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27 maggio 2022 5 27 /05 /maggio /2022 08:58
Spaghetti di riso integrale al ragu di salsiccia (foto di maurizio crispi)

Già, i dati Covid decrescono,
quanto felicemente, non sappiamo
Intanto circola il Monkeypox
Una nuova minaccia?
Non c'è da preoccuparsi (ci dicono)
Manca il grano di provenienza russa
Anche questo è un piccolo problema,
ma ci dicono di non preoccuparci invano
Il Morbo infuria
Il pan ci manca
Sul ponte sventola bandiera bianca

Tutto si risolve,
tutto passa

 

Vorrei attimi di leggerezza
ed invece tutt'attorno c'è sempre cupezza,
e in specie dentro di me
Sono sempre lì a dover risolvere cose,
ad affannarmi
E sono stanco di problemi
Sono stanco di tirare la carretta per conto altrui
Vorrei fermarmi per poter rifiatare

 

Vorrei potermi dedicare soltanto alle cose
che mi danno piacere
che mi fanno star bene
Ma non è possibile
Ti chiamano e accorri immediatamente
nei panni di Wolf, "colui che risolve i problemi"
E, quando prontamente sei arrivato,
risolvi il problema di turno
ma solo facendo ciò che è ovvio
oppure ponendo rimedio ai danni fatti
E poi ci sono i conti da pagare
- e quelli non mancano mai -
sicchè la vita si trasforma
in corsa ad ostacoli,
in perenne e affannosa rincorsa
per inseguire un centro di gravità
che mai si riesce ad acchiappare


Allegria, allegria!
Consoliamoci con i cibo, sì!
Consoliamoci con pietanze ben cucinate
o anche, se occorre, con ottimo cibo-spazzatura
L'uno e l'altro non ti tradiscono mai,
come pure il Cane Fedele
sempre pronto a slapparti la mano,
e magari anche la faccia

 

Spaghetti di riso integrale al ragù di salsiccia (foto di maurizio crispi)

L'altra notta ho sognato
Ero in compagnia d'una donna
che se ne stava distesa sul dorso
ed io ero su di lei che la scopavo,
spingendo con vigore
Poi le mie spinte s'intensificavano
e sentivo che ero sul punto di venire
E allora spingevo e spingevo
con maggiore ardore,
ma non venivo mai
Il punto dell'orgasmo si spostava sempre più in là,
come se io fossi, anche qui,
all'inseguimento d'un centro di gravità
La donna sotto di me era inerte
Sì, mostrava di ricevere piacere da queste mie spinte
ma non mi aiutava più di tanto
Con una certa sorpresa, mi accorgevo
che, accanto a lei, c'era distesa un'altra donna
anche lei del tutto ignuda
e costei osservava con curiosità
- ed anche con una lieve eccitazione -
ciò che io e l'altra stavamo facendo
Era distesa proprio accanto,
a stretto contatto con la prima donna
Il braccio che mi sosteneva s'incuneava tra le due
Per essere gentile,
e non farla sentire esclusa,
mi sono proteso verso di lei,
tentando di baciarla sulla labbra
e, nel far ciò, mi accorgevo che aveva
- proprio sul labbro inferiore -
una grossa pustola arrossata
Mi ritraevo di scatto, schifato,
ma anche lei girava la testa di lato,
facendo con il dito indice un movimento oscillatorio
come a dire "No NO NO! Niente da fare"
Ma io mi ero sentito abbastanza inorridito,
anzi moooolto, e spaventato
Dio mio, cosa stavo per fare!
E qui il sogno andava in dissolvenza

 

