Transita forte
Mr Transita forte
Ecce Mr Transita forte
Ecce Mr Transita Forte,
in silenzio e con un boato
Anche Mr Trumpet transita forte
Ogni volta che lo vedo parlare,
con quell’espressione immutabile
di stolido disprezzo
nei confronti del mondo intero,
me lo figuro seduto su di WC
scintillante come un trono,
all’interno di una ritirata di gran pregio,
intento a spremersi
per ben transitare forte,
a stento e con gran dolore Sic transit gloria mundi!
Sic transit forte gloria mundi
Sic transita forte gloria mundi
Transita Forte!
La vita è un transito,
a volte stentato,
a volte irrefrenabile
Tutti transitammo forte
Tutti transitammo forte, a stento,
chi in silenzio,
chi con strepiti e forti boati
Transita forte con impellenza
Transita forte con irruenza
Transita forte, senza dilazioni
Transita Forte
Un nome, una garanzia
Forte Transito
La mia ossessione di oggi
PS - A volte le denominazioni dei farmaci
fanno veramente ridere
PPS - Comunque, detto inter nos, non soffro di stipsi, nemmeno occasionalmente
Il mio transito è sempre forte e chiaro
Questo scritto è stato ispirato da questo farmaco (del quale ignoravo l'esistenza e che, casualmente, ho conosciuto perchè prescritto ad uno dei pazienti della CTA dove lavoro), mi ha fatto ridere e mi ha indotto a fare una serie di associazioni scherzose e irriverenti a proposito del "transitare", inteso come evacuazione; se poi al "transitare" si aggiunge l'avverbio "forte" l'effetto risultante in tale catena associativa è di dirompente comicità. Sono stato a giocare con mio figlio con queste associazioni per un intero pomeriggio, facendo anche delle estensioni alle condizioni meteo, ossia al fatto che quado piove "transita forte". Mio figlio ad un certo di fronte alla prorompenza delle mie associazioni e davanti alla loro ostinata reiterazione, mi ha detto: "Papà, ora basta!"....
Ho dormito sodo nella prima parte della notte
poi ho vegliato, leggendo e ascoltando la musica
C'era qualche brandello di sogno
negli angoli più reconditi della mia memoria
Ma anche quelli si son dispersi
come evanescenti volute di nebbia
spazzate via da una brezza lieve
Notte avara di sogni, dunque,
così come le nubi che si addensano sulla mia testa
sono avare di pioggia
Forse dovevo fare un test
che consisteva nello scrivere un breve saggio
(a quale scopo non so)
Provavo e riprovavo,
ma non riuscivo mai
C'erano sempre delle difficoltà insormontabili
Andiamo verso la siccità, è vero,
le piante sono sempre più secche
e sono bruciate dal sole
Alcune già sono più morte che vive
C'è ben poco che possiamo fare
Intanto, una pazza scatenata conciona
dai podi che - per via del suo ruolo - le sono concessi
e fa rivivere il brivido del discorso urlato,
rievocante i fasti delle dittature più esecrate
I guerrafondai spingono verso le armi,
ma noi, inermi cittadini,
sballottati dalle menzogne dei media,
mai sapremo le verità e le segrete intenzioni
Andiamo avanti,
un passo dopo l'altro
verso l'orlo del baratro
Alcuni muoiono dolcemente
Altri nella sofferenza,
lottando ed imprecando
Altre morti sono ingiuste e premature
(come quelle dei morti di Gaza,
adulti e bambini inermi)
Quelli della generazione che ci ha preceduti
ormai sempre più sparuti
Quelli della mia stessa generazione
oggi sempre più spesso falcidiati dalla Mietitrice
che esige il suo obolo
Ieri se n'è andata,
dopo molto sofferenza una mia cugina
Un paio di mesi fa una mia zia
Anche lo stimatissimo musicologo
Paolo Emilio Carapezza
(del quale per una vita ho ascoltato la musica al piano,
abitando io al piano di sotto)
se ne è andato
con mia grande tristezza
(ho pianto quel giorno)
Due giorni fa è toccato a Robert Redford
E sono sempre di più quelli che muoiono
nel mio orizzonte
(sino a quando la mia generazione
non sarà stata interamente spazzata via)
Ad alcuni viene rivolto un tributo,
altri (molti di più) se ne vanno
nell'anonimato e nel silenzio
Ma anche i primi,
dopo un po' (più tardi alcuni)
saranno dimenticati
La morte è una grande livellatrice
Vedere tante morti sfilarmi accanto
mi è di sconforto
Mi aiuta pensare che, sempre più,
sono un sopravvissuto,
aggrappato ad una zattera della Medusa
alla deriva sul mare,
in attesa di eventi salvifici
o, con maggiore certezza,
dell'incontro con la Nera Signora,
quando il tempo sarà giunto
di entrare nel Mistero
Il grande poeta romantico John Keats, autore di poemi quali Endymion o The fall of Hyperion: a dream, morì di consunzione (come veniva indicata, a quei tempi, la tisi) il 23 febbraio 1821 a Roma ...
