Ho incontrato un amico che non vedevo da molto tempo
L'ho trovato deperito e con poca energia dentro
Mi sono angustiato vedendolo così
Siccome abita adesso in una città lontana,
mi sono preoccupato
e ho pensato che, con buona probabilità,
questo sarebbe stato il nostro ultimo incontro
Gli ho detto che avremmo potuto comunicare in seguito
attraverso la videochiamata
Gli ho chiesto se leggesse,
poiché avevo in animo di regalargli un libro
(che già avevo messo da parte per lui)
Mi ha detto di no,
di avere sospeso ogni forma di lettura da alcuni mesi,
(lui che è sempre stato un accanito lettore!)
Il libro glielo ho regalato lo stesso,
al momento del congedo,
dicendogli che dovrà farsi forza
e che questo almeno dovrà leggerlo
Lui ha detto di sì
Mi ha detto di essersi sentito rinvigorito
da questo nostro incontro
(e sentirglielo dire mi ha fatto piacere)
Sono certo - e lo spero vivamente -
che riparleremo di nuovo in videochiamata
Mi ha anche detto che se dovessi trovarmi a passare dalla sua città
non dovrei mancare l'occasione di andare a trovarlo
Io gli detto certo!
Anche se - ho aggiunto - lo ritengo improbabile
poiché da anni ormai io non viaggio più
(ognuno ha le sue: ed io mi limito a spostamento brevi,
come quello per andare in campagna a fare i lavoretti)
Ho sognato tanti sogni diversi
di azioni bloccate e ripetute in modo ossessivo
In un frammento onirico il mio cane si accingeva a bere
da un tubo di irrigazione con l'acqua che scorreva libera
e tutto, all'improvviso, si congelava e rimaneva fissato
in un unico blocco solido
(era il tempo delle cose e degli altri che si fermava,
mentre il mio continuava scorrere)
e poi cercavo di capire come dare nuovamente vita al flusso del tempo
In altri sogni l'azione (che non ricordo)
rimaneva sistematica bloccata
ed io, ogni volta, mi svegliavo di soprassalto,
infastidito
(o forse questi miei risvegli ricorrenti
facevano pur essi parte del sogno inquieto)
Ecco: quella che segue è una piccola narrazione scaturita da un residuo onirico nella notte del 12 ottobre 2021.
Anche in questo caso, come per altri miei scritti, non ho avuto il tempo di esportarlo anche nel mio blog.
E dunque eccolo qua, a distanza di due anni…
Non ricordo bene i sogni di questa notte
Di essi è rimasta in me
soltanto l’impressione che essi fossero molto vividi
ed anche molto pieni di persone, traboccanti di incontri
L’unico dettaglio che ricordo è che raccattavo da terra
una moneta da venti centesimi
e me la ficcavo in tasca,
dopo averla esaminata attentamente.
(Il Cercatore che è in me, in questi casi,
s'attiva immediatamente)
La sua superficie era lucida,
senza alcun segno di graffi ed incisioni legati ad un uso protratto
Sembrava appena uscita dalla Zecca, appena coniata.
Ero molto contento di questo ritrovamento.
Tutto qua.
Anche se certamente, 20 centesimi non ti rendono ricchi
Ma non è la ricchezza ciò che conta veramente
Dopo aver annotato questo sogno il cui punto focale erano i venti centesimi che mi entravano in tasca, mi è venuto in mente di andare a controllare il mio conto corrente online.
E ho avuto la lieta sorpresa di constatare che mi era finalmente arrivato un rimborso che aspettavo da lungo tempo e che s'era fatto desiderare.
Con questi soldi freschi mi sono subito affrettato a fare dei pagamenti in lista d’attesa da mooolto - troppo - tempo e ho sanato le pendenze.
Il conto corrente è immediatamente ritornato allo status quo ante.
