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17 aprile 2016 7 17 /04 /aprile /2016 07:47
Stop trivelle. Sperando in una vittoria dei sì (no), ma sopratutto nella fine delle menzogne

(Domenica 17 aprile 2016) Penso che oggi andrò a esprimere il mio parere al Referendum sulle trivellazioni in mare.
Dirò sulla scheda (che significa "no" alle trivelle ad libitum).
Tuttavia, mi rendo conto che comunque vadano le cose su questa faccenda siamo stati sommersi dalle menzogne e continueremo ad esserlo.
Se dovessero vincere i sì (ammesso e non concesso che al voto si presenti il 50% degli elettori più 1), sarà una ben magra vittoria, perchè non sapremo mai tutta la verità e tutte le losche manovre di interessi che si annidano dietro le quinte.
Sopratttto c'è da sperare che cessino su questi argomenti le molte menzogne governative e quelle delle grandi holding che tutelano solo i propri interessi.

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16 aprile 2016 6 16 /04 /aprile /2016 08:58
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)
Il mondo in frantumi (e la traccia della memoria)

Il mondo è pieno di folli
crazy people
con il patentino della normalità

E non c'è come difendersi

Si comprende da frasi che si intercettano al volo,
per strada

Gente inutilmente accalorata

Discussioni al telefono,
di cui arrivano solo frammenti insulsi,

discussioni private che però diventano pubbliche,
senza pudore e ritegno

Modi di reagire il più delle volte sopra le righe

Tutto un fermento di comportamenti esasperati ed esasperanti

Sembra che nessuno sia più in condizione di rapportarsi all'altro
in modi quieti
o di starsene seduto a guardare un filo d'erba che trema timido nel vento
o a leggere un libro

Gente che urla in auto con i finestrini abbassati,
cosicché tutti possano sentire turpi e futili litigi
e, intanto, gesticola e contorce il volto

Colpi di clacson adirati ed impazienti, rabbiosi,
appena ti trovi ad indugiare

Dov'è finita la gentilezza?

Gente che perde la testa per un nonnulla
“Io”
“Io”
“IO”

Cani che mordono cani,
perseguendo neo-bisogni,
quando si potrebbe vivere davvero con poco

Tutti esasperati,
esagitati,
febbrili,
assertivi allo spasimo di se stessi
e poco o nulla importa di punti di vista alternativi,
arroganti
Ignoranti,
stupidi
E niente è peggio della stupidità,
accompagnata dall'arroganza

 

L'odio per l'altro da sé
Non c’è meticciato di punti di vista

E poi questo parlare,
parlare,
parlare in un flusso ininterrotto
ascoltando solo se stessi mentre si blatera

Vorrei stare in un luogo del silenzio
in cui non sia dato l'obbligo di interagire con alcuno

Dove potersi fare i cazzi propri,
contemplare,
agire se il caso - ma in modi sempre rispettosi -
non dover subire per amore di pace

Siamo noi,
siamo noi senza più fede,
senza più scopo,
senza regole,
senza giustizia
in un mondo in frantumi

