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17 febbraio 2023 5 17 /02 /febbraio /2023 10:27
Interno (foto di Maurizio Crispi)

Vedo spesso un inquilino del mio stabile
di ritorno dalla sua passeggiata quotidiana
Sale le scale lentamente
un gradino alla volta
Pare oberato dalla fatica
Dopo ogni fuga di scale,
se ne sta in piedi sul pianerottolo, 
un po’ tremolante sulle gambe, 
il busto lievemente piegato in avanti
Riposa e rifiata,
prima di affrontare la rampa successiva
Anche quando arriva al suo piano
se ne sta a lungo immobile
prima di dirigersi verso la porta di casa,
timoroso forse di entrare nella sua solitudine

 

Il vecchio portiere defunto 
è ritornato in servizio,
redivivo
Al mio passaggio, 
mi consegna una pipa
di foggia strana
Il fornello è ancora caldo
Scotta quasi, al tatto dei polpastrelli
Mi raccomanda di consegnarla
ai signori dell’ultimo piano
che l’hanno dimenticata
Si affida a me per questa incombenza
poiché non ha più forze sufficienti
per alzarsi dalla sua guardiola
Salgo le scale,
a passo gagliardo,
reggendo la pipa e attento
a non scottarmi
Mi imbatto nell’inquilino
che, come sempre,
sale le scale a tappe
e lo supero
Lui, immobile, come in meditazione,
nemmeno si accorge di me
Volo a grandi balzi verso l’ultimo piano
Penso che sarà bello conoscere
con la scusa della pipa
questi nuovi condomini,
appena arrivati nel palazzo,
e fare con loro conversazione

 

Il mio appartamento è un caos totale
Tutto sottosopra
Non ci sono nemmeno le porte,
rimosse o spostate,
Non riconosco più nulla
del mio familiare disordine
La mia prima reazione sarebbe
quella di agitarmi, e di affliggermi;
Ma respiro a fondo, esalo, respiro
Penso che, in fondo,
ciò non è così grave
Vado a stendere i panni appena lavati
Non mi rimane molto altro da fare
Meglio così 

 

Per vivere, bisogna morire

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16 febbraio 2023 4 16 /02 /febbraio /2023 11:11
Non aprire quella porta (foto di Maurizio Crispi)

Voglio raggiungere A.
nella casetta di Capo Zafferano
Eravamo stati assieme ad una specie di convegno
(non ricordo cosa riguardasse:
forse il tema principale trattato era il Karma
e il modo in cui la conoscenza e l'addestramento all'uso consapevole 
del vento energetico possano modificarlo e farlo evolvere)
Ci separiamo, sicuri del fatto
che di lì a poco 
ci saremmo rivisti
Io mi fermo ad uno spaccio di alimentari
per acquistare qualcosa da mangiare
C'è anche un reparto gastronomia 
e un'espositore di pezzi di rosticceria appena fatti,
ancora fumanti di cottura
Scelgo qualcosa
e aspetto che il commesso al bancone mi incarti tutto
Gli chiedo anche una birra grande
Mi chiede di che marca
Io dico: Una birra messina, in bottiglia grande,
per favore e grazie,!

Ma l'inserviente è di tutt'altro parere 
Comincia ad elencare tutti i diversi tipi di birra che hanno in catalogo,
da quelle più banali alle più esotiche
enunciandone tutte le qualità
Sono alquanto indispettito e non mi lascio abbindolare
Rimango fermo sulla mia posizione
La birra messina è la migliore - affermo
Quelle estere sono spazzatura o una presa per il culo
E poi abbiamo anche altre birre nostrane che sono eccellenti
Per esempio c'è la ichusa
, concludo, ottima, che fanno in Sardegna
Si materializza accanto a me un Maurizio 
che conosco dai tempi del lavoro,
il quale dice: Hai sbagliato si dice Icnusa!
Ah, sì! Grazie!, io replico piccato, Ma la correzione non ha alcuna rilevanza
Ichusa o Icnusa, non fa alcuna differenza, sempre buona è

L'inserviente mantiene un atteggiamento di sufficienza
e non si da per vinto
Gli chiedo di darmi i miei involti in modo tale
che io possa andare via
ma lui, dispettoso li tiene in ostaggio
Per farmeli consegnare e pagare il dovuto
devo litigare con lui ed alzare la voce
Usciamo, io e il mio alter ego
Ci mettiamo in auto e partiamo
Quando siamo ben distanti,
mi batto la mano sulla fronte
C****! Mi sono dimenticato di prendere la birra!
L'altro Maurizio mi fa: Siamo andati troppo avanti!
Non possiamo tornare indietro!
Ed invece sì, faccio io
, stizzito!
Ma A. ci sta aspettando!, fa l'alter ego
Non importa, replico  io, E' una questione di principio!
Cambiamo direzione

 

Non aprite quella porta 2 (foto di Maurizio Crispi)

