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18 ottobre 2022 2 18 /10 /ottobre /2022 08:32

Un sogno del 17 ottobre 2021, trascritto solo su Facebook ed ora recuperato. Non ho assolutamente idea di cosa accadesse  in quel 17 ottobre del 2021. 

Con Gabriel in cucina gnam gnam (foto di Maurizio Crispi)

Dovevo partire per un lungo viaggio
ed ero nella cucina di casa
Mi muovevo  affannato 
per raccogliere le poche cose che mi servivano
Ero anche affamato, 
ma avevo cose più urgenti da fare
C'era mio padre
che, standosene seduto al tavolo della cucina,
mangiava voracemente dei piccoli buccellati
Poi si spazzolava con gusto anche dei croissant
con ripieno di marmellata
appena presi al panificio
Sembrava affamato,
come se non avesse potuto mangiare da lungo tempo,
Nei mesi subito dopo il suo ritorno dalla prigionia,
così mi raccontava la mamma,
mangiava a quattro palmenti
Aveva molto da recuperare,
poiché in quei due anni aveva perso molto peso,
ed era soprattutto goloso di cose dolci
Nel sogno, non mi parlava
Mangiava soltanto, 
con voracità,
e mi guardava ammiccante
Io ero contento
di averlo con me
Intanto, continuavo nei miei preparativi
Ma c'erano piccoli eventi
che ne intralciavano la fluidità e la schiettezza
Per esempio, mi ritrovavo con il pavimento 
cosparso di zucchero non raffinato
ed ero molto arrabbiato
Solitamente, quando parto per un viaggio
voglio lasciare la casa in ordine 
e così, considerando che il tempo a disposizione
non era molto
e che avrei dovuto impegnarmi a pulire,
chiedevo a mio figlio, il piccolino,
se fosse stato lui
(tipico, peraltro)
e lui mi diceva soltanto che aveva cercato di mangiare
il contenuto d'una bustina di zucchero,
di quelle che danno al bar
e che io solitamente, non usandole nel caffé,
porto a casa)
Una pietosa menzogna,
a meno che il responsabile del misfatto
non fosse stato qualcun altro,
perché di zucchero sparso
ce n'era almeno un chilo
Mi mettevo di buona lena
a pulire, non solo il pavimento ma anche i ripiani,
e ramazzavo, ramazzavo
sentendomi come l'apprendista stregone di Walt Disney,
nella scena in cui scope, scope e secchi d'acqua
si moltiplicano all'infinito
e si agitano impazziti e fuori controllo
Ammassavo lo zucchero,
ma assieme c'erano anche cumuli interi
di foglie secche, autunnali
A creare scompiglio
arrivava anche un grosso cane
di nome Black
che dopo aver ravanato tra le briciole sparse di zucchero
saltava e si accovacciava nel buttatoio, 
messo all'angolo della cucina,
arredo antico delle cucine di un tempo
e oggi, in nome del funzionalismo moderno, ormai desueto
(quello del nostro appartamento, ad esempio,  
venne rimosso a seguito di un rifacimento della cucina)
Quello del cane, un comportamento davvero strano ed insolito!
Alla fine, riuscivo a mettere tutto in ordine
e mi sentivo pronto a partire
Ma con mio grande dispiacere
mio padre mi diceva che non sarebbe venuto con me
Aveva altro da fare
Non riuscivo però ad afferrare i cani
- nel frattempo era arrivata anche la cagnetta Flash - 
e nel tentativo di metterli al guinzaglio, 
per evitare che mi seguissero,
la mia dipartita subiva ulteriori ritardi

(Dissolvenza)

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17 ottobre 2022 1 17 /10 /ottobre /2022 07:31

Sono da qualche parte al mare
Siamo in molti, tanti, troppi, tutti stipati sotto un ombrellone minuscolo
Vanno avanti le solite ed ordinarie attività balneari
Poi, tutti vanno via
ed io rimango assieme ad un bimbo di quattro o cinque anni
Che sia mio figlio?
Non lo so.
Se lo è, non ne ho memoria
Piange, è agitato, non la smette mai
Ha il volto arrossato per lo sforzo ed è tutto sudato
Lo prendo in braccio, cercando maldestramente di consolarlo

