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Una cosa strana accade.
A ben guardare, i social danno una visione artefatta del mondo.
Sì, a prima vista, si ha l'impressione che l'accesso ad una qualsiasi piattaforma ci dia, del mondo che ci circonda, una visione variegata e attendibile.
In realtà non è così: non appena l'utente comincia ad interagire si attiva un percorso di relazione nel quale gli algoritmi specifici di ogni piattaforma, iniziano attivamente a selezionare ciò che compare nella Home di ciascun utilizzatore.
Se si mettono a raffronto le Home di diversi utilizzatori (che possibilmente abbiano molti contatti in comune e dunque riconducibili ad una comune matrice) si potrà osservare che ciascuna presenta una conformazione totalmente differente quanto a feed proposti e ciò varierà in funzione dei contenuti attenzionati da ciascun utente, dei like e dei commenti ai contenuti di altri (ed anche dei contenut immessi dallo stesso utente in forma di status, in tutte le possibili articolazioni che siano semplici pensieri, o foto o video o link)
Se un utente predilige i libri, ad esempio, continuerà a ricevere sempre più notifiche relative libri e a recensioni letterarie; se un altro predilige le medicine alternative la sua Home sarà infarcita di contenuti riconducibili a quell'interesse. E così via.
Si attivano dei circuiti cognitivi viziosi che contribuiscono a costruire delle visioni distorte della realtà.
Si muoveranno di conseguenze le tipologie di offerte pubblicitarie, anche queste ritagliate sulla base degli interessi espressi (anche non esplicitamente) dall'utente.
Insomma, ciascun utilizzatore vive in una sua propria "caverna" social, avendo una visione del mondo di fuori che è appena ombra e riverbero, traendone delle conseguenze in termini di idee, espressione di preferenze e attivazione di desideri (e ciò a somiglianza degli uomini che vivono dentro una platonica caverna delle idee). Queste caverne cognitive altro non sono che le "Eco chambers" o "Camere dell'eco" in quanto sono ambienti virtuali (dunque particolarmente diffusi sui social media), in cui gli utenti si confrontano solo con informazioni e opinioni che confermano le loro convinzioni. In questi spazi le idee rimbalzano senza contraddittorio, dando la falsa percezione che tutti la pensino allo stesso modo. Le camere dell'eco sono generate da due fattori principali che sono
- Pregiudizio di conferma (Confirmation Bias), inteso come la naturale tendenza umana a cercare, ricordare e privilegiare le informazioni che convalidano ciò in cui già crediamo, ignorando i dati contrastanti;
- Algoritmi dei social media, i quali fanno sì che le piattaforme tendano a mostrare agli utenti contenuti simili a quelli con cui interagiscono più spesso, per massimizzare il loro tempo di permanenza online.
Ognuno si trova a muoversi all'interno d'un mondo-simulacro dentro i cui confini potrà navigare apparentemente libero e non condizionato. I confini ci sono, in verità, in forma di muri che si oppongono ad una conoscenza non condizionata e di meccanismi che determinano una sorta di furto epistemico.
In realtà, in questo processo di mascheramento e di mistificazione, più che utenti/utilizzatori, diveniamo tutti "clienti" e consumatori potenziali, le cui scelte, le cui preferenze, idiosincrasie e pregiudizi vengono costantemente monitorate, ma anche orientate e piegate.
Riteniamo di essere liberi fruitori, ma siamo in realtà soltanto delle tragiche marionette: tutti convinti di essere di fronte ad una visione oggettiva e pienamente condivisibile del mondo.
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