Dopo un po' arriviamo in un posto distante
che non è certo quello dove si trovava lo spaccio di alimentari
Mi sembra di riconoscerlo, tuttavia
E' uno dei rifugi montani del CAS  
- o è quello di Piano Zucchi
o il Sempria sopra Castelbuono -
Scendiamo dall'auto,
con gli involti del pranzo sotto il braccio
Il mio alter ego omonimo è scomparso
e, al suo posto , c'è ora un giovane avvocato di mia conoscenza
Entriamo nell'atrio del rifugio
e cerchiamo di parlare con qualcuno della reception
che però è deserta
Siamo innervositi dall'attesa
Vorrei chiamare A,
ma non trovo più il mio telefono
Devo avere lasciato pure quello
nello spaccio di alimentari
La mia impazienza cresce a dismisura,
sono arrabbiato
e cerco di placare la mia ira 
respirando regolarmente
Dopo un po', con molto comodo, appare una tizia
sciatta e scialba,
e chiede cosa vogliamo
Io sono senza parole
Parla a nome mio l'avvocato
che spiega del motivo della nostra presenza lì
La tizia dice che non può aiutarci in alcun modo
E l'avvocato chiede: Per fare una telefonata?
La tizia indica un telefono a parete, vecchio come il cucco
E' libero! Servitevi pure! Però, mi raccomando,
TELEFONATE BREVI!!

Sissì, diciamo noi quasi in coro
Vado al telefono, ma - oddìo - 
come fare? Non ricordo a mente il numero di A.!
Come fare ad avvertirla del ritardo?
Sarà lì a marcire in attesa nella villetta di Capo Zafferano, 
e non avendo mie notizie si starà infuriando!
Mi sento perso
Dico all'avvocato: Risaliamo in auto e andiamo!
Ma dove?, fa lui, visto che qui siamo fuori strada e in ogni caso
lontani almeno un centinaio di chilometri 
dal posto dove saremmo dovuti arrivare
Non importa, faccio io, troveremo la via!
ma dobbiamo andare via di qui!
Mi metto alla guida risoluto,
ma - adesso - per uscire dal parcheggio 
bisogna percorrere uno stretto tunnel 
al termine del quale vi è una brusca curva a gomito
dove il passo carrabile sterrato si trasforma
in un sentiero molto stretto,
contornato da una recinzione di filo spinato
Dobbiamo fare marcia indietro, grido concitato,
Da qui non vi è via di uscita!
Ingrano la marcia indietro e parto
Sento subito un rumore di lamiere lacerate 
e un forte stridore metallico
Abbiamo toccato!
Ingrano la prima e faccio un balzo avanti,
causando altri rumori stridenti  e altri danni
Siamo bloccati! Dio mio! 
Come ho ridotto la mia gloriosa auto
con la quale ho già fatto fatto il giro della Terra 
sulla linea dell'equatore per ben sei volte 
(e mi mancano solo 10.000 km
per completare il settimo giro del pianeta, 
che sarà anche il mio Settimo sigillo)

 

Mi sembra di essere in una situazione senza via d'uscita
Ho mancato l'appuntamento con A.
che sarà infuriata con me
Non ho la mia birra
Ho perso il telefonino
Ho semidistrutto la mia auto
Mentre me ne sto seduto impotente 
dentro l'abitacolo della mia vettura
ecco stagliarsi in fondo al tunnel alle mie spalle
la sagoma inconfondibile di mio padre
che non vedo da così tanto tempo
E' sicuramente reduce
da una delle sue passeggiate in montagna
Mi appare calmo e risoluto

Dissolvenza
 

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15 febbraio 2023 3 15 /02 /febbraio /2023 11:30
Rowing (dall'archivio di Maurizio Crispi)

Dopo molto tempo
mi sono ritrovato a vogare sul canoino
Ero nel piccolo golfo di Mondello 
e procedevo in direzione della sede del Lauria
Ma non ero sul canoino
in dotazione del Circolo
Quando ero in prossimità
del punto di attracco,
mi preparavo ad accostare
In modo da avvicinarmi 
ai fondali più bassi
di poppa,
andando cioè a ritroso,
remando contro, in altri termini

 

Il fondale non era sabbioso,
come é nella realtà,
ma irto di scogli aspri
che vedevo nitidamente
nella trasparenza dell’acqua 
Anche la conformazione del punto d’attracco 
era differente:
anziché la superficie liscia
e in dolce declivio dello scivolo per le barche
vi erano grosse rocce affioranti 
piene di punte aguzze
Si era formata una risacca
che mi trascinava velocemente
verso quei massi guarniti di denti
che, in un solo attimo, 
al primo tocco,
avrebbero frantumato la fragile chiglia
Intraprendevo una lotta con la risacca
per risospingere l’imbarcazione 
verso il largo e al sicuro
Per quanto vogassi,
rimanevo in una situazione di stallo
e, a poco a poco, andavo perdendo terreno
(acqua, sarebbe meglio dire)
e vedevo quelle asperità minacciose
farsi sempre più vicine
Non ho scampo, pensavo,
Ora mi schianto!

 

Poi con la forza della disperazione
facevo scendere in acqua i remi
per un’ultima volta
e facevo leva,
concentrato in uno sforzo sovrumano,
i muscoli gonfi allo spasimo,
sino a quando il barchino,
superata l’impasse,
non cominciava a sfilare verso fuori

 

Sono salvo!
Sono libero!