Poi, la notte successiva, ecco un nuovo sogno
Succedevano tante cose,
ma ciò che ricordo meglio era questo
Andavo con mio figlio piccolo ad un convegno sulla mafia
(e ricordo che il giorno prima, in auto,
ha voluto ascoltare I Cento Passi
la canzone dei Modena City Ramblers
e, mentre ascoltava, ripeteva le parole
come se stesse facendo un karaoke)
Arrivavamo dunque
ed entravamo in una vasta sala dove tutt'attorno
c'erano dei posti assegnati e distanziati
Ci facevano occupare delle poltrone
che assomigliavano piuttosto a scomodi strapuntini
Gabriel si dava subito da fare
ed intraprendeva un suo repertorio
di salti e capriole,
oltre che di arrampicate sulle pareti verticali
Brave little boy!
Intanto, s'andavano raccogliendo nello spazio centrale
della grande aula ad anfiteatro i relatori
e, stranamente, costoro, non erano seduti
uno accanto all'altro, come si usa di solito,
ma al fianco d'un tavolo disposto per lungo
e ciascuno di loro assiso alle spalle dell'altro,
in una lunga fila,
come se fossero su di un mezzo di trasporto
pronto a partire per un lungo viaggio
e, tra di loro, scorgevo con piacere il mio Editore

 

Ed anche qui il mio sogno andava in dissolvenza

 

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26 maggio 2022 4 26 /05 /maggio /2022 12:11
Gabbiani predatori di città (tratta dal web)

C’è tanta solitudine in giro
e anche tanta bruttezza
e mancanza di senso estetico

 

Soffro nell’osservare
le altrui solitudini

 

Soffro nel vedere il Brutto
dispiegarsi davanti ai miei occhi

 

Soffro nel guardare le persone
sbranare il loro cibo
come se fossero affette da fame secolare

 

Soffro nel vedere gli accattoni chiedere,
appostati davanti ai templi del consumo


Soffro nel vedere
pacchion* e ciccion*
muoversi a fatica
come balene spiaggiate

 

Ma almeno le balene sono belle

 

Ho visto un gabbiano cittadino
tentare di levarsi in volo,
ma faceva una fatica bestia a decollare
poiché era appesantito da una preda
piuttosto voluminosa
che stringeva tra gli artigli
Quando ormai stavo
per piombargli addosso
(era sulla traiettoria della mia auto)
ha mollato la sua cacciagione
e, in un attimo,
s’è librato imponente
battendo con forza le sue ali, grandi come vele

 

Quel gabbiano sapeva bene
cosa vale di piu

 

E non ho molto altro da dire, per oggi

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14 maggio 2022 6 14 /05 /maggio /2022 09:00
Ho fame grande (foto di maurizio crispi)

Cammino per la strada di primo mattino

 

Uno anziano davanti a me,
una coppolicchia sulla testa
e una mascherina a coprire il volto,
cammina a passi incerti
tutto traballante,
tutto proteso in avanti
come all'inseguimento
d'un suo centro di gravità
Ogni tanto si gira indietro

 

La via è altrimenti deserta
soltanto noi due,
distanziati di un centinaio di metri
L'incedere del vecchio è lento
Anche io sono vecchio,
ma mi sento giovane

 

In pochi passi lo raggiungo
e lo affianco

 

Poco più avanti c'è il fornaio
davanti al quale passo quasi ogni giorno
e si sente la fragranza di pane appena cotto
Il vecchio si volge verso di me
e, mentre lo sorpasso,  
mi chiede se ho un euro da dargli
per comprare un cornetto

 

Io sto facendo la mia passeggiata con il cane
e in genere, per questa bisogna,
non porto nulla con me

 

Batto con le mani sui pantaloni
e faccio un gesto eloquente di ambedue le mani
per dirgli che le mie tasche sono vuote,
e che non c'è niente che possa dargli
Lui replica: "Hai un euro da darmi
per comprare un cornetto?"
Stessa gestualità da parte mia,
ma stavolta per essere più chiaro, aggiungo:
"Non ho nemmeno una moneta addosso!"
E tiro via dritto,
senza voltarmi indietro

 

