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29 ottobre 2013 2 29 /10 /ottobre /2013 17:09

A S. Agata di Militello (ME) c'é (Maurizio Crispi) Trovandoci a Sant'Agata di Militello (in provincia di Messina) in occasione di una gara podistica, avvicinandosi l'ora di pranzo (a gara finita, ma avendo disertato la cerimonia delle premiazioni), con un certo languorino in pancia, abbiamo cercato un posto per mangiare qualcosa.

Ho chiesto in giro dove si potesse consumare un pasto e mi hanno detto che tutti i ristoranti/trattorie li avrei trovati sul lungomare.

E qui abbiamo trovato "L'Antica Trattoria Zà Pippina", il primo dei ristoranti annunciati che ci è capitato a tiro.
Senza volerlo (e senza saperlo) abbiamo beccato un luogo semplice e rinomato nel circondario (e non solo), noto per la bontà del pesce che vi si serve e per la sua semplicità che deriva da una precedente tradizione gastronomica gestita da un'anziana signora - la Zà Pippina, appunto - che qui aveva avviato una "cantina" (osteria) e che, per un modesto compenso, arrostiva il pesce portato dagli avventori e comprato direttamente dalle barche dei pescatori che venivano tirate in secco proprio fuori dall'attuale ristorante (ai piedi dei contrafforti dell'antico Castello Gallego), praticando l'antico e popolare mestiere dell'"Arrostitore" (che ancora è possibile vedere a Palermo nei quartieri più popolari)
 

Così racconta Salvatore (77 anni) che, nel lontano 1978, ha rilevato l'attività della Zà Pippina ormai anziana (ultranovantenne), avviando una ristorazione caratterizzata da una cucina semplice, in cui il pesce e gli altri prodotti dovevano assolvere ai requisiti di freschezza che avevano prima, quando erano acquistati dai clienti direttamente dai pescatori.
Il ristorante che venne denominato "Zà Pippina", proprio per ricordare le sue origini e per esplicito desiderio della precedente proprietaria, opera in continuità da 35 anni.
Tutto questo me lo ha raccontato Salvatore, alla fine di un lauto pasto, mentre è intento ad allestire la brace per la cottura del pesce.
Il ristorante ha avuto sempre una gestione familiare: la moglie di Salvatore è la cuoca di squisiti manicaretti ed anche il figlio maggiore (che prima gestiva un bar su in paese) sta ai fornelli.
Un altro dei figli e la figlia, invece, gestiscono il rapporto con la clientela e servono ai tavoli.

A S. Agata di Militello (ME) c'é Tutto viene fatto con cortesia e simpatia e con un ottimo rapporto qualità/prezzo, il che non è poco.
Salvatore (che vagamente mi fa pensare al Clint Eastwood degli ultimi anni) mi racconta anche che, poiché non è stato bene ultimamente, si limita a preparare la brace e a cuocervi qualcosa, se si sente di farlo.
"Zà Pippina" è nato con lui e ce l'ha proprio nel cuore. "Del resto, cosa dovrei fare? - aggiunge - Anche il medico mi ha detto che, se ci sto solo un po' di tempo ogni giorno, questo non può che farmi bene".

Le pareti dell'interno del locale (ma si può mangiare all'aperto in un simpatico spazio) sono piene all'inverosimile di fotografie con illustri frequentatori e con "personaggi" della tradizione di Sant'Agata.

"Per noi, il pesce deve essere sempre freschissimo e sono io che lo scelgo personalmente dai miei fornitori di fiducia. Per esempio, a quel tavolo - dice Salvatore indicando alcuni avventori - ci sono questi nostri clienti che volevano mangiare l'aragosta e sono venuti proprio oggi perché io li ho chiamati per dirgli che avevo per loro l'aragosta con i requisiti giusti".

 

Indubbiamente, ci torneremo: abbiamo adocchiato nel menù delle specialità appetitose che ci sono rimaste in gola, per così dire.

Abbiamo scelto come primo un piatto di spaghetti alle vongole (fatti magistralmente, ma tutto sommato "normali") e una porzione di "corteccie" (una pasta casalinga fatta a mano, di una foggia mai vista prima) con un condimento al pesce spada (e queste erano davvero sublimi).

Per secondo un classico per chi viene da queste parti e cioè gli involtini di pesce spada (originariamente un piatto esclusivamente messinese, ma poi estesosi anche alla provincia ed oltre) con un contorno di patatine fritte, tagliate a mano e cucinate magistralmente.