E vogavo di nuovo
verso il mare aperto

Dall'archivio fotografico di Maurizio Crispi

Dall'archivio fotografico di Maurizio Crispi

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10 febbraio 2023 5 10 /02 /febbraio /2023 09:55

Se è andato un vecchio caro amico

Gian Mauro Costa su Facebook

Foto condivisa su Fb da Gian Mauro Costa che ha commentato: “Se è andato un vecchio caro amico”.

Foto condivisa su Fb da Gian Mauro Costa che ha commentato: “Se è andato un vecchio caro amico”.

La grande magnolia abbattuta (foto di Maurizio Crispi)

È crollato un gigante.
È stato come se l’enorme mano d'un gigante invisibile avesse abbattuto un suo pari, dopo una strenua lotta.
Il gigante crollato è l'immensa Magnolia, ubicata all'angolo tra Viale delle Magnolie e via Boris Giuliano (ex Via Piemonte) che - da quando abito in questa zona (e, cioè, dal 1962) - ogni giorno mi sono ritrovato ad ammirare (e a salutare) quando passavo sotto la sua vasta canopia nei miei spostamenti quotidiani.
Tra l'altro, anche adesso, ogni giorno passo da lì, in occasione della mia passeggiata mattutina con il cane. Di solito, percorro viale Lombardia, quindi svolto per via delle Magnolie e passo sul ponticello di metallo, che, nel tempo, è stato parzialmente conglobato nella massa sempre più sviluppata di tronco e radici columnari (cosa che mi piace molto fare). Oggi, al momento di uscire, ho perso del tempo: non trovavo il mio I-phone e mi sono soffermato a scrivere una mail. Probabilmente, se fossi andato senza questi imprevisti mi sarei trovato a passare sotto la magnolia proprio nel momento critico…
Passare da lì, percorrere il ponticello metallico che moltissimi anni addietro l'amministrazione comunale pose per evitare ai passanti di inciampare nell'asperità delle radici emergenti dal suolo e causanti dissesto del marciapiedi, era per me un must. Come pure era un must stare ad osservare le radici pensili che scendevano lungo il tronco e che, anno dopo anno, si andavano ingrossando sino a diventare tronchi che poi si fondevano con quello principale.
Il guaio è che queste magnolie senza la possibilità di gettare radici columnari anche a distanza dal tronco principale e che poi diventano delle vere e proprie colonne portanti della grande fabbrica arborea e senza periodici interventi di alleggerimento finiscono con il diventare instabili, anche perché le radici nel terreno non possono andare dovunque, espandendosi a raggiera, in considerazione della cementificazione.
La grande Magnolia cresciuta a dismisura, con le sue radici interamente su suolo pubblico, è stata sottoposta a manutenzione l'ultima volta circa 10 anni addietro (secondo la testimonianza di uno dei condomini dello stabile ad angolo) e poi nulla più, malgrado le numerose richieste che si sono succedute nel corso degli anni senza che ottenessero nessuna significativa e fattiva risposta.

Ma torniamo al fatto.
Al crollo un’auto di passaggio è rimasta intrappolata. Il tettuccio è stato parzialmente deformato, ma i passeggeri sono stati estratti illesi, per quanto scioccati, grazie all'intervento tempestivo di un buon samaritano e accompagnati all'interno dell'atrio del Tiffany Cityplex, in quel momento aperto per via della presenza del personale adibito alle pulizie. Per loro, solo tanta paura e, ovviamente i danni materiali della vettura schiacciata sotto il peso immane dei rami.
E, per fortuna, il crollo non è avvenuto in ora di punta, quando - spesso e volentieri - le auto in questo tratto di strada sono incolonnate.
Altre auto parcheggiate ai lati della via sono state sepolte sotto le possenti diramazioni del tronco principale.
Come già detto, l’enorme magnolia si trova ubicata all’angolo tra via Boris Giuliano (ex via Piemonte) e viale delle Magnolie, qui a Palermo.
Il crollo è avvenuto con un enorme schianto, attorno alle 7.20: così hanno riferito alcuni condomini della palazzina ad angolo che sono stati a lungo ad osservare gli spasmi dell'albero mentre si apprestava il crollo, quasi avesse ingaggiato una lotta contro un nemico invisibile, prima di soccombere.
Soffiava, nelle ore del cedimento, un forte vento di grecale a raffiche.
Interessante notare che la prima auto della Polizia municipale è arrivata soltanto alle 8,10. Molta tempestività, davvero.
Ma c’è anche da dire che i Vigili Urbani, con maggiore urgenza, sono andati a presidiare l’incrocio tra via Piemonte e via Principe di Paternò. Ovviamente, si è creato subito un ingorgo di immani proporzioni.
Anche i Vigili del Fuoco sono arrivati in leggero ritardo.
Hanno transennato approssimativamente le macerie del grande albero che occupavano l’intera carreggiata e hanno cominciato a sgridare rudemente chi faceva la mossa di avvicinarsi molto: “Adesso che siamo arrivati noi C’é pericolo!” - ha detto qualcuno di loro, con involontaria e inconsapevole ironia.