Mi sono chiesto se, avendo qualche spicciolo,
glielo avrei dato
Non so, proprio non lo so
So per certo che non è in questo modo
che si risolvono i problemi
Sì, qualche volta, elargisco delle monete
all'africano di turno
che fa la questua davanti ai negozi
Do più volentieri a quelli che non insistono

e che non mettono in atto stratagemmi
per suscitare nell'altro sentimenti di pietà
Si fanno queste azioni
perché si vuole essere in pace con la propria coscienza
Ma anche se dai una monetina
i problemi della gente che chiede rimangono

 

Un mio amico, molto cattolico,
con il quale in passato mi sono ritrovato a fare
delle trasferte sportive
portava sempre con sé delle banconote da 500 lire
e appena qualcuno, anche la zingara, si avvicinava
lui metteva mano alla tasca
e mollava una delle sue 500 lire
"Un aiuto non si nega a nessuno", mi diceva,
"e, quindi, mi tengo sempre pronto.
Io faccio la mia parte,
poi sarà Dio a provvedere"

 

Questo pensavo, mentre mi allontanavo
dal vecchio ricurvo,
rimasto ad  arrancare
lungo la via deserta del primo mattino
e dal fornaio con le sue seduzioni odorose

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17 aprile 2022 7 17 /04 /aprile /2022 15:29
Sciascia (ChatGPC)

Sono stato inviato ad intervistare Leonardo Sciascia
e ci ritroviamo su di una nave,
in viaggio verso destinazione ignota

La terra è ormai lontana,
e siamo già in mare aperto
Il bastimento sussulta e grida
spinto da motori possenti

Incontro Sciascia sulla tolda
che guarda fisso verso la costa
mentre si fa sempre più lontana ed indistinta,
fumando alla maniera di Yanez l'ennesima sigaretta

M’avvicino a Lui
che mi guarda enigmatico
con uno sguardo scuro, antico,
le borse sotto gli occhi un po' pesti,
eppure vigili e vivaci

Sciascia non proferisce verbo

Io sono come in soggezione
Dovrei articolare parola, formulare domande:
sono lì per questo in fondo, ma taccio,
imbranato ed impacciato
Ho l'attrezzatura fotografica con me,
una splendida reflex semi-professionale
La imbraccio e comincio a tirar foto
guardando attraverso il mirino
il mio soggetto

Sciascia, con quella voce un po' stridula,
tanto agrigentina,
dice qualcosa sul fatto che le foto sono sempre una mediazione
rispetto all'impatto immediato della realtà
e non proferisce altro

S’alza in piedi e, all'improvviso,
quasi fosse un abilissimo trasformista 
alla maniera di Arturo Brachetti,
mi appare abbigliato come un fotografo d'assalto,
con pantaloni mimetici cargo
forniti di ampi tasconi
e una giubba multi-tasche
Ha una macchina fotografica in mano,
ancor meglio della mia, più aggiornata

Comincia a scattar foto,
una appresso all'altra,
con intensità e con piglio professionali

Poi, spentasi questa frenesia,
lo vedo sedersi,
su d’una battagliola aggettante sul mare
e prendere a fissare con lo sguardo l'orizzonte,
lá dove cielo e mare si congiungono
e la spuma candida che si leva
al passaggio dell'opera morta dello scafo

(Altavilla, 17 aprile 2022)

Sciascia (immagine generata da ChatGPC)

(scena generata da ChatGPC) Il ponte, scuro di catrame e incrostazioni di salsedine, scricchiola sotto i nostri passi. Io e Sciascia siamo affiancati, in silenzio, appoggiati alla battagliola.

Il mare si stende in ogni direzione come un’enigma, piatto e profondo, specchio di domande senza risposte.

Lui, Sciascia, ha il volto scavato, in cui brillano occhi lucidi d’intelligenza, un'intelligenza che è abituata a frequentare il pensiero debole e il dubbio.
Ha una sigaretta tra le dita, sottile come le sue parole e ogni tanto la porta alle labbra e aspira avidamente, facendo rosseggiare la brace.
Ogni tanto parla, quasi tra sé, ma io so bene che mi sta parlando.

