Questa annotazione fu scritta e lanciata su Facebook il 27 settembre 2021.
La recupero qui.
(27 settembre 2021) Questa notte ho sognato che andavo in canoa.
Mettevo in acqua la mia canoa personale (la vecchia canoa olimpica in vetroresina gialla, non quella che acquistai successivamente per diporto costiero) da una grande piattaforma in mezzo al mare, una struttura galleggiante alta e turrita come un castello.
Mi mettevo in mare e cominciavo a pagaiare con vigore
I muscoli guizzavano nel movimento alternato, il sudore scorreva sulla pelle e mi inondava gli occhi
La superficie del mare, scintillante sotto il sole, era totalmente piatta
Le condizioni ideali per la canoa olimpica, notoriamente instabile
Tuttavia, ogni tanto, senza nessuna ragione apparente, si levavano delle onde, dei grandi rigonfiamenti sulla superficie altrimenti piatta come una tavola, come se un leviatano del mare fosse sul punto di riemergere spostando una massa d’acqua pari a quella del suo corpo. Davanti a queste perturbazioni, non mi perdevo d’animo e, ogni volta, con un senso di grande euforia, cavalcavo l’onda, raddoppiando la mia velocità, ma stando attento a non lasciare che la prua affondasse troppo nel cavo che si creava davanti al fronte dell'onda
Questi momenti mi davano un sensazione di grande euforia e. pur impegnato a mantenere l'equilibrio e la rotta, gridavo di gioia, a pieni polmoni
E poi riprendevo con la mia tranquilla velocità di crociera
Arrivavo ad una città costiera
Approdavo e, dopo aver tirato a secco la canoa, mi incamminavo in esplorazione
La città era fatta di case tutte intonacate di bianco e di strette viuzze con il selciato di pietra
Arrivavo così ad un suq: qui mi immergevo in una folla variopinta e vivace, chiassosa, ognuno intento ai suoi affari
Nessuno mi prendeva in considerazione
Non parlavo con nessuno
Ero come invisibile
Ero uno straniero, senza patria e senza parte
Dovevo andare alla celebrazione della messa
in memoria di mio fratello
che si sarebbe tenuta
nella cappella d’un grande ospedale
Quando arrivavo ero distolto da questo obiettivo
dal dover portare a compimento, prima,
alcune pratiche di tipo fiscale
Mi aggiravo quindi lungo interminabili corridoi,
affacciandomi in molte stanze
dove regnavano sovrani caos e disordine,
portando il carico di enormi faldoni
pieni di documenti
di cui non capivo nulla
e lasciandomi dietro una scia
di pezzi di carta, stropicciati
e ricoperti di oscuri geroglifici,
che andavano sfuggendo
da quei faldoni sovraccarichi
Arrivavo dal commercialista
e posavo sul suo tavolo il mio fardello
Lei (era una donna)
guardava prima me,
poi i faldoni, inarcando il sopracciglio,
e senza mezzi termini
mi diceva: Eh! Così non ci siamo proprio!
Riprendevo le mie peregrinazioni
all’interno dell’ospedale
Entravo e uscivo dai reparti
alla ricerca di mio fratello e della cappella
Mi ritrovavo in una stanza di rianimazione
e un’infermiera veniva verso di me
spingendo un grande letto a ruote
drappeggiato di panni verdi chirurgici
Era inquietante
Non capivo se sotto quei drappi
ci fosse un paziente
oppure se il letto fosse vuoto,
pronto per me
Scappavo da lì, spaventato,
pensando che mai sarei riuscito
ad arrivare in tempo per la messa in memoria
In questo mio vagare,
incrociavo anche mio fratello in carrozzina,
sospinto dal suo badante
Quindi Tatà era ancora vivo,
c’era pure lui!
Eppure, sapevo che era morto
Anche lui stava andando alla messa in memoria (ma di chi poi?)
