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Ho visto le strie chimiche
E, poi, una grande croce bianca
stagliarsi nel cielo,
intersecato dal volo
segmentato e nervoso delle rondini
Ho anche visto
una grande forma di cacio
Aveva un aspetto gustoso
e avrei voluto subito addentarla
come un topino vorace
e scavarmici dentro una tana confortevole
Ma, per questa volta, l’ho lasciata andare
Sui rami spogli si posano i merli,
conversando tra loro
Piume disperse giacciono a terra
Forse sono il resto
del banchetto dei gabbiani predatori
Una superba parete di falso gelsomino
ha attratto la mia attenzione,
stordendomi con la sua dolcissima e pesante fragranza
Per oggi, non c’è altro, direi
Così mi pare, almeno
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Il cielo è ammantato da un velo di nubi
Il silenzio è ancora profondo
Ma sento anche il tubare insistente di piccioni ciarlieri
Superfici riflettenti convesse
riflettono il mio sguardo
E poi una grande poltrona rossa reclinabile,
con elevatore meccanizzato
si erge spaventosa sul marciapiedi
Potrebbe essere il mostro alieno che divora il passante incauto
In ogni caso, rappresenta bene
questa nostra città che solo
riesce a produrre volatili ed inutili monumenti
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