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John Chapman, vissuto a cavallo tra due secoli (precisamente nacque nel 1774 e morì nel 1845), é diventato famoso con il soprannome di "Johnny Appleseed" (Giovannino Seme di Mela) perché viaggiava a piedi piantando alberi di melo ovunque andasse tra l'Ohio e i territori confinanti che percorreva in lungo e in largo creando dei vivai di meli in modo che i coloni avessero di che nutrirsi e trovassero delle piantine già cresciute da piantumare nei propri orti
Non solo viene considerato uno dei primi ecologisti ed ambientalisti della storia, ma fu anche un mistico e accanito lettore degli scritti di Emanuel Swedenborg la cui conoscenza cercava di diffondere tra i coloni, leggendo loro ad alta voce alcuni suoi passaggi salienti o distribuendo loro singolo pagine dai libri stampati in suo possesso, attuando un modello di vita semplice ed essenziale, quasi francescano per alcuni versi, con una frugalità spinta che lo portava a scelte vestimentali eccentriche e bizzarre.
Rifuggiva dall'uso di calzature o a volte ne usava di spaiate che riceveva dai coloni quando le dismettevano per il proprio uso personale.
Era un esperto erborista, coltivatore e missionario cristiano.
A differenza del mito che lo dipinge come un vagabondo distratto che lanciava semi a caso, Chapman era un abile uomo d'affari. Precedeva i coloni occidentali per creare vivai recintati di meli in Stati come la Pennsylvania, l'Ohio e l'Indiana.
Quando i coloni arrivavano, rivendeva loro i terreni e le piante.
Le mele nate dai suoi semi non erano dolci come quelle che mangiamo oggi, ma erano aspre e venivano usate principalmente per produrre sidro alcolico, la bevanda più comune della frontiera.
Era un pacifista convinto, vegetariano e profondamente legato alla natura e ai nativi americani. La leggenda dice che camminasse sempre scalzo e che usasse una pentola come cappello.
La sua storia venne narrata da W. D. Haley, ed ora disponibile in traduzione italiana con il titolo “Storia di John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi” (nella traduzione di Davide Platzer Ferrero), Lindau, 2020.
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(Sinossi) Apparsa nel 1871 sulla rivista «Harper’s New Monthly Magazine», questa biografia di John Chapman, meglio conosciuto come Johnny Appleseed (Johnny «Seme di Mela»), ci restituisce il ritratto di un personaggio che è diventato leggendario (ed è considerato parte integrante dei miti di fondazione della nazione americana).. Vissuto ai tempi dei pionieri a cavallo tra ’700 e ’800 e considerato una sorta di ambientalista ed ecologista ante litteram, Chapman era un uomo semplice, che decise di vivere in povertà e a contatto con la natura, viaggiando a piedi attraverso terre ancora selvagge e piantando alberi di melo sul proprio cammino. Questo breve testo ricco di aneddoti curiosi racconta le gesta di uno spirito generoso, pieno di amore e di compassione per ogni essere vivente. Protettore degli animali, amico dei popoli nativi ― che lo chiamavano «grande uomo di medicina» ― ed esempio di vita radicale e alternativa, à la Thoreau, Johnny Appleseed è una figura di assoluta modernità, la cui spiritualità ecologica e inclusiva è una fonte di ispirazione per le nuove generazioni.
Spesso questo personaggio viene confuso con il protagonista di un altro famosissimo racconto intitolato L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. che però è una sttoria inventata che parla di un pastore francese, Elzéard Bouffier, mentre il libello di Haley parla della persona reale che ha ispirato il mito americano.
L'autore. William D'Arcy Haley (1828 – 1890) è stato un predicatore unitariano, giornalista e scrittore britannico naturalizzato statunitense. È ricordato soprattutto per aver scritto e pubblicato la prima biografia ufficiale di Johnny Appleseed.
Svolse l'attività di pastore della chiesa unitariana e lavorò a lungo come giornalista.