Cominciavo a dubitare
su chi fosse morto
e su chi fosse ancora in vita
Poi, le nostre strade divergevano di nuovo
Per recuperare tempo decidevo di percorrere una via sotterranea dove scorreva a serpentina un enorme tappeto su rulli come i marciapiedi mobili che si vedono negli aeroporti o in certe stazioni ferroviarie moderne Solo che questo serviva a raccogliere i rifiuti solidi che arrivavano dai reparti di cura sovrastanti In altri termini, mi ritrovavo dentro la cloaca dell’ospedale Ad intervalli irregolari da grandi bocchettoni cadevano grumi di rifiuti indifferenziati Io cercavo di modulare la mia andatura, accelerando il passo o rallentandolo, per evitare di esser centrato dalle deiezioni ma di rado ci riuscivo e venivo di continuo beccato in pieno da quelle masse puzzolenti Era davvero uno schifoda cui non vìera scampo
e speravo che questo arduo percorso sarebbe finito presto Arrivavo avventurosamente alla cappella: mi dicevano però che la celebrazione non si sarebbe tenuta li, ma in un differente luogo di culto, sempre all’interno dell’ospedale, anche se meno conosciuto E riprendevo a cercare Mi sembrava di dover fare il giro del mondo, mentre un Dio crudele si beffava di me
Giungevo tutto trafelato alla seconda cappella
Mio fratello se n’era già andato
Tutti erano andati via,
persino il prete
Lì, non c'era più niente per me
Le panche erano state ammassate tutte da un lato
Il pavimento era cosparso di rifiuti
le candele e le lucine devozionali erano state spente
S'avvertiva greve un lieve sentore di decomposizione e di morte che promanava da ghirlande e cuscini di fiori
precocemente appassiti, gettati alla rinfusa in un angolo
Riprendevo a camminare lungo un'altra serpentina di marciapiede mobile Dai bocchettoni sempre presenti cadevano adesso fiotti di sabbia e polvere di cemento Pensavo che sarebbe stata una buona occasione per fare rifornimento di cemento per i miei lavoretti Almeno, in tanta confusione, qualcosa di utile! E ne raccoglievo un sacco
Si faceva subito avanti un tipo,
un levantino
segaligno e dalla carnagione olivastra
chiedendomi il pagamento
in contanti però, cash!
Dicevo: Quanto?
E lui: Otto euri!
Mi sembra troppo per un solo sacco di cemento!, faccio io
No, è quello che è!
Prendere o lasciare, replica lui,
implacabile e avido
Rassegnato, ho cominciato
a ravanare dentro una tasca
alla ricerca di monete,
tirandone fuori una manciata di diverso valore
Il Levantino ha proteso verso di me
una mano sporca come può esserla
quella di chi passa tutto il giorno
a maneggiare denaro
Le unghie erano adunche e orlate di nero
Devo trattenere un conato di vomito
per quanto mi fanno schifo
Comincio a contare i denari
per poterglieli passare
evitando un contatto diretto
con quella mano lurida
In effetti ci riesco
Una moneta da un euro e una da cinquanta cent
riesco a posarle sul palmo del tizio
rivolto verso l’alto
Nel mentre, però altre monete cascano giù
S’avvicina subito,
tale e quale un avvoltoio,
un tipo maghrebino,
dalla faccia intagliata
e in abiti tradizionali,
carico di carabattole di scarso valore.
di ombrelli e di occhiali da sole
(pronto per tutte le evenienze climatiche)
che porta in giro per la vendita
(è un vu cumprà, per usare un termine politicamente scorretto)
Ma è anche un rapace
Ha subito adocchiato le monete a terra
e si china repentinamente
nel tentativo di ghermirle
Levati!, gli urlo infuriato
spintonandolo via
Recupero le monete
e riprendo la conta
facendole cadere una ad una
sul palmo lurido del Levantino
Conto sino a 6 euri e cinquanta centesimi
e mi fermo
Il Levantino mi dice: Non hai finito, bello mio!
Ancora mi devi un euro e cinquanta!
Cazzo, questi te li ho già dati prima!
Non te ne ricordi?
Prima che mi cadessero le altre monete per terra.
