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15 agosto 2015 6 15 /08 /agosto /2015 05:40
Dopo la pioggia

(Maurizio Crispi) Quando ero giovane (o dovrei dire "più" giovane, partendo dall'assunto ottimista che ancora non sono vecchio?), pensavo che il mondo in cui vivevo fosse bello e che fosse destinato a diventare sempre più bello.
Adesso che ho superato i 65 anni devo ricredermi.
Il mondo va deteriorandosi sempre di più: si è messo in moto un processo di irreversibile decadimento, evidente nella sciatteria, nella sporcizia, nella rinuncia alla ricerca del bello, nella perdita della sobrietà.
Credo che oggi nessuno più potrebbe comprendere il messaggio di Walden.
Anche se, ovviamente, rimane la possibilità di considerare la città un testo da leggere e da esplorare, in cui assemblando assieme elemeti disparati e casualmente presenti si potrebbe costruire una piccola opera d'arte.
Questo è, forse, il senso del fotografare anche le scene del degrado quotidiano, gli animali morti ed in decomposizione, tutto ciò che giace abbandonato nel flusso ininterrotto delle strade, trasformando l'invisibile in visibile.
In fondo, in questo c'è molto della lezione di Joseph Cornell, artista statunitense e pioniere dell'assemblaggio con la creazione di ineffabili ed incredibili "scatole magiche", come racconta Charles Simic in un suo libricino, appunto dedicato all'artista americano scomparso (Il cacciatore di immagini. L'arte di Joseph Cornell, Adelphi, 2005) che sto leggendo proprio in questi giorni.

Onde evitare fraintendimenti, chiarisco un punto essenziale: questa non è una considerazione "saggistica", bensì una nota di diario che, quindi, riflette essenzialmente un mio stato d'animo.
Si coglie - della realtà - ciò che i nostri occhi ci fanno vedere, guidati dal cuore: e, quindi, in alcuni momenti ci può essere la tendenza a vedere solo buio, quando magari - invece - c sono anche delle chiazze di luce.
Sono contento, tuttavia, dei molti interventi che ha suscitato il mio post, perché la discussione e il confronto sono sempre costruttivi anche quando scaturiscono da un pezzo che risente di uno stato d'animo (transitorio) cupo.
D'altra parte ho ritenuto "illuminante" (il virgolettato è per enfatizzare il senso metaforico della parola in questo contesto), il riferimento a Joseph Cornell che, come racconta Simic nei suoi quadretti, realizzava le sue opere dopo aver camminato a lungo per le vie di New York (Manhattan, specificatamente) e averle osservate con attenzione alla ricerca di subliminali messaggi negli oggetti più insignificanti, anche in quelli più degradati, e nella loro combinazione e ricombinazione.

Tornando alla realtà, Palermo ha effettivamente delle qualità particolare, poichè - forse per via del retaggio del Gattopardo - qualsiasi cosa nasca o venga partorita (si tratti di piste ciclabili, o adesso di una moderna "light railway" cittadina, parchetti giochi per i bambini, parchi pubblici etc, già nel momento in cui nasce è degradata, poichè l'Amministrazione locale è brava a sperperare soldi in nuove (e potenzialmente qualificanti iniziative) ma non è in condizione (o non vuole) pianificare un capitolo di spesa per il mantenimento nel tempo delle opere stesse (sia che si tratti di manutenzione, guardiania, abbellimenti ulteriori etc).
Se a tutto questo si aggiunge l'incuria dei cittadini, il loro menefreghismo, la totale assenza di senso della pubblica utilità e della consapevolezza di essere parte di una comunità, allora siamo davvero a posto.

 

Dopo la pioggia

Maurizio, ripenso a com'era la mia città natale quando nacqui e la trovo migliorata nella pulizia, nella civiltà degli abitanti, nell'ordine, nel traffico. Questa evoluzione la riscontro in molti altri luoghi. Inoltre, ravviso macro-segnali relativi all'accesso di frange sempre più ampie della popolazione mondiale a scalini successivi della piramide di Maslow.
Intendiamoci, non sono un turbo-ottimista. Sono convinto che dobbiamo lavorare ogni giorno, ad esempio per ridurre la forbice della disuguaglianza, che si sta allargando di nuovo, come sempre accade in periodi di crisi economica. Oltre a questo, dobbiamo continuare a insegnare alle persone più giovani di noi la cultura dell'accoglienza, del rispetto, perché sono le uniche che garantiscono l'inclusione e depotenziano certi problemi sociali che gli steccati innescano.
Sono più possibilista, ecco tutto.

