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24 settembre 2026 4 24 /09 /settembre /2026 10:39

Affrontare la lettura di un romanzo di le Carrè che ancora non si è letto è come incontrare un vecchio amico.

Maurizio Crispi

John le Carré, Direttore di notte, Mondadori

John le Carré (pseudonimo di David John Moore Cornwell), come del resto Graham Greene o Ian Fleming, ha lavorato per molti anni nei servizi segreti britannici, un'esperienza autentica che ha segnato profondamente la sua vita e ha gettato le basi per i suoi capolavori letterari. Sotto il suo vero nome, David Cornwell, fu reclutato inizialmente dal MI5 alla fine degli anni '50 mentre studiava a Oxford, con il compito di monitorare i movimenti di sinistra. Nel 1960 compì il salto verso il MI6, il servizio di intelligence estero, venendo inviato nella Germania della Guerra Fredda sotto copertura diplomatica.
La sua avventura nel mondo delle spie si sviluppò tra Bonn e Amburgo, dove poté osservare da vicino le tensioni geopolitiche dell'epoca e i complessi meccanismi psicologici di chi viveva una doppia vita. Questa routine clandestina si interruppe bruscamente nel 1964 a causa del clamoroso scandalo dei "Cinque di Cambridge" e del tradimento di Kim Philby.
Philby, una spia britannica doppiogiochista che lavorava segretamente per il KGB, svelò ai sovietici le identità di centinaia di agenti occidentali, compromettendo definitivamente anche la copertura di Cornwell e costringendolo a lasciare il servizio attivo.
La scrittura era già entrata nella sua vita prima di questo epilogo.

Poiché i regolamenti del Ministero degli Esteri vietavano ai funzionari di pubblicare libri firmandosi con il proprio nome, l'autore scelse lo pseudonimo di John le Carré. Il successo travolgente del suo primo romanzo, La spia che venne dal freddo, pubblicato poco prima del suo addio definitivo ai servizi, gli permise di dedicarsi interamente alla letteratura, trasformando la sua reale conoscenza della macchina dell'intelligence in romanzi capaci di ridefinire il genere dello spionaggio.

Nei suoi romanzi ha mostrato la complessità del lavoro di intelligence, della sua stratificazione e della sua complessità, ma anche la discrepanza esistente tra gli genti operativi sul campo e gli alti livelli, analizzando anche il fatto che non sempre le informazioni acquisite vengono utilizzate per impedire che determinate cose accadono o per smascherare giochi sporchi, ma come leve per esercitare il potere ed eventualmente come merce di scambio in giochi cinici in cui le pedine (gli agenti operativi) spesso sono considerati sacrificabili. 

In queste dinamiche la fine della guerra fredda e dell'opposizione-contrapposizione tra Unione Sovietica e mondo occidentale non ha rappresentato la fine del mondo delle spie anzi ne ha determinato una deregulation con l'attivazione di altri tipi di interessi, correlati con il commercio di droga e con il traffico di armi, ambedue gli ambiti caratterizzati da coperture insospettabili di altissimo livello e complicità istituzionali, o anche in romanzi ancora successivi le tematiche connesse con il terrorismo di marca fondamentalista.
 

John le Carré, Direttore di notte, Mondadori

Questo, in sintesi, il percorso evolutivo filosofico e politico in grandi linee seguito dall'autore in cinquant'anni di letteratura.
Entrando nel dettaglio, il primo aspetto caratterizzante è il cinismo strutturale delle alte sfere. Nei suoi romanzi, infatti, il vero nemico non è quasi mai l'avversario ideologico (come il KGB), ma la burocrazia stessa del potere. I "piani alti" di Whitehall (termine con cui ci si riferisce non solo alla celebre via, ma anche all'insieme dell'organizzazione governativa britannica) non cercano la verità o la giustizia, ma l'autoconservazione e il vantaggio politico. L'informazione perde allora il suo valore di "allarme" per intraprendere eventuali azioni efficaci e diventa pura valuta da scambiare nei corridoi del potere, spesso a spese della vita degli agenti sul campo, ridotti a meri sacrificabili ingranaggi di una macchina spietata.
Altro aspetto evidente nei diversi romanzi di le Carré che si sono succeduti negli anni (inclusi i romanzi ultimi della sua produzione letteraria) è la continuità dei servizi di intelligence oltre la Guerra Fredda. Quando il Muro di Berlino è crollato, molti critici pensarono che le Carré (così come altri scrittori di storie a sfondo spionistico) non avrebbe più avuto nulla da raccontare.