No no! Non mi hai dato proprio niente!, fa quello,
condendo la frase con un sorrisetto di supponenza e mellifluo
dietro il quale intravedo
il ghigno del Lupo Cattivo,
irto di denti affilati
Mi adiro e m’infurio
Mi metto a gridare
Gli metto le mani addosso
Gli strizzo le guance tra le dita
come se volessi strappargli le carni
da quella faccia di merda che si ritrova
Ora ti faccio vedere io,
stronzo che non sei altro!, grido,
io stesso spaventato da questo accesso di ira non usuale
Sono in una qualche scuola
Devo lavorare come consulente esterno
con il gruppo degli insegnanti
Mi ricordo dei tempi del mio lavoro
al servizio per le tossicodipendenze
quando tra i compiti istituzionali
ci era richiesto di fare prevenzione nelle scuole superiori
Sono andato in moto
e lo lasciata parcheggiata
con le chiavi attaccate
Si avvicina una delle insegnanti
- forse é la preside -
Tocca la chiave malaccortamente
e la moto parte da sola
cominciando a correre di qua e di lá
come un cavallo imbizzarrito
Una scena degna di una comica finale
Alla fine il trabiccolo si schianta contro un muretto
e vado a recuperarlo
Fortunatamente, non é successo nulla,
ma si tratta di una moto ben bizzarra
In realtà ha la struttura di una bici da corsa
che ha avuto montato sopra
un motore a scoppio a due cilindri,
gigantesco
Mi accorgo che le ruote sono un po’ sgonfie
e mi adopero per gonfiarle
cercando - ma senza trovarla -
una pompa per bici
Le cose si complicano
Dico alle insegnanti
che é meglio che si limitino
a fare le insegnanti
e che non si improvvisino psicologhe
ma poi sul più bello
scompaiono tutti
insegnanti ed allievi
inghiottiti da una vasta aula
dove viene celebrata la messa quotidiana
E dove si recita il rosario
Vado fuori per recuperare la bici-moto
E lì, nella corte interna,
mi accorgo che dei tizi
mascherati da lavoratori ecologici
con giubboni catarifrangenti addosso
se la sono caricata su di un automobile
e se la stanno portando via
Li inseguo a grandi falcate,
gridando
Loro si fermano e mi guardano
sogghignanti e sfottenti
Via, dicono, non c’è bisogno
di fare così!
Come minimo vi denuncio!,
esclamo io adirato,
Siete degli avanzi di galera!
Dentro il portabagagli dell’auto
ci sono anche dei pezzi di altre auto
Scarico anche quelli
I tipi se ne vanno
ed io rimango da solo
con la mia bici-moto
e un’accozzaglia di pezzi di ricambio d’auto,
soprattutto parti di carrozzeria
Che fare? Che ne farò?
La linea ferrata si allontana dalla città
e s’addentra in un territorio sconosciuto
Ora sta seguendo il fondo
d’un canyon scosceso e profondo
Quando arriva alla fine,
la stretta gola si apre
verso il mare scintillante
e su una cittadina antica,
tutta raccolta attorno ai ruderi di un tempio,
greco o forse ancora più vetusto,
risalente al tempi dei Grandi Antichi
Intensa è la mia meraviglia
nel contemplare questo manufatto
e il perfetto amalgama di forme di epoche differenti
Scendo nella piccola stazione
e, poiché sono sprovvisto del documento di viaggio
per il ritorno, vado alla biglietteria
L’impiegato è distratto e scostante
A stento mi ascolta
Insisto e, a poco a poco,
gli cavo dalla bocca informazioni utili
Per tornare indietro da dove sono venuto
c’è soltanto un treno notturno
Ma ciò che di più mi preoccupa
é il costo spropositato del biglietto
che ammonta a qualche centinaio di euro
e non ho con me questa cifra
Che fare?
