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18 gennaio 2015 7 18 /01 /gennaio /2015 06:16

L'alba di un nuovo giorno

 

L'alba di un nuovo giorno s’accende,
mentre ancora domina il silenzio della notte
Il mio fondo schiena,  
appiattito da una lunga sessione mattutina davanti al PC,
urla e protesta
Ho già fatto quello che volevo fare, per oggi,
e mi ritengo soddisfatto
Ora mi attende un po' di ginnastica casalinga, alla buona,  
per rivitalizzarmi
Il cielo ad est si illumina d’una vaga sfumatura di arancio
La falce di luna, sempre ad est, brilla cospicua
nell'area del cielo ancora di un profondo blu che volge al nero.
Aerei con le loro luci ammiccanti
intersecano rotte
come alieni che solcano i cieli su argentee navi spaziali
Dalla mia torre di cristallo scruto il mondo
Fogli volanti, pagine sparse e libri alati turbinano attorno a me
Alcuni di questi esseri fiabeschi
premono impetuosamente contro i vetri delle finestre
perché vorrebbero uscire e volare nel mondo
Voci sussurrano e raccontano storie
su quanto sia vasto e misterioso il mondo,
al di là del banale che ci viene propinato

E, all'improvviso, sento vivido nelle mie narici
l'odore delle posidonie portate a riva dalla mareggiata
e l'odore aspro della salsedine,
in un altro tempo e in un altro spazio

È sabato,
sabato,
sabato,
uno dei tanti giorni dell'eterno ritorno

(Tarling Street, 17 gennaio 2015)

 

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7 gennaio 2015 3 07 /01 /gennaio /2015 23:04

Quelli che non si fanno i cazzi loro e gli pseudo-buoni samaritani

Corro spingendo il passeggino da corsa (Baby Jogger) mentre Gabriel dentro se ne sta tranquillo e al caldo.

 Incrocio alla Villa dello Stadio una coppia e lei sbotta: "Uh! Corre con il bambino! Ma così lo strapazza!".

Più avanti, una zingara questuante all'incrocio, da lontano mi grida: "Il bambino prende freddo!"

Vado al cinema con mio fratello. Lo lascio per un attimo "parcheggiato" davanti all'ingresso secondario, che è privo di barriere architettoniche, mentre vado ad avvertire il personale perché ci apra la porta dall'interno. Sopraggiunge una donna di mezz'età affannata per essere quasi a passo di corsa che grida verso di me, concitata e con tono di rimprovero: "Ma come lo lascia da solo! Ma che sta facendo?", quasi io fossi un criminale reo di abbandono di un bambinetto di pochi mesi.

A tutti i costoro, dico: "Ma via, fatevi i cazzi vostri!"

Non ne possiamo più di questi pseudo-buoni samaritani sempre pronti a dire la loro! E altrettanto pronti ad interferire con il tuo operato in nome della loro giusta causa!

 

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e dei briganti lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede al locandiere, dicendo: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno» (Vangelo secondo Luca 10,25-37) 

 

Quelli che non si fanno i cazzi loro e gli pseudo-buoni samaritani 

Il Buon Samaritano (Van Gogh)

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3 gennaio 2015 6 03 /01 /gennaio /2015 06:20

Quel che rimane, quel che ci aspetta

 

Giorno dopo giorno,

vita dopo vita

 

Al mattino presto

quando è ancora buio pesto

dominano i rumori della spazzatura che viene ritirata,

sacchi pieni di vetro scossi e triturati dal Barong innominabile

e il frastuono della sua rumorosa ruminazione

 

La vita procede come sempre

nel suo alveo

 

Un Natale e un Capodanno sono pasati

come sempre

Cosa è cambiato? Niente!

Un tempo quello tra le due festivita di fine anno

era periodo - per quanto breve - di bilanci e grandi aspettative

di attese di rivolgimenti, 

di speranze di cambiamenti

e di trasformazioni cruciali e definitive

di punti di svolta

Oggi niente più

c'è alle porte soltanto un altro anno che verrà 

uno in meno da vivere

uno in più nel conto di quelli trascorsi

da annullare con un frego rosso

 

Cosa è successo?