Trovo che il piccolo dettaglio onirico sia stato un piccolo caso di sincronicità… o anche una forma di premonizione,,,
Al nostro passaggio lungo i percorsi della vita disseminiamo tracce Anche se, al tempo stesso, di tracce siamo instancabili cercatori I nostri geni ancestrali sono sempre attivi malgrado le decine ...
( Maurizio Crispi ) Possiedo indubbiamente un forma di religiosità laica e non confessionale che mi spinge a raccogliere da terra le immaginette sacre nelle quali mi imbatto.Capita sovente di ...
Ho scritto questa nota su Facebook (a corredo di alcune foto) il 12 ottobre 2022. E poi mi sono dimenticato di trasferirla qui nel mio blog.
La ripropongo adesso a distanza di un anno esatto.
Dopo molto tempo, arrivo nel corso della mia passeggiata mattutina allo Stadio di Atletica di Palermo
E, sempre camminando, mi affaccio sulla villa adiacente detta anche "la villa dell'Atleta" (conosciuto anche - secondo il toponomastico più antico come "Case Rocca" e ribattezzata di recente come Giardino Vincenzo Florio secondo una lapide che vi è stata collocata in tempi recenti)
Nella bruma del primo mattino ha un aspetto insolitamente bello.
Al di là del suo fronte incorniciato da due filari di Ficus adornati di panchine ombreggiate dalla loro densa canopia si stende l'ampio prato che sembra essere in buona salute, forse per via delle recenti piogge, piuttosto che per costanti irrigazioni a pioggia (benchè il prato sia dotato di n impianto all'uopo, raramente - per arcani motivi - vi si ricorre: sarebbe quasi perfetto, se non fosse per qualche chiazza ingiallita, dovuta all'usura, dal momento che - specie nell'orario pomeridiano che è di massima frequentazione - ci sono molti che vi giocano o si allenano al calcio (e questo moltiplicato per centinaia di volte all'anno si traduce in un'inevitabile usura).
Del filare di palme in fondo che furono le prime ad essere corrose dal punteruolo rosso qui a Palermo (anzi furono proprio quelle che vi furono importate ammalate, acquistate - forse proprio per questo motivo - ad un prezzo stracciato dal Comune di Palermo) si stende un fronte di verde fitto, lussureggiante, dato da diverse essenze arboree che con il loro vigore preludono a quella zona di vegetazione intricata che si stende oltre la stradella asfaltata delimitante la villa sul lato est (dove si trovano anche le Case Rocca che danno il nome all'intera area), ben nota ai runner palermitani i quali, in considerazione della densità della selva e del sottobosco, l'hanno battezzata con molta fantasia "la Cambogia".
Sono arrivato ad un orario strano: la maggior parte dei podisti che si allenano di mattina presto se ne sono già andati e, ancora, non sono arrivati quelli che, in assenza di impegni lavorativi stringenti, vengono a correre ad orari più comodi.
Quindi, l'aspetto della villa è semidesertico: sembra di osservare uno scorcio di campagna semi-addomesticata con una nebbiolina leggera che sembra levarsi dal prato ancora non inondato dalla luce piena del sole. E quest'aspetto di campagna è accresciuto da un debole odore di letame, proveniente da stalle non lontane che gravitano ai margini dell’impianto dell’ippodromo.
Mi incrocia un podista un po' ingobbito che corre a piccoli passi: e mi sembra di riconoscerlo.
"Spinelli!", lo chiamo per cognome ad un suo successivo passaggio.
Lui si ferma e si gira verso di me, interdetto.
Sul momento non mi riconosce.
Poi, guardando bene, sì.
"Maurizio, sei tu!"
Ci fermiamo a chiacchierare, rievocando i vecchi tempi andati: lui fu uno dei primi compagni di corse al tempo in cui decisi di correre la mia prima maratona a New York e facemmo parte della stessa società podistica amatoriale, allora pressoché unica nel nostro contesto e capeggiata dall'impareggiabile Pino Sutera, che purtroppo ci ha lasciati non molto tempo fa.