Mi dicono che, se raggiungo a piedi
la zona portuale,
potrò imbarcarmi su di un vascello
in procinto di partire verso il mio Paese
Così, mi incammino a piedi,
trasportando sulle spalle uno zaino pesante
Il percorso è complicato
e c’è da districarsi in un fitto tappeto
di automobili e di altri mezzi a trazione animale,
e poi bici, risció e tuctuc
Un’autentica gimkana
Non so se ce la faró
a raggiungere la mia destinazione
Arranco, senza perdermi d’animo
Mi godo l’attimo
nella continua transizione
tra presente e passato
Mi ritrovo in un banchetto
con molti invitati
C’è anche mio fratello,
accompagnato dal badante mauriziano
Questo convivio è una sfida
Io sono al tempo stesso anfitrione e cuoco
Mentre mi do da fare
per accogliere gli ospiti,
sono indaffarato ai fornelli
e per ciascuno di loro devo preparare
una pietanza diversa
Metto tanta roba sul fuoco
in pentolini e tegamini differenti,
ma non riesco a cuocere per bene
nessuna pietanza
più che altro sto lì a pasticciare,
senza costrutto
Compare all’improvviso
uno che conosco su Facebook
e usa un nick
che rimanda ad un famoso capo pellerossa Hugh!
Porta con sé un calumet
(della pace auspicabilmente)
È accompagnato da una squaw,
dal volto rugoso e rinsecchito,
come un pezzo di legno antico
Il capo indiano mi dice, indicandola:
Questa è Emma!
Io replico: È tua madre?
No - fa lui - mia moglie!
Il Grande Capo non fa una piega
Io mi sento a disagio,
avendo scambiato la moglie per la madre
Intanto, chiuso questo intermezzo,
io e i convitati
rimaniamo congelati in una perenne attesa
senza mai potere mangiare
Ho sognato che stavo facendo un tour fotografico nella mia città, assieme a mio figlio Camminavamo e scattavamo foto, non le stesse, ovviamente Ognuno fotografava ciò da cui era attratto Talvolta ci trovavamo a puntare l'obiettivo nella stessa direzione ma ognuno - di uno stesso soggetto - dava una sua personale interpretazione Non era una gara, ma piuttosto un'attività condivisa, sulla base d'un interesse comune Girando e rigirando arrivavamo in un angolo sconosciuto ed insolito Era una via stretta e tortuosa, una specie di budello, delimitato da alte pareti, da entrambi i lati, senza né finestre né porte. Una targa diceva "Via dei Calli" Ero sorpreso Mai sentito dire d'una simile via
MI ricordai soltanto di una corsa estrema a piedi attraverso gli USA da ovest ad est, dal Pacifico all'Atlantico, e questa corsa pur avendo la sua denominazione ufficiale, si conquistò il nomignolo di "Bunyon Derby", ovvero di "Il Derby dei Calli", poiché i suoi primi partecipanti, dotati di scarpe non esattamente tecniche come quelle odierne, oltre all'onore e alla gloria (e, per i primi, anche ai premi in denaro che, alla prima edizione, mai vennero corrisposti dagli organizzatori truffaldini) si conquistarono sontuosi calli ai piedi E mi ricordai anche che, da piccolo, quando deformavo le parole, per crearne di mie, nello sforzo di dar vita ad una mia originale neo-lingua, chiamavo i marciapiedi "Marciacalli", un tipico esempio linguistico in cui la singola parte diventa equivalente del tutto (eheeheh) Mi sovvenne anche la mia ilarità infantile, quando per la prima volta sentii parlare di Caracalla, antico imperatore di Roma
dai molti nomi che ora non ricordo, così chiamato per via del sobrio mantello celtico che usava indossare, ma questo io da piccolo non lo sapevo e fantasticavo semplicemente che egli avesse cari i suoi calli e che, in qualche modo li avesse nobilitati, portandoli sin dentro il suo nome imperiale Ma non potei non pensare anche alle Calli veneziani, quando io, appena dodicenne, accompagnato dalla mamma, in uno dei nostri viaggi assieme, mi ritrovai a vagare lungo tortuose vie, selciate di pietre antiche,
accompagnando questi percorsi da scoppi continui di ilarità, poiché pensavo che camminando lungo queste calli stavo di continuo pestando i calli a secolari dignitari della Serenissima
