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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 08:43

Il sogno del cavalloHo sognato che facevo un viaggio a cavallo...
In verità, eravamo in due - io e una donna - a viaggiare in groppa a quel cavallo.
Ed era un bellissimo cavallo roano, forte e mansueto.
Adattissimo per me che non ho alcuna dimestichezza con i cavalli.
Il viaggio era quieto e tranquillo, ma nello stesso avventuroso.
Si dipanava attraverso monti e valli, strette cengie di montagna tra pietraie senza un filo d'erba e fitti boschi.
Quando ci fermavamo per il bivacco, il cavallo molto tranquillamente, dopo aver pascolato si metteva a terra a riposare.
Mi dispiaceva soltanto di non avere con me la striglia per detergergli di dosso la schiuma e una coperta per ripararlo.
Ma lui non si lamentava. Aveva cibo abbondante a disposizione e l'acqua dei torrenti per dissetarsi.
Alla fine, arrivavamo in una casa dove c'era mia madre ad attenderci.
Mi pareva che fosse stata lì da sempre ad attendere me e la mia compagna di viaggio.
Io capivo che era stata proprio lei a mandarmi quel cavallo in regalo perchè potessimo viaggiare sino a lei.
E, dopo essere stati in sua compagnia per un po' di tempo, veniva per noi il momento di congedarci per  intraprendere il nostro viaggio di ritorno.

E' stato un sogno che ha lasciato dentro di me al risveglio una sensazione di grande pace interiore.

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22 aprile 2013 1 22 /04 /aprile /2013 14:10
Vagabondo a BolognaQueste sono delle notazioni che ho scritto per fissare le mie impressioni, quando il 1° aprile, dopo aver seguito una gara podistica, mi sono fermato per qualche ora a Bologna, in attesa che si facesse l'ora di andar ein aeroporto. C'era una strana atmosfera: erano le ultime ore del Lunedì dell'Angelo e nella città si respirava l'aria di un giorno di vacanza anomala, in cui la città è frequentata soltanto da coloro che non si sono dedicati alla consueta gita fuori porta.

A Bologna fa ancora luce quando ci arrivo, al termine di una gara podistica, ma è tutto freddo e grigio... 

Alberi che protendono i loro rami rami spogli al cielo, come braccia nude slanciate verso un dio muto e senza orecchie per sentire, in un cielo grigio e vuoto.
E poi, mentre cammino con il piccolo zaino sulle spalle, ecco che si impone anche una pioggerella fredda ed insistente 
La città è agli sgoccioli del giorno di festa.
Viandanti si affrettano pigri verso gli ultimi sprazzi di un giorno di bagordi oppure indolente, a seconda dei casi. 
Mendicanti sotto i portici, con i cartelli rozzi vergati a mano in cui chiedono qualche lira oppure dichiarano di aver fame o che hanno tanti bambini da sfamare (gli strumenti del mestiere...)... 
Un suonatore di fisarmonica con le sue noti tristi... 
Vagabondo a BolognaUna cartomante gitana accovacciata davanti al suo banchetto con il suo mazzo di tarocchi ma non c'è nessun cliente a cui predire la sorte. 
Altri musicanti da strada che si preparano a suonare ed intanto accordano i propri strumenti e dispongono l'immancabile recipiente per la raccolta degli oboli.
Gente che va e gente che viene al freddo e poi sotto la pioggia.
Gente seduta ai bar all'aperto riscaldati da grosse stufe da outdoor che generano l'impressione di tanti falò accesi nella notte. 
Gente che tace e gente che chiacchiera, di cose futili
E poi, dopo un viaggio in un bus vuoto come dopo il giorno dell'apocalisse in una città popolata solo di spettri (sia di mendici e di umili, sia di festaioli), c'è l'aeroporto con i suoi enormi spazi vuoti e le sue pareti di plastica e metallo: un antro deserto ed inquietante dove di tutto potrebbe accadere. 
A sorpresa, mi imbatto in un assaggio di foto di una mostra dedicata a Lucio Dalla e inaugurata all'inizio dell'anno con opere di fotografi bolognesi 
Il pulitore di colore che, armato di ramazza e super-mocho, lustra i pavimenti attorno a me e, sentendomi sbadigliare, mi dice: "Hai molto sonno". Una frase insignificante, ma è significativa perché è la prima che sento pronunciare, proprio indirizzata a me dopo molte ore...

