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24 dicembre 2023 7 24 /12 /dicembre /2023 10:31
Una Barbie abbandonata (foto di Maurizio Crispi)

Una Barbie abbandonata 
cestinata e bidonata,
una bella principessa delle fiabe,
esiliata da un sovrano malvagio

Un qualche sadico scherano
le ha mozzato mani e piedi
Del suo fulgore antico conserva 
una splendida chioma bionda
e un abito di raso viola
Se ne sta riversa 
a faccia in giù
Homeless!
Hopeless!
L’ho raccolta da terra
e l’ho messa in piedi
accanto alla staccionata di ferro
A stento si reggeva sulle gambe
(capitela, era senza piedi la poverina)
Però almeno sul muretto 
poteva starsene tranquilla
ad osservare il mondo
Ciao!, le ho detto
Dovrò lasciarti qui
Non vorrei, ma devo

E lei mi ha ringraziato comunque,
mentre una lacrimuccia 
scendeva sul suo volto tornito,
sussurrando poi:
Non ti scordar di me!

Io l’ho più volte fotografata
e queste foto 
sono il mio modo di portarla con me e ricordarla
Mi è venuto in mente un precedente incontro
con una sua consimile
e quella l’avevo salvata,
portandola meco

E di un'altra ancora
- ma non era una Barbie -
di cui rimaneva soltanto la testa
dai bei capelli fluenti
spiccata dal corpo
e con lo sguardo malinconico

Queste Barbie - e bambole -
abbandonate e derelitte
m'intristiscono oltre modo
e mi fanno venire in mente

la caducità e l'impermanenza
di tutte le cose

Una Barbie abbandonata
Una Barbie abbandonata
Una Barbie abbandonata
Una Barbie abbandonata
Una Barbie abbandonata
Una Barbie abbandonata
Una Barbie abbandonata

Era una barbie
ed è stata smembrata
e fatta a pezzi
dal mondo crudele

Maurizio Crispi (23 marzo 2022)

(foto di Maurizio Crispi)

(foto di Maurizio Crispi)

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24 dicembre 2023 7 24 /12 /dicembre /2023 07:56

Siamo a mare
Che sento dire?
Dove voglio andare?
Cosa voglio fare?
Boh! BOH! BOH! BOH! BOH! BOH! BOH! BOH!
Super-Boh!
Un fantastilione di BOH!
Giorno fatidico
Giorno fatidico
Tabula rasa
C'è ben poco da fare
Lo stomaco ribolle
I succhi gastirci scorrono copiosi
Reflusso (gastro-esofageo) e ritorno di fiamma
Squish! Squash! Squeeze!
Squeeze squish squash
Squaaaaaaaashhhhhh!
Vorrei andare da qualche parte
Non posso
Sono legato,
vincolato,
costretto da legami e nodi e lacci
E quindi sto
Se non si può fuggire,
cosa migliore e proficua assai
è fingersi morti, buttati a terra,
come cosa che non respira e non freme
Ritorniamo dunque alle cose semplici
ed essenziali d'un tempo
Al sogno che ci contiene
ci dà struttura e che ci fa volare

Al volo della mente

E così sia

Maurizio Crispi (1° maggio 2024)

Natale Rosso Sangue (foto di Maurizio Crispi)

Siamo sempre qua

Ci siamo arrivati
alla vigilia delle vigilie

Anche questa vigilia passerà 
Anche questo Natale passerà,
come tutte le cose umane

Anche questa volta
arriveremo alla fine di un anno
e saremo pronti
ad iniziare un nuovo ciclo
La ruota delle ore e dei giorni
si metterà in moto,
all'inizio molto lentamente,
con gemiti e scricchiolii
poi più veloce e fluida

Chi vuol esser lieto, sia
Chi vuol esser triste, sia

Ricordiamoci tuttavia
che in molti posti del mondo
c’é gente che muore,
ci sono bimbi che soffrono,
ci sono guerre, distruzioni e malattie,
miseria e fame, se non carestia,
terremoti e disastri naturali,
forse anche - da qualche parte - 
un’invasione di cavallette