Niente! E, forse, molto...

Ho avuto un altro figlio

che ora cresce rigogliosamente

Mi sono sposato per la seconda volta

Scrivo e medito

faccio foto

leggo a più non posso

e mi imbottisco la mente di avventure e di mondi

per il momento, almeno,

facendo scongiuri,

la salute non mi manca

Ci sono tutti gli ingredienti

per poter dire: il bilancio di quest'anno è stato buono,

non siamo ancora alla bancarotta

e possiamo guardare con fiducia a quello che verrà

Ma in un angolo del nostro cuore

siamo sempre come quel pastore nomade 

nelle steppe asiatiche che a notte

mentre il suo gregge dorme

lui solitario guarda alla luna

vagabonda in cielo,

anch'essa solitaria

 

Quel che rimane, quel che ci aspetta

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21 dicembre 2014 7 21 /12 /dicembre /2014 04:51

Una casa metafisica in riva al mare

 

Silenzio

Silenzio

Silenzio

 

Una casa semplice,

appena un cubo di pietre d'aspra cementate

senza fronzoli

Il tetto piatto per raccogliere l'acqua piovana

Porte e finestre che si aprono sul mare

Solidi infissi di legno per proteggere dal vento e dai marosi

 

La casa è vuota e priva di arredi

Nudi pavimenti di cotto puliti

 

Da quando ci sono arrivato,

mi aggiro tra quelle mura,

passando da una stanza all'altra,

affacciandomi sul mare muto

 

Penso che potrei fermarmici

Non c'è anima viva, però

 

Sono solo

 

E' un sogno?

Oppure la realtà?

Non so

Non è che poi cambi molto,

sogno o realtà per me pari sono

 

Contano solo gli ingredienti

Una casa vuota o svuotata di ogni cosa

Un'anima inquieta che finalmente si posa

Il mare di fronte immenso

L'orizzonte lontano appena increspato

dove il blu del mare e quello del cielo si mescolano

Il vento che mormora

e ogni suo soffio accentua la sensazione di solitudine

 

Presto, mi rimetterò in cammino

Ma intanto questa casa vuota è un rifugio accogliente

per un po' di quel tempo che ancora rimane

 

 

Una casa metafisica in riva al mare

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13 dicembre 2014 6 13 /12 /dicembre /2014 06:43

In viaggio con un bagaglio sui generis

 

Ero in viaggio

e trasportavo tutti i miei averi

in un baule a ruote

a forma di cassa da morto

 

Ero prigioniero d'un sogno bloccato

 

Sapevo che c'era un punto importante

dove sarebbero accadute cose rimarchevoli,

ma non riuscivo mai ad arrivarci 

 

Ogni volta si verificava un rapido rewind,

il nastro si riavvolgeva 

e tornavo indietro al punto di partenza

cioè al viaggio

condannato all'iterazione infinita

 

Quel baule a forma di cassa da morto

con le ruote

aveva un che di consolatorio

un po' memento mori come per Quiqueg

un po' strumento di salvezza come per Ismael

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24 novembre 2014 1 24 /11 /novembre /2014 17:54

Tutti portiamo dentro di noi tracce fossili: sono i segni lasciati da chi non c'è più e da chi abbiamo perduto. La scritta a mano su una busta; i punti consumati su una scala di legno; il ricordo di un gesto familiare che faceva chi ci ha lasciato, ripetuto così spesso da aver scavato un solco nell'aria e nella mente: anche queste sono tracce fossili. A volte tutto quel che resta di una perdita è una traccia. E a volte può essere più facile serbare in cuore uno spazio vuoto che non la presenza stessa.