Abbandono quell'ombrellone e quell'ombra striminzita e surriscaldata,
per entrare in un vasto appartamento ombroso
una fuga lunga ed interminabile di stanza ampie e riccamente arredate,
con oggetti antichi e raffinati pezzi di mobilia
Non c'è nessuno
All'inizio sembra proprio disabitato, anche se in perfetto ordine
Questo appartamento me ne ricorda un altro
di cui talvolta ho sognato,
consistente in un'enorme, faraonica, fuga di stanze
che non finisce mai, poiché ad un certo punto
si trasforma in una sua immagine speculare
e questa, a sua volta, dà vita ad un'ulteriore immagine speculare
e, in questo gioco di specchi, si procede 
all'interno di quella dimora all'infinito
senza mai poterne venire fuori
Qui, in questa caverna di Aladino, cerco di fare giocare il bimbo che è con me,
prestando attenzione a che egli non rompa
nessuno degli oggetti preziosi che vi sono contenuti
Ma è inevitabile che faccia dei rumori
E, improvvisamente, compare una donna
Sembra una governante o una custode
Mi invita a cercare di fare silenzio
e poi mi dice che stanno tutti riposando,
poiché è l'ora della siesta
Tutti chi?, chiedo io in un sussurro
Ma il professore e tutti i suoi ospiti!, fa lei quasi dicendo un'ovvietà,
mostrandosi stupita che io non sappia
Il Professore!, qualcosa di vago mi s'accende in testa
Forse so di chi si tratta!
Che non sia quel grande personaggio che ho conosciuto in passato
e che ha impresso una forte impronta in me?
Grande cultura e grandissima intelligenza, umanità anche,
ma contornato da una coorte di personaggi ambiziosi
e non sempre alla sua altezza, culturalmente parlando
Sono emozionato e, al tempo stesso, imbarazzato
per essere penetrato nella sua dimora,
insalutato ospite e, per di più, con un bimbetto
che con le sue frigne può disturbare l'atmosfera del cenobio
A poco a poco ecco comparire gli ospiti,
sbadiglianti senza alcuna solennità
e strascicando piedi pantofolati
E poi Lui
Sì, lo riconosco! Vorrei prostrarmi ai suoi piedi
Dirgli: Eccomi qui, Maestro, sono tornato!
Ma Lui rimane distante,
non mi ha visto, o forse mi ha visto di sottecchi
e mostra di non vedermi
E attorno a lui si agita la folla dei suoi Seguaci,
non tutti di animo puro
Il mio bimbo (sì è proprio il mio!)
è l'unico essere in tenera età
in questo consesso di adulti gravi e pensosi,
anche se non solenni 
per via delle nebbie del riposino pomeridiano
Ed io sono alle prese con lui,
desideroso di tenerlo a bada,
di distrarlo e renderlo contento,
ma anche evitando che rompa qualcuno dei tesori
che adornano le stanze
C'è una grande vasca in una stanza
illuminata da una grande finestra a  soffitto
e qui crescono papiri e grosse carpe screziate
si agitano senza tregua
Il bimbo casca nell'acqua
a faccia in giù
Cerco di riprenderlo, ma faccio fatica
E poi quando lo tiro su
è un peso morto
Mi accorgo con orrore che la parte superiore della sua testa
è scoperchiata, come dopo un'autopsia,
e che si intravedono le circonvoluzioni cerebrali
nascoste sotto le pie membrane
Cerco di rianimarlo, ma senza alcun risultato
Solo in quel momento gli ospiti sembrano perdere la loro flemma olimpica
per iniziare ad agitarsi

Mi ritrovo alla guida di un'ambulanza
che sfreccia con la sirena in funzione
verso un ospedale
e penso che andrà tutto bene

 

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27 settembre 2022 2 27 /09 /settembre /2022 08:15

Questa annotazione fu scritta e lanciata su Facebook il 27 settembre 2021.
La recupero qui.

