Un mio piccolo scritto del 28 luglio 2024, ritrovato
Prolilo Facebook Maurizio Crispi (28 luglio 2024)
Le tenebre più fitte
hanno ceduto, infine,
alla luce lattiginosa
del primo mattino
La transizione
dalla notte al giorno
é avvenuta,
a fatica
Le avanguardie della luce
avanzano inarrestabili
guadagnando terreno
mentre le armate della notte
recedono,
in un confronto di opposti
che eternamente si ripete
La luce trionfa sul buio
Il buio trionfa sulla luce
in una ciclica eternità,
lo Yin e lo Yang
Cosa saremmo noi
se dovessimo vagare
sempre nella luce
oppure immersi nell'oscurità più costante?
Non ci saremmo, forse!
La Vita nasce e prospera
dalla separazione degli opposti
e dal loro avvicendarsi
L’atto creativo primigenio
fu la comparsa della Luce
in un mondo ancora informe
che ne era privo
In fondo, se ci pensiamo bene,
ad ogni alba,
assistiamo a quello stesso miracolo
che ci ha resi possibili
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».
Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina
(Genesi, 1, 2-8)
Ho appreso da una lettera inviata dall’amministratore del condominio dove abito che, alla fine del mese di giugno, sarebbero venuti dei giardinieri per mettere a posto il giardinetto d’ingresso
Per far ciò, avrebbero dovuto potare - così diceva lettera- le piante di ficus che contornano il giardino
Si tratta di piante vigorose che, sopravvissute a potature selvagge negli anni precedenti, erano ricresciute a dare ombra, frescura e protezione ai nidi di uccelli.
Io e altri del condominio, abbiamo ribadito che non è questo il momento di fare la potatura dei ficus , adducendo le motivazioni più sensate che, cioè, non si procede a potatura quando la pianta è in piena fase di vegetazione, che - sfrondando le chiome e riducendole all’osso, si leva l’ombra preziosa particolarmente d’estate e che si disturbano gli uccelli quando sono in fase di nidificazione.
L’amministratore ha ribattuto: “No, non dovete preoccuparvi! I giardinieri mi hanno assicurato che sarà una potatura leggera”.
Insomma, non c’è stato verso di convincerlo a dilazionare quest’operazione ad un momento più opportuno
Puntualmente, il 30 giugno, come annunciato, è arrivata la squadra dei giardinieri che, in realtà, si sono rivelati essere dei portatori selvaggi armati di motoseghe
Il risultato della loro giornata di lavoro è stato devastante e credo che le fotografie che ho scattato possano illustrare molto bene la loro devastante azione
Questi ignoranti hanno persino eliminato le radici pensili che a fatica stavano raggiungendo il terreno e che sarebbero diventate un’importante elemento di stabilizzazione degli alberi
Dicendo le cose con il loro nome - e senza infingimenti - non si è trattato di una potatura “leggera”(una parola a dir poco mistificatoria e menzognera), bensì di una capitozzatura selvaggia, tanto per cambiare
Ovviamente il giardinetto non è stato sistemato, ma in più il terreno è ora disseminato dei detriti dell’encomiabile opera di questi giardinieri ignoranti
Ringrazio vivamente il nostro amministratore condominiale per avere proceduto comunque, malgrado i nostri tentativi di dissuasione
Buongiorno!
Esiste un regolamento del verde che prevede da legge il rispetto della nidificazione.
Se si dovesse riverificare un episodio del genere bisogna scrivere una PEC al Comune ed una all'amministratore del condominio, ricordando gli obblighi che abbiamo verso la fauna.
Pubblichiamo questa lettera con foto annesse.
Inoltre l'amministratore in quanto tale é un rappresentante delle volontà dei proprietari, non uno che decide di testa sua.
Non abbassiamo la guardia su questi episodi sicuramente deleteri per le piante.
E non solo.
Le piante con le loro fronde abbassano la temperatura al suolo.
Quindi l'amministratore non ha sicuramente ben interpretato il proprio ruolo.