Non c’è alcun dio salvifico
Non c’è alcuna redenzione 
attraverso la sofferenza
Non c'è salvezza

Che l’approssimarsi del nuovo anno
e l’inizio d’un nuovo giro di giostra
sia occasione per una pausa di riflessione,
per un momento di meditazione 
e non un passaggio immemore
tra feste, banchetti, bagordi
e grandi bevute e notti brave

Soprattutto cerchiamo di evitare
botti ed esplosioni,
accogliendoli giulivi,
perché tanto - troppo - 
ricordano la guerra e le bombe
e il sangue sparso di vittime innocenti

 

Erri De Luca

(Erri De Luca) Nello scasso profondo dei nuclei familiari, Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. 
Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo.
Per una volta all’ anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato.
Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi.
Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene.
Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. 
Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano.
Natale incalza a fondo i... disertori.
Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva.
Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re.
La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero di amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti. Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora. Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti a Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due.
Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa.
Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. 
Ma non è vero che si celebra l’agio familiare. 
Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta.
Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento. È contro di lui che si alza il ponte levatoio del castello famiglia, che, crollato
all’interno, mostra ancora da fuori le fortificazioni di Natale.

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22 dicembre 2023 5 22 /12 /dicembre /2023 07:37
Deadline

Si vive e si va avanti

Abbiamo licenza di stare al mondo, 
per quanto tempo non si sa

C’è un ufficio in cui tutto si decide
e dal quale vengono rilasciate
periodiche proroghe,
dopo le attente e ponderate valutazioni
che ogni singolo caso merita

Ciò accade sistematicamente
per ognuno dei residenti del Pianeta
Un apposito documento
firmato dai responsabili valutatori
e debitamente vidimato
con bolli e timbri
viene rilasciato e notificato

La proroga autorizza a rimanere
per altri sei mesi:
e così si va avanti
di sei mesi in sei mesi;
e passano gli anni,
a volte una vita intera

A ciascuno degli interessati
viene notificato il provvedimento
ogni sei mesi,
sino a quando qualcuno 
decide che il tempo è scaduto
e che bisogna passare 
ad altro tipo di percorso
che conduca in un Altrove di cui non si sa 

Il momento più delicato è quello 
in cui la proroga non verrà più rinnovata:
ed è così che inizia
un conto alla rovescia
per il tempo che resta
Potranno essere giorni soltanto,
o settimane, 
talvolta anni
Poi, all’improvviso, in alcuni casi,
con gradualità in altri,
il filo della vita si romperà 
oppure si usurerà 
sino a spezzarsi

Coloro che muoiono
sono i sanspapier della proroga
I prorogati hanno la certezza 
dei prossimi sei mesi
(il loro orizzonte è chiuso, però)
I sanspapier (i non prorogati o, anche, gli sprorogati)
non ne hanno più alcuna
ma, potenzialmente, 
hanno davanti a sé un orizzonte illimitato,
anzi sono oltre l’orizzonte, degli O-L-O

Viene semplicemente detto loro
Esci dal muro della proroga 
e vivi per tutto il tempo che potrai

Alcuni non reggono al peso di ciò 
non tollerando l’incertezza
della loro condizione
e vorrebbero rientrare
nella gabbia delle proroghe

Ma ciò non è mai accaduto

Un simile evento 
non è stato registrato negli annali della storia 
una sola singola volta

Nessuno torna indietro

pròroga s. f. [der. di prorogare]. – 1. L’atto di prorogare; prolungamento della durata di qualche cosa o rinvio del termine precedentemente stabilito per l’esecuzione di una prestazione: chiedere, ottenere, concedere, negare una p.; p. di qualche giorno, di due settimane, di un mese; p. del contratto di locazione; p. degli sfratti; p. dei termini (di consegna, di restituzione, ecc.). Nel linguaggio commerciale e bancario: p. di pagamento, dilazione del termine convenuto concessa al debitore per il soddisfacimento della sua obbligazione; p. d’imbarco, rinvio dell’epoca d’imbarco della merce su una nave, cui ha diritto il venditore qualora l’imbarco sia temporaneamente impossibile all’epoca fissata per cause di forza maggiore;
(etc.)

