Strati di polvere secolare
Tracce di vite obsolete
Resti di vite che non sono la mia
Cose lasciate in mezzo
Il cibo ancora nel piatto
Una sedia scostata dal tavolo
Stoviglie nel lavello
non ancora lavate,
incrostate
Segni d’un abbandono repentino
Per andare dove?
Non so
Fuori, nelle strade,
non c’è nessuno
Sono deserte,
innaturalmente
Nemmeno si vedono in giro
i cani randagi
o altri esseri viventi
Tutto appare morto e silenzioso
Io mi aggiro
cercando di capire,
cercando di rispondere
alle domande che mi faccio,
ponendomi interrogativi
che rimangono senza risposta
Non capisco perché ci sono solo io
Cosa sono io?
Un sopravvissuto?
Forse, un non morto?
Chi sono io
per meritare un tal sorte?
Vado alla ricerca
di documenti e testimonianze,
fonti storiografiche
vecchie foto
note di diario
scritti
ultime memorie
frammenti di ricordi
reminiscenze
Alte torri merlate
svettano,
adornate di guglie ardite
che da secoli
sfidano il cielo
D’improvviso
tremano e oscillano
vibrano e si torcono
in preda al tormento interno,
d’un demone prigione
chiedente liberazione
e crollano
in una gran nube di polvere
che si leva dalle macerie
e poi è tutto silenzio
Non una voce si leva
per interminabili istanti
E poi richiami concitati
risuonano e si rincorrono
Che?
Che fu?
Ci fu cosa?
Brusio di parole
Babele delle lingue
Indi compaiono
i primi fantasmi barcollanti
grigi di calcinacci
e di pietre sbriciolate
Quelle ombre
a passi incerti
camminano sperse
tra i rottami desolati
delle glorie di un tempo
Tempo verrà
Sic transit gloria mundi
Il 7 febbraio, alle 16.19 circa è stata registrata una scossa di terremoto, con epicentro al largo delle isole Eolie. La scossa è stata avvertita con forza ad Alicudi e a Filicudi tanto da indurre gli abitanti ad abbandonare le case, ma si è sentita anche a Palermo e a Messina.
In quel momento, io ero dalle parti della Cattedrale dove mi ero recato come d'abitudine per prendere mio figlio all'uscita della scuola.
E' stato mio figlio a dirmi dell'evento e subito abbiamo cercato conferma su internet.
E' stato immediato per me costruire nella mia mente le immagini che ho riportato in questa nota di diario e in cui visualizzavo il crollo delle torri millenarie (più o meno) della Cattedrale.
Non ho potuto fare a meno anche di richiamare alla mente il poema di Percy Bysshe Shelley, ovviamente
I met a traveller from an antique land
Who said: “Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert . . . Near them, on the sand,
Half sunk, a shattered visage lies, whose frown,
And wrinkled lip, and sneer of cold command,
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamped on these lifeless things,
The hand that mocked them, and the heart that fed:
And on the pedestal these words appear:
‘My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!’
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare
The lone and level sands stretch far away.”
Queste considerazioni risalgono ad un anno fa
Le scrissi esattamente il 3 febbraio del 2024.
Da allora simili episodi si sono ripetuti molte altre volte
Maurizio Crispi (3 febbraio 2024)
La notte scorsa, tra il 2 e il 3 febbraio, un vandalo - o dei vandali - hanno spaccato i vetri di alcune macchine parcheggiate lungo Viale delle Magnolie - di ben sette auto! - e di una in Via Lombardia.
Di alcune delle auto colpite sono stati frantumati addirittura due vetri - sia dello sportello anteriore sia di quello posteriore!
S’è trattato di un atto vandalico del tutto gratuito, dal momento che la rottura dei finestrini non era finalizzata alla rimozione di oggetti contenuti all’interno o di parti delle auto parcheggiate .
Quando, passeggiando il cane, sono passato lungo Viale delle Magnolie due anziani signori, una coppia, si sforzavano di rimuovere tutti i frammenti di vetro dei sedili e di collocare dei sacchi della spazzatura in corrispondenza dei due finestrini frantumati per creare un precario riparo dalle intemperie.