SOS Emergenza Alberi Palermo
(Redazione ANCI, 22 aprile 2025)
Ambiente e territorio:
nidificazione avifauna e gestione verde urbano,
indicazioni per i Comuni
L’Associazione Lipu è disponibile a fornire maggiori informazioni e materiali
Il periodo della nidificazione, per gran parte delle specie, dura da marzo fino a luglio-agosto (i mesi di maggiore attività riproduttiva degli uccelli sono aprile-maggio-giugno). In questo periodo dell’anno si segnalano alcune indicazioni per una corretta programmazione delle potature, nell’ambito della complessa gestione del verde urbano, finalizzate a perseguire l’esigenza di tutelare la fauna e in particolar modo l’avifauna, necessaria per il mantenimento della biodiversità e per contribuire anche al benessere psico-fisico delle persone. A questo riguardo, preme evidenziare in via generale che una potatura corretta, che non altera significativamente la chioma delle alberature, può essere già considerata rispettosa della avifauna. La legge N. 157/92, con particolare attenzione alla delicata fase biologica della riproduzione, in recepimento di direttive e convenzioni internazionali, tra cui la Direttiva Uccelli (2009/147/CE) ricorda l’importanza di tutelare l’avifauna, pur consentendo motivate deroghe (art. 9 della citata Direttiva).
Gli abbattimenti e le potature di alberi e siepi potrebbero comportare la distruzione dei nidi degli uccelli e dei relativi habitat, si rammenta il parere Ispra (Prot. 53526 del 11 ottobre 2021).
Da notare che gran parte dei nidi sono difficilmente rilevabili anche da ornitologi esperti, poiché molti di essi sono piccoli e nascosti nella vegetazione, oppure sono allestiti all’interno di piccole cavità nel tronco e nelle branche
Questo scrissi nel 2022, al termine di un'operazione di pulizia selvaggia del giardinetto condominiale.
Ero molto sconfortato nell'osservare gli effetti di tale azione indiscriminata
Maurizio Crispi
Facciamo il deserto!
La filosofia del new gardening degli ignoranti
(01.06.2022) In primavera capita spesso di camminare
tra nuvole colorate e profumate
Talora i profumi sono così intensi che si pensa di poter svenire
da un momento all'altro
E' davvero una meraviglia!
Non sono soltanto i cromatismi delle fioriture
e i loro profumi sontuosi,
ma anche la profusione di tutte le sfumature di verde
Eppure, ci sono quelli che
di questa bellezza opulenta
non ne capiscono proprio niente,
come gli addetti alla pulizia
del mio giardinetto condominiale
che, per incarico dell'amministratore,
hanno proceduto ad un diserbaggio selvaggio e radicale delle aiuole
levando, assieme alle erbe infestanti,
tutte le piante
- alcune di crescita spontanea -
che avessero una valenza ornamentale
Tutto cancellato in un sol colpo
i nastrini
le lantane cresciute a partire da semi portati dagli uccelli
un Ibisco selvatico venuto su spontaneo
Un alberetto simile a quelli che fiancheggiano la via
(forse uni albero delle lanterne cinesi),
pure lui nato da un seme erratico
Tutto andato, in un sol colpo,
e il bellissimo giardinetto verdeggiante
s'è trasformato in un deserto desolato,
brullo
Davvero sconfortante!
Cosa non può l'ignoranza delle persone!
L’azione d'estirpare erbe spontanee e selvatiche
dovrebbe essere sostenuta, in verità,
da alcune linee guida
Non sono tutte da eliminare, le piante spontanee
Ce ne sono alcune che dovrebbero essere lasciate,
rispettate, se è possibile,
non solo per la loro bellezza
e la particolarità delle fioriture
ma anche per la loro utilità
o per il semplice fatto che possono
essere di compagnia alle piante "utili"
Insomma, questa pulizia selvaggia
è un classico esempio di come
per levare l'acqua sporca del bagno
si manda via nello scarico
anche il bambinello
E' così che vanno le cose,
ahimé
Assistiamo sempre più spesso all'abbattimento di esemplari arborei importanti, apparentemente senza alcun motivo: la cosa lascia vieppiù sorpresi quando simili scempi vengono perpetrati dalle Amministrazioni comunale che dovrebbe agire piuttosto in senso contrario e ciò nella direzione della tutela del verde pubblico, che è uno dei più preziosi patrimoni di cui disponiamo, soprattutto in questi tempi grami di crisi climatiche. Ciò in parte discende da scelte governative...
Maurizio Crispi (8 aprile 2026)
Il Governo Italiano continua a favorire il taglio degli alberi indebolendo le norme di salvaguardia per foreste e alberi monumentali
Un emendamento al decreto-legge n. 104/2023 coordinato con la legge di conversione n. 136/2023 "Decreto Asset" modifica il Codice del paesaggio e amplia le aree di "notevole interesse pubblico" dove gli alberi potranno essere tagliati senza l'autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza. Secondo Fratelli d'Italia si tratterebbe solo di una "semplificazione normativa".