Per dessert, un ottimo flan al cioccolato.
Salvatore mi dice che il biglietto da visita, riprodotto sotto, ha una sua storia particolare e si stava accingendo a raccontarmi come fosse nato, ma quando stava appena cominciando la sua storia è stato distolto dalle sue incombenze.

Un motivo in più, dunque, per tornarci e apprendere la storia del biglietto da visita e probabilmente anche molte altre storie, perchè Salvatore è un uomo che ha sicuramente tante storie da raccontare!

 

 

 


A S. Agata di Militello (ME) c'é Antica Trattoria Zà Pippina 
Specialità pesce alla brace e Aragoste vive
Via Cosenz, 155
98076 Sant'Agata di Militello (ME)
Tel: 0941/702723.
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23 ottobre 2013 3 23 /10 /ottobre /2013 06:28

Non ricordo le circostanze, né il tempo in cui scrissi questa nota

Luna piena nella notte di halloween (2020)

La luna nel cielo
alta, quasi allo Zenith,
inargenta il mare,
attorniata 
da una moltitudine 
di candide pecorelle
migranti
lungo aerei tratturi

L'ombra degli alberi
è scura e densa

Luci pulsanti delle case e delle piccole cittadine,
piccole fiammelle ardenti
dove ci sono vite che si vanno srotolando
come un antico rotolo di pergamena 

Il rombo di motori dall'autostrada
è incessante,
ma - stranamente - 
parte di un'armonia cosmica

Lieve sentore di legna bruciata
ultimo residuo dei fuochi
delle stoppie

Il mistero insondabile della notte
e dei cicli eterni di morte e rinascita

La magia d'uno sguardo sull'Universo
intessuto di emozioni

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17 ottobre 2013 4 17 /10 /ottobre /2013 12:19

Al mare in un giorno d'autunno

 

 

Ancora una volta
in un giorno ventoso d'autunno,

quando già cadono le foglie

vizze e gialle

al mare,
lungo la spiaggia

E' stato un ritorno emozionante
dopo mesi e mesi
di assenza

 

Il sole volge al tramonto
e ad Est il cielo s'incendia
di arancio
giallo
oro

In questo turbinio di colori
la torre antica si fa ancora più maestosa
poderosa ed intangibile,
con la sua superficie levigata
ed impenetrabile

Le nuvole vagano in cielo
sospinte dal vento,
e si accendono di colori
e, con loro, i gabbiani veleggiano,
con destrezza
ricercando il volo perfetto

Un cercatore di metalli percorre
intento la spiaggia a lenti passi
e ogni tanto si ferma a scavare la sabbia
con una piccola pala

Chi sa se, questa sera,
tornerà a casa
soddisfatto del suo piccolo tesoro,
reperti di un'estate ormai trascorsa

Due - una coppia - se ne stanno immobile
sul bordo del mare
ad osservare i cambiamenti che si succedono
accanto, senza parole
Dopo due ore
sono ancora lì
in quieta condivisione

Altri, in piccoli gruppi,
guardano il trascolorare
delle cose verso tonalità azzurrine, grigie
e poi nere

Tutti
sembrano in pace,
appagati di vivere una cosa semplice
come star seduti davanti al camino
in una sera d'inverno
e assorbire colori, emozioni, impressioni
per poterle raccontare o rimemorare
un giorno

C'è stata una tromba d'aria
poco prima,
e tavoli e sedie
dei bar all'aperto
sono state scaraventati dovunque
nella piccola piazza
del borgo marinaro

Le onde si gonfiano
e poi si rompono
e ogni tanto la schiuma della risacca
viene trasformata da una folata di vento impetuoso
in un fine merletto

E, ogni tanto,
anche sul piccolo pontile
con quattro panchine
di ferro rugginoso all'estremità
quando arriva una raffica più forte
si ha la sensazione di poter essere
in balia del vento
diventando in un attimo
pagliuzze
fuscelli
feluche
soffioni

La linea dell'orizzonte
è dentellata:
là c'è ancora fortunale

Ma qui le barche si dondolano
al riparo
e anche loro passano dai toni accesi
delle loro tinte vivaci
ad un progressivo appiattimento
cromatico cinerino,
quando tutte appariranno
soltanto come ombre nere
avvolte da un ipnotico sciabordio

Da uno squarcio tra le nubi
si affaccia
la luna risplendente,
ma è solo per un attimo
perché subito dopo è inghiottita
da un gorgo di nero