Di solito firmava i suoi articoli e le sue opere usando solo le iniziali, W. D. Haley.
Fu un importante collaboratore della celebre rivista letteraria e di attualità Harper's New Monthly Magazine.
Nel novembre del 1871, Haley pubblicò su Harper's Magazine un lungo e dettagliato articolo intitolato "Johnny Appleseed, a Pioneer Hero".
Questo testo fu fondamentale perché raccontò per la prima volta al grande pubblico la vera storia di John Chapman. Chapman era un uomo semplice che viaggiava a piedi nudi nell'America dei pionieri piantando alberi di melo ovunque andasse.
Haley trasformò la figura storica di Chapman in un vero e proprio eroe del folklore americano e in un simbolo dell'ecologismo primitivo.
Raccoglieva aneddoti preziosi dell'epoca che altrimenti sarebbero andati perduti, rendendo la storia accessibile anche ai lettori moderni
Leggi un mio articolo recente in Dialoghi Mediterranei
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Fratelli alberi, umiliati e offesi
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Riflessioni sul taglio indiscriminato e folle degli alberi
(di Maurizio Crispi)
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E’ osservazione sempre più comune, camminando per le vie della città, il vedere squadre di operai armati di motoseghe e dotati di carrelli elevatori, intenti a smantellare alberi di alto fusto, che – un tempo – nella mia gioventù – io guardavo con riverenza e che consideravo delle creature – esseri viventi ed anche senzienti alla luce delle più recenti ricerche di Suzanne Simard1 sulle micorrize e sulle interconnessione tra piante - che sarebbero state ben più longeve di me,
Sembra che si tratti di operazioni – allo sguardo e nel pensiero del comune cittadino che si ponga degli interrogativi – azioni del tutto dissennate, condotte arbitrariamente.
Alberi che vengono capitozzati2 selvaggiamente sino a levare loro - in un’azione certosina – tutta la chioma verde che rappresenta l’apparato di respirazione e di organicazione dell’azoto della pianta stessa, oppure alberi integri (a giudicare dallo stato del durame di ciò che rimane del tronco) in condizioni di perfetta salute e che vengono prima privati di tutta la chioma e poi segati radicalmente alla base.
A mio modo di vedere queste azioni vengono condotte come dei veri propri blitz, quasi si trattasse di guerre contro il Verde, in totale controtendenza rispetto a quanto sostiene Stefano Mancuso in un saggio del 2023, Fitopolis. La città vivente3 che si presenta come un vero e proprio manifesto esprimente a piena voce (e in modo molto documentato) ciò che si dovrebbe fare per salvare i grandi agglomerati metropolitani - e il mondo intero - da una catastrofe ecologica.
Una delle chiavi di volta di questo cambio di prospettiva e, nello stesso tempo, uno degli argini più potenti all’incremento delle temperature medie del pianeta è dato proprio dagli alberi che servono a stemperare il surriscaldamento soprattutto delle metropoli. Occorre, dunque, fare una vera e propria rivoluzione verde che non è quella della transizione energetica “green” di cui dibattono i politici (e che sarà piegata solo all’interesse delle aziende) o quella degli ecologisti che si limitano a protestare con cartelli e striscioni, ma in realtà facendo poco di concreto.
Bisogna piantare molti alberi, trasformando le arterie cittadine in vie di alberi e riducendo del pari il traffico automobilistico a favore di trasporti pubblici ecofriendly (ma sempre rispettando gli alberi ).
Gli alberi da piantare dovrebbe essere centinaia di migliaia in ogni territorio, ricavando sempre nuove superfici in cui piantumare.
In questa nostra epoca di passioni tristi, occorre fare riferimento a personaggi quasi “mitologici” e di statura morale come lo statunitense John Appleseed, ambientalista d’antan5, oppure a personaggi letterari come quello costruito da Jean Giono, nel suo breve e corroborante racconto, L’uomo che piantava gli alberi6.
