Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
30 novembre 2018 5 30 /11 /novembre /2018 06:59

E' successo oggi.
Di prima mattina, mi seggo sul water per una cacata improrogabile.

Espleto la session rapidamente, in considerazione dell'urgenza dell'appello, tanto che non c'è nemmeno stato il tempo per una breve lettura.
Quando mi alzo, e già ho messo in azione il muscolo detto dagli antichi anatoministi "tersor ani" (vale a dire, più prosaicamente, il tricipite bracchiale), particolarmente implicato - anzi quasi essenziale - nel movimento della nettatura con carta morbida o altri materiali (nel caso di cacate outdoors), il mio I-Phone che era alloggiato nella tasca del cardigan scivola fuori e cade nel water, centrando prima la merda ancora giacente sul piano inclinato e poi cadendo di peseso, senza alcun elegante volteggio nell'acqua... E fortunatamente, ancora non avevo avuto il tempo di azionare lo sciacquone...
Pluff!!!!!!!
Rimango ovviamente esterefatto.
Paralizzato.
Ma l'azione è urgente.
Non si può indugiare.
Ogni attimo è prezioso.
Tuffo a mia volta la mano nell'acqua al fondo del water e tiro su l'I-Phone sgocciolante e tutto imbrattato di m***a. E cominciamo dal fatto che non so come maneggiarlo per non imbrattarmi io mi stesso (e per fortuna si tratta della mia di m***a!).
Il Display è illuminato, stranamente: e cosa mostra?
Mi chiede di cosa ho bisogno... Sapete quella funzione per cui si può dettare un messaggio vocale su alcune questioni specifiche: alcuni sostengono che con questa funzione si può accedere ai dati di un telefono, il cui display sia protetto da una password: sembra quasi ironico che sia il telefono, in questo frangente, a chiedermi di casa ho bisogno...
In questi casi non si sa cosa fare prima: molto opportunamente la carta igienica è finita e non c'è altra a portata di mano.
Cerca di pulire alla meno peggio...
Disastro!
Vado nell'altra stanza a procurarmi dello scottex...
Pulisco, netto, ma non è mai abbastanza...
Mi sembra che il telefono, per quanto faccia, continui a puzzare di m***a.
Sono pieno di trepidazione: funzionerà, non funzionerà?
Mah!
Noto tuttavia che alcuni dei punti di contatti tra esterno e interno, per i vari plug sono stati occlusi dalla m***a.
Dunque nella disgrazia, una fortuna: questo casuale evento, probabilmento ha impedito l'accesso dell'acqua all'interno.
Armato di uno spazzolino cerco di eliminare il materiale che occlude i vari buchi...
Un lavoro davvero certosino e devo fare buon viso a cattivo gioco.
Wow! Sembra che il telefono funzioni...
Mi sono ricordato di una scena di Jurassic Park, in cui alcuni dei protagonisti, in gravi difficoltà perchè le cose nel Parco stanno già andando a rotoli, sentono squillare un telefono: uno di loro (che nel difficile frangente è il leader naturale) corre nella direzione del suono, sperando che sia uno degli altri compagni d'avventura, pure disperso. E invece trova un gigantesco mucchio di cacca dinosauresca. Il suono del telefono viene proprio da lì (segno che il suo possessore è stato mangiato dal T-Rex redivivo). Siccome potrebbe essere una telefonata importante, da cui dipende la loro sopravvivenza, il nostro amico non ha esitazioni: affonda la sua mano nella cacata gigante, ancora fumante, e ci fruga dentro eroicamente (con la forza della disperazione) per afferrare il telefono e per rispondere. Riuscirà nel suo intento: non si tura nemmeno il naso, tanto è in ambasce.
Questo episodio mi ha fatto sorridere.
Uno, perchè ho pensato alla scena di una commedia all'italiana, stile Banfi, in cui un alto ufficiale dell'Esercito, prima di una parata, va in bago - ovviamente, alla turca - per una salutare cacata improgabile. E' in alta uniforme, con tanto di sciabola e fascia azzurra con giummo, piutto sto voluminoso in relazione al suo rango. Alla conclusione si alza dalla scomoda posizione e scopre che il giummo si è imbrattato di cacca. Cerca di pulirlo, ma si porca altre parti della sua sino a prima impeccabile divisa, in un crescendo che suscitaa nello spettatore una carnascialesca e scatologica ilarità.
Due, perchè mi ha fatto pensare, ovviamente, alla Legge di Murphy.
Tre, perchè come dicono molti comentatori accreditati contemporanei, i dispositivi mobili (I-phone, smartphone, tablet e quant'altro) stanno diventando sempre di più delle vere e propie protesi del corpo dei loro utilizzatori: quindi, se uno di questi dispositivi cade nella cacca e ci resta immerso, è il suo stesso prorpietario a sentirsi immerso nella cacca sino al collo.
Fortunamente, questa sensazione non l'ho sperimentata, indice del fatto che ancora sono abbastanza distaccato nell'utilizzo dei dispositivi mobili di comunicazione.