Un mondo di luci e di ombre


Al mare in un giorno d'autunno

 

 

 


Palermo, il 16 ottobre 2013

 

Foto di Maurizio Crispi

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8 ottobre 2013 2 08 /10 /ottobre /2013 12:09

Il giorno del battesimo di Gabriel Babacino(Maurizio Crispi) Non sempre è possibile scrivere delle cose che ci emozionano intensamente, non subito almeno.
Il 6 ottobre 2013, si è svolta la cerimonia del battesimo di Gabriel Babacino, nella chiesa della Martorana di Palermo.
Siccome la famiglia Crispi è di origini albanesi (arberesh, si fdovrebbe dire più correttamente), anche per lui - come è stato per il mio primogenito Francesco - è stato celebrato il battesimo con il rito bizantino, come del resto era stato per me e mio fratello.
Nel corso del pomeriggio dello stesso giorno, mi sono ritrovato a guardare le foto sia della cerimonia, sia del piccolo rinfresco che avevamo organizzato presso il Bar Garibaldi in via Paternostro (vedi che coincidenza: in questa occasione, Garibaldi ha reincontrato un Crispi, anzi molti Crispi...).
Avrei voluto scrivere qualcosa a commento delle foto, ma così a caldo non mi è riuscito.
Probabilmente, questa "incapacità" è stata la riprova di ciò che ho scritto nell'incipit di queste mie riflessioni.
Le emozioni erano state forti ed intense.
E non si potevano ridurre immediatamente nell'alveo di un racconto.
Dovevano in qualche modo sedimentare.
Mentre indugiavo, mi sono ricordato di quando feci un viaggio in Nepal.
In quella circostanza - come in altre - tenevo un diario di viaggio, in cui annotavo ogni giorno i luoghi che visitavo, i loro nomi, ma anche le mie sensazioni e i fatti/incontri più memorabili.
Ma un unico giorno rimase nella mia agenda di viaggio, come uno spazio bianco.
Non potei scriverci nulla, nello stesso giorno e nemmeno nei giorni successivi.
Mi ero recato a visitare Pashu Patinath che, con il suo immenso tempio induista, è la località di Katmandu dove si svolgono le cerimonie funebri, dal momento che le costruzioni, i templi, i ghat sono stati costruiti lungo il fiume Bagmati le cui acque, dopo un lungo viaggio, si riversano nel Gange che è il fiume sacro degli Induisti.
Il giorno del battesimo di Gabriel BabacinoLì si svolgevano le cerimonie funebri, ardevano le pire, mentre i resti di cenere e di ossa, assieme al riso delle offerte votivew, venivano poi spazzati nel fiume.
Corpi ricoperti da bianchi giacevano sulle gradinate che scendevano verso il fiume, in attesa del rito funebre.
Sadhu totalmente nudi, dai bruni corpi ossuti e capelli e barba stopposi vagavano tra i fumi delle pire.
Madri allattavano i propri piccoli.
Ecco, fu proprio questo a colpirmi, oltre all'odore acre della legna bruciata e all'odore persistente di carne arrosto, a cui fuori dal contesto semplicemente alimentare non siamo mai preparati: una commistione inseparabile di morte e di vita, in una celebrazione della circolarità dell'esistenza.
I miei due compagni di viaggio non ebbero l'animo forte e, dopo poco, mi dissero che tornavano in albergo.
Io, invece, rimasi per tutto il giorno e, soltanto all'imbrunire, me ne andai.
Volevo assorbire l'atmosfera di quel luogo il più a lungo possibile.
Volevo che ogni fibra del mio io potesse impregnarsi di queste molecole vaganti nell'aria e che riportavano all'idea del ciclo interminabile di morti/rinascite.
Alla fine, me ne andai, un po' stordito, un po' inebriato, indubbiamente cambiato.
Ma quella pagina della mia agenda di viaggio rimase vuota.
Un vuoto più cogente ed intenso di quasiasi annotazioni io avessi potuto scrivervi.
Così è stato questo giorno di battesimo.
Il giorno del battesimo di Gabriel BabacinoL'esperienza della famiglia riunita è stata forte ed intensa.
Io, Maureen e Babacino, in questo primo evento fondante, eravamo tutti assieme.