Dopo una notte di sonno pesante
poco pensante
poco sognante
Non ho alcuna immagine vivida
nella mente
Solo la sensazione d’una cortina opaca
Sette veli di nebbia attorno
mi avviluppano nelle loro spire
Mi radico nella lettura,
piluccando da un libro qua
e da un libro là
un assaggino di tutto
per non farmi mancare nulla
Andiamo avanti a vista
Cosa faccio?
Quasi quasi
mi faccio uno shampoo
Oppure mi mangio una patata
Sbircio attraverso i vetri
della finestra che dà sulla corte interna
affollata di auto parcheggiate
È tutto buio lì fuori
Un gatto nero
cammina guardingo
ombra tra le ombre
Fortunato è chi riesce
a posare lo sguardo
su di una nuova alba
Fortunato è chi ritiene
che questa piccola cosa grande
conti davvero
e che sia degna di meraviglia,
ogni volta unica,
ogni volta diversa
E poi c’è il sole che sorge,
e all’alba ci appare
ancora morbido e benevolo
benché stia già sfoggiando
tutta la sua forza
La prima luce dell'alba
e il sole che sorge
rappresentano per me
la forza impetuosa della vita
Nei momenti più bui,
quando è massimo lo sconforto
e sembra che una coltre nera
e soffocante tutto avviluppi
c’è un’ancora di salvezza nel pensare:
Il sole sorgerà di nuovo, domani
Le montagne si fanno
sempre più gialle e aride,
desolate
sotto il martello impiacabile del sole
Persino la chioma degli alberi
ha perso brillantezza
I pozzi e le falde si prosciugano
Siamo tutti assetati,
desiderosi di ricevere
la benedizione dell’acqua
che mai arriva
Ogni giorno scruto
il cielo e le nuvole
Meteobilli è un vate
e il più delle volte ci azzecca
Ma consulto anche gli aruspici
e gli sciamani,
per non parlare dei rabdomanti
Sogno di fare una danza per la pioggia
Aspettiamo
Aspettiamo
Le foglie pendono dagli alberi
bruciate dal sole,
ustionate
Vedremo
cosa accadrà domani
Voglio poter vedere presto
la benedizione dell’acqua
che intrida la terra
e dia vita alla vita che muore,
prima che si faccia troppo tardi
Voglio potere sentire nelle narici frementi
il dolce petricore
C'era l'eclissi di luna ieri notte
Me ne sono ricordato
Quando sono andato a guardare
la luna piena era quasi scomparsa del tutto
Una buona parte del disco lunare non si vedeva più,
inghiottita dalla tenebra
mentre la parte restante era pervasa
da cupo rossore,
evocante il rosso del sangue
Poi, dopo un poco, sono tornato a guardare
e ho visto che solo un piccolo spicchio
- molto netto e definito -
aveva ripreso a splendere con il consueto bagliore
Mi ha colpito molto quel cupo rossore
dell’eclissi quasi al suo acme
Ho pensato a quanto gli uomini antichi
potessero essere impressionati da questi fenomeni,
presagi funesti annuncianti sciagure e calamità
Sono
Non sono
Sano
o forse insano
Non più giovane
Vecchio, forse
Esaurito dalla ripetizione
Eppure sempre curioso
Voglioso di andare avanti
La vita è una marcia continua,
un lungo, interminabile, cammino
Si va avanti lungo una strada tracciata
A volte, la strada si perde nel nulla
Allora, bisogna improvvisare per ritrovarla
Occorre costruire gli strumenti di navigazione
Oppure orientarsi con le stelle,
come facevano gli antichi naviganti
C’è sempre l’alternativa
di abbandonare la via maestra
seguendo l’estro e la voglia
per esplorare qualcosa di inaudito
e mai visto
E questo può sempre accadere,
sino all’ultimo battito d’un cuore stanco
Cammino e cammino
Ogni tanto dimentico di respirare
e poi espiro rumorosamente
Il respiro irregolare esprime bene
la fatica e la lotta,
ma anche la tensione
E siamo qui
ad inseguire con lo sguardo
una nuova alba
Da sempre durante la mia passeggiata mattutina con il cane, mi trovo a passare quasi ogni giorno all’incrocio tra via Giuseppe Pipitone Federico e via Luigi Pirandello.