Dizionario Treccani

I've got a suitcase of memories that I almost left behind
Time after time
Time, time, time
But you say to go slow but I fall behind
Time after time after time (after time, oh)

Time after Time

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21 dicembre 2023 4 21 /12 /dicembre /2023 06:50
Monopattini e monnezza (foto di Maurizio Crispi)

Monopattini e monnezza
Palermo é la città delle due M

 

Lo dicono anche i più esperti cartografi

 

Avete notato che i monopattini elettrici
abbandonati in strada
si associano spesso
alla monnezza
a cassonetti straripanti
e a cesti debordanti come maligne cornucopie?

 

C’è, forse, in questo
una naturale affinità tra le due cose,
in omaggio ad un oscuro pensare delirante?

 

Oppure, forse, ciò accade
perché la monnezza è endemica,
ovvero ovunque e comunque presente,
assillante,
prepotente,
invadente,
tracimante,
come del resto son diventato endemici
i mono-trabiccoli elettrici
di sicuro altrettanto assillanti e invadenti?

 

Palermo, è dunque la città delle due M
o forse si potrebbe anche dire
la città delle tre M,
se includiamo anche
le epidemiche merde dei cani,
costantemente presenti,
inquinanti e assillanti

 

In questo mare magno,
siamo costretti a  navigare a vista,
eludendo,
scansando,
saltellando,
per scansare queste tre M
moleste e assillanti 

 

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20 dicembre 2023 3 20 /12 /dicembre /2023 07:29

La trascrizione del frammento di un sogno del 20 dicembre 2020.
Mai travasato qui nel blog
Ancora una volta in viaggio

Maurizio Crispi (20 dicembre 2020)

aereoporto (dal web)

Ecco il sogno di qualche giorno fa (15 dicembre). Ero in un aeroporto affollato e facevo parte di una compagnia numerosa di viaggiatori, uomini e donne, tutti a me sconosciuti.
Eravamo arrivati all'aeroscalo in largo anticipo, tanto che decidevamo di montare le tende, parte della nostra attrezzatura da viaggio assieme ad un'imponente scorta di viveri e vare parafernalia.
Dopo aver piazzato le tende, organizzavamo un bivacco e consumavamo un pasto frugale, utilizzando le nostre scorte.
Al mattino, quando già urgeva il momento di fare il check-in, ci trovavamo davanti al compito di dovere smantellare tutto quanto, cancellando ogni traccia del nostro passaggio e riponendo tutto in zaini e bisacce.
Io mi assumevo questo compito ingrato. Ma non riuscivo mai a concludere perché mancava sempre parte dell'attrezzatura, una volta erano i pioli, una volta i paletti, e i teli non erano mai ripiegati nel modo giusto.
Operativamente parlando, mi ritrovavo paralizzato.
Intanto, quelli che erano andati al check-in tornavano e sollecitavano a far presto.
Notavo che alcune donne della comitiva indossavano leggeri abiti estivi alquanto succinti e che, con le loro abbronzature ramate, erano seducenti.
Ed eravamo dunque in una situazione di stallo.

E' un chiaro sogno sull'angoscia di (a scelta)
a) trovare i gabinetti occupati (sollecitavano a far presto....)
b) aver dimenticato le carte di imbarco
c) avere comprato troppe tende e pochi zaini
d) che i maschi vanno a Capo Nord con piumini e sacchi a pelo mentre le femmine vanno a Mikonos
e) castrazione (nn saprei perché) (ma quella nn ce la facciamo mancare mai)

Psicoanalista dixit (scherzoso)

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18 dicembre 2023 1 18 /12 /dicembre /2023 06:52

Un ricordo del 18 dicembre 2011
(recuperato da Facebook)