Ma c'era anche Francesco, il mio figlio maggiore, nelle vesti di padrino, assieme alla mia cara amica Anita, madrina.
E poi c'è stato l'avere accanto mio fratello e tanti altri rappresentati della mia famiglia allargata, sia dal lato materno sia da quello paterno.
E molti altri amici.
Il rito bizantino mi ha commosso particolarmente - come sempre del resto -, sia perchè è nella tradizione della famiglia, ma soprattutto per la sua intensità.
La commozione e le emozioni forse scaturivano - o erano generate - dalla presenza di un gruppo di cantori che, con le loro voci, facevano da contrappunto a quelle dei sacerdoti.
Ma anche il fatto che non vi fosse un solo officiante, ma tanti, ciascuno dei quali svolgeva una funzione diversa e che, con le sue azioni e le sue preghiere, conferiva al rito profondità e spessore, in un contesto polifonico.
La profondità e l'energia delle voci salmodianti, assieme all'oro e all'indaco dei mosaici e al bianco abbagliante degli stucchi, creavano un vortice di energie, di calore e di vibrazioni che ascendevano verso l'alto.
I suoni e la luce, i fumi dell'incenso assieme alle vibrazioni delle campanelline che risuonavao ad ogni movimento del turibolo, si intrecciavano assieme in una tessitura unica e mi portavano a librarmi verso l'alto.
Dal battesimo di mio figlio, non ricordavo assolutamente che la cerimonia sarebbe stata lunga.
Alcuni hanno avvertito che tutto il rito sia stato troppo lungo e faticoso: ma io non ho sentito questo, anzi avrei desiderato che potesse protrarsi ancora molto a lungo.
Come quando capita di leggere un libro molto bello o di vedere un film straordiriamente ben fatto e, quando ci si rende conto che si sta per giungere alla loro fine, uno vorrebbe avere altro tempo, eludere il confronto con il congedo dai quei personaggi  da quelle situazioni.
Ecco, avrei voluto che la cerimonia si protraesse a lungo e ogni suo nuovo piccolo capitolo era per me fonte di meraviglia.
E poi, tutto è finito e, in un certo modo, siamo ritornati alla dimensione normale dell'esperienza e dell'esistenza.
E ci siamo ritrovati tutti assieme nel luogo convenuto pe bere e mangiare qualcosa tutti assieme, con la rituale distribuzione dei confetti, che Anita aveva fatto confezionare da una sua amica.
Il giorno del battesimo di Gabriel BabacinoNon mi dilungherò sulle tante cose che ci aveva detto Papas Cuccia, due giorni prima, in un incontro a cui partecipavano anche padrino e madrina, sui molteplici significati religiosi del battesimo.
Certo è che il battesimo, nel rito bizantino, possiede, una sua grande funzione mistica con la quale un nuovo essere umano viene posto in contatto con la Trinità consustanziale.
Ma, oltre a quest'aspetto, c'è da prendere in considerazione la funzione sociale del battesimo.
Come ci diceva Papas Cuccia, in molte realtà della Sicilia, un bimbo finchè non è stato battezzato è soltanto un "armaluzzo" e solo dopo il battesimo, acquisito lo statuto di "cristianeddu", entra a pieno titolo nella società.

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20 settembre 2013 5 20 /09 /settembre /2013 08:43