Purtroppo molte amministrazioni comunali, oggi, sono nemiche degli alberi4, ma anche molti cittadini sono altrettanto nemici degli alberi sulla base di asserzioni di questo tipo: gli alberi sporcano, gli alberi danno alloggio agli uccelli che poi sporcano di guano le auto parcheggiate sotto, gli alberi producono rami che mettono in ombra balconi e finestre e danno facile transito a topi e ad altri insetti sin dentro le case, gli alberi uccidono gli umani quando all’improvviso crollano per una raffica di vento più violenta.
Palermo, per quel che ho avuto modo di vedere, quotidianamente, va in una dissennata controtendenza: gli alberi di alto fusto vengono abbattuti quotidianamente per futili motivi e, per di più, mai più rimpiazzati: soltanto le spoglie tristi degli alberi mutilati o i loro mozziconi rimangono poi come triste monito.
Tutti gli amministratori dovrebbero leggere il libro di Mancuso che potrebbe essere loro d’ispirazione per trarne preziose indicazioni.
Purtroppo chi amministra, chi fa politica, raramente legge e si documenta, poiché le scelte vengono fatte seguendo ben altri criteri.
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Sembra che a Palermo – come in molte altre città italiane - sia attualmente in corso un “importante”7 piano di gestione del verde pubblico (da noi presentato a gennaio 2026), che prevede sia interventi di manutenzione che, in casi specifici, l'abbattimento di grandi alberi.
Sembra che il Comune abbia avviato un programma straordinario da 12 milioni di euro. L'obiettivo principale è effettuare circa 10.000 potature entro il 2026 per “mettere in sicurezza”8 le strade e “migliorare”9 la salute degli alberi.
Il piano include l'abbattimento di alberi, ma questi interventi sono dichiarati come “necessari per motivi di sicurezza”10 o perché le piante sono irrimediabilmente malate o pericolanti. L'Amministrazione ha rassicurato che "ogni albero abbattuto viene sostituito"11 con nuove piantumazioni.
Per la prima volta, la città utilizza un "censimento digitale 3D" (il cosiddetto gemello digitale) che monitora lo stato di salute di oltre 20.000 piante, permettendo diagnosi precise prima di decidere eventuali interventi drastici [e ciò nelle migliori intenzioni dichiarate e sbandierate, ma decisamente non applicate].
Negli ultimi mesi sono state sollevate forti proteste da associazioni e forze politiche. Ad esempio, è stata presentata una diffida contro l'abbattimento delle centinaia di esemplari di Ficus Magnoloides lungo via Ernesto Basile, a Palermo13.
Alcuni gruppi di cittadini hanno presentato esposti chiedendo maggiore trasparenza sulle perizie tecniche che giustificano i tagli.
Si sono verificati anche episodi eclatanti, come nel caso del tentativo intrapreso ai primi di giugno di abbattere alcuni degli esemplari di Ficus Magnoloides lungo Viale Regina Elena, l’arteria che connette Palermo con Mondello, proteste esitate nell’arresto di un cittadino che protestava contro tali tagli indiscriminati14.
La LIPU ha criticato il calendario degli interventi, segnalando che abbattimenti e potature pesanti in questo periodo interferiscono con la nidificazione degli uccelli.
Sebbene il Regolamento Comunale preveda tutele specifiche per gli esemplari di particolare pregio, la gestione attuale è spesso al centro di un dibattito tra la necessità di sicurezza urbana (come ad esempio, nel caso di radici che distruggono i marciapiedi) e la conservazione del patrimonio storico-ambientale.
Per ignoranza, arroganza o semplicemente per bieco interesse si va in controtendenza rispetto a quanto affermano eminenti studiosi
Ci vorrebbero un Tribunale ad hoc e una figura (avvocato o altro), nominata dalla cittadinanza, che facciano da difensore civico dei nostri alberi per fermare la distruzione.