Erano, i due signori, trasecolati e ci siamo soffermati a parlare un poco dell’accaduto
Hanno espresso la loro stizza, lamentandosi del fatto che nella zona non si vede mai nessuna macchina della Polizia o dei Vigili urbani passare quando fa buio a scopo deterrente, e hanno aggiunto: “Quando si tratta di prendere multe però ci sono sempre!”
Una grande espressione di sfiducia da parte di cittadini delusi e desiderosi di una città più vivibile!
Non ho potuto che condividere mestamente il loro pensiero…
Indubbiamente - penso io - sta andando tutto a rotoli con il manifestarsi a macchia di leopardo di fenomeni di questo tipo, violenze gratuite contro cose e persone, atteggiamenti sprezzanti nei confronti delle regole di una civile convivenza e così via
E sarà sempre peggio
Succede a Palermo (ma anche nel resto dell’Italia)!
Una decina le macchine prese di mira nella zona residenziale, ma nessun furto. Un residente a PalermoToday: "Agiscono per gioco, per il piacere di distruggere". Indagini in corso
Auto danneggiate ancora una volta in centro a Palermo. I vandali, come sette giorni fa, sono entrati in azione tra viale Campania e via Empedocle Restivo. Sono state prese di [...]
La situazione a Palermo sta diventando sempre più preoccupante a causa di una serie di atti vandalici che hanno colpito le auto parcheggiate in diverse aree residenziali. Recentemente, un giovane di
Abbiamo dimenticato di essere
Abbiamo dimenticato come essere
Non sappiamo più stare senza fare,
senza agitarci
e senza essere performanti
Abbiamo dimenticato come stare nel silenzio
senza riempire le orecchie
di un brusio ininterrotto,
di suoni, di rumori dissonanti e cacofonici
Abbiamo dimenticato come stare
senza riempire gli occhi di immagini
fisse e in movimento
Abbiamo dimenticato come possa essere importante
lasciarsi vivere,
sperimentando un vuoto interiore
che sia costruttivo
e denso di possibilità
Abbiamo dimenticato
come essere
come pensare
come immaginare
come creare armonie
nella nostra testa
e come ricordare
Passo in rassegna
facce e volti
in una galleria sfinita
alla ricerca di volti nuovi
o dimenticati
emergenti dalle brume del passato
Quante facce!
A volte anche non facce
Oppure anche cani, gatti,
cavalli, tramonti e nuvole
Alcuni la faccia non ce la mettono
Altri ce la mettono tutta
Alcuni se la fotoshoppano
Altri la piazzano lì
nuda e cruda,
talvolta comica o arruffata,
tal atra davvero impresentabile
Altri ci mettono volti falsi,
appartenenti ad altri
Tutti ammiccano e sorridono
Altri volgono
all’ignoto osservatore
uno sguardo che è solo cupo
o triste o anche inverecondo
È questo è il Libro delle Facce
che ogni giorno
ci chiama
e si fa esplorare
riportandoci talora
ad incontrare
anche coloro
che più non sono
Botti insulsi
Vetrine scintillanti
Luci colorate a festoni
Il vento soffia gelido
Fa freddo
Pochi passanti umani,
tristi, intristiti, grigi
a piedi, sulle loro gambe
Tutti gli altri viventi disumanizzati,
ficcati nelle loro scatole di metallo
procedono in lenta processione
consumando tempo prezioso
e tempo non ce n’é più molto
I negozi, pur scintillanti,
sono desolatamente vuoti
Il vento soffia e ulula,
smuove mucchi di foglie secche
con lievi scricchiolii,
squassa le chiome degli alberi
e questi, nel buio, paiono giganti
che si agitano scomposti
per liberarsi dalle catene
che li opprimono
Il fiume di auto scorre
implacabile
con il proprio carico
di prigionieri e coatti
Arriva un’ambulanza
con la sua sirena assillante,
il girofaro che lampeggia
ed è anche lei bloccata
Nessuno si premura di fare largo
Sono tutti coatti
accecati,
sordi,
insensibili
É questo il Natale?,
mi chiedo
e non so trovare risposta
Intanto, mi sento bloccato,
come un naufrago aggrappato
alle scogliere del Tempo
fermo ed immutabile
Una storia non storia
che si ripete ogni volta
e così sia
Ho visto una donna rovistare nei cassonetti