"Altri tempi", faccio io.
"Eh sì"
"Gareggi ancora?"
"No, non più, solo le corsette con gli amici"
"Eh, faccio io, adesso sono cambiate tante cose e tutti sono malati di corsa. Noi ,invece, ci divertivamo!"
Ci congediamo, lieti di questo imprevisto incontro.
Io proseguo per la mia via, e il panorama della villa, così europea nella sua nettezza, è guastato dagli immancabili mucchi di rifiuti, attorno ai cestini mai svuotati
Ci si può illudere - dalle nostre parti - di essere in un posto bellissimo, ma la monnezza ci ricorda sempre che siamo a Palermo e che anneghiamo nei rifiuti (posti bellissimi, i nostri, infestati dai demoni dell'incuria e della monnezza)
Nelle due foto uno scorcio dello spazio verde conosciuto come “Villa dell’atleta”, accanto allo Stadio di Atletica (Palermo) e nelle altre l'incuria della monnezza abbandonata
Guardavo la luna in cielo,
una bella luna piena
nel suo massimo splendore
Mentre l’ammiravo,
il suo disco argenteo
si colorava di rosso sangue,
per frantumarsi subito dopo,
cadendo in pezzi e grosse zolle
Poi, in un attimo,
anche quei frammenti
si dissolvevano,
lasciando un terribile vuoto nero,
appena trapunto di stelle
Attorno a me i boschi
continuano a bruciare
É ormai impossibile
spegnere i roghi
Altrove, le vie della città
sono state svuotate dagli alberi,
ovunque rimangono soltanto
cupi mozziconi di tronchi
a ricordare ciò che vi era stato,
il rigoglio ombroso e il riparo offerto
dalle canopie d’un tempo
Alberi vigorosi
che qualcuno in uno squallido ufficio,
con un tratto di penna
tracciato senza compassione
su di un ordine di servizio
ha deciso di abbattere
perché ritenuti ormai a fine vita
o pericolosi per i cittadini
Inondazioni
Esondazioni
Tremori e terremoti
Incendi smisurati
L’invasione dei topi rossi e dei granchi blu
per non parlare delle cavallette giganti
Tappeti di automobili in marcia,
immobili nei mega-ingorghi
e fumanti di gas di scarico
Epidemie e pandemie
Le guerre
Le migrazioni
Le estinzioni di massa
La luna e le stelle che cadono dal cielo
L’ira di Gaia e di Dio
Un pomeriggio come tanti
senza onore e senza gloria
Merende
Tivvú
Youtubenetflixyoutubenetflix
La ripetizione é il fondamento di tutto
La ripetizione é rassicurante
Giochi e teoria dei giochi
Un pizzico di musica da spotify
Letture e letture,
un po’ di questo
e un po’ di quello
Poi seduto in panchina,
in attesa, da solo,
con il mio gran testone
Il fedele Black,
con il suo gran testone,
disteso ai miei piedi,
vigile
Sono in un sogno
E cammino con qualcuno
Devo fare qualcosa
Questo qualcuno non ha un volto
Poi, le sue sembianze si definiscono
E mi pare di riconoscerlo
Ciò mi rende inquieto
MI chiederete a questo punto chi fosse,
questo qualcuno senza volto
Ma, a questo punto,
la sua ombra è svanita del tutto
Eppure nel sogno
avveniva il disvelamento e io lo riconoscevo
Eravamo come due cani per strada
Facevamo cose
Camminavamo
Ci affaccendavamo
In realtà non accadeva nulla,
all'infuori di un'infinita ripetizione non sense
Due cani per strada
Due cani per strada
E poi mi sono alzato
per uscire a passeggio con il mio amico Black
Scrissi questa nota di diario nell'ottobre del 2022, il 5 precisamente, in occasione di una delle mie pochissime andate al mare di quell'anno, forse l'unica.