Al contrario, l'autore ha dimostrato che il crollo delle ideologie non ha affatto cancellato il mondo delle spie, ma ne ha rimosso i freni inibitori. Con il venir meno del rigido bilanciamento bipolare tra USA e URSS, l'intelligence si è fusa con il capitalismo più selvaggio, dando vita a una radicale deregulation geopolitica.
Infine, viene posta una forte attenzione ai nuovi cartelli del potere. Nella seconda fase della sua produzione, le Carré ha spostato il mirino: i grandi cattivi non sono più i generali sovietici, ma i trafficanti d'armi (come in Il direttore di notte), le multinazionali farmaceutiche che sperimentano sui poveri del mondo (come descritto in Il giardiniere tenace) o i banchieri che riciclano il denaro sporco delle mafie globali. In questo scenario, le complicità istituzionali e i colletti bianchi diventano ancora più insidiosi delle vecchie spie della Guerra Fredda, perché operano sotto lo schermo della legalità e del libero mercato.
Si può senz'altro dire che le Carré non sia mai stato un semplice scrittore di genere, ma un grande romanziere sociale che ha usato lo spionaggio come metafora per raccontare la corruzione delle istituzioni occidentali.

E' emblematico come momento di passaggio dal mondo delle spie vecchia maniera al nuovo modo cinico e spietato un romanzo come "Il Direttore di Notte" (The Night Manager), pubblicato da Mondadori nel 1993 e ambientato temporalmente pochi anni dopo la fine della guerra fredda

Pubblicato nel 1993, il libro racconta la storia di Jonathan Pine, un ex soldato britannico che lavora come "night manager" (direttore notturno) in un hotel di lusso svizzero (e prima ancora al Cairo) . Pine viene reclutato dai servizi segreti per infiltrarsi nel circolo ristretto di Richard Roper, spietato trafficante d'armi che si presenta come un rispettabile riccone bene introdotto negli ambienti dell'alta finanza e dei politici maneggioni.

Durante il suo precedente incarico al Cairo, Pine era entrato in possesso di documenti riservati che provano un enorme traffico d'armi illegale gestito proprio da Richard Roper, un miliardario filantropo che in realtà è "l'uomo più cattivo del mondo". Quando Sophie, la donna che gli ha consegnato i documenti viene uccisa, Pine decide di collaborare con i servizi segreti (guidati - nella serie Netflix - da Angela Burr, mentre nel romanzo il personaggio dei Servizi segreti che guida Pine è declinato al maschile ed è Leonard Blurr).
La missione è rischiosa: Pine, infatti, per portarla a termine dovrà acquisire una diversa identità ed infiltrarsi nel cerchio ristretto di Roper per distruggere il suo impero dall'interno.

Vi sono nel romanzo due differenti piani temporali che interagiscono tra loro, con una serie di rimandi
Nel 2011, durante la rivoluzione egiziana, Pine mentre si trova al Cairo (con il lavoro di "night manager", appunto) riceve documenti compromettenti da Sophie Alekan, l'amante di un potente criminale locale, Freddie Hamid.
Nonostante i tentativi di Pine di proteggerla tramite l'intelligence britannica, Sophie viene uccisa, lasciando in lui un profondo senso di colpa e un desiderio di vendetta.
Quattro anni dopo, Pine lavora in un hotel isolato a Zermatt. Quando Richard Roper e il suo seguito arrivano nella struttura, Pine vede l'opportunità di colpire l'uomo che ritiene responsabile della morte di Sophie.
Per portare avanti questo piano Pine non dovrà limitarsi a spiare, ma - un passo dopo l'altro - dovrà guadagnarsi la fiducia di Roper salvando il figlio da un finto rapimento orchestrato dai servizi segreti. Una volta entrato nella "corte" di Roper a Maiorca, dovrà gestire il sospettoso Corkoran (il braccio destro di Roper) e la crescente attrazione per Jed, la compagna del magnate.
La missione è complicata da "talpe" all'interno del governo britannico e della CIA che proteggono Roper, rendendo l'agente Burr quasi isolata nel suo tentativo di incastrare il trafficante.

