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2 gennaio 2016 6 02 /01 /gennaio /2016 00:25
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà
Capodanno con la neve Palermo, un anno fa: l'ultimo con Tatà

Esattamente un anno fa, alla vigilia di Capodanno, a Palermo, ha nevicato e faceva un freddo intenso (ma non troppo, se no non ci sarebbe stata la neve).
La città e i monti circostanti si sono ricoperti di una coltre bianca e il traffico è andato in tilt.
Molti che avevano prenotato, alla vigilia, veglioni in luogni attorno alla città, hanno dovuto rinunciare o sono rimasti bloccati in itinere perchè la maggior partede delle strade erano rimaste bloccate dalla neve.
Noi siamo andati tutti ad Altavilla dove la neve caduta di fresco ci ha regalato un'insolita cartolina.

Ce ne siamo stati chiusi in casa, godendo del tepore benefico che si sprigionava dal camino e dalla stufa a legna.

Andando via, abbiamo comprato dal pastore che alloggia in un casolare vicino, tuma e ricotta fresche, appena fatte (e c'eranoanche gli agnellini appena nati, ancora malfermi sulle gambe: una tenerezza!)

Tornati in città, la sera, siamo stati a casa, la sera, avvolti da coltri di indumenti per contrastare il freddo intenso e pervasivo.

Abbiamo cenato assieme e abbiamo brindato molto prima di mezzanotte.

E poi ci siamo tutti ritirati a letto al calduccio delle coperte.

Un freddo e bianco Capodanno, quasi da manuale.

E' stato l'ultimo Capodanno che ho passato assieme a Tatà.

Andato via lui, è come se non fosse rimasto nulla.

Soltanto dei bei ricordi

Per quest'anno lo spirito del Natale e del Capodanno non è arrivato...

O, almeno, non è arrivato nello stesso modo.

Speriamo bene nel prossimo anno.

Di seguito, ciò che scrissi, a commento delle foto pubblicate sul mio profilo FB.

L'ultimo giorno dell'anno è stato di tregenda dal punto di vista delle condizioni meteo.
Vento furioso, freddo, poco sopra lo zero, nevischio, grandine, e neve bella e buona.
Insolite condizioni per i Palermitani che di rado vedono nevicare sopra la propria città, più di sovente solo sui monti circostanti (ma anche in questo caso, non più di una volta all'anno).
Ma questa volta la situazione è stata seria e ha trovato tutti impreparati: incollonamenti di auto ed ingorghi a tutto spiano
Non parliamo poi del ghiaccio insidioso che si è formato a notte, quando la temperatura è scesa sotto lo zero e tanti sono rimasti bloccati in auto, senza poter raggiungere la meta destinata di veglie e cenoni.
AA Piano Aci c'è stata per noi l'occasiobe di vedere uno spettacoo insolito, con tutte le montagne alle spalle imbiancate alle nostre spalle.
Tuttavia nel cielo basso e grigio ogni tanto si apriva uno squarcio e si faceva largo sia pure per pochi attimi soltanto un raggio di sole.
Asserragliati in casa abbiamo goduto come non mai del calorino sprigionato dalle fiamme del camino e della stufa a legna.
Siamo però tornati presto, perchè temevamo di trovare ghiaccio se la temperaura si fosse improvvisamente abbassata ulteriormente, ma fortunatamente così non è stato.
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a guardare da vicino le pecorelle al pascolo e il pastore, vedendo che c'era Gabriel, ci ha invitato ad andare verso il piccolo casale da loro occuoato per vedere gli agnellini.
E in effetti ce n'erano tanti tra cui due piccoli piccoli, ancora malfermi sulle gambe e tutti tremanti, dei quali uno aveva pendente dalla pancia uno spezzone di cordone ombelicale insaguinato. Il pastore ci ha detto che i due piccoletti erano venuti al mondo non più di mezzora prima.
Con l'occasione, abbiamo comprato una forma da un chilo di tuma, fatta la mattina.
E' stata una bella ed insolita sorpresa. degna della giornata e dello scenario natalizio tutto imbiancato.
La sera abbiamo cenato assieme io, Maureen, Raul e Salvatore, molto semplicemente e rabbrividendo un po' dal freddo (la casa di Palermo è senza riscaldamento).
Invece, del consueto cotechino con lenticche, abbiamo mangiato una zuppa di legumi "alla ligure" e, assieme, un po' di cotechino.
Non è mancato un po' dell'immancabile sfincione festivo e naturalmente un assaggio dell'ottimo formaggio che avevamo acquistato prima direttamente dai pastori.
Non parliamo del fatto che abbiamo "goduto" del discorso inaugurale del Presidente della Repubblica: le solite parole vuote e scarsamente comprensibili ad una persona di cultura medio bassa, ma per pochi attimi è stata l'occasione per stare "a tu per tu" con il presidente e per offrirgli anche (perché no?) un boccone.

