La giuria però era composta solo da due persone
Nella fattispecie, io e un antagonista
Mi spiegavano che
per ogni film proiettato,
io avrei dovuto emettere un parere negativo
Al mio antagonista, invece spettava formulare solo e sempre un parere positivo
Ero un po’ perplesso per questo modo di procedere
Pensavo: cosa accadrà
se i film che mi daranno in visione
mi dovessero piacere?
In tal caso, sarò forse costretto a mentire,
costruendo un giudizio negativo
per una cosa che invece é meritevole?
Che senso c’ha un simile modo di organizzare le cose?
Un vero enigma!
Ed ero come paralizzato
I lavori di questa pazza, pazza giuria
non andavano avanti
Nella notte di Natale-Pasquale
ho dormito profusa-mente
e profonda-mente
E' stata notte di molti sogni,
ma senza ricordo
Babbo Natale scendeva dentro il camino
oppure saliva su per funi
o aiutandosi con provvide scalette di corda
ma all’improvviso
si mutava in un terrifico krampus
Po’, mi son svegliato
Il mio orologio interno
ha suonato la sveglia
puntual-mente
Ho letto e ho trafficato
Ho dato a Black una merendina,
dolcetto senza scherzetto
Ho giocato con lui al lancio della palla
con riporto
E ho visto arrivare l’alba!
Il cielo terso e colorato di arancione ad Est,
l'aria limpida
Fuori c’è umido,
ma la temperatura si preannuncia buona
Ho già visitato il bagno
e vi ho deposto l’obolo natalizio
Ho mangiato una noce
e un mandarino
Erano buoni
Le mia dita sprigionano, adesso,
un forte odore di agrumi
ed è bello inebriarmi con questo sentore
Sono al lavoro
Il Servizio di un tempo,
c’è una questione noiosa
che viene dibattuta tra me
e il mio collega e amico di un tempo
a proposito della distinzione
tra orario di lavoro
e orario di apertura al pubblico
Una conversazione sinceramente noiosa
Io sono fautore della tesi corretta
Il mio collega sembra invece spaventato
e mi raccomanda di “non fare nulla”
per evitare di irritare
quelli che stanno più in alto
(si intende, nella gerarchia)
Tutto qui
Ricordi di un tempo arcaico
in cui, mentre facevo il mio dovere
e svolgevo il mio lavoro
con passione e dedizione
tutto aveva un sapore costrittivo,
poiché veniva formattato
in funzioni delle esigenze tiranniche
di una manciata di amministratori
che, con i loro editti,
dovevano giustificare la propria esistenza
Sono stato davvero contento
quando me ne sono andato
Non sarei rimasto nemmeno
un giorno di più,
neanche mi avessero pagato
a peso d’oro
Amareggiato me ne sono andato,
ma con un senso di liberazione
Mi ritrovo a spolverare dal mio archivio di scritti un documento mai pubblicato prima, poiché a quel tempo non esistevano ancora i blog e, quindi, non era così semplice una sponda su cui rendere ...
Ho sognato che camminavo per le vie della città
e mi imbattevo in uno strano edificio
situato in una via laterale,
poco conosciuta e poco frequentata
Incombente su di un maestoso portale
campeggiava una grande insegna
su cui era scritto a caratteri cubitali e tronfi
"Istituto Pinnazzuoli"
e sotto in caratteri più piccoli,
leggevasi:
"Scuola emerita per la formazione professionale di quadri dirigenti,
amministratori e decisori sul campo"
"Si accettano soltanto pinnazzuoli e furbetti certificati,
ma anche aspiranti lecchini e cortigiani,
dopo specifico test di ammissione"
"Riuscita sicura!"
"Le rette e gli oneri vengono concordati a parte, in camera caritatis"
Managgia! ho pensato A suo tempo, avrei dovuto fingermi un pinnazzuolo e frequentare questa scuola Oppure avrei potuto fare il furbetto?