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
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Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
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Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Poi, dopo qualche tempo, sono arrivate le motoseghe con le loro urla laceranti e il gigante è stato smembrato e fatto a pezzi, in un tempo risibile considerando il tempo che aveva impiegato a crescere e a fortificarsi.
E mentre le motoseghe urlavano, la magnolia lacerata e spaccata piangeva rivoli di sangue bianco.

A poco a poco, a fatica, il grande corpo è stato smembrato, via le braccia, via le gambe, poi tagliato a pezzi, ma il colosso ha resistito a lungo, in una dura lotta con le motoseghe che stridevano e un escavatore enorme che abbatteva i denti di acciaio che guarnivano la sua benna sul tronco principale già scalfito dalle lame della motosega, per completare la loro opera destruente.
Una tristezza infinita, ancora maggiore di quella derivante dal vedere il colosso abbattuto sull'asfalto.
L’agonia è durata sino al tardo pomeriggio, quando già era calato il buio e quando rimanevano soltanto frammenti e detriti; e soltanto le grandi radici tabulari ancora profondamente radicate.
Chi sa se dopo, con calma e meticolosità, gli uomini delle motoseghe e delle ruspe ingaggeranno una battaglia pure contro di loro!
Oso pensare (e desiderare nel profondo del mio cuore) che quelle radici possenti, sporgenti dal terreno come le creste di un dinosauro antico, vengano lasciate lì in segno di rispetto e nella memoria del grande albero, in attesa che magari un giorno possano germogliare di nuovo e rigenerare una pianta vigorosa.
E' solo una fantasia la mia, ovviamente, perché molto realisticamente sono certo che tutto quanto verrà spazzato via, in nome dei "sani" principi della sicurezza e del "mettere tutto in sicurezza" che escludono del tutto il pensare e il sentire poetico ed emozionale.

È stata questa la fine triste di un gigante che mi è stato compagno, anche amico direi, e che, negli anni, ho fotografato, per non parlare delle innumerevoli volte in cui al mio passaggio ne ho sfiorato il tronco sperando che una parte della sua forza entrasse in me.

Un gigante buono e gentile che, anche nel momento del crollo, è riuscito a non far male a nessuno.

Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi
Foto di Maurizio Crispi

Foto di Maurizio Crispi

Ficus, riflessione del giorno dopo: io non conosco chi abita nell’appartamento che gode di un bel giardino utilizzato per parcheggiare l’auto e le motociclette anziché godersi il verde in città, e sicuramente mi renderò impopolare con questo post; ma, dalla fotografia, risulta evidente che il cortiletto cementificato apparteneva per legge di natura al ficus centenario, piantumato anni prima che si decidesse di costruire il palazzo, che si decidesse di fare della curva a valle un asse viario dirimente del traffico cittadino. Altre epoche, altre sensibilità, ma mi piacerebbe sognare un futuro in cui le città diano il giusto respiro agli alberi e alla natura, nostra salvezza.

Maria Adele Cipolla - riflessione del giorno dopo

La Conigliera, storica tenuta dei Florio, doveva essere all’inizio del secolo uno degli spazi verdi più belli della città, un giardino caratterizzato dalle sue geometrie e dalla presenza di una struttura Liberty, ora non più esistente. Di quest’area, travolta dalla speculazione edilizia e distrutta infine da un incendio, oggi rimane soltanto un filare di ficus, che costeggia l’attuale via delle Magnolie.

La conigliera dei Florio, emblema di un altro progresso

La memoria della "Conigliera", in Viale delle Magnolie n.1, a Palermo (foto di Maurizio Crispi)

(Mauro Alessi) Panormos era una città tutta giardino e come una collana (dal greco ὅρμος) cinta dalla Conca d'Oro. In questo Eden le famiglie nobili e quelle venute dall'estero per innovative attività imprenditoriali condividevano il piacere di una vita immersa nella Natura di parchi e ville ricchi di specie botaniche acquistate in paesi esotici o scambiate tra loro, nell'ottica di una competizione nata per stupire ospiti, amici e visitatori. Vincenzo Florio che risiedeva all'Olivuzza, a villa Igiea e alla Casina dei Quattro Pizzi all'Arenella aveva acquistato un appezzamento di terreno dell'enorme giardino del duca Oneto di Sperlinga (firriato di Sperlinga) che si estendeva dalla sua settecentesca villa in via P.pe Palagonia (oggi diventata sede del Tribunale per i minori e del carcere Malaspina) verso la costa. Con la sua passione per la caccia e per la botanica realizzò una "conigliera" con un viale d'accesso costeggiato da sedici Ficus Macrophylla columnaris (denominati anche magnoloides da cui Viale delle Magnolie), figli del primo arrivato 170 anni prima all'Orto botanico di Palermo dall'Australia. Alla fine del viale era stato edificato un cottage (chalet) con torretta d'avvistamento per la cacciagione e al centro della conigliera una grande gebbia per irrigazione di agrumi e specie floreali spesso utilizzata per svaghi balneari e per gite in pedalò come fosse un laghetto.
All'interno del cottage, era predisposta una sala biliardo che permetteva il riposo di figli e consorti durante l'attività venatoria di padri e mariti. Un'altra porzione del 'firriato Sperlinga' era stata acquistata nel 1886 da Joshua Whitaker e dalla moglie Euphrosyne, che risiedevano nella palazzetto in stile gotico-veneziano, oggi sede della Prefettura in via Cavour.
Nel 1952 il sindaco Scaduto stipulò un accordo fra il Comune, i rappresentanti della Società Generale Immobiliare e i proprietari dei terreni autorizzando lottizzazioni di 60.000 
metri quadri a fronte di una cessione di 18.000 mq. come parco pubblico urbano (l'attuale "villa Sperlinga"). La speculazione travolse tutto e i poveri Ficus Macrophylla furono avvolti dal cemento non riuscendo più a trovare appigli per le loro radici aeree (columnari) e incontrando fondazioni edilizie per quelle sotterranee.

