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25 settembre 2015 5 25 /09 /settembre /2015 06:19
L'ultimo miglio dello spingitore
L'ultimo miglio dello spingitore

(Maurizio Crispi) Una volta, un maratoneta, si afflosciò a terra, morto sul colpo, davanti al traguardo di una 42,195 km. Cadde di botto, come un uccello in volo che avesse esaurito tutta la sua energia vitale.Io ero lì, arrivai poco dopo il fatto, ma il personale del Pronto intervento era già intervenuto, e il cropo ancora caldo era stato rimoso, ma un'atmosfera di mestizia pervadeva la zona degli arrivi, cosa quanto mai insolita.

In fondo, la maratona e le altre corse sulle lunghissime distanze si possono considerare un po' come metafora della vita: e in ciascuna vita c'è quell'ultimo traguardo da raggiungere, quella soglia da varcare. E una di queste soglie sarà anche l'ultima, quella definitiva.

Quindi, ciascuno di noi deve confrontarsi con quelle centinaia di metri che ci saranno da percorrere prima di arrivare al fatidico appuntamento: a volte si percorrono in movimento, altre volte da fermi, perchè si è bloccati a letto da una malattia debilitante.

Ma si tratta pur sempre d'un ultimo tratto di strada.

Il "miglio", quello che nel romanzo di Stephen King, è il "Miglio Verde", cioè la distanza di poche centinaia di metri che separa che separa il braccio della Morte di un penitenziario americano dalla camera dell'esecuzione.

Ciascuno di noi - nell'accostarsi al trapasso - deve percorrere quell'ultimo miglio: più volte, qualche volta da accompagnatore, talaltra da spingitore, altre volte da condannato.

Sono graziati soltanto coloro che muoiono d'una morte istantanea - o semi-istantanea - come è accaduto a mio padre, deceduto in un disastro aereo.

Un botto e una fiammata, forse un'esplosione, non so: e ho sempre voluto pensare che la sua fine sia stata questione di un attimo, senza che gli fosse nemmeno dato il tempo di capire ciò che stesse accadendo.

Ma anche in questo caso, è ben difficile dire se non ci sia stato quell'ultimo percorso prima di giungere a varcare la soglia dell'ineffabile e dell'indicibile.

Ma lasciamo la questione in sospeso.

Con Tatà, quell'ultimo miglio lo abbiamo vissuto in pieno: camminavamo, come sempre nella nostra vita abbiamo fatto, io nel ruolo di spingitore e lui da spinto, poiché - anche se Tatà era attivissimo, forse ben più di me, perchè divorato da una passione interiore divorante che gli dava l'energia necessaria per portare avanti le sue cause - oggettivamente - nelle nostre uscite era questo il nostro ruolo reciproco.

E nel brevissimo percorso dalla pizzeria vicino casa al cancello del giardinetto d'ingresso del condominio di Via Lombardia si è consumato il nostro ultimo miglio.

Dico il "nostro", perchè eravamo assieme.

Io, spingendo, ho vissuto la tragedia di quegli ultimi momenti, ho visto la lotta per ghermire un ultimo fiato per alleggerire il peso che opprimeva il suo cuore e i polmoni che, d'improvviso, si erano fatti stretti.

Ho visto il suo boccheggiare alla ricerca d'un ultimo anelito di vita; la sua lotta nel tentativo di articolare parole che non sono mai potute uscire.

E, alla fine, la testa e il busto reclinati in avanti, senza più alcuna reattività.

E io, dietro di lui, ho cercato di soccorrere, di alleviare, di capire, di cogliere quelle ultime parole, di somministrare il farmaco che in ospedale ci avevano dato per portarlo sempre con noi e per somministrarlo in simili frangenti.

La Spada di Damocle che incombeva si è liberata dal suo fragile supporto ed è precipitata crudele, falciando una vita.

E consegnato la sua immobilità che però era attività ed energia nella mollezza della Morte da cui non c'è ritorno.

Ecco, quell'ultimo miglio è per me indelebile.

Ogni volta che percorro quella strada, ogni volta che da via Principe di Paternò svolto a destra per imboccare via Lombardia, ogni volta che mi avvicino all'ingresso del nostro condominio, non posso fare a meno di rivivere istante per istante, metro per metro quell'ultimo nostro miglio.

Io spingitore, Tatà spinto.
Come tante volte siamo stati nella nostra vita: ogni tanto parlavamo, io mi fermavo e mi accostavo a lui per sentire meglio ciò che mi diceva e poi riprendevo a camminare, replicando con altre parole e continuando nei nostri ragionamenti.

Anche quest'ultima volta ho accostato il mio orecchio alla sua bocca, ma mi sono giunti suoni inarticolati: un addio forse, o una richiesta di aiuto, o una parola d'affetto.

Mentre il suo Pneuma volava via nel Cielo.

Ancora una volta, ciao Tatà! Spero di essere stato per te un buon fratello, anche se non sempre ci siamo capiti a fondo, ma è stata la mamma a tenerci sempre uniti, anche nei momenti di incomprensione.

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Published by Frammenti e Pensieri Sparsi (Maurizio Crispi) - in Ricordi Riflessioni Transiti e passaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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