E poi altri dormienti attorno a me, tutti abbandonati fiduciosi, e alcuni si sono levati le scarpe per dare respiro ai piedi.
Alcuni, come me, hanno scelto di rifugiarsi in luoghi isolati. 
Altri, invece, preferiscono raggrupparsi e, forse, dalle piccole aggregazioni di dormienti scaturisce il senso di una maggiore sicurezza.
Vagabondo a BolognaE la sensazione del pavimento duro e freddo, quando mi distendo a terra per riposare un po' meglio, il cappuccio della felpa calato sugli occhi, per proteggere gli occhi dalla luce e la testa nuda da spifferi di aria gelida.
Poi, al risveglio, con la bocca ancora impastata, le abluzioni veloci nel bagno pubblico e un vago sentore di cornetti precotti riscaldati al forno che pervade i grandi spazi e che, immediatamente, suscita la voglia del primo caffè.
Comincia a sentirsi l'echeggiare delle rotelle dei trolley tirati avanti ed indietro, ma anche il rumore dei passi cadenzati di gente che vaga alla ricerca di qualcosa.
Alcuni alla ricerca della gate d'imbarco del proprio volo.
Altri alla ricerca di se stessi, forse.

In fondo, siamo tutti alla ricerca di noi stessi.

Alcuni sono irrequieti perché questo non lo sanno, e si smarriscono a fare una quantità di cose futili, invece di concentrarsi sulle poche cose essenziali, quelle che contano veramente.

Ed è quasi giorno.
Un nuovo giorno.
Uno di tanti.


Vagabondo a Bologna

La prima versione di questo scritto faceva così ed era anche un po' più autobiografico.


Antichi portici 
rigurgitano
di viandanti indolenti
nel giorno di festa
che volge alla fine
C'è un uomo che suona
una fisarmonica triste
E una donna gitana,
seduta ad un banchetto,
rimesta i suoi Tarocchi
in attesa di un cliente
cui predire la sorte
Gli alberi spogli
protendono le loro braccia nude
al cielo che trascolora,
come in preghiera
Io
cammino e cammino,
homeless 
per la notte che verrà
E il mio cuore inquieto
vola lontano
verso la Terra di Albione


Vagabondo a Bologna


Vagabondo a Bologna



Foto di Maurizio Crispi
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17 aprile 2013 3 17 /04 /aprile /2013 18:51

This land is my land

 

Ritorno da un viaggio...
Appena sbarcato dall'areo

sento odore di erba fresca appena falciata e di terra umida
Un profumo che s'avverte

solo qui in terra di Sicilia
(ed è sempre questo intenso stimolo stimolo ofattivo
a darmi il benvenuto

e a farmi sentire a casa

 

 

L'autobus viaggia nella notte
silenziosa
da Trapani a Palermo

C'è della poesia nell'aria
se ne percepiscono le note sottili

E tra Segesta ed Alcamo
solca fitti banchi di nebbia
che si presentano all'improvviso 
e paiono strani

E l'autostrada è deserta.


Sbarco dall'autobus
 

Tutto è pace e tranquillità.

 

Di nuovo, sono penetrato da vivide sensazioni ofattive


E questa volta è il profumo intenso e sontuoso dei glicini in fiori
e quello dei pittosfori

Dico a me stesso, mentre assaporo gli aromi della mia terra,
è bello essere a casa

Poi all'indomani,
traffico,
smog e gas di scarico,
gente sgarbata che non si sa comportare,
code negli uffici e i soliti furbetti che scavalcano,
gente che urla,
clacson suonati a tutto spiano,
all'insegna dell'imperativo "Arrasati!"
cumuli di monnezza maleodorante,
gente che si tura il naso per il tanfo
e tira dritto

Un po' di tristezza, indubbiamente.