E stiamo perdendo noi stessi

NaftalinaMentre scrivevo queste righe, all'improvviso sono stato colto da una breve ed intensa quasi allucinazione olfattiva.
Cos’è mai stato?
Mah...
Era l’odore della naftalina della mia infanzia. Quell’odore che ti colpiva con forza quando si aprivano gli armadi dove si conservavano le cose di lana dell’inverno che, per proteggerle dal sempre temuto lavorìo delle tarme venivano messe in naftalina. Un odore forte ed intenso che si viveva in pieno, quando arrivava il gran giorno del “cambio di stagione” che decretava la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno e, quando - in particolar modo le coperte pesanti di lana (quella lana spessa e rigida, dalla fitta tessitura delle coperte di una volta) venivano messe nei letti, soppiantando le leggere copertine di cotone prettamente primaverili e autunnali.
Era quello un gran giorno che segnava il punto di svolta della circolarità del nostro tempo di vita, un vero spartiacque utile nel ricordarci che, se c’erano delle cose che procedevano secondo la logica dell’accrescimento e della linearità, altre invece erano destinate a tornare sempre e rappresentavano nelle nostre esistenze (non solo di noi bambini, ma anche degli adulti che ci circondavano) dei punti fermi, quasi delle certezze.
Quelle coperte di lana, intrise di naftalina, ci dicevano che era passato un anno e si ricominciava con l’inverno, aspettando la primavera: era il ciclo delle stagioni che si rinnovava e che adesso non c’è più. Finito!
Chi fa più la rotazione stagionale degli armadi? Nessuno! Tutto deve essere costantemente a disposizione. E chi usa più la naftalina? Quasi nessuno! E’ un articolo ormai obsoleto.
Chi si preoccupa più che le coperte e altri tessuti vengano devastati dalle tarme? Nessuno, perché viviamo in un mondo dominato dall'imperativo dell’“usa e getta”. E intanto c’era quella prima notte da trascorrere con l’aroma forte e pungente della naftalina che ti penetrava nelle narice e che era fantastico, non disturbante, come era in altri momenti l’odore della “coccoina”, quella colla di uso universale per attaccare le figurine (che allora, sul retro erano sprovviste di quel comodissimo straterello auto-adesivo).
Non vedevo l’ora di andare a letto, in quel giorno fatidico, e quando ci andavo mi lasciavo scivolare con tutta la testa sotto le coltri per respirare quell’aroma a pieni polmoni.
Mi sentivo in qualche misura rassicurato e felice, forse anche sovraeccitato. Poi, magari, quell'intensità finiva con il disturbarmi, assieme al peso e alla rigidezza di quelle coperte che, ancora, dopo essere state stipate negli armadi non si erano imbibite di aria e risultavano alquanto opprimenti. E, di fatto, in quella prima notte non dormivo tanto bene: ma non l’avrei mai ammesso. Poi, nelle notti successive, quell’odore si attenuava e rientravamo nella normalità. Chi sa perché, mentre scrivevo, mi ha preso questa quasi-allucinazione. Non saprei proprio. Forse, perché adesso non vedo più il ricorrere di quelle cose rassicuranti proprie dell’età dell’oro che è stata l’infanzia (almeno la mia infanzia, per come io la vedo adesso).
Oggi, non ci sono più punti fermi benevoli che ritornano, la differenza tra le stagioni è abbattuta quasi del tutto, le farfalle stanno morendo, specie esotiche sono all’assalto della flora e della fauna autoctone del Mediterraneo e le uniche cose che ricorrono con periodicità implacabile sono tasse e balzelli. Non c’è più felicità in questo. Solo mestizia e nostalgia. E, se è vero che adesso ho una famiglia che mi proietta nel futuro, tuttavia mi trovo a rimuginare da giorni che io sono l'unico sopravvissuto della mia famiglia nucleare, morti i nonni, morti entrambi i miei genitori, morto mio fratello. Sotto questo profilo sono rimasto davvero solo. Spesso in un passato non troppo lontano mi ritrovavo a rimuginare scenari in cui ero io a morire prima di mio fratello e la sorte ha voluto che le cose accedessero al contrario. Disegni imperscrutabili che si possono soltanto accettare perchè, pur apparendoci insensati nei loro effetti immediati, fanno pur sempre parte di un più vasto disegno con il quale non ci è possibile interferire.
L'odore di naftalina era la felicità, era la felicità di essere tutti assieme: era quell'odore forte che ritrovavo nel letto di mio fratello, in quello della nonna, in quello di papà e mamma e tutti assieme lo respiravamo.
E si poteva sognare che il mondo fosse forte e buono, non come quello in frantumi di cui parlavo appena prima che si accendesse nelle mie narici la traccia olfattiva della naftalina della mia infanzia perduta. E scusatemi di questo sproloquio... ho scritto spinto da uno stato di necessità...