Poi a nanna presto, al calduccio.

Il giorno dopo, capo dell'anno nuovo, non c'era più così freddo, ma - in compenso - soffiava a raffiche poderose il vento, che già di notte aveva fatto numerosi danni danni. Molte le piante abbattute e strappate.
Il vento era stato talmente furioso da spostare qua e là, erraticamente, interi sacchi della spazzatura, con tutto il loro contenuto.
Invece, proprio a causa del maltempo che aveva imperversato nella notte, impedendo ai festanti di riversarsi nelle strade, scarsissimi i segni dei giochi di fuoco di cui solitamente si vedono in strada involucri e macerie residuali.

E poi si va oltre, con una documentazione per immagini che riguarda i primi giorni del nostro nuovo anno, con la documentazione della nostra permanenza a Palermo nei primi giorni del nuovo anno (inizio e fine della galleria fotografica con le immagini delle nostre due gite familiari ad Altavilla (Piano Aci), in condizioni climatiche totalmente differenti.

Ultimo giorno dell'anno: Piano Aci Experience with the snow

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31 dicembre 2015 4 31 /12 /dicembre /2015 00:27
Establishment Blues
Establishment Blues

 

Botti, bottini e botticelli
aboliti quest’anno nelle grandi città europee
per ragioni di sicurezza

Quelli pubblici saranno consentiti,
saranno senza suono,
solo con esplosioni silenti e cascate di luci colorate
Anche gli udenti potranno sperimentare il Capodanno come lo vivono i non udenti,
colori senza suoni
silenzi surreali

Multa (nemmeno pesante) ai trasgressori...
Ma come beccarli in fragranza?
Questo è un mistero.

Intanto la fine dell’anno
ci porta polveri sottili in abbondanza
uragani e alluvioni nel Nord Europa e Nord America

Miti temperature del tutto
fuori dalle medie stagionali,
altrove

Fioriture premature e bagni di sole,
magliette T-shirt e bando ai cappottoni pesanti

Nessuno sembra preoccuparsene
e chi può si gode il bel tempo
tentando persino una tintarella fuori stagione

Egoismo e indifferenza sono di casa,
come pure le renziane bugie,
crisi passata, crescita vigorosa della nazione,
promesse di un PIL con un punto in più

Ma il coro di bugie e menzogne
è unanime dovunque

Le solite cavolate di fine anno,
sempre con la stessa retorica,
Cicero pro Domo Sua

Siamo su una nave che è anche porto e riparo,
una nave della cui salute nessuno vuole veramente curarsi,
ignorando il fatto che, una volta affondata quella che ci porta,
non ce ne sarà più un’altra in sostituzione

Un progetto folle, destinato a concludersi con un naufragio certo

Navi e barconi di migranti che affondano
sono soltanto una prova generale di ciò che verrà
metafora di ciò che ci attende in un breve giro di tempo

Il destino dei migranti è il nostro stesso destino

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29 dicembre 2015 2 29 /12 /dicembre /2015 08:04
Vivere come se ogni giorno potesse essere l'ultimo

Pensavo a qualcosa mentre mi trovavo a camminare lungo vie deserte, di mattina prima dell’alba, confortato dal silenzio surreale e ovattato che mi circondava.

Mi dicevo che questi miei pensieri erano da scrivere, per fissarli.

Ma di cosa si trattava?
...

Ah, sì! Ora ricordo...

Pensavo al fatto che troppo spesso viviamo senza pensare alla morte e al morire.

Viviamo, come se fossimo eterni, destinati a durare per sempre.

E in questo siamo profondamente egoisti nei confronti di quelli che, alla nostra dipartita, saranno lasciati indietro.

Mentre camminavo a passo svelto, ancora nel buio, mentre i primi chiarori stentavano ad arrivare, ho ripercorso alcune tappe della mia vita in funzione delle morti che si sono succedute.

La morte (le morti e le dipartite di cui sono stato testimone) sono state molte, alcune più dolorose di altre.

La nonna Maria, dolcissima.

La prozia Irene, devota di Salvatore.

Mio padre, scomparso tragicamente e - in un sol colpo - anche la cugina Elisabetta (entrambi periti nel disastro aereo di Punta Raisi nel 1972).

Il cugino Gabriele scomparso dall’oggi al domani, in un tragico incidente, quando ancora la vita doveva dischiudersi davanti a lui con tutti i suoi doni.