Andrea Furlanetto

Charles Simic, Il Cacciatore di immagini. L'arte di Joseph Cornell, AdelphiChi era Joseph Cornell? «Non saprei dire se è uno scultore, un pittore, un poeta, un estemporaneo artigiano o semplicemente un mago» rispondeva Goffredo Parise, perplesso. Ma certo è che l’incontro tra Cornell e Charles Simic appare predestinato. Difficile immaginare una più alta affinità di quella che lega i due instancabili esploratori di universi fatti di cose inutili, frusti detriti del vivere quotidiano, nostalgie, percezioni marginali che accendono lampi visionari e offrono squarci imprevedibili sulla dimensione metafisica del tutto. Con dedizione appassionata, Simic rende omaggio a Cornell ripercorrendo i luoghi di una New York segreta, così amata da entrambi; si immagina momenti diversi nella giornata dell’artista, scandita dagli abituali vagabondaggi per le vie di Manhattan; evoca volti di sconosciuti in cui forse Cornell ebbe modo di imbattersi; ridisegna con la trama delle parole le sue creazioni: scatole in cui svariati oggetti si armonizzano in simmetrie oniriche, collage, sculture, filmati. È il suo modo di ricordarlo a vent’anni dalla morte, quando ormai un incontro – talmente desiderato da riproporsi addirittura in sogno – è impossibile.
E così, affastellando cimeli teatrali e variopinti pappagalli, cartoline seppiate e stupefatti volti di bambole, mappe stellari e selve di rami nodosi, cappelli di paglia e palazzi fantasma, Simic altro non fa che replicare, per l’incanto del lettore, le magiche alchimie combinatorie di Cornell (dal risguardo di copertina).

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15 agosto 2015 6 15 /08 /agosto /2015 03:02
Come una ruota senza mozzo e senza raggi

Sconsolate le vie di Ferragosto

 

Vuota è la citta

 

Nemmeno i gatti randagi (per un giorno abbandonati dalle gattane)

e i sorci

si fanno vivi

 

Tutta mia è la città,

tuttavia,

come faceva la celebre canzone nel suo refrain

 

Penso di essere come una ruota,

privata del suo mozzo e della sua infrastruttura,

 

Ridotta al solo rivestimento esterno

può solo essere utilizzata dai bambini

al gioco della cerchio e della bacchetta

oppure, legata ad una corda che pende da un ramo,

come una rozza altalena

ma non più come parte di un mezzo di trasporto

 

Tu, come ruota senza mozzo e senza raggi

percorri le strade vuote della città

con andatura tremolante, da ubriaco,

senza poter decidere la direzione

 

Vorresti andare a Nord e ti ritrovi a Sud del Nord

Vorresti raggiungere qualche luogo ad Est

e ti ritrovi in uno sconosciuto Ovest

in balia del caso e del capriccio,

costretto a confrontarti con il Mostro del Ghiaccio

con la Strega Cattiva dell'Ovest

e con il temibile gatto nero

che ti sbarra la strada

 

Le foto sono di Maurizio Crispi
Le foto sono di Maurizio Crispi

Le foto sono di Maurizio Crispi

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14 agosto 2015 5 14 /08 /agosto /2015 06:58
Non so

Sbiadiscono le cose e si fanno incerte nella memoria

 

Pensi di sopravvivere sempre,

ma il terreno si assottiglia,

si fa instabile sotto i piedi

Ti accorgi allora della tua ridicola finitezza

Ti manca l'aria

Il tuo respiro diventa un rantolo

 

L'aria asciutta è carta vetrata

sulla tua lingua e sulle mucose

inaridite

 

Poi, giaci immobile,

le labbra schiuse

quasi a voler succhiare le ultime gocce di aria

gli occhi opachi che fissano il nulla

 

Nella tua vita non sei mai riuscito ad abbandonare il fortino

Sei stato un soldato ubbidiente

Ora sei solo a presidiarlo,

ma il fortino è solo una capsula del tempo

che si va sfaldando inesorabilmente

una volta che è stata aperta

 

Poi, dopo di te, non resterà nessuno

e il vento irromperà attraverso finestre rotte,

trasportando tutto con sè,

in un turbine,

pagine scritte a mano

pagine stampate,

caratteri e lettere

ammennicoli,

suppellettili

paraphernalia

roba inutile ed ingombrante,

tutta l'attrezzatura d'un viaggio

durato una vita intera

 

Oltre, il silenzio

e il vuoto

Sarai soltanto il custode del Nulla

Non so
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9 agosto 2015 7 09 /08 /agosto /2015 01:10
Siamo sempre qui

Di sera si sono raccolte nubi,

refoli di vento hanno cominciato a turbinare

e, presto, la pioggia ha preso a cadere

 

Il cemento del cortile s'è appena scurito,

quando le chiazze scure delle signole gocce

hanno preso a confluire l'una nell'altra

Ma all'improvviso ha smesso

e il cielo s'è rasserenato,

com'è accaduto prima durante il giorno

mentre ci muovevamo in Sicilia

da Nord a Sud

Brontolii di tuoni,

saette che fendevano il cielo,

nuvole minacciose,

un inizio di pioggia

e poi stop

 

Una beffa!

