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21 agosto 2025 4 21 /08 /agosto /2025 09:01

Vivo in una città (Palermo) nella quale, da un anno all'altro, mi sembra di perdere i miei punti di riferimento abituali con la sensazione di ritrovarmi a stare, con il trascorrere del tempo, in un ambiente che si fa sempre meno rassicurante e, viceversa, sempre più arido ed impoverito.

Esercizi commerciali di qualità chiudono per essere soppiantati da altri effimeri e di scarsa significanza.

Vedo che la mia città si va facendo sempre più simile ad un deserto di stimoli per la mente, anche perché si perdono in un pozzo d'oblio, pezzi consistenti della sua storia culturale, fatta di luoghi e di persone.

Si tratta di perdite irreparabili, a volte, tali da ingenerare nelle persone che assistono impotenti a queste involuzioni risonanze interne luttuose ed un dolore profondo.

Noto che le perdite riguardano sia la dimensione della tradizione, sia quella della cultura; proliferano al contrario quelle attività che mettono in vendita articoli dozzinali e prosaici, oppure altre che si dedicano alla ristorazione, ma seguendo input pseudo-culturali del momento e mode sempre piuttosto effimeri. E tutto questo è dominato dalla straziante incapacità di mantenere la memoria delle cose che sono state e dall'assenza della pubblica amministrazione nel cercare di favorire la permanenza in vita di quelle attività che fanno parte del bagaglio culturale di una città.

Ma oggi, ai più giovani, importa ben poco della tradizione e della memoria; pochissimo peso ha per loro il rispetto valoriale per la Cultura, come valore intrinseco da preservare. Si va dove gli influencer nefasti dicono di andare: tutta apparenza, in generale e niente sostanza. la vacuità più totale, il deserto!

Sono molte le librerie che sono scomparse nel corso degli ultimi due decenni.
Ne citerò alcune che ho avuto modo di conoscere bene e di apprezzare nell'arco della mia vita


La Libreria Flaccovio, in origine punto di riferimento culturale della città nei decenni del dopoguerra, nonché fervido e animato luogo d'incontro di scrittori, artisti e giornalisti interessati alla vita culturale della città.

La Libreria L'Aleph, una libreria di qualità che disdegnava i best seller e che amava dare risalto a saggistica e narrativa di qualità

La Libreria Sciuti in tempi relativamente recente, mio punto di riferimento abituale

Ma, in era pre-covid, nel 2019, ha anche chiuso la Libreria Broadway in via Rosolino Pilo, dopo 19 anni di onorata carriera.

Voglio menzionare qui, anche la Libreria "Il Caffè", fondata intrepidamente in un quartiere poverissimo di iniziative culturali quale è la zona che attornia la parte bassa di via dei Cantieri, oltre il cavalcavia di Piazza Giachery, dalla appassionata lettrice e scrittrice (ora anche giornalista) Cettina Vivirito. Quella libreria diventò per me un fondamentale punto di riferimento, poiché era a pochissima distanza dalla struttura sanitaria in cui a quel tempo lavoravo, e divenne ben presto luogo di incontro e di interminabili chiacchiere letterarie. In questo caso la Libreria venne chiusa dopo circa vent'anni di attività dalla stessa proprietaria , che decise di passare ad altre esperienze e che trasferì l'intera libreria con il suo patrimonio di affascinanti scaffalature (in quanto fornite in parte di camminamento calpestabile per accedere ai ripiani più alti) e di libri nella propria abitazione. Era una piccola libreria indipendente,, e di altissima qualità, che esprimeva anche una vocazione per i libri d'antiquariato e per le belle arti. Fu un luogo di grande rilievo per me ed è diventata anche un luogo della memoria a cui ritornare di tanto in tanto: e l'ho voluta menzionare qui proprio perché ho voluto darle in questo panorama sconfortante un giusto tributo.
Sfugge tuttavia alla sequela di librerie indipendenti che chiudono perché non ce la fanno più 

Le cause di ciò sono molteplici, ovviamente.

Ci sono innanzitutto i grandi colossi della distribuzione che arrivano sino alla porta dell'acquirente con consegne veloci ed aggressive; c'è l'avanzata prepotente del mercato dell'usato o del finto usato; c'è l'espandersi della lettura tramite e-book e, in genere, della lettura di libri digitalizzati; c'è - come fattore non indifferente - il costo eccessivo del singolo prodotto librario; c'è l'inflazione dei titoli immessi sul mercato con un vertiginoso ricambio, per cui la "novità" cessa di essere tale e diventa obsoleta nel giro di pochi giorni; c'è l'aumento del costo del costo della vita, motivo per il quale anche i più accaniti lettori sono costretti a ridurre o a sopprimere il budget che solevano destinare all'acquisto di libri; c'è, ovviamente, nello sfondo una caduta della percentuale di lettori, ma anche la crescita di nuove generazioni sempre più disabituate ad utilizzare ()e ad amare) l'oggetto-libro, con una caduta sempre più intensa ed accentuata del loro livello culturale.

Ognuna di queste concause andrebbe analizzata in profondità: io qui mi sono limitato ad elencare soltanto quelle che mi sembrano essere le motivazioni più ovvie e a portata di mano.

Una delle ultime pietre miliari di questo percorso di perdite e di lutti è stato il dovere assistere - con sommo mio dispiacere - a cavallo tra la fine del 2024 e del primo semestre 2025 alla chiusura anche del Punto Einaudi di Palermo, di cui per diversi decenni sono stato affezionato cliente e frequentatore.
Una chiusura, in questo caso, imposta dall'alto ed estesa a tutti i Punto Einaudi operanti nel territorio nazionale, in funzione della cessazione (sempre decretata in alto loco) della vendita reale.