Poi, ci si sente a casa (quasi),
con vista sul quel promontorio
legato a molti ricordi
Il sole che batte
lo sciabordio dell’onda,
l’asperità dello scoglio e del cemento,
la brezza lieve,
uno schooner che si approccia alla riva
e si mette alla fonda
E vederlo porta ad immergermi
in una visione onirica,
Mompracem e i suoi tigrotti
Chiudendo gli occhi,
ho la sensazione di essere un navigante
del Kon-Tiki
oppure un naufrago sulla zattera della Medusa
E al cambio della marea
sono risvegliato dalla spruzzaglia
dell’acqua ribollente
Poi, il mattino dopo,
di nuovo in prossimità del mare
sul lungomare di Isola
È tutto buio
posso solo vedere la sabbia,
sentirla soffice sotto i piedi
mentre avverto un tenue odore di salsedine
mescolato ad un sentore aspro di bruciato
e quello di putredine dei detriti abbandonati
e di escrementi rinsecchiti dal sole
Poi ad Est il cielo si rischiara
Compare la sagoma familiare dell’isolotto,
con la torre diruta
mentre il cielo si tinge di un rosa
che presto volge all’arancio
I gabbiani planano
salutando il sole
con i loro versi
Viviamo
Pensiamo
Sogniamo
E poi dormiamo
Viviamo con dolore e con gioia,
ma solo se pensiamo,
se continuiamo a pensare
(mai smettere di pensare)
e a sognare
con il sogno
che ogni volta ci riempie
di meraviglia e di desiderio
e che ci conduce
dove non siamo mai stati,
oppure dove mai saremo
e talvolta anche dove già siamo stati
E questa notte
ci sono stati dei sogni
complicati e strani,
facilitati forse
dall’essere io,
per la prima volta dopo la calura,
imbozzolato in una copertina di pile
C’erano volti emergenti
dalle nebbie del passato,
del tempo di quando correvo,
e anche quelli di alcuni che non sono più
Parlavo con loro,
come fossero ancora vivi
e in buona salute
Parlando con loro, ricordavo,
riflettevo e cantavo in silenzio,
una canzone per i vivi
e una per gli estinti
che vivono ancora nella memoria
E non c’è altro da dire
se non che le giornate
si sono accorciate
La luce arriva più tardi
e la coltre di buio cala prima
e più veloce
Ancora una volta
l’anno si avvia a portare a termine il suo giro
Quanti giri ci aspettano
della ruota del tempo?
Nessuno lo sa,
nessuno può dirlo
Due parole per raccontare la foto che correda questo post, il cui titolo (della foto) è "Il lettore addormentato".
Stavamo leggendo ad alta voce
durante la siesta dopo pranzo,
io nei panni del lettore
Poi, insensibilmente,
sono scivolato nel sonno e nell'abbraccio di Morfeo,
mantenendo il mio assetto posturale precedente
Per me, il passaggio dalla veglia al sonno è fluido
e non richiede particolari sforzi
e nemmeno specifici rituali
(non sono uno che si sforza di "produrre sonno")
Come mi addormento,
così altrettanto fluidamente,
mi risveglio e riprendo a fare
ciò che stavo facendo prima,
come se niente fosse stato
Nell'addormentamento, inoltre, tendo a mantenere la postura che avevo nella fase di veglia In questa foto, sembra che stia facendo una breve pausa di riflessione su ciò che ho appena letto Eppure sto dormendo (e ho anche sognato per quanto brevemente) E... zacchete!