Raffrontando le essenze e gli aromi spontanei d'una terra benigna,
con tutto questo
si comprende che è colpa degli uomini, non della Terra

La Terra è in sè buona
la Terra rimane sempre bellissima,
per quanto vilipesa, offesa, deturpata, scempiata

This Land is my Land

 

This land is my land

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16 aprile 2013 2 16 /04 /aprile /2013 13:34

DSC03770.JPG

 


Aerei solcano il cielo, 
alcuni con un rombo
s'avvicinano maestosi
e diventano via via piu' grandi
(quasi sembra che possano cadere sulle case),
altri s'allontanano, assumendo presto
l'aspetto di stelle vaganti
nella volta stellata orfana di stelle


Vite che si intrecciano,

vite che si separano,
vite che s'avvicinano
e si fanno contigue,
in un nodo che lega il mondo
in un unico fascio

Il vento soffia lieve 
e agita i rami del'albero vicino
con un fruscio sottile

Nella distanza pulsano
le luci di alte torri,
sicntillante skyline della modernita'

E i treni della metro
sfilano instancabili
trasportando altre vite
in incessanti viaggi
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9 aprile 2013 2 09 /04 /aprile /2013 15:01

Detti popolari. Gaddina chi camina s'arricugghie ca' vuozza chinaL'altro giorno, ho imparato questo detto popolare (in Siciliano) che fa "Gaddina chi camina porta a' vozza china...", del quale esistono altre varianti come "Gaddina chi camina s'arricampa ca' panza china" oppure "Gaddina chi camina s'arricugghie ca' vuozza china" in cui "vuozza" sta per gozzo (quel particolare organo che precede lo stomaco nel quale molti volatili che si nutroo di semi duri immagazzinano il cibo e, letteralmente, lo triturano, prima di farlo passare nello stomaco.

Il proverbio dialettale me l'ha insegnato la Signora Maria (la nostra governante), commentando il fatto che, quando esco di casa per camminare o per correre, trovo sempre qualcosa di interessante (e che merita di essere recuperato) e la riporto a casa.

Ero appena ritornato dalla mia corsa mattutina con un piccolo bottino, il cui ritrovamento mi aveva riempito di inattesa letizia: un meraviglioso spaventapasseri, dall'aria molto amichevole, che è stato subito collocato sulla porta di casa, a fungere da "Guardiano di porta"...

Mio figlio mi dice sempre (con un certo rammarico): "Papà, ma tu trovi sempre un sacco di cose!".
E io gli rispondo: "Basta guardarsi intorno mentre si cammina, intorno, a terra, davanti a te, ma mai con l'idea che guardi per trovare qualcosa. Devi avere l'animo sgombro da qualsiasi desiderio e da qualsiasi aspettativa. E allora le cose vorranno farsi trovare da te".
Lo Spaventapasseri, ora eletto al rango di Guardiano di Porta, mi ha colpito perché mi ha ricordato uno dei miei caratteri preferiti de "Il mago di OZ": è uno di quei personaggi che fanno da comprimari a Dorothy del Kansas e che l'assistono nelle sue avventure, i quali - pur dichiarando di essere senza qualità - dimostrano poi nelle loro azioni di possedere proprio quella qualità, che dicono di non avere, in massimo grado.


PS - Il detto siciliano significa nelle sue diverse varianti (però nella traduzione se ne perde la rima): "Gallina che cammina porta a casa la pancia piena"...

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9 aprile 2013 2 09 /04 /aprile /2013 14:53

Il mio Manifesto: L'altro giorno, mentre correvo, sono passato vicino a tre tizi che discutevano animatamente. 
Uno dei tre, proprio al mio passaggio, ha proclamato con voce alquanto rozza e stentorea: "Iò sugnu du Quarantanove"...
Io sono passato oltre, trascinato dalla foga della corsa.
Eppure, avrei voluto tornare indietro, stringergli la mano e dirgli: "Minchia, Cumpà, puru io sugnu du Quarantonove!"...