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26 marzo 2016 6 26 /03 /marzo /2016 09:02
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna
Una passeggiata-corsa nel territorio della RNO Capo Gallo (Barcarello). A volte la corsa ritorna

(Foto e testo di Maurizio Crispi) A volte, dopo lunghe pause, la corsa ritorna.
Correre in solitudine e al cospetto della natura ha un potere vivificante, energizzante. Schiarisce la mente e la mette in moto.
Sorgono idee e il pensare si fa creativo.
Una boccata di ossigeno e questo anche se il giorno, come è stato quello di questa passeggiata, non è solare, bensì grigio e corruscato.
Molto romantico, direi, perché ha attivato la melanconia e la nostalgia.
E anche delle brevi e transitorie burrascate di pioggia, in questo contesto ci sono state bene.
Dall'umido del bosco le mie narici erano colpite da molecole olfattive di bruciate. E, in effetti, c'erano i segni di un fuoco recente che aveva arso il sottobosco e alcune delle piante arbustive più giovane.
Forse attizzato proprio alcuni giorni prima in occasione del grande scirocco, con il vento che ha fatto divampare le fiamme, incautamente o dolosamente accese.
E ora sul pendio che si inerpica sino alla scoscesa parete di roccia si allarga una grande cicatrice nerastra.
Sono stato l'unico nel circondario a percorrere quegli sterrati, con la vista sulla scogliera grigio-ferro e nera, battuta dai marosi violenti e Isola delle Femmine che si stagliava lontana nella bruma: un paesaggio quasi nordico e non mi sarebbe sembrato strane veder emergere dal mare in tempesta una balena - a big sea monster - con i suoi potenti soffi, inarcando il dorso prima di un tuffo (Thar she blows!).
E Isola delle Femmine appena distinguibile tra i rovesci d'acqua e il pulviscolo d'acqua sollevato dai marosi, con la sua forma oblunga potrebbe bene essere un grande cetaceo pietrificato.
Nella più totale solitudine, ho solo incrociato uno che, con il cappuccio della felpa calcato sulla testa, faceva passeggiare il suo cane: era sulla scogliera e sul greto di sassi, ma quando mi sono addentrato nel territorio della riserva (la zona A), non c'era davvero più nessuno.
Forte è stata l'impressione di essere su di un isola selvatica lontana mille miglia dal luogo in cui vivo, invece che dietro la porta di casa: e quei cartelli indicatori di sentieri e località dai nomi pittoreschi e quasi mitici evocano atmosfere di avventura.

Tutto è fermo e silente, in attesa dell'estate, nel secondo giorno di primavera, ma sembra che sia inverno profondo, quell'inverno che ancora non c'era stato: l'inverno del nostro scontento.
Solo il monte, con i suoi sassi spaventosi e cataclismici, si muove.
Un cartello avverte minaccioso che c'è pericolo ad inoltrarsi nella zona che, a causa del monte soprastante e la sua parete di roccia friabile, é in uno stato di dissesto geomorfologico.
Grossi sassi caduti sul sentiero con la loro inerte presenza, sono eloquenti e mi fanno stare sul chi vive...
Non si sa mai...
Chi può mai dirlo se qui possa esserci l'appuntamento fatale con il mio destino.

Ma poi non è successo nulla di brutto...
Sarà per un'altra volta.
Ah ah ah...

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23 marzo 2016 3 23 /03 /marzo /2016 21:01
Il Cerchio della Vita

Oggetti che si muovono,
libri volanti che si spostano,
togliendo gli ormeggi
e recidendo le proprie radici

Incessanti movimenti pendolari
Instabilità invece di stabilità,
il dominio dell'effimero

Il tempo s'annulla
oppure procede a ritroso

Andare al Supermarket,
conferire la munnizza nei giorni stabiliti,
far passeggiare il cane,
cucinare e consumare pasti,
muovere cose e muoversi,
non sense,
dormire,
sognare forse

Il Cerchio della Vita,
il serpente Ouroboros che dalla coda divora se stesso

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18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 21:08
Un giorno di pioggia (foto di Maurizio Crispi)

La pioggia cade sommessamente

Acceso da un raggio di sole
prende vita ad ovest l'arcobaleno iridescente

Un attimo di sublime

Una cacata liquida occhieggia sul marciapiede
e, al passaggio, un odore nauseabondo mi investe,
di topi morti e decomposizione

Povero cane!, penso
O magari sarà stato un Cristianuccio senza ritegno...