Le osservazioni di Mauro Alessi si ispirano ampiamente ad un articolo scritto da Cassandra Carroll Funsten, architetto paesaggista che allego qui di seguito in .pdf, scaricabile.

Ecco lo splendido articolo sulla "Conigliera dei Florio di Cassandra Carroll Funsten, architetto paesaggista

Quel che rimane del gigante crollato (foto di Maurizio Crispi)

Magnolia schiantata, ultimo atto

L'altro giorno sono arrivati con motoseghe, ruspe e altri macchinari e hanno rimosso tutto ciò che restava del gigante abbattuto, sino a non lasciare di esso più alcuna traccia.
Questo intervento radicale ha posto fine alla mia fantasia che dai resti delle possenti radici ancorate al suolo potesse rinascere qualcosa e che potesse avere luogo il miracolo della rigenerazione del gigante.
Oppure che quelle radici, per quanto isterilite, venissero lasciate lì a perenne memoria di quella meraviglia arborea di un tempo.
Lo spirito pragmatico ha prevalso, mentre invece nell'approccio a queste cose - secondo il mio modesto parere - ci vorrebbe un po' di fantasia e di un afflato di speranza.
Adesso che è stata fatta piazza pulita, sarebbe bello se l’amministrazione comunale ponesse qui una lapide commemorativa in memoria del gigante arboreo e del suo crollo e, magari anche se, vicino ad essa, piantasse anche un giovane virgulto d'una pianta di lunga crescita che sia compatibile con la costruzione adiacente; magari un cipresso o un olivo, o anche un carrubo.
Ma so che una simile cosa non accadrà mai.
Ai nostri amministratori mancano la voglia di coltivare il ricordo, la cultura e la sensibilità necessarie.

A Palermo è crollato un gigante
A Palermo è crollato un gigante
A Palermo è crollato un gigante
A Palermo è crollato un gigante
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28 gennaio 2023 6 28 /01 /gennaio /2023 11:19
 Scintillante (foto di Maurizio Crispi)

Ho sulla schiena
un dispositivo antigravitazionale
che mi consente di salire o di scendere
nel vuoto in verticale,
anche trasportando dei pesi
Quando si scende, peró,
occorre accendere
per motivi di sicurezza
una luce lampeggiante arancione
che è collocata sulla schiena,
mediante un piccolo interruttore
che è pure sulla schiena
Per azionarlo occorre torcere un braccio
all’indietro
Un movimento assai poco naturale
Ed io che sono diventato 
un mucchio d'ossa anchilosato
faccio fatica a compierlo

 

Per il resto, é tutto facile ed intuitivo
Devo soltanto combattere la mia paura del vuoto
Passo ore in una speciale palestra
ad esercitarmi
fino a che ogni movimento
diventa fluido

 

Mi guida in questo percorso
di apprendimento e sperimentazione
un veterano, indulgente e comprensivo,
Spero di imparare con rapidità

 

Salgo e scendo nel vuoto
di continuo
senza concedermi tregua

 

Il professor di fisica,
provando e riprovando,
scoperse chi lo stronzo
precipita fumando

 

Passo e chiudo

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28 gennaio 2023 6 28 /01 /gennaio /2023 06:47
Riflesso in una pozza d'acqua piovana - foto di Maurizio Crispi

Ho sognato che andavo ad un convegno
(di psicoanalisi o di psichiatria)
su di un magnifico cavallo bianco 
Ero gioioso per il fatto d'avere questo cavallo
Tutti erano stupiti nel vederlo
e nel vedermi sulla sua groppa
Io ero compiaciuto
Non era soltanto magnifico,
era anche intelligente
Era capace, per esempio,
di aprire il rubinetto dell’acqua
per bere autonomamente,
come se avesse zoccoli prensili
Era una creatura mitologica,
a tutti gli effetti
Il convegno si svolgeva all’aperto
nella vasta corte di un’antica dimora
Incontravo tanti colleghi del passato,
altri - più giovani - mi erano sconosciuti
Ma, in verità, ero più interessato al cavallo
che non al convegno,
né mi sentivo vocazione alcune per le rimpatriate
E poi c’era il cavallo da impastoiare
e da rigovernare
Parlavo con una tizia
che riconoscevo come scrittrice
Nella conversazione mostravo
di possedere un’articolata conoscenza
dei suoi libri 
e lei se ne stupiva
Poi se ne andava 
e la conversazione si spegneva
Forse, avrebbe voluto 
rimanere nell’anonimato
Anche la scrittrice, però, era venuta
al convegno a cavallo
- questo ci accomunava -
ma il suo destriero era un roano

 

Cominciavano a cadere 
grosse gocce di pioggia
Guardavo il cielo ad est
e vedevo che grossi cumuli
grigio-neri, minacciosi,
si addensavano rapidamente
Pioverà?, chiedevo alla scrittrice
Lei rispondeva, Sì, certo!
Se non vogliamo bagnarci,
occorre andare!