Da Robert McFarlane, Underland. Un viaggio nel tempo profondo (titolo originale: Underland, nella traduzione di Duccio Sacchi), Einaudi (Supercoralli), 2020

Una pagina di diario paradossale che comincia con una negazione subito dopo negata

Il passato è sempre stato importante per me, ma questo è ovvio; in fondo, per chi non lo è?
Ho sempre pensato che il modo di essere nel presente sia condizionato in qualche modo dalle esperienze passate - nel bene e nel male - e che quindi nasca e si sviluppi con continue nuove ramificazioni che si originano proprio dal passato.
Il presente è come un albero che cresce con nuove ramificazioni le cui radici profonde e altrettanto ramificate sono il nostro passato.
Tutto del nostro passato é prezioso, eventi buoni ed eventi "cattivi", perfino cose apparentemente inutili, ma che hanno avuto un loro effetto.
Ho coltivato il mio passato come una cosa preziosa, malgrado tutte le sue imperfezioni, i suoi fallimenti, le sue perfettibilità e l'ho coltivato, cercando sempre di ricordare e di raccontare per poter tramandare.
La mia vita - come traccia di un uomo - può essere importante: non voglio che sia buttata via come una paglliuzza nel vento, destinata a disperdersi nell'ampio cielo.
E, di conseguenza, mi sono dedicato alacremente a metter insieme frammenti di memorie passate e a farli rivivere nel presente, mettendo me stesso in prima fila nelle storie di cui io, al tempo stesso, volevo essere il contastorie.
Ma sento di aver fallito... Questo compito di lavorare sulla memoria, che mi sono dato e che mi ha impegnato per anni, non ha portato a nulla di significativo.
Ho l'impressione che quelle che dico e scrivo siano parole buttate via nel vento.
Sono sfiduciato, anche perchè ho l'impressione non tanto che il passato non si sbiadisca  (le memorie più antiche raramente si cancellano o si perdono), ma che piuttosto vada perdendo di  importanza.
Come se non me ne importasse più di tanto.
Non c'è più un passato mitico da ricordare.
Mi sembra che qualsiasi ricordo sia fatto di cose banali ed insignifcanti che, possibilmente, non interesseranno nessuuno e nemmeno a me stesso.
E mi sento perduto nel bel mezzo d'un inverno gelido, uomo senza memorie, perchè fondamentalmente uomo senza qualità.

Cammino per strade che mi sono estranee
Penso che se cadessi o se morissi all'improvviso, in mezzo alla via, nessuno potrebbe essere avvertito.
Fantastico che, in tal caso, rimarrei a lungo uno sconosciuto alla morgue e che nessuno verrebbe a reclamarmi.
Ma so che, in realtà, questo non è vero.
E' soltanto una mia fantasia distruttiva all'opera.
Nessuno può vivere senza lasciare tracce e senza avere su di sé indizi ed elementi che consentano di attivare percorsi di ricerca e d'identificazione.
Una pagina di diario paradossale che comincia con una negazione subito dopo negataChi sono? Da dove vengo? Dove vado?
Certo è che se ne ho appena l'occasione, anche tenue ed irrisoria, e mi ritrovo a rievocare il passato, c'è un passato lontano che riemerge e che mi conduce ai miei genitori che, ciascuno in modo diverso mi hanno plasmato.
Il senso del dovere e della disciplina.
La costanza del sacrificio quando questo sia necessario.
O perfino saper vivere nel sacrificio e nella rinunzia.
E, paradossalmente, la gioia di vivere, la curiosità verso l'ignoto, il desiderio di andare a vedere ciò che sta al di là dell'orizzonte e qualche volta la trasgressione.
La possibilità di trovare la gioia ed un momento radioso anche nei giorni più cupi.
L'amore - se non la passione - per la cultura.
L'amore e l'odio.
Non puoi veramente amare - retrospettivamente - i tuoi genitori, se non li hai anche odiati, per averti messo al mondo, per averti plasmato, per averti costretto a vivere a lungo nella loro ombra.
E quest'odio, perchè tu possa amarli liberamente (anche nel ricordo, quando non ci sono più) deve poter fluire liberamente, diventando parte dei tuoi pensieri consapevoli.
Ho sognato poche notti fa che ero in una grande casa nuova, appena finita e ancora senza mobili, caratterizzata da grandi spazi funzionali.
Ed io ero lì che mi ci aggiravo, un po' sorpreso, un po' meravigliato, ma con il piglio di chi si sente a proprio agio in un posto tutto suo.
E cominciavo a pensare di mettermi a riorganizzare gli spazi.
Centrale nella pianta della dimora era una grande e luminosa cucina, unico ambiente già arredato con pensili e ripiani funzionali, tutto di un bianco candido all'infuori dei piani di lavoro di granito grigio ben levigato e lucido e dei punti di cotturo di acciaio scintillante.
A titolo di esplorazione aprivo alcuni dei pensili e sbirciavo all'interno: e c'erano pile e pile di panini imbottiti avvolti nella pellicola trasparente che offriva una veduta del loro contenuto, e poi innumerevoli confezioni di frutta sottovuoto in speciali contenitori di plastica.
Si apriva la porta ed entrava mia madre.
Come se il tempo non fosse passato, mi appariva come era quando era  ancora nel pieno delle sue forze e straordinariamente attiva, come se avesse dentro di sé l'energia di quattro diverse persone.
Se penso ai miei sonni, alle mie cadute improvvise in un incoercibile stato letargico, non posso non chedermi come facesse lei che era sempre attiva e che contemporaneamente seguiva con rigore il richiamo del dovere senza tuttavia perdere quello del proprio piacere personale, poichè coltivava la buona letteratura, il piacere per il teatro, la musica, il cinema e molto altro.
Qualche volta quando era sconfortata e stanca, soprattutto negli ultimi anni, invocava: "Mamma! Voglio la mia mamma!"