Far cadere il proprio telefono nella cacca, potrebbe essere così un buon test di verifica sullo stato dell'arte.

 

Condividi post
Repost0
2 ottobre 2018 2 02 /10 /ottobre /2018 08:43
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Alcuni anni fa scrissi per un periodico freepress, diretto da Valentina Gebbia, un articolo sulle Magnolie, nel quale in particolare raccontavo dell'Albero-orecchio, cioè di una grande magnolia nei pressi del luogo in cui abito a Palermo, sul cui tronco appare in rilievo un enorme orecchio. Si tratta proprio di un orecchio: non occorre molto sforzo di fantasia per individuarlo. E' lì ed è palese, indiscutibile.
L'Albero-orecchio è sempre lì, eterno, immutabile e per questa sua natura fa pensare agli Ent-Alberi dell'universo di Tolkien: le magnolie, del resto, hanno in sè questa caratteristica che le fa apparire un archetipo dell'eternità, alberi in continua espansione e crescita, grazie alle loro radici pensili che, protendendosi dall'alto e raggiungendo il suolo in un n movimento geocentrico, si trasformano rapidamente in nuovi tronchi.
Le magnolie attivano fortemente la fantasia.


E ancora di più questo straordinario Albero-orecchio.
L'Albero-orecchio è stato tema di costanti narrazioni con mio figlio Francesco, quando ci passavamo accanto e lo osservavamo.
Ed è tornato ad essere di altre narrazioni con mio figlio Gabriel.
La narrazione che segue è stata la più recente che ho voluto proporre qui, poichè per il momento non riesco a trovare il file dell'articolo originario che non è mai stato diffuso online.

 

L'Albero-orecchio con Gabriel (foto di Maurizio Crispi)

Tanto tempo fa un uomo si è fermato ai piedi di questa magnolia ed è rimasto fermo a lungo a pensare, ammirato dalla bellezza dell'albero e dalla sua densa e fresca ombra, dalle sue radici pensili e dalle radici enormi che fuoriuscivano dal terreno rivelandosi come le sinuose creste ossee di qualche dinosauro che lotta per liberarsi dalla terra in cui è sepolto..
L'albero, rapito dalle buone vibrazioni di questo passante, preso dalla meraviglia e da un empito di benevolenza, ha cominciato a protendere le sue radici aeree verso costui.
L'uomo, in contemplazione estatica, non si è mosso e le radici hanno preso a crescere e ad inglobarlo nel legno.
L'uomo nel giro di poco si è fatto uomo-radice ed infine albero.
L'unico segno distintivo del suo essere stato uomo è l'orecchio che è rimasto a sporgere verso l'esterno, quasi a suggellare il suo desiderio di poter rimanere in contatto con il mondo, benché ormai nella forma e nella sostanza di un albero.
L'albero-orecchio (che contiene dentro di sé quell'uomo) vuole ascoltare le storie di chi passa accanto a lui.
Grazie alla trasfusione dell'umanità di quel passante nella materia vivente e silenziosa di cui sono fatte le piante quella magnolia è divenuta un essere sociale e vuole ascoltare le storie del mondo.
Ecco perchè, quando ci si trova a passare vcicino a quel grande orecchie conviene bisbigliare delle storie: le storie di ciò che si è visto, di ciò che si è sentito dire, anche semplicemente delle storie fantastiche inventate di sana pianta oppure anche attingendo al repertorio di storie fiabesche e di avventure. Io per conto mio amo raccontargli le storie di Sinbad il marinaio e quella di Ali Baba e i quaranta ladroni.
E ogni tanto gli racconto anche la storia di quell'uomo che, tanto avendo ammirato quella possente Magnolia, è divenuto uomo-radice.
Giusto nel caso che l'uomo-radice avesse perso memoria delle sue origini.
Se tu, passante, quando ti trovi a sfiorare quel gigantesco orecchio, gli sussurrerai delle storie, l'albero poi sarà benevolo con te e le sue radici di rispetteranno...
Potrai allontanartene tranquillamente, senza esserne avviluppato.
Ma la scelta è tua, in fondo.
Potresti desiderare, in fondo, di diventare anche tu Albero-radice.