Qualcuno ha colto l'attimo…
(Il lettore addormentato, foto di Alessandra Leone)
Oggi stanno deturpando con la motosega le magnolie di Viale delle Magnolie, qui a Palermo. Manutenzione intrapresa per quelle che insistono su terreni privati con taglio dei rami ammalorati. Nello stesso tempo hanno cominciato un intervento su quella che si trova al centro della piazzetta triangolare, a metà circa del tratto di Viale delle Magnolie tra Via Boris Giuliano (ex Via Piemonte) e Via Sciuti Questa la stanno proprio “azzerando”. Grrrr! Ho chiesto ad uno dei "boscaioli" selvaggi, perché stiano deturpando così un albero che é sostanzialmente in buona salute. Mi ha risposto che l’albero, dentro, è cavo e che, dunque, è a rischio di caduta. Mi hanno detto altri, in particolare il portiere di uno stabile proprio di fronte, che giorni addietro, avrebbero esplorato con una sonda questa cavità per constatare che arrivava sino alla base del tronco e che, per di più, era infestata dai sorci (il boscaiolo disse: “Sorci”; un altro lì presente aggiunse: “Pantegane!” Qualcun altro degli astanti ha aggiunto che dopo il crollo della grande magnolia ubicato all'angolo tra Via delle Magnolie e Via Boris Giuliano e dopo che il comune ha dovuto rimborsare i danni causati dal crollo alle vetture parcheggiate sotto, l'Amministrazione comunale ha deciso di seguire la via maestra del totale azzeramento del rischio, non già procedendo ad un accurato censimento delle piante di grandi dimensioni e all'attuazione di tagli essenziali, ma sostanzialmente conservativi e che tengano conto della necessità di mantenere ben bilanciata la chioma, ma di abbattimenti indiscriminati e di sostanziale azzeramento della vegetazione arborea nelle vie dei diversi quartieri (quindi, detto in soldoni, senza la previsione di alcun rimpiazzo). Da diversi miei contatti mi sono giunte testimonianze in tal senso. Dirò che questa magnolia per anni (ben me la ricordo da quando ero piccolo) era stentata e che - solo negli ultimi tempi (forse aiutata per via delle connessioni radicali sotterranee con altri alberi che, nel frattempo, si sono sviluppati pure loro rigogliosi) ha decollato nella sua crescita - diventando folta e mostrandosi nello splendore d'una buona salute. Proprio il momento giusto per fare questi tagli indiscriminati! E, tra l'altro, alla dissezione delle prime grosse ramificazioni la linfa bianca colava abbondante, segno anche questo di buona salute, indubbiamente. La formulazione che “l’albero è cavo e che è per questo instabile e a rischio di crollo” è pretestuosa e, se applicata coerentemente, dovrebbe portare all’abbattimento di molti degli ulivi e di altri alberi plurisecolari, come ad esempio del platano millenario di Curinga (in Calabria) che ha al suo interno una vasta cavità che può accogliere ben venti persone in piedi (ci sono entrato dentro). Sono sconcertato: questa azione è un vero e proprio albericidio! Non solo i fuochi, anche i tagli indiscriminati! Ora sono preoccupato per quello che faranno alle altre magnolie della via e, in generale, ad altri alberi cresciuti e svettanti della città, visto che la "filosofia" operativa sembra essere quella del taglio indiscriminato. Cosa si può fare per fermarli? Cosa si può fare per fermare quelli che sembrano né più né meno dei crimini, considerando che, secondo le teorie più avanzate gli alberi non sono delle creature isolate, ma si connettono in reti e comunità di auto-aiuto e capaci di comunicazione e si possono considerare dunque delle creature in qualche modo (diverso dal nostro) senzienti? Questi crimini avvengono nell’indifferenza generale e, come sempre, nel silenzio dei governanti e senza il parere di botanici esperti. Tra l’altro la cosa - secondo me - grave è che quest’attività non è svolta dell’apposito servizio del Comune ma da un’azienda privata con la vocazione dichiarata dell'"ingegneria naturalistica", come si vede dal logo del camioncino, una Srl che si chiama Sicilville. Ora, se si dà ad un’azienda privata l’appalto per simili lavori, c’è il rischio molto elevato che - per puro lucro - vengano decise ed attuate potature selvagge e non necessarie. Si può capire che alcuni alberi con rami ammalorati possano essere fonte di rischio per i cittadini. A volte, però, in simili azioni, soprattutto quelle portate avanti dalla pubblica amministrazione, manca la trasparenza e sembra di essere davanti a scelte arbitrarie e non motivate. Qualcuno che ha letto la prima stesura di questo post ha scritto: "Se si tagliano rami di diametro superiore a 20 cm la squadra incaricata deve avere un 'piano per la compensazione biologica del danno'. Tagli di questa portata sono da considerarsi già 'abbattimenti'. Se non c'è questo piano non si può procedere con i tagli (da regolamento comunale del verde, che si trova in internet). In teoria si possono chiamare le forze dell'ordine, é un abuso. Serve un avvocato, perchè usano la scusa dell'urgenza per lavorare fuori norma".