In canoa (Maurizio Crispi)

(27 settembre 2021) Questa notte ho sognato che andavo in canoa.
Mettevo in acqua la mia canoa personale (la vecchia canoa olimpica in vetroresina gialla, non quella che acquistai successivamente per diporto costiero) da una grande piattaforma in mezzo al mare, una struttura galleggiante alta e turrita come un castello.
Mi mettevo in mare e cominciavo a pagaiare con vigore
I muscoli guizzavano nel movimento alternato, il sudore scorreva sulla pelle e mi inondava gli occhi
La superficie del mare, scintillante sotto il sole, era totalmente piatta
Le condizioni ideali per la canoa olimpica, notoriamente instabile
Tuttavia, ogni tanto, senza nessuna ragione apparente, si levavano delle onde, dei grandi rigonfiamenti sulla superficie altrimenti piatta come una tavola, come se un leviatano del mare fosse sul punto di riemergere spostando una massa d’acqua pari a quella del suo corpo. Davanti a queste perturbazioni, non mi perdevo d’animo e, ogni volta, con un senso di grande euforia, cavalcavo l’onda, raddoppiando la mia velocità, ma stando attento a non lasciare che la prua affondasse troppo nel cavo che si creava davanti al fronte dell'onda
Questi momenti mi davano un sensazione di grande euforia e. pur impegnato a mantenere l'equilibrio e la rotta, gridavo di gioia, a pieni polmoni
E poi riprendevo con la mia tranquilla velocità di crociera
Arrivavo ad una città costiera
Approdavo e, dopo aver tirato a secco la canoa, mi incamminavo in esplorazione
La città era fatta di case tutte intonacate di bianco e di strette viuzze con il selciato di pietra

Arrivavo così ad un suq: qui mi immergevo in una folla variopinta e vivace, chiassosa, ognuno intento ai suoi affari
Nessuno mi prendeva in considerazione
Non parlavo con nessuno
Ero come invisibile
Ero uno straniero, senza patria e senza parte

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25 settembre 2022 7 25 /09 /settembre /2022 07:15
Incendio negligente su Viale della Regione Siciliana (foto di Maurizio Crispi)

Dovevo andare alla celebrazione della messa
in memoria di mio fratello
che si sarebbe tenuta
nella cappella d’un grande ospedale
Quando arrivavo ero distolto da questo obiettivo
dal dover portare a compimento, prima, 
alcune pratiche di tipo fiscale
Mi aggiravo quindi lungo  interminabili corridoi, 
affacciandomi in molte stanze
dove regnavano sovrani caos e disordine,
portando il carico di enormi faldoni
pieni di documenti
di cui non capivo nulla
e lasciandomi dietro una scia
di pezzi di carta, stropicciati
e ricoperti di oscuri geroglifici,
che andavano sfuggendo
da quei faldoni sovraccarichi
Arrivavo dal commercialista
e posavo sul suo tavolo il mio fardello
Lei (era una donna) 
guardava prima me,
poi i faldoni, inarcando il sopracciglio,
e senza mezzi termini
mi diceva: Eh! Così non ci siamo proprio!

 

Riprendevo le mie peregrinazioni 
all’interno dell’ospedale
Entravo e uscivo dai reparti
alla ricerca di mio fratello e della cappella 
Mi ritrovavo in una stanza di rianimazione
e un’infermiera veniva verso di me
spingendo un grande letto a ruote
drappeggiato di panni verdi chirurgici
Era inquietante
Non capivo se sotto quei drappi
ci fosse un paziente
oppure se il letto fosse vuoto,
pronto per me
Scappavo da lì, spaventato,
pensando che mai sarei riuscito 
ad arrivare in tempo per la messa in memoria
In questo mio vagare,
incrociavo anche mio fratello in carrozzina,
sospinto dal suo badante
Quindi Tatà era ancora vivo,
c’era pure lui!
Eppure, sapevo che era morto
Anche lui stava andando alla messa in memoria (ma di chi poi?)
Cominciavo a dubitare
su chi fosse morto
e su chi fosse ancora in vita 
Poi, le nostre strade divergevano di nuovo