Anche se nell' aprile 2023 Giorgia Meloni all'inaugurazione del Salone del Mobile, a Rho Fiera diceva, parlando di una cornice legislativa "che rendesse il settore arredo indipendente, coniugando sostenibilità ambientale ed economica: "Puntiamo a una filiera legno-arredo 100% made in Italy"
Da più di sessant’anni
salgo e scendo le stesse scale
I giorni
le settimane
i mesi
gli anni
passano inesorabili
salendo e scendendo i gradini
che immagino incavati ed erosi
dal mio passaggio costante
Sommando tutti i gradini in salita
in tutti questi anni
quante cime montane
avrò conquistato?
Prima le scale di casa mia
le salivo e le scendevo
di corsa, a balzi,
passando i gradini a tre a tre in salita,
a volte saltando l’intera rampa in discesa
con destrezza acrobatica,
sempre animato da giovanile entusiasmo
Il mio corpo era elastico e forte,
i muscoli scattanti
Negli anni ho lasciato alle spalle
le prodezze, i salti e i balzi
Salgo sempre a piedi, però,
disdegno l’ascensore
e penso che l’usarlo possa essere
il suggello d’un definitivo declino
Oggi salgo i gradini, uno alla volta,
a volte portando a mano
i sacchetti della spesa,
non sempre ben bilanciati,
mentre in discesa mi muovo
quasi sempre al piccolo trotto
Cerco di tenere botta
Non mi piego
Non mi arrendo
Dico sempre a mio figlio:
se mai mi vedrai usare l’ascensore,
preoccupati per me!
Quello sarà il segnale,
l’evento-sentinella
di qualcosa che è cambiato,
per sempre
Cerca di viverlo bene,
al massimo delle tue possibilità
Viverlo bene
non significa ergersi
davanti ad ogni ostacolo
come un eroe invincibile e onnipotente,
con hubris e arroganza,
ma con la serenità e la calma
Qui vale ad aiutarci
la preghiera della serenità
tanto citata a proposito di AA
Siamo sempre qui:
non deve esserci trionfo
in questa affermazione,
ma solo riconoscenza
e rimpianto per coloro che non ci sono più
e che non ce l’hanno fatta
per età o malattia o imprevisto incidente
Ogni giorno diciamo grazie
per il semplice fatto di ricevere
la possibilità di continuare ad esserci
ancora per un giorno
e ringraziamo anche per i semplici doni
che ogni giorno ci porta
Domani si vedrà
Ciò che conta davvero è oggi
Facciamo ciò che possiamo fare oggi
Viviamo con gioia
É questo uno dei modi per dire grazie
Viviamo anche nell'oggi
senza rassegnazione e senza nostalgia,
cercando di arginare
il peso troppo schiacciante della memoria
e l'ingombro di forme eccessive di desiderio
Stanchezza abissale
Dove son io?
Nel cielo?
Nelle nuvole?
Svolazzante come un fantasma
tra le chiome degli alberi?
C’è un’inesausta ricerca di senso
che mai trova risposta
E si va avanti così
guardando il cielo
e gli alberi
e le palme
e le nuvole cangianti
che si rincorrono
che si fondono
e che si separano
per poi sparire
e poi riaddensarsi
Ognuno scrive il proprio destino
C'è chi, invece,
pensa illusoriamente di subirlo,
ma così non è
Mi ritiro in buon ordine
alla ricerca del morfico,
rassicurante abbraccio di Morfeo
Domani è un nuovo giorno
Nuovi alberi
Nuove nuvole
Nuovi cieli
Nuove palme svettanti
mi attendono
e persino una piccola coccinella
che indugia pensosa
nell'incavo di un ramo
Oggi mi sono ritrovare a passare in rassegna una collezione di esse, relative agli anni Novanta del secolo scorso
Ho avuto una sensazione di straniamento, osservandole
Come se queste immagini in BN o a colori mi raccontassero momenti di vita di un’altra persona o di molte altre persone, momenti antichi o caduti in disuso e messi in soffitta, all’interno di buste che indicano i quando e i dove
Ma mi chiedo: chi ero io allora? Dove ero io?
Ero io o ero qualcun altro?
Impersonavo una parte? Recitavo a soggetto?
Molti infiniti cambiamenti si sono succeduti
Tutto cambia
Nulla cambia
Ed eccoci qua
Eppure nelle vecchie immagini, come nei ricordi del passato c’è il significato e c’è anche la chiave per comprendere ciò che siamo oggi.