Condividi post
Repost0
13 ottobre 2015 2 13 /10 /ottobre /2015 00:49
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)
Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

Piccola storia senza parole (Mondello Beach, Palermo, ottobre 2015)

Condividi post
Repost0
8 ottobre 2015 4 08 /10 /ottobre /2015 09:12
Dalle stelle alle stalle. Per una storia semiseria della Copromantica
Dalle stelle alle stalle. Per una storia semiseria della Copromantica

La Copromanzia di antichi riti

prevedeva che gli aruspici divinassero,

osservando la forma degli escrementi dei propri adepti

in incubazione

 

Si cercava di vedere il futuro nelle cose ultime

e senza apparente valore:

e gli escrementi con il loro correlato olfattivo

erano l'ultima delle cose ultime,

ma nello stesso tempo con il loro impatto sensoriale

attivavano nel copromante la parte più profonda ed antica del cervello,

introducendolo nell'estasi sciamanica

dalle valenze profondamente conoscitive

 

Da qui l'efficacia della pratica divinatoria escrementizia

 

Nel riuale della copromanzia,

la Scatologia

assurgeva così ad escatologia

e a discorso sulle cose ultime e sui nostri destini

 

Altri, tuttavia, pensavano che questa pratica fosse eretica

e bollarono i copromanti

come persone dedite alla coprolalia,

se non addirittura alla coprofagia e alla coprofilia

 

Arrivarono i medici scientisti e dissero

con oltraggioso piglio posistivista

che costoro - i copromanti -

fossero ammalati e sofferenti d'una speciale sindrome:

Gilles de La Tourette, la chiamarono

 

Poi, vennero altri a sostenere che gli escrementi andassero messi

nel ciclo della vita e della morte

e che, per ciò stesso, come parte essenziale (non esiziale)

della fenomenologia dell'eterno ritorno

andassero nobilitati e rimessi nel ciclo

E rimase celebre la preghiera di Jacopone da Todi,

O Signor, per cortesia,

nella quale, preconizzando egli d'essere divorato da un lupo,

come forma estrema di penitenza, si augurava anche che

l'arliquie sua fosse trasformata en cacatura

[un ventr'i lupo en voratura
e l'arliquie en cacatura
]

 

Ma costoro non riuscirono a trovare un accordo

con la scienza ufficiale:

rimasero rigidamente nel ruolo di eretici,

non accettando compromesi galileiani,

e, a conclusione d'una plurisecolare diatriba,

poichè non vollero abiurare le proprie credenze,

vennero messi al rogo

 

Altri, pur protestando,

vennero considerati dei parafilici DSM DOC,

e internati per sempre

in manicomio

 

Ma questa è tutt'altra storia

Condividi post
Repost0
24 settembre 2015 4 24 /09 /settembre /2015 10:00
La mucca e la porta murata

(Maurizio Crispi) Una mucca nera se ne sta ostinatamente ferma nei pressi di un antico portone murato.
Il cartello con la scritta "Vietato entrare" e il correlato simboletto di "pericolo" appaiono come una ridondanza comunicativa, visto che - salvo ad essere provvisti di una grossa mazza, di un palanchino gigantesco o di una carica di esplosivo - non c'è alcuna possibilità di transitare (break through) attraverso quel passaggio, aprendosi una breccia, come la famosa "Breccia di Porta Pia".
Vedere la mucca starsene ferma accanto al portone fa pensare.
Sembrerebbe quasi che la pia bovessa avvertendo l'attrattiva di succosi pascoli all'interno, indugi al limitare della soglia, aspettando che, per un qualche miracolo, nella cortina muraria si apra un passaggio.