 

Per recuperare tempo
decidevo di percorrere una via sotterranea
dove scorreva a serpentina 
un enorme tappeto su rulli
come i marciapiedi mobili 
che si vedono negli aeroporti
o in certe stazioni ferroviarie moderne
Solo che questo serviva a raccogliere i rifiuti solidi
che arrivavano dai reparti di cura sovrastanti
In altri termini, mi ritrovavo
dentro la cloaca dell’ospedale
Ad intervalli irregolari da grandi bocchettoni
cadevano grumi di rifiuti indifferenziati
Io cercavo di modulare la mia andatura,
accelerando il passo o rallentandolo,
per evitare di esser centrato dalle deiezioni
ma di rado ci riuscivo e venivo di continuo beccato in pieno
da quelle masse puzzolenti
Era davvero uno schifoda cui non vìera scampo 
e speravo 
che questo arduo percorso sarebbe finito presto
Arrivavo avventurosamente alla cappella:
mi dicevano però che la celebrazione 
non si sarebbe tenuta li,
ma in un differente luogo di culto,
sempre all’interno dell’ospedale, 
anche se meno conosciuto
E riprendevo a cercare
Mi sembrava di dover fare il giro del mondo,
mentre un Dio crudele si beffava di me

 

Giungevo tutto trafelato alla seconda cappella
Mio fratello se n’era già andato
Tutti erano andati via,
persino il prete
Lì, non c'era più niente per me
Le panche erano state ammassate tutte da un lato
Il pavimento era cosparso di rifiuti
le candele e le lucine devozionali erano state spente
S'avvertiva greve un lieve sentore 

di decomposizione e di morte
che promanava da ghirlande e cuscini di fiori
precocemente appassiti, gettati alla rinfusa in un angolo




Riprendevo a camminare lungo un'altra serpentina
di marciapiede mobile
Dai bocchettoni sempre presenti
cadevano adesso fiotti di sabbia e polvere di cemento
Pensavo che sarebbe stata
una buona occasione 
per fare rifornimento di cemento per i miei lavoretti
Almeno, in tanta confusione, 
qualcosa di utile!
E ne raccoglievo un sacco

 

Si faceva subito avanti un tipo,
un levantino
segaligno e dalla carnagione olivastra
chiedendomi il pagamento 
in contanti però, cash!
Dicevo: Quanto?
E lui: Otto euri!
Mi sembra troppo per un solo sacco di cemento!, faccio io
No, è quello che è! 
Prendere o lasciare, replica lui,
implacabile e avido 
Rassegnato, ho cominciato
a ravanare dentro una tasca 
alla ricerca di monete,
tirandone fuori una manciata di diverso valore
Il Levantino ha proteso verso di me
una mano sporca come può esserla
quella di chi passa tutto il giorno
a maneggiare denaro
Le unghie erano adunche e orlate di nero
Devo trattenere un conato di vomito
per quanto mi fanno schifo
Comincio a contare i denari
per poterglieli passare
evitando un contatto diretto
con quella mano lurida
In effetti ci riesco
Una moneta da un euro e una da cinquanta cent 
riesco a posarle sul palmo del tizio
rivolto verso l’alto
Nel mentre, però altre monete cascano giù
S’avvicina subito,
tale e quale un avvoltoio,
un tipo maghrebino,
dalla faccia intagliata
e in abiti tradizionali,
carico di carabattole di scarso valore.
di ombrelli e di occhiali da sole
(pronto per tutte le evenienze climatiche)
che porta in giro per la vendita
(è un vu cumprà, per usare un termine politicamente scorretto)
Ma è anche un rapace
Ha subito adocchiato le monete a terra
e si china repentinamente 
nel tentativo di ghermirle
Levati!, gli urlo infuriato 
spintonandolo via
Recupero le monete
e riprendo la conta
facendole cadere una ad una 
sul palmo lurido del Levantino
Conto sino a 6 euri e cinquanta centesimi
e mi fermo
Il Levantino mi dice: Non hai finito, bello mio!
Ancora mi devi un euro e cinquanta!