Cosa scrive un letterario psicoanalista, certo Stratham Younger, in un romanzo che ho appena cominciato a leggere:
“C’è una cosa che il presente non è mai in grado di offrire: il significato. Le strade della felicità e del significato non coincidono. Per trovare la felicità un uomo deve vivere nel momento, ‘per’ il momento. Se invece anela al significato (il significato dei suoi sogni, dei suoi segreti, della sua stessa esistenza) deve ripercorrere il passato, per quanto oscuro, e vivere per il futuro, per quanto incerto. La natura pone dunque di fronte a noi la felicità e il significato, costringendoci a scegliere l’uno o l’altra.“ (Jed Rubenfeld, L’interpretazione della morte, Rizzoli, 2007, p. 11)
Ed ecco che, dopo questa riflessione, mi sono assopito e ho sognato
Ero intento a compiere un percorso accidentato lungo una scogliera verticale, in un luogo oscuro
Era come fare un’arrampicata, ma senza essere assicurato in alcun modo, privo di un’imbracatura
Dovevo procedere, appigliandomi dove potevo e utilizzando le asperità della roccia e le piccole incavature dove poggiare i piedi
Portava un fagottino con alcune mie cose, avvolte alla meno peggio in un asciugamano
Vi era poi un passaggio a gomito, particolarmente periglioso e qui avevo bisogno di entrambe le mani libere per poter passare da un appoggio all’altro
Lasciavo le mie cose dentro una cassettina metallica che era posta lì forse proprio per favorire i passanti in pericolo
Riuscivo quasi a superare il gomito e, rinfrancato, allungavo la mano per riprendere le mie poche cose
A questo punto, perdevo la presa, vacillavo, cercando un ultimo appiglio a cui sostenermi e mi ci afferravo, ma la roccia si sbriciolava e me ne rimaneva in mano un frammento che guardavo sorpreso, quasi rimirandolo
Quindi, precipitavo verso il basso dove si stendeva una superficie d’acqua immota, ma scura, quasi nera, un mare di nero oblio
Pensavo di dover affrontare un balzo di pochi metri soltanto, ma guardando in giù mi rendevo conto con un’improvvisa - dolorosa - consapevolezza che stavo sprofondando in un abisso senza fondo
Mi chiedevo se sarei sopravvissuto alla caduta
Poi, dopo, miracolosamente integro, ero in un negozio pieno di ninnoli e altri oggetti scintillanti
C’ero solo io ed ero sorpreso che il proprietario (uomo o donna che fosse) del posto lasciasse incustodite simili meraviglie alla mercé di tutti
C’erano molti Swarovski scintillanti di squisita fattura, raffiguranti degli animali e in particolare ne ricordo uno a foggia di pinguino
Era attraversato da un raggio di sole che lo rendeva iridescente e scomponeva al suo passaggio la luce nello spettro dei colori fondamentali, come fosse un prisma
Altri oggetti in forma di animali del sogno contenuti dentro un’altra vetrina da esposizione si animavano e si muovevano inseguendo le oscillazioni del raggio di sole scomposto nei suoi colori
Ero affascinato dalle cose portentose che mi accadevano intorno
Osservare le vecchie foto o frammenti di video mi dà una sensazione di estraniamento. Sono io, eppure non sono io, sono quello di un tempo antico. Quelle immagini, statiche o in movimento, sono ...
Gli anni Settanta furono per la Milano di periferia terribili anni di mezzo, una sorta di tremendo passaggio fra l’ubriacatura del terrorismo e il cupo dominio dell’eroina.
La foto di Dario Rizzi morto per eroina su di una panchina a Bovisa rimane emblematica di quel periodo, che registrò una crescita enorme del numero di morti da overdose di eroina incredibile sino ad un picco di oltre 1100 deceduti in un solo anno
(Dal web) Milano, 30 dicembre 1979. Un parroco benedice Dario Rizzi, un sedicenne morto di eroina nella notte precedente, trovato su una panchina di un giardinetto in Bovisa. Figlio di un gioielliere del quartiere Affori, era uscito come tutte le sere, ma stavolta senza fare ritorno alla solita ora ed era stato dato l'allarme.
Nella narrazione vincente, gli anni ’80 ci vengono raccontati come anni di benessere, edonismo e spensieratezza. Del resto, sono gli anni dell’affermarsi delle televisioni commerciali che porteranno al predominio di Silvio Berlusconi sulla comunicazione e poi sulla politica, così come gli anni del rampantismo della “Milano da bere” che trova nel Partito Socialista di Craxi il proprio referente politico.