E quando ero piccolo, ma anche più avanti negli anni dell'adolescenza, non c'era giorno che non mi desse la buonanotte tracciandomi con un dito il segno della croce sulla fronte.

E mi sono svegliato con la persistenza di questa traccia, radiosa e confortante.

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18 novembre 2014 2 18 /11 /novembre /2014 08:57

Guardando nel pozzo nero della notte

La sirena di un'ambulanza o della polizia

lacera con violenza l'aria della notte

I festoni deli luci colorate sulla facciata del Dockside Hotel sono spente

Nel momento in cui il buio è più profondo,

ma tutto trascolora già nell'alba incipiente

si muore di più

E' un dato di fatto

che la Nera Signora ci ghermisca

quando il sonno è più profondo

 

Dopo l'urlo di quella sirena tutto tace nuovamente

la città dorme

 

in un silenzio di tomba

luci occhieggiano nella distanza

l'aria è ferma, senza una bava di vento

Non piove, stranamente

 

Sogni lontani che si fanno evanescenti:

da un po' non bussano più alla mia porta

 

Avrei bisogno di un dream-catcher

 

i sogni ci sono, invero, tumultuosi e colorati,

una notte dopo l'altra

 

Eppure non lasciano traccia

o sono io troppo pigo per cercare di catturarli

o devitalizzato

 

Forse sto scrivendo queste righe

proprio per questo scopo,

come a voler creare con le parole

un piccolo acchiappasogni portatile

nel quale sogni e desideri, paure ed orrori

rimangano impigliati e dove io possa contemplarli

 

Forse è perché sta arrivando l'inverno

con il buio e con il freddo

e tutto il suo corteo di dignitari tristi,

vestiti di nero come becchini

e tutto sembra cadere in letargo

e spegnersi senza più vitalità

come quelle foglie secche e ingiallite

che, una alla volta, cadono fluttuando e danzando,

vinte dalla forza di gravità

 

C'è la luna in cielo

solo un esile spicchio con la gobba rivolta ad Est

gobba a Levante luna calante -

un buon segno, dunque

la luna sta per scomparire sotto l'orizzonte

ma ciò significa

che, rigenerata, risorgerà

seguendo il suo corso immutabile

una rassicurazione sull'eterna ciclictà delle cose,

delle morti e delle rinascite,

fino alla fine del mondo

 

Nulla finisce per sempre,

tutto risorge

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26 agosto 2014 2 26 /08 /agosto /2014 07:54

Il salto di un giornoIl sole risplende.