Qui, a mia memoria, vi è sempre stata una Edicola Libreria, di cui non sono mai stato cliente, ma dove mi fermavo frequentemente a osservare i libri esposti in vetrina (in verità con poco ricambio).
Forse nella mia vita ci sarò entrato soltanto un paio di volte a curiosare tra i libri all’interno e, forse, una volta soltanto ne ho acquistato uno.
Inutile aprire troppi fronti librari, ma anche pernicioso per la tasca, ma - a volte - la curiosità ha la meglio…
In ogni caso, ad ogni mio passaggio al mattino presto, l’edicola era frequentemente aperta e la signora che gestiva (nonché proprietaria) era già là che spazzava davanti al negozio o che accoglieva i primi clienti che giungevano per l’acquisto del quotidiano.
Insomma, era una presenza importante per il quartiere, proprio accanto al ristorante “Il cotto e il crudo“ che si è stabilito in via Luigi Pirandello, ma solo molti anni dopo.
Improvvisamente, alcuni mesi fa ho visto che l’edicola non apriva più al solito orario e che con estrema rapidità il negozio era stato rapidamente svuotato .
In questo repentino e traumatico passaggio non vi è stato alcun preavviso.
La chiusura è avvenuta letteralmente dall’oggi al domani e gli stessi clienti abituali, quelli che al mattino presto arrivavano per acquistare il quotidiano seguendo una inveterata abitudine, sono rimasti sbalorditi, basiti davanti a quella che è stata vissuta come una defezione, una fuga.
Nessun preavviso
Nessun avviso
Chi sa cosa sia mai accaduto
Ma in ogni caso anche questa improvvisa eclissi racconta di una Palermo che scompare sotto i nostri occhi e dei suoi punti di riferimento fondamentali che vengono poco alla volta cancellati.
Quel che rimane è una vestigia, una carcassa vuota
É triste vedere pezzi del nostro sistema di riferimenti nel territorio perdersi nel nulla e dissolversi
Vivo in una città (Palermo) nella quale, da un anno all'altro, mi sembra di perdere i miei punti di riferimento abituali con la sensazione di ritrovarmi a stare, con il trascorrere del tempo, in un ambiente che si fa sempre meno rassicurante e, viceversa, sempre più arido ed impoverito.
Esercizi commerciali di qualità chiudono per essere soppiantati da altri effimeri e di scarsa significanza.
Vedo che la mia città si va facendo sempre più simile ad un deserto di stimoli per la mente, anche perché si perdono in un pozzo d'oblio, pezzi consistenti della sua storia culturale, fatta di luoghi e di persone.
Si tratta di perdite irreparabili, a volte, tali da ingenerare nelle persone che assistono impotenti a queste involuzioni risonanze interne luttuose ed un dolore profondo.
Noto che le perdite riguardano sia la dimensione della tradizione, sia quella della cultura; proliferano al contrario quelle attività che mettono in vendita articoli dozzinali e prosaici, oppure altre che si dedicano alla ristorazione, ma seguendo input pseudo-culturali del momento e mode sempre piuttosto effimeri. E tutto questo è dominato dalla straziante incapacità di mantenere la memoria delle cose che sono state e dall'assenza della pubblica amministrazione nel cercare di favorire la permanenza in vita di quelle attività che fanno parte del bagaglio culturale di una città.
