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14 luglio 2026 2 14 /07 /luglio /2026 06:40
Donna Tartt, Il Cardellino

Finalmente ho portato a termine la lettura de "Il Cardellino" di Donna Tartt (The Goldfinch, pubblicato in edizione italiana con la traduzione di Mirko Zilahy.
Si tratta del terzo romanzo della Tartt: in esso si raccontano le vicissitudini che il personaggio principale, Theo Decker, un ragazzino di tredici anni, è costretto ad attraversare, in seguito all'evento fortemente traumatico della morte della madre) che lo condizionerà per tutta la vita.
Con quest'opera la Tartt ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa del 2014.
E' stata, questa, una lettura importante del 2026, il cui inizio ho a lungo rimandato.
Si soffre assieme al protagonista Theo e per tutte le sue vicissitudini che si potrebbero dire "abbandoniche", dopo la morte traumatica della madre e, per questo, segnate anche dagli effetti di una sindrome posttraumatica da stress, mai del tutto risulta nei suoi effetti lunghi.
Se, da un lato, la narrazione ruota attorno a questo evento (che è un po' la scaturigine di tutto), dall'altro lato vi è a fare da perno - non meno importante il celebre dipinto del pittore olandese Carel Fabritius "Il Cardellino" che egli - dopo la tragica morte della morte nel tragico attentato dinamitardo nella galleria del museo dove tale opera era esposta assieme ad altre - ha portato con sé. Il dipinto diviene per lui un po' oggetto-feticcio (che rimanda costantemente alla madre, poichè è l'ultima cosa che hanno guardato assieme in quel giorno di dolore, un oggetto transizionale (una sorta di coperta di Linus, in altri termini), ma anche via di salvamento,  zattera cui appoggiarsi, ma anche - alla fine - quando non lo avrà più con sé (e divenuto per questo motivo oggetto esclusivamente mentale) scaturigine di una prima presa di consapevolezza e di uscita verso una vita matura ed indipendente, con la messa in atto di una serie di azioni riparative.
E' indubbiamente un romanzo complesso, pieno di filoni narrativi  che hanno al proprio centro sempre il filtro della soggettività di Theo Decker e, in effetti, come si scoprirà alla fine - egli, sin dall'inizio, ha voluto tenere traccia degli accadimenti in una forma di diario, come tentativo di elaborazione del lutto e delle altre separazioni in cui è incorso.
Si può sicuramente considera un interessante esempio di romanzo di formazione, il cui protagonista, uscendo da una condizione di benessere edenico (il felice rapporto con una madre accudente, quasi senza tempo), per via di un evento fortemente traumatico, passa attraverso diverse fasi esperienziali in cui il processo di elaborazione del lutto autentico è ostacolato dal possesso di un oggetto "magico" (il quadro) che, per di più, considerando la sua natura di oggetto d'arte trafugato rende Theo vincolato al mantenimento del segreto più totale attorno ad esso (ed è quindi destinato ad una fruizione segreta), con una serie di attività diversive e compensative (l'alcol, le droghe, l'attivazione di attività di falsificazione e di frode (che sono il corrispettivo, nella realtà, di un processo di falsificazione del Sè), e perfino con l'attivazione di un compagno-ombra criminale (l'ucraino Boris, anche lui proveniente da una famiglia disastrata). Nella costellazione di personaggi che si muovono attorno a lui non mancano tuttavia figure importanti e salvifiche, punti stabili di una vita tormentata e alla deriva che sono, ad esempio, la signora Barbour, il paterno Hobie e l'amatissima Pippa. 
Il romanzo è a volte lento in una maniera irritante e ciò nonostante si va avanti lo stesso alla ricerca di una catarsi che arriva, alla fine.
Non so se sia ardito definirla questa vicenda una grande storia dickensiona, per il fatto che riguarda la storia di un'infanzia offesa e ferita con una serie di passaggi attraverso le terre morte e i pericoli del XX secolo (tra i quali si annoverano le esposizioni alle seduzioni della droga e dell'alcool), ma con le stesse angoscie abbandoniche e la necessità di trovare sempre delle vie di salvamento, anche quando tutto sembra indicare che si è statati sconfitti e soverchiati dalle circostanze della vita.
Ma - in qualche modo - si puà sempre ritornare ad essere artefici del proprio destino.
Il percorso di riparazione implica, come prezzo, la scoperta della solitudine pur con il supporto della contemplazione estetica dell'opera d'arte, in questo caso quell'unica opera d'arte, trafugata ed infine restituita che, rimane nell'immaginario di Theo in tutta la sua potenza iconica, come oggetto puramente mentale.

Il romanzo è tutto un unico lungo percorso esistenziale che pone al centro come cardine attorno a cui ruota tutto l'opera famosa del pittore olandese Carel Fabritius.
 

E, per concludere, dovrò dire qualcosa di quest'opera d'arte.

Carel Fabritius, Il Cardellino

Il cardellino è un dipinto a olio su tavola di Carel Fabritius, realizzato nel 1654 e conservato alla Mauritshuis dell'Aia.

La semplicità del disegno e le sofisticate tecniche prospettiche lo rendono quasi un unicum nella produzione della pittura del Secolo d'oro olandese.

La tavola fu realizzata nel 1654, anno in cui il suo creatore perse la vita a causa dell'esplosione di Delft. Il drammatico episodio distrusse anche l'atelier dell'artista e potrebbe aver causato dei lievi danni allo stesso Cardellino.

Della tavola si persero le tracce fino al 1859, quando Théophile Thoré-Bürger la identificò nella collezione di Joseph-Guillaume-Jean Camberlyn a Bruxelles.
Sei anni più tardi l'opera fu lasciata in eredità dagli eredi di Camberlyn allo stesso Bürger, che a sua volta la lasciò alla compagnia Apolline Lacroix nel 1869.
Il 5 dicembre 1892 fu venduto per cinquemila e cinquecento franchi al pittore Étienne-François Haro durante un'asta all'Hôtel Drouot. Quattro anni più tardi la tela sarebbe stata nuovamente battuta all'asta nel medesimo hotel e, in questa occasione, fu acquistata per 6,200 franchi da Abraham Bredius per la Mauritshuis.

Il dipinto di Fabritius ottenne la celebrità mondiale nel 2013 con la pubblicazione del romanzo Il cardellino di Donna Tartt, un bestseller da oltre un milione di copie premiato con il Premio Pulitzer per la narrativa.
Nel 2019 il romanzo fu adattato nel film omonimo per la regia di John Crowley, nel 2019..



 

Donna Tartt

(Sinossi dal risvolto di copertina) Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all'attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New-York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall'acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l'innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo.

L'autrice. Donna Tartt, nata nel 1963 a Greenwood (Mississippi)è un'autrice statunitense. Nata a Greenwood, in Mississippi, dopo aver dimostrato capacità innate per la scrittura già in tenera età, ha pubblicato il suo primo sonetto a tredici anni. Si è laureata al Bennington College dove ha conosciuto lo scrittore Bret Easton Ellis, con cui stringe un'importante amicizia, fonte di ispirazione artistica.
Il suo romanzo d’esordio Dio di illusioni (The Secret History 1992) e Il piccolo amico (The Little Friend 2002, vincitore nel 2003 del WH Smith Literary Award) sono diventati bestseller internazionali tradotti in 30 lingue. Nel 2014 vince il Premio Pulitzer per la narrativa con Il cardellino (The Goldfinch 2013). Nel 2019 in romanzo è stato adattato in un film per la regia di John Crowley.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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