La temperatura è mite, per i parametri londinesi...

Il riflesso accecante d'un raggio di sole rimbalza dai uno pannelli di vetri del "20 Fenchurch Street", uno dei grattacieli della skyline di Aldgate, nel cuore della City of London, che in un movimento ascensionale verso l'alto si espande dinamicamente a fungo.

La strada sotto di noi è quieta tranquilla, pochi passanti, praticamente nessuno.

Rare le auto.

Nessuno dei soliti furgoni per la consegna a domicilio , né di quei enormi bestioni refrigerati che consegnao le derrate ai supermercati della zona.

Tutto è relativamente sonnacchioso.Runner rilassati che si dirigono  verso il Thames Path. 

Perifno le sierene dei firemen e della polizia sembrano essersi messe a riposo.

E' sabato!

Strano! Ero convinto che oggi fosse venerdì.

Da qualche parte nel passaggio da mercoledì ad oggi, mi sono perso un giorno.

Ho fatto un salto di un giorno.

Niente avrebbe potuto distogliermi dalla convinzione fermissima che avevo al mio risveglio che oggi fossimo ancora a venerdì.Pensavo tra me e me: "Oggi, Maureen tornerà al lavoro ed io avrò ancora un giorno da trascorrere con babacino".

Mi accingevo, insomma, ad uno dei giorni della routine infrasettimanale, quella lavorativa (per me).

E invece no!

E' sabato!

Ma nello stesso tempo sono dispiaciuto per questa momentanea perdita di awareness.
Ma, nello stesso tempo, oso pensare che un giorno mancante nella propria consapevolezza è anche un giorno non vissuto, quindi - possibilmente - ancora da vivere.

E allora non va visto come una perdita questo "salto di un giorno", ma come un possibile guadagno!

Quella stessa attenzione - lucida e fluttuante al tempo stesso -  che mi porta a osservare con mente libera e sgombra da pregiudizi e da categorie ogni dettaglio di ciò che mi circonda ed a incamerarlo nella memoria.

E a trovare cose, dai piccoli oggetti materiali smarriti, all'osservazione di piccoli detttagli memorabili, alla repentina registrazione di immagini memorabili (per me) con la mia macchinetta fotografica compatta.

Il tempo è scandito dai piccoli eventi quotidiani, dalle letture che procedono a piccoli o grandi passi, a seconda.

Il salto di un giornoDai libri che finisco di incamerare nella mia mente e che posso riporre (o archiviare), dopo averne scritto una piccola recensione.

Dal diuturno lavoro richiestomi per tenere aggiornato il Magazine online di cose sportive e il mio blog diaristico, ai quali entrambi voglio dedicare eguali attenzione ed energie. 

Dalla preparazione dei pasti e dal loro consumarli assieme.

Dal desiderio di scrivere ogni giorno qualcosa di nuovo e di creativo che fa da contraltare al desiderio e allo sforzo altrettanto creativo di preparare ogni giorno un buon pasto o allestire una pietanza diversa e mai tentata prima.

Tutto questo fa parte della vita quotidiana.

Anche questa, sia pure in una forma diversa da chi materialmente procede lungo un cammino devozionale, è una vita da pellegrino.

Sul cammino, sai anche che quando sarai arrivato alla meta finale del tuo pellegrinaggio, ce ne ne sarà un altro da intraprendere.

E poi un altro ancora.

E ancora un altro.

La Vita è Cammino.

Un passo dopo l'altro.

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25 agosto 2014 1 25 /08 /agosto /2014 20:38

Bank Holiday... Piove... Guarda come piove...