Ma è un racconto assai parziale. “Milano da pere”, aveva sancito il movimento Punk per deridere gli slogan ottimisti e ipocriti di quel periodo. E che interi quartieri popolari fossero sommersi dall’eroina sono in molti a raccontarlo, con le latterie, i bar e i parchi trasformati da luoghi di socialità in luoghi di spaccio. Aree verdi trasformate in piazze di spaccio aperte 24 ore su 24. Fuori dalle torri d'avorio dell'alta moda e della buona borghesia, tappeti di siringhe, giovani brancolanti ridotti a zombie, notizie quotidiane di scippi e morti di overdose, file davanti alle farmacie: questo lo scenario non proprio edificante che può ricordare la generazione vissuta tra la metà degli anni ’70 e la metà degli ’80. Del resto, se si parla con i militanti che hanno vissuto le lotte delle contestazioni, molti concordano sul fatto che per 1 che scelse la lotta armata, almeno 10 scelsero l’eroina.
(Luca Naldi) L’eroina venne lanciata sul mercato illegale della droga con una vera e propria operazione di marketing. Recenti inchieste giornalistiche, rese possibili grazie alla de-classificazione di alcuni documenti finora secretati, hanno alzato il velo sull’azione congiunta di trafficanti, governo italiano e servizi segreti americani.
L’intento era quello di indebolire e ‘addormentare’ i movimenti antagonisti favorendo al loro interno il consumo di eroina.
Tanti caddero inconsapevolmente nella trappola e la cosiddetta generazione impegnata fu, di fatto, condannata all’emarginazione e all’annientamento. L’operazione denominata ‘Blue Moon’ ebbe l’effetto di una lama affilata nella carne viva di migliaia di ragazzi. Una perdita irreparabile di sensibilità, intelligenze, bellezze e futuro.
I movimenti giovanili più radicali (figli della contestazione esplosa nel ’68), ritenuti scomodi, sovversivi, potenzialmente rivoluzionari, culturalmente ribelli, e peraltro già inclini al consumo di droghe a scopo ricreativo (hashish e Lsd), rappresentavano una minaccia per gli ordini costituiti del ‘blocco’ occidentale.
Occorreva sedarli e metterli in condizione di non nuocere. In che modo? Gettando un’esca assolutamente devastante: l’eroina, appunto.
Per imporla si tagliarono gli approvvigionamenti delle altre sostanze e si criminalizzò il consumo delle droghe leggere come la marijuana. La carenza programmata di morfina e anfetamine e la falsa notizia della marijuana pericolosa, costrinse i consumatori a virare verso l’eroina, sempre più abbondante e reperibile sulla piazza a prezzi decisamente calmierati. Nel giro di pochi mesi, attraverso una sistematica alterazione dell’offerta, la nuova droga conquistò il mercato imprigionando nella dipendenza un numero crescente di consumatori. A quel punto i narcotrafficanti cavalcarono l’onda della domanda crescente e il prezzo dell’eroina schizzò alle stelle. Il cerchio si era chiuso.
Negli Anni ’70, in Italia, tutto era ammantato dalla politica. L’eroina era considerata di destra e nei quartieri popolari gli spacciatori venivano combattuti, attraverso attività di sorveglianza e ‘inchieste’, dai giovani proletari di sinistra, soprattutto militanti di Autonomia Operaia. Nell’estate del 1976, durante il Festival Pop Re Nudo, la Woodstock italiana espressione della contro-cultura e del “proletariato giovanile”, organizzata a Milano a Parco Lambro, gli spacciatori di eroina che si erano introdotti nella manifestazione, furono cacciati dopo un improvvisato e durissimo processo popolare.
Occhi e cervelli attenti che, tuttavia, furono costretti alla resa di fronte alla diffusione pilotata e dilagante del traffico.
Interessante e istruttivo ripassare le cronache di ‘nera’ dei primi Anni ’70: gli arresti per droga riguardavano quasi sempre spacciatori o consumatori di narcotici diversi dall’eroina. Il giro di vite era connesso soprattutto alla morfina, alle anfetamine, all’hashish e alla cocaina. Ricordate la madre di tutte le retate nella quale caddero gli artisti Walter Chiari e Lelio Luttazzi (risultato poi completamente estraneo alla vicenda) finiti nel tritacarne di un’indagine su un giro di cocaina? Era il 1970L’eroina no. Scorreva nella sostanziale impunità, tra complicità e silenzi. Le prime partite della sostanza vennero introdotte a Roma presumibilmente tra il 1973 e il 1974. La zona dello spaccio era Campo dei Fiori dove un manipolo di poveri diavoli (facilmente ricattabili) piazzarono, indisturbati, piccole dosi di ottima qualità. Fu il debutto in Italia dell’operazione ‘Blue Moon’.Uomini dei ‘Servizi’ e ‘infiltrati’ dell’Arma dei Carabinieri – la cui presenza a Campo dei Fiori è ampiamente documentata – vegliavano sui traffici. Il flusso di eroina non doveva incontrare ostacoli e c’è un episodio che lo dimostra:
A Roma, durante tutto il 1975, ci fu un solo sequestro di eroina, una partita di circa 2 chili. Il commissario che lo effettuò, Ennio Di Francesco, non solo non ricevette encomi, ma il giorno stesso venne incredibilmente allontanato dalla Squadra Mobile e trasferito ad altro incarico. Un’operazione antidroga, insomma, amputata sul nascere, senza conseguenze penali per i detentori di quella partita. Chi ordinò la rimozione del commissario Di Francesco? Chi diede l’altolà alla sua indagine? Gli interrogativi rimangono sospesi, ma il sospetto di un intervento delle alte sfere coinvolte nel programma di diffusione dell’eroina è più che lecito.