Poi, però, ho proseguito.
Eppure, questa frase mi è piaciuta e mi ha messo molta allegria.
La prossima volta che dovrò dire la mia età, adotterò propio questa frase, ma detta con voce stentorea e senza titubanze: "Io sugnu du Quarantanove!"...

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7 aprile 2013 7 07 /04 /aprile /2013 09:39

TraguardiPer puro caso, l'altro giorno, ho guardato la data di scadenza della mia Carta d'Identità...
E ho visto che, siccome, il documento ha una validità decennale, andrà in scadenza nel 2022.
Vedere questa data stampigliata sul retro del mio documento d'identità, mi ha un po' spaventato, un po' mi ha dato le vertigini.
Immaginare me stesso da ora (che di anni ne ho 63) a 10 anni più in là è un bel problema, di fatto.
In 10 anni possono accadere molte cose, francamente di tutto.
E, anche se fossi animato dal più fiero ottimismo, non mi sentirei di sottoscrivere con fermezza l'idea che potrò utilizzare questo documento d'identità sino alla sua scadenza naturale.
Io, come mi ritrovo a pensare con un certo realismo (ma anche con un certo dolore), potrei estinguermi prima di quel documento per un qualsiasi incidente di percorso.
L'esperienza della vita e della morte di mio padre mi ha insegnato ad essere prudente nel manifestare con entusiasmo eccessive speranze di longevità.
Mio padre, infatti, facendo riferimento al fatto che gli uomini delle due famiglie da cui lui si era originato (Orestano erano le radici della madre Erminia), soleva dire che lui avrebbe vissuto a lungo e che avrebbe avuto tutto il tempo di fare tante cose.
E, invece, la sorte volle che lui dovesse morire anzitempo, quando ancora era nel pieno delle sue forze.
Mio padre morì a 54 anni, io fra pochi mesi sarò vissuto più a lungo di lui di 10 anni.
Pensare che la mia vita possa protrarsi molto oltre quella di mio padre, mi dà un senso di vertigine e forse anche un lieve senso di colpa, perchè io sto sopravvivendo, laddove lui, pur avendo tante cose da fare, se ne è dovuto andare prima.
Non mi piace pensare a questa scadenza del mio documento d'identità, spostata in avanti di 10 anni: mi si attiva nella mente una sorta di gara tra me e il documento di identità.
Chi resisterà sino alla data di scadenza?
Mi piace pensare piuttosto a piccole mete intermedie: così come, quando correvo le gare di 100 km, non pensavo mai al traguardo finale dei 100 km perchè quella meta mi pareva incommmensurabile ed irraggiungibile, e preferivo concentrarmi esclusivamente sul traguardo dei prossimi 5 km. E quindi procedevo così, di cinque chilometri in cinque chilometri, affidandomi al buon senso e all'improvvisazione, perchè in fondo "non si può mai essere del tutto pronti" per arrivare alla fine di una gara di lungo corso, come per correre sino alla fine la corsa della nostra esistenza.

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4 aprile 2013 4 04 /04 /aprile /2013 20:03

E rieccomi a Piazza Magione

Piazza Magione, palermo (dal web)


Dall'ultima volta che ci sono passato sono trascorsi alcuni mesi
E non è certamente venuto da queste parti un mago Merlino con la sua bacchetta magica a ripulire tutto con un incantesimo
La monnezza e il degrado che mi avevano colpito allora ci sono ancora immutati, forse accresciuti, purtroppo
I conci di tufo che delimitano le fondamenta degli antichi edifici sono stati in parte divelti
Le assi di alcune delle panchine di legno sono state asportate
Insomma c'è di che per stare allegri!
Ma allevia la visione dell'incuria e della monnezza sparsa qua e là (in procinto di trasformarsi in reperto archeologico o di completare un processo di mineralizzazione), il verde risplendente dei prati e gli alberi nei quali si indovina una tensione pronta ad esplodere, soprattutto in quelli che, in autunno, hanno perso le foglie.
Allevia la sgradevole sensazione di degrado anche il fatto di vedere tanti che "usano" il posto in modo buono: una ragazza distesa a prendere il sole e accanto il suo cane
Un'altra che porta a spasso un cagnone

