Siamo tutti sempre più ignoranti, tra agnotologia (ignoranza indotta), Eco Chambers ed epistemofobia
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Siamo in questi tempi turbolenti a confronto con un processo di continua e massiccia mistificazione della verità.
Alcuni cercano delle verità su ciò che accade nei social, ma anche qui ci si confronta con una ridda di opinioni diverse.
I media, poi, sono sempre più edulcorati e carenti per quanto concerne la capacità di dare ai lettori un oggettivo riscontro di ciò che accade.
Inoltre, tutto viene fortemente alterato dal fatto che si ricercano costantemente le notizie eclatanti da sbattere in prima pagina con grandi (forse sarebbe meglio dire grossolani) toni emozionali.
La notizia eclatante sbattuta in prima pagina fa sì che, rapidamente, tutto il resto venga messo da parte (meccanismo di spostamento dell'attenzione), sintantoché si può cavalcare la tigre della nuova notizia; poi, quando anche la nuova notizia non fa più audience e perde slancio si ritorna stancamente al confronto con le "vecchie" news, trite e ritrite che davvero non fanno più notizia perché - comunque - vi è una generale assuefazione alla cattiva notizia, in genere.
In più, vi è sempre più, da parte dei più una massiccia diffidenza nei confronti delle notizie che vengano dai canali ufficiali, mentre quelle che si reperiscono nei canali non ufficiali non sempre - e per motivi di manipolazione politica - sono veritiere.
Siamo di fronte ad una gigantesca operazione di occultamento delle verità o della sua mistificazione.
Credo che la lettura distopica di Orwell in "1984" sia tuttora estremamente attuale.
Più i mezzi di diffusione dell'informazione sono capillari e di accesso universale più aumenta il fenomeno della manipolazione dell'informazione, della sua mistificazione o dell'omissione di dati sensibili, per fornire agli utenti una visione della realtà che vada a favore di questa o quella tesi preconfezionata.
Si verifica in questo modo un esteso processo di "furto epistemico" o "espropriazione epistemica" (inteso come concetto filosofico e sociologico che descrive il furto, l'estrazione o l'appropriazione indebita del sapere, delle idee o dell'identità intellettuale di un individuo o di una comunità), sulla base di una vera e propria "epistemofobia" da parte dei gestori dei mezzi di comunicazione di massa.
In questo contesto è nato, in tempi relativamente recenti, un neologismo che è "Agnotologia"
AGNOTOLOGIA: termine adattato dall’ingl. “agnotology”, a sua volta formato dall’aggettivo greco ἄγνωτος ovvero ‘sconosciuto’ e dal confisso -λογία ‘-(o)logia
s. f. Lo studio della mancanza di conoscenza e di certezze indotta nel lettore o nell’utente dall’abilità di chi mette in circolazione notizie o dati falsi.
Le menzogne dei politici, delle aziende, la mancanza di trasparenza delle banche. Si chiama agnotologia, dal greco agnosis, ed è lo studio dell’ignoranza costruita. Deliberatamente indotta, da specifici gruppi d’interesse, al fine di vendere un articolo, accaparrarsi dei favori. A coniare il neologismo, nel 1995, è stato il ricercatore di Stanford Robert Proctor, che per quindici anni aveva studiato i maneggi delle aziende del tabacco per nascondere al pubblico gli effetti cancerogeni del fumo. (Costanza Rizzacasa d’Orsogna, Corriere della sera, 6 marzo 2016, La Lettura, p. 13)
Ma cosa succede quando il confine tra fiction e realtà viene meno e c’è chi ha interesse a mantenerlo labile? Robert Proctor, studioso dell’ignoranza e del modo in cui viene strumentalmente alimentata, ci mette in guardia sul fenomeno della «non conoscenza» (battezzato come agnotologia) e delle fake news del web, in un’intervista a Giuseppe Sarcina. (Jessica Chia, Corriere della sera, 16 gennaio 2017, p. 31, Cultura)
La «post-verità» esprime l’irrilevanza dei fatti nella formazione dei processi cognitivi, come la negazione del riscaldamento globale o le false informazioni che hanno determinato Brexit (per esempio circa i costi pagati dagli inglesi all’Unione europea: 350 milioni di sterline a settimana, una cifra mai documentata). Da qui, infine, una neonata disciplina: l’agnotologia, battezzata da Robert Proctor per indicare lo studio dell’ignoranza indotta attraverso dati scientifici fuorvianti. (Michele Ainis, Repubblica, 14 ottobre 2017, p. 52, R2 Cultura).
(Dall’enciclopedia Treccani online)
Gli storici della scienza Robert N.Proctor e Londa Schiebinger, autori del libro "Agnotology - The making and unmaking of ignorance" (purtroppo non ancora tradotto in italiano), hanno esplorato il modo in cui l'ignoranza viene prodotta e mantenuta in diversi ambiti e con quali meccanismi. Essi così scrivono (ib. p. 2):
L'ignoranza ha molti interessanti surrogati e sovrapposizioni nella miriade di modi con cui è generata da segretezza, stupidità, apatia, censura, disinformazione, fede, e dimenticanza, tutti innescati dalla scienza. L'ignoranza si nasconde nelle ombre della filosofia ed è vista di buon occhio dalla sociologia, ma si trova anche in una grande quantità di retorica popolare: non è una scusa, è ciò che non può farti del male, è la beatitudine.