Un altro episodio segnò quegli anni. A Milano, due militanti del Centro Sociale Leoncavallo, Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, nel corso di un’attività di controinformazione, scoprirono che il traffico di eroina nel quartiere Casoretto e nelle vicine zone di Lambrate e Città Studi, era gestito da una coalizione formata da pezzi importanti della malavita organizzata e dell’estrema destra milanese. I due ragazzi, registrando una serie di interviste tra i tossicodipendenti di Parco Lambro, raccolsero prove e indizi. Il dossier era scottante perché toccava nervi scoperti e ambienti feroci; alleanze criminali e affari sporchi; identità di burattinai e mercanti di morte.
"L'ho visto mentre si iniettava la roba vicino alla parrocchia - riferirà agli inquirenti un amico del ragazzo- ma stava bene, non avrei mai immaginato che stesse per morire". Luogo isolato e ...
A Palazzo Morando fino all'11 febbraio, 170 scatti raccontano la storia di Milano attraverso la lente del crimine di Marco Todarello La mostra Milano e la mala si apre con l'immagine dell'arresto ...
La donna deceduta nell'incendio della sua casa aveva affrontato la tragica perdita del ragazzo, scomparso nel 1979 per un'overdose. Il dramma immortalato in uno scatto diventato icona dell'odissea ...
Molto pertinente è il romanzo "Il figlio peggiore" che, uscito di recente, racconta una storia simile ambientata a Roma negli anni Settanta, con una crescita drammatica del numero degli eroino-dipendenti nell'arco di pochissimi mesi. Anche qui il testo (dietro la cui fiction si celano delle verità) suggerisce una strategia occulta per spezzare in qualche modo 'emergente protesta giovanile di quegli anni
Piero D'Angelo e Fabio Valle, Il figlio peggiore, Fandango Libri, 2024
Roma, 1970. Cinquecentosessanta tossicomani al di sotto dei 25 anni. Nessun eroinomane. L’eroina a Roma è sconosciuta. Novembre 1975. Gli eroinomani in Italia sono stimati in ventimila. L’Italia è traumatizzata dai primi morti di eroina. L’eroina non è arrivata misteriosamente, a caso, tutto d’un tratto. "Il figlio peggiore" è un romanzo che prende spunto dai fondamentali documenti del ROS e dalla testimonianza di un ex agente del SID relativi all’inchiesta sull’operazione Blue Moon, nome in codice della capillare opera di somministrazione di stupefacenti in ambienti legati ai movimenti di opposizione, parte di un più ampio piano di guerra “non convenzionale”.
Cosa c'è dietro l'ondata improvvisa della droga, nelle strade della Capitale? Dovrà scoprirlo il protagonista del romanzo, Carlo, cronista trentenne "punta di diamante di Giornale Sera", un giornalista che sa fare bene il suo mestiere e che "non si identificava in niente, né sinistra, né destra, né sopra, né sotto". Carlo nelle indagini sarà affiancato da vari personaggi: un amico d'infanzia che bazzica nella malavita, un medico coraggioso, un commissario di polizia assetato di giustizia e Silvia, fotografa di Stampa Alternativa. Non sarà certo una passeggiata per Carlo, dovrà guardarsi sempre bene le spalle. Scoprirà che dietro il boom dell'eroina c'è un piano orchestrato ad hoc per abbattere la soglia di una eventuale ribellione tra i giovani. Nella scena che apre il primo capitolo ci sono alcuni uomini a colloquio, tra questi 'il Generale' e 'l'Onorevole'. Seduti attorno a un tavolo mettono a punto strategie: manipolare l'informazione e diffondere droga per placare le contestazioni. La trama del romanzo prende spunto dai documenti del Ros e dalla testimonianza di un ex agente del Sid relativi all'inchiesta sull'operazione Blue Moon.