 

(Sistema Editoria) Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, hanno cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librerie più standardizzate per competere con le grandi catene online.


Il Punto Einaudi di Palermo, iniziato da Salvatore Passarello e, successivamente gestito dal figlio Francesco, subentrato come titolare, è stato per me, negli anni, un luogo impareggiabile, dove era possibile visionare il catalogo Einaudi nella sua interezza, con tutte le nuove uscite, nelle diverse collane, cosa che è impossibile fare nelle altre librerie indipendenti che possono mettere in mostra soltanto alcuni tra le nuove uscite, in funzione dei propri interessi prevalenti.
Frequentavo spesso nell'arco del mese il Punto Einaudi, per visionare le nuove uscite oppure per richiedere dei testi precedenti che avessero suscitato il mio interesse, ma l'aspetto ben più arricchente e stimolante è stato sempre il fatto di volere andare in un luogo caldo e confortevole, dove ci si poteva concedere il lusso di perdere la cognizione del tempo, addentrandosi in interessanti conversazioni con Salvatore, prima e con Francesco, dopo, e con altri clienti occasionalmente presenti, in un'atmosfera di scambio di idee e di conoscenze e di confronto intellettuale vivace, mai banale. E questo faceva sì che io ci andassi anche a prescindere dall'esigenza di selezionare o acquistare dei libri, ma soltanto per sperimentare il piacere di esserci e di stare in un ambiente amichevole e stimolante sotto il profilo intellettuale, alcuni aficionados, in altra sede, hanno sottolineato anche il piacere sottile di stare seduti a conversare all'ombra della magnifica statua lignea del maestro Salvatore Rizzuti.

Adesso, tutto ciò è finito ed appartiene solo al mio passato di ricordi in un contesto urbano che si fa sempre più povero e avaro di cultura.

Avendo perso la Libreria Sciuti come mio punto di riferimento e avendo trovato nella Libreria Nuova Ipsa un mio nuovo punto di riferimento librario, adesso mi sento nuovamente in pericolo, come un "lettore in bilico", poiché - dopo la smobilitazione della casa editrice omonima, vi sono concrete avvisaglie che anche la libreria possa essere liquidata, lasciandomi ancora una volta orfano sotto questo profilo.

Ogni libreria indipendente che chiude è, in verità, un pezzo di cultura della nostra città che se ne va irrimediabilmente.
E' chiaro che le grandi librerie di catena non sono in condizione di offrire la stessa qualità di servizio delle piccole librerie indipendenti che sono fondamentali, se disseminate a macchia di leopardo nel tessuto metropolitano a potere svolgere una funzione di supporto a quei cittadini desiderosi di usare i libri come ponte  di comunicazione con altri lettori, avendo i librai (coloro che non solo semplicemente e banalmente vendono i libri, ma che sono in questo attività, in primo luogo perché i libri li amano o, si potrebbe dire, per vocazione) una funzione catalizzatrice e di cultura.

Dirò anche che a maggior parte dei librai che ho frequentato sono stati per me, tutti quanti, ciascuno in un modo diverso (e alcuni anche con proprie peculiari spigolosità), stimolanti proprio perché per loro il Libro non è mai stato oggetto di consumo, ma veicolo di cultura (in alcuni casi di culto) e, come dicevo, ponte tra le persone.

Ed è proprio per questo che io mi sento sempre più sconfortato e mi sembra che mi manchi davvero il terreno sotto i piedi, costretto come sono a muovermi in una città sempre più votata a vendere calzini, mutande, reggiseni, o alla somministrazione di roba da mangiare o gelati, che non alla diffusione e alla crescita della Cultura.

Cos'altro rimane ad una città se perde pezzi di Cultura e di Memoria sempre più consistenti?

Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel Dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, han-no cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librer

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9 agosto 2025 6 09 /08 /agosto /2025 07:11
Panchina d'autunno (foto di Maurizio Crispi)

Ogni anno, immancabilmente, arriva l'evento del "compleanno"
Cos'è veramente il "compleanno"?
In cosa consiste?
Semplificando, è il ricorrere annuale del giorno della propria nascita, ovviamente
Ed è così che lo viviamo da piccoli
Così ci viene insegnato
E' un giorno per molti di noi gioioso
Per altri, meno fortunati, è invece cupo e triste
Pensiamo, ad esempio, a tutti quei bambini che vivono in condizioni di disagio ambientale estremo o familiare, con genitori che non sono in grado di trasmettere ai propri figli questo tipo di tradizioni
Quindi gioiamo per il nostro compleanno!
Riceviamo gli auguri con frasi del tipo "Buon compleanno e cento di questi giorni!"
Ci cantano le canzoncine come For He's a Jolly Good Fellow, ad esempio

For he's a jolly good fellow, for he's a jolly good fellow,
For he's a jolly good fellow, which nobody can deny,
Which nobody can deny, which nobody can deny!
For he's a jolly good fellow, for he's a jolly good fellow,
For he's a jolly good fellow (pause), which nobody can deny!

Oppure, Happy Birthday to you
 

Happy birthday to you,
Happy birthday to you,
Happy birthday dear Mauri!
Happy birthday to you.

How old are you now?
How old are you now?
How old are you, Mauri,
How old are you now?

I'm 76 today,
I'm 76 today,
Beacause it's my birthday!
I'm 76 years today!