Suoni mesti e colori grigi,
ad eccezione di quell'effimero effetto prismatico di prima

Bisogna affrettarsi per ritrovare un riparo

Gimme shelter from the rain, gimmeshelter

Andare,
dormire

cercare senza trovare,
aspettare, ripiegato su un me stesso

sempre più piccolo,
sino a scomparire,
effetto tre millimetri al giorno

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17 marzo 2016 4 17 /03 /marzo /2016 07:04
Corsi e ricorsi

Gli oggetti che mi circondano viaggiano da un luogo all’altro,

continuamente riorganizzati,

Corsi e ricorsi, dall’ordine statico al caos e poi di nuovo ad un ordine fittizio

Nulla è mai definitivo per quanto ci possa illudere

Ora succede che gli oggetti defluiscono, tornando al luogo delle origini,

come risucchiati dal reflusso della marea

La vita d'una persona è fatta di pezzi e di cose

Ogni singolo pezzo, ogni oggetto, ha una storia da raccontare:

si tratta di reperti fossili

che però vivono nel ricordo di chi li ha acquisiti

Ogni reperto è Intellegibile, solo a colui cui l’oggetto apartiene

per quanto si possa pensare diversamente

quando si è preda della grande illusione (stolto pensiero!)

La grande illusione è quella per cui ogni singolo oggetto,

perfino il primo dente adulto che abbiamo avuto estratto,

possa essere importante e degno di nota anche per altri

Facciamo di simili cose le nostre personali reliquie, sacre, intoccabili

Eppure, se soltanto spostiamo il punto di osservazione,

se relativizziamo, ci accorgiamo di vivere sepolti in mezzo a mucchi di spazzatura

che ci levano l’aria e che ci impediscono di respirare

Siamo solo preda d'un errore di giudizio,

se pensiamo che altri possano considerare la nostra spazzatura

reliquia da venerare e santificare

Meglio buttar via tutto, eliminare i cascami e le scorie,

togliere via il superfluo

per evitare che coloro che ci seguiranno

o rimarranno indietro debbano poi maledirci

Da tempo, ho smesso di acquistare souvenir di viaggio

Li trovo stucchevoli, mentre - prima - tornando da luoghi lontani,

andavo fiero di questi piccoli trofei

che a me, e a me soltanto, raccontavano storie

Alla mamma, sino all’ultimo, in occasione delle ricorrenze,

regalavo oggetti che pensavo potessero piacerle

Lei mi guardava benevola e sorrideva per non contrariarmi,

ma il suo sguardo limpido mi diceva che quei doni erano superflui,

solo un inutile appesantimento:

lei era andata oltre e non avrebbe potuto portare nulla con sé

Anzi, diceva sovente di voler distruggere,

come l’Aureliano Buendia del romanzo,

tutto ciò che la riguardava,

appunti, carte documenti, foto

Noi la schernivamo, la blandivamo

Non comprendevamo e ci chiedevamo sgomenti:

perché mai desiderare di morire e di scomparire, prima di essere morti?

E poi la mamma non l’ha fatto

Forse solo per non dispiacerci

o forse soltanto perchè alla fine le sono mancate le forze per poterlo fare

Ma questo suo desiderio, in fondo, aveva un senso, credo

Sogno spesso di essere in situazioni difficili, di transito,

e di aver perso delle cose importanti,

pezzi, strumenti, parti di me

Qualche volta è la macchina fotografica, talaltra sono gli occhiali,

altre volte me stesso e la mia identità

e allora il senso di smarrimento è totale

Forse anche questo è parte del mistero della vita e della morte,

delle transizioni e delle sparizioni,

dei passaggi che dovremmo dominare

ma che più spesso soltanto subiamo,

illudendoci di esserne padroni,

e di essere capitani del nostro vascello

Fanno bene coloro che vivono da cercatori di tracce,

operando in modo da non lasciare mai alcuna traccia di sè

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10 marzo 2016 4 10 /03 /marzo /2016 08:59
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri
Cimiteri