alla ricerca di oggetti utili e di valore
o anche inutili e di scarto,
ma di suo gusto
Ho visto uno chinarsi
per raccogliere gli escrementi
del proprio cane
Ne ho visto un altro
andar via senza pulire,
strafottente
Ho visto una gattara
curarsi amorevolmente
d’un gattino che ha trovato casa
nella Loggia dell’Incoronazione
e che è, dunque,
gatto incoronato e di nobile lignaggio
Ho camminato per vicoli bui e stretti percorsi da auto e moto
a velocità folle
con fasci di luce perentori
che violentano il buio
La città è bellissima,
ma anche indicibilmente sporca
Ondate di fetore
assalgono le mie narici
Decomposizione e terrore
e insieme l’estasi sublime
della bellezza di cose millenarie
Maurizio Crispi (14 novembre 2024)
La vetrina di una bottega del Mercato delle Pulci a Palermo (Foto di Maurizio Crispi)
Ogni tanto,
(ma, con il passare degli anni,
ciò accade più di frequente)
la morte porta via qualcuno che conosciamo
e allora si fa la conta
cercando di rimemorare
con esattezza chi è rimasto
e chi se ne è andato
A volte si è sopraffatti
al pensiero che i nostri morti
si siamo fatti più numerosi
di coloro che sono ancora vivi
Un nutrito drappello,
mentre i viventi sono sempre più rarefatti
Nelle stesse circostanze
capita che si voglia fare una rassegna
dei propri acciacchi
e delle proprie debolezze,
gli uni e le altre drammaticamente
avanzanti con l’età
Magari si prende a ridere
la voglia di far ciò
Si fa anche qualche battuta
Dietro scherzi e scherno,
dietro lazzi e frizzi,
c’è tuttavia un pizzico di disagio,
nel contemplare il tempo che fu
e nel guardare il tempo che fugge
e si fa più stretto
I giovani sono pochi ed evanescenti
La conta dei morti cresce
di anno in anno
di mese in mese
e ad onorarli
c’è il più delle volte
una folla di vecchi,
sempre più vecchi
Si va avanti a testa alta
uniti dalle circostanze luttuose
perché l’unione fa la forza
Ci si stringe gli uni agli altri
Ma la muta domanda che s’impone é:
Chi sarà il prossimo?
Per chi suonerà la campana?
#fotodimauriziocrispi La foto: Graffito di piccole dimensioni sul muro perimetrale dell’Istituto Don Bosco, in via Saverio Scrofani (Palermo)
La notte è severa maestra,
ma anche apportatrice di doni
Nel buio della stanza
o con la lucetta del comodino accesa
c’è sempre il confronto con qualcosa,
a volte inquietante,
talvolta appassionante
con ombre che si agitano
e mi ghermiscono,
facendomi vivere situazioni
curiose e appassionanti,
perturbanti e disturbanti,
portandomi in luoghi lontani ed esotici,
o spingendomi a guardare
quegli stessi luoghi della quotidianità
con occhi diversi
e disvelando la meraviglia
e l’orrore (a seconda dei casi)
che sono racchiusi in essi
É come essere un pescatore di perle
che si tuffa e scende
verso il fondale
dove potrà trovare delle perle
oppure incontrare
il mostro che lo ghermisce
A volte credo di avere sognato
ed invece sono stato desto
a macerarmi nel dormiveglia,
talaltra invece ho dormito
credendo di essere sveglio,
talvolta sogno e sogno di viaggiare,
di andare lontano oppure di stare vicino,
immobile, mentre eventi si svolgono
tutt’attorno a me
ed io ne sono spettatore privilegiato,
osservatore,
o persino osservatore partecipante
Ma sempre me ne sto
ad occhi bene aperti
In fondo nel sogno cerchiamo la meraviglia
ma anche l’incontro con la paura
è desiderabile
poiché ci riconduce
alla nostra natura ancestrale
dell’Uomo, esploratore, cercatore,
cacciatore
che nel confronto con le forze più ostili
doveva cercare di sopravvivere
con le sue sole forze
Il piacere dell’esplorazione, dunque
La ricerca del senso di indicibile paura,
anche
La curiosità
Esperienze forti a cui attingere
a piene mani
Riti di iniziazione, oppure prove ordaliche
cui sottoporsi Eyes Wide Shut, pertanto
Mai deflettere lo sguardo
Sempre cercare di capire
oppure lasciarsi trascinare dall’onda
Chi è il sognatore?