Ed anche il giorno - quello del compleanno - in cui riceviamo doni
Il giorno del compleanno rappresenta (o dovrebbe rappresentare9 il momento della gioia e del bene augurio
Andando avanti ci rendiamo conto che il giorno del compleanno - visto secondo una prospettiva un po' più pensosa - è un giro di boa di un percorso del quale non conosciamo la lunghezza e la durata
Non sappiamo dove andremo e nemmeno quando e dove sarà ubicato il traguardo
Non sappiamo se arrivando a questa ineffabile meta ci sarà un punto di partenza per un nuovo percorso
Non sappiamo nulla di tutto ciò
Possiamo solo fantasticare ed ipotizzare
Possiamo costruirci una nostra personale teoria delle cose ultime
E intanto viviamo
Andiamo avanti
Man mano che si accumulano i giri di boa, abbiamo la sensazione che la distanza temporale tra un giro di boa e l'altro si raccorci
Comprendiamo che il tempo si fa stretto
E' come viaggiare trasportati dalla corrente di un fiume che, prima tranquilla e placida, si vada facendo più veloce e turbolenta
I Ggiri di boa si inanellano uno appresso all'altro 

L'anno scorso ho celebrato i miei primi tre quarti di secolo e oggi mi addentro nell'esplorazione dell'ultimo quarto di secolo (quanto di questo quarto di secolo potrò vivere? Mistero!)
Comincio ad erodere oggi quest'ultimo quarto di secolo
E compio un primo passo di quest'arco di tempo che va dai 75 agli ottant'anni, che mi suonano come le parole di Vitti 'na crozza
Il tempo si fa stretto
Ma proprio per questo incombente transito, il tempo residuo si fa sempre più prezioso
E si impone la necessità di viverlo bene questo tempo, il più possibile

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28 luglio 2025 1 28 /07 /luglio /2025 02:55

Un mio piccolo scritto del 28 luglio 2024, ritrovato

Prolilo Facebook Maurizio Crispi (28 luglio 2024)

La creazione (mosaici del Duomo di Monreale)

Le tenebre più fitte
hanno ceduto, infine,
alla luce lattiginosa 
del primo mattino

La transizione 
dalla notte al giorno 
é avvenuta,
a fatica

Le avanguardie della luce
avanzano inarrestabili
guadagnando terreno
mentre le armate della notte
recedono,
in un confronto di opposti
che eternamente si ripete

La luce trionfa sul buio
Il buio trionfa sulla luce
in una ciclica eternità,
lo Yin e lo Yang

Cosa saremmo noi
se dovessimo vagare
sempre nella luce
oppure immersi nell'oscurità più costante?
Non ci saremmo, forse!

La Vita nasce e prospera
dalla separazione degli opposti
e dal loro avvicendarsi
L’atto creativo primigenio
fu la comparsa della Luce
in un mondo ancora informe
che ne era privo

In fondo, se ci pensiamo bene,
ad ogni alba,
assistiamo a quello stesso miracolo
che ci ha resi possibili

 

Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina

(Genesi, 1, 2-8)

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4 luglio 2025 5 04 /07 /luglio /2025 11:01
Piante di Ficus Microcarpa capitozzate in tempo non adeguato (foto di Maurizio Crispi)

Ho appreso da una lettera inviata dall’amministratore del condominio dove abito che, alla fine del mese di giugno, sarebbero venuti dei giardinieri per mettere a posto il giardinetto d’ingresso
Per far ciò, avrebbero dovuto potare - così diceva lettera- le piante di ficus che contornano il giardino
Si tratta di piante vigorose che, sopravvissute a potature selvagge negli anni precedenti, erano ricresciute a dare ombra, frescura e protezione ai nidi di uccelli.
Io e altri del condominio, abbiamo ribadito che non è questo il momento di fare la potatura dei ficus , adducendo le motivazioni più sensate che, cioè, non si procede a potatura quando la pianta è in piena fase di vegetazione, che - sfrondando le chiome e riducendole all’osso, si leva l’ombra preziosa particolarmente d’estate e che si disturbano gli uccelli quando sono in fase di nidificazione.
L’amministratore ha ribattuto: “No, non dovete preoccuparvi! I giardinieri mi hanno assicurato che sarà una potatura leggera”. 
Insomma, non c’è stato verso di convincerlo a dilazionare quest’operazione ad un momento più opportuno
Puntualmente, il 30 giugno, come annunciato, è arrivata la squadra dei giardinieri che, in realtà, si sono rivelati essere dei portatori selvaggi armati di motoseghe 
Il risultato della loro giornata di lavoro è stato devastante e credo che le fotografie che ho scattato possano illustrare molto bene la loro devastante azione 
Questi ignoranti hanno persino eliminato le radici pensili che a fatica stavano raggiungendo il terreno e che sarebbero diventate un’importante elemento di stabilizzazione degli alberi 
Dicendo le cose con il loro nome - e senza infingimenti - non si è trattato di una potatura “leggera”(una parola a dir poco mistificatoria e menzognera), bensì di una capitozzatura selvaggia, tanto per cambiare
Ovviamente il giardinetto non è stato sistemato, ma in più il terreno è ora disseminato dei detriti dell’encomiabile opera di questi giardinieri ignoranti 
Ringrazio vivamente il nostro amministratore condominiale per avere proceduto comunque, malgrado i nostri tentativi di dissuasione

 

Buongiorno!
Esiste un regolamento del verde che prevede da legge il rispetto della nidificazione.
Se si dovesse riverificare un episodio del genere bisogna scrivere una PEC al Comune ed una all'amministratore del condominio, ricordando gli obblighi che abbiamo verso la fauna.
Pubblichiamo questa lettera con foto annesse.
Inoltre l'amministratore in quanto tale é un rappresentante delle volontà dei proprietari, non uno che decide di testa sua.
Non abbassiamo la guardia su questi episodi sicuramente deleteri per le piante.
E non solo.
Le piante con le loro fronde abbassano la temperatura al suolo.
Quindi l'amministratore non ha sicuramente ben interpretato il proprio ruolo.

