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20 ottobre 2023 5 20 /10 /ottobre /2023 06:56
Santa Irene

Oggi è il 20 ottobre ed è il giorno dedicato a Santa Irene. 
Quindi era il giorno in cui ricorreva la piccola festa familiare per celebrare l’onomastico della mamma. 
Era un giorno speciale in cui tanti della famiglia, anche se in orari diversi della giornata, venivano da noi, come anche tanti altri ed altre che ci tenevano a farle gli auguri.
Mio fratello, alla vigilia, mi ricordava sempre di trovare un regalino per lei. 
E poi, siccome lo consideravamo un giorno speciale, c’erano i dolci oppure una piccola torta. 
Era bello. 
Era un giorno spensierato. 
E quindi, anche adesso, che la mamma non c’é più (e non c'è più nemmeno mio fratello), io continuo a ricordarmene e a celebrarlo in silenzio, anche se ormai - in queste occasioni che potrebbero essere rievocative o celebrative - nemmeno con i miei cugini ci incontriamo più.
Fu mio nonno a volere per la mamma il nome Irene (che peraltro era già in famiglia perché lo portava una sorella della nonna). 
E perché il nonno volle proprio quel nome? 
Alla nascita della mamma (8 marzo 1918) la I Guerra Mondiale era ancora in corso e dunque lui volle fortemente questo nome come augurio per una prossima pace tra i popoli. 
Il nome Irene è di origine greca ed era quello portato dalla dea della Pace.
Eirene o Irene (in greco antico: Eἰρήνη, Eirḕnē) era nella mitologia greca la dea della pace, di cui costituisce la personificazione. Figlia di Zeus e di Temi, era una delle Ore. Il corrispondente nella mitologia romana era Pax.
E credo che mio nonno pensasse a questa simbologia del nome piuttosto che alle caratteristiche della Santa che, comunque, sono pure interessanti.

 

Irene di Tessalonica, o Irene di Salonicco (Aquileia, III secolo – Salonicco, 304), fu una cristiana che subì il supplizio a Tessalonica; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa.
Irene era la più giovane di tre sorelle; le altre due erano Agape e Chionia. Secondo la tradizione, questi non erano i loro nomi originali: divenute cristiane, furono battezzate e furono loro attribuiti i nomi di Agape, nome con il quale i Greci chiamavano la Carità, la stessa predicata da Paolo di Tarso durante i suoi viaggi; Chionia, che in greco significa neve, a ricordo della purezza; e Irene, che simboleggia la pace. Esse vivevano ad Aquileia ed erano figlie di genitori pagani.
Oltre che ornate di virtù, le tre sorelle dovevano essere anche molto ricche e di nobili origini.
Agape, Chionia e Irene furono sempre additate come modello di santità, da parte degli altri fedeli; alla giovanissima Irene furono addirittura affidati i Libri Sacri contenenti la parola di Dio, ed ella fu sempre una custode affezionata e scrupolosa: li depose dentro delle cassette e li posò insieme ai tanti scrigni che racchiudevano i suoi innumerevoli gioielli.

La cosa curiosa è che il sogno che segue è delle prime ore del 20 ottobre 2012, giorno dell'onomastico di nostra madre

Maurizio Crispi

La mamma (foto di Maurizio Crispi, 8 marzo 1990)

Sognavo di essere a casa di mio fratello che prima era anche di mia madre e quella dove ho abitato anche io [e dove sono tornato ad abitare da alcuni anni

C'era dovunque una grande confusione, tutto era fuori posto

Poi, mi rendevo conto che gran parte delle cose (mobili e suppellettili) venivano proprio dalla stanza della mamma che, dopo la sua morte, è rimasta così com'era

Forse, come una specie di tempio: sappiamo che c'è, ma non c'entriamo mai: solo una volta alla settimana vengono fatte le pulizie e si fa arieggiare

Io sono propenso a non cambiare niente: in fondo che motivo ce ne sarebbe?

La stessa cosa vale per mio fratello

Eppure, era tutto sottosopra

Andavo nella stanza a sbirciare

La porta era aperta (solitamente sta chiusa) e, all'interno, non c'era più il solito arredo di sempre, ma era arredata come un'anonima stanza da letto realizzata con semplici mobili di Ikea [orrore!]

Pareva più che altro una stanza d'albergo, senza nessun segno di vita vissuta

Pensavo di primo acchito che fosse stato il nostro collaborante domestico a fare tutti questi indesiderati cambiamenti, desideroso di farsi una camera tutta per sé

Assurdo! - riflettevo tra me e me - Che motivo ce ne sarebbe visto che la sua stanza già ce l'ha?