Chi manda i sogni?
Chi li comanda?
Chi ne è il regista?
Questa notte ho vissuto
un’interminabile situazione
Un party
Un incontro poliedrico
con molti diversi personaggi
Una compagnia vagante ed itinerante
di guitti e saltimbanchi,
donne e uomini
con florilegi di tatuaggi bizzarri,
occhi bistrati,
unghie dipinte di nero
movimenti allusivi e ambigui
Andava a finire
che tutti facevano sesso
con tutti
in una ripetizione interminabile
in cui i figuranti realizzavano
composizioni di corpi e di membra
fantasiose ed improbabili,
un groviglio inestricabile
Ed io m’aggiravo per quella casa,
senza essere parte di nulla,
se non imbelle testimone del partouze,
senza potere evadere
senza potere dormire
o sprofondare nell’oblio
d’un sonno senza sogno
Poi mi sono svegliato,
o meglio sono riemerso,
con la sensazione di non aver dormito
per nulla e di non aver riposato
E come ogni volta
eccomi a fare il debriefing
di ciò che ho riportato con me
alla superficie,
tesori,
perle,
meravigliose conchiglie,
inutile robaccia,
mostri e diavoli
È la descrizione di un mio stato d’animo e di un frammento di sogno del 5 novembre 2021, di cui feci una prima trascrizione su Facebook, ma senza pubblicarlo qui nel blog.
L’ho recuperato attraverso l’algoritmo e dunque eccolo qui
Maurizio Crispi (5 novembre 2021)
Ho dormito profondamente
in due riprese
o forse tre
Ad un risveglio
con la testa ancora gonfia
d’un sogno indecifrabile
mi sono seduto a tavola
e ho mangiucchiato dell’uva passa,
masticando ad occhi chiusi
per assaporare meglio,
bevendo dell’acqua a grandi sorsi.
Era buona buona
quell’uva
mai mangiata una più buona
Il sogno che ho sognato
era vivido
ma ne ho perso
quasi ogni traccia al risveglio,
salvo un piccolo frammento
Una pioggia
improvvisa e violenta
trasportava via a valle
tutta la terra fertile
lasciando scoperto
lo strato di roccia e sassi
Cercavo di creare degli argini
all’azione erosiva dell’acqua
anche se il danno era già fatto
Non avevo con me
strumenti adatti
e potevo lavorare soltanto
a mani nude
Ho dato una veloce scorsa
a Faccialibro
Ho guardato le mail
Ho aperto un libro vero
e ci ho infilato il naso dentro
Io sveglio
e la forte consapevolezza
d’un mondo di dormienti
attorno a me
La notte è mia
tutta per me
in momenti
come questo
Quando accadono
li accolgo, senza respingerli
senza lottare,
senza dibattermi
in una futile opposizione
Li amo
e vorrei che si protraessero
il più a lungo possibile
assaporandoli lentamente
come quell’uva passa
Apprezzo il silenzio notturno,
a volte assordante,
rotto soltanto
dai latrati dei cani di ronda
Poi, respirando piano,
inalando ed esalando,
scivolerò di nuovo
nell’abbraccio di Morfeo
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.