, a tutti gli effetti, un "colpo di cazzo", la mia spiegazione rimane indubbiamente suggestiva (per i suoi risvolti pisicologici) e indubbiamente "calzante".

E, così, giocando con i termini posso anche dire di aver sferrato un bel "calzotto" al mio interlocutore scettico.


Per una discussione sulla etimologia della parola "cazzo" si veda l'articolata voce di wikipedia.

L'origine dell'etimo "cazzotto" si riconnetterebbe ad uno dei possibili significati contenuti, secondo alcuni studiosi, nella parola "cazzo", inteso come "piccolo capo" e, del pari, "cazzotto" starebbe a significare violentocolpo al capo.

 

Vedi il lemma riportato sotto:

 

35b3b5-copia-1.png

 

 


Vorrei ricordare qui - a titolo di curiosità - che il nome originario dei Baci Perugina era "cazzotto", poi modificato nel termine odierno per rendere questo tipo di cioccolattino più accettabile e desiderabile da parte di una donna.

Si dice che il Bacio Perugina sia nato dall'idea di Luisa Spagnoli di impastare con altro cioccolato i frammenti di nocciola che venivano gettati durante la lavorazione dei cioccolatini. Ne venne fuori uno strano cioccolatino dalla forma irregolare, che ricordava l'immagine di un pugno chiuso, dove la nocca più sporgente era rappresentata da una nocciola intera.
Fu chiamato per questo "Cazzotto".
Una cara amica di Luisa Spagnoli, non convinta che fosse una buona idea proporre dei cioccolatini da regalare con il nome di "cazzotti", volle ribattezzarli con un nome più adatto.
Nacque così il "Bacio" Perugina.

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1 aprile 2012 7 01 /04 /aprile /2012 07:30

DSC04139R

 

La crociata contro gli escrementi dei cani è sempre particolarmente vivace. Ne sono testimonianza i molti cartelli esortativi (e a volte offensivi) disseminati da volenterosi crociati ad ogni angolo di strada (in cui talvolta la gentilezza travalica in intolleranza e gratuite offese).
A fronte dei molti padroni di cani che, solertemente, armati di paletta e sacchetto, raccolgono la merda sparsa in giro dai propri amici a quattro zampe, ci sono quelli - altrettanti, se non di più - che allegramente se ne fottono o che propugnano un principio di "pari opportunità" all'insegna del grido accorato "Dateci le sabbiere, come in tutte le metropoli di livello europeo..."

Sono colpito l'altro giorno da un grazioso avvistamento (che ho documentato fotograficamente): su di un cartone da imballo abbandonato sul marciapiedi era tato collocato un pezzetto di escrementi disseccatti (evidentemente di cani) sul quale per mezzo di uno spillone o di uno spiedino metallico era stato collocato un cartellino scritto a caratteri stampatello.
Il tutto molto grazioso, molto mignon, molto delicato...
Con lo stesso gusto di una composizione floreale o di un origami, solo che si trattava di un autentico pezzetto di merda DOC!
Un avvistamento, indubbiamente, molto particolare...

Che in termini di "avvistamento" (ciò che viene osservato anche fuggevolmente, ma che desta meraviglia e emozioni, attivando al tempo stesso pensieri e riflessioni), dà indicazioni certamente caratteriali sul personaggio ignoto che ha confezionato questa piccola opera d'arte...

Lasciando in sospeso il giudizio sui padroni di cani che lasciano in giro la merda dei propri amici innocenti e senza macchia, risulta chiaro che l'autore dell'"installazione" (sì, secondo me, la si può considerare a tutti gli effetti un'installazione, per quanto animata da un gusto scatologico) debba avere una profonda ambivalenza psichica nei confronti della merda: la detesta al punto da ritenere che i padroni dei cani che non rimuovono le deiezioni canine siano essi stessi dei pezzi di merda, ma - nello stesso tempo - ne è inconsapevolmente attratto tanto da arrivare a manipolarla per confezionare il suo originale messaggio.
L'avvistamento della merda con cartello, autentico esemplare di "ambient art" (ricordate la famosa "merda d'artista" inscatolata alla Biennale di Venezia di tanti anni fa?) è avvenuto a Palermo, nei pressi della Statua della Libertà...
In materia di " avvistamenti" (intesi - ampliando il concetto già esposto sinteticamente prima - come "...quelle piccole grandi scoperte nascoste tra le pieghe della nostra quotidianità e della nostra interiorità, ...relative al nostro ambiente prossimo, quello più legato alla quotidianità, quello di cui conosciamo tutte le pieghe e quello da dove, all'improvviso e quasi per magia, può scaturire, un elemento poetico, di rottura, insolito...") questa immagine ci riconduce a cose più prosaiche e "letteralmente" più terragnole...
Ma ciò nondimeno anch'essa desta meraviglia, perché c'illumina sulla natura umana...

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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