Ma oggi, ai più giovani, importa ben poco della tradizione e della memoria; pochissimo peso ha per loro il rispetto valoriale per la Cultura, come valore intrinseco da preservare. Si va dove gli influencer nefasti dicono di andare: tutta apparenza, in generale e niente sostanza. la vacuità più totale, il deserto!
Sono molte le librerie che sono scomparse nel corso degli ultimi due decenni.
Ne citerò alcune che ho avuto modo di conoscere bene e di apprezzare nell'arco della mia vita
La Libreria Flaccovio, in origine punto di riferimento culturale della città nei decenni del dopoguerra, nonché fervido e animato luogo d'incontro di scrittori, artisti e giornalisti interessati alla vita culturale della città.
La Libreria L'Aleph, una libreria di qualità che disdegnava i best seller e che amava dare risalto a saggistica e narrativa di qualità
La Libreria Sciuti in tempi relativamente recente, mio punto di riferimento abituale
Ma, in era pre-covid, nel 2019, ha anche chiuso la Libreria Broadway in via Rosolino Pilo, dopo 19 anni di onorata carriera.
Voglio menzionare qui, anche la Libreria "Il Caffè", fondata intrepidamente in un quartiere poverissimo di iniziative culturali quale è la zona che attornia la parte bassa di via dei Cantieri, oltre il cavalcavia di Piazza Giachery, dalla appassionata lettrice e scrittrice (ora anche giornalista) Cettina Vivirito. Quella libreria diventò per me un fondamentale punto di riferimento, poiché era a pochissima distanza dalla struttura sanitaria in cui a quel tempo lavoravo, e divenne ben presto luogo di incontro e di interminabili chiacchiere letterarie. In questo caso la Libreria venne chiusa dopo circa vent'anni di attività dalla stessa proprietaria , che decise di passare ad altre esperienze e che trasferì l'intera libreria con il suo patrimonio di affascinanti scaffalature (in quanto fornite in parte di camminamento calpestabile per accedere ai ripiani più alti) e di libri nella propria abitazione. Era una piccola libreria indipendente,, e di altissima qualità, che esprimeva anche una vocazione per i libri d'antiquariato e per le belle arti. Fu un luogo di grande rilievo per me ed è diventata anche un luogo della memoria a cui ritornare di tanto in tanto: e l'ho voluta menzionare qui proprio perché ho voluto darle in questo panorama sconfortante un giusto tributo.
Sfugge tuttavia alla sequela di librerie indipendenti che chiudono perché non ce la fanno più
Le cause di ciò sono molteplici, ovviamente.
Ci sono innanzitutto i grandi colossi della distribuzione che arrivano sino alla porta dell'acquirente con consegne veloci ed aggressive; c'è l'avanzata prepotente del mercato dell'usato o del finto usato; c'è l'espandersi della lettura tramite e-book e, in genere, della lettura di libri digitalizzati; c'è - come fattore non indifferente - il costo eccessivo del singolo prodotto librario; c'è l'inflazione dei titoli immessi sul mercato con un vertiginoso ricambio, per cui la "novità" cessa di essere tale e diventa obsoleta nel giro di pochi giorni; c'è l'aumento del costo del costo della vita, motivo per il quale anche i più accaniti lettori sono costretti a ridurre o a sopprimere il budget che solevano destinare all'acquisto di libri; c'è, ovviamente, nello sfondo una caduta della percentuale di lettori, ma anche la crescita di nuove generazioni sempre più disabituate ad utilizzare ()e ad amare) l'oggetto-libro, con una caduta sempre più intensa ed accentuata del loro livello culturale.
Ognuna di queste concause andrebbe analizzata in profondità: io qui mi sono limitato ad elencare soltanto quelle che mi sembrano essere le motivazioni più ovvie e a portata di mano.
Una delle ultime pietre miliari di questo percorso di perdite e di lutti è stato il dovere assistere - con sommo mio dispiacere - a cavallo tra la fine del 2024 e del primo semestre 2025 alla chiusura anche del Punto Einaudi di Palermo, di cui per diversi decenni sono stato affezionato cliente e frequentatore.
Una chiusura, in questo caso, imposta dall'alto ed estesa a tutti i Punto Einaudi operanti nel territorio nazionale, in funzione della cessazione (sempre decretata in alto loco) della vendita reale.
(Sistema Editoria) Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, hanno cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librerie più standardizzate per competere con le grandi catene online.