Sai… la verità spesso non è che un’ombra. E chi la cerca, finisce per bruciarsi con la luce”.

Io ascolti. Il vento mi spettina i pensieri, e lo sciabordio dell'acqua sulla chiglia accompagna le sue frasi come una punteggiatura liquida.

Eppure si cammina”, dico.
Sì”, risponde lui. “Ma camminare dove non si sa, è il modo più umano di cercare”.

Le luci della nave sono fioche.
Non ci sono stelle, né mappe, né promesse.
Ma c’è la navigazione che va avanti verso mete ignote e sconosciute.
E c'è il dialogo che corre come un filo teso tra due punti tra il mio tempo e il suo, tra la realtà e la coscienza.

Lui mi guarda di lato, poi sorride appena:

Forse non c’è destinazione. Forse la verità — come la giustizia — è in quel che si tenta, non in quel che si ottiene”.

La nave continua a fendere l’acqua.

Io e Leonardo Sciascia, due viandanti suL mare.
 

Leonardo Sciascia, Sulla fotografia, Mimesis, 2021

Stranamente, proprio nei giorni in cui ho fatto questo sogno, mi sono ritrovato a leggere un libro che raccoglie degli scritti di Sciascia sulla fotografia e si tratta de volume "Sulla fotografia", pubblicato da Mimesis (collana Sguardi e Visioni) nel 2021, con la curatela di Diego Mormorio.
Il volume non soltanto contiene alcune interessanti riflessioni di Leonardo Sciascia sulla fotografia, ma anche raccoglie alcuni suoi scatti inediti, realizzati negli anni Cinquanta.

Si tratta di un libretto snello (non raggiunge le 100 pagine), non particolarmente agile, sicuramente intrigante, difficile da inquadrare: non è un libro di fotografie, ed è solo parzialmente un libro sulla fotografia.

Si articola in tre parti: un'ampia introduzione di Diego Mormorio; 27 fotografie realizzare da Sciascia nella sua Sicilia e nel corso dei suoi viaggi; due saggi dello scrittore sulla fotografia.



(Risvolto) L’osservazione della realtà da parte di Leonardo Sciascia – così lucida nei suoi romanzi e nei suoi scritti giornalistici – si incontra in queste pagine con l’interesse e la curiosità che l’autore ha sempre nutrito nei confronti della fotografia. Per la prima volta viene qui proposta una galleria di scatti inediti realizzati da Sciascia attorno agli anni Cinquanta, appartenenti dunque al decennio de La Sicilia, il suo cuore, Favole della dittatura, Pirandello e il pirandellismo e Le parrocchie di Regalpetra, dove è già evidente tutto il senso della produzione letteraria di Sciascia.
Tramite queste immagini è possibile ricostruire una sorta di “geografia degli affetti” dell’autore (dalla “sua” Racalmuto alla famiglia, fino ai prodromi del suo celebre viaggio letterario compiuto con l’amico Ferdinando Scianna in occasione della lavorazione a Ore di Spagna). A completare il volume, due saggi nei quali Sciascia riflette sui concetti di sguardo, ritratto, tempo e realtà: Il ritratto fotografico come entelechia, un percorso a ritroso da La camera chiara di Barthes fino al concetto aristotelico di entelechia che prende in esame la rivoluzione del ritratto fotografico come espressione di disvelamento e, al contempo, di nascondimento, e Gli scrittori e la fotografia, una lucida disamina di quei rapporti, strettissimi, che legano fotografia, identità e tempo.