Era tutto confuso, però, e non riuscivo nemmeno a ragionare con lucidità, immerso com'ero in quella gran confusione

Più avanti, senza avere ancora risolto il mistero di come si fosse arrivati a quel punto, cercavo di fare ordine nel caos

Prendevo le cose le spostavo, cercando di catalogarle e chiedevo al nostro collaborante se avesse fatto delle foto della stanza prima di rimuovere tutto quanto, in modo tale da avere delle indicazioni su come ricollocare gli oggetti nella loro posizione originaria

Il collaborante si risentiva di questa mia domanda, come se lo rimproverassi

Mi sentivo angosciato, perché non riuscivo a ricordare come fossero disposti alcuni degli oggetti, ma ce n'erano anche altri che non corrispondevano a nessun mio ricordo

In questa fase del tentativo di riordino, mia madre era accanto a me e mi dava dei suggerimenti

Era come se con la sua presenza benevola mi volesse dire che non sono gli oggetti in sé, mantenuti come in un museo, ad essere importanti, ma che vale di più la memoria delle persone che si serba viva dentro di noi

Ero distratto di continuo da piccoli eventi microscopici

Vedevo un piccolo ragno esotico zampettare sul pavimento e cercavo di catturarlo, ma senza successo.

Ed ero incurante del pensiero che potesse essere velenoso

è un sogno di dolcezza e tristezza…
la tua mamma ti dice di andare avanti: anche se è assente, sarà sempre presente nella tua vita, a prescindere dagli oggetti…
In fondo, è un sogno bello, con tua madre al tuo fianco a mettere a posto le cose, no?

Anita Riotta

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20 ottobre 2023 5 20 /10 /ottobre /2023 06:43
Sogno (selfie con effetto speciale, foto di Maurizio Crispi)

Dopo tanto tempo sto gareggiando

 

Dirò anche che sto partecipando 
ad una podistica di 10 km
in una piccola cittadina siciliana
(potrebbe essere Balestrate)
C’è Pino Giordano che segna i passaggi
(ma non c’è accanto a lui 
l’amico Pino Sutera 
che è mancato qualche tempo fa)
Corro corro e corro
Ma siccome é tanto che non corro
vado veramente lento,
sempre più a rilento,
e sono l’ultimo
anzi l’ultimissimo della fila
(alcuni direbbero tapascione,
altri filosofo delle retrovie)
Avevo capito che bisognava fare due giri
ma, quando con immane fatica
arrivo al secondo passaggio,
il Pino mi dice che c’è da fare un terzo giro
e aggiunge: Mauro non ti preoccupare!
Ti aspetto!
Prenditi il tempo che ti serve!
Io vado, continuo ad andare,
ma sono davvero stremato,
sfibrato e con la lingua di fuori

 

E vado avanti per questo terzo giro
che è diventato come un calvario
Mi accorgo lungo il percorso
che gli addetti (lo staff di volontari)
stanno smobilitando e mettendo via tutto
Sicché - senza punti di riferimento -
è anche diventato difficile orientarsi 
prendendo la strada giusta
laddove vi sono delle biforcazioni
Vado avanti anche 
davanti ad anomalie evidenti,
quando si deve passare 
attraverso delle case abitate
con gli arredi e tutto quanto,
compresi vasi fioriti e tendine alle finestre
Non ci capisco nulla

 

Eppure continuo ad andare avanti
trafelato, ansimante,
sentendomi le gambe di piombo
e impossibilitato a volare
e poi la sete che mi attanaglia la gola
Dio, che sete!

 

(Volare oh oh 
cantare oh oh oh 
nel blu dipinto di blu 
felice di stare lassù
)

 

Sentivo in bocca
una devastante arsura
che cresceva e cresceva
(non c’era nessuno in giro
a cui chiedere un bicchier d’acqua)
e tuttavia continuavo ad andare
prolungando all’infinito la mia agonia
e sognando di un traguardo
che sembrava allontanarsi sempre di più 

 

(Volare oh oh 
cantare oh oh oh 
nel blu dipinto di blu 
felice di stare lassù
)

 

Poi, mi sono svegliato
mi son levato dal letto
che pareva diventato 
un letto di Procuste
e sono andato a bere
due gran bicchieri di acqua di rubinetto
Com’era buona!
Anzi, buonissima!

 

(Volare oh oh 
cantare oh oh oh 
nel blu dipinto di blu 
felice di stare lassù
)


E questo è stato un sogno dolce-amaro
Eppure non mi arrendevo,
continuavo a lottare
e a tirare la carretta,
inseguendo un traguardo 
che si faceva sempre più lontano,
irraggiungibile
evanescente
Illusorio

 

Eppure avevo fiducia
Pino, il grande Pino,
mi aveva detto che mi avrebbe aspettato


 

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17 ottobre 2023 2 17 /10 /ottobre /2023 07:16

Si narra che tre ragazze arabe provenienti dalle montagne avessero un solo grande sogno: quello di bere il tè nel Sahara; per questo misero assieme tutto il denaro che avevano e si fecero portare nel deserto, dove di duna in duna andarono in cerca si quella più alta: verranno poi ritrovare da una carovana nella stessa posa in cui si erano addormentate, con le tazze piene di sabbia.