SOS Emergenza Alberi Palermo

(Redazione ANCI, 22 aprile 2025)

Ambiente e territorio:
nidificazione avifauna e gestione verde urbano,
indicazioni per i Comuni

L’Associazione Lipu è disponibile a fornire maggiori informazioni e materiali

Il periodo della nidificazione, per gran parte delle specie, dura da marzo fino a luglio-agosto (i mesi di maggiore attività riproduttiva degli uccelli sono aprile-maggio-giugno). In questo periodo dell’anno si segnalano alcune indicazioni per una corretta programmazione delle potature, nell’ambito della complessa gestione del verde urbano, finalizzate a perseguire l’esigenza di tutelare la fauna e in particolar modo l’avifauna,  necessaria per  il mantenimento della biodiversità  e per contribuire anche al benessere psico-fisico delle persone.  A  questo riguardo,   preme evidenziare in via generale che una potatura corretta, che non altera significativamente la chioma delle alberature, può essere già considerata rispettosa della avifauna.  La legge N.  157/92, con particolare attenzione alla delicata fase biologica della riproduzione, in recepimento di direttive e convenzioni internazionali, tra cui la Direttiva Uccelli (2009/147/CE) ricorda l’importanza di tutelare l’avifauna, pur consentendo motivate deroghe (art. 9 della citata Direttiva).
Gli abbattimenti e le potature di alberi e siepi potrebbero comportare la distruzione dei nidi degli uccelli e dei relativi habitat, si rammenta il parere Ispra (Prot. 53526 del 11 ottobre 2021).
Da notare che gran parte dei nidi sono difficilmente rilevabili anche da ornitologi esperti, poiché molti di essi sono piccoli e nascosti nella vegetazione, oppure sono allestiti all’interno di piccole cavità nel tronco e nelle branche

Questo scrissi nel 2022, al termine di un'operazione di pulizia selvaggia del giardinetto condominiale.
Ero molto sconfortato nell'osservare gli effetti di tale azione indiscriminata

Maurizio Crispi

Facciamo il deserto!
La filosofia del new gardening degli ignoranti
alberi condominiali capitozzati (foto di Maurizio Crispi)

(01.06.2022) In primavera capita spesso di camminare
tra nuvole colorate e profumate
Talora i profumi sono così intensi che si pensa di poter svenire
da un momento all'altro
E' davvero una meraviglia!
Non sono soltanto i cromatismi delle fioriture
e i loro profumi sontuosi,
ma anche la profusione di tutte le sfumature di verde

Eppure, ci sono quelli che
di questa bellezza opulenta
non ne capiscono proprio niente,
come gli addetti alla pulizia
del mio giardinetto condominiale
che, per incarico dell'amministratore,
hanno proceduto ad un diserbaggio selvaggio e radicale delle aiuole
levando, assieme alle erbe infestanti,
tutte le piante
- alcune di crescita spontanea -
che avessero una valenza ornamentale

Tutto cancellato in un sol colpo
i nastrini
le lantane cresciute a partire da semi portati dagli uccelli
un Ibisco selvatico venuto su spontaneo
Un alberetto simile a quelli che fiancheggiano la via
(forse uni albero delle lanterne cinesi),
pure lui nato da un seme erratico

Tutto andato, in un sol colpo,
e il bellissimo giardinetto verdeggiante
s'è trasformato in un deserto desolato,
brullo
Davvero sconfortante!

Cosa non può l'ignoranza delle persone!
L’azione d'estirpare erbe spontanee e selvatiche
dovrebbe essere sostenuta, in verità,
da alcune linee guida

Non sono tutte da eliminare, le piante spontanee
Ce ne sono alcune che dovrebbero essere lasciate,
rispettate, se è possibile,
non solo per la loro bellezza
e la particolarità delle fioriture
ma anche per la loro utilità
o per il semplice fatto che possono
essere di compagnia alle piante "utili"

Insomma, questa pulizia selvaggia
è un classico esempio di come
per levare l'acqua sporca del bagno
si manda via nello scarico
anche il bambinello

E' così che vanno le cose,
ahimé

Assistiamo sempre più spesso all'abbattimento di esemplari arborei importanti, apparentemente senza alcun motivo: la cosa lascia vieppiù sorpresi quando simili scempi vengono perpetrati dalle Amministrazioni comunale che dovrebbe agire piuttosto in senso contrario e ciò nella direzione della tutela del verde pubblico, che è uno dei più preziosi patrimoni di cui disponiamo, soprattutto in questi tempi grami di crisi climatiche. Ciò in parte discende da scelte governative...

Maurizio Crispi (8 aprile 2026)

Il Governo Italiano continua a favorire il taglio degli alberi indebolendo le norme di salvaguardia per foreste e alberi monumentali
Un emendamento al decreto-legge n. 104/2023 coordinato con la legge di conversione n. 136/2023 "Decreto Asset" modifica il Codice del paesaggio e amplia le aree di "notevole interesse pubblico" dove gli alberi potranno essere tagliati senza l'autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza. Secondo Fratelli d'Italia si tratterebbe solo di una "semplificazione normativa".
Anche se nell' aprile 2023 Giorgia Meloni all'inaugurazione del Salone del Mobile, a Rho Fiera diceva, parlando di una cornice legislativa "che rendesse il settore arredo indipendente, coniugando sostenibilità ambientale ed economica: "Puntiamo a una filiera legno-arredo 100% made in Italy"

Contributo di Silvia Fiore (su facebook)

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17 giugno 2025 2 17 /06 /giugno /2025 11:55
Infinite scale (elaborazione di fotografia con ChatGPT

Da più di sessant’anni
salgo e scendo le stesse scale
I giorni
le settimane
i mesi
gli anni
passano inesorabili
salendo e scendendo i gradini
che immagino incavati ed erosi
dal mio passaggio costante
Sommando tutti i gradini in salita
in tutti questi anni
quante cime montane
avrò conquistato?