Il cavallo mi rendeva davvero felice
Non avevo bisogno d’altro
Mi occupavo di lui
Non temevo alcun male
Pensavo che me ne sarei andato via
presto, in groppa al mio destriero,
per scansare la pioggia imminente
Del convegno e delle facce di circostanza
non mi importava proprio nulla

 

Pregustavo una magnifica uscita di scena,
io e il mio destriero
per andare a passo lento e maestoso
verso altri destini

 

Dopo poco più di un mese da quello che avete appena letto, ecco un nuovo sogno, nel quale mi ritrovo a partecipare ad un convegno di psichiatria

Maurizio Crispi (6 marzo 2023)

Selfie strano (foto rimaneggiata di Maurizio Crispi)

Sono tra i partecipanti d'un convegno nazionale di psichiatria
Si tratta di una cosa davvero grande ed importante
C’è uno stuolo di professoroni, il fior fiore,
la crème dela crème, e i loro accoliti
lecchini, rampanti e ambiziosi
armati di coltelli taglienti,
seppur invisibili e immateriali,
per pugnalarsi alle spalle 
quando occorre o anche quando non occorre
Bisogna avere lo stomaco foderato di acciaio
ma anche indossare robuste mutande di latta,
per stare assieme ad una simile combriccola,
eppure siamo lì,
volenti o nolenti
La folla è percorsa da grandi ondate nervose
Ci si sposta all’improvviso
sulla base di dicerie o anche di semplici supposizioni
La parola d’ordine é essere presenti
laddove le cose accadono,
per ottenere favori 
o cogliere opportunità 
C’è anche mio fratello,
con la sua carrozzina,
lui però è un outsider, un puro,
un gigante con i piedi di solida roccia
non come quei fantocci dai piedi di argilla
che lo circondano 
Lui è là, perché deve presentare
un suo libro sui diritti 
delle persone con disabilità 
Di lì a poco, mio fratello scompare, tuttavia,
e non ho più il conforto
della sua rassicurante presenza
In uno dei tanti spostamenti di folla
vengo trascinato in una grande sala 
dove è allestito un buffet
Tutti si avventano sui tavoli 
riccamente imbanditi
riempiono piatti di tutto e di più 
mangiano a quattro palmenti,
quasi fossero reduci da un mese di digiuno
a pane e acqua
Intanto, infarciscono il loro ingozzarsi
con un chiacchiericcio vuoto
Una nuvola di parole vuote
si leva verso l’alto
come un sottile gas asfissiante
I coltelli sono sempre là
pronti all’uso
Mi trovo alla presenza di un augusto professore
il quale, attorniato dalla sua corte, sentenzia
Alcuni, i suoi più fedeli, 
annotano le sue parole oracolari,
a futura memoria
Io non so che dire
Tacere è la virtù dei forti
Poi ci si sposta altrove, 
in un grande androne 
dove ci si registra per poter prendere la parola
e fare dotti interventi
La calca è terribile
Tutti si fanno sotto,
cercando di scavalcare e arrivare per primi
Non si contano i furbetti e i furetti
Ma c’è un servizio d’ordine impeccabile
Ci sono delle amazzoni 
a torso nudo
che bloccano gli indisciplinati
con prese d’acciaio
al collo o alle braccia
Stringono con tanto vigore
che potrebbero spezzare le ossa di quei tapini
A nulla valgono le loro suppliche
o anche le blandizie
Anzi, più i tapini - un tempo furbetti -
supplicano e pregano
di essere trattati con meno rigidità, 
più la stretta aumenta
e i loro volti si contorcono
per il dolore,
mentre le amazzoni mute
tengono puntati su di loro
occhi di fuoco


(Dissolvenza)

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19 gennaio 2023 4 19 /01 /gennaio /2023 10:25
risveglio con sberleffo (foto di Alessandra leone)

Broccoli in tutte le salse e in tutti i modi
Ho fatto il pieno di broccoli
Broccoli night and day
Broccoli che fuoriescono
da naso e orecchie
come da una cornucopia
Broccoli di tutto il mondo,
unitevi!
Sogni strani
di cui ricordo poco o niente
Su tutto campeggiava 
un enorme broccolo,
stella del mattino e della notte,
che con la sua massa mi annichiliva
ed era anche ominoso simbolo
Anche oggi
avrò da mangiare pasta con i broccoli
residuo di due giorni fa
e poi minestrella di broccoli
o anche un ovetto in tegamino
su di un letto di broccoli e cacio

 

Ero con la Cociola al mare
Avrei voluto farle fare il bagno
ma avevo perso il guinzaglio e il collare
e, senza, era impossibile condurre
la cagnetta riluttante
sino alla fresca distesa
per un tuffo rigenerante
E poi c’era il problema
dei suoi escrementi da smaltire
tra cui anche due stronzi caduti
In modo tale da essere
perfettamente posizionati 
a formare un V
V for Victory
Oppure, V per Verità
per quanto empia o crudele,
o di merda in questo caso,
essa possa essere
Caso o necessità?
Presagio radioso o beffa crudele?