Il Té nel deserto

L'onda perfetta

C’è qualcuno
che vive alla ricerca dell’onda perfetta
ma è semplice
l’onda perfetta non esiste
Esistono, sì, delle circostanze
che, a volte, interagiscono
in modo perfetto,
creando il caso,
pressoché unico e irripetibile
Quindi la ricerca dell’onda perfetta
è - in sé - vana e futile
Se la cerchi, non la troverai mai
Se l’aspetti, non arriverà mai

 

Puoi spendere tutta la vita, invano,
aspettando l'onda perfetta di Daniel Alexander Dolphin,,
cercando il volo perfetto di Jonathan Livingstone Seagull,
cercando di arrivare alla duna più alta
dalla quale contemplare il deserto all'alba,
dove a sedersi per una cerimonia del The,
avendo la veduta più bella,
ma questa ricerca non avrà mai fine
(sarà sempre interrotta dalla morte
e il desiderio rimarrà inesaudito)
Invece, sei tu stesso a crearla,
quell’onda perfetta,
unica ed irripetibile,
solo se sei orientato nel modo giusto
(ricettivo, disponibile, aperto)
nei confronti del mondo
delle cose
delle persone
di te stesso
L’onda perfetta
sta tutta racchiusa
nell’incontro con la meraviglia
nell’incontro con il Dio delle piccole cose
È la pagliuzza d’oro
che brilla in mezzo a migliaia
di pagliuzze di mica
Anche nell’incontro con una mosca
che ti affligge con il suo ronzio molesto
può esserci la meraviglia
oppure nella foglia ingiallita
che cade fluttuando lenta
nella brezza autunnale

 

E dunque l’onda perfetta
è sempre lì a portata di mano,
a portata di te
Allunga la mano e prendila,
afferrala,
falla tua,
prima che ti sfugga per sempre

L'onda perfetta è, in verità, l'attimo fuggente

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16 ottobre 2023 1 16 /10 /ottobre /2023 06:56

La trascrizione di questo frammento onirico del 15 ottobre 2022. la pubblicai in un post sul mio profilo Facebook.
Come spesso mi capita, ho trascurato di trasferire questa mia nota diaristica qui sul mio blog.
Ed ora eccola!
Non è mai troppo tardi per rimediare!
E aggiungerò che quanto scrissi mi piace molto per la sua gioiosità e ariosità (qualità, ambedue, insolite nelle piccole, insulse, scritture)

Maurizio Crispi

In Francia - Aprile 2013

Sono in campagna.

Il mio terreno è vasto e si estende per diversi acri su terreni collinari ed ondulati (ma non è vero, si ho un terreno in campagna, ma non é certamente vasto e nemmeno è grande quanto il Bosco dei Cento Acri di Winnie the Pooh!)
Terra fertile ed irrigua, prati verde smeraldo, sentieri (anche questa descrizione é pura materia onirica, poiché il mio terreno è molto asciutto e pietroso!)
Mi alleno per un trekking e percorro delle tracce che si sviluppano lungo il perimetro della proprietà, scoprendo di continuo degli angoli inediti e delle vedute straordinarie. 
E' come se il terreno contenesse il mondo intero e più vasto (un mondo nel mondo)
Ci sono dei casali abbandonati, alcuni sono in legno, tipo dei padiglioni sulle dune
Altri sono strutture in muratura con appartamenti da tempo disabitati e in stato di abbandono, eppure forniti ancora di tutto il necessario, i pavimenti rivestiti da una coltre di foglie secche ed escrementi di topo.
Entro in alcuni di essi per esplorarli
Mi è sempre piaciuto esplorare i ruderi, penetrare al loro interno ed aspirare l'aria fresca ed umida che sa un po' di muffa
Poi mi ritrovo su di un terrazzamento delimitato da una ringhiera che mi appare come un unico belvedere di proporzioni titaniche quasi fosse una specie di muraglia cinese e qui mi metto a correre prima in un senso e poi nell'altro e, lungo questo camminamento, devo anche attraversare dei lunghissimi tunnel
Di nuovo ritorno in piena campagna e qui Black mi corre incontro festoso, caracollando, per poi scattare  all'inseguimento di due anatre (o oche) che cominciano a correre in modo buffo, starnazzando
Ecco che arriva un gigantesco cane da pastore tutto bianco, molto più grande di Black e, con tutta la sua mole, gli corre incontro, quasi a volerlo investire e calpestare, ma Black intende questa poderosa rincorsa verso di lui come invito al gioco e prende a fare delle corse nervose, accompagnate da finte e da repentini cambi di direzione
Poi, all'improvviso, arriva - chi sa da dove - un caprone, bianco, ed anche lui si mette a correre e capitombolare per nulla minaccioso. L'atmosfera è quella di un gioco condiviso ed io sono lieto che la mia campagna sia animata da tutte queste presenze viventi
Ci manca soltanto un asinello e potrei toccare il cielo con un dito
Mi sento pervaso da un senso di meraviglia
Al di là della mia recinzione vedo un casale diruto, un tempo utilizzato da pastori, e fuori addobbate su di un filo ci sono appese delle lenzuola candide che si agitano nel vento
L'aria è impregnata di buoni odori, di terra umida e di legna bruciata, e di un lieve sentore di stallatico