Forse anche la mucca avverte le vibrazioni del genius loci racchiuso all'interno della muraglia.
E ciò a dimostrazione che il passaggio delle soglie delle wellsiane "door in the wall" sia universale...
Ma - naturalmente - questa è tutta una mia elucubrazione di stampo letterario, perchè si sa che la frequentazione della letteratura induce a fare dei salti pindarici e delle improbabili associazioni - probabilmente la mucca - e qui é di nuovo la letteratura ad entrare in campo con Hemingway - ha solo trovato una sua "querencia", cioè un luogo dal quale potrebbe risultare molto difficile farla sloggiare.

Condividi post
Repost0
24 settembre 2015 4 24 /09 /settembre /2015 06:44
L'albero-orecchio ci ascolta

L'albero-orecchio è sempre lì.

Noi cresciamo, invecchiamo, ci raggrinziamo, moriamo.

E l'Albero-Orecchio è sempre lì, sempre intento ad espandersi e a divenire più grande e più possente, moltiplicando le radici che lo sostengono e che diventano a loro tronchi.

E, intanto con quel suo gigantesco orecchio ascolta ciò che il mondo ha da dirgli.
Quando gli passate accanto, ricordate sempre di dirgli una parolina di saluto.
Oppure, se volete, potete andargli vicino e confidargli a bassa voce i vostri segreti e le vostre piccole pene.
Lui saprà ascoltarvi, con quel suo orecchiaccio di legno...

Alcuni si chiedono se quell'orecchio sia stato sempre lì, si dai primi anni di vita dell'Alberorecchio, anche quando non era visibile ad occhio nudo, oppure se non sia spuntato in tempi successivi della lunga vita del gigante che, da un certo punto in avanti, era divenuto avido di contatti con noi umani.

Nessuno potrà mai dirimere un tale quesito.

Io appartengo alla prima corrente di pensiero e voglio pensare che l'orecchiaccio ci sia stato sempre.

L'albero-orecchio ci ascolta
Condividi post
Repost0
10 luglio 2015 5 10 /07 /luglio /2015 06:31
La bella storia di Cecio Felicio e di Agata Patata

In un campo sterminato e assolato
viveva un cecio da tutti rispettato
era bello sfrontato e pure macho
tutti lo chiamavano Felicio...

Nto campo sterminatu e assolato
viveva un cecio 'i tutti rispittato,
era beddu, sfruntatu e puru macho
e tutti 'u chiamavano Felicio...

(Dalla traduzione di Pietro Attinasi)

Il libricino "Cecio Felicio e Agata Patata", scritto da Ernesto Maria Ponte e Salvo Rinaudo con le deliziose illustrazioni del fumettista Sergio Algozzino, edito dalla casa editrice Arianna di Geraci Siculo nel 2012, è scritto in rima in dialetto siciliano e tradotto da Pietro Attinasi.

Il libro altro non è che una favola per grandi e piccini che mette in risalto le radici popolari di una tipica ricetta tradizionale ovvero della combinazione di panelle e di crocchè (cazzille), facendolo attraverso il dialetto siciliano, in tutte le sue variegate sfaccettature fonetiche.
I due protagonisti sono Cecio Felicio ed Agata Patata: i due si incontrano in un orto dove iniziano a frequentarsi e amoreggiare fino a quando il contadino li raccoglie e li vende al mercato.
Felicio diventa così farina per panelle , mentre Agata viene trasformata in purè per crocchette: i due innamorati, quindi, dopo che ormai avevano perso ogni speranza di riincontrarsi dopo la brutale separazione, si ritrovano nella panelleria cittadina da Za Gaetana, coronando così il loro sogno d'amore abbracciati in un panino con cazzille e panelle.
E' una bella favola - divertente ed amena - che contiene in sé una celebrazione di uno dei più celebrati street food palermitani.

Tempo di lettura globale, per apprezzare le rime in siciliano e le belle illustrazioni: non più di 15 minuti.