Gli Autori Peter D’Angelo è un giornalista d’inchiesta, ha lavorato per Report, Presa Diretta, Petrolio, oltre che per varie testate, tra cui Corriere della Sera, la Repubblica, L’Espresso. Ha seguito la pandemia con inchieste e analisi scientifiche per Il Fatto Quotidiano.
Fabio Valle, scrittore e documentarista. Ha lavorato per Il Salvagente, scritto inchieste per Chiarelettere e documentari per RaiDoc3.
"Italiani Popolo di drogati devastato dagli stupefacenti e dal comunismo" questa è una delle frasi del discorso che, nel dicembre 1970, Junio Valerio Borghese avrebbe dovuto pronunciare in ...
Nel romanzo "Il figlio peggiore", viene adombrata in modo molto esplicito la figura di Carlo Rivolta (Roma, 20 ottobre 1949 – Roma, 16 febbraio 1982) che è stato un giornalista italiano, eroino-dipendente e morto tragicamente anzitempo, e che nella finzione narrativa viene immaginato nel tentativo di portare avanti sino alle estreme conseguenze la sua inchiesta giornalistica per evidenziare le trame dei servizi deviati nell'esplosione delle tossicodipendenze giovanili da oppiacei negli anni settanta,
Noto per la sua precocità nella professione giornalistica, ha lavorato per i quotidiani Paese Sera, La Repubblica e Lotta Continua. Si è occupato di cronaca e del mondo dei movimenti politici giovanili degli anni settanta e, in particolare, del movimento del '77.
Famoso è stato il suo impegno nel documentare l'avvento dell'eroina della fine degli anni '70 in Italia, tracciando un profilo sociale dei consumatori e occupandosi di indagare sul sistema dello spaccio di droga.
Carlo Rivolta fu egli stesso vittima della tossicodipendenza da eroina: morì all'età di 32 anni, dopo cinque giorni di coma, in seguito a una caduta dal primo piano di un palazzo in via Prestinari, occorsagli durante una crisi d'astinenza.
Sua madre era Isabella (detta "Lilly") Chidichimo, sorella di Rinaldo Chidichimo, avvocato ed ex direttore generale di Confagricoltura.
È sepolto insieme alla madre nella cappella di famiglia presso il cimitero di Albidona.
"Negli anni ’70 l’Italia è sommersa dall’eroina. Carlo Rivolta, giornalista tra i più attenti della sua generazione, è tra i primi a raccontare il fenomeno dalle colonne di un giornale nuovo, “Repubblica”. Intuisce le dinamiche che regolano il traffico. Mette il consumo crescente in relazione al naufragio dei movimenti collettivi nati dalla spinta del ’68. È la voce di una generazione in caduta libera. Ma la consapevolezza non lo risparmia".
Negli anni '70 l'Italia è sommersa dall'eroina. Carlo Rivolta, giornalista tra i più attenti della sua generazione, è tra i primi a raccontare il fenomeno dalle colonne di un giornale nuovo ...
Per nascere son nato
(come ebbe a dire un poeta,
se non ricordo male)
Sono stato un bambino irrequieto
Passavo molte ore da solo
oppure affidato alla nonna
E ne facevo di tutti i colori
Con grande energia lanciavo oggetti
dalla finestra e dal balcone
(stavamo ad un primo piano)
non tirandomi mai indietro
di fronte alle dimensioni degli oggetti da lancio
(sino ad arrivare all’entusiastica defenestrazione
d’un piccolo desco e sediolina abbinata)
e non parliamo poi di ortofrutta varia
e di uova di cui amavo
l’effetto pirotecnico
quando si spiaccicavano
Facevo esperimenti
da piccolo chimico
allo stato brado
Mescolavo, ad esempio,
i dopobarba e i profumi di papà
E poi davo fuoco alle diverse miscele
(e talvolta il contenitore si rovesciava e colate di fuoco
si spandevano per il pavimento)
Facevo con grande pazienza e solerzia buchi nei muri
Ero instancabile in questo
Prendevo i soldatini di piombo,
li mettevo in un tegamino e guardavo
quei poveri cristi in divisa
sciogliersi al calore,
le loro fattezze disfarsi
in un un magma rovente
che poi, incautamente,
mettevo sotto il rubinetto
e con l'acqua fredda il piombo fuso sfrigolava
lanciando attorno schizzi di metallo ancora semi solidificato
a temperatura ustione
Forse un angelo benevolo mi proteggeva
Non mi sono mai fatto male
Una volta però,
armeggiando con un paio di grosse forbici per scavare un buco
nella pancia d’un cavallo di plastica,
mi sono conficcato una punta aguzza
nell'eminenza tenar della mano destra
Ma ho fatto fronte bene
a quell’inatteso dolore
e soprattutto alla vista del buchetto
che si riempiva di sangue
E poi che altro?
