Senso di vuoto
Isolamento
Scarsa efficacia
Poche energie
Sfinimento
Poco di tutto
Grandi manovre
Assenza
Assenza
Assenza
Oggi miriadi di mosche
Ronzano attorno alla mia testa
Si posano instancabili e moleste
Sulla mia pelle
Mille cose da fare
Rumori forti e violenti
Tanto rumore per nulla
Azioni inefficaci
Colpi sferrati a vuoto
Prepararsi a schivare dei colpi
Andiamo avanti
Qualcuno dice:
Ho fame! Ho fame!
E' tempo di merenda
Bisogni elementari e alimentari
Da soddisfare
Sopravvivremo comunque
Siamo naufraghi alla deriva
Sulla zattera della Medusa
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Lavorare in una comunità terapeutica per pazienti psichiatrici richiede una forma di presenza e di energia che pochi contesti lavorativi domandano. C’è una fatica fisica, ma soprattutto una tensione somatizzata, quel dover stare perennemente con le antenne alzate, pronte a percepire l'innesco di una crisi o a schivare un colpo, sia esso un insulto, una provocazione o una reazione fisica improvvisa.
Bisogna sempre mantenere la calma. Il più delle volte nulla succede veramente, ma il fatto stesso di dover fronteggiare - mantenendo un atteggiamento di accettazione e di accoglimento - alla lunga genera un senso di logoramento, qualche volta un vissuto di impotenza, anche se non si smette mai di provarci e di tenere alta la fiducia del buon esito del proprio operato.
È comprensibile che, dopo giornate costruite su questo tipo di vigilanza, il risultato sia quel "senso di vuoto" e di "assenza" di cui ho scritto nella mia annotazione diaristica in assetto libero-associativo . Mantenere l'empatia e la pazienza quando il corpo e la mente sono in uno stato continuo di "attacco o fuga" prosciuga le riserve d'energia, lasciando spesso la sensazione di avere agito a vuoto o di aver fatto "grandi manovre" senza reali risultati, specie quando alcuni pazienti vengono imposti dall'esterno senza che vi siano le effettive risorse per poterli supportare.
In contesti del genere, la sensazione di essere sulla "zattera" diventa quasi letterale: ci si trova a gestire i bisogni primari ed emergenti degli altri mentre si cerca di rimanere a galla in attesa di salvezza.
Gli operatori, coloro che curano, sono sulla stessa zattera di coloro che vengono curati.
Sia gli uni che gli altri hanno bisogno di essere salvati.
Per citare il titolo del romanzo parzialmente autobiografico di Daniele Mencarelli, "tutto chiede salvezza"
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