Leonardo Sciascia, Sulla fotografia, Mimesis

 

La parte più intrigante del piccolo volume sono sicuramente le 27 fotografie di Sciascia, accompagnate da altrettanti brevi estratti dai suoi scritti. Sciascia ha fatto la storia come scrittore, non come fotografo, e i suoi scatti non sono diversi dalle nostre fotografie (quelle che chiunque non essendo un professionista della macchina fotografica potrebbe realizzare): le vacanze con la famiglia, uno scorcio di paese che lo ha colpito, un panorama. Non sono fotografie straordinarie ma le trovo interessanti proprio per la loro normalità: raccontano lo sguardo dello scrittore sul mondo, sulla sua quotidianità, sulle cose che lo avevano colpito al punto da essere degne di essere immortalate e poi riguardate a casa con la moglie, o con le figlie, o come spunto per un racconto, un libro, una riflessione.

C'è poi di grande interesse e come incipit, l'introduzione di Mormorio al volume: dove si parla del suo rapporto con Sciascia ("il professore"), della genesi del volume e, ovviamente, di fotografia. Questa introduzione è stimolante, leggibile, comprensibile, per nulla cerebrale o involuta.
Siamo sulla soglia dell'inesprimibile. Ma approssimativamente: nulla è più vicino all'abolizione del tempo, tra le rappresentazioni che l'uomo sa dare della propria vita, della fotografia: ma al tempo stesso, nulla ne è più lontano.
Meno comprensibili, forse, maggiormente criptici sono i due brevissimi saggi di Sciascia sulla fotografia nei quali lo scrittore "...riflette sui concetti di sguardo, ritratto, tempo e realtà: Il ritratto fotografico come entelechia, un percorso a ritroso da La camera chiara di Barthes fino al concetto aristotelico di entelechia che prende in esame la rivoluzione del ritratto fotografico come espressione di disvelamento e, al contempo, di nascondimento, e Gli scrittori e la fotografia, una lucida disamina di quei rapporti, strettissimi, che legano fotografia, identità e tempo".
Saggi stimolanti ma, per me e per le mie conoscenze, troppo alti ed eruditi. Per lo più, quindi e purtroppo, difficilmente comprensibili.

Quindi, a chi è rivolto questo libro?
Si può iniziare a dire a chi non è rivolto: non è un libro sulla fotografia destinato a chi inizia a fotografare, questo è sicuro; e non è nemmeno un libro di fotografie da consultare per ragionare su tecnica e composizione (anche questo è sicuro). 

E', invece, un libro che potrà piacere molto agli appassionati di Sciascia scrittore, così come è un libro che apprezzerà chi è già dotato di una solida base storico-filosofica sulla fotografia, che vi troverà stimoli e spunti per crescere. 

Gli autori. Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989), scrittore, saggista, giornalista, poeta e docente italiano. Artista della parola e scrittore solitario, non intellettuale, come non amava definirsi o essere definito, ma uomo di lettere impegnato, è stato sempre attento al clima culturale a lui contemporaneo. I suoi volumi più famosi sono editi da Adelphi e Sellerio.

Diego Mormorio è nato nel 1953 a Caracas da genitori siciliani. Storico, critico della fotografia e saggista italiano, si occupa in maniera originale dei rapporti tra la fotografia e la cultura filosofica e letteraria.

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14 aprile 2022 4 14 /04 /aprile /2022 09:54
Il moscone in graticola

1. Il moscone se ne stette nel sole
forse un po’ stordito dal calore
Poi, alla fine,
prima di cuocersi in graticola
se ne voló via

 

2. Senso di sconforto
Senso di oppressione
Che mi stringe il petto
Nulla accade
Quasi nulla
Vorrei trasformarmi in pietra
E non sentire la goccia
che cadendo ad intervalli
la scava, la scava,
sino a dissolverla
Vorrei dormire
d’un sonno profondo, senza sogni
navigando in un mare di oblio,
misericordioso
Vorrei svegliarmi in un mondo nuovo
in cui vi sia la freschezza di un inizio
senza la memoria
di precedenti vite

 

E così sia

 

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11 aprile 2022 1 11 /04 /aprile /2022 10:34
Il cielo è sempre più blu