Insomma, io e mio figlio eravamo all'inizio di questa via dei Calli, alquanto stupefatti e desiderosi di fotografare l'insolito che irrompeva così all'improvviso nelle nostre vite e ci abbiamo dato sotto esplorando con gli obiettivi
ciò che si parava davanti al nostro sguardo, quasi che gli strumenti ottici
fossero una propaggine tecnologica dei nostri occhi Nella dura pietra si stagliavano le impronte di piedi callosi ed erano posati, sparsi qua e là,
anche dei calchi in materiali pregiati di piedi famosi deformati da calli e callosità varie E poi, appese alle pareti della tortuosa via c'erano delle piccole teche contenenti in esposizione un ricco repertorio strumenti ed accessori
di diverse epoche storiche,
utilizzati e ancora utilizzabili per asportare i calli più floridi Più in là, aveva inizio un'esposizione fotografica di piedi di Famosi con calli di varie fogge e dimensioni A circa metà della viuzza s'apriva una scala a chiocciola che portava chissà dove ed ogni gradino era decorato
con immagini di piedi deformati e distorti dai calli, realizzati a mosaico Anche le pareti del vicolo erano istoriate da enormi graffiti e murales di writer metropolitani, tutti raffiguranti piedi callosi ritratti con tecniche realistiche, quasi fotografiche, ma anche in modi fantasiosi, con stilemi futuristi o alla Picasso prima maniera
Ecco, il mio sogno era tutto qua
Non c'è un seguito, perché proprio sul più bello
dell'esplorazione
mi son svegliato,
accompagnato dalla vivida impressione
di queste immagini meravigliose di questa Via dei Calli
Mi piace molto il fatto che la Via dei Calli in questi nostri tempi tristi mi abbia portato a pensare a Caracalla, poiché egli fu autore della Constitutio Antoniniana che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero che fossero di condizione libera
Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto (in latino: Marcus Aurelius Severus Antoninus Pius Augustus; Lugdunum, 4 aprile 188 – Carre, 8 aprile 217), nato Lucio Settimio Bassiano (in latino: Lucius Septimius Bassianus), conosciuto anche come Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino: Marcus Aurelius Antoninus Augustus) dal 198 al 211 ma meglio noto con il soprannome di Caracalla, è stato un imperatore romano, appartenente alla dinastia dei Severi, che regnò dal 198 al 217, anno della sua morte.
Importante provvedimento preso durante il suo regno, fu la Constitutio Antoniniana, che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'Impero di condizione libera. L'estensione della cittadinanza fu una spinta importante all'uniformazione delle amministrazioni cittadine: spariva la gerarchia fra le città e ormai la differenza fra i sudditi dell'Impero non era più sul piano della cittadinanza, ma sul piano del godimento dei diritti civili, fra honestiores e humiliores.
Mi sono assopito sulla sdraio
mentre ero intento nella lettura,
accarezzato da una brezza lieve
il libro scivolato sulle gambe
ma sempre tenuto stretto dalle mani
Mi sono svegliato di soprassalto,
sentendo una voce conosciuta
che mi chiamava per nome
“Mauri!”, ha fatto quella voce,
una sola volta
E poi di nuovo,
"Ehi, Patatoski!"
E poi basta
Ho guardato giù per strada
Nessuno!
C'era solo la carezza continua del vento
sulla pelle e nelle orecchie,
il fruscio delle foglie e poi silenzio
Ho strizzato gli occhi,
per capire se qualcuno si muovesse
nell'ombra fitta degli alberi
Nessuno!
Eppure quel richiamo
era stato così vivido e reale,
benchè io sia un po' duro di orecchio!
Ero desto
oppure sognavo?
(Proverbi, 30, 18-19) Tre cose sono per me così misteriose
che non le comprendo:
il percorso dell'aquila nell'aria,
il sentiero del serpente tra le rocce,
la rotta della nave in alto mare.
E ce n'è soprattutto una quarta:
la via dell'amore tra un uomo e una donna.