Inoltre esiste una procedura che si chiama "Valutazione di stabilità degli alberi" e che si può fare sia con l'ispezione ma anche con l'utilizzo di strumentazioni apposite e che l'amministrazione locale dovrebbe utilizzare oculatamente con le propria popolazione arborea, in modo da tutelarne assieme la salute e stabilità, proteggendo - ma solo in maniera mirata, con azioni minimali, ma necessarie, la sicurezza dei propri cittadini.
Qua, invece, mi pare che si proceda all'insegna dell'empiria più pura!
Tre sogni di treni: i sogni in cui sono di un treno e viaggio sono frequenti. Chi sa perché!
Forse per via del fatto che il Treno ha un elevato simbolismo o forse, perché in passato, per una consistente parte della mia vita ho viaggiato moltissimo in treno, poiché nella mia giovinezza i viaggi in aereo erano ancora molto costosi. Non so.
Comunque, il treno compare spesso nei miei sogni. E qui di seguito vi sono tre esempi relativamente recenti di questo tipo di sogni che ancora non avevo trascritto nel blog, ma soltanto nel mio profilo FB.
Maurizio Crispi
01. Un treno metafisico (26 settembre 2022)
Qualche notte fa ho sognato di essere su un treno
Il sogno era molto complicato,
ma dirò solo questa parte
che mi sembra più interessante e che ricordo meglio
Il treno viaggiava a tutta velocita
e percorreva la steppa siberiana
Io camminavo lungo il treno
e cercavo di arrivare alla sua testa
E, in effetti, ci riuscivo,
anche se il convoglio era molto lungo
Ad un certo punto non potevo andare oltre ero bloccato
Poi tornavo indietro
E cercavo di arrivare proprio alla coda del treno,
ma stavolta non riuscivo mai ad arrivare alla fine
Era come se il treno fosse infinito
Ed io comunque non riuscivo a muovermi abbastanza veloce
Lottavo contro la velocità del treno
e rimanevo sempre ad un palmo dall'ultima carrozza,
senza mai potere arrivare in fondo
Pensavo che ciò succedeva
perché nella mia traslazione in avanti
io mi muovevo ad una velocità superiore a quella del treno
(la velocità del treno cui si aggiunge quella del mio spostamento in avanti),
un pelino più veloce, insomma
Mentre andando all'indietro, invece no
Io ero sempre più lento del treno
che rispetto a me guadagnava sempre strada
facendo sì che la coda del treno fosse per me irraggiungibile
Un problema metafisico oppure semplicemente fisico-matematico?
Non saprei, magari qualcuno mi saprà aiutare!
