A molti non è piaciuto.
E' stato considerato da alcuni ripetitivo, da altri pesante e noioso.
Altri ancora hanno detto che era incomprensibile e che, detto in soldoni, non ci hanno capito nulla
A me è piaciuto
Mi è sembrato in continuità con alcuni temi precedentemente sviluppati con l'aggiunta di altri sicuramente molto attuali
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Disclosure Day è un film del 2026 diretto e co-prodotto da Steven Spielberg. Il thriller è interpretato da Emily Blunt, Josh O'Connor e Colin Firth.
Si tratta di un'interessante combinazione di temi fantascientifici cari da sempre a Steven Spielberg (si vedano i suoi due capisaldi che sono ET e Incontri ravvicinati del III tipo), trattandosi in questo senso di un attesissimo ritorno, e di narrative sviluppate negli stilemi del thriller centrati sui temi dell'occultamento della verità per motivi di sicurezza e di stabilità (decisi sulla base di valutazioni dei grandi manovratori occulti).
Il titolo del film si traduce letteralmente come "il giorno della rivelazione" o anche "della divulgazione". La trama esplora le conseguenze globali di una campagna di bugie durata 79 anni che sta per essere svelata al mondo intero. Il film pone una domanda cruciale agli spettatori: "Se scoprissi che non siamo soli, se qualcuno te lo dimostrasse, ti spaventerebbe?"
La narrazione - in modo molto pertinente, considerando le cronache attuali - si svolge in un 2026 dove il mondo è sull'orlo della Terza Guerra Mondiale.
Si attiva una lotta tra un gruppo di "ribelli" convinti che tutti debbano sapere e gli esponenti di un'agenzia governativa (la Wardex Corporation) che, invece, è disposta a fare di tutto per mantenere la verità occultata e per potere utilizzare eventuali tecnologie e manufatti alieni all'insaputa di tutti e per i propri vantaggi economici, così come è stato fatto per quasi 80 anni, a partire dal primo e famoso incidente di Roswell del 1947.
Gli alieni sono arrivati sulla Terra, più e più volte, e ci hanno studiato, scegliendo alcuni soggetti a cui fare attraverso canali neurologici delle rivelazioni e per infondere in loro conoscenza (come il dono delle lingue) e poteri, in modo che, quando sarà necessario, essi possano essere vettori della agnizioni e intermediatori linguistici.
Non siamo più soli, è il messaggio del film, ma anche quello che l'intervento degli alieni, visti come apportatori di cambiamenti e come messaggeri benefici e benevoli possa fermare la follia in cui l'intero mondo versa, assorbendo tutta l'attenzione mediatica verso qualcosa di positivo e aprendola ad un messaggio di pace e di non belligeranza.
Da questo punto in poi, la lettura potrebbe offrire spunti che fanno da spoiler. Qui chi non ha ancora visto il film ne dovrebbe posporne la lettura.
Daniel Kellner (Josh O'Connor), un esperto di sicurezza informatica, riesce a rubare un pezzo di tecnologia extraterrestre e file riservati dalla Wardex Corporation, un braccio segreto del governo statunitense.
I documenti contengono le prove di contatti alieni occultati a partire dal celebre incidente di Roswell del 1947. Il CEO della Wardex, Noah Scanlon (Colin Firth), lo accusa pubblicamente di spionaggio internazionale e attiva nei suoi confronti una caccia all'uomo con profusione di uomini e mezzi.
Questo costringe Daniel a scappare e a nascondersi in un convento insieme alla fidanzata Jane (Eve Hewson).
Intanto, a Kansas City, la meteorologa televisiva Margaret Fairchild (Emily Blunt) assiste a un evento bizzarro, quando un uccello cardinale entra in casa sua e vola via dopo averla fissata a lungo in un tempo sospeso
Questo incontro sblocca in lei abilità psichiche ed empatiche latenti. Margaret inizia a comprendere i pensieri altrui e a parlare inconsciamente lingue mai studiate.
Durante una diretta meteo, Margaret ha un blocco improvviso e inizia a parlare in una lingua sconosciuta. Il video diventa virale e attira l'immediata attenzione degli analisti della Wardex, che identifica quell'idioma come di origine extraterrestre.
Le visioni psichiche guidano Margaret fino al sito segreto dove Daniel viene catturato dagli uomini di Scanlon.
Utilizzando le sue nuove capacità di manipolazione empatica, la donna lo aiuta a fuggire.
Insieme intraprendono una corsa all'ultimo respiro contro il tempo per diffondere la verità prima che le autorità li eliminino, guidando l'umanità verso il definitivo giorno della rivelazione che assume delle vere e proprie connotazioni messianiche ("Ascoltate" è la frase che fa da suggello alla narrazione).
Se nel capolavoro del 1977 ("Incontri ravvicinati del terzo tipo") Spielberg raccontava lo stupore e la meraviglia discendenti dal contatto intimo con l'ignoto, Disclosure Day ne rappresenta l'evoluzione matura e disincantata. Non c'è più solo la meraviglia infantile, ma la gestione burocratica, mediatica e sociale di una realtà extraterrestre integrata nella quotidianità. È il passaggio dalla "scoperta" alla "convivenza".
Il regista usa la fantascienza come metafora dell'era moderna, dominata dalle fake news, dal complottismo e da sfiducia nelle autorità che mentono o che occultano la verità. Nel momento in cui i governi dicono finalmente la verità, l'umanità fatica allora a crederci, dividendosi in fazioni tra chi accoglie i nuovi visitatori e chi, invece, si barrica nella paura del diverso.
Perché la verità possa essere creduta ed accolta, occorre un "novum", un evento di impatto straordinario che arrivi attraverso premonizioni e presagi ed altri piccoli eventi straordinari: insomma un evento dirompente, straordinario e tale da scardinare gli imprigionamenti del pensiero causati dagli schemi cognitivi da cui siamo pesantemente condizionati.
Parliamo dunque di una "rivelazione" che assume una connotazione propriamente messianica e salvifica e che, nel momento in cui si verifica, determina un radicale e profondo reset delle menti individuali e di quella collettiva.
Si intrecciano con questi aspetti quelli dell'uso del potere per tenere sotto controllo le masse degli individui sviando la loro attenzione dai problemi più importanti e più vitali e fornendo loro soltanto briciole di conoscenza edulcorata e pilotata.
In questo senso il film di Spielberg diventa anche un saggio di agnotologia applicata, con l'augurio che alla fine la verità possa trionfare, consentendo agli uomini di operare le proprie scelte in autonomia, ripristinando in sé un taumaturgico senso della meraviglia.

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