Facevo una passeggiata
lungo una spiaggia che mi è molto cara
e dove non vado da tempo immemore
Il suo aspetto era quello autunnale,
della triste smobilitazione, dopo la frenesia dell’estate,
ma anche della restituzione alla bellezza
Molti capanni e chioschi abbandonati,
alcuni in rovina e fatiscenti,
e grandi dune di sabbia
create dal vento e dalle mareggiate
Il mare era uno specchio tranquillo,
se non per ondulazioni ampie
che si creavano dal nulla
sulla sua azzurrissima superficie
e un attimo dopo svanivano,
come se giganteschi cetancei
si muovessero appena sotto la superficie
Vedevo anche enormi iceberg
spiaggiati,
scintillanti ed erosi dai venti
fino a formare l’apparenza
di audaci architetture
con archi rampanti e torri svettanti,
audaci scalinate
e finestre a bifora,
dalle colonne finemente cesellate
C’erano solo pochi bagnanti sparsi
ma abbigliati in modo strano,
come se dovessero andare
ad un eccentrico ballo in maschera
in uno di quei palazzi di ghiaccio
ed anche altri radi frequentatori,
in cammino come me
Ero con un mio amico,
morto da molti anni
Ero contento di vederlo
e fwlice che fossimo insieme
in questa passeggiata,
come nelle nostre corse condivise
in un lontano passato
Ci fermavamo in un anfratto
riparato dal vento
ed io cominciavo a rovistare
dentro al mio fedele zaino
alla ricerca di qualcosa
che desideravo mostrare al mio accompagnatore
Così facendo tiravo fuori
una quantità di oggetti
da lungo tempo dimenticati
di cui non ricordavo più l’esistenza
ed anche molti altri inutili ammennicoli
che mi meravigliavo di possedere
C’erano i cofanetti vuoti
di due opere I millenni
tutti stropicciati e ammaccati
per via della lunga permanenza nello zaino
Poi, una grande quantità di spille di sicurezza,
di tutte le dimensioni
Pensavo che era ora di liberarmi di tutto
per potere procedere libero e leggero
Il mio amico mi guardava,
celato dietro occhialoni da sole,
e non proferiva parola,
enigmatico
Ho sognato questa notte
(ma era quasi l’alba del nuovo giorno)
che ero in viaggio con mio fratello.
Arrivavamo in un posto
Occupavamo una stanza d’albergo
Io mi accingevo ad uscire
per fare delle cose
Lui era in carrozzina, come sempre
Mi diceva che mi avrebbe aspettato in camera
Io ero vestito in modo buffo,
come il jolly delle carte da gioco
E gli chiedevo dei consigli
sugli indumenti più idonei da indossare
Nella stanza c’erano anche altre persone
Più che una stanza pareva una camerata
o una trincea
Gli altri occupanti erano soltanto ombre
senza identità e senza volto
Intravedevo una donna sconosciuta,
sdraiata a pancia su di un letto,
a petto nudo, il resto del corpo
avilluppato nelle lenzuola,
il suo volto era estatico,
qualcuno nascosto sotto le lenzuola
si impegnava a farla godere
E guardando fuori dalla finestra
vedevo che nel cielo
c’erano inquietanti navi aliene
mimetizzate da nubi
Mentre dormivo,
all'inseguimento di chissà quali immagini oniriche a sfondo erotico,
il mio cazzo si faceva duro e grosso
E scoprivo con sorpresa che non avevo un solo cazzo, bensì due
Un secondo pene turgido si gemmava dalla base del primo,
come un fungo figlio che si origina dalla base di uno già ben cresciuto
Questo clone era un po' più piccolo quanto a diametro,
ma quasi della stessa lungezza
Ero un po' perplesso per questa strana cosa
che mi accadeva
Mi sentivo spaesato e stordito
un po' come il povero Gregor Samsa
del celebre racconto di Kafka
Andavo subito dal Medico e gli parlavo di questo accadimento
Lui non sembrava affatto sorpreso
e, stemperando la mia veemenza, mi chiedeva:
Ma lei si vuole operare?
Come! - facevo io - Non se ne va da solo questo intruso?
E no! Purtroppo no! - replicava il Medico -
No? Ma io non posso vivere portandomi appresso
questa specie di ascia bipenne! - esclamavo io
Allora non ci sono alternative, visto che non se andrà da solo,
l'unica via da percorrere è quella chirurgica - insistette il Medico,
aggiungendo poi, quasi a riassumere - Se si convince a levarlo,
dovrà sottoporsi all'intervento chirurgico di ablazione!