 

Il V di Vittoria mi convince, tuttavia,
e decido di prendere ad occuparmi
di copromanzia, anziché di cartomanzia
Una lettera al giorno, o più lettere,
a seconda dell’abbondanza delle produzioni,
a comporre nel tempo 
un messaggio predittivo,
fausto o infausto che sia,
oppure una parola o frase insolente, 
non so,
o solenne e meditativa
degna di Seneca o di altri maestri, 
o ancora geroglifici 
per la costruzione di una neo-lingua
ricca di ominosi significati
Quindi, nel mio sogno,
per dirla tutta, 
non accadeva nulla,
impelagato com’ero
in problemi di smaltimento  
ed elucubrazioni

 

In un altro momento comunicavo 
ai presenti (e testimoni)
che dovevo andare ad aggiornare
il mio profilo nei social
e qualcuno,
il cui volto rimaneva indistinto,
mi diceva che era tutto
inutile e velleitario
perché qualsiasi cosa posti
é fake, o tale diventa,
anche se stai parlando di sincere verità 
Credi di essere genuino
e invece sei fake,
fasullo che più non si può 
Fasullo o fasulo-fasolo 
Magari la prossima farò 
il pieno di fagioli
per incrementare e variare
i messaggi copromantici

 

Uscivo di colpo dal loop onirico
e dalla mia tana notturna,
così rassicurante,
ed ero bello che sveglio 
pronto a mettere in moto
la macchina del work-of-the-day, 
ma con la certezza di dover presto 
ricevere un messaggio occulto,
un segno di qualche genere,
una predizione,
una deduzione 

 

Sono pronto,
anche se mai 
si può essere
del tutto pronti,
così mi disse una volta
un vecchio saggio

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4 gennaio 2023 3 04 /01 /gennaio /2023 12:46
Irene Salatiello Crispi, mia madre, nel giorno del suo novantesimo compleanno (foto di Maurizio Crispi)

Il 4 gennaio 2010, nelle prime ore del nuovo giorno, quando ancora faceva buio, la mamma se n’è andata via lievemente, in punta di piedi, quasi senza disturbare nessuno, come aveva sempre detto nei suoi desiderata.
Per andarsene, ha colto il momento in cui io, seduto accanto a lei in poltrona per vegliarla, mi ero addormentato.
Quella sera mi aveva detto con fermezza che non si sarebbe messa a letto, ma che avrebbe passato la notte in poltrona. Forse perché aveva deciso di andarsene o forse perché sapeva che qualcosa sarebbe accaduto. Non so.
Quando mi sono risvegliato, forse sopraffatto dall’improvviso tacere del suo respiro appesantito, la sua anima bella era volata via.
Dopo poche ore, alle 5.00, è suonata la sveglia che la mamma la sera prima, mi aveva chiesto di puntare alla solita ora, quando lei si alzava per supervedere i preparativi di mio fratello e di metterla accanto a lei.
Quella sveglia con il suo trillo imperioso ci ha ricordato che la vita, anche senza di lei, continuava e che, pur assente da quel momento in avanti, avrebbe continuato a vegliare su di noi.

 

Mamma, dovunque tu sia, riposa in pace.

 

Continui a vivere nel mio cuore.

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3 gennaio 2023 2 03 /01 /gennaio /2023 12:01
La scala della morte - Mathausen (foto d'archivio, dal web)

Oggi ho trasportato un Pietrone

 

Come mai?

Dirò qui che lo faccio spesso

 

Quando cammino li adocchio
me li coccolo con lo sguardo,
passando e ripassando
Poi arriva il giorno in cui passo
munito di un sacco robusto
Me lo carico e lo trasporto sino a casa

 

Perché lo faccio?
Cerco pietre per i miei muri a secco
in campagna 
Li le pietre adesso scarseggiano,
almeno quelle grosse - manische - 
utili per la parte frontale
dei muri di contenimento
Tuttora alcune volte riesco 
a cavarle dal terreno
oppure le ottengo a colpi di mazza e di mazzuolo
da alcuni enormi massi 
sparsi qua e lá
(il mio è un terreno con numerosi affioramenti
di calcare dolomitico)
Altre invece le raccatto in giro
Ed è così che, inglobate nella tessitura 
dei miei muri a secco,
si possono anche vedere
delle pietre laviche che ho portato con me dall'Etna

 

Di molte delle pietre incluse nei muri
conservo memoria della provenienza
soprattutto quando me le sono faticate

 

Na tornando all'oggi,
mi sono sobbarcato ad una fatica
non da poco
Il Pietrone era dalle parti di via Notarbartolo
e me lo sono trasportato sino a casa,
con molto sudore