Per chi non conosce il dialetto siciliano (in verità lievemente edulcorato ed italianizzato) è disponibile, a fine volume, la traduzione in lingua italiana.

Si impiega più tempo a leggere le doviziose note sugli autori.

Condividi post
Repost0
9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 06:29
Il Messaggero

Un ratto avventuroso si mosse dalla sua tana, in un luogo sicuro, e venne allo scoperto nella Giungla metropolitana, esposto al caldo sahariano di un'estate precoce e ai mille pericoli del Mondo di Sopra.

Si incamminò lungo una via e vide che quella città di sopra che ben poco conosceva, poichè la vedeva soltanto di notte, quando di soppiatto veniva fuori alla ricerca di cibo, era sporca e piena di rifiuti maleodoranti, prossimi alla putrefazione.

Le sue vibrisse tremarono di piacere, il nasino umido palpitò: ma volle resistere al richiamo dell'istinto che lo avrebbe spinto ad avventarsi su quelle montagne di cibo.

Piuttosto, voleva avvisare qualcuno, chiedere aiuto, lo squallore della città pervadeva il suo folto pelo e penetrava nella sua carne e nelle sue ossa.

Percorrendo la via lungo la quale si era incamminato sarebbe giunto alla casa di un un uomo potente che governava tutta la città di sopra, così come il Decano dei Ratti governava la città di sotto.

Avrebbe voluto portargli un messaggio, chiedendogli di pulire meglio la bella città di sopra, anche al costo di ridurre la quantità di succulente prelibatezze che lui e il suo popolo avrebbero potuto trovare scavando nelle montagne di rifiuti e di spazzatura abbandonati.

Il suo senso estetico ne era profondamente offeso: in fondo il ratto-messaggero aveva studiato le Belle Arti nel Mondo di Sotto.

Il suo empito tuttavia rimase senza esito: morì sopraffatto dalla calura molto prima di arrivare nei pressi della casa di quell'uomo potente.

E rimase lì, sul nudo cemento, morto stecchito ad incartapecorirsi al sole e il suo messaggio rimase lettera morta.

La carcassa di un ratto morto in Via Principe di Paternò, a Palermo. A chi tocca rimuovere le carogne degli animali? Non spetta più a nessuno: non c'è a quanto pare un servizio preventivo, ma solo su chiamata da parte del cittadino. Un tempo gli animali morti venivano raccolti da una categoria di lavoratori specializzati nel settore della produzione artigianale di colla. E tutto faceva brodo... Come anche le deiezioni solide degli animali venivano immesse nel circuito delle fabbriche artigianali di lavorazione e colorazione delle pelli. La modernizzazione disturba degli equilibri e trasforma cose prima considerate utili e tali da alimentare dei circuit lavorativi e produttivi minimali, in prodotti di scarto di cui nessuno vuole più occuparsi.

La carcassa di un ratto morto in Via Principe di Paternò, a Palermo. A chi tocca rimuovere le carogne degli animali? Non spetta più a nessuno: non c'è a quanto pare un servizio preventivo, ma solo su chiamata da parte del cittadino. Un tempo gli animali morti venivano raccolti da una categoria di lavoratori specializzati nel settore della produzione artigianale di colla. E tutto faceva brodo... Come anche le deiezioni solide degli animali venivano immesse nel circuito delle fabbriche artigianali di lavorazione e colorazione delle pelli. La modernizzazione disturba degli equilibri e trasforma cose prima considerate utili e tali da alimentare dei circuit lavorativi e produttivi minimali, in prodotti di scarto di cui nessuno vuole più occuparsi.

Condividi post
Repost0
24 maggio 2015 7 24 /05 /maggio /2015 05:28
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game
Il gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family gameIl gioco della calzetta puzzolente. Our favourite family game

L'altro giorno con mio figlio Francesco abbiamo iniziato il "gioco della calzetta puzzolente".

Ciò é accaduto del tutto casualmente, poiché - avendo prurito ai piedi - mi ero sfilato le mie calzette da running e, come si usa fare goliardicamente - gliele ho lanciate addosso con mira perfetta. Lui si è divincolato per evitare di beccarsele sulla faccia e ha lanciato un grido di teatrale disgusto. E me le ha rilanciate, cercando di evitare di toccarle direttamente.

