Che sogno! Ragazzi, che sogno!
Troppo bello bellissimo!
Meraviglioso e singolare!
Questo mi dicevo, mentre sognavo
E la mia voce interiore mi diceva anche, nel sogno, “Orsù, svegliati!
Così il sogno trascriver potrai!”
Io, invece, non mi svegliai
Sordo a quelle esortazioni
a dormire saporitamente continuai
Il bel sogno dimenticai
Tutto il suo costrutto sprofondó nell’oblio,
come un magnifico veliero in avaria
nel giro di pochi istanti
nei flutti può inabissarsi
Alla fine di tutto, io mi svegliai
e, in accordo con la profezia,
il bel sogno non potei ricordare,
tutto perduto nella palude dell’oblio,
all’infuori di quella voce
che mi invitava a svegliarmi
per poter ricordare
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(11 gennaio 2026) Nel sogno mi trovavo nella stanza dei bottoni della Psichiatria, nell’ufficio del Capo dei Capi e qui io ero in attesa dell’arrivo di un importante documento che mi desse conferma del rinnovo mio attuale incarico.
Nell’attesa conversavamo, io e il Capo dei Capi, del più e del meno.
Uscivamo dalla stanza e passeggiavamo sempre conversando, come dei Peripatetici
Notavo che il Capo dei Capi indossava dei pantaloni da cavallerizzo neri che snellivano la sua figura alquanto tozza ma che mi parevano del tutto inopportuni in questo contesto
Nella conversazione che andava avanti io cercavo di essere disponibile e compiacente, per quanto dentro di me non sperimentassi una totale sintonia con il personaggio
Al centro del cortile che ci ritrovavamo a percorrere avanti e indietro nella nostra attività peripatetica c’era un grande albero contorto che, nel suo tronco, presentava una strana insellatura giusto all’altezza dell’inguine di un cristiano di media altezza
Ed io battezzavo, tra me e me (senza condividere il mio pensiero ad alta voce), tale formazione “scoglioniera”, pensando che un camminatore distratto avrebbe potuto con facilità andarci a sbattere, con il conseguente grande e lancinante dolore alle palle. Quest'evento nefasto, pensavo, avrebbe potuto essere altamente probabilmente, se mi fossi trovato ad aggirarmi per quella vasta corte di notte, quando tutte le vacche sono nere
Poi arrivava un altro cristiano vestito pure lui da cavallerizzo ed io mi sorprendevo a riflettere che quest’ultimo formava una coppia ben assortita con il Capo dei Capi
Pensavo anche che, nella struttura in cui ci trovavamo, da qualche parte potesse esserci anche un maneggio a disposizione di pochi eletti e che i due spesso e volentieri vi andassero a cavallo e passassero così il tempo, divertendosi tra loro
Dissolvenza
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(12 gennaio 2026) Dovevo sostenere un esame finale
Era in realtà la discussione della mia tesi di laurea o di specializzazione
Non mi ricordo più quale fosse la disciplina e nemmeno l’argomento trattato
Andavo presto la mattina, avvertendo un modico livello di ansia da prestazione
Avevo con me un mucchio di libri, quaderni di appunti e la tesi che si presentava come un esile fascicolo, quasi insignificante
Aspettavo e aspettavo
Gente entrava e usciva
Tra quelli che uscivano c’era anche un mio conoscente che aveva appena concluso la sua prova ed era stato proclamato Dottore. Lo abbracciavo e mi felicitavo con lui
Poi chiamavano il mio nome
Ed io entravo in quella che sembrava essere un aula di tribunale, piena all’inverosimile di gente
I professori erano disposti davanti ad un lungo tavolo e davanti a ciascuno di loro era seduto un laureando
Altri stavano in fila, in attesa di essere chiamati
C’è da aspettare anche qui!, mi dico con parole mute
Avevo pensato che, dopo la prima attesa in anticamera, tutto si sarebbe risolto abbastanza in fretta
Invece no! C’è sempre da aspettare!