Mi sembra di essere in attesa del presepe vivente, prossimo venturo

 

Tutto qui (e poi vado in dissolvenza)

Gabriel in maschera da alieno (foto di Maurizio Crispi)

Gabriel in maschera da alieno (foto di Maurizio Crispi)

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16 ottobre 2023 1 16 /10 /ottobre /2023 06:19
Accura ca muzzico (selfie di Maurizio Crispi)

Ho con me una grossa borsa pesante
con tutte le mie cose dentro
(tutto ciò che mi serve
per la mia giornata di lavoro)
Vado ad un Centro di Salute Minerale
che è ubicato, 
come un tempo, 
in Via dei Cantieri numero zero
Non so perché io stia andando proprio lá
Quando arrivo c’è grande arrivugghio

(in siculo: trambusto e confusione)
Moltissima gente
utenti e operatori
Alcune facce nuove, altri conosciuti 
(ma per questi ultimi

il tempo non é stato clemente)
Sono in incognito
(in effetti, nessuno mi riconosce),
ho la mia borsa
che mi qualifica
e null’altro
Grandi stanze
che formano un labirinto intricato
Miriadi di pazienti e aspiranti tali
che formano lunghe code
e che mi guardano in cagnesco,
pensando che io sia uno di loro
e che voglia bypassarli
Sono un medico,
faccio io, alzando la borsa 
quasi fosse uno status symbol
Sì, vabbé!
reagisce qualcuno,
subito pensando all’imbroglio e al raggiro
da parte del solito furbetto di turno
Continuo nella mia ricerca
Scanso corpi sudati e puzzolenti
Sfioro bocche sdentate vocianti
da cui, assieme a torrenti di parole incomprensibili,
escono nuvole di saliva nebulizzata
e talvolta qualcosa di più 
(Aiutooo! Dove sono finito!)
A quanto pare è in corso
un contest indetto da big pharma
per la presentazione di un nuovo pharmacon 
(Miracoloso! La cura delle cure!)
e l’attenzione di tutti gli operatori 
è polarizzata sulla distribuzione di gadget e buffi cotillon,
e poi sul ricco buffet che seguirà 

 

Intanto io continuo ad aggirarmi
per quegli ambienti sovraffollati e densi di afrori,
come anima in pena
Arrivo ad un grande ambiente circolare 
pieno di scrivanie e grandi banconi
che fanno da separatori
tra il pubblico dei postulanti e i curanti
Qui i primi sono stati contrassegnati
da coccarde colorate rosse gialle verdi bianche e persino nere,
affisse sul petto e sulla testa, 
in taluni casi
Gli operatori indossano
ampi camici bianchi svolazzanti
aperti sul petto
e anche loro hanno delle coccarde
di diverso colore
(penso stranito 
che stiano ad indicare i diversi livelli
di competenza e di affidabilità 
rispetto alle diverse patologie affluenti)
C'è ressa, c'è confusione,
l'atmosfera si divide tra attonito stupore e attesa sospesa, 
affaccendamento senza scopo e tensione elettrica
Tant'è che c'è qualcuno che si alza di continuo dalla panca
e chiede se può telefonare a suo figlio 
perché è in pensiero per lui
Un altro entra ed esce dallo stanzone 
per andare a fare pipì
e ci sono anche due energumeni che si offendono a vicenda
e che poi vengono alle mani
Due colossi corpacciuti 
un Gargantua e un Pantagruel, 
poco bonari ma - in definitiva - inoffensivi
(tanto rumore per nulla),
che si scagliano l'uno contro l'altro
come due colossi di Rodi scesi dal loro piedistallo
Urlano e gridano, 
si accapigliano,
sferrano colpi,
ma nessuno punta a far male 
oppure osa una presa di bella
(una testata, un morso, un dito nell'occhio,
come erano le risse crudeli di un tempo)
Gli astanti nel vedere la lotta
si vivacizzano e puntano scommesse
mentre improvvisati broker si danno da fare
Un altro occupa l'attesa,
bevendo litri su litri di acqua da una bottiglia di plastica
e quando finisce va a riempirsela di nuovo dal rubinetto
per poi rimettersi assiso su di uno scranno
con le gambe esili
che scompaiono sotto un enorme ventre idropisico
e sembra un Buddha alieno
in meditazione
E c'è un altro che grida e sbraita,
vomitando un torrente di parole incomprensibili
e poi, ogni tanto, batte i pugni su di un tavolo, con gran fragore,
mentre un altro si scaccola con gravoso impegno 
per poi esaminare il contenuto di ciò che ha cavato dalle fosse nasali
e piazzarlo diligentemente sotto la seduta della seggiola che occupa

 

Un delirio, una tarantella e, ancora, un delirio,
tre, quattro passi nel delirio per poi passare alla controdanza 
in una successione repentina dalla comicità più estrema
ad una tragedia senza confini (con piccoli sprazzi di Butō),
e poi ritorno

 