L'8 marzo 2016 è stato il giorno di ricorrenza del compleanno della mamma che, se fosse stata in vita, avrebbe compiuto i suoi 98 anni. E ho pensato che potesse un buon giorno per andare a farle visita al Cimitero, andare a visitare lei e Salvatore.
Andare ogni tanto al cimitero a trovare quelli che ci hanno lasciato ha un effetto rasserenante, che certamente dipende anche dai piccoli riti che si compiono, come strappare via le erbacce, pulire la lastra tombale e le iscrizioni su di essa, lasciare qualche fiore, e anche il contatto fisico con il luogo di sepolura, come il tocco di na mano, una piccola pacca, una carezza, esattamente come quei gesti che si scambiano tra viventi.
Recitare qualche preghiera anche se non si è praticanti assidui della religione e non si ha una fede nel senso canonico, corrobora il cuore: spesso quando ci si rivolge ai morti si è portatori di una fede selvaggia, arcaica, adogmatica, eppure intensa che rappresenta il grado primevo dell'escatologia e dei costrutti sulle cose ultime che da sempre - sin dai suoi albori - hanno assilato l'Uomo.
Quando ci confrontiamo con i nostri Morti siamo di fronte al Mistero, quel Mistero nel quale un giorno dovremo entrare anche noi, quando finalmente ci sarà dato di sapere.
Parlare tra sé e sé con i cari estinti, a volte rivolgere loro la parola ad alta voce o pronunciare il loro nome sono altri piccoli riti che hanno la loro importanza.
Anche chi non crede in una religione "istituzionale" può pensare che i nostri morti aleggino da qualche parte, che ci sia un luogo nel quale siano in pace e siano in contatto tra loro, che - da dove sono - dovunque sia questo luogo intangibile - ci guardino e ci proteggano.
Ci sono e sono con noi: noi lo crediamo fermamente ( e secondo me lo credono anche quelli che assumono - ma per una necessità di autoprotezione dal confronto con l'ineffabile - una posizione negazionista nei confronti di ciò che sta al di là di quella soglia).
A volte, girovagando per i cimiteri e soffermandosi a guardare le lapidi, i cippi, le cappelle gentilizie, i loculi, con una miriade di fiori freschi, altri appassiti, o di plastica, nonchè vari altri ammennicoli messi lì - sembrerebbe - a dar compagnia a quelli che ci hanno lasciato indietro e sono in un luogo altro, non si può non essere sovrastati dal pensiero che, se mettiamo assieme tutti i morti che ci hanno preceduto, si creerebbe un esercito sconfinato di anime che, certamente, supererebbe il numero dei viventi.
In ogni città, accanto alla città dei vivi c'è dunque una città dei morti che soverchiano in numero e consistenza i vivi.
E noi, i viventi, paradossalmente, siamo quelli che sono stati lasciati indietro.
Se si accetta il pensiero che ci sia qualche traccia dei morti (chiamiamola anima, spirito, soffio vitale), si deve anche provare riverenza nei loro confronti e considerarli un punto di riferimento importante dei nostri dialoghi interiori.
In fondo, il film di GiuseppeTornatore "Stanno tutti bene" (protagonista Marcello Mastroianni), parla proprio di questo e di questo dialogo ininterrotto con i nostri cari scomparsi.
La mamma, negli ultimi anni di vita, specie quando si sentiva sconfortata per via degli acciacchi, invocava spesso sua madre: "Mamma! Mamma!" diceva. E, probabilmente, l'invocarla gliela faceva sentire vicina, come una presenza benevola e capace di comprensione. Sicuramente quell'invocazione faceva parte di un ininterrotto dialogo interiore.

La visita al cimitero di Sant'Orsola (noto anche come Camposanto di Santo Spirito) è stata seguita da un breve passaggio da quello di Santa Maria di Gesù, che è il cimitero più antico di Palermo e dove si trova sia la tomba della famiglia Crispi, ma anche la Cappella gentilizia della famiglia dello zio Giovanni.
Anche se oggi quel piccolo gioiello di pace e quiete è stato deturpato da un ampliamento moderno, aggirarsi dentro i suoi spazi terrazzati, fiancheggiati da antichi cipressi e da cespugli di bosso e dominati da una chiesa antichissima (cui era - e forse - è abbinato un convento) invita alla meditazione sulle cose ultime, con una vista rasserenante su Monte Pellegrino e l'apertura verso il mare.
Quando ero piccolo - forse 10 anni - al culmine di una passeggiata in bici, mio padre mi portò qui e mi indicò la sepoltura di famiglia, all'antica, una semplice lastra di pietra lineata e sbrecciata, annerita dal tempo, con delle incisioni sopra. E mi disse - queste parole non le avrei mai più dimenticate, perché furono il mio primo contatto con la dimensione della morte - "E' qui che un giorno verro a riposare, in questa quiete. E' bello pensarlo".
Mi offrì con questa frase una dimensione serena di contiguità (o forse di necessaria prossimità) con la Morte (e con il Morire) che deve sempre essere considerata una nostra vicina amica (e non nemica): solo così si può vivere serenamente, pensando alla quiete che un giorno - non si sa quando, non si sa come - ci attende, al Mistero nel quale entrerebbe e saranno loro i nostri cari che non sono più ad assisterci nel transito.