Maurizio Crispi

Il sottopasso di Villa Trabia, di notte, dopo una notte di vento (foto di Maurizio Crispi)

La città di notte

- dopo il vorticare delle compere stolte

e della folla pazzamente riversata nelle strade -

è deserta,

dimenticata,

morta

Solo il vento spazza le strade

Un vento che sembra eterno,

fa vibrare le saracinesche di lamiera

sposta qua e là i contenitori della raccolta differenziata,

mobili sulle loro ruote come fossero robot domestici

indisciplinati,

stacca le ultime foglie ingiallite dai platani

e facendone grandi cumuli sui marciapiedi

che poi si spostano seguendo la fisica delle dune

- quasi - dune crepitanti e scricchiolanti

sotto il passo del viandante,

unica presenza di vita ad un'ora tarda

provoca l'oscillazione ritmica degli aloni di luce gialla dei lampioni

 

Ogni tanto un oggetto in volo,

cessata la forza propulsiva della raffica,

crolla a terra

Un gatto miope miagola

mimetizzato nell'oscurità

Se ne indovina la presenza 

solo per il baluginio degli occhi

e per il suo ghigno (lo scintillio dei denti bianchi),

quasi fosse il gatto del Cheshire,

ma in gramaglie ninja

lì, acquattato, immobile

sentinella della notte

di guardia al suo terreno di caccia

Il vento che soffia a raffiche parla di solitudine

e paesi lontani

Potrebbe aver già percorso le gelide steppe dell'Asia

o chissà quali altri luoghi sperduti del mondo

S'avverte qualche passo sul cemento

un ticchettio di tacchi alti,

un frammento di conversazioni sussurrate,

parole in libertà,

una porta sbattuta con forza,

un tintinnio di vetri infranti

ma sono rumori che vanno subito in dissolvenza

dando l'impressione che le vie siano percorse

da fantasmi più che da Uomini

 

Poi, con il sorgere del giorno

quei fantasmi si dileguano

e rimangono soltanto

i cumuli di foglie morte

e il vento che continua

a soffiare incessante

 

La temperatura s'è abbassata

Un giorno freddo si annuncia

 

Ed è solo l'anticipo di giorni ancora più gelidi e desolati

Ma il vento si è portato via tutto,

gli uomini, le donne, gli animali,

le parole,

i pensieri,

persino le speranze e i sogni,

lasciando soltanto un insopprimibile vuoto

Poche le riserve di energia,

poche le risorse,

nessuna attrezzatura per attraversare indenni

il lungo inverno che ci attende,

in attesa d'una primavera che forse mai arriverà

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16 dicembre 2023 6 16 /12 /dicembre /2023 07:40

Though I'm past one hundred thousand miles
I'm feeling very still
And I think my spaceship knows which way to go
Tell my wife I love her very much she knows
Ground Control to Major Tom
Your circuit's dead, there's something wrong
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you?

Space Oddity, David Bowie

sedia nella pioggia (foto di Maurizio Crispi)

Sto viaggiando
Devo andare in treno 
in una località della Scozia

 

Sono molto eccitato 
per questo viaggio 
da lungo tempo organizzato

 

Vado dunque in stazione ferroviaria
Ho tutte le credenziali di viaggio
Ho tanti diversi biglietti
per coprire diverse tratte in successione
L’ultimo dei biglietti mi consente di arrivare sino ad un luogo 
che si chiama Dauno
(almeno, così mi pare di ricordare)
La sequenza delle località da attraversare é quella giusta
Tuttavia mi manca giusto il biglietto
per raggiungere la mia meta finale,
percorrendo l'ultima delle tratte
(e arrivando alla quale
dovrò subito partire 
per un giro organizzato all inclusive,
per il quale ho già tutte le credenziali)

 

Ci sono lunghe discussioni
con gli addetti della biglietteria
per cercare di ricostruire 
quale sia questa località 
e per poter staccare il biglietto
che mi consenta di viaggiare
sino alla misteriosa meta finale