Il cielo è sempre più blu
I contorni dei monti e delle case
sono nitidi, iperreali
L’aria è ferma, quasi calda
L’odore della primavera é nell’aria
Gli alberi, dopo il lungo inverno,
tardano a sbocciare,
anche se la linfa
invisibile agli occhi
spinge verso l’alto,
con impeto
Cammino con i miei cani
a passo felpato
guardandomi attorno
osservando il cielo su di me
sorpreso che le nubi di ieri
si siano dileguate
anche loro in una morbida danza

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21 febbraio 2022 1 21 /02 /febbraio /2022 12:10
Il volo di Icaro

Un bel dì ho pensato di indossare
un paio d'ali
Le avevo appena trovate lì,
appese nell'armadio di casa,
il loro piumaggio era tutto polveroso
come se non fossero state usate da tempo

 

Un mistero
chi le avesse lasciate e perché
Le ho prese e le ho ripulite ben bene
sino a farle risplendere di riflessi iridescenti
che s’accendevano
nella luce piena del giorno

 

Dopo averle ammirate,
le ho indossate e mi calzavano a pennello
Ed ero tutto nudo
all’infuori di quelle ali

 

Preso da subitanea eccitazione
e inedita vigoria
sono uscito fuori in balcone
e ho spiccato il volo

 

Volavo e volavo
e, intanto, emettendo dei suoni celestiali
in un idioma a me sconosciuto,
provavo a chiamare a raccolta
altri volatori come me,
preso dal desiderio di condividere
tanta bellezza
e l’estasi vivificante del volo

 

Nessuno rispose al mio richiamo

 

Il Cielo, azzurrissimo, rimaneva vuoto
ed era ben triste tutto quel vuoto tinto di blu,
senza nemmeno una nuvoletta bianca
a tenere compagnia
a me, unico volatore

 

Allora, sono salito sempre più su,
in alto, in alto
verso l'infinito d’un blu
sempre più profondo
che trascolorava nel nero
e già intravedevo le stelle,
sino a quando il freddo siderale
ha bloccato i miei muscoli
e l’aria s'era fatta così rarefatta
che l'ossigeno ha smesso di nutrirli

 

Sono caduto a precipizio
le ali si sono scomposte
e mi sono state strappate via
e, in un attimo, a velocità supersonica
mi è venuta incontro la superficie del mare,
dura come il cemento

 

Mi ci sono sfracellato
con un tonfo sordo
e, poi, sono stato inghiottito dall'acqua
che è divenuta per sempre
la mia tomba liquida

 

La morale della storia è che, quando si trova un paio d'ali,
abbandonate nell'armadio
non bisogna mai rinunciare a usarle:
le ali erano state messe lì per te
Ed il volo è stato impagabile
Ora che son morto,
dopo che le ali mi sono state strappate via,
non lo rimpiangerò mai quel volo

 

Meglio un solo volo glorioso
che una vita intera di grigiore e inettitudine

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4 gennaio 2022 2 04 /01 /gennaio /2022 17:36
Irene Salatiello Crispi, la mia mamma (foto di Maurizio Crispi)

Nelle prime ore del 4 gennaio 2010 si è spenta la mamma.
Ha deciso di andarsene perché non voleva più essere di peso.
Poche ore prima di prendere il volo verso il Cielo, mi disse: "Maurizio, questa notte non voglio mettermi a letto. Rimarrò qui, seduta nella mia poltrona. Piuttosto portami la mia sveglia e caricala per le 5.00".
Io così feci. Portai la sveglia, la caricai e gliela misi accanto.
Poi, mi accomodai in una poltrona accanto. E mi appisolai.
Attorno all’una del nuovo giorno mi svegliai di colpo, per via dell’improvviso - innaturale - silenzio della stanza.
La mamma era immobile nella poltrona, così come l’avevo lasciata, ma non respirava piu.
Se n’era andata in pace e in silenzio. Così ho pensato, prima di essere travolto dalle emozioni.
Alle cinque del mattino la sveglia suonò imperiosa per ricordare a tutti noi che la vita continuava, anche senza di lei.
E il trillo di quella sveglia che risuonò tre ore dopo che lei ci aveva lasciato è stato indubbiamente uno dei suoi lasciti più importanti.
Oggi ricorre il 12° anniversario della sua dipartita e mi sembra ieri quando lei se ne è andata.
Dovunque si trovi, la sua anima, che continua a vivere nel ricordi di tutti coloro l’abbiano conosciuta, riposa in pace, assieme a mio padre e a mio fratello.