Gli scambi e i lanci sono continuati con risa e sollazzo.

Alla scaramuccia era presente il piccolino Gabriel Babacino che si è divertito un mondo e, a un certo punto, ha voluto partecipare anche lui al lancio delle calzette "puzzolenti".

E siamo andati avanti ancora per un po'.

Da allora, appena Gabriel mi vede con e calze ai piedi, mi dice "Calzetta! calzetta!" ed esige che io mi sfili le calzette ai piedi per dare inizio al gioco.

Per lui è specialmente esilarante tirarle addosso a Maureen che, nel riceverle e nel divincolarsi, è particolarmente reattiva e teatrale.

Il gioco del lancio delle calzette puzzolenti può andare avanti a lungo, senza noia.

E' semplicemente esilarante, anche perché infinite possono essere l evariazioni del disgusto...

Raccomandazioni: per mettere in scena tale gioco, non si può farlo per finta: le calzette debbono davvero essere ben stagionate e odorose. Si prestano particolarmente bene allo scopo i calzini tecnici da corsa, specie se indossati per 3 o 4 uscite di seguito, senza lavaggi intermedi.

Provateci anche voi e il divertimento è assicurato!

Condividi post
Repost0
14 maggio 2015 4 14 /05 /maggio /2015 17:52
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

Sotto la panca la Frida campa...
E' furba lei - la Frida - sulla panca non ci sale mai...
E io stesso, del resto, come misura scaramantica passo sotto la panca qualche ora al giorno.
Mai sulla panca, sempre sotto la panca, sì!

Qualche ore di sotto-la-panca al giorno leva il medico di torno

I sotterranei della panca: ottimo rimedio contro Ebola e contro la pioggia atomica.

Provare per credere.

Alcuni scioglilingua italiani

  • Sopra il palazzo c'è un cane pazzo, date a quel pazzo cane un pezzo di pane.
  • Trentatré trentini entrarono a Trento, tutti e trentatré di tratto in tratto trotterellando.
  • Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
  • Una platessa lessa lesse la esse di Lessie su un calesse fesso.
  • Date del pane al pazzo cane, date del pane al cane pazzo
  • Tre tigri contro tre tigri
  • Ma fossi tu quel barbaro barbiere che barbassi quella barba così barbaramente a piazza Barberini.
  • Apelle figlio d'Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio d'Apollo.
  • Li vuoi quei kiwi?
  • A quest'ora il questore in questura non c'è.
  • Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.
  • Tito, tu m'hai ritinto il tetto, ma non t'intendi tanto di tetti ritinti.
  • Ti che te tacchet i tacc', tacchem i tacc'! Chi?! Mi, taccat' i tacc' a ti, che te tacchet i tacc'. taccheti ti i tó tacc', ti che te tacchet i tacc.'
  • Se l'arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l'Arcivescovo di Costantinopoli?''
  • Sono un setacciasassi, ho un setaccio di sassi setacciati e un setaccio di sassi non setacciati, perché sono un setacciasassi.
  • Sopra al terrazzo, c'è un cane pazzo, te' pazzo cane, sto pezzo di pane.
  • Una rana nera e rara sulla rena errò una sera.
  • In un coppo poco cupo, poco pepe pesto cape.
  • Oh che orrore oh che orrore, ho visto un ramarro verde su un muro marrone.
  • Tre stecchi secchi in tre strette tasche stanno.
  • A che serve che la serva si conservi la conserva, se la serva quando serve non si serve di conserva?
  • Ier' ser' Arafat me dicett' nu fatt'... Ier' ser' Arafat... Che fatt' ier' ser' me dicett' Arafatt?...'
  • 10 limoni 100 limoni 1000 limoni velocemente
  • sono pazzo del pezzo del palazzo andai nel razzo ciao pezzo
  • Andavo a Lione cogliendo cotone, tornavo correndo cotone cogliendo.
Condividi post
Repost0

Mi Presento

  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
  • Contatti

Profilo

  • Frammenti e Pensieri Sparsi

Testo Libero

Ricerca

Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


frammenti-e-pensieri-sparsi.over-blog.it-Google pagerank and Worth