Proprio quando ci rilassavamo,

impazienti di udire la sinfonia del picchiettìo della pioggia

e il buon odore della terra bagnata levarsi sino a noi

ed ecco la subitanea ripresa del caldo di prima,

implacabile, come se nulla fosse stato

Una prova generale di pioggia abortita...

 

Siamo sempre qui

Il mondo è assetato

Gli alberi sono assetati

Le piante da fiore appassiscono

e i frutti si raggrinziscono

L'acqua scarseggia

in un mondo che si disidrata

e sempre più muore di sete

Paesaggi lunari all'interno,

zone di campagna, inaridite e scavate dall'erosione,

assumono l'aspetto di dune desolate,

la desertificazione incombe

 

Mucchi di pattume ai margini dei paesi dell'entroterra

fermentano al sole

 

Un topino morto

disteso davanti al primo gradino di casa

mi dà il suo benvenuto

 

Siamo sempre qui

abbarbicati e distruttivi

Sono sempre qui, immeritatamente

Quale buona azione ho fatto oggi per salvarmi?

Oggi è il mio compleanno

Scatta il computo d'un nuovo anno

in cui un nuovo ciclo imperfetto

si compirà, mentre altri transiti avranno luogo

 

Il mondo continuerà ad esistere comunque

e noi, alla fine, non ci saremo più

 

Per quanto ci illudiamo di durare per sempre,

qui, siamo solo di passaggio

e rispetto al tempo dell'Universo

la nostra vita è solo una fiammella

che arde per meno di un secondo

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6 agosto 2015 4 06 /08 /agosto /2015 09:44
Avviso contro i migranti

(Maurizio Crispi) Nell'ultimo mese ho avuto modo di constatare che, davanti a molti esercizi commerciali, c'è un Africano questuante...

Questi Africani che sono l'effetto degli sbarchi clandestini e delle fughe dai Centri di accoglienza sono in numero crescente...

Talvolta ce ne sono anche due o tre insieme e spesso si fermano in posti tradizionalmente presidiati dai Rom ai fini della questua.

Oggi, ho assistito ad un litigio tra la zingara che, da sempre, sosta davanti all'ingresso del Supermercato vicino casa dove abitualmente faccio la spesa e tre africani.

Lei - esagitata - diceva loro di levarsi di torno, perchè quello era il suo posto.

Uno dei tre l'ha aggredita, spingendola indietro, con una manata sul petto.

Un altro degli africani è intervenuto, invitando il suo compare alla moderazione, finchè non è uscito uno dello staff del Supermarket, che - senza essere troppo graffiante - ha cercato di sedare gli uomini.

Poi, due degli Africani se ne sono andati e hanno preso a vagare per il quartiere alla ricerca di luoghi più propizi per il loro accattonaggio.

E la situazione si è placata.

Mi è capitato diverse loro di dare a questo o a quello una moneta da 20 (o talvolta anche di più) centesimi che - mi rendo conto - sono una goccia nel mare.

Peraltro, anche alla Zingara, sempre sorridente, se ho con me degli spiccioli, cosa che in quest'epoca di pagamenti bancomat capita più di rado.

Una volta, non molto tempo addietro, di mattina presto, ho incrociato un Africano che si recava al luogo di questua.

Mi ha sorriso, un sorriso con gli occhi.

L'ho inseguito per dargli una moneta e, andando via, l'ho salutato calorosamente.

Ma, nello stesso tempo, c'è da pensare che, aumentando il loro numero, saranno sempre di più negli stessi luoghi e che le risse per pochi centesimi e per la spartizione territoriale si faranno sempre più frequenti ed incalzanti.

Assisteremo a grandi cambiamenti di scenari nei prossimi mesi...

E sono queste tra le cose di cui i giornali non parlano, nella totale assenza dello Stato.Degli extracomunitari si parla solo al momento degli sbarchi, che sono quelli che fanno notizia, soprattutto quando ci sono morti e dispersi.

Si parla del recupero e del salvataggio, quando le "Autorità" si presentano nei rispettivi porti di arrivo per avere il loro momento di visibilità mediatica in una situazione di paternalistica accettazione e di apparente affaccendamento (ma, purtroppo, spesso, messo in scena solo "per la vetrina").