Il Punto Einaudi di Palermo, iniziato da Salvatore Passarello e, successivamente gestito dal figlio Francesco, subentrato come titolare, è stato per me, negli anni, un luogo impareggiabile, dove era possibile visionare il catalogo Einaudi nella sua interezza, con tutte le nuove uscite, nelle diverse collane, cosa che è impossibile fare nelle altre librerie indipendenti che possono mettere in mostra soltanto alcuni tra le nuove uscite, in funzione dei propri interessi prevalenti.
Frequentavo spesso nell'arco del mese il Punto Einaudi, per visionare le nuove uscite oppure per richiedere dei testi precedenti che avessero suscitato il mio interesse, ma l'aspetto ben più arricchente e stimolante è stato sempre il fatto di volere andare in un luogo caldo e confortevole, dove ci si poteva concedere il lusso di perdere la cognizione del tempo, addentrandosi in interessanti conversazioni con Salvatore, prima e con Francesco, dopo, e con altri clienti occasionalmente presenti, in un'atmosfera di scambio di idee e di conoscenze e di confronto intellettuale vivace, mai banale. E questo faceva sì che io ci andassi anche a prescindere dall'esigenza di selezionare o acquistare dei libri, ma soltanto per sperimentare il piacere di esserci e di stare in un ambiente amichevole e stimolante sotto il profilo intellettuale, alcuni aficionados, in altra sede, hanno sottolineato anche il piacere sottile di stare seduti a conversare all'ombra della magnifica statua lignea del maestro Salvatore Rizzuti.
Adesso, tutto ciò è finito ed appartiene solo al mio passato di ricordi in un contesto urbano che si fa sempre più povero e avaro di cultura.
Avendo perso la Libreria Sciuti come mio punto di riferimento e avendo trovato nella Libreria Nuova Ipsa un mio nuovo punto di riferimento librario, adesso mi sento nuovamente in pericolo, come un "lettore in bilico", poiché - dopo la smobilitazione della casa editrice omonima, vi sono concrete avvisaglie che anche la libreria possa essere liquidata, lasciandomi ancora una volta orfano sotto questo profilo.
Ogni libreria indipendente che chiude è, in verità, un pezzo di cultura della nostra città che se ne va irrimediabilmente.
E' chiaro che le grandi librerie di catena non sono in condizione di offrire la stessa qualità di servizio delle piccole librerie indipendenti che sono fondamentali, se disseminate a macchia di leopardo nel tessuto metropolitano a potere svolgere una funzione di supporto a quei cittadini desiderosi di usare i libri come ponte di comunicazione con altri lettori, avendo i librai (coloro che non solo semplicemente e banalmente vendono i libri, ma che sono in questo attività, in primo luogo perché i libri li amano o, si potrebbe dire, per vocazione) una funzione catalizzatrice e di cultura.
Dirò anche che a maggior parte dei librai che ho frequentato sono stati per me, tutti quanti, ciascuno in un modo diverso (e alcuni anche con proprie peculiari spigolosità), stimolanti proprio perché per loro il Libro non è mai stato oggetto di consumo, ma veicolo di cultura (in alcuni casi di culto) e, come dicevo, ponte tra le persone.
Ed è proprio per questo che io mi sento sempre più sconfortato e mi sembra che mi manchi davvero il terreno sotto i piedi, costretto come sono a muovermi in una città sempre più votata a vendere calzini, mutande, reggiseni, o alla somministrazione di roba da mangiare o gelati, che non alla diffusione e alla crescita della Cultura.
Cos'altro rimane ad una città se perde pezzi di Cultura e di Memoria sempre più consistenti?
(Maurizio Crispi) L'altro giorno, passando dalla centralissima via Ruggero Settimo di Palermo, ho notato con una stretta al cuore che la storica Libreria Flaccovio, era chiusa: la porta sbarrata con
( Maurizio Crispi ) In Via Generale Arimondi, al posto della bellissima e amata Libreria Aleph di Palermo, chiusa poco più di un anno fa a causa dell'improvvisa morte del suo gestore, Lorenzo ...