Proctor distingue l'ignoranza in tre categorie:
- Ignoranza come "stato nativo" (o risorsa per il cambiamento): è uno stato da superare, una richiesta di conoscenza. L'ignoranza nativa (o originaria) implica un deficit causato da ingenuità giovanile o da carenza di educazione. La storia della filosofia greca porta Socrate (citato da Platone) quale esempio di consapevolezza della propria ignoranza quale pre-condizione per l'illuminazione. Il potere rigenerativo dell'ignoranza rende sostenibile l'impresa scientifica.
- Ignoranza come "regno perduto" (o costrutto passivo): è il prodotto della disattenzione umana, vale a dire di ciò che si incontra ma che si decide di trascurare. Questo tipo di ignoranza viene approfondito da Londa Schiebinger (ib., pp.149-162) con un interessante esempio storico sui criteri con cui vennero scelte (o trascurate) le spezie da importare in Europa dalle Americhe. In particolare gli europei non si interessarono a una quantità di erbe abortive con cui gli amerindi controllavano le nascite, mentre preferirono l'importazione di erbe contro malaria (chinino), diarrea (jalapa, quassia) e depressione (cacao).
- Ignoranza come "stratagemma strategico" (o costrutto attivo): è il prodotto dell'incertezza o del dubbio creati, mantenuti e manipolati da altre persone. Questo tipo di ignoranza implica la costruzione del dubbio e dell'incertezza come qualcosa che viene costruito, mantenuto e manipolato avvalendosi di specifiche discipline scientifiche. In altre parole l'ignoranza è l'obiettivo di piani che vengono deliberatamente ingegnerizzati e implementati. Scrive Proctor (ib., p.9): "Scienza e industria sono sempre più interallacciate, con ricerca e sviluppo (R&D) svolti al riparo della privacy per mantenere certi vantaggi di business. La Scienza anche nelle migliori circostanze è 'aperta' solo sotto vincoli altamente formalizzati".
Ma non tutta l'ignoranza è cattiva: ad esempio Proctor sostiene che è meglio non far sapere alla gente in che modo è possibile costruire armi biologiche o virus dell'AIDS, ed è meglio anche promuovere il rispetto del diritto individuale alla privacy (non è necessario che tutti sappiano tutto e in qualunque momento su un determinato individuo).
Si può certamente stabilire una relazione molto stretta e complementare tra agnotologia ed epistomofobia.
Se l'agnotologia agisce come causa o strumento esterno dell'ignoranza, l'epistemofobia rappresenta la risposta psicologica o emotiva interna dell'individuo.
Mentre l'agnotologia studia come l'ignoranza viene prodotta socialmente, l'epistemofobia descrive il rifiuto e la paura individuale di quella stessa conoscenza.
La relazione strutturale tra questi due concetti si articola su tre livelli principali.
- La manipolazione sfrutta la paura. L'agnotologia dimostra che le grandi organizzazioni creano deliberatamente confusione (ad esempio, sul cambiamento climatico). Questa confusione genera insicurezza nell'individuo, alimentando l'epistemofobia: il singolo individuo inizia a temere nuove informazioni perché destabilizzano le sue certezze personali.
- Il rifugio nell'ignoranza. Quando l'eccesso di disinformazione programmata (agnotologia) rende impossibile distinguere il vero dal falso, l'individuo può sviluppare una forma di epistemofobia difensiva. Per non provare l'ansia del dubbio costante, sceglie attivamente di non voler più sapere né approfondire.
- Le camere dell'eco (Echo Chambers). i meccanismi agnotologici creano bolle informative. Chi si trova all'interno sviluppa una paura patologica per qualsiasi dato esterno che possa confutare la propria realtà, manifestando un comportamento epistemofobico verso la conoscenza oggettiva.
In sintesi, l'agnotologia crea le condizioni ambientali (fake news, dubbi artificiali) che spingono gli individui a rifugiarsi nell'epistemofobia per autodifesa emotiva.
Ma aggiungerò qui che molti governanti attuali e i loro lacchè, così come i rappresentanti della Stampa e dei Media embedded (in senso lato, tuttavia, non in un'accezione unicamente piegata alle logiche del giornalismo di guerra di moderna declinazione, come è avvenuto a partire della conflitto condotto in Iraq dagli USA), sono sempre più mossi da un forte sentimento epistemofobico nei confronti della verità, sicché le verità ammissibili sono soltanto quelle manipolate o edulcorate, sulla base di un meccanismo di spostamento dell'attenzione degli utenti (e dei cittadini) da ciò che più conta, costringendoli a vivere in una sorta di ottundimento cognitivo.
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Agnotologia - Enciclopedia - Treccani
Nell'Enciclopedia Treccani troverai tutto quello che devi sapere su agnotologia. Entra subito su Treccani.it, il portale del sapere.
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Ignoranza indotta nella "Società della Conoscenza" (Agnotologia)
Descrive alcuni esempi di ignoranza indotta nell'opinione pubblica mediante manipolazione scientifica, finanziaria e commerciale. Uno degli esempi più evidenti è il cambiamento climatico, ostacolato
https://www.pensierocritico.eu/ignoranza-indotta-agnotologia.html

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