La mamma, di cui paventavo sempre la morte improvvisa per un qualsiasi accidente, ma che - malgrado le mie orribili paure - è campata a lungo, assolvendo alla sua missione e al suo voto di efficienza.

E mio fratello Salvatore, ultimo della serie, tralasciando tutte le altre persone di famiglia, fratelli di papà e mamma, mogli e mariti.

Tralascio anche le morti improvvise di alcuni compagni di scuola, tutte morti anticipate, ma nella statistica.

Naturalmente, le morti più cogenti sono state quelle delle persone con cui ho vissuto.

Di queste morti, a parte il dolore, mi è stato risparmiato tutto, all’infuori del dolore.

Già, perchè la morte di qualcuno è fatta anche di infiniti, fatiganti, strascichi amministrativi e burocratici, di cui, sin dal primo giorno bisogna occuparsi.

Da queste cose sono stato protetto, direi. E, forse, a dismisura. Qualcun altro si è occupato di tutto, lasciando a me, soprattutto nel caso della morte della mamma solo alcuni compiti marginali.

La mamma, quasi all’ultimo, quando sembrava che stesse per andarsene (ma poi ci regalò alcuni altri giorni della sua compagnia prima di congedarsi per sempre) mi indicò un cassetto della sua stanza, dicendomi che lì dentro c’erano i documenti del cimitero. E questa cosa almeno la sapevo quando lei se ne andò. Ma, per tutte le altre, buio totale.

E dunque non ho imparato nulla, in corso d’opera: mi è sempre sfuggita la possibilità di costruirmi un prezioso bagaglio di know how.

E con la morte di Tatà ho sbattuto drammaticamente contro il muro delle mie incompetenze ed ignoranze.

Ho dovuto fare tutto da me: ed è stato doloroso, forse ancor di più che dello scontrarsi con il trauma della perdita.

Ora vorrei istruire qualcuno, possibilmente mio figlio Francesco, lasciando delle memorie scritte, e forse anche cominciare a spiegargli le cose passo passo, in modo da trasmettergli l’esperienza (dolorosa) che ho acquisito in questi mesi e fare in modo che lui, almeno, sia pronto e sappia quali sono i passi fondamentali da compiere.

E vorrei anche trasmettergli qualcosa dei ricordi di famiglia e delle storie delle mia vita, in modo tale, invitandolo a registrare in forma audio o scritta quanto io possa dirgli, in modo tale che quando io non ci sarò più o quando la memoria comincerà a tradirmi, gli rimanga una traccia scritta, con dettagli, eventi, date, nomi di persone, che - per quanto riguarda la mia famiglia - una volta scomparso io sarebbero persi per sempre.

Spesso gli adulti, quelli di una generazione avanti, sono “egoisti”, perché non volendo pensare alla propria morte (che potrebbe arrivare tra l’altro, non per vecchiaia, ma inattesa e precoce), mettono la testa sotto la sabbia ed evitano di intraprendere passi per istruire i propri figli sul morire e sulle incombenze post mortem che li attendono.

E non ci sono più nella nostra società anziani di riferimenti che possano sopperire con la loro saggezza e con le loro competenze all’ignoranza dei giovani su alcune questioni essenziali.

E non dovrebbe essere così.

Occorre vivere ogni giorno della propia vita come se potesse essere l’ultimo.

Occorre prepararsi e lasciare tutto a posto, in modo che chi rimane possa avere la strada spianata.

Il consumismo smodato dell’Occidente che include anche il consumo usa-e-getta dei giorni da vivere di ciascuna vita, e a vivere costantemente proiettati nel futuro di nuove acquisizioni, ci distoglie da questo compito pensoso e dalla necessità di mantenere costantemente un solido ancoraggio nel passato e nei luoghi (incluse le persone) da cui veniamo.

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28 dicembre 2015 1 28 /12 /dicembre /2015 08:12
Follia di mezzanotte
Follia di mezzanotte
Follia di mezzanotte

Berretta di lana e pigiama di flanella
Mi vedo come un nonnetto
con la tremarella
molto poco snella,
addobbato ben bene
contro i rigori del freddo

Ma mi raffreddo malgrado tutto
e starnutisco a più non posso,
salve e fuochi di artiglieria,
peti petardi
Ma come son bastardi!

Ma che cos’altro
farà rima con freddo?
Beddo?
Albedo?
Freddo contro caldo
Ma ora chiamo un Aldo
che nell’impari lotta
risolverà ogni problema
lanciando il suo terribile anatema

Uhuhuhuh! Uhuhuhuh!

