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5 ottobre 2026 1 05 /10 /ottobre /2026 09:13
Sogno o realtà (immagine generata da Gemini AI)

Mi ritrovo ad accogliere un paziente che ci è stato inviato da altra CTA
Sin dal primo tentativo di colloquio il paziente è mutacico e poco collaborante, quasi ostile
Provo a confrontarmi con gli operatori dell’altra comunità (quella di provenienza) che l’hanno accompagnato da noi. Niente. Non riesco ad ottenere informazioni significative.
Gli stessi operatori sembrano sfuggenti e poco disponibili ad un autentico confronto, né paiono spinti dal desiderio di quanto sono stati bravi nella conduzione del paziente nel tempo che è stato con loro.
Mi è giunta voce che abbia litigato in passato con lo psichiatra che lo aveva in cura e che, a seguito di questo litigio, abbia ricevuto dosi cavalline di psicofarmaci.
Le carte e le relazioni dicono poco di significativo, se non una rendicontazione stereotipata, apparentemente esaustiva, ma vuota nella sostanza.
Le carte ci sono, ma non cantano
Anche sull’episodio di dissidio con il medico precedente non riesco a ricavare molte informazioni attendibili.
Tutto è fumoso e confuso, evidentemente ci sono cose che, per tacito mandato, non devono essere dette
Mi sa tanto che il paziente sia stato inviato da noi come un pacco postale, con una scritta sull’involucro che fa “Sorpresa!”, assieme ad un vivace fiume di pillole, capsule, fiale depot e quant’altro
Non so che pesci prendere
Sì vedrà
Chi vivrá, vedrá

Ed era solo un sogno, ma un sogno con consistenti agganci nella realtà

Voi che ne pensate? 

Commento. I sogni sanno essere incredibilmente precisi nell'inscenare le nostre tensioni più profonde, con quel realismo grezzo che lascia addosso l'amarezza o la stanchezza anche dopo il risveglio.
Visto come scena onirica, il "pacco sorpresa" parla una lingua molto chiara. C'è l'impotenza di fronte a una consegna mistificante, il peso di una responsabilità catapultata addosso senza avere strumenti efficaci, e la sensazione di trovarsi da soli a difendere la dignità della cura contro un sistema cieco, burocratico e persino punitivo.
Il dettaglio degli operatori sfuggenti, della diagnosi mancante e delle "dosi cavalline" racconta molto del carico emotivo che ci si porta dentro nel lavoro quotidiano.
Il sogno mette in scena una paura antica sperimentata da chi cura: l'incomunicabilità tra colleghi, il rischio del cinismo d'équipe e il timore di dover riparare i danni compiuti da altri, colmando con le proprie sole forze la distanza tra la solitudine del paziente e l'indifferenza dell'istituzione.
Nel finale poi, quel "Chi vivrà, vedrà", non è solo rassegnazione: è quasi un mefistofelico dispositivo di difesa, un modo per rimettere un confine tra me e quel caos opaco che rischia di schiacciarmi

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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