La scrittura diaristica interrotta(Maurizio Crispi) Per anni ho tenuto regolarmente un'agenda. Era una sorta di "libro mastro" per le cose pratiche da fare e già fatte, ma anche un "caro diario", dove annotare gli eventi salienti di ogni giornata.
E anche laddove non vi fosse nulla di significativo da segnalare, c'era sempre qualche annotazione apparentemente banale da scrivere, come il titolo del film appena visto (e un telegrafico parere su di esso).
In ogni caso, l'annotazione delle cose prosaiche, gli appuntamenti con i pazienti (quando ne vedevo), oppure le spese fatte (anche quelle più minute) erano come dei punti di repere che mi consentivano di ricordare con facilità la struttura di un'intera giornata, quando sfogliavo le agende dell'anno in corso andando a ritroso da una pagina all'altra.
Da alcuni mesi, ho abbandonato quest'abitudine.
Un po' perchè sono stato distolto da molte cose accadute nella realtà e non ho avuto più tempo per indulgere alla pratica ossessiva (e un po' ritualistica) delle annotazioni.
Un po' perchè la parte diaristica si è naturalmente spostata verso la scrittura con l'ausilio del PC e nell'aggiornamento dei blog e del profilo FB.
Sostanzialmente, il mantenimento di un agenda cartacea ha perso per me il suo richiamo e si è svuotato di senso.
Eppure, guardando l'agenda del 2013, rimasta improvvisamente priva di aggiornamenti, dopo un periodo in cui li aggiungevo "cumulativamente", mi sento un po' in colpa oppure come se fossi stato derubato (io stesso il ladro di me stesso) di qualche cosa.
Guardando gli spazi dei giorni vuoti, avverto un lancinante vuoto di memoria: come se quelli di cui non ho fatto annotazioni fossero dei giorni definitamente perduti, avvolti nelle nebbie del tempo.
So bene che non è così, eppure è questa la sensazione.
Forse, aggiornare regolarmente un diario (che non sia pubblico come un blog) ha a che vedere di più con una nostra dimensione di vita segreta ed occulta, con la nostra attività fantastica e condita di  desideri inconfessabili e non condivisibili, perchè quelle agende diaristiche non sono fatte per essere condivise, specie se uno ci annota proprio tutti gli accadimenti, reali e non.
Ecco, forse è quest'aspetto che negli ultimi tempi è svanito, rendendo l'utilizzo di un agenda meno attuale per me: il volermi tenere avvinto con tutte le forze - come se ciò fosse fonte  di preziosa energia da riversare nella vita esterna - ad una dimensione segreta ed arcana della mia vita interiore.
La vita segreta, quella che scaturisce dalle nostre fantasie, ci serve per rinvigorire il nostro vivere quotidiano: se io - per il momento - l'ho abolita, senza sentirne alcuna nostalgia, ciò è indubbiamente un buon segno: perchè esprime che ci che ho al momento lo vivo con pienezza e che non desidero altro posto dove andare.
Come Odisseo, al termine delle sue inquiete peregrinazioni, ho piantato il mio remo nella terra fertile di Itaca e il remo ha germogliato trasformandosi in un solido ulivo.

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3 settembre 2013 2 03 /09 /settembre /2013 23:24
E viri u danno ca fannu li babbaluci...(Maurizio Crispi) Mi chiamano al telefono ieri mattina (il 2 settembre 2012, quindi).
E' il signor Massimo che spesso fa dei lavoretti per conto nostro nella casa di Piano Aci e mi dice: "L'ingegnere Lipari mi ha chiamato per dirmi che gli è sembrato di vedere la porta aperta. Ha detto che avrebbe voluto telefonarle direttamente, ma non aveva il numero".
"Massimo - gli rispondo - adesso io non posso andare. Ho un appuntamento dal veterinario…"
"Va bene - fa il signor Massimo - vado io intanto. Appena arrivo la chiamo per dirle della situazione".
Io rimango agitatissimo e nervoso.
Una cosa analoga era già accaduta nel 2010, con costi enormi perché - oltre ad avere devastato le porte della casa - i ladri avevano rubato un cavo elettrico che collegava il contatore alla casa (circa 400 metri di cavo).
Immagino cupi scenari e non riesco a stare nella mia pelle.
Penso ad una casa vanndalizzata, devastata, spogliata di tutto.
Racconto del fatto a mio figlio che mi dice: "Ma di cosa ti preoccupi, tanto non c'è niente di valore".
Ed io replico; "E se si sono portati lo scaldabagno? Oppure il frigorifero?".
Insomma, dopo un po', mentre sono ancora in sala d'attesa del veterinario, Massimo mi telefona e mi rassicura, per alcuni versi.
"No, non mi sembra che abbiano portato via niente, però venga lo stesso".
Finisco dal veterinario e vado, stando sulle spine per il trascorrere di ogni singolo minuto.
Arrivo e c'è una bella arietta fresca, è appena caduta una spruzzata di pioggia, e l'erba e la terra sono bagnate in modo benefico.

Una finestra sfondata, la porta a due battenti spalancata, tutto sottosopra, cassetti aperti, scatole svuotate in una frenesia di ricerca, frigorifero con la porta socchiusa per fare luce: non sono stati capaci di capire che se il frigorifero era acceso anche le altre luci di potevano accendere.
Proprio fuori di testa! - penso.