Grido lacerante,
fortemente perturbante,
che in un sol momento,
fa volare via il mio turbante

Paura,
tanta paurissima
paurissima rarissima
ma -issima non è poi cotanta
E infatti, risuona la borbonica cantilena,
perchè i militi vanno di buona lena
Avanti u peri cu issu
Cu issu e senza issu
Avanti!
Lestofanti!
Di buona lena,
marciamo senza pena
come gli ambasciatori
che portan fiori

E poi serti fioriti deponiamo

Seduto in panchina
davanti a Padre Pio,
stamane meditavo
chiedendomi dove fosse suo Zio
e mi rispose solo un cinguettio
dall’alto di un ramo
emesso da un pesce volante ingenuo,
appena preso all’amo,

E la campana suonò a stormo
e, quindi, percossa dal fulmine
con un vigoroso rombo
precipitò a terra, con un forte tonfo
ed un cupo echeggiante rimbombo

E, allora, tutti giù per terra!

Avanti u peri cu issu
Cu issu e senza issu

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27 dicembre 2015 7 27 /12 /dicembre /2015 07:01
Tavolocce da cesso vintage per defecazioni deluxe
Tavolocce da cesso vintage per defecazioni deluxe

L'altro giorno, mi sono imbattuto sotto casa in una tavoloccia da cesso in disuso, ma originale...
E, devo dire, mai vista una così elaborata.
Nel corso di una ristrutturazione hanno deciso di buttare via tutto, WC e tavoloccia.
Peccato.
Io francamente, quella tavoloccia, l'avrei tenuta o avrei cercato di venderla ad un collezionista: é un capolavoro di modernariato kitsch.
A proposito di tavoloccie "strane".
In fotografia (In un numero della rivista "Colors" della Benetton), solo una volta, ho vista quella in uso ad uno sceicco arabo, tutta in oro massiccio!
Nel primo caso, quella tavoloccia contribuiva a trasformare una semplice cacata in un'opera d'arte, nel secondo caso (quello dello sceicco), veniva ribadito che anche il momento della defecazione (che riporta tutti all'eguaglianza predicata da Montaigne in una sua celebre frase), con l'oro massiccio che trasforma quella la tavoloccia (il più prosaico ed umile degli oggetti) in un oggetto di gran pregio,è un momento solenne e che la "seduta" per portare a compimento i oropri bisogni corporal è pari al sedersi su di un scranno al centro di un nobile consesso o addirittura su di un trono.
Ma ho trovato la notizia (2011) ha proposito di uno scranno cacatorio tutto in oro massiccio 24 carati, che sarebbe ubicato (a meno che non si tratti di una bufala: ma c'è una foto).

Sur le plus beau trône du monde, on n'est jamais assis que sur son cul!

Michel de Montaigne (1533-1592)

Tavolocce da cesso vintage per defecazioni deluxe

Nessun limite al lusso, almeno così hanno pensato in Cina dove è stato svelato il wc più chic, tutto in oro, con un valore di più di 150.000 Euro. Nel corso del World Toilet Summit&Expo, organizzato nella città di Haikou, nella provincia di Hainan, sono così stati esposti gli ultimi ritrovati tecnologici per l’arredo bagno e si sono studiate tutte le mosse da mettere in atto per garantire la massima igiene, ma nessuno si aspettava un wc di tale fattura. Tutto ricoperto di oro a 24 carati, il wc ha una stima da capogiro, adatto soli ai bagni più sfarzosi.

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25 dicembre 2015 5 25 /12 /dicembre /2015 06:51
Natale a Palermo, un anno fa e ora
Natale a Palermo, un anno fa e ora
Natale a Palermo, un anno fa e ora

Un anno fa a Palermo, eravamo tutti assieme e Tatà non ci aveva lasciato.

Quest’anno Tatà non c’è più... Mi rendo conto che era lui ad incarnare lo spirito della nostra famiglia estesa, era lui a fungere da perno, come per molti versi la mamma aveva fatto.

Ma non lo faceva volontariamente: era così e basta.Era un effetto del suo esserci.

Io, in realtà, sempre che nulla fosse detto in modo esplicito, senza averne ricevuto esplicitamente mandato, agivo per lui.

Il Natale di un anno fa ha visto - come sempre - la riunione di tanti della nostra famiglia.

E’ il Natale è questo. Non è fatto di brindisi, di eccitazione, di far tardi la notte, di baccano e danze, del consumismo degli acquisti frenetici e dei doni che vengono scambiati in una moderna cerimonia di potlach, maè una delle poche occasioni che ci sono date (oltre alle ritualità dei battesimi, delle prime comunioni, dei matrimoni e dei funerali) di riunirci con le persone a cui siamo legate e di volersi bene, non in modo eclatante, roboante, retorico, ma normale.