Durante il sogno succedevano tante altre cose,
ma queste non le ricordo
02. Uscita da un treno in corsa (22 maggio 2023)1
Sono su di un treno
Decido di scendere ad una fermata prima della stazione
Il treno si ferma alla banchina
con una scossa leggera e uno sbuffo
Le porte automatiche si aprono
Mi affretto verso la porta
Ma devo correre lungo molteplici
fughe di scale alla Escher
prima di raggiungerla
Come se il treno fosse a più piani
e io avessi viaggiato
proprio in cima
over the top
Arrivo alla porta
quando già si sta chiudendo
e il treno si rimette in moto
Schizzo fuori
e con un rapido volteggio
cado sulla banchina
a gambe larghe,
leggermente flesse sulle ginocchia
Uscita perfetta
La prossima volta mi esibirò
in un volteggio
Mancano solo
gli applausi degli spettatori,
gli sguardi stupefatti
e le grida di ammirazione
_____________________________
1. In realtà questo frammento era già stato pubblicato in un altro posto, con il titolo Due avventure oniriche
03. Il sogno del treno mancato (15 marzo 2024)
Questa volta
sogno di essere in viaggio, in auto
Guido di notte
lungo strade sconosciute,
dissestate,
impervie
Ci sono altri viaggiatori insieme con me
E' una corsa contro il tempo
e sono costretto a guidare veloce,
malgrado lo stato della strada
Bisogna arrivare ad un certo orario
e in un certo posto
per beccare la coincidenza di un treno
Ricordo alcuni tratti pieni di buche
Ricordo il momento in cui conducevo l'auto,
a velocità folle,
lungo un rettifilo
senza alcuna illuminazione
e dal fondo dissestato,
pieno di fossi che fanno sobbalzare l'auto
e disseminata di sassi che schizzano via
sotto le ruote
Ad un certo punto mi sembra
quasi di poter perdere il controllo dell’auto
ma poi riesco a rimettermi in carreggiata,
evitando in extremis
un rovinoso deragliamento
Siamo dei desperado
e tiriamo avanti,
costi quel che costi
Ma poi ce la facciamo!
Arriviamo così alla piccola stazione decentrata
Mentre fermiamo l'auto,
ecco che c’è un treno azzurro in arrivo
all’unica banchina
É notte fonda
Ci dirigiamo a piedi
verso l’edificio della stazione
All’esterno non c’è nessuno,
un deserto
Ma, l’interno, dove c’è una grande folla assiepata
non sembra quello
d’una piccola stazione periferica,
bensì quello d'una stazione metropolitana
C'è gente in attesa stravaccata
Altri in coda davanti agli sportelli della biglietteria
Siamo in tanti
appicciati, stropicciati, vocianti
come in bazar d’oriente
Alcuni semplicemente attendono il proprio treno
Altri sono in coda davanti ai diversi sportelli
Altri cercano di acquistare uno snack
da mettere sotto i denti,
chi una bibita o un cappuccino
Faccio un giro dei diversi sportelli della biglietteria,
cercando quello meno affollato
Sono in ansia
Temo di non farcela
Finalmente, dopo molto girare,
vedo uno sportello libero
e mi ci dirigo
Dietro il vetro c’è un’impiegata
che chiacchiera facezie e ricette
con altri colleghi
Le dico: Presto! Presto!
Presto che è tardi!
Devo fare il biglietto per il treno
appena arrivato sul binario 1
e che sta per partire
Mi giro e guardo fuori
E vedo che il treno
già si muove lungo il binario
Prendere velocità e se ne va
Il treno già partito
Il treno è già partito
Il treno che dovevo prendere!
Come non detto,
dico alla bigliettaia,
mi hai fatto perdere tempo, mannaggia!
Magari, se non stavi a chiacchierare
come se ci fosse
tutto il tempo del mondo
Avresti potuto staccarmi il biglietto
senza perder tempo
e io sarei potuto saltare su quel treno E invece sono rimasto a terra
(potrei riversare sulla bigliettaia
ingiurie ed improperi,
ma - pur adirato -
riesco a mantenere il mio linguaggio forbito)
Ho intrapreso un viaggio in treno La linea ferrata si allontana dalla città e s'addentra in un territorio sconosciuto Ora sta seguendo il fondo d'un canyon scosceso e profondo Quando arriva alla ...
(Maurizio Crispi) Chiunque abbia una certa età - mettiamo attorno ai 6o anni ed oltre - ha vivo dentro di sè il ricordo di lunghi viaggi in treno che rimase a lungo a partire dal Dopoguerra a buona
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.