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4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 20:15

Il Marito di Dean R. Koontz. Una delle solite trame koontziane che - come sempre - si fa leggere sino in fondo, pur senza grandi slanciCome al solito e con la consueta maestria (sia nella costruzione della trama, sia nella resa degli ambienti e dei personaggi),  Dean R. Koontz ci regala con Il Marito (The Husband, 2006) , Sperling&Kupfer, 2008 e 2010 (con la traduzione di Tullio Dobner che sino a poco tempo fa è stato l'unico ed indefettibile traduttore di Stephen King) una delle sue situazioni-tipo, in cui la vita (apparentemente normale ed inquadrata di una persona) viene sconvolta da eventi impensabili.
In questo caso Mitch, tranquillo e pacifico titolare di una ditta di giardinaggio, si trova a dover fronteggiare il rapimento della moglie (da lui amatissima) con dei rapitori che gli chiedono entro 48 ore un riscatto di due milioni di dollari.
Mitch si trova coinvolto in una spirale di eventi in cui scopre dentro di sè delle risorse inaspettate, mentre al contempo Koontz ci conduce nell'esplorazione dell'universo educativo imposto dai genitori (con l'imposizione di una camera di tortura fondata sulla deprivazione sensoriale) che, come ha prodotto Mitch - esempio di rettitudine e di amore coniugale - così ha prodotto in un altro dei fratelli una capacità di sviluppo distorto e spregevole.
Mitch si trova a dovere fronteggiare - assolutamente inatteso - un evento estremo e, altrettanto inaspettatamente, ritrova dentro di sé le risorse per fronteggiare la situazione con le sfide che comporta: una lotta per la sopravvivenza per sé e per l'amatissima moglie Holly.
I romanzi di Koontz sono consolatori perché sono sempre a lieto fine (oltre ad avere delle trame che ricalcano - mutatis mutandis - uno stesso copione), ma - pur conoscendone l'esito (in cui l'eroe - spesso una persona assolutamente normale riuscirà a venire a capo di tutte le difficoltà) - si leggono tutti d'un fiato. Manca alla fine l'elemento perturbante che solo può derivare da un'ambiguità negli esiti finali, da una non perfetta divisione tra i "buoni" e i "cattivi".
In un certo senso i suoi personaggi sono come dei personaggi mitologici che, appartenti in senso lato alla tipologia dell"eroe" campbelliano,  che devono confrontarsi con una grande prova per poi uscirne indenni e trasformati
In ogni caso, alla fine, i personaggi "vincenti" - nel nome delle forze del bene e della rettitudine - escono dalla vicenda modificati, perché si sono affacciati a dare uno sguardo sul baratro delle forze del male.
In questo, come in altri suoi romanzi.
Ma, a differenza di quanto faccia - per quanto non intenzionalmente, almeno) Stephen King di cui Koontz è stato nei decenni in un certo senso antagonista per quanto concerne la lotta strenua per i primi posti nella top ten delle vendite dei romanzi, manca del tutto nei personaggi di quest'ultimo un rimando ad una riflessione metafisica.

 

(Dal risguardo di copertina) Quando Mitch sente squillare il telefono, ignora che quella chiamata gli sconvolgerà la vita. Qualcuno ha rapito sua moglie e, per restituirgliela viva, gli chiede un riscatto da capogiro. Lui però è un semplice giardiniere privo di mezzi: come può trovare una cifra simile? Da questo momento, il povero ragazzo viene risucchiato in un incubo che travolgerà tutte le sue certezze. E che lo metterà a confronto con la sua strana famiglia ma, soprattutto, con se stesso. In che modo può reagire un uomo remissivo e mite di fronte alla prospettiva di perdere la persona che ama?

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Published by Maurizio Crispi - in Letture
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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