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"Primo, non curare chi è normale. Contro l'invenzione delle malattie" è il saggio dello psichiatra statunitense Allen Frances, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri nel 2013 (Collana Saggi).
Il libro rappresenta una dura autocritica e un atto di accusa contro la medicalizzazione della vita quotidiana e l'espansione incontrollata delle diagnosi psichiatriche
L'autore non è un critico qualunque: Allen Frances ha infatti diretto la redazione del DSM-IV (la quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). In questo suo saggio analizza criticamente il passaggio al DSM-5, evidenziando diversi punti chiave: che sono l'inflazione diagnostica, un eccesso di medicalizzazione delle emozioni che riguarda i "mali" del vivere quotidiano e interessi economici di grande rilevanza nello sbilanciamento delle cure e delle risorse..
I confini della psichiatria si sono allargati al punto da trasformare problemi normali in disturbi mentali, con la crescita enorme ed incontrollata delle diagnosi psichiatrica: si pensi alla terribile crescita delle diagnosi di disturbo depressivi ed altre sindromi affini, oppure all'inflazione diagnostica di ADHD, anche in tenera età, all'avvio di terapia psicofarmacologiche specifiche prescritte a minori.
Stati d'animo fisiologici come il lutto, l'invecchiamento o la timidezza vengono oggi etichettati come patologie da curare. L'industria farmaceutica spinge per ampliare i criteri diagnostici al fine di commercializzare nuove pillole, con terapie con farmaci ad hoc dotati sulla base di ricerche "pilotate" (edulcorate) efficaci per quella specifica patologia.
Si sottraggono così risorse e attenzioni ai malati gravi per curare con psicofarmaci persone che non ne avrebbero bisogno.
Si creano le premesse per creare uno stuolo di pazienti dipendenti proprio da quei farmaci, ma - nello stesso tempo - per via dell'attivarsi di effetti paradossi o per la comparsa di sintomi astinenziali in caso di sospensione non graduale - si apre la strada per l'attivazione di sindromi psichiatriche di tipo diverso (al riguardo, è frequente constatare che i pazienti psichiatrici contemporanei) sono portatori di due-tre diagnosi psichiatriche) con trattamenti complessi che prevedono la combinazione di farmaci antipsicotici, antidepressivi, modulatori del comportamento e ansiolitici.
Il messaggio centrale di Frances si riassume nel suo invito a celebrare le differenze umane anziché patologizzarle, difendendo il concetto stesso di "normalità" dagli assalti dell'inflazione diagnostica e dalle derive del marketing farmaceutico.
Le sue posizioni sono state criticate ed ostracizzate. Le accuse principali non tanto sono arrivate dai sostenitori della diverse correnti della psichiatria alternativa, ma dai suoi colleghi della comunità scientifica e dall'American Psychiatric Association (APA)
Le obiezioni mosse contro le sue tesi si sono articolate su tre fronti principali:
1. Conflitto di interessi ed ipocrisia. I curatori del DSM-5 hanno duramente replicato a Frances, ricordandogli che l'inflazione diagnostica è iniziata proprio sotto la sua gestione. Nel periodo in cui è stato utilizzato il DSM-IV, infatti, si è registrata una vera e propria esplosione di diagnosi di ADHD nei bambini e di disturbo bipolare negli adulti. Molti colleghi lo hanno accusato di "senno di poi" e di incoerenza finanziaria, sottolineando che egli ha continuato a percepire royalty sulle vendite dei prodotti legati al DSM-IV proprio mentre ne criticava l'evoluzione commerciale.
2. Ostruzionismo al progresso scientifico. La comunità dei ricercatori lo ha accusato di avere un approccio eccessivamente conservatore e superato. Secondo i suoi detrattori, l'allargamento di alcuni criteri nel DSM-5 non era una mossa commerciale, ma il necessario recepimento di nuove scoperte neuroscientifiche e cliniche volte a intercettare precocemente il disagio psichico prima che diventi cronico o invalidante.3.
3. Critiche dagli opposti estremismi. Come ammesso dallo stesso Frances, la sua posizione intermedia lo ha esposto ad un fuoco incrociato di critiche provenienti da più parti.
Da un lato, i sostenitori dei farmaci lo hanno accusato di colpevolizzare i pazienti e di creare uno stigma intorno a chi trova reale beneficio e sollievo quotidiano nelle terapie chimiche. Gli esponenti dell'antipsichiatria radicale, al contrario, ritengono le sue critiche siano state troppo timide. Lo accusano di difendere comunque l'impianto generale della psichiatria e l'uso dei farmaci (che Frances considera utilissimi pur se limitati ai casi gravi), rifiutando di abbattere del tutto il sistema diagnostico
Detto ciò, non tutto è da buttare via nel DSM che, pur con la menzionata tendenza alla polverizzazione delle diagnosi e quella altrettanto drammatica della psichiatrizzazione dei più banali life event ha introdotto un approccio dimensionale nella valutazione del paziente psichiatrico, con l'introduzione del concetto di spettro dei disturbi diagnosticabili.
(Risvolto) Considerato dagli psichiatri di tutto il mondo il testo imprescindibile di riferimento, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual), pubblicato dalla American Psychiatric Association e tradotto in decine di lingue, è la fonte primaria che definisce il limite tra ciò che è normale e ciò che è patologico in relazione alla psiche. Passato attraverso quattro edizioni, il manuale è giunto ora alla quinta stesura, il DSM-5, ma questa volta la pubblicazione ha scatenato feroci e allarmanti polemiche. A capo dei critici più agguerriti si trova Allen Frances, l'autore di questo libro, scienziato autorevole e psichiatra tra i più apprezzati, che sa bene di cosa parla, dal momento che proprio lui aveva diretto la redazione del precedente DSM-IV. Secondo la sua analisi, precisa e convincente, la nuova edizione del manuale diagnostico rischia di fare più male che bene. L'impostazione del volume allarga infatti a tal punto lo spettro delle patologie psichiche da lasciare ben poco spazio alla "normalità", che quasi scompare. Siamo tutti malati: un regalo alle industrie degli psicofarmaci e una resa di fronte alla crescente medicalizzazione della società, divenuta sempre meno capace di gestire serenamente fenomeni comuni, che sono sempre esistiti, come il lutto, l'invecchiamento o la naturale vivacità dei giovani. Si moltiplicano invece le diagnosi di patologie per ogni comportamento, perdendo in questo modo la visione pluralista dell'universo psichico e forse condannando in futuro milioni di persone a cure non necessarie. «Non medicalizziamo le differenze umane – ammonisce Allen Frances – celebriamole».
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L'autore. Allen Frances (1942) è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Frances ha guidatola task force che ha pubblicato il DSM-IV ed è stato in precedenza membro del comitato che ha steso il DSM-III, di cui ha redatto la sezione sui disordini della personalità. Autore e coautore di centinaia di articoli specialistici e di vari volumi accademici, scrive frequentemente su «Huffington Post», «Psychology Today» e «Education Update». Presso Bollati Boringhieri sono usciti Primo, non curare chi è normale. Contro l’invenzione delle malattie (2013) e Il crepuscolo di una nazione. L’America di Trump all’esame di uno psichiatra (2018).
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Allen Frances on the DSM, Mental Illness and Humane Treatment
DSM-IV Task Force Chariman Allen Frances discusses flaws in the current diagnostic process, and how to mend our broken mental health delivery system
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