Prima le scale di casa mia
le salivo e le scendevo
di corsa, a balzi, 
passando i gradini a tre a tre in salita,
a volte saltando l’intera rampa in discesa
con destrezza acrobatica,
sempre animato da giovanile entusiasmo
Il mio corpo era elastico e forte,
i muscoli scattanti
Negli anni ho lasciato alle spalle
le prodezze, i salti e i balzi
Salgo sempre a piedi, però,
disdegno l’ascensore
e penso che l’usarlo possa essere
il suggello d’un definitivo declino

Oggi salgo i gradini, uno alla volta,
a volte portando a mano 
i sacchetti della spesa,
non sempre ben bilanciati,
mentre in discesa mi muovo 
quasi sempre al piccolo trotto

Cerco di tenere botta
Non mi piego
Non mi arrendo

Dico sempre a mio figlio:
se mai mi vedrai usare l’ascensore,
preoccupati per me!
Quello sarà il segnale,
l’evento-sentinella
di qualcosa che è cambiato,
per sempre

   

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22 maggio 2025 4 22 /05 /maggio /2025 06:37
Cilo, nuvola e foglia (foto di Maurizio Crispi)

Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo

Cerca di viverlo bene, 
al massimo delle tue possibilità 

Viverlo bene
non significa ergersi
davanti ad ogni ostacolo
come un eroe invincibile e onnipotente,
con hubris e arroganza,
ma con la serenità e la calma

Qui vale ad aiutarci 
la preghiera della serenità
tanto citata a proposito di AA

Siamo sempre qui: 
non deve esserci trionfo 
in questa affermazione,
ma solo riconoscenza
e rimpianto per coloro che non ci sono più 
e che non ce l’hanno fatta
per età o malattia o imprevisto incidente

Ogni giorno diciamo grazie
per il semplice fatto di ricevere 
la possibilità di continuare ad esserci 
ancora per un giorno
e ringraziamo anche per i semplici doni 
che ogni giorno ci porta

Domani si vedrà 

Ciò che conta davvero è oggi
Facciamo ciò che possiamo fare oggi
Viviamo con gioia

É questo uno dei modi per dire grazie 

Viviamo anche nell'oggi
senza rassegnazione e senza nostalgia,
cercando di arginare
il peso troppo schiacciante della memoria
e l'ingombro di forme eccessive di desiderio

Oggi, stiamo nell’oggi

Domani si vedrà

 

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17 maggio 2025 6 17 /05 /maggio /2025 10:21
Selfie con le nuvole (foto di Maurizio Crispi)

Nuvole e palme
Alberi e nuvole
Nuvole e visitors

Stanchezza abissale
Dove son io?
Nel cielo?
Nelle nuvole?
Svolazzante come un fantasma
tra le chiome degli alberi?
C’è un’inesausta ricerca di senso
che mai trova risposta

E si va avanti così 
guardando il cielo
e gli alberi
e le palme
e le nuvole cangianti
che si rincorrono
che si fondono
e che si separano
per poi sparire
e poi riaddensarsi

Ognuno scrive il proprio destino
C'è chi, invece,
pensa illusoriamente di subirlo,
ma così non è

Mi ritiro in buon ordine
alla ricerca del morfico,
rassicurante abbraccio di Morfeo

Domani è un nuovo giorno
Nuovi alberi
Nuove nuvole
Nuovi cieli
Nuove palme svettanti
mi attendono
e persino una piccola coccinella
che indugia pensosa
nell'incavo di un ramo

(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)
(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

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24 aprile 2025 4 24 /04 /aprile /2025 13:46
Old (selfie di Maurizio Crispi)

É strano guardare vecchie foto

Oggi mi sono ritrovare a passare in rassegna una collezione di esse, relative agli anni Novanta del secolo scorso
Ho avuto una sensazione di straniamento, osservandole
Come se queste immagini in BN o a colori mi raccontassero momenti di vita di un’altra persona o di molte altre persone, momenti antichi o caduti in disuso e messi in soffitta, all’interno di buste che indicano i quando e i dove
Ma mi chiedo: chi ero io allora? Dove ero io?
Ero io o ero qualcun altro?
Impersonavo una parte? Recitavo a soggetto?
Molti infiniti cambiamenti si sono succeduti
Tutto cambia
Nulla cambia
Ed eccoci qua

Eppure nelle vecchie immagini, come nei ricordi del passato c’è il significato e c’è anche la chiave per comprendere ciò che siamo oggi.
Cosa scrive un letterario psicoanalista, certo Stratham Younger, in un romanzo che ho appena cominciato a leggere:
C’è una cosa che il presente non è mai in grado di offrire: il significato. Le strade della felicità e del significato non coincidono. Per trovare la felicità un uomo deve vivere nel momento, ‘per’ il momento. Se invece anela al significato (il significato dei suoi sogni, dei suoi segreti, della sua stessa esistenza) deve ripercorrere il passato, per quanto oscuro, e vivere per il futuro, per quanto incerto. La natura pone dunque di fronte a noi la felicità e il significato, costringendoci a scegliere l’uno o l’altra.“ (Jed Rubenfeld, L’interpretazione della morte, Rizzoli, 2007, p. 11)