In tutto questo io sono un senzacolore,
né paziente (o utente o cliente) e nemmeno operatore
Io, chi sono io?
Pensavo di saperlo prima,
adesso non più 
Vorrei proprio saperlo,
o che qualcuno me lo dicesse
All’improvviso, mi accorgo 
che mi manca la borsa
Troppo stanco l’avevo poggiata 
da qualche parte nella grande stanza rotonda
Prendo a cercarla, rovistando ogni angolo
Introvabile!
Se la sono portata!
É sparita!
Zio santo! Santo zio!
Mi sento smarrito e confuso 
Prima ero soltanto un senza colore, adesso sono anche un sanpapié,
un nulla di nulla, insomma,

una cosa inutile
Vado verso un bancone
sotto il quale occhieggia un borsone
simile al mio
Lo prendo e lo apro,
tra le proteste del suo proprietario,
ci rovisto dentro,
ma niente! 
Il contenuto non corrisponde,
nemmeno di striscio
Vedo una faccia conosciuta
e mi ci rivolgo 
chiedendo aiuto
Quello mi ascolta serio
e poi esce fuori dal salone
da una porta che s'affaccia direttamente 
sulla strada principale
e vedo che si rivolge ad un malacarne
corpulento e massiccio 
che ha attorno una coorte di scugnizzi
Dopo aver confabulato 
con il mio conoscente,
il malacarne prende a lanciare concisi ordini
ai suoi adepti
e quelli si disperdono immediatamente
come uno stormo di api esploratrici
Il mio conoscente rientra:
Buone notizie, mi dice strizzandomi l'occhio,
Tutto a posto! La tua borsa verrà ritrovata!

 

Ma io non ci credo
Non ci crederò finché non la vedrò di nuovo

 

E poi, in quali mani mi son messo?

 

(Dissolvenza)

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15 ottobre 2023 7 15 /10 /ottobre /2023 20:04

Anche in questo caso si tratta di un 'ripescaggio' dai meandri di un profilo Facebook (il mio), ormai datato di 14 anni.
Di questo triplice sogno avevo perso del tutto memoria.
Ed eccolo qua, restyled!

Un cucciolo di leone

(15 ottobre 2012) Questa notte ho stra-sognato tra PC infettato da virus, un leoncino randagio e il mio box trasformato nella casa di Robinson Crusoe

Ho stra-sognato questa notte
Ma tra un sogno e l'altro ho anche dormito come un ghiro
Il primo sogno era inquietante
Ero seduto davanti al PC e improvvisamente lo schermo diventava instabile e si andava trasformando come se avessi le allucinazioni
Assumeva uno stano aspetto a nido di vespa, quasi tridimensionale, gonfiandosi e sporgendo sempre di più
Pensavo che se avesse continuato ad espandersi, mi sarebbe esploso sulla faccia
La mia conclusione era che il computer era stato infettato da un bug o da un worm o da un trojan, ovvero da per dirla in soldoni un malefico virus informatico ed ero disperato perché pensavo alla miriadi di file (tra cui le foto) che sarebbero risultate distrutte
Andavo a chiamare mia madre (sì, in questo sogno interagivo con mia madre che non è più), perché volevo farle vedere ciò che accadeva e chiederle consiglio
Quando tornavo con lei il monitor non c'era più: o meglio era stato spostato da qualcuno sul pavimento sotto la scrivania
Dove avrebbe dovuto esserci c'era invece una miriade di briciole di pane, come se qualcuno avesse appena finito di banchettare


Nel secondo sogno, ero in giro per le strade con mio figlio piccolo: e avevamo adottato un leoncino anche lui piccolo, appena un cucciolo
Il nostro problema era cercare di abituarlo a convivere con un cane randagio che ci veniva a trovare per aver cibo e compagnia.
Il leoncino era docile ed affettuoso, ma il suo comportamento diveniva imprevedibile non appena - con il suo odorato finissimo - sentiva l'odore della carne e si accorgeva che altri cani di passaggio avevano fatto un pasto di quel tipo
Quando ciò accadeva, prendeva a ringhiare e tirava fuori le piccole zanne (piccole, ma già temibili), arricciando le labbra
Andavo allora nella bottega del macellaio e gli chiedevo di prepararmi dei bocconcini di carne di seconda e terza scelta, e di frattaglie (ma anche delle ossa con abbondanza di cartilagini), in modo che potessi soddisfare tutte le voglie di carne del piccolo leone
Ma ero anche piuttosto preoccupato: mi chiedevo se dargli da mangiare della carne non fosse la cosa sbagliata e se non fosse meglio, invece, tenerlo a stecchetto, per indurlo ad abituarsi ad una dieta semi-vegetariana, se non addirittura vegana
Però, mi dicevo: "Non si può modificare la natura di un animale che geneticamente deve mangiare carne sanguinolenta"!
Mi chiedevo anche come sarebbe riuscito a convivere pacificamente con la mia canuzza, crescendo
Il leoncino era tanto affettuoso, ma pensavo con preoccupazione a quando sarebbe cresciuto: Cosa ne sarebbe stato?
Mio figlio, che era con con me (ma era tornato piccolo), era molto contento di questo nuovo amico che si lasciava prendere in braccio e spupazzare come un pelouche
Ma un pelouche non lo era affatto
Era vivo e vegeto, era in carne ed ossa!