No! Quella parte non sarei mai riuscito ad impersonarla! E nemmeno quella del lecchino o del cortigiano! In fondo, a pensarci bene, nemmeno la parte del pinnazzuolo mi si sarebbe attagliata
Viaggio con poca roba,
l’essenziale, come un antico globe-trotter
Dopo un’intera giornata
arrivo in vista d'una vetusta cittadina di mare,
turrita e circondata da possenti bastioni,
Inespugnabile
Scendo dall’auto e mi dirigo
verso la spiaggia,
portando con me solo lo zaino
con il necessario e i libri
e una copertina di pile rossa
La spiaggia è cosparsa di sdraio,
a disposizione di chiunque,
nessun obolo è richiesto
Mi accomodo su una di esse
e riposo,
godendomi l’anaclitico momento,
il sole sulla pelle,
il suono della risacca e di voci smorzate,
il sentore di salsedine e di alghe
lasciate scoperte dal ritrarsi della marea
Me ne sto seduto a lungo
inseguendo con gli occhi
le nuvole che galoppano nel cielo,
i cercatori di molluschi che vagano
qua e là sulla battigia,
e i costruttori di castelli di sabbia
Ma guardo anche la cittadina imponente
con i suoi edifici secolari di pietra scura
Penso che dopo aver riposato,
prima di prepararmi al bivacco notturno,
la visiterò e scatterò anche qualche foto
Mi incammino dunque,
zaino in spalle e copertina arrotolata sotto il braccio,
addentrandomi nel cuore della cittadina,
dopo aver superato le sue difese,
bastioni di scarpa e controscarpa,
torrioni e fossati
Poi riesco dall’altra parte
e mi ritrovo a camminare
attraverso una vasta distesa sabbiosa
resa ondulata da piccole dune steppose,
quando all’improvviso
uno stormo di cavalieri su cavalli e cammelli
quasi sorgendo dal nulla
viene verso di me al galoppo
Per buona sorte,
nessuno di loro mi travolge
É una meraviglia essere circondato
da questo turbine di movimento e colore
e grida e incitamenti
e la polvere che si leva
creando una nube cotonosa
Ma si fa il tempo di far ritorno
alla mia casa ambulante
per dormire
Chi sa se riuscirò a ritrovare la via!
Lancio un ultimo sguardo immalinconito
alla città fortificata,
prima di andare
Ho sognato che ero con mio fratello,
lui seduto - come sempre - nella sua carrozzina
Per terra accanto a noi
c’era posato un sacco oblungo, nero,
fatto d'un materiale spesso e solido,
attraversato nel senso della sua lunghezza
da una grossa cerniera lampo
A guardarlo bene,
aveva la foggia di un sarcofago
La presenza di questo oggetto misterioso
ci bloccava
Non facevamo che osservarlo,
quasi polarizzati,
come se non ci fosse nient’altro da guardare
A quanto pare, dovevamo partire,
di lì a poco,
per un viaggio in auto,
ma non saprei dire verso dove
Cercavo di caricare la sacca oblunga
sul tetto della macchina
ma non riuscivo bene,
dovendo fare tutto da solo
Mio fratello, dalla sua carrozzina,
taceva oppure mi incoraggiava
con scarne parole,
che apprezzavo,
senza tuttavia trarne beneficio
nell'espletamento del mio compito
La sacca era ingombrante e, in più,
non offriva una facile e salda presa
Era come se fosse piena di un qualche materiale incoerente,
come sabbia o patate
Ero goffo nei miei tentativi
Quando, a fatica, ero riuscito
ad issare un’estremità dell’involto
e mi accingevo a sollevarne l’altra metà,
la prima cascava per terra
e mi ritrovavo punto e da capo
Se provavo a sollevare l’oggetto dalla sua parte centrale,
ecco che le due estremità rimanevano in basso
senza che riuscissi a issarle
Hopeless!
Durante queste manipolazioni e sforzi e forzate,
accompagnati da grugniti e varie vocalizzazioni,
la cerniera ad una delle sue estremità cedeva e s’apriva,
rivelando il contenuto della sacca
Appariva un volto
ed era quello di nostro padre, con gli occhi chiusi
Il volto scarno,
scurito sulle guance e sul mento
dalla crescita di una barba non fatta,
un colorito grigio-cenere il suo,
ed era immoto
Aveva un tatuaggio strano
tutt’attorno al pomo d’Adamo sporgente,
raffigurante forse una lettera d'un alfabeto di un altra lingua
Turbato, perché non ricordavo che mio padre
avesse mai avuto un solo tatuaggio in vita,
guardavo meglio
e mi pareva di riconoscere quella lettera
Ed era l’aleph
L'aleph è la prima lettera dell'alfabeto fenicio e la prima lettera dell'alfabeto ebraico.