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3 gennaio 2022 1 03 /01 /gennaio /2022 17:46
Ricevuta Don Ciccio del 1984

Nella tasca di un giaccone che tengo in campagna ho trovato un pezzo di carta accartocciato.
Con molta lentezza, per evitare che si sbriciolasse, lo ho dispiegato.
Cos’era?
Nientemeno che la ricevuta di un pasto per due, consumato nella tipica trattoria Don Ciccio di Bagheria, nel lontano 5 gennaio 1984.
Esaminiamo quanto vi è scritto, voce per voce

Pane …….£1000
Primo……£4400
Carne…£10.500
Vino……….£800
Liquori….£1000
Servizio..£1000
Totale..£23.500


Sono rimasto stupefatto.
É che ormai non ci pensiamo più!
Quanto abbiamo perso nel corso degli anni!
Quei soldi pagati per un pasto completo in trattoria per due, corrisponderebbero oggi a poco più di 10 euro, giusto per pagarsi una pizza e una mezza birra…
Avevamo tutto e non lo sapevamo…

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20 dicembre 2021 1 20 /12 /dicembre /2021 09:11
Così è (foto di Maurizio Crispi)

Natale si avvicina a grandi passi
E' sempre troppo veloce il Natale
con i suoi passi felpati

Fine novembre, l'evento cruciale
cui tutto sembra debba convergere
sembra ancora lontanissimo
Poi è inizio dicembre e, all'improvviso,
i giorni e le notti
cominciano a vorticare
conducendo in un turbinio
gli assetati di feste
all'inebriante mulinello di gioia e ineffabili piaceri
prescritti da altri

E' scontato che tutto si debba ripetere
secondo un copione prestabilito
Dopo le attese festose ed ansiose della mia infanzia
dopo i preparativi accurati di doni e contro-doni,
in eventi affrontati per anni
con fedele attenzione,
adesso non ne posso più

Sono stanco
Vorrei essere libero da abitudini asfissianti
omologanti
tutti a fare la stessa cosa
come in una catena di montaggio
perché si deve
Il commercio ha rovinato la festa,
e non siamo stati noi umani
- badiamo bene -
ad averla rovinata

Sono stati il commercio e le parole vuote
di tutti i vacui parlatori
prezzolati della radio e della televisione
che ci infarciscono la testa di cazzate
e che ci uniformano ad un unico modello:
a tutti deve piacere la stessa cosa,
fatta nella stessa modo,
non si deve mai deviare dal solco principale

Occorre gioire quando viene dato il comando di gioire
Oppure piangere quando viene dato il comando di piangere

Sono state le multinazionali ad averla rovinata,
la festa (e le feste),
Big data e big pharma

Io dico basta
Non ne posso più più

Come una tartaruga mi ritiro nel mio guscio
ma anche lì non credo di poter essere al sicuro
da infiltrazioni nefaste

Anche alla tartaruga più sospettosa ed accorta
arrivano comunque il veleno delle microplastiche
e gli inquinanti dell'aria

Ed allora nascondo la mia testa sotto il cuscino,
per dormire e stra-dormire
non prima di aver messo i miei calzini,
usati un solo giorno,
a svaporare sul davanzale della finestra

 

calzini sul davanzale a svaporare (foto di Maurizio Crispi)

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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