Robinson Crusoe

Nel terzo sogno scoprivo, infastidito, che il portiere del mio stabile aveva infilato tutti i contenitori per la raccolta differenziata dentro il mio box
E li ricacciavo fuori, naturalmente, accorgendomi che proprio davanti alla saracinesca del garage, c'era una quantità di attrezzi agricoli rotti, vasi di piante vuoti, ciarpame vario, travi di legno e grosse canne conficcate nel terreno quasi a formare la palizzata della casa selvatica di Robinson Crusoe
Ero basito, ovviamente
Mentre ero davanti al box a sfaccendare, si fermava - proprio vicino - un'auto con quattro a bordo. che erano in tenuta da running.
Chiedevo loro dove stessero andando e mi rispondevano farfugliando qualche parola incomprensibile e, mentre parlavano, mi guardavano strafottenti e stravaccati.
Parlavano di una certa gara trail, ma il finale della frase si perdeva sempre in un suono indistinto.
Chiedevo più volte, animato dalla buona intenzione di far conversazione con loro, ma ogni volta si ripeteva la stessa scena.
Per chiudere quello che sembrava un loop interminabile li salutavo, augurando loro una buona corsa, e andavo via

 

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15 ottobre 2023 7 15 /10 /ottobre /2023 07:34

Di questo sogno non ricordo più il contesto e le circostanza. Certo è che è avvenuto in una notte poco dopo l'avvio della guerra tra Israeliani e Palestinesi, ma non credo di ravvisare alcun collegamento tra 'sto sogno e quei fatti.
I due frammenti rimangono - come molte narrazioni oniriche - criptici ed enigmatici, ma sono pur sempre espressione delle molte vite avventurose di me sognatore e vagabondo

Maurizio Crispi (31 maggio 2024)

Bleck, Frida e Gabriel (foto di Maurizio Crispi)

1. Sono in un grande parco

 

Cammino e cammino con Black al guinzaglio

 

Ci sono inconvenienti 
legati ad incontri con altri cani

 

Ero andato in quel parco 
per partecipare ad un contest 
in cui venivano premiati
i migliori conduttori di cani
C’é con me il mio amico Delfio di un tempo,
mio mentore di corsa
Mentre camminiamo, parliamo
- ovviamente - di conduzione del cane
C’è anche una terza persona,
senza volto
È bello camminare nel parco, 
dopo tanto tempo
e ci sono vari inconvenienti 
che ci rallentano,
ostacoli che si frappongono
Arriviamo ad una specie di piccolo bar
e qui mi offrono del caffè fumante
in una tazza a forma di birillo
Dall’odore sembra una ciofeca
ed io declino con cortese veemenza l’offerta
(non potrei mai bere quella brodaglia),
anche se il mio stomaco brontola
Da una seconda uscita del bar
si sbuca direttamente in strada,
non più nel parco, dunque
Prima di uscire 
vengo richiamato dentro
É il mio amico Mario di vecchio corso
che mi mette davanti una serie di confezioni
di nastri a cassette cinesi
realizzati in economia,
ciascuno di essi contenuto in un incarto di plastica
senza la consueta custodia di plastica rigida
Ciascuno è corredato da un cartoncino
con le diciture essenziali
(titolo, contenuto ed informazioni varie)
Si tratta di sketch i più diversi 
della tv anni Settanta e Ottanta
con quelli più famosi
realizzati da Arbore e compagnia bella
Gli chiedo perché mi stia facendo vedere tutto questo
E lui mi dice: Niente,
Volevo solo chiederti un parere
E io il parere glielo do:
Non sono nastri di buona qualità 
- gli dico - 
al primo ascolto dovrai essere attrezzato
per riversarli in un altro supporto migliore
Il mio amico sembra perplesso
e mi dice che non è all’altezza
e che é per di più sprovvisto 
di un'apparecchiatura sofisticata
Per il riversaggio 
Poi, sono con il mio collega attuale,
(l’amico Delfio é scomparso)
e lui mi dice che la sua famiglia
ha delle radici ebraiche 
e che viene da Messina
Diverse volte - mi dice -
ha fatto da sponsor di giovani
per educarli nel pieno rispetto 
delle tradizioni 
e della reciproca tolleranza
La conversazione va avanti
per molto tempo
e poi  va in dissolvenza

 