Ed ecco che, dopo questa riflessione, mi sono assopito e ho sognato

Ero intento a compiere un percorso accidentato lungo una scogliera verticale, in un luogo oscuro 
Era come fare un’arrampicata, ma senza essere assicurato in alcun modo, privo di un’imbracatura 
Dovevo procedere, appigliandomi dove potevo e utilizzando le asperità della roccia e le piccole incavature dove poggiare i piedi
Portava un fagottino con alcune mie cose, avvolte alla meno peggio in un asciugamano 

Vi era poi un passaggio a gomito, particolarmente periglioso e qui avevo bisogno di entrambe le mani libere per poter passare da un appoggio all’altro
Lasciavo le mie cose dentro una cassettina metallica che era posta lì forse proprio per favorire i passanti in pericolo
Riuscivo quasi a superare il gomito e, rinfrancato, allungavo la mano per riprendere le mie poche cose
A questo punto, perdevo la presa, vacillavo, cercando un ultimo appiglio a cui sostenermi e mi ci afferravo, ma la roccia si sbriciolava e me ne rimaneva in mano un frammento che guardavo sorpreso, quasi rimirandolo
Quindi, precipitavo verso il basso dove si stendeva una superficie d’acqua immota, ma scura, quasi nera, un mare di nero oblio
Pensavo di dover affrontare un balzo di pochi metri soltanto, ma guardando in giù mi rendevo conto con un’improvvisa - dolorosa - consapevolezza che stavo sprofondando in un abisso senza fondo

Mi chiedevo se sarei sopravvissuto alla caduta 

Poi, dopo, miracolosamente integro, ero in un negozio pieno di ninnoli e altri oggetti scintillanti
C’ero solo io ed ero sorpreso che il proprietario (uomo o donna che fosse) del posto lasciasse incustodite simili meraviglie alla mercé di tutti
C’erano molti Swarovski scintillanti di squisita fattura, raffiguranti degli animali e in particolare ne ricordo uno a foggia di pinguino
Era attraversato da un raggio di sole che lo rendeva iridescente e scomponeva al suo passaggio la luce nello spettro dei colori fondamentali, come fosse un prisma
Altri oggetti in forma di animali del sogno contenuti dentro un’altra vetrina da esposizione si animavano e si muovevano inseguendo le oscillazioni del raggio di sole scomposto nei suoi colori 
Ero affascinato dalle cose portentose che mi accadevano intorno

Dissolvenza

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8 aprile 2025 2 08 /04 /aprile /2025 11:06

Gli anni Settanta furono per la Milano di periferia terribili anni di mezzo, una sorta di tremendo passaggio fra l’ubriacatura del terrorismo e il cupo dominio dell’eroina.
La foto di Dario Rizzi morto per eroina su di una panchina a Bovisa rimane emblematica di quel periodo, che registrò una crescita enorme del numero di morti da overdose di eroina incredibile sino ad un picco di oltre 1100 deceduti in un solo anno

Dario Rizzi, morto in panchina a Bovisa (MI), per overdose da eroina (1979)

(Dal web) Milano, 30 dicembre 1979. Un parroco benedice Dario Rizzi, un sedicenne morto di eroina nella notte precedente, trovato su una panchina di un giardinetto in Bovisa. Figlio di un gioielliere del quartiere Affori, era uscito come tutte le sere, ma stavolta senza fare ritorno alla solita ora ed era stato dato l'allarme.
Nella narrazione vincente, gli anni ’80 ci vengono raccontati come anni di benessere, edonismo e spensieratezza. Del resto, sono gli anni dell’affermarsi delle televisioni commerciali che porteranno al predominio di Silvio Berlusconi sulla comunicazione e poi sulla politica, così come gli anni del rampantismo della “Milano da bere” che trova nel Partito Socialista di Craxi il proprio referente politico.
Ma è un racconto assai parziale. “Milano da pere”, aveva sancito il movimento Punk per deridere gli slogan ottimisti e ipocriti di quel periodo. E che interi quartieri popolari fossero sommersi dall’eroina sono in molti a raccontarlo, con le latterie, i bar e i parchi trasformati da luoghi di socialità in luoghi di spaccio. Aree verdi trasformate in piazze di spaccio aperte 24 ore su 24. Fuori dalle torri d'avorio dell'alta moda e della buona borghesia, tappeti di siringhe, giovani brancolanti ridotti a zombie, notizie quotidiane di scippi e morti di overdose, file davanti alle farmacie: questo lo scenario non proprio edificante che può ricordare la generazione vissuta tra la metà degli anni ’70 e la metà degli ’80. Del resto, se si parla con i militanti che hanno vissuto le lotte delle contestazioni, molti concordano sul fatto che per 1 che scelse la lotta armata, almeno 10 scelsero l’eroina.

(Luca Naldi) L’eroina venne lanciata sul mercato illegale della droga con una vera e propria operazione di marketing. Recenti inchieste giornalistiche, rese possibili grazie alla de-classificazione di alcuni documenti finora secretati, hanno alzato il velo sull’azione congiunta di trafficanti, governo italiano e servizi segreti americani.
L’intento era quello di indebolire e ‘addormentare’ i movimenti antagonisti favorendo al loro interno il consumo di eroina.

Tanti caddero inconsapevolmente nella trappola e la cosiddetta generazione impegnata fu, di fatto, condannata all’emarginazione e all’annientamento. L’operazione denominata ‘Blue Moon’ ebbe l’effetto di una lama affilata nella carne viva di migliaia di ragazzi. Una perdita irreparabile di sensibilità, intelligenze, bellezze e futuro.