Ricostruiamo la dinamica dell'effrazione: la porta due battenti è tutti scheggiata e davanti ci sono dei massi.
In pratica, come primo tentativo, hanno cercato di sfondare la porta a colpi di masso, lanciando ripetutamente tre massi (suppongo quindi che fossero in tre, oppure in due poiché uno dei tre massi è troppo pesante perché sia lanciato da una sola persona) contro la porta (che avevo fatto restaurare appena due mesi prima).
Non l'hanno spuntata, anche perché dietro la porta c'è una sbarra di ferro (all'antica) incastrata nel muro, sbarra che, tuttavia, si è deformata per la forza dei colpi).
I massi tuttavia cadendo hanno devastato la soglia di marmo e la piccola aiola che, con il bordo fatto di "patatoni", fiancheggia i larghi gradini di accesso.
Stessa tecnica hanno tentato - ma senza convinzione - con una delle finestre sul retro. 
Ma hanno lasciato perdere, dopo poco (quindi, almeno a questa, non hanno fatto molto danno).
E viri u danno ca fannu li babbaluci...A questo punto cosa hanno fatto?
Hanno divelto un cancelletto di ferro e l'hanno usato come leva per forzare gli scuri di una finestra laterale.
E ci sono riusciti senza grossi problemi.
Quindi hanno sfondato il vetro e sono entrati in casa.
A questo punto, per soperchieria hanno spalancato la porta, come atto di pura "vinciusità" e l'hanno lasciata aperta e la casa allo stravento.
E quindi si sono dedicati alla loro ricerca, ma senza successo. 
Dentro un armadio hanno trovato una scatola di costruzioni con le mattonelle ad incastro che erano addirittura del mio tempo, quando ero piccolo, e che poi erano passate a Franci), in un'altra anta dello stesso armadio hanno trovato che li fissavano dei pupazzi di una serie di cartoni animati i cui protagonisti sono uomini-squalo che sono stati di Francesco e che, dalla loro "dimora", fissavano in una beffarda immobilità verso l'esterno, da un cassetto semi-aperto del comodino della mia stanza da letto occhieggiavano delle mie vecchie mutande "di riserva", rimaste lì per secoli e un po' ingiallite.
Tutti oggetti che sembravano sbeffeggiare la frenetica ricerca del "tesoro" messa in atto da questi ladruncoli da quattro soldi. Che erano evidentemente sulla base delle mie deduzioni, anche individui autenticamente fuori di testa.
Posso soltanto pensare che fossero dei giovinastri, alticci e bevuti (e forse anche chimicamente stra-fatti).
Le loro azioni, per come ne ho immaginato la sequenza, non denotano certamente molta lucidità e pianificazione.
Cosa hanno portato via?
Ben poco: una bottiglia di Porto ancora intonsa e una busta mezza vuota di tabacco per sigarette, ormai un po' disseccato.

Però, mi hanno lasciato i danni e il fastidio profondo di un'invasione del mio spazio privato…

E viri u danno ca fannu li babbaluci... Effrazione ciclopica ad Altavilla...Dovrò chiamare il falegname e il muratore per rimediare.
Ed escogitare qualche altro sistema per mettere in sicurezza la casa.
Soluzioni possibili sono allo studio.

Posso però ringraziare gli ignoti ladruncoli per tutto quello che non hanno fatto: li ringrazio perchè non hanno pisciato sui muri e sui materassi, perchè non hanno cacato sui pavimenti, perchè non hanno vandalizzato la casa, rotto le cornici dei quadri, danneggiato i mobili, perchè infine - pieni di risentimento, non hanno appiccato un incendio.

In fondo, tutto è relativo, e quando si contempla un qualsiasi danno subito, si può sempre sempre pensare che siamo stati molto fortunati e che tutto poteva andare in maniera ben peggiore.

Certo, ho trovato sorprendente il loro tentativo iniziale di effrazione, grottesco e brutale, degno di un hooligan, immerso in un suo trip di violenza fine a se stessa.

Forse pensavano di essere come i babbaluci della canzoncina popolare, autentici cornutelli molluschetti.

Oppure - per un attimo - hanno pensato di identificarsi con Polifemo, il Ciclope che, accecato da Odisseo, in preda all'ira scaglia enormi massi tratti dalla montagna dove è ubicata la sua caverna, tentando di affondare la nave di quel Nessuno che lo ha accecato con l'inganno.

Per un attimo ho immaginato una folla di ciclopi dementi che, nel cuore della notte, trasportano massi per schiantarli contro la porta di legno che fa barriera ai colpi e posso sentire la porta che trema, si scuote, urla di dolore, eppure resiste impavida.

No, in realtà, penso che il riferimento ai Ciclopi sia troppo colto per i ladri improvvisati che hanno infierito con i massi contro la povera ed incolpevole porta di casa e che li nobiliti fin troppo dando loro una sorta di aura mitopoietica.

Mi piace di più pensarli come i babbaluci della canzoncina che nel suo refrain fa: "E viri u dannu ca fanno i babbaluci ca li curna ammuttano li balati! (...)".