Piove

Piove a dirotto

Pioggia tutto il giorno da mane a sera

I grattacieli ad Est sono avvolti nella nebbia

quelli ad Ovest scompaiono nelle nubi basse e gonfie d'acqua

Tre donne in gramaglie nere

il volto velato da veli neri

nere come i corvi che

passano da un tetto all'altro

con un'aria mogia e bagnata

Cra cra cra

 

Le tre donne

arrancano sotto la pioggia

protette da ombrelli multicolori

almeno quelli

 

Piove

piove

e ripiove

ed è l'ultima Bank Holiday dell'anno 

 

Quale migliore colonna sonora

che Guarda come Piove

di Lorenzo Cherubini Jovanotti?

 

 


 

 

Oggi, 26 agosto 2014, qui in UK è "Bank Holiday".

All'inizio non l'avevo capito. Passava il tempo, alle prime ore del mattino - quelle per me più operose -, e mi chiedevo come mai non si cominciassero a sentire i rumori ordinari che annunciano il risveglio della città e la movimentazione delle schiere di pendolari.
Nelle mie ore di attività mattutina antelucana, soltanto il gracchiare del corvo mi faceva compagnia .

Peraltro, una giornata grigia e piovosa che sembra ribadire che l'inverno è alle porte.
E il gracchiare del corvo - cra cra cra - mi parlava di questo.

Ho guardato l'orologio, e mi son detto: "E' tardi! E' tardi!" e mi sono affrettato per andare a svegliare Maureen che continuava a dormire tranquilla.

Ed è stata lei a dirmi che oggi era "Bank Holiday".
Per la verità, me lo aveva già detto, ma io l'avevo dimenticato.

Bank Holiday... Piove... Guarda come piove...
Bank Holiday ("Festività bancaria") è la denominazione data a una festività nazionale sia nel Regno Unito sia nella Repubblica d'Irlanda.
In origine, la denominazione "bank holiday" designava le festività di cui godevano i lavoratori nelle banche sulla base dell'originario "Bank Holiday Act" del 1871: successivamente furono estese anche ad altri settori con esclusione dei servizi essenziali quali, ad esempio, pubblica utilità, vigili del fuoco, polizia, operatori sanitari, trasporto pubblico.
Negli Stati Uniti il termine si riferisce ai giorni in cui le banche restano chiuse per ordine dell'esecutivo o del Congresso, senza alcuna relazione diretta con le festività nazionali.


 

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24 agosto 2014 7 24 /08 /agosto /2014 20:18

DSC09694.JPG

 

Le nuvole vanno e vengono

 

Arrivano e passano via 

in una serie interminabile

come i grandi Leviatani del mare

intenti in una grande migrazione

 

Hanno una meta, forse,

ma non possiamo sapere 

con certezza quale sia

 

Sappiamo solo che vengono da lontano 

e vanno lontano

in un ciclo che non avrà mai fine

 

Anche i passanti che sfilano

lungo i marciapiedi sotto casa

vengono da qualche parte

e vanno in qualche altro posto

 

Hanno una meta:

lo si comprende dal loro incedere

deciso e finalizzato,

a volte più lento e casuale,

qualche volta stanco e cascante

 

Ma io non saprò mai

qual'è la scaturigine del loro incedere

né la loro destinazione

e nemmeno ciò che li anima

 

Per me rimarranno semplici puntolini,

appiattiti al suolo,

in movimento

lungo una retta o un sinusoide

 

Li vedo entrare entrare nel mio campo visivo,

li osservo poi,

sino a quando scompaiono dalla mia vista

e non saprò mai chi è chi 

né dove da dove venga o dove vada

 

Io sono l'osservatore immobile

arroccato su di un'alta torre

lungo la curva del Tempo

 

E, a volte, come le nuvole,

come quei treni rossi che passano e ripassano,

come gli aerei che sfrecciano nel cielo,

ritornano

 

E con il loro passaggio

raccontano storie

e suscitano interrogativi

destinati a rimanere senza risposta,

perché sempre vanno via

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  • : Frammenti e pensieri sparsi
  • : Una raccolta di recensioni cinematografiche, di approfondimenti sulle letture fatte, note diaristiche e sogni, reportage e viaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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