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Un sogno strano
C’era anche mia madre
Aspettavo che arrivasse una paziente con la quale era fissato un appuntamento per un colloquio e mi affacciavo più volte al balcone, preoccupato perché non arrivava
La strada era buia, i lampioni tutti rotti e giù da basso nell’ombra cupa e densa scorgevo strani movimenti inquietanti
Ero preoccupato che la mia paziente avrebbe potuto avere dei problemi e che, arrivando, avrebbe potuto essere insidiata ed assalita da quegli uomini senza volto che si nascondevano nelle pieghe d’oscurità della via
Quando ritenevo che la paziente fosse sul punto di giungere abbandonavo il mio punto di osservazione elevato, mi congedavo da mia madre frettolosamente e mi dirigevo verso il mio studio (ubicato nell'appartamento adiacente) per potere aprire da lì il cancello esterno e il portone di giù
Anzichè essere nell'appartamento dov'è si trova lo studio, mi ritrovavo nel bel mezzo di un’enorme fattoria agricola dove v'era - da qualche parte - anche l’accesso al mio studio
Lì mi ritrovavo a vagare come fossi smarrito e senza memoria assorbendo tutta la meraviglia di ciò che vedevo e, nello stesso tempo, cercando sempre la via per raggiungere il mio studio per potere accogliere la mia paziente ed assolvere ai miei doveri
Ci sono vie brevi e vie lunghe
Chi sceglie le vie più brevi e spicce raggiunge rapidamente il proprio scopo
Colui che sceglie le vie lunghe, pur correndo il rischio di perdercisi, sarà benedetto dal senso della meraviglia per le cose inaspettate che avrà modo di vedere e di incontrare.
Chi sceglie la via lunga accetta l'incertezza.
Questo atteggiamento trasforma l'imprevisto da ostacolo a dono, regalando una comprensione più profonda della realtà che una linea retta non potrà mai offrire.
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