E, se non ci fosse da piangere per il danno subito e per il fastidio derivante dalla violazione di uno spazio privato (sarò ripetitivo, ma questa è la cicatrice interiore che rimane più bruciante dopo, anche quando i danni materiali sono stati riparati), tra babbaluci che ammuttano balati e Polifemo che scaglia enormi pezzi di montagna per sterminare Odisseo e i suoi uomini, ci sarebbe solo da ridere.
 
 
 
Quella che si vede nella prima foto è la scena che si è presentata ai miei occhi, al mio arrivo. Le altre mostrano dei dettagli.
 
 
 
I Sicily Swing interpretano "Viri chi dannu ca fannu i babbaluci
 
 
 
 

 
Lyric

Viri cchi dannu(Sicilia)
 
Viri cchi dannu ca fannu i babbalucica
cu li corna ammuttanu i balatie
si nun'ci jittavanu na vuci
viri cchi dannu ca fannu i babbaluci
 
C'era 'na vota 'nu poviru surdato
c'avieva l'ogghiu du peri atturciniato
prigo lu Santu Santu San Michele
Cariu lu ogghiu e ci cascau lu peri
 
C'era 'na vota 'na povira cinquicentu
c'aveva persu lu tubbu ri scappamentu
prigu lu Santu Santu prutitturi
truvaò lu tubbo e perse lu muturi
 
C'era 'na vota nu poviru pasturi
c'avieva perso la pecora mighiuri
prigau i Santi Santi cavaleri
truvaò la pecora e perse a mugghieri
 
C'era 'na vota na povira signorina
ca persu lu taccu di la scarpina
prigava siempre la Santa Venerina
truvaò lu taccu e ci cascau a vestina
 
Viri cchi dannu ca fannu i babbaluci
ca cu li corna ammuttanu i balatie
si nun'ci jittavanu na vuci
viri cchi dannu ca fannu i babbaluci
 
 
I Babbaluci nell'interpretazione di Roy Paci
 
 
 
 
 


 

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30 agosto 2013 5 30 /08 /agosto /2013 20:50

Temporale effimero

 

Tuoni e fulmini, 
vento e pioggia

Buio come fossero le sette di sera,

ma è mattino presto

 

Il grande temporale avanza

I gabbiani volano alti 
a stormo,
allontanandosi dal fronte di nubi verdastre
che avanzano da Est

Saette solcano il cielo cupo
e si sente il rumoreggiare continuo
del tuono, 
come quello di mille carri da guerra
trainati da destrieri al galoppo,
lanciati in folle corsa
su strade selciate di pietra

I piccioni sono scomparsi quasi del tutto
per rintanarsi in luoghi sicuri,

Anch'io sono fuggito via
alle prime avvisaglie
per cercare scampo,
sentendo le narici
invase dal buon odore 
di polvere bagnata

Ma poi
il temporale 
è scampato,
lasciando soltanto
una quieta pioggia,
quella buona,
che viene assorbita dalla terra

Non si è verificata,
per questa volta,
l'apocalisse

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27 agosto 2013 2 27 /08 /agosto /2013 10:31

Grattacieli nella nebbia

 

Oggi c'è la nebbia

a Londra

spessa e silenziosa

tutto è grigio e umido

avvolto nell'ovatta

 

Il sole è solo un pallido alone luminoso
 

 

Le foglie dei platani ingialliscono
e cadono,
improvvisando una precoce
danza all'autunno

 

I grattacieli lontani all'orizzonte

sono scomparsi,
avvolti nel fitto grigiore
 

Poi, con il progredire del giorno,

ne emerge soltanto la base,
come se fossero montagne
le cui vette rimangono
avvolte da nubi eterne
che vi irimangono impigliate

 

 

La foto che correda questa nota diaristica è stata scattata il 26 agosto 2013, proprio al tramonto. Oggi, invece (siamo al 27 di agosto) Londra è invasa dalla nebbia. il consueto, ma sempre cangiante (a seconda delle condizioni di luce) skyline che si intravede dalla finestra di casa, è pressoché scomparso.

Quando mi sono alzato e ho guardato fuori come faccio sempre dovunque io mi trovi, i grattacieli si erano semplicemente dissolti.
E' stata la prima volta che mi è capitato di constatare l'assenza di un oggetto del panorama londinese che mi è divenuto così familiare.
Più tardi con il passare delle ore, se ne vedeva soltanto la base, come se fossero montagne le cui cime più alte scompaiono inghiottite dalle nubi che vi rimangono impigliate.