Ero piuttosto stizzosetto
e mettevo a punto tanti piccoli dispetti
di cui la vittima designata
era la collaboratrice domestica di turno
(che però mi proteggeva
e non diceva mai nulla ai grandi)
Insomma ne facevo di cotte e di crude
Un piccolo giamburrasca, forse
(la mamma esitò a lungo
prima di darmi una copia di Giamburrasca
che ricevetti come regalo di prima comunione
E non a torto!)
Se allora fosse stato già vigente il DSM 5
sarei stato catalogato
come un "non normale"
e avrei potuto essere
incanalato in percorsi di cura
(di distruzione, in verità)
Ma non mi è toccata questa sorte infelice
La mamma era di larghe vedute
(anche nel suo ruolo di insegnante)
e diceva sempre "Passerà"
Ho dunque esplorato il mondo,
a modo mio
Ce l'ho fatta
Ho raggiunto un livello di passabile normalità
sia pure venata di eccentricità,
ma con una fondamentale curiosità nei confronti del mondo,
con tempeste di piccole-grandi ossessioni
che hanno strutturato il mio modo di essere,
come la passione per i libri o i viaggi
(sino ad un certo punto, poi la stasi)
o i miei periodi vigoressici
e la smania di accumulare maratone e ultra
(che si è estesa per oltre un ventennio)
Insomma,
si potrebbe dire proprio dire che io ce l'abbia fatta
e sono ancora qua
a chiudere cerchi e ad aprirne altri
e posso raccontare ciò che ho fatto
e ciò che ho visto,
fallimenti e conquiste,
colpi di scena,
transiti e piccole metamorfosi
Per nascere son nato è un'entusiasmante esplorazione nerudiana che passa attraverso sette quaderni di ricordi personali, aneddoti e rievocazioni. Ci sono in questi scritti, a volte rapidi come una...
Sono dei luoghi di transito, dove tutto è costantemente in movimento.
Momenti convulsi in cui si creano flussi monodirezionali di grandi masse si alternano ad intervalli di stasi e relativa quiete.
Chi si ferma, uscendo fuori dai vettori del movimento lineare rappresenta l'anomalia, in quanto - anche se per pochi istanti soltanto - trasforma il non-luogo in luogo, in un piccolo angolo confortevole dove vengono fissati alcuni ancoraggi.
E' come se in una stazione dominassero su tutto i vettori del tempo lineare.
Se questi si inceppano gli utenti si sentono perduti quasi fossero costretti in una deriva che viene sentita come inquietante (destrutturante): da qui le manifestazioni di intolleranza ed impazienza che, in alcuni casi , sconfinano nell'ansia e nel panico.
La virtù, quando i vettori del tempo lineare si bloccano, è quella di saper stare, accettando l'arrotolarsi del tempo lineare in una dimensione sospesa, nella quale tutto può accadere e nel cui contesto qualsiasi cosa si faccia può prendere il sapore magico di ciò che non è previsto o pianificato.
Ed è allora che bisognerebbe saper apprezzare alcuni elementi, quali: il sedersi su di una panchina, il fermarsi in un bar per sorbire un caffè, il leggere da un libro, osservare ciò che accade tutt'intorno a te, il soffermarsi a cogliere suoni, colori, odori.
Allora, se si riesce ad entrare in sintonia con il tempo fermo, si potrà sperimentare il privilegio di stare fermi, mentre tutti quelli che si muovono attorno a te sembrano trasportati da un tapis roulant o immessi in un'enorme centrifuga che produce frullati di corpi e di vite amalgamate, spogliate di qualsiasi individualità.
Al movimento convulso di grandi masse di persone, ciascuna immessa in una sua traiettoria, fanno da contraltare l'immobilità e il silenzio, che per esempio si possono riscontrare in orari marginali, quando le banchine si fanno deserte. le luci si affievoliscono e soltanto pochi e sparuti passeggeri vi indugiano in attesa, non si sa di cosa oppure semplicemente stanno, come se avessero dimenticato quale sia la loro meta.
"… è la mia peculiare malinconia
composta da elementi diversi, quintessenza
di varie sostanze, e più precisamente di...
tante differenti esperienze di viaggi
durante i quali quel perpetuo ruminare mi
ha sprofondato in una capricciosissima
tristezza.
Non è una melanconia compatta e opaca, dunque, ma un velo di particelle minutissime d’umori e sensazioni, un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose.”
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.