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21 febbraio 2016 7 21 /02 /febbraio /2016 12:41
Zavorra

Parole come pietre

Vita polverosa

Oggetti inutili,
vetusti e desueti,
pagine aride,
zavorra che ti tiene inchiodato
al suolo,
avvinto nelle catene
da te stesso costruite

Sogno di evasione

Il gabbiano vola alto
trasportato dal vento
e, in un attimo,
si è dileguato

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20 febbraio 2016 6 20 /02 /febbraio /2016 15:40
Stanco risveglio

Stanco
Stanco,
dopo notti di sonno senza sogni

Sveglio all'alba
ascoltando i suoni della casa quieta

Camminare a passo svelto
incontri fuggevoli
con silenzi e solitudini urbane

Avvistamenti di bambole rotte
che guardano con occhioni supplici
con guanti spaiati, bicchieri da bar,
frutti marci o rinsecchiti e altri fronzoli
che costellano il tuo cammino

I gabbiani si risvegliano
e prendono ad intrecciare
voli di esplorazione

Con loro pensieri volatili che turbinano
come mulinelli di foglie secche
alzati dai venti autunnali

Il più della vita è trascorso
e ne rimangono ormai
solo scampoli
Il corpo invecchia
e si va alterando insensibilmente
in una sommatoria di piccoli cambiamenti
che fanno grandi differenze

Impossibile riportarlo
alla forma di prima

Il tempo s'è fatto stretto:
per allungarlo
occorrerebbero ali
che consentano di volare alti
verso il sole
oppure,
bisognerebbere essere aquilone leggero
sollevato dal più tenue refolo di vento

Questo è lo stampo
in cui sei costretto

Altre possibilità non sono date,
se non la curiosità che ti spinge
ad andare oltre
a gettare uno sguardo dietro il prossimo angolo
a sollevare una pietra e a guardare sotto,
se non la meraviglia della scoperta
e quello scintillio di magia che permea alcuni oggetti,
se non lo stormire delle fronde nel vento
che ti parlano con un linguaggio arcano

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5 gennaio 2016 2 05 /01 /gennaio /2016 07:45
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile

Cosa c'entrano i presepi con le Antiche Fornaci?
C'entrano... C'entrano.
Ed è presto detto perché.
Quest'anno l'iniziativa "Il Presepe in Piazza" è tornata alla grande, dopo una quasi assenza e un format ridotto nel Natale 2015.
Il Maestro Giuseppe Bennardo, creatore di centinaia di caratteri del presepe in creta e tutti gli altri materiali necessari, ha allestito il suo scenografico presepe in una capannuccia creata all'uopo sul sagrato della Chiesa Don Orione (in via Ammiraglio Rizzo) con accanto una "casetta", imaginata com dimora di Babbo natale e un allestimento-installazione dedicato al migrante che giunge in mare e che spesso perde la vita nel suo periglioso viaggio.
Il presepe 2015 è stato allestito dal Maestro Bennardo con la consueta - quasi maniacale cura dei dettagli e con pari senso prospettico.
In questo presepe n2015 è presente un dettaglio mancante in precedenti allestimenti e cioè la rappresentazione di Santa Rosalia che s'intravede in alto, al termine di una fuga di rocce,  incombente sulla stalla della Natività, contornata da voli di angeli (a quanto pare, questo inserimento è stato il frutto di una richiesta della parrocchia ospitante).
Al termine della visita il Maestro Bennardo mi ha detto che era visitabile un suo secondo presepe, realizzato per allocare un surplus di personaggi che nello spazio a disposizione non aveva potuto posizionare.
Ha aggiunto che il secondo presepe si trovava ubicato presso le "Antiche Fornaci Maiorana" in via Cardinale Rampolla, poco distante.
E così ci siamo incamminati per giungere poco dopo in una location che, nella mia vita, trovandomi di passaggio avevo visto centinaia di volte, ma senza mai prestarvi attenzione.
Siamo entrati e più che la meraviglia per il secondo presepe (eravamo gà appagati dalla visita al primo) poté lo stupore per la scoperta di un sito di autentica archeologia palermitana, reso visitabile grazie alla lodevole inziativa dei proprietari.
Le Antiche Fornaci a poca distanza dalle cave di roccia calcarea alle falde di Monte Pellegrino erano adibite alla produzione di Calce, che nel dopoguerra era ancora abbondamente utilizzata per la costruzione di abitazioni senza struttura portante.
Il processo consisteva nella rottura del materiale calcareo in pezzi più piccoli che poi venivano buttati dentro la fornace (al livello superiore) attraverso apposite bocche.
Le fornaci in numero di tre erano alimentate al secondo livello, più in basso, mentre il terzo livello scavato nella roccia serviva per raccogliere la calce, man mano che si formava nel processo di cottura, in piccoli carrelli metallici su rotaia, i quali poi mediante elevatori venivano portati sino al livello del suolo.
Un'opera davvero monumentale ed ingegnosa della quale si vedono emergere le cane fumarie delle fornaci, mentre tutto il resto è sprofondato nel sottosuolo.
Visitando il terzo livello si passa attraverso stretti cunicoli scavati nella roccia illuminati dall luce fioca di lampadine elettriche, appoggiati alle pareti che sono state lasciate grezze e ruvide sono gli attrezzi utilizzati dagli operai, martelli pneumatici, picconi, resti di carrelli, ruote di ferro, come se tutto fosse stato lasciato lì da un momento e all'altro e fosse pronto per una ripresa dei lavori. Tutto è oggi avvolto in un silenzio innaturale, ma con un piccolo sforzo di fantasia si possono udire il clangore degli strumenti, l'ansito delle ciminiere, il rombo delle fiamme, botti e tonfi, voci concitate e si può immaginare anche quanto fosse esposta al rischio di incidenti la vita di questi lavoranti, in un'epoca in cui ancora non esistevano reti di protezione e misure di sicurezza.
Con l'avvento del cemento armato l'uso della calce venne ridotto e, a poco a poco, le fornaci caddero in disuso.
Al tempo del loro massimo sviluppo le Fornaci Maiorana impiegavano dieci lavoranti adulti e dieci "carusi" (poco più che bambini, che facevano una sorta di apprendistato, ma erano in realtà una bassa manovalanza di "aiutanti" prezzi stracciati).
Le Antiche Fornaci furono acquistate dalla famiglia Maiorana nel 1945 e sono rimaste di loro proprietà anche quando caddero in disuso.
Recentemente, i proprietari si sono armati di buona volontà e hanno fatto dei lavori di ripristino, rendendo questa loro struttura - tremendamente interessante - visitabile e restituendo per così alla cittadina un pezzo del suo passato storico.
E' volontà dei proprietari attuali fare "vivere" le Antiche Fornaci, ospitando eventi culturali e di intrattenimento di vario genere: ne è la riprova un piccolo concerto da camera realizzato poco dopo l'inaugurazione e l'installazione presepica del Maestro Bennardo.
Come notazione, oltre al presepe allestito in maniera semplice su di un unico piano (a differenza di quello di via Ammiraglio Rizzo), si potevano ammirare esposti altri pezzi singoli connessi al tema del presepe, dislocati strategicamente ed anche un'Ultima Cena, sempre a firma del Maestro Bennardo.
Insomma, la visita al secondo presepe del Maestro Bennardo si è rivelata un'autentica sorpresa: un esempio efficace di quando sei convinto di andare a trovare una cosa e, trovando quella che hai cercato, ti imbatti in un'altra che diventa la "vera" scoperta del giorno di ricerca...

Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
Le Antiche Fornaci Maiorana. A Palermo, un pregevole esempio di archeologia industriale salvato dall'abbandono e reso fruibile
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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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