I movimenti giovanili più radicali (figli della contestazione esplosa nel ’68), ritenuti scomodi, sovversivi, potenzialmente rivoluzionari, culturalmente ribelli, e peraltro già inclini al consumo di droghe a scopo ricreativo (hashish e Lsd), rappresentavano una minaccia per gli ordini costituiti del ‘blocco’ occidentale.

Occorreva sedarli e metterli in condizione di non nuocere. In che modo? Gettando un’esca assolutamente devastante: l’eroina, appunto.
Per imporla si tagliarono gli approvvigionamenti delle altre sostanze e si criminalizzò il consumo delle droghe leggere come la marijuana. La carenza programmata di morfina e anfetamine e la falsa notizia della marijuana pericolosa, costrinse i consumatori a virare verso l’eroina, sempre più abbondante e reperibile sulla piazza a prezzi decisamente calmierati. Nel giro di pochi mesi, attraverso una sistematica alterazione dell’offerta, la nuova droga conquistò il mercato imprigionando nella dipendenza un numero crescente di consumatori. A quel punto i narcotrafficanti cavalcarono l’onda della domanda crescente e il prezzo dell’eroina schizzò alle stelle. Il cerchio si era chiuso.
Negli Anni ’70, in Italia, tutto era ammantato dalla politica. L’eroina era considerata di destra e nei quartieri popolari gli spacciatori venivano combattuti, attraverso attività di sorveglianza e ‘inchieste’, dai giovani proletari di sinistra, soprattutto militanti di Autonomia Operaia. Nell’estate del 1976, durante il Festival Pop Re Nudo, la Woodstock italiana espressione della contro-cultura e del “proletariato giovanile”, organizzata a Milano a Parco Lambro, gli spacciatori di eroina che si erano introdotti nella manifestazione, furono cacciati dopo un improvvisato e durissimo processo popolare.
Occhi e cervelli attenti che, tuttavia, furono costretti alla resa di fronte alla diffusione pilotata e dilagante del traffico.
Interessante e istruttivo ripassare le cronache di ‘nera’ dei primi Anni ’70: gli arresti per droga riguardavano quasi sempre spacciatori o consumatori di narcotici diversi dall’eroina. Il giro di vite era connesso soprattutto alla morfina, alle anfetamine, all’hashish e alla cocaina. Ricordate la madre di tutte le retate nella quale caddero gli artisti Walter Chiari e Lelio Luttazzi (risultato poi completamente estraneo alla vicenda) finiti nel tritacarne di un’indagine su un giro di cocaina? Era il 1970L’eroina no. Scorreva nella sostanziale impunità, tra complicità e silenzi. Le prime partite della sostanza vennero introdotte a Roma presumibilmente tra il 1973 e il 1974. La zona dello spaccio era Campo dei Fiori dove un manipolo di poveri diavoli (facilmente ricattabili) piazzarono, indisturbati, piccole dosi di ottima qualità. Fu il debutto in Italia dell’operazione ‘Blue Moon’.Uomini dei ‘Servizi’ e ‘infiltrati’ dell’Arma dei Carabinieri – la cui presenza a Campo dei Fiori è ampiamente documentata – vegliavano sui traffici. Il flusso di eroina non doveva incontrare ostacoli e c’è un episodio che lo dimostra:
A Roma, durante tutto il 1975, ci fu un solo sequestro di eroina, una partita di circa 2 chili. Il commissario che lo effettuò, Ennio Di Francesco, non solo non ricevette encomi, ma il giorno stesso venne incredibilmente allontanato dalla Squadra Mobile e trasferito ad altro incarico. Un’operazione antidroga, insomma, amputata sul nascere, senza conseguenze penali per i detentori di quella partita. Chi ordinò la rimozione del commissario Di Francesco? Chi diede l’altolà alla sua indagine? Gli interrogativi rimangono sospesi, ma il sospetto di un intervento delle alte sfere coinvolte nel programma di diffusione dell’eroina è più che lecito.
Un altro episodio segnò quegli anni. A Milano, due militanti del Centro Sociale Leoncavallo, Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, nel corso di un’attività di controinformazione, scoprirono che il traffico di eroina nel quartiere Casoretto e nelle vicine zone di Lambrate e Città Studi, era gestito da una coalizione formata da pezzi importanti della malavita organizzata e dell’estrema destra milanese. I due ragazzi, registrando una serie di interviste tra i tossicodipendenti di Parco Lambro, raccolsero prove e indizi. Il dossier era scottante perché toccava nervi scoperti e ambienti feroci; alleanze criminali e affari sporchi; identità di burattinai e mercanti di morte.

Molto pertinente è il romanzo "Il figlio peggiore" che, uscito di recente, racconta una storia simile ambientata a Roma negli anni Settanta, con una crescita drammatica del numero degli eroino-dipendenti nell'arco di pochissimi mesi. Anche qui il testo (dietro la cui fiction si celano delle verità) suggerisce una strategia occulta per spezzare in qualche modo 'emergente protesta giovanile di quegli anni

Il figlio peggiore, Fandango

Piero D'Angelo e Fabio Valle, Il figlio peggiore, Fandango Libri, 2024

Roma, 1970. Cinquecentosessanta tossicomani al di sotto dei 25 anni. Nessun eroinomane. L’eroina a Roma è sconosciuta. Novembre 1975. Gli eroinomani in Italia sono stimati in ventimila. L’Italia è traumatizzata dai primi morti di eroina. L’eroina non è arrivata misteriosamente, a caso, tutto d’un tratto. "Il figlio peggiore" è un romanzo che prende spunto dai fondamentali documenti del ROS e dalla testimonianza di un ex agente del SID relativi all’inchiesta sull’operazione Blue Moon, nome in codice della capillare opera di somministrazione di stupefacenti in ambienti legati ai movimenti di opposizione, parte di un più ampio piano di guerra “non convenzionale”.