Anche altri passeggeri sfaccendati 
e passanti senza fretta
si uniscono alla discussione
e ognuno vuol dire la sua
Frugo nel mio zaino da viaggio
attrezzatissimo, ma ingombro
all’inverosimile di questo e di quello
tirando fuori alla fine dell'indaginosa ricerca
una dettagliatissima mappa
che, dispiegata, è davvero enorme
(e potrebbe rappresentare il mondo intero)
Tutti la consultano
Ma questa località non salta fuori 
Sembra che sia stata rimossa
del tutto
dalla carta geografica 
e dal prontuario degli orari delle partenze e arrivi
ma anche dalla mente mia 
e di tutti quanti

 

Luci e ombre di un quasi natale (foto di Maurizio Crispi)

È una situazione davvero paradossale
So che devo andare in un certo posto
ma non posso fare il biglietto 
per coprire l’ultima tratta
perché non ne ricordo il nome
e nessun altro lo sa 
anche coloro che dovrebbero saperlo
Si crea così una situazione di stallo
e di enorme confusione
con conversazione collettiva 
che non porta a nessuna verità ultima,
perché tutti parlano lingue diverse
come dopo la torre di Babele

 

In fondo, è così la nostra vita
Non sappiamo quale sia la nostra meta ultima
Non sappiamo come dovremo fare per raggiungerla
E nessun altro ci può dire quale sia
e nemmeno rammentarci il suo nome
La meta ultima è ineffabile
e innominabile 
Nessuno sa quale essa sia o dove sia
Non è scritta su nessuna carta
Forse, potremo saperlo
solo arrivandoci
ma sarà sempre posta
al termine d’un ulteriore segmento di viaggio
non pianificabile, forse nemmeno immaginabile

 

In verità, credo che questa meta finale
senza nome di cui nessuno
sembra avere conoscenza o memoria
sia l’essenza stessa 
del Mistero che ci attende a fine corsa

 

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15 dicembre 2023 5 15 /12 /dicembre /2023 07:10
Pegaso

Notte opaca

 

E non ricordo i sogni

 

Incubazione fallita
Per questa volta
non potrò essere oniromante

 

Rimango contrariato
se non ci sono sogni da raccontare
e da scrivere

 

Mi sento come un viaggiatore
che ritorna da un suo viaggio
in terre lontane ed esotiche
e non ha nulla da riferire
di ciò che ha visto 
perché tutto ha dimenticato
o perché, semplicemente,
mentre viaggiava
la sua mente dormiva,
i suoi occhi erano ciechi,
le sue orecchie sorde
la sua bocca muta
Dopo ogni notte,
al mio risveglio,
vorrei poter dire: 
Ecco dove sono stato!
Ecco cosa mi è successo!
Ho fatto cose insolite
(a volte un po’ bizzarre)
Ho incontrato genti diverse
Ho incontrato coloro
che non sono più 
e ho parlato loro 
come fossero vivi
e loro mi hanno parlato
Ho imparato qualcosa di nuovo
su me stesso

 

Dicendo questo mi sentirei
come Elio Aristide o quell'Artemidoro di Daldi,
che furono tra i primi cartografi del sogno
e dei suoi reami
misteriosi e controversi

 

La notte, talvolta, è avara dei suoi doni
e bisogna sapere attendere
il momento più propizio
per tornare ad essere 
vagabondo delle stelle e dei ricordi

 

Ho messo una musica 
in sottofondo
per lenire la mia veglia
senza il ricordo fertile
di tracce oniriche
e per lasciare liberi
i miei pensieri di vagare
alla ricerca d’un filo da acciuffare
per poterlo tirare pian piano
portando alla luce
ciò che rimane nascosto 

 

Se non sono oniromante,
cercherò d'essere almeno cercatore di tracce

 

Non prendetemi sul serio

 