2. Poi, di nuovo in un differente contest
Qui ci sono delle moto enduro
che partono ad intervalli regolari
per una prova a cronometro 
lungo un percorso urbano
Io, con la mia attrezzatura fotografica,
faccio gli scatti della partenza 
e poi attendo gli arrivi
L’ultimo segmento di percorso si fa 
scendendo lungo una stretta scala
addossata ad un enorme bastione difensivo
I motociclisti arrivano dalla cima del muro, 
dove attraverso una stretta apertura
si immettono su di un angusto pianerottolo
compiendo un abile giravolta a gomito
Per far ciò ocorrono destrezza e sangue freddo
All’arrivo di uno dei primi
io mi accingo a fotografare
e zoomando in avanti
faccio scatti su scatti
Un motociclista in particolare
sbaglia la manovra 
Ha un attimo di esitazione,
forse tocca il freno un po’ troppo,
insomma succede che la sua moto si ribalta e lui sbalzato dal sellino
vola fuori dal bastione come un fuscello
Io fotografo ogni fase
Sono con il fiato sospeso,
pur facendo gli scatti,
e spaventato anche
di fronte al farsi di una tragedia
Ma io e gli altri presenti 
tiriamo un sospiro di sollievo
quando vediamo il centauro
cadere con un grosso fragore 
sul tettuccio di un’auto
posteggiata lì sotto
(direi provvidenzialmente)
che attutisce il colpo
E lui scende dall’auto con le sue gambe
mentre tutti si abbandonano
a grida di giubilo
e ad un applauso liberatorio

 

(e di nuovo dissolvenza)
 

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12 ottobre 2023 4 12 /10 /ottobre /2023 19:51
Panchina con foglie morte(foto di Maurizio Crispi)

Ho incontrato un amico che non vedevo da molto tempo
L'ho trovato deperito e con poca energia dentro
Mi sono angustiato vedendolo così
Siccome abita adesso in una città lontana,
mi sono preoccupato
e ho pensato che, con buona probabilità,
questo sarebbe stato il nostro ultimo incontro
Gli ho detto che avremmo potuto comunicare in seguito
attraverso la videochiamata
Gli ho chiesto se leggesse, 
poiché avevo in animo di regalargli un libro
(che già avevo messo da parte per lui)
Mi ha detto di no,
di avere sospeso ogni forma di lettura da alcuni mesi,
(lui che è sempre stato un accanito lettore!)
Il libro glielo ho regalato lo stesso,
al momento del congedo, 
dicendogli che dovrà farsi forza
e che questo almeno dovrà leggerlo
Lui ha detto di sì
Mi ha detto di essersi sentito rinvigorito 
da questo nostro incontro
(e sentirglielo dire mi ha fatto piacere)
Sono certo - e lo spero vivamente - 
che riparleremo di nuovo in videochiamata
Mi ha anche detto che se dovessi trovarmi a passare dalla sua città
non dovrei mancare l'occasione di andare a trovarlo 
Io gli detto certo!
Anche se - ho aggiunto - lo ritengo improbabile
poiché da anni ormai io non viaggio più
(ognuno ha le sue: ed io mi limito a spostamento brevi,
come quello per andare in campagna a fare i lavoretti)

 

Ho sognato tanti sogni diversi
di azioni bloccate e ripetute in modo ossessivo

 

In un frammento onirico il mio cane si accingeva a bere
da un tubo di irrigazione con l'acqua che scorreva libera
e tutto, all'improvviso, si congelava e rimaneva fissato 
in un unico blocco solido 
(era il tempo delle cose e degli altri che si fermava,
mentre il mio continuava scorrere)
e poi cercavo di capire come dare nuovamente vita al flusso del tempo

 

In altri sogni l'azione (che non ricordo)
rimaneva sistematica bloccata
ed io, ogni volta, mi svegliavo di soprassalto,
infastidito

(o forse questi miei risvegli ricorrenti
facevano pur essi parte del sogno inquieto)

 

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12 ottobre 2023 4 12 /10 /ottobre /2023 19:13

Ecco: quella che segue è una piccola narrazione scaturita da un residuo onirico nella notte del 12 ottobre 2021.
Anche in questo caso, come per altri miei scritti, non ho avuto il tempo di esportarlo anche nel mio blog.
E dunque eccolo qua, a distanza di due anni…

Maurizio Crispi

Una moneta (dal web)

Eccomi

 

Non ricordo bene i sogni di questa notte
Di essi è rimasta in me
soltanto l’impressione che essi fossero molto vividi
ed anche molto pieni di persone, traboccanti di incontri

 

L’unico dettaglio che ricordo è che raccattavo da terra
una moneta da venti centesimi
e me la ficcavo in tasca,
dopo averla esaminata attentamente.
(Il Cercatore che è in me, in questi casi,
s'attiva immediatamente)

La sua superficie era lucida,
senza alcun segno di graffi ed incisioni legati ad un uso protratto
Sembrava appena uscita dalla Zecca, appena coniata.

 

Ero molto contento di questo ritrovamento.
Tutto qua.

Anche se certamente, 20 centesimi non ti rendono ricchi
Ma non è la ricchezza ciò che conta veramente

 


Dopo aver annotato questo sogno il cui punto focale erano i venti centesimi che mi entravano in tasca, mi è venuto in mente di andare a controllare il mio conto corrente online.
E ho avuto la lieta sorpresa di constatare che mi era finalmente arrivato un rimborso che aspettavo da lungo tempo e che s'era fatto desiderare.
Con questi soldi freschi mi sono subito affrettato a fare dei pagamenti in lista d’attesa da
mooolto - troppo - tempo e ho sanato le pendenze.
Il conto corrente è immediatamente ritornato allo status quo ante.