Ma del dopo che invece richiederebbe investimento di risorse, pianificazione, reperimento di personali, sforzo e concentrazione, nessuno ne parla più.

Quel che è peggio è che nessuno fa nulla, pianificando un dopo-sbarco, efficace e ricco di possibili soluzioni.

Sembra quasi che lo Stato si sia arreso o che si si stia disinteressando.

E intanto le nostre città sono popolate da ombre inquiete, vaganti senza statuto alcuno e alla ricerca di riconoscimento.

Secondo me, è disumano.

E vero, le ultime volte che sono venuto a Palermo ho avuto la sensazione che le persone che mi chiedevano qualche spicciolo spuntassero da ogni dove, mi sono sentito come nella famosa scena di Jesus Christ Superstar, con una sensazione di profonda angoscia.

Gianfranco Salatiello

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4 agosto 2015 2 04 /08 /agosto /2015 05:15
Merda sui fiori caduti

Un cane caca su di un letto di fiori caduti,

azionando con vigore il suo torchio addominale

Quale miglior giaciglio su cui deporre la propria merda!

Il lezzo della deiezione canina

si confonde ora con il lieve sentore di putrefazione

misto a tracce grevi di profumo che emana da quei fiori

Il cane in sé è ignaro del potenziale estetico del suo gesto

Egli, cane del nulla, si è limitato a cacare,

nel momento in cui ha sentito lo stimolo di farlo

Solo noi possiamo ravvisare nella sua azione

un senso, una causalità o un movente estetico

 

Siamo noi soltanto a cercare significati

all'assurdo universo in cui siamo immessi,

interpretando da inesausti ermeneuti,

tentando di mettere ordine al caos che ci circonda

E pretendiamo di dominare il mondo

 

I nostri sforzi tuttavia

sono soltanto una miserevole panacea

 

Ogni giorno,

sempre più affaticati,

tessiamo il velo di Maya che nasconde

l'orrore e le miserie

da cui siamo assediati,

illudendoci

 

E l'intercapedine che separa

sanità e follia

si fa ogni giorno più sottile

Merda sui fiori caduti
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1 agosto 2015 6 01 /08 /agosto /2015 16:58
La ripetizione

Girare a vuoto

nel caldo intollerabile

Arrivare a sera

estenuato e zuppo di sudore

Sudare

Fare una doccia

Sudare

Ripetere

E' la fatica di Sisifo

Ti svegli nel cuore della notte,

di soprassalto,

sudato

gli indumenti intrisi

Leggi

Analizzi

Studi

Ripeti

Mangi

e quando mangi

inghiotti pezzi di denti

che cadono marci

Mangi

Dormi

Ripeti

Giri a vuoto

ome una macchina inceppata
Ripeti

Ripeti

come il criceto nella ruota

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28 luglio 2015 2 28 /07 /luglio /2015 11:29
As an empty shell

La notte e il silenzio

ronzano nella mia testa

assordanti

Esco al buio

nessuno in giro

solo io e il mio cane

Qualche auto frettolosa

passa fendendo con i suoi rostri di luce

l'aria sciropposa e densa

l'afa del giorno che non si dirada

Ho nuotato sino alla villa

e poi sono tornato,

seguito da due cani randagi

abbaiosi

Di nuovo pronto alle derive

d'un giorno che deve ancora cominciare

tra sudorazioni,

silenzi,

parole fluttuanti nell'aria

come micce alate

Di nuovo, nell'attesa della sterile magia della notte

per essere portato via dalla sua risacca

e, poi, all'alba ricondotto sulla battigia

come una guscio vuoto

As an empty shell
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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 06:27
Ode alla città d'estate
Ode alla città d'estate
Ode alla città d'estate