Tutti quelli in attesa se ne stanno zitti
Sono visibilmente in apprensione … Mi ritrovo a pensare che il loro sia il silenzio degli innocenti
Prima, nell’anticamera, avevo ricevuto una telefonata da parte del mio correlatore che voleva da me delucidazioni sul contenuto della mia tesi e mi faceva domande su quello che era stato il mio progetto iniziale. Io cercavo di spiegargli che non avevo più seguito quello schema e che la mia ricerca mi aveva spinto in altre direzioni, motivo per il quale la tesi si era sviluppata in modo totalmente differente rispetto alla sintesi originaria
Cercavo anche di spiegargli che la mia tesi attuale era un caso di serendipity, in cui si parte cercando una data cosa e alla fine se ne trova un’altra, assolutamente inattesa e imprevista che, a tutti gli effetti, rappresenta una scoperta e un contributo valido e innovativo
Sono ancora nella sala, in piedi e in fila, assieme agli altri laureandi
Ogni tanto dal lungo tavolo uno si alza e va via e uno di quelli in piedi va a sedersi sulla sedia lasciata vuota
Le cose si facevano lunghe e già pensavo che avrei fatto più tardi del prevosto
Oltre all’ansia per l’imminente esame, si aggiungeva quella discendente del fatto che avevo lasciato tutte le mie cose - libri e appunti - nel grande atrio dove mi ero attardato ad attendere
Finalmente viene il mio turno e mi seggo
Mi capita di trovarmi proprio di fronte al titolare della cattedra, un ometto insignificante che, con noncuranza, si sta rollando una sigaretta e manco fa un cenno per mostrare che mi ha visto, né risponde al mio compunto saluto
Mi chiede qualcosa, mormorando parole a denti stretti, io non capisco bene
Guardo gli occupanti del lungo tavolo
Il mio correlatore è lontano, seduto ad un tavolo separato, ma non si sta interessando a me, è come se fosse occupato in un qualche compito burocratico
Le sedie, poi, sono molto scomode, un vero strumento di tortura, ispirato al segretissimo manuale della CIA con le più dettagliate istruzioni per creare il massimo livello di ansia e disagio in colui che viene sottoposto a interrogatorio
Poggiano su di un piano inclinato verso il tavolo, sicché i loro occupanti tendono a scivolare in avanti verso il tavolo oppure per contrastare la forza della gravità provano ad inclinarsi all’indietro tenendo sollevate le gambe anteriori, ma ciò comporta instabilità e il rischio di perdere l’quilibrio e di cadere di schiena
É esattamente quello che succede a me, con uno scoppio di ilarità generale da parte di tutti coloro che se ne stanno alle mie spalle, mentre il Professore che mi sta davanti inarca il sopracciglio in segno di disapprovazione.
Se indossasse anche un monocolo sarebbe perfetto!, mi ritrovai a pensare
Sempre lui, il professore titolare di cattedra, burbero, torna a chiedermi qualcosa che di nuovo non capisco
Poi, di fronte al mio silenzio, si rivolge a qualcuno della folla di scherani e collaboratori che affiancano il tavolo e dice: Ma questo qua non é stato adeguatamente preparato a rispondere alle mie domande sulla riabilitazione!
Lei!, E indica con il dito una collaboratrice, lo istruisca!
La tizia individuata nicchia, obietta, fa presente che ci sono molte altre persone laureande in attesa e che adesso, di sicuro, non può occuparsi di me
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Allora torni domani!, tuona il professore, sempre rollandosi la sigaretta, rivolgendosi questa volta a me
Ed io replico: Ma professore…! Domani io non posso! Io lavoro, io! Sono al lavoro!
Mi accorgevo solo a questo punto che, dietro la cortina dei collaboratori assiepati in piedi dietro il tavolo oblungo, erano disposti in un grande slargo dei letti ospedalieri attrezzati per le terapie intensive, tutti occupati da malati intubati, i cui corpi e le cui membra appena si intravedano coperti com'erano dai macchinari e da una selva di tubi
Uno di questi letti superattrezzati cominciava ad avanzare verso il grande tavolo, senza che nessuno lo spingesse, peraltro
Un colpo di scena oppure un mistero paranormale? E ci mancava soltanto che l’esame di laurea si svolgesse con l’ausilio di una tavola ouij
Pensai: Non riuscirò mai a varcare quel cancello che mi attende in fondo alla strada!
Dissolvenza
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