In origine la sua forma assomigliava a una testa di bue stilizzata, aleph significava infatti "bue".L'א deriva quindi dal glifo egizio che rappresentava una testa di bue.
Successivamente in seguito ad una rotazione della lettera, connessa col variare del senso della scrittura, le due "corna" del bue sono diventate le due "gambe" della A stampatello.
Nella scrittura ebraica le lettere venivano anche impiegate come cifre, e ad aleph spettava il valore numerico di 1.
Le lettere presentano anche un forte significato simbolico: il Sefer haBahir afferma che essa esisteva già prima dell'"esistenza" della Torah.
Ulteriori interpretazioni simboliche si basano su di un'analisi della forma della lettera. Graficamente l'aleph (nella sua grafia odierna, diversa da quella antica) si può immaginare formato da due Yod connessi da un Waw.
Nel sistema numerico ebraico la Jodh vale 10 e la Waw vale 6. Dalla somma totale si ottiene il numero 26, che è pari alla somma del valore numerico delle lettere che compongono il nome divino, YHWH; infatti la Yod come precedentemente detto vale 10 più due He del valore di 5 e il Vav con valore di 6 (10+5+6+5 = 26).
Aleph rappresenta anche l'inizio (dell'alfabeto e della numerazione), e pertanto viene connessa ad Adam («uomo e donna li creò»), la più "nobile" creatura di Dio: il nome Adam inizia proprio con aleph (cfr. anche Messia).
Come sempre i sogni introducono elementi di stranezza e stravaganza
Qui sono in un grand hotel
per partecipare ad un convegno
Ma forse i lavori si sono già svolti
o io non vi ho più partecipato
Forse sono in procinto di partire,
ma indugio ancora a parlare con mia madre
(eccola che di nuovo è venuta a trovarmi!)
Le dico dei miei piani di viaggio
quando lascerò l'albergo
Forse lei verrà con me
Sarà una cosa comoda
perché sono arrivato
in questa località con la mia vecchia auto,
niente stress, niente tour de force
All’improvviso mi rendo conto
che si è fatto tardi
e che ho superato di gran lunga
l’orario per il rilascio delle camere
Mi affretto alla volta della cammara
perché temo d’incorrere in una sanzione
o di avere addebitato il costo ulteriore d'un intero giorno
Quando arrivo trovo la porta spalancata
Entro trafelato e comincio subito
a ripiegare gli indumenti e a selezionare
quelli che dovrò indossare alla partenza
Ho poche cose
Sono davvero leggero per questo mio ultimo viaggio
All’improvviso sono pervaso da un senso di straniamento
Mi guardo attorno e mi rendo conto che la stanza è eguale,
eppure diversa
Il letto matrimoniale che troneggiava al centro di essa
è stato rimosso
Davanti ad un piccolo desco addossato a una parete
c’è seduta una mia collega di un tempo
che sta scrivendo al computer portatile,
ma è girata di spalle e non ha dato il benché minimo segno
di aver notato la mia presenza
I casi sono due:
o io sto invadendo lo spazio personale della mia collega antipatica di un tempo,
oppure è stata lei ad entrare di prepotenza nella mia stanza,
indesiderata ospite
Capace! Rapace!
Ma non dico nulla e mi chiudo
nel mio carapace
cercando di finire il mio lavoro di riordino
e sistemazione il più rapidamente possibile
Rimango silente,
come Albus Silente:
è possibile che sia io nel torto
E dunque lasciamo perdere
E poi è meglio che mi affretti
Devo partire per quest’ultimo viaggio
con la mamma
che mi aspetta giù nella hall
e avverto un'intensa nostalgia
Questa trascrizione è dell'11 dicembre 2011, ma non è mai stata pubblicata qui su questo blog, ma soltanto come "nota" nel mio profilo Facebook.
La pubblico ora con qualche lieve modifica.