Cagnolini, cani, cagnoni: un complemento indispensabile del mondo, presenze assidue e costanti
Un ragazzo del posto, intento a far coccole ad un cuccioletto di cane, mentre se sta seduto all'ombra dell'alto edificio ornato di grandi graffiti e dalla facciata butterata che un tempo ospitava le suore di Madre Teresa di Calcutta
Una coppietta si fa le moine su una delle poche panchine rimaste intatte
E c'è anche un gabbiano isolato, in mezzo a tanti piccioni che pascolano tra l'erba e le commessure dei grandi lastroni di pietra, alla ricerca di bocconcini gustosi
L'arrivo improvviso d'una scolaresca che si ferma attorno alla statua di Padre Pio, schiamazzando e facendo giochi di corse e rincorse e poi indugiando a fare la sua brava merenda
Frida, curiosona, si protende verso gli scolari e alcune delle bimbe si avvicinano a coccolarla un po' e prima mi chiedono il permesso (ma non realmente per educazione, solo perché timorose di un'improbabile aggressività da parte della canuzza).
Io sorbisco un caffè al solito bar di sempre, Il Cokito, mentre fumo una sigaretta, pensoso.
Penso a dei fili magici che si protendono attraversano l'aria e che stabiliscono dei collegamenti con chi sta molto lontano, consentendo il movimento incessante di energie, di forze e di calore
E poi, me ne sto un po' ad aggiornare la mia agenda, un po' sonnacchioso e via via riscaldato dal sole i cui raggi picchiano sempre di più
Poi, leggo per un po' e la batteria del telefono sta per scaricarsi e non ho quasi più credito residuo.
E quindi, mi sento un po' paralizzato, isolato, "insulare"
Ma chi vive sulle isole deve per forza essere abituato a questo!
E poi, quando vado via, ci sono altre coppie che prendono il sole, distese su quegli scampoli di prato verde-smeraldo e che chiacchierano in un tempo fermo, senza troppi accadimenti e senza frenesia.

Ed io sono sempre pronto ad alzarmi, per andare altrove
La verità, l'essenza delle cose, si trova sempre nell'intervallo che ti separa dal posto dove sei all'altrove dove stai andando o dove vorresti arrivare.


Foto di Maurizio Crispi

Di nuovo a Piazza Magione di Palermo, ma ora è primavera
Di nuovo a Piazza Magione di Palermo, ma ora è primavera
Di nuovo a Piazza Magione di Palermo, ma ora è primavera
Di nuovo a Piazza Magione di Palermo, ma ora è primavera
Di nuovo a Piazza Magione di Palermo, ma ora è primavera
Di nuovo a Piazza Magione di Palermo, ma ora è primavera
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21 marzo 2013 4 21 /03 /marzo /2013 23:30

De sidera

Luna alta nel cielo,
quasi una metà perfetta

Venere, più in basso,
risplende

Ardono i roghi
della notte di San Giuseppe,
secondo il ripetersi
delle antiche usanze pagane
all'arrivo dell'Equinozio di primavera

Il silenzio e il mistero della notte
sono rotti dal crepitio delle fiamme

e lacerati da una sirena
che passa e va,
andando subito in dissolvenza,
come le braci dei falò
perdono vigore
trapassando dal rosso cupo nel cinerino

Chi volge lo sguardo al cielo notturno
nello stesso momento
in cui lo faccia un altro
in un diverso luogo

con gli occhi e con il cuore

potrà vedere le stesse cose

 

De sidera

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20 marzo 2013 3 20 /03 /marzo /2013 01:41

DSC09623.JPG

 

 

 

Ho comprato scarpe e calze

Ho un nuovo zaino

 

Mi sono liberato le spalle

dal peso delle pietre

a cui ero avvinto

 

Quando sarà plenilunio

come un pellegrino mi incamminerò,
a passo sicuro e leggero

 

E per orientarmi

di notte seguirò le stelle

e di giorno un possente albatro

con il suo volo mi indicherà la via

come una scheggia di luce

che risplende

nell'alto di cieli blu profondo


e oltre

 

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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