 

Cazzo, questi te li ho già dati prima!
Non te ne ricordi?
Prima che mi cadessero le altre monete per terra.


No no! Non mi hai dato proprio niente!, fa quello,
condendo la frase con un sorrisetto di supponenza e mellifluo
dietro il quale intravedo
il ghigno del Lupo Cattivo,
irto di denti affilati

 

Mi adiro e m’infurio
Mi metto a gridare
Gli metto le mani addosso
Gli strizzo le guance tra le dita
come se volessi strappargli le carni
da quella faccia di merda che si ritrova
Ora ti faccio vedere io, 
stronzo che non sei altro!, grido,
io stesso spaventato da questo accesso di ira non usuale

 

E qui il sogno finisce

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22 settembre 2022 4 22 /09 /settembre /2022 10:56
foto di Maurizio Crispi

Sono in una qualche scuola
Devo lavorare come consulente esterno 
con il gruppo degli insegnanti
Mi ricordo dei tempi del mio lavoro 
al servizio per le tossicodipendenze
quando tra i compiti istituzionali 
ci era richiesto di fare prevenzione nelle scuole superiori
Sono andato in moto
e lo lasciata parcheggiata
con le chiavi attaccate
Si avvicina una delle insegnanti
- forse é la preside -
Tocca la chiave malaccortamente
e la moto parte da sola
cominciando a correre di qua e di lá
come un cavallo imbizzarrito
Una scena degna di una comica finale
Alla fine il trabiccolo si schianta contro un muretto
e vado a recuperarlo
Fortunatamente, non é successo nulla,
ma si tratta di una moto ben bizzarra
In realtà ha la struttura di una bici da corsa
che ha avuto montato sopra 
un motore a scoppio a due cilindri,
gigantesco
Mi accorgo che le ruote sono un po’ sgonfie
e mi adopero per gonfiarle
cercando - ma senza trovarla -
una pompa per bici
Le cose si complicano
Dico alle insegnanti
che é meglio che si limitino 
a fare le insegnanti 
e che non si improvvisino psicologhe
ma poi sul più bello
scompaiono tutti
insegnanti ed allievi
inghiottiti da una vasta aula
dove viene celebrata la messa quotidiana
E dove si recita il rosario
Vado fuori per recuperare la bici-moto
E lì, nella corte interna,
mi accorgo che dei tizi 
mascherati da lavoratori ecologici
con giubboni catarifrangenti addosso
se la sono caricata su di un automobile
e se la stanno portando via
Li inseguo a grandi falcate, 
gridando
Loro si fermano e mi guardano 
sogghignanti e sfottenti
Via, dicono, non c’è bisogno
di fare così!
Come minimo vi denuncio!, 
esclamo io adirato,
Siete degli avanzi di galera!
Dentro il portabagagli dell’auto 
ci sono anche dei pezzi di altre auto
Scarico anche quelli
I tipi se ne vanno
ed io rimango da solo 
con la mia bici-moto
e un’accozzaglia di pezzi di ricambio d’auto,
soprattutto parti di carrozzeria
Che fare? Che ne farò?


Foto di Maurizio Crispi

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18 settembre 2022 7 18 /09 /settembre /2022 09:03
binari (foto presa dal web)

Ho intrapreso un viaggio in treno

 

La linea ferrata si allontana dalla città
e s’addentra in un territorio sconosciuto

 

Ora sta seguendo il fondo
d’un canyon scosceso e profondo
Quando arriva alla fine,
la stretta gola si apre
verso il mare scintillante
e su una cittadina antica,
tutta raccolta attorno ai ruderi di un tempio,
greco o forse ancora più vetusto,
risalente al tempi dei Grandi Antichi
Intensa è la mia meraviglia
nel contemplare questo manufatto
e il perfetto amalgama di forme di epoche differenti

 

Scendo nella piccola stazione
e, poiché sono sprovvisto del documento di viaggio
per il ritorno, vado alla biglietteria
L’impiegato è distratto e scostante
A stento mi ascolta
Insisto e, a poco a poco,
gli cavo dalla bocca informazioni utili
Per tornare indietro da dove sono venuto
c’è soltanto un treno notturno
Ma ciò che di più mi preoccupa
é il costo spropositato del biglietto
che ammonta a qualche centinaio di euro
e non ho con me questa cifra

 

Che fare? 

