Ho sognato che con mio figlio grande affittavamo un mezzo per salire - forse - su in montagna.
Si trattava di una montagna erta e complicata che, man mano che si saliva, si faceva vieppiù impervia e, oltretutto, andando in quota era ricoperta di neve e di ghiaccio
Il mezzo che avevamo affittato era un misto di camion e di bus, con il pianale altissimo e con ruote gigantesche, adatto a superare ogni asperità e forti pendenze, con la parte anteriore lievemente disarticolata da quella posteriore, in modo da aumentare aderenza e capacità di adattamento alle asperità del terreno
Quando la strada si faceva ancora più ardua, io scendevo dal mezzo, lasciando mio figlio alla sua guida e cominciavo a camminare davanti a lui, precedendolo, e saggiando il terreno metro dopo metro
Ad un certo punto la via si faceva davvero disagevole
Sul fondo della sede stradale s'erano formati due profondi solchi e al centro, invece, vi era un gibbo che si levava quasi a toccare il pianale (una conformazione che mi ha ricordato - non so perché - le vie lastricate di pietre dei Romani)
Con un veicolo normale sarebbe stato impossibile procedere oltre
Da un lato, alla mia destra, oltre il solco in cui correvano le ruote artigliate, vi era un profondo sbalanco, tanto che io - camminando davanti alla vettura e avendo lanciato uno sguardo dabbasso - ebbi un'improvvisa sensazione di mancamento e di vertigine
Mi preoccupai per mio figlio e sperai che egli non compisse qualche manovra azzardata, piombando a capofitto nel profondo di quell'abisso
Tuttavia mi rassicurai pensando che, essendo le ruote imprigionate nei due profondi solchi (che funzionavano come due binari) era molto improbabile che egli potesse deviare dal percorso tracciato
Ero piuttosto io quello a rischio di sprofondamento in quel pauroso inghiottitoio
Poi, più avanti, si arrivava ad una grande spianata innevata al di là della quale si apriva all'improvviso una discesa ampia e ricoperta di ghiaccio con una pendenza quasi del 50%
Nel frattempo avevo perso di vista mio figlio che, a causa delle difficoltà della strada, continuava a procedere a passo d'uomo e mi chiedevo se sarebbe stato di affrontare quella ripida discesa senza ribaltarsi e capitombolare giù dabbasso
Poi lo vedevo ai piedi della china, bello fresco e pettinato come nulla fosse stato, e tiravo un sospiro di sollievo, pensando che, pur senza di me, ce l'aveva fatta!
Dissolvenza
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(9 luglio 2026) Correvo su e giù per un'ampia strada simile al Viale Regina Margherita che conduce dal Parco della Favorita di Palermo a Valdesi
Un po’ correvo a piedi e un po’ andavo a cavallo con grande destrezza
Erano sensazioni meravigliose che ne traevo, caracollando sul quel destriero, a pelo, aderendo al suo corpo muscoloso e reggendomi alla lunga criniera fluente
Sentivo quel grande corpo vivente tra le gambe e mi facevo tutt’uno con esso e con il suo respiro
Poi attraversavo un territorio forgiato da un maestro giapponese che, in modo miniaturizzato (ma nemmeno tanto) aveva creato in un vasto bacino d’acqua un intero arcipelago e qui bisognava passare da un isola affiorante all’altra e percorrerne i crinali senza mai perdere l’equilibrio, piombando giù nelle profonde acque cristalline circostanti
Era una prova con profonde valenze spirituali e, forse, costituiva anche un rito d’iniziazione le cui radici sprofondavano in un lontanissimo passato
Io ero lì e superavo ogni prova con abilità innata, come se ogni cosa di queste l’avessi già fatta in una vita precedente
La Forza era con me
Dissolvenza
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