Butto giù una parola, 
senza sapere cosa voglio scrivere
Le altre seguono
una appresso all’altra,
come in un rosario
per una sorta di predestinazione
E non sono più io che decido
cosa debba prendere forma intellegibile
o se debba dar vita ad un'insalata mista

 

In fondo scrivere 
è come buttare giù in frasi
la traccia di un sogno che emerge al risveglio
Non si sa mai dove si va a parare
Si tira fuori un filo 
che sporge da una trama ordinata 
e lo si comincia a tirare piano piano 
per non spezzarlo prima del tempo
Il filo rappresenta la rottura 
in quella trama ordinata 
ed é il novum che emerge con prepotenza,
portando con sé la meraviglia 
oppure l’orrore, 
ma anche la gioia e il dolore 

 

Adesso che é finita la musica 
ho anche finito di scrivere,
per oggi

 

Vedremo domani

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13 dicembre 2023 3 13 /12 /dicembre /2023 06:41

Strade e cielo nel giorno di Santa Lucia
I panifici hanno fatto mezz’orario
e le pizzerie sono rimaste chiuse,
come quella vicino casa
Volenti o nolenti,
rispettosi della tradizione o no
non si può mangiare in questo giorno
alcunché che venga dalla farina,
cioè dal grano macinato
Si potrebbe trasgredire
e ci si potrebbe pur sempre
allestire un piatto di pasta casalingo
Ma in fondo cosa c’è di male
nell’aderire ad una tradizione condivisa?
Un giorno anomalo,
di libeccio,
aria calda
temperatura 26°
(decisamente anomala)

Il giorno di Santa Lucia del 2023

Ho sognato 
che nel giorno di Santa Lucia
mangiavo 
un’arancina gigante
alta come una montagna

 

Era così grande
che per potermene cibare
ci scavavo un tunnel dentro
e andavo rosicchiandola
a poco a poco 
dall’interno
quasi fossi un topolino

 

Crunch crunch e ancora crunch,
e forse ero proprio diventato
un topino-firmino

 

Ma com'era buona!

L'arancina gigante della nonna per una nipotina gigantessa. Invece di molte arancine nel giorno di Santa Lucia, una sola gigantesca! (vignetta tratta dal web - FB)

L'arancina gigante della nonna per una nipotina gigantessa. Invece di molte arancine nel giorno di Santa Lucia, una sola gigantesca! (vignetta tratta dal web - FB)

A parte il fatto che noi a Palermo diciamo "Arancina" e che "arancino" non ci suona proprio!

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12 dicembre 2023 2 12 /12 /dicembre /2023 10:37
Il mondo dietro di te (La Nave di Teseo, 2023 - Dettaglio della copertina

Non ci sono sogni
e nemmeno segni

E' stata una notte di sonno
come quello d'un ghiro,
avvoltolato nelle coperte,
ma senza avere riposo vero

 

Ora, sveglio,
cado preda d'una crisi di starnuti
e mi lacrimano gli occhi

 

Prendo un libro
Il mio occhio vaga
distratta-mente
sulla pagina scritta
senza trarne profitto o gioia

 

Scrollo e ri-scrollo
Commento e annoto
Chioso, scrivo, rilancio e condivido
E' il lavoro della notte
o all’alba prima del sorgere del sole

 

Ieri ho visto, assieme,
le foglie ingiallite sugli alberi
fluttuare nel vento
per poi cadere in una lenta danza,
i tappeti di foglie cadute a terra
e, nello stesso tempo, 
le fioriture anticipate del nespolo
e quelle tardive - fuori stagione - delle lantane
Assieme, in un’insolita combinazione,
l’autunno, l’inverno e la primavera

 

Prima vi erano certezze
Ora è tutto mischiato
Ogni cosa sfuma in un altra
È sempre più difficile dire:
Sono qui!
Oppure, sono lá!
Più difficile collocarsi con esattezza
nel flusso delle cose
Più difficile decodificare gli eventi naturali
È tutto più ambiguo,
più incerto, 
più mescolato,
più disorientante

 