Siamo ben lontani dal tempo in cui un Sindaco di Palermo degli anni passati inviò una lettera di apprezzamento ad un cittadino volenteroso che, di sua iniziativa, piantumò degli esemplari di Ficus in alcune aiuole del marciapiede di Via Principe di Paternò (a Palermo) che erano rimaste sguarnite dei loro alberetti15.
Ma quelli erano altri tempi.
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[1] Il riferimento è a Suzanne Simard, L'albero madre. Alla scoperta del respiro e dell'intelligenza della foresta, Mondadori (Strade Blu), 2022
[2] La capitozzatura è un tipo di potatura drastica che consiste nel taglio indiscriminato del fusto principale o delle branche più grosse di un albero. Questo procedimento elimina dal 50% al 100% della chioma, lasciando l'albero privo di rami e ridotto a semplici monconi. E, più frequentemente, qui a Palermo si opta per il 100%.
[3] Cfr. Stefano Mancuso, Fitopolis, la città vivente, Laterza (I Robinson), 2023, ma anche il saggio precedente “La nazione delle piante” (Laterza, I Robinson, 2019) in cui l’autore spiega perché non possiamo fare a meno della vegetazione: “Dobbiamo mettere piante ovunque: nei muri, sui tetti, nelle facciate. La deforestazione dovrebbe essere [considerata] un crimine contro l’umanità”. Si veda anche l’articolo di Andrea Fioravanti, “La deforestazione è un crimine contro l’umanità, dice Stefano Mancuso” (https://www.linkiesta.it/2019/03/stefano-mancuso-intervista-alberi/)
[4] Si veda il caso paventato della decisione (ancora non messa in atto e che sta suscitando non poche proteste da parte dei cittadini più sensibili) di abbattere alcune centinaia di grandi esemplari di Ficus Magnoloides per far posto alla linea tramviaria che dovrà correre lungo Via Ernesto Basile a Basile a Palermo.
[5] Johnny Appleseed o John Appleseed, italianizzato in Giovannino Semedimela, pseudonimo di John Chapman (Leominster, 26 settembre 1774 – Fort Wayne, 18 marzo 1845), è stato un precursore del movimento ambientalista statunitense. Deve il suo nome alla sua abitudine di piantare meli. Fu un pioniere e un devoto missionario della chiesa neo-cristiana fondata dal teologo svedese Emanuel Swedenborg, che indicava come scopo supremo per l'uomo l'unione mistica con Dio, da raggiungersi attraverso l'amore e la saggezza. Vedi anche Storia di W. D. Haley, John Chapman. L'uomo che piantava gli alberi, pubblicato in traduzione italiana da Lindau, nel 2020.
[6] Cfr, Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, Salani, 1996
[7] Virgolettato mio
[8] Idem
[9] Idem
[10] Idem
[11] Idem
[12] Idem
[13] Si rimanda alla nota 4
[14] Il dibattito su viale Regina Elena si inserisce in un clima di forte scontro cittadino sulla gestione degli alberi storici. Le preoccupazioni per i ficus di Mondello si sommano, infatti, alle proteste per i progetti infrastrutturali legati alle nuove linee del tram, che prevedono – come già detto - la rimozione di centinaia di alberi in altre importanti arterie di Palermo.
[15] Si veda nel mio blog l’articolo, “Il signor Giacomo Minutella, l’uomo che piantò gli alberi”
(https://www.frammentipensierisparsi.net/2022/06/il-signor-giacomo-minutella-l-uomo-che-pianto-gli-alberi.html)
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Il neurobiologo vegetale di fama mondiale spiega ne "La Nazione delle Piante" perché non possiamo fare a meno delle piante nelle nostre città
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Il Signor Giacomo Minutella, l'uomo che piantò gli alberi - Frammenti e pensieri sparsi
Il Suo è un atto di civismo e di amore; uno di quei tanti atti che potranno e già possono rendere migliore la nostra città Vi è un tratto della via Principe di Paternò a Palermo, tra via Venet...
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