Sarà una cosa semplice semplice, una specie di crio-chirurgia amplificata!
Un'autentica passeggiata!
Ma non subito però, poichè per adesso
Lei mi deve continuare la terapia ormonale che sta facendo!
Quale terapia ormonale? - ho chiesto io, allarmato
(non avevo memoria di alcuna terapia ormonale intrapresa
in precedenza)
Ma quella che le ho prescritto alcuni mesi fa! Non ricorda?
- ha replicato il Medico, piccato -
Come è mai possibile che non si ricordi
di esser venuto da me
lamentandosi di un calo delle sue performance erotiche?
No, in effetti no! - ribattevo io, un po' smarrito e vieppiù perplesso
E intanto il Medico, quasi sovrapponendosi alla mia voce, diceva
- Se vuole che il neo-pene sia asportato, dovrà aspettare!
Dovrà portare pazienza!
Pazienza! Pazienza e ancora pazienza!
E, intanto, cosa che di sicuro non guasta,
avrà del tempo per riflettere! - aggiunse, deciso
Ma io non lo voglio asportato! - sussultai io
Non voglio sottopormi a nessun intervento chirurgico!
Voglio soltanto che questo coso anomalo se ne vada via da me!
Sia come sia, se ci dovrò convivere,
come farò ad apparire in pubblico?
E ad andare al mare, poi! Nelle spiaggie naturiste, se mai dovessi andarci?
Tutti mi considereranno un scherzo di natura, un mostro!
Ricordo che quando studiavo - dissi ancora al Medico
che mi guardava di sottecchi - c'era, in uno dei testi,
la foto inquietante d'un pene deforme - per causa congenita -
che si biforcava ad ipsilon!
Ed era un'immagine che mi turbava e mi infastidiva
Non voglio finire con l'essere citato in un testo per studenti di medicina,
con tanto di fotografia!
Il medico replicò allora,
tenendo tra gli indici delle due mani una matita in orizzontale
e facendola lentamente ruotare sul suo asse,
No, nooo, mio caro, deve stare tranquillo, non è niente di grave!
Se vorrà tenerlo, vedrà che ci farà l'abitudine!
E capitato anche ad altri (di cui - per discrezione - non Le rivelerò l'identità)
e costoro non sono certo morti di ostracismo sociale
oppure della sindrome dell'Uomo Elefante!
Le dirò anzi che si sono affezionati
alla realtà di possedere un pene clonato
E poi, pensi ai vantaggi della cosa,
con il doppio pene potrà soddisfare contemporaneamente due donne!
Oppure, pensi all'altro indubbio vantaggio
di poter replicare immediatamente un rapporto,
senza soluzione di continuità:
appena finisce con uno dei suoi membri,
l'altro sarà già pronto, in piena erezione!
(e Le dirò anche che su questa mia affermazione ci sono delle incofutabili evidenze!)
Ma non ci pensò proprio! - esclamai io -
anzi l'idea di fare sesso, adesso, in queste condizioni,
me lo fa ammosciare!
E, in effetti, l'erezione che mi aveva portato alla scoperta del secondo pene
era scomparsa da tempo
Vedrà che il secondo pene, continuando la terapia,
si rafforzerà sempre di più, fino a diventare pari,
se non più potente, del primo;
non rimarrà per sempre un cazzetto da strapazzo!
Lo potrà mostrare ed esibire al mondo intero con orgoglio
e trarne anche piena soddisfazione performativa!
- replicò il Medico con fare conclusivo
Me ne andai perplesso e tutto mogio
Mah... proprio non sapevo cosa fare!