Le vene, le arterie e i nervi della città

sono messi a nudo

Il cielo è d'un azzurro intenso

e il riverbero costringe

a strizzare gli occhi

Il caldo e la fornace del sole

impongono un peso intollerabile

sulle spalle dei viandanti

che avanzano ricurvi

quasi schiacciati al suolo

Donne stravolte dalla calura

barcollano e vagano,

le unghie dei piedi con lo smalto sbreccato

e le crescite bianche dei capelli sotto la tintura

vestiti sciatti e incolori

Negozi chiusi e abbandonati,

saracinesche abbassate per sempre

segnano l'irreversibile declino

Automobili parcheggiate

da anni,

con le gomme a terra

e ricoperte dalle deiezioni degli uccelli

Carcasse di animali

caduti per un'improvvisa moria

intasano i marciapiedi

Nugoli di polvere si levano,

foglie secche mulinano

in vortici

mentre altre scricchiolano e scoppiettano,

sotto i piedi,

mescolate a fogli di giornale, stampe pubblicitarie

oggetti di plastica

frammentati/accartocciati

L'aria afosa è pervasa dal sentore di bruciato

di erba secca e di legno di pinastri

che ardono da qualche parte

A intervalli regolari

sovrasta i rumori del traffcio quotidiano

il rombo dell'aereo

che porta i suoi carichi d'acqua sul monte

Fire on the mountain

desolazione metropoitana

degrado

solitudine

Gli scarafaggi impazzano

i gatti se la godono

Loro sarà la città,

quando noi non ci saremo più

Ode alla città d'estateOde alla città d'estate
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1 luglio 2015 3 01 /07 /luglio /2015 06:14
Tatà, male!

Tatàaaaaaaa, Tatàaaaaa!
Tatarone, Tatarone!!!
Trovandomi sull'Etna, a quasi 2000 metri di quota e in totale solitudine, all'infuori del piccolo Gabriel che era con me, in attesa dell'arrivo dei primi runner, lanciavo nel vento a gran voce il nome di mio fratello nelle molteplici variazioni con cui, secondo una lunga consuetudine che nasce da lontano (dal tempo in cui eravamo piccini), lo distorcevo in una sorta di gioco. Il diminutivo Tatà nacque proprio da questa abitudine di gioco e molti hanno preso a chiamarlo così, invece del più classico "Totò"!

 

Tatarimpoooooo! Tatarimpoooooo! Tatarone, Tatarone!

Tata Tatibaaaaaaa! (questo appellativo, in particolare, è stato quello di più recente conio, ispirato al "Tata Madiba" con cui i Sudafricani neri si rivolgevano a Nelson Mandela, in cui "Tata" sta per "padre", mentre "Madiba" era il nome del clan tribale cui Mandela apparteneva).

Voci e nomi nel vento...

Una cosa che mi rimanda al suono delle campanelle con cui si accompagnano i momenti cruciali delle cerimonie religiose, o dei piccoli cimbali battuti nei momenti rituali delle religioni orientali, che sembrano tutti avere una matrice comune, cioè quella di attirare l'attenzione delle entità superne cui ci si rivolge in preghiera e che stanno in un altrove, in un empireo irraggiungibile per i nostri flebili ed inaudibili suoni.

Tatàaaaaaaaa! Tatàaaaaaa!

Quando ci si trova in montagna, minuscoli nell'immensità della Natura, ci si sente a contatto con qualcosa di grande: chiamiamolo Dio, chiamamolo il Trascendente, oppure ciascuno lo chiami nel modo che preferisce: e viene naturale gridare, cercare di farsi di sentire, rivolti al Cielo che ci sovrasta.

E, siccome soffiava a raffiche il vento, mi venivano in mente anche le bandiere di preghiera, utilizzate nei templi orientali, dai colori vivaci e con parole scritte a caratteri neri e fitti. E in questo caso, le bandiere di preghiere c'erano pure attorno: con un minimo di fantasia si potevano vedere così le numerose bandelle segnaletiche rosso-bianche che vibravano nel vento.

Si dice che il vento facendo battere queste bandiere, prenda le parole, le suppliche, le richieste che vi sono scritte su e le trasporti con sé in cielo: e, per questo motivo, una volte che siano state collocate in lunghe filiere davanti ai templi, non devono essere più rimosse, sintantochè non siano tutte a brandelli e i caratteri completamente dilavati via dalle intemperie e dagli elementi atmosferici.

Gabriel ad un certo punto mi ha guardato e mi ha detto con molta convinzione "Tatà, male! e ha preso a ripetere diverse volte questa singola frase: "Tatà, male".

Sono rimasto sorpreso e commosso ad un tempo.

Con mia moglie abbiamo voluto proteggere Gabriel da un'esposizione diretta ai momenti sofferti successivi alla morte di mio fratello.

Pure, qualcosa deve aver percepito ed elaborato dentro di sé, a partire dal concetto di "male" e "farsi male" di cui avevo avuto occasione di parlargli alcuni giorni prima della scomparsa di Tatà, prendendo spunto dall'incontro lungo la strada con un merlo morto stecchito.

Che Gabriel abbia associato la persistente assenza di Tatà, cui era molto attaccato per l'intrecciarsi di molti momenti quotidiani in cui eravamo tutti assieme con il suo essersi fatto "male" - e dunque con la sua morte - e che sia stato capace di sintetizzare tutto questo con il suo "Tatà, male!"?

Tatà, male!
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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