Cosa c'è dietro l'ondata improvvisa della droga, nelle strade della Capitale? Dovrà scoprirlo il protagonista del romanzo, Carlo, cronista trentenne "punta di diamante di Giornale Sera", un giornalista che sa fare bene il suo mestiere e che "non si identificava in niente, né sinistra, né destra, né sopra, né sotto". Carlo nelle indagini sarà affiancato da vari personaggi: un amico d'infanzia che bazzica nella malavita, un medico coraggioso, un commissario di polizia assetato di giustizia e Silvia, fotografa di Stampa Alternativa. Non sarà certo una passeggiata per Carlo, dovrà guardarsi sempre bene le spalle. Scoprirà che dietro il boom dell'eroina c'è un piano orchestrato ad hoc per abbattere la soglia di una eventuale ribellione tra i giovani. Nella scena che apre il primo capitolo ci sono alcuni uomini a colloquio, tra questi 'il Generale' e 'l'Onorevole'. Seduti attorno a un tavolo mettono a punto strategie: manipolare l'informazione e diffondere droga per placare le contestazioni. La trama del romanzo prende spunto dai documenti del Ros e dalla testimonianza di un ex agente del Sid relativi all'inchiesta sull'operazione Blue Moon.

 

Gli Autori
Peter D’Angelo è un giornalista d’inchiesta, ha lavorato per Report, Presa Diretta, Petrolio, oltre che per varie testate, tra cui Corriere della Sera, la Repubblica, L’Espresso. Ha seguito la pandemia con inchieste e analisi scientifiche per Il Fatto Quotidiano.


Fabio Valle, scrittore e documentarista. Ha lavorato per Il Salvagente, scritto inchieste per Chiarelettere e documentari per RaiDoc3.

Carlo Rivolta

Nel romanzo "Il figlio peggiore", viene adombrata in modo molto esplicito la figura di Carlo Rivolta (Roma, 20 ottobre 1949 – Roma, 16 febbraio 1982) che è stato un giornalista italiano, eroino-dipendente e morto tragicamente anzitempo, e che nella finzione narrativa viene immaginato nel tentativo di portare avanti sino alle estreme conseguenze la sua inchiesta giornalistica per evidenziare le trame dei servizi deviati nell'esplosione delle tossicodipendenze giovanili da oppiacei negli anni settanta,

Noto per la sua precocità nella professione giornalistica, ha lavorato per i quotidiani Paese Sera, La Repubblica e Lotta Continua. Si è occupato di cronaca e del mondo dei movimenti politici giovanili degli anni settanta e, in particolare, del movimento del '77.
Famoso è stato il suo impegno nel documentare l'avvento dell'eroina della fine degli anni '70 in Italia, tracciando un profilo sociale dei consumatori e occupandosi di indagare sul sistema dello spaccio di droga.
Carlo Rivolta fu egli stesso vittima della tossicodipendenza da eroina: morì all'età di 32 anni, dopo cinque giorni di coma, in seguito a una caduta dal primo piano di un palazzo in via Prestinari, occorsagli durante una crisi d'astinenza.
Sua madre era Isabella (detta "Lilly") Chidichimo, sorella di Rinaldo Chidichimo, avvocato ed ex direttore generale di Confagricoltura.
È sepolto insieme alla madre nella cappella di famiglia presso il cimitero di Albidona.

Nel 2022 alla sua vita è dedicato il documentario La generazione perduta di Marco Turco

"Negli anni ’70 l’Italia è sommersa dall’eroina. Carlo Rivolta, giornalista tra i più attenti della sua generazione, è tra i primi a raccontare il fenomeno dalle colonne di un giornale nuovo, “Repubblica”. Intuisce le dinamiche che regolano il traffico. Mette il consumo crescente in relazione al naufragio dei movimenti collettivi nati dalla spinta del ’68. È la voce di una generazione in caduta libera. Ma la consapevolezza non lo risparmia".

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29 marzo 2025 6 29 /03 /marzo /2025 08:36

Piccola composizione risalente al 28 marzo 2011
Ritrovata

Maurizio Crispi (28 marzo 2011)

Il moscone (dal web)

Un grasso moscone

ronza nella stanza

muovendosi senza meta

secondo imprevedibili traiettorie

 

Nel silenzio,

altrimenti totale,

mi tiene compagnia

 

Passano le ore

e mi sposto da una stanza all'altra

e il moscone mi accompagna

instancabile

implacabile

 

Anch'io, 

muovendomi per casa,

seguo le mie traiettorie, 

prevedibili e scontate

 

Io e il moscone

entrambi stanziali

 

Io non ronzo,

penso

 

Forse il moscone, con il suo ronzare,

dà suono ai miei pensieri

imprigionati

nella tana

 

Dovrei alzare quelle tende

aprire le finestre,

dare aria alla casa

e far sì che il moscone possa volare

libero nei cieli del mondo,

gustando la libertà,

nell'arco della breve vita

che gli è concessa

zzz

zzzzzzz

ZZZZZZZZZZ

zzzzzzz

zzz

 ...

zzz

 ...

z

...

Poi, il moscone cadde

stecchito a terra

A cosa era valso

tutto quel volare

ronzando?

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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