 

Mi dicono che, se raggiungo a piedi
la zona portuale,
potrò imbarcarmi su di un vascello
in procinto di partire verso il mio Paese
Così, mi incammino a piedi,
trasportando sulle spalle uno zaino pesante
Il percorso è complicato
e c’è da districarsi in un fitto tappeto
di automobili e di altri mezzi a trazione animale,
e poi bici, risció e tuctuc 
Un’autentica gimkana 

 

Non so se ce la faró 
a raggiungere la mia destinazione
Arranco, senza perdermi d’animo

 

Mi godo l’attimo
nella continua transizione
tra presente e passato

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11 settembre 2022 7 11 /09 /settembre /2022 16:19
Pietanza addobbata con quel che c'è a disposizione (foto di Maurizio Crispi)

Mi ritrovo in un banchetto
con molti invitati
C’è anche mio fratello,
accompagnato dal badante mauriziano

 

Questo convivio è una sfida
Io sono al tempo stesso anfitrione e cuoco
Mentre mi do da fare
per accogliere gli ospiti, 
sono indaffarato ai fornelli
e per ciascuno di loro devo preparare
una pietanza diversa
Metto tanta roba sul fuoco
in pentolini e tegamini differenti,
ma non riesco a cuocere per bene
nessuna pietanza
più che altro sto lì a pasticciare,
senza costrutto

 

Compare all’improvviso 
uno che conosco su Facebook
e usa un nick 
che rimanda ad un famoso capo pellerossa
Hugh! 
Porta con sé un calumet 
(della pace auspicabilmente)
È accompagnato da una squaw,
dal volto rugoso e rinsecchito,
come un pezzo di legno antico
Il capo indiano mi dice, indicandola:
Questa è Emma!
Io replico: È tua madre?
No - fa lui - mia moglie!
Il Grande Capo non fa una piega
Io mi sento a disagio,
avendo scambiato la moglie per la madre

 

Intanto, chiuso questo intermezzo,
io e i convitati
rimaniamo congelati in una perenne attesa
senza mai potere mangiare

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9 settembre 2022 5 09 /09 /settembre /2022 08:36

Ho sognato che stavo facendo un tour fotografico nella mia città,
assieme a mio figlio
Camminavamo e scattavamo foto,
non le stesse, ovviamente
Ognuno fotografava ciò da cui era attratto
Talvolta ci trovavamo a puntare l'obiettivo
nella stessa direzione
ma ognuno - di uno stesso soggetto -
dava una sua personale interpretazione
Non era una gara, ma piuttosto un'attività condivisa,
sulla base d'un interesse comune
Girando e rigirando
arrivavamo in un angolo sconosciuto ed insolito
Era una via stretta e tortuosa,
una specie di budello, delimitato da alte pareti,
da entrambi i lati,
senza né finestre né porte.
Una targa diceva "Via dei Calli"
Ero sorpreso
Mai sentito dire d'una simile via
 