Quest’anno, andato via lui, io non sono stato capace di fare le stesse cose, di muovere le stesse leve.

Mi è mancata l’energia.

Chi lo sa se quest’energia propositiva tornerà indietro.

Forse qualcosa dello spirito del Natale, potrò recuperarlo il prossimo anno.

C’è sempre una seconda chance.

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12 dicembre 2015 6 12 /12 /dicembre /2015 07:53
Ogni giorno

Ogni giorno una cuccia calda mi attende
mentre il clima si fa più freddo,
mentre procediamo a grandi passi
verso il cuore dell’inverno

Oggetti muti mi circondano

Non trovo risposta alle mie domande
e vago alla ricerca di qualcosa
da lungo tempo smarrita

Non c’è giorno in cui,
all'alba,
non bruci incenso per scacciare i demoni del buio
e per salutare il nuovo mattino,
sperando in una radiosa aurora

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7 dicembre 2015 1 07 /12 /dicembre /2015 07:05
Andare
Andare
Andare
Andare

Alba
Aria pungente
La radio va

L’aria è ferma
Strie di bianco solcano il cielo

La luna
ancora sottile falce
naviga lì vicino,
accompagnata dalla solitaria stella del mattino
brillante come diamante
nel drappo scuro del cielo

Un gabbiano scivola d’ala
Voci lontane filtrate dalla massa verde
e aggrovigliata degli alberi
giungono sino a me
chiacchiere senza senso
sciocchezze
come il blaterare delle voci alla radio
ma rimandano alla vita degli altri
che scorre parallela

Andare lontano,
andare oltre

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27 novembre 2015 5 27 /11 /novembre /2015 18:07
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo
Villa Trabia, inside. Misteri ed incongruità di Palermo

(Maurizio Crispi) La storica Villa Trabia, a Palermo, il cui nome completo è la Casena dei Trabia alle Terre Rosse, è bella, piena di fascino e di mistero decadente in certi suoi angoli e, per quanto curata (abbastanza, ma non tanto quanto accadrebbe in altri paesi, poiché le fontane un tempo zampillanti sono fuori uso, molte siepi sono malamente e poco di frequente potate, per non parlare di alcuni grandi alberi di magnolia a rischio di crolli o di estinzione per cure inadeguate), in alcuni suoi anfratti è dominata da una natura prorompente e selvaggia con distese di verzura che richiamano alla mente foreste incontaminate - non fosse per il biancheggiare di edifici che si stagliano poco distante dalle mura perimetrali del parco.
E contemporaneamente, in questa profusione di verde, si ravvisano in opera potenti forze opposte, quali la vitalità selvaggia ed inesausta e l'avvio della decomposizione e del declino, in un mix inestricabile.
Ci sono anche caverne e cunicoli misteriosi, poiché - come accadeva a quei tempi - per edificare ville padronali ed edifici vari si usava aprire una cava di tufo (limestone) nello stesso terreno in cui sarebbe stato innalzato il manufatto.
A evocare la natura più selvaggia e primigenia ci sono autentiche colate di radici che prorompono direttamente dalla roccia con l'aspetto di propaggini inquietanti lanciate da misteriosi esseri ctonii e pronti a ghermirti alla tua più lieve distrazione.
Ma si possono anche scoprire delicate crescite di capelvenere e rocce rivestite di tenero muschio verde-smeraldo, irrorate dall'acqua chioccolante di quella che sembra essere una naturale sorgiva.
E la modernità, dura a volte, irrompe in alcuni recessi e nelle mura perimetrali decorate di graffiti e disegni, mentre in altri luoghi reconditi si possono rinvenire le tracce di bivacchi di homeless e di tossici che hanno lasciato lì le loro spade per usi futuri.
Misteri ed incongruità di Palermo.

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27 novembre 2015 5 27 /11 /novembre /2015 06:56
Ma piove

Il brusio della radio
con le sue insulse pubblicità
e le sue voci stupidamente ilari

Il rumore della pioggia che cade ininterrotta,
a volte con improvvise accelerazioni
a volte con quieta lentezza

Siamo sempre qua,
immalinconiti

All’alba d’un nuovo giorno,
in cui la luce stenta ad arrivare

A parte la pioggia
e le voci fastidiose alla radio
tutto tace

Condannati a vivere,
condannati a morire

Jovanotti dal vivo, con un bell'omaggio a Domenico Modugno

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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