Durante il tragitto mi sono ricordato
d'una mia visita al campo di Mathausen
Qui c’era un enorme cava di pietra
Gli internati dovevano quotidianamente,
con qualsiasi meteo,
al freddo e al gelo oppure con il caldo torrido dell'estate,
cavare le pietre
e poi trasportarle,
incastrate in ruvidi basti di legno
sulle loro spalle,
pietre che arrivavano a pesare 
anche 50 kili,
sino al sito dove, con quelle pietre,
sarebbero stati edificati gli edifici
del comando e dell’amministrazione 
degli aguzzini delle Esse Esse
Dal fondo della cava, con il loro carico,
dovevano inerpicarsi su
per una rudimentale scala di irregolari gradini
scavati nella roccia
Se uno, stremato, cadeva, 
trascinava molti altri nella sua caduta,
perché su quei gradini intrisi di sudore e sangue
erano sempre stipati a centinaia,
ognuno gravato del suo carico mortale


Molti morirono di fatica
proprio li,
tanto che quella gradinata,
ancora visibile al tempo della mia visita,
veniva chiamata la “scala della morte”

Oggi, è stata edulcorata e trasformata
in una gentile scala ad ampi gradoni
(un modo per cancellare una memoria dolorosa)
Da alcuni giorni cercavo di ricordare
il nome di quel campo di concentramento,
ma invano.
Niente da fare,
per quanto mi sforzassi, non mi veniva
Ed invece oggi,
durante il trasporto del Pietrone
ecco che quel nome è affiorato
alla superficie della mia mente,
forte e chiaro,
anche se la mia fatica e la mia sofferenza
erano soltanto un’infima parte
del tormento inflitto a quegli uomini
da feroci aguzzini


 

“Già dal 1939 iniziò lo sfruttamento della cava di pietra alla quale si accedeva attraverso la famigerata scala della morte, composta da 186 gradini irregolari e scivolosi”.
«La cava era là, con i suoi 186 gradini irregolari, sassosi, scivolosi. Gli attuali visitatori della cava di Mauthausen non possono rendersi conto, poiché in seguito i gradini sono stati rifatti - veri scalini cementati, piatti e regolari - mentre allora erano semplicemente tagliati col piccone nell'argilla e nella roccia, tenuti da tondelli di legno, ineguali in altezza e larghezza.»

da I 186 gradini di Christian Bernadac, pagg. 169-170

Il pietrone (foto di Maurizio Crispi)

(22 marzo 2023) Anche oggi è capitato che io mi sia sobbarcato al trasporto di un pietrone

o per dirla in altre parole di un balatone

Questa volta si è trattato di un grosso concio di tufo,
avvistato mentre camminavo in prossimità

della stazione Notarbartolo

L'ho infilato nel sacco della spesa che porto con me

per qualsiasi emergenza

un sacco di medie dimensioni

color verde pastello

con le iniziali e il logo Prezzemolo/Vitale,

molto resistente e robusto

E ho iniziato la marcia verso casa

Un due

Un due

Un passo alla volta

Come era pesante!

Per facilitarmi il compito

e spezzare la fatica

ho preso a contare i passi

A cinquanta cambiavo braccio

Come era pesante

Puff puff 

pant pant

Respira,

respira,

respira e conta

Un due

tre quattro

cinque e sei

Cinquanta!
E cambio braccio

E poi di nuovo

Ad un certo punto, ma ero ad appena duecento metri da casa,

ho deciso di fare una sosta prolungata per ritemprarmi

Ho posato l'involto pietroso per terra

e mi sono seduto su di un basso muretto

Sono stato per un po' 

a guardarmi attorno

E' passato un pacchione strascinando i piedi

e poi un altro tipo -

forse andava a scuola -

a passo lento e strascinato, le spalle cadenti

lo sguardo tuffato nello schermo dello smartphone,

già annoiato prima ancora di iniziare la sua giornata

Che strazio

Poi ho ripreso sino a destinazione

Rush finale, sprizzante di energia

Nell'ultima tirata,

preso dall'entusiasmo,

ho contato di seguito ben cento passi

sino alla macchina parcheggiata per strada

e il pietrone ce l'ho messo dentro,

in attesa del trasporto in campagna

Grande soddisfazione!
 

E già pronto per la prossima fatica!

 

Il pietrone
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1 gennaio 2023 7 01 /01 /gennaio /2023 12:55
After midnight (foto di Maurizio Crispi)

Mi sono svegliato
dopo un sonno inquieto

 

Mi sono alzato

 

Ho vagato per la casa
fredda e silenziosa

 

Ho aperto il frigo

 

Ho preso un mandarino
e l’ho mangiato
Che buono!

 

Inquieto, non soddisfatto,
ho riaperto il frigo
alla ricerca di qualcos’altro
Una grossa batata contorta e violacea
mi ha fissato malevola
Sembrava un’orrida ameba,
un blob alieno
pronto a balzare 
(o a colare) su di me

 

Mi sono spaventato a morte
e sono corso via a gambe levate
gridando come una bertuccia 

 

Ecco il primo evento rimarchevole
del nuovo anno

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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