MI ricordai soltanto
di una corsa estrema a piedi attraverso gli USA
da ovest ad est,
dal Pacifico all'Atlantico,
e questa corsa pur avendo la sua denominazione ufficiale,
si conquistò il nomignolo di "Bunyon Derby",
ovvero di "Il Derby dei Calli",
poiché i suoi primi partecipanti,
dotati di scarpe non esattamente tecniche
come quelle odierne,
oltre all'onore e alla gloria
(e, per i primi, anche ai premi in denaro che, alla prima edizione,
mai vennero corrisposti dagli organizzatori truffaldini)
si conquistarono sontuosi calli ai piedi
E mi ricordai anche che, da piccolo,
quando deformavo le parole, per crearne di mie,
nello sforzo di dar vita ad una mia originale neo-lingua,
chiamavo i marciapiedi "Marciacalli",
un tipico esempio linguistico in cui la singola parte
diventa equivalente del tutto (eheeheh)
Mi sovvenne anche la mia ilarità infantile,
quando per la prima volta sentii parlare di Caracalla,
antico imperatore di Roma
dai molti nomi che ora non ricordo,

così chiamato per via del sobrio mantello celtico che usava indossare,
ma questo io da piccolo non lo sapevo
e fantasticavo semplicemente
che egli avesse cari i suoi calli
e che, in qualche modo li avesse nobilitati,
portandoli sin dentro il suo nome imperiale
Ma non potei non pensare anche alle Calli veneziani,
quando io, appena dodicenne,
accompagnato dalla mamma,
in uno dei nostri viaggi assieme,
mi ritrovai a vagare lungo tortuose vie,
selciate di pietre antiche,
accompagnando questi percorsi

da scoppi continui di ilarità, poiché pensavo
che camminando lungo queste calli
stavo di continuo pestando i calli a secolari dignitari
della Serenissima 
 

Insomma, io e mio figlio
eravamo all'inizio di questa via dei Calli,
alquanto stupefatti
e desiderosi di fotografare l'insolito che irrompeva
così all'improvviso nelle nostre vite
e ci abbiamo dato sotto
esplorando con gli obiettivi
ciò che si parava davanti al nostro sguardo,

quasi che gli strumenti ottici
fossero una propaggine tecnologica dei nostri occhi

Nella dura pietra si stagliavano le impronte di piedi callosi
ed erano posati, sparsi qua e là,
anche dei calchi in materiali pregiati di piedi famosi

deformati da calli e callosità varie
E poi, appese alle pareti della tortuosa via
c'erano delle piccole teche contenenti in esposizione
un ricco repertorio strumenti ed accessori 
di diverse epoche storiche,
utilizzati e ancora utilizzabili

per asportare i calli più floridi
Più in là, aveva inizio un'esposizione fotografica
di piedi di Famosi con calli di varie fogge e dimensioni
A circa metà della viuzza s'apriva una scala a chiocciola
che portava chissà dove ed ogni gradino era decorato
con immagini di piedi deformati e distorti dai calli,

realizzati a mosaico
Anche le pareti del vicolo erano istoriate da enormi graffiti e murales
di writer metropolitani,
tutti raffiguranti piedi callosi
ritratti con tecniche realistiche, quasi fotografiche,
ma anche in modi fantasiosi,
con stilemi futuristi o alla Picasso prima maniera


Ecco, il mio sogno era tutto qua
Non c'è un seguito, perché proprio sul più bello
dell'esplorazione
mi son svegliato,
accompagnato dalla vivida impressione
di queste immagini meravigliose di questa Via dei Calli


Mi piace molto il fatto che la Via dei Calli
in questi nostri tempi tristi
mi abbia portato a pensare a Caracalla,
poiché egli fu autore della Constitutio Antoniniana
che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero
che fossero di condizione libera
 

Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto (in latino: Marcus Aurelius Severus Antoninus Pius Augustus; Lugdunum, 4 aprile 188 – Carre, 8 aprile 217), nato Lucio Settimio Bassiano (in latino: Lucius Septimius Bassianus), conosciuto anche come Marco Aurelio Antonino Augusto (in latino: Marcus Aurelius Antoninus Augustus) dal 198 al 211 ma meglio noto con il soprannome di Caracalla, è stato un imperatore romano, appartenente alla dinastia dei Severi, che regnò dal 198 al 217, anno della sua morte.
Importante provvedimento preso durante il suo regno, fu la Constitutio Antoniniana, che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'Impero di condizione libera. L'estensione della cittadinanza fu una spinta importante all'uniformazione delle amministrazioni cittadine: spariva la gerarchia fra le città e ormai la differenza fra i sudditi dell'Impero non era più sul piano della cittadinanza, ma sul piano del godimento dei diritti civili, fra honestiores e humiliores.