Forse sono questi i segni
d’un mondo che cambia,
della scomparsa dei ritmi naturali
(quelli che ci hanno insegnato essere
naturali e immutabili)
della natura impazzita,
ma anche le avvisaglie della caduta,
imminente e improcrastinabile

 

Alcuni dicono che siamo
già pienamente immersi
in un flusso di estinzione

 

Ciò che temiamo 
sta già accadendo,
ovvero quella che dicono essere
la sesta estinzione di massa

 

E, forse, adesso potrò dormire tranquillo
un ultimo sonnellino ristoratore,
prima della fine

 

Mi è cresciuta la barba
e dovrò radermi
Lo stesso vale per le unghie
Forse questo è un segno non ambiguo
del fatto che sono ancora vivo
Eppure anche questo segno è bifronte
Dicono che i peli e la barba
- come anche le unghie -
continuino a crescere
ancora per un po’ 
dopo la morte celebrale

 

Su questo,
dovrò lavorarci su

Dal film Il Mondo dietro di te

Il mondo dietro di te (film e romanzo) In questo thriller apocalittico basato sul romanzo Leave the world behind di Rumaan Alam, seguiamo la storia di una famiglia che si ritrova ad assistere “da lontano” alla fine del mondo mentre è in vacanza. Con loro ci sono anche gli Scott, proprietari della casa che hanno affittato in una località di mare vicino a New York City. Via via succedono cose sempre più strane che convincono il gruppo che sia in corso un cyber-attacco negli Stati Uniti, forse addirittura un colpo di Stato volto a innescare una guerra civile.

Tra le stranezze c’è anche il comportamento della natura che circonda la casa. Più volte i membri della famiglia vedono dei cervi nel giardino sul retro: prima solo un paio, quindi a centinaia. L’apice di questa linea narrativa viene raggiunto quando Amanda e Ruth vengono circondate nel bosco. Gli animali non sembrano aggressivi, si limitano ad avvicinarsi a loro, fin quando le due donne non iniziano a gridare per spaventarli. Ma cosa significa tutto questo? Abbiamo la risposta del regista, nonché creatore di un’altra opera molto cinica come Mr. Robot.
Durante un’intervista con Netflix’s Tudum, il regista Sam Esmail ha infatti spiegato il significato di quelle scene, che ovviamente è molto simbolico. Ha detto: 

I cervi sono creature pacifiche. Trasformare quella dolce immagine in qualcosa di inquietante, minaccioso, quasi un avvertimento, ho pensato che fosse davvero interessante. Questo è il trucco di questo film. Abbiamo sempre cercato di prendere le cose che non abbiamo mai considerato una minaccia per poi ribaltarle.

Non è l’unico riferimento alla natura contenuto nel film: anche i fenicotteri si comportano in modo strano, cementando la sensazione che qualcosa di terribilmente storto stia accadendo nel mondo. Una possibile interpretazione potrebbe essere collegata al tema del cambiamento climatico e dei pericoli che la natura sta correndo per via delle azioni dell’uomo: l’avvertimento dei cervi potrebbe quindi essere una sorta di suggerimento su cosa bisognerebbe fare per fermare la fine del mondo, ovvero tornare ad avere un rapporto più intimo con l’ambiente naturale. Peccato che la risposta delle due protagoniste sia inutilmente aggressiva…

Nel romanzo di Rumaan Alam, inoltre, i personaggi scoprono che la prossima generazione di quel branco di cervi è nata col pelo bianco e che i loro movimenti e percorsi migratori sembrano simboleggiare il modo con cui il mondo sta cambiando rapidamente attorno all’umanità, in un modo che non possono controllare o cambiare. Anche qui, il simbolismo si spreca. Il bello di Il mondo dietro di te, come specificato anche dall’autore del libro, è che non fornisce tutte le risposte ma lascia che sia lo spettatore a interpretare determinati eventi.

 

Leggi anche: Il mondo dietro di te: le principali differenze tra il film Netflix e il romanzo originale

Foto: Netflix

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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