Joseph Conrad

Mio padre che mi introdusse alla lettura de "La spia che venne dal freddo", quando ero ancora adolescente, mi disse che le Carré si poneva nella grande tradizione narrativa aperta da Joseph Conrad nella letteratura inglese.
In effetti, tale intuizione trova un riscontro profondissimo nella critica letteraria anglosassone, dove le Carré viene ampiamente considerato l'erede novecentesco e il più autorevole continuatore di quella tradizione narrativa aperta da Conrad a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.

Fu proprio l'autore polacco uno dei primissimi grandi scrittori a comprendere che il mondo dello spionaggio, dei complotti internazionali e dell'esilio non doveva essere confinato alla letteratura d'appendice, ma poteva offrire il palcoscenico ideale per esplorare i dilemmi morali più laceranti dell'essere umano. Capolavori conradiani come L'agente segreto o Sotto gli occhi dell'occidente contengono già in nuce quegli stessi identici elementi che decenni più tardi avrebbero composto l'universo di le Carré, uniti da fili conduttori che collegano direttamente le due visioni del mondo.
Il primo punto di contatto tra i due scrittori risiede nella perdita dell'innocenza e nella perenne ambiguità morale. Per entrambi gli autori il mondo rifiuta una divisione netta tra buoni e cattivi, costringendo i personaggi a muoversi in una costante zona grigia. Questa dinamica si riflette nel destino dell'anarchico Verloc nell'Agente segreto, un uomo che si ritrova intrappolato in un gioco infinitamente più grande di lui dove le motivazioni ideologiche sfumano nel meschino. Si tratta dello stesso risveglio vissuto da George Smiley o Alec Leamas, i quali si rendono progressivamente conto che i metodi dell'Occidente democratico non sono affatto meno spietati o cinici di quelli messi in atto dal blocco sovietico.
A questa disillusione si lega strettamente il tema della solitudine e dell'alienazione dell'individuo tradito dal sistema. I marinai o gli idealisti che popolano i racconti di Conrad sperimentano un profondo isolamento morale quando si confrontano con la cecità delle istituzioni umane o con la vastità della natura. Allo stesso modo, le spie di le Carré si rivelano essere gli uomini più soli del mondo. Costretti a mentire persino a chi amano e privati della possibilità di fidarsi dei propri colleghi, questi agenti operano con la consapevolezza che, in caso di caduta, la loro stessa patria non esiterà a cancellarne l'esistenza. In questa transizione letteraria, il celebre "cuore di tenebra" cessa di essere una giungla geografica per trasformarsi nei corridoi asfittici della burocrazia ministeriale.
Infine, ad accomunare i due scrittori vi è una visione disincantata del cinismo delle grandi potenze.

Conrad, guidato dalla sua sensibilità di esule, descrisse magistralmente l'indifferenza russa e l'ipocrisia intrinseca dell'imperialismo britannico. Le Carré raccoglie questo testimone e lo cala nel cuore della Guerra Fredda e della successiva globalizzazione, mostrando come gli alti ideali proclamati dai governi siano spesso soltanto paraventi per dinamiche di potere brutali e commerciali, dove l'uomo sul campo non è che una pedina sacrificabile.

Se Graham Greene ha fatto storicamente da ponte tra le due epoche, John le Carré ha preso la bussola etica di Joseph Conrad e l'ha usata per navigare nella nebbia fitta della geopolitica contemporanea, confermando la lungimiranza di chi ha visto in lui colui che ha nobilitato il romanzo di spionaggio elevandolo a grande letteratura universale.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

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