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8 settembre 2022 4 08 /09 /settembre /2022 08:03
Dialogo con l'ombra (selfie dell'ombra - foto di Maurizio Crispi)

Mi sono assopito sulla sdraio
mentre ero intento nella lettura,
accarezzato da una brezza lieve
il libro scivolato sulle gambe
ma sempre tenuto stretto dalle mani
Mi sono svegliato di soprassalto,
sentendo una voce conosciuta
che mi chiamava per nome
“Mauri!”, ha fatto quella voce,
una sola volta
E poi di nuovo,
"Ehi, Patatoski!"
E poi basta
Ho guardato giù per strada
Nessuno!
C'era solo la carezza continua del vento
sulla pelle e nelle orecchie,
il fruscio delle foglie e poi silenzio
Ho strizzato gli occhi,
per capire se qualcuno si muovesse
nell'ombra fitta degli alberi
Nessuno!
Eppure quel richiamo
era stato così vivido e reale,
benchè io sia un po' duro di orecchio!

Ero desto
oppure sognavo?

 

(Proverbi, 30, 18-19)
Tre cose sono per me così misteriose
che non le comprendo:
il percorso dell'aquila nell'aria,
il sentiero del serpente tra le rocce,
la rotta della nave in alto mare.
E ce n'è soprattutto una quarta:
la via dell'amore tra un uomo e una donna.

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1 settembre 2022 4 01 /09 /settembre /2022 10:46
La spiaggia di Modello al tramonto (2009) - foto di Maurizio Crispi

Facevo una passeggiata
lungo una spiaggia che mi è molto cara
e dove non vado da tempo immemore

 

Il suo aspetto era quello autunnale,
della triste smobilitazione, dopo la frenesia dell’estate,
ma anche della restituzione alla bellezza

 

Molti capanni e chioschi abbandonati,
alcuni in rovina e fatiscenti,
e grandi dune di sabbia
create dal vento e dalle mareggiate
Il mare era uno specchio tranquillo,
se non per ondulazioni ampie
che si creavano dal nulla
sulla sua azzurrissima superficie
e un attimo dopo svanivano,
come se giganteschi cetancei
si muovessero appena sotto la superficie

 

Vedevo anche enormi iceberg
spiaggiati,
scintillanti ed erosi dai venti
fino a formare l’apparenza
di audaci architetture
con archi rampanti e torri svettanti,
audaci scalinate
e finestre a bifora,
dalle colonne finemente cesellate

 

C’erano solo pochi bagnanti sparsi
ma abbigliati in modo strano,
come se dovessero andare
ad un eccentrico ballo in maschera
in uno di quei palazzi di ghiaccio
ed anche altri radi frequentatori,
in cammino come me

 

Ero con un mio amico,
morto da molti anni
Ero contento di vederlo
e fwlice che fossimo insieme
in questa passeggiata,
come nelle nostre corse condivise
in un lontano passato

 

Ci fermavamo in un anfratto
riparato dal vento
ed io cominciavo a rovistare
dentro al mio fedele zaino
alla ricerca di qualcosa
che desideravo mostrare al mio accompagnatore
Così facendo tiravo fuori
una quantità di oggetti
da lungo tempo dimenticati
di cui non ricordavo più l’esistenza
ed anche molti altri inutili ammennicoli
che mi meravigliavo di possedere
C’erano i cofanetti vuoti
di due opere I millenni
tutti stropicciati e ammaccati
per via della lunga permanenza nello zaino
Poi, una grande quantità di spille di sicurezza,
di tutte le dimensioni

 

Pensavo che era ora di liberarmi di tutto
per potere procedere libero e leggero
Il mio amico mi guardava,
celato dietro occhialoni da sole,
e non proferiva parola,
enigmatico

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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