E' questo è quello che si vedeva aquesto punto. Prima c'era soltanto una coltre grigia ed uniforme.

 


 

Grattacieli nella nebbia

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23 agosto 2013 5 23 /08 /agosto /2013 08:36

Il canguro e la tigre bianca

 

Da alcuni giorni
c'è con me un piccolo canguro
 

Una mattina guardavo il piumone
del letto grande
e vi ho notato un rigonfiamento
proprio al centro

 
Incuriosito, sono andato a guardare
e c'era il canguro - o forse era un wallaby,
tanto era piccolo.
 

 Proprio uno scricciolo,

di forma strana e con il musetto appuntito
e grandi occhi scuri da cerbiatto
 

 Non è stato intimidito

 

L'ho preso tra le mie braccia

e ho cominciato a cullarlo

come fosse un neonato

e, poi, gli ho dato da mangiare

le stesse crocchette che uso per Frida
 

E lui ha mangiato

volenteroso
 

Doveva essere affamato,

perchè era tutto pelle ed ossa
 

Non so come sia arrivato da me

 

Ho accettato la sua presenza

come se fosse così da sempre
e come se così dovesse essere

 

Ho cominciato ad uscire di casa,

per brevi passeggiate,

portandolo in braccio
perchè temo che il frastuono delle auto
possa intimorirlo e farlo fuggire via

 

Mangia sempre più voracemente
ed è cresciuto a vista d'occhio

tanto che sento la fatica di trasportarlo

nelle nostre quotidiane passeggiate

e ho dovuto metterlo per terra
 

Tanto prima o poi dovrà far da sè

 

 Ma risponde alla mia voce e non si allontana poi troppo

 

Quando incrociamo delle persone,

ci guardano con curiosità
e tutti mi chiedono di che animale si tratti
 

Qualcuno ride

ma io sono orgoglioso
di questo essere piovuto dal cielo 

nella mia vita

 

Scrollo le spalle e tiro avanti per la mia strada
 

L'altro giorno, però,
rientrando a casa
ho visto un'enorme tigre bianca
sgattaiolare sinuosa
nell'ingresso del cortile di casa nostra
in caccia
 

E lui - il canguro - stava camminando

da solo,
ignaro del pericolo incombente
,
 

Solo per un pelo lui e la tigre

non si sono incrociati
 

Il cuore mi è balzato in gola

 

L'ho ripreso in braccio,

benché pesasse tanto ormai

o l'ho stimolato a far presto
 

Volevo rientrare a casa

prima possibile

ed evitare che la tigre potesse
fissarsi sulle tracce olfattive

mie e del canguro

 

Ho riflettuto che questo nostro mondo
è pieno di pericoli

 

E così è

 

Penso di essermi sbagliato

pensando che fosse un Wallaby.

E' proprio un canguro
e femmina per giunta:
ora che è cresciuta, ho scoperto
che ha anche il marsupio

 

Presto correrà a grandi balzi
ed io non potrò più starle dietro

 

Ma intanto viviamo per il tempo
che ci è dato per essere insieme

 

 

Sogno del 23.08.2013

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20 agosto 2013 2 20 /08 /agosto /2013 20:59

 

La notte e la città

Alcuni nel parco
tirano tardi
bevendo e parlando
Un altro dorme stravaccato
su di una panca di legno,
come un fagotto informe

Frettolosi passi di qualcuno che torna a casa
dopo un turno di notte
o di chi, invece, esce per andare al lavoro
o per partire per un viaggio
in paesi lontani


Un cieco procede sicuro,
picchettando con il suo bastone bianco
Per lui, non fa differenza che sia notte
oppure giorno

Resti
sacchetti vuoti
bicchieri di carta
involti unti
odori di frittura stantia
e di lieve putrefazione

Saracinesche chiuse e serrate
con strani lucchetti
dei tempi delle storie
delle Mille e Una Notte

Il Barong della monezza
ingurgita i suoi carichi immondi
con rumorosi sospiri
e tracce di aria fetida
lievitano per un po' ancora,
anche quando il divoratore di lerciume
è passato oltre,
rumoreggiando


La luna è un disco tondo,
quasi perfetto,
mentre il cielo comincia a trascolorare
ed è l'alba di un nuovo giorno

Il rumore dei miei passi
scandisce come un metronomo
il transito dalla notte all'alba,
e  il Corvo del grande Platano
mi avverte della sua presenza
con il suo gracchiare

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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