Qui su tre vetrine (o luci, come si dice oggi), in via Sciuti a Palermo, si affacciava la Libreria Sciuti (ingresso al 91/F), una storica attività in questa parte della città. I titolari, assillati
"Abbiamo tentato di resistere alle librerie colosso, ad Amazon, alla burocrazia, alla vendita diretta degli editori e, non ultimo, alla gente che legge sempre meno"
Con il 1° gennaio 2025 ha chiuso la rete rateale Einaudi, fondata da Giulio Einaudi nel Dopoguerra per permettere a tutti di costruirsi una biblioteca personale. I ‘Punti Einaudi’, agenzie autorizzate alla vendita a rate, han-no cessato l’attività e, dove possibile, sono diventate librerie indipendenti mantenendo un legame con Mondadori, proprietaria di Einaudi. I clienti con contratti attivi hanno potuto versare le rate fino a giugno 2025, poi i pagamenti saranno gestiti direttamente dall’editore. La chiusura segna la fine di una tradizione unica nel panorama librario italiano, dovuta a cali di sottoscrittori, soprattutto giovani, e a problemi gestionali. Le agenzie, che offrivano un vasto catalogo Einaudi e un’esperienza culturale unica, perderanno il loro ruolo, trasformandosi in librer
Ogni anno, immancabilmente, arriva l'evento del "compleanno"
Cos'è veramente il "compleanno"?
In cosa consiste?
Semplificando, è il ricorrere annuale del giorno della propria nascita, ovviamente
Ed è così che lo viviamo da piccoli
Così ci viene insegnato
E' un giorno per molti di noi gioioso
Per altri, meno fortunati, è invece cupo e triste
Pensiamo, ad esempio, a tutti quei bambini che vivono in condizioni di disagio ambientale estremo o familiare, con genitori che non sono in grado di trasmettere ai propri figli questo tipo di tradizioni
Quindi gioiamo per il nostro compleanno!
Riceviamo gli auguri con frasi del tipo "Buon compleanno e cento di questi giorni!"
Ci cantano le canzoncine come For He's a Jolly Good Fellow, ad esempio
For he's a jolly good fellow, for he's a jolly good fellow,
For he's a jolly good fellow, which nobody can deny,
Which nobody can deny, which nobody can deny!
For he's a jolly good fellow, for he's a jolly good fellow,
For he's a jolly good fellow (pause), which nobody can deny!
Happy birthday to you,
Happy birthday to you,
Happy birthday dear Mauri!
Happy birthday to you.
How old are you now?
How old are you now?
How old are you, Mauri,
How old are you now?
I'm 76 today,
I'm 76 today,
Beacause it's my birthday!
I'm 76 years today!
Ed anche il giorno - quello del compleanno - in cui riceviamo doni
Il giorno del compleanno rappresenta (o dovrebbe rappresentare9 il momento della gioia e del bene augurio
Andando avanti ci rendiamo conto che il giorno del compleanno - visto secondo una prospettiva un po' più pensosa - è un giro di boa di un percorso del quale non conosciamo la lunghezza e la durata
Non sappiamo dove andremo e nemmeno quando e dove sarà ubicato il traguardo
Non sappiamo se arrivando a questa ineffabile meta ci sarà un punto di partenza per un nuovo percorso
Non sappiamo nulla di tutto ciò
Possiamo solo fantasticare ed ipotizzare
Possiamo costruirci una nostra personale teoria delle cose ultime
E intanto viviamo
Andiamo avanti
Man mano che si accumulano i giri di boa, abbiamo la sensazione che la distanza temporale tra un giro di boa e l'altro si raccorci
Comprendiamo che il tempo si fa stretto
E' come viaggiare trasportati dalla corrente di un fiume che, prima tranquilla e placida, si vada facendo più veloce e turbolenta
I Ggiri di boa si inanellano uno appresso all'altro
L'anno scorso ho celebrato i miei primi tre quarti di secolo e oggi mi addentro nell'esplorazione dell'ultimo quarto di secolo (quanto di questo quarto di secolo potrò vivere? Mistero!)
Comincio ad erodere oggi quest'ultimo quarto di secolo
E compio un primo passo di quest'arco di tempo che va dai 75 agli ottant'anni, che mi suonano come le parole di Vitti 'na crozza
Il tempo si fa stretto
Ma proprio per questo incombente transito, il tempo residuo si fa sempre più prezioso
E si impone la necessità di viverlo bene questo tempo, il più possibile
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.