Sono in una specie di Zoo
Dal punto in cui sono vedo una grande gabbia fatta di ferro che ospita al suo interno una tigre gigantesca
Guardo con apprensione le manovre che compie un uomo - presumibilmente un guardiano - per dare cibo alla tigre
Vedo che si accinge ad aprire un cancello che immette direttamente nello spazio della gabbia
Penso: "Si sta comportando goffamente quell'uomo, non è così che si deve fare! Adesso la tigre scapperà. Prepariamoci al peggio!"
E, in effetti, è quello che succede, esattamente come l'avevo pensato io La tigre si avventa sull'uomo, ferendolo con i suoi artigli e addentandolo… e, quindi, si precipita all'esterno, ruggendo e spalancando le fauci, con le lunghe zanne grondanti sangue e filamenti di carne rosei
Fuggo con tutta la la velocità che mi è consentita per ritrovarmi in una giungla fittissima. Mi inerpico come un novello Tarzan su per un intrico di rami che formano quasi una scala naturale, per ritrovarmi alla fine su di una specie di ripiano naturale formato da frasche intrecciate, liane e foglie cadute: si direbbe quasi un'amaca solida sospesa molto in alto, oppure è la cuccia notturna di un gorilla di montagna
Mi distendo proprio lì su quell'inaspettato giaciglio, pensando che se me ne starò bene immobile per un tempo sufficiente la tigre passerà oltre senza notarmi, né odorarmi
Ma, nello stesso tempo, non posso fare a meno di sentirmi terrorizzato, ponendomi degli interrogativi ansiogeni come:
"E se anche la tigre in fuga decidesse di inerpicarsi verso l'alto alla ricerca di un nascondiglio dove stare al riparo in attesa che si esaurisca l'impeto dei suoi inseguitori"? "Cosa mi accadrà in tal caso, quando sarò a tu per tu con la tigre"?
"Dove andrò a rifugiarmi"?
E, così, rimango in attesa della sorpresina finale e del (per me) tragico epilogo di quest'avventura
Me ne sto lì con il cuore in gola che va al galoppo come un cavallo imbizzarrito e fa Tum-Ta Tum-Ta TTTUm-Ta TTTUUUM-Ta
Cambio di scena: mi ritrovo su di una specie di toboga a forma di divano che scende a velocità folle lungo una strada trafficatissima e, malgrado la goffaggine del mezzo, manovrando con abili spostamenti del mio centro di gravità riesco a fare una gimkana tra i diversi veicoli più lenti che mi si parano davanti
Insomma, come essere su di un divano volante
Il divano volante mi porta a pensare alle cosiddette "sedie volanti" come in passato venivano chiamate le portantine, dove nobili, prelati e potenti venivano trasportato da servitori preposti a questa bisogna
Ed esiste a Palermo una "via Sedie volanti" dove si concentravano un tempo le botteghe degli artigiani specializzati in questo tipo di manufatto
Da alcuni giorni c'è con me un piccolo canguro Una mattina guardavo il piumone del letto grande e vi ho notato un rigonfiamento proprio al centro Incuriosito, sono andato a guardare e c'era il ...
A proposito di tigri, ecco un altro sogno di animali. Hillmann avrebbe, di sicuro, molto da dire al rigardo.u
I sogni di animali, quelli in cui degli animali vengono a visitarci, sono particolarmente appassionanti/intriganti.
A questo riguardo bisognerebbe leggere un testo affascinante di James Hillman che è "Presenze animali" (rielaborazione e riadattamento di una precedente opera pubblicata in Italia con il titolo di "Animali del sogno", a suo tempo edita da Raffaello Cortina Editore)
James Hillman, Presenze animali (nella traduzione di A. Serra), Adelphi, 2018
(Risguardo di copertina) Una magnifica guida per chi voglia riconoscere che cosa sono gli animali in noi. Chi nasce oggi in una grande città – o anche in campagna – non ha molte occasioni per vedere animali, se non gli antichi testimoni della vita domestica: cani e gatti. Ma gli animali continuano a visitarci, per lo meno nei sogni. E ci ricordano un'altra vita – ormai remota e lunghissima – in cui gli uomini erano stati una specie mescolata a molte altre. Anche in cielo, le costellazioni dello Zodiaco – il cui nome stesso significa luogo degli animali – disegnano la mappa di una zoologia che non cessa di manifestarsi. Più di ogni altro fra coloro che hanno preso le mosse da Jung, James Hillman ha saputo interrogarsi su queste «presenze» e inchinarsi davanti al loro potere, come mostra questo libro, che è una magnifica guida per chi voglia riconoscere che cosa sono gli animali in noi.