Trovo che il piccolo dettaglio onirico sia stato un piccolo caso di sincronicità… o anche una forma di premonizione,,,

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12 ottobre 2023 4 12 /10 /ottobre /2023 07:38

Ho scritto questa nota su Facebook (a corredo di alcune foto) il 12 ottobre 2022. E poi mi sono dimenticato di trasferirla qui nel mio blog.
La ripropongo adesso a distanza di un anno esatto.

Maurizio Crispi

Villa accanto allo stadio (Foto di Maurizio Crispi)

Dopo molto tempo, arrivo nel corso della mia passeggiata mattutina allo Stadio di Atletica di Palermo
E, sempre camminando, mi affaccio sulla villa adiacente detta anche "la villa dell'Atleta" (conosciuto anche - secondo il toponomastico più antico come "Case Rocca" e ribattezzata di recente come Giardino Vincenzo Florio secondo una lapide che vi è stata collocata in tempi recenti)
Nella bruma del primo mattino ha un aspetto insolitamente bello.
Al di là del suo fronte incorniciato da due filari di Ficus adornati di panchine ombreggiate dalla loro densa canopia si stende l'ampio prato che sembra essere in buona salute, forse per via delle recenti piogge, piuttosto che per costanti irrigazioni a pioggia (benchè il prato sia dotato di n impianto all'uopo, raramente - per arcani motivi - vi si ricorre: sarebbe quasi perfetto, se non fosse per qualche chiazza ingiallita, dovuta all'usura, dal momento che - specie nell'orario pomeridiano che è di massima frequentazione - ci sono molti che vi giocano o si allenano al calcio (e questo moltiplicato per centinaia di volte all'anno si traduce in un'inevitabile usura).
Del filare di palme in fondo che furono le prime ad essere corrose dal punteruolo rosso qui a Palermo (anzi furono proprio quelle che vi furono importate ammalate, acquistate - forse proprio per questo motivo - ad un prezzo stracciato dal Comune di Palermo) si stende un fronte di verde fitto, lussureggiante, dato da diverse essenze arboree che con il loro vigore preludono a quella zona di vegetazione intricata che si stende oltre la stradella asfaltata delimitante la villa sul lato est (dove si trovano anche le Case Rocca che danno il nome all'intera area), ben nota ai runner palermitani i quali, in considerazione della densità della selva e del sottobosco, l'hanno battezzata con molta fantasia "la Cambogia".
Sono arrivato ad un orario strano: la maggior parte dei podisti che si allenano di mattina presto se ne sono già andati e, ancora, non sono arrivati quelli che, in assenza di impegni lavorativi stringenti, vengono a correre ad orari più comodi.
Quindi, l'aspetto della villa è semidesertico: sembra di osservare uno scorcio di campagna semi-addomesticata con una nebbiolina leggera che sembra levarsi dal prato ancora non inondato dalla luce piena del sole. E quest'aspetto di campagna è accresciuto da un debole odore di letame, proveniente da stalle non lontane che gravitano ai margini dell’impianto dell’ippodromo.
Mi incrocia un podista un po' ingobbito che corre a piccoli passi: e mi sembra di riconoscerlo.
"Spinelli!", lo chiamo per cognome ad un suo successivo passaggio.
Lui si ferma e si gira verso di me, interdetto. 
Sul momento non mi riconosce. 
Poi, guardando bene, sì.
"Maurizio, sei tu!" 
Ci fermiamo a chiacchierare, rievocando i vecchi tempi andati: lui fu uno dei primi compagni di corse al tempo in cui decisi di correre la mia prima maratona a New York e facemmo parte della stessa società podistica amatoriale, allora pressoché unica nel nostro contesto e capeggiata dall'impareggiabile Pino Sutera, che purtroppo ci ha lasciati non molto tempo fa.
"Altri tempi", faccio io.
"Eh sì"
"Gareggi ancora?"
"No, non più, solo le corsette con gli amici"
"Eh, faccio io, adesso sono cambiate tante cose e tutti sono malati di corsa. Noi ,invece, ci divertivamo!"
Ci congediamo, lieti di questo imprevisto incontro.
Io proseguo per la mia via, e il panorama della villa, così europea nella sua nettezza, è guastato dagli immancabili mucchi di rifiuti, attorno ai cestini mai svuotati
Ci si può illudere - dalle nostre parti - di essere in un posto bellissimo, ma la monnezza ci ricorda sempre che siamo a Palermo e che anneghiamo nei rifiuti (posti bellissimi, i nostri, infestati dai demoni dell'incuria e della monnezza)

 

 

Nelle due foto uno scorcio dello spazio verde conosciuto come “Villa dell’atleta”, accanto allo Stadio di Atletica (Palermo) e nelle altre l'incuria della monnezza abbandonata

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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