Elencavo nelle mia mente tutte le situazioni imbarazzanti
in cui sarei potuto incorrere con il pene replicato
e non potevo più dormire
Poi, malgrado l'irrequietezza, alla fine
sono scivolato nel sonno
e ho sognato che mi trovavo con tanta gente
impegnato in una grande manifestazione pacifica a favore dell'Europa
Eravamo su di una grande nave
che, dopo aver navigato nel Mediterraneo e attraverso il Mar Nero,
avrebbe dovuto risalire il corso del Danubio,
toccando tutte le città che vi si bagnavano
e portando a tutti un messaggio di pace
Portavamo con noi un'enorme bandiera dell'Europa
che tutti quanti dovevamo tenere sempre ben dispiegata sul ponte
in modo tale che dall'alto dei cieli fosse costantemente visibile
anche da grande altezza
(come ad esempio ai ricognitori aerei e ai droni
che si fossero trovati a sorvolarci):
così saremmo stati protetti da eventali incursioni missilistiche
e il nostro messaggio sarebbe stato chiaro ed evidente
Il corso del fiume si faceva sempre più tortuoso e fitto di anse
Il viaggio pareva interminabile
A tratti, pareva che il fiume andasse in discesa
e la nave, sbuffando e tremando in tutti i suoi giunti,
doveva arrancare, come in salita, di conseguenza,
non soltanto controcorrente
E, alla fine, arrivavamo a Vienna,
e, benchè ci fosse ancora un po' di navigazione da fare,
già sentivo che la nostra missione era compiuta,
che il nostro canto per l'Europa era stato cantato
sino in fondo
Avremmo salvato l'Europa?
No so!
Ma so per certo che alcune cose si fanno
perchè è giusto così,
senza chiedersi perchè
Poi, mi svegliavo e non potevo più dormire
perchè ripensavo a quel mio cazzo biforcuto
e al fatto che non sarei più stato normale,
con un pene unico e solo, come tutti
Mi sono alzato,
abbandonando la stanza buia e silenziosa
nella quale mi sentivo soffocare
e sono andato via
Avevo qualcosa da scrivere, subito, prima di dimenticare
(Palermo, il 17 agosto 2022)
La seconda parte del sogno - chissà come - mi è stata ispirata dall'ultimo libro di Paolo Rumiz (Canto per l'Europa, Feltrinelli, 2021) che, da molti mesi se ne sta sul mio comodino in attesa di una lettura più vigorosa.
A differenza di altri scritti di viaggio di Rumiz non mi prende, forse perchè è troppo poetico e visionario.
Ma come sottolinea Umberto Eco il contenuto dei libri in modi misteriosi si travasa dentro di noi anche qando non li leggiamo in modo canonico, dall'inizio alla fine.
Giusto la sera prima avevo preso tra le mani il volume, cercando di recuperare il filo interrotto, ma avevo troppo sonno e ho lasciato perdere.
Eppure ciò è stato sufficiente a creare una traccia onirico.. E questo è davvero uno dei misteri del sognare.
(dalla scheda editoriale su IBS) Paolo Rumiz scrive un poema che ricorda le sonorità de La cotogna di Istanbul, ma al tempo stesso, nel richiamare il mito della fondazione del nostro continente, si interroga sulle sue origini, sui suoi valori, sui suoi strappi e sulle sue lacerazioni: in un dittico ideale con Il filo infinito.
«Una cintura di costellazioni ornava le murate della barca come segno d'augurio per il viaggio.»
Una giovane siriana, profuga di guerra, fugge sulla barca a vela di quattro uomini assetati di miti. La ragazza si chiama Evropa. Da quel momento la leggenda della principessa fenicia rapita sulla costa del Libano da Giove trasformatosi in toro si intreccia con gli eventi del Mediterraneo di oggi: emigrazioni, secessioni, conflitti, turismo di massa. Ingravidata in sogno dal re degli dèi, la ragazza riesce a sbarcare in Italia dopo infinite avventure e a dare il suo nome alla Terra del Tramonto, che però non riconosce in una figlia dell'Asia la Grande Capostipite. Dopo il suo drammatico sbarco, Petros, il capitano, continuerà a viaggiare da solo senza più attraccare in nessun porto. Clandestino anche lui, ma libero, fino alla sua misteriosa scomparsa.
Parlavo e parlavo, come se fossi immerso in una seduta di psicoterapia, ma ero io stavolta nella veste di paziente Dicevo: Dottore, questa notte ho fatto un sogno E lui : Sentiamo ... Ho incontrato
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.