Ho sognato che sognavo
Nel sogno dovevo fare qualcosa
e non ci riuscivo
Ma non ricordo altro
Devo andare oltre
Ultreya, ultreya!
Fuori il vento ulula
Non la smette mai
Ulula alla luna
La luna risplende nel cielo
in uno squarcio tra le nubi naviganti
Facebook mi ricorda
che, esattamente un anno fa,
pioveva fitto e faceva freddo
Tutto ritorna
Adesso sono stanco
e mi va di dormire
ancora un po’
Ho coperto la mia testa con un ampio mantello per escludere del tutto la luce
Mi sono addormentato, dopo poco, pur avendo la sensazione di essere sempre sveglio
2
Ho sognato che tornavo a casa mia
C’erano tanta confusione e molta gente,
persino sul pianerottolo in cima alle scale
Mi pareva che fosse una qualche riunione familiare:
vedevo anche molti bimbi
intenti a giocare
Entravo in casa, portandomi appresso una piccola poltrona che era stata lasciata davanti alla porta
Con questo mio carico
entravo nella stanza adibita (tuttora)
a mio studio
Anche quest’ambiente era stipato di persone
In fondo, accomodato in una delle due poltrone, c’era mio zio Aldo
(che non è più)
Lo zio mi diceva che
avrei dovuto comprare
- visto che si avvicinava il tempo delle festività -
tante copie di uno stesso libro
(di cui mi diceva il titolo
che però non comprendevo
a causa del brusio delle tante persone presenti),
In modo che non avremo dovuto avere
l’imbarazzo di scegliere un dono per ciascuno
Annuivo, pur non avendo compreso il messaggio nella sua interezza,
ma non volevo dispiacere lo zio
che non vedevo da tanto tempo
e arretravo per uscire dalla stanza
il cui affollamento aveva cominciato a causarmi
un senso fortemente claustrofobico
Arretrando, riportavo con me
quell’insulsa poltroncina
che non avevo avuto modo di utilizzare
Entravo nell’appartamento accanto
(che è quello dove abito adesso)
e anche qui trovavo tanta confusione
e molta gente
Sentendo un forte bisogno di urinare,
m’infilavo subito nel bagno più vicino all’ingresso
É eguale a quello di sempre, eppure diverso
Provo un senso di straniamento
mentre esamino tutte le piccole differenze,
come nel gioco in cui ci sono due vignette del tutto eguali (apparentemente)
e uno deve trovare le differenze tra l’una e l’altra
Intanto, distrattamente, apro la patta
e tiro fuori il pene,
anche se lo straniamento ha rallentato
l’urgenza di prima
Faccio cadere un oggetto ignoto per terra
Mi chino per raccoglierlo,
augurandomi che non si sia rotto
Rovisto con le dita sul pavimento
e non lo trovo più
Mi sposto verso il WC,
già con l’uccello al vento
e mi posiziono per urinare
Nel mentre giro la testa
verso la vaschetta da bagno
con annessa doccia
che si trova sulla mia sinistra
per accorgermi, sbigottito,
che dietro la tenda della doccia,
solo in parte tirata,
c’è un volto femminile
che mi guarda
strabuzzando gli occhi
Io trasalgo e nemmeno comincio
la mia minzione liberatoria
L’imprevista presenza sortisce un effetto inibitorio
Mi sento confuso e in totale imbarazzo
Rinculo, afferro a tentoni la maniglia
della porta e vado via, vergognoso
Il volto della donna mi era sconosciuto
Non so chi sia
Che si tratti di un’ospite di cui ignoro l’esistenza?
Proseguo verso le camere da letto
e qui incontro la mamma
(anche lei non la vedo da molti anni)
Questo incontro mi procura
un immediato senso di sollievo
e con voce rotta dall’emozione
prendo a raccontarle l’accaduto
Ma quel volto con l’espressione sbigottita
non lo dimenticherò tanto presto
Sognavo di essere impegnato a costruire uno scenario,
fatto di architetture e personaggi
Non so per conto di chi
o se fosse una mia impresa
C’era anche una grande terrazzo-attico
piena di grandi piante in fioriere enormi,
In pieno rigoglio
Pareva che lassù
ci fosse una foresta
degna dei giardini di Babilonia
E c’era perfino un bel cavallino roano
che trotterellava fiero
andando su e giù i terrazzamenti
di cui era fatto quell'Eden pensile,
mediante robuste rampe di tavole di legno
che rimbombavano cupe
sotto i suoi fieri zoccoli
Mi preoccupavo,
guardando quell’audace cavallino,
chiedendomi se - nell’ardore del suo trotto -
non potesse finire oltre il parapetto,
precipitando nel vuoto
Poi, scacciavo questo pensiero triste
dalla mia mente,
non consentendogli di scalfire
la contemplazione della bellezza
Intanto, continuavo nel mio lavoro
sul quale aleggiava il maleficio
lanciato da uno stregone
secondo il quale
- quando avessi finito di svolgere
il mio compito -
io stesso sarei stato trasformato
per sempre
In un personaggio dei cartoni animati,
appiattito in due dimensioni
Questa mia sorte segnata
era di continuo dilazionata
da numerosi intoppi e imperfezioni del mio lavoro
che mi costringevano ad azzerare tutto
per ricominciare tutto daccapo
in un infinito processo
Ero impegnato in un lavoro
che era come il fare e il disfare
di una tela di Penelope
che mi consentiva di posporre
il tempo fatidico
dell’ineluttabile trasformazione
Sono In un antico paesello tra i monti
e Il mio compito è condurre delle pecorelle al pascolo
(saranno quelle di Tarling Street?)
Ci sono delle persone del posto
che mi guardano immobili
i volti sfingei,
sguardi neri come di ossidiana,
mentre cerco di radunare il gregge
Black il cane fedele è con me
e corre alacre da una pecorella all’altra
(Cane e pecorelle assomigliano tanto
ai personaggi di Shaun the Sheep...)
La faccenda va per le lunghe
Ci sono degli intoppi
(come sempre, quelli non mancano mai)
Non riusciamo a partire
Con un grosso pezzo di gesso
(o è un tizzone semicarbonizzato che ho preso dai resti un faló
ormai spento?)
traccio a terra il percorso che dovremo fare per arrivare al pascolo
Poi scrivo con grossi caratteri irregolari:
“Forza, pecorelle mie, quando arriveremo a questo punto, sarà passata la china”
(non nel senso che ha nel proverbio Calati juncu ca passa ‘a china)
Le pecorelle continuano a starsene per i fatti loro,
incuranti del mio messaggio Avanti u peri cu issu
cu issu
cu issu e senza issu
I contadini antichi e i pastori mi guardano
enigmatici e non favellano
Non comprendono il mio darmi da fare
e affannarmi così tanto
Loro capiscono solo il linguaggio dei fatti,
non quello delle intenzioni
o delle azioni non efficaci
Poi, mi ritrovo all’interno di una delle case del paese
Qui devo compilare i moduli F24 per il pagamento della TARI
ma sono inceppato
un contadino del posto mi guarda
anche lui con il volto impassibile,
intagliato di rughe,
gli occhi ridotti a due sottili fessure
Gli dico se può procurarmi del pane buono e del cacio fresco
e portarli sino a casa mia,
In modo che poi io possa predisporre
il pane cunzatu da portare ai miei amici di città come dono
Il contadino annuisce solenne
Prende i miei soldi ed esce di scena
Anche io dopo un po’ me ne vado
senza aver concluso nulla
Affanculo la TARI!
Ma prima di andar via
adocchio dei libri
poggiati su di uno sgabello
Attirano la mia attenzione
per via delle loro copertine colorate,
li esamino solenne
Questo non c’è l’ho!
Anche questo mi manca!
Li prendo e li porto via con me
Nel nostro sottotetto abita un bel gregge di pecorelle. Nel sottotetto? chiederete stupiti. Sì, esattamente! E cosa fanno? Semplice! Stanno sempre nel sottotetto. Di giorno dormono e si muovono di...
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.