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28 luglio 2015 2 28 /07 /luglio /2015 11:29
As an empty shell

La notte e il silenzio

ronzano nella mia testa

assordanti

Esco al buio

nessuno in giro

solo io e il mio cane

Qualche auto frettolosa

passa fendendo con i suoi rostri di luce

l'aria sciropposa e densa

l'afa del giorno che non si dirada

Ho nuotato sino alla villa

e poi sono tornato,

seguito da due cani randagi

abbaiosi

Di nuovo pronto alle derive

d'un giorno che deve ancora cominciare

tra sudorazioni,

silenzi,

parole fluttuanti nell'aria

come micce alate

Di nuovo, nell'attesa della sterile magia della notte

per essere portato via dalla sua risacca

e, poi, all'alba ricondotto sulla battigia

come una guscio vuoto

As an empty shell
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9 luglio 2015 4 09 /07 /luglio /2015 06:27
Ode alla città d'estate
Ode alla città d'estate
Ode alla città d'estate

Le vene, le arterie e i nervi della città

sono messi a nudo

Il cielo è d'un azzurro intenso

e il riverbero costringe

a strizzare gli occhi

Il caldo e la fornace del sole

impongono un peso intollerabile

sulle spalle dei viandanti

che avanzano ricurvi

quasi schiacciati al suolo

Donne stravolte dalla calura

barcollano e vagano,

le unghie dei piedi con lo smalto sbreccato

e le crescite bianche dei capelli sotto la tintura

vestiti sciatti e incolori

Negozi chiusi e abbandonati,

saracinesche abbassate per sempre

segnano l'irreversibile declino

Automobili parcheggiate

da anni,

con le gomme a terra

e ricoperte dalle deiezioni degli uccelli

Carcasse di animali

caduti per un'improvvisa moria

intasano i marciapiedi

Nugoli di polvere si levano,

foglie secche mulinano

in vortici

mentre altre scricchiolano e scoppiettano,

sotto i piedi,

mescolate a fogli di giornale, stampe pubblicitarie

oggetti di plastica

frammentati/accartocciati

L'aria afosa è pervasa dal sentore di bruciato

di erba secca e di legno di pinastri

che ardono da qualche parte

A intervalli regolari

sovrasta i rumori del traffcio quotidiano

il rombo dell'aereo

che porta i suoi carichi d'acqua sul monte

Fire on the mountain

desolazione metropoitana

degrado

solitudine

Gli scarafaggi impazzano

i gatti se la godono

Loro sarà la città,

quando noi non ci saremo più

Ode alla città d'estateOde alla città d'estate
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1 luglio 2015 3 01 /07 /luglio /2015 06:14
Tatà, male!

Tatàaaaaaaa, Tatàaaaaa!
Tatarone, Tatarone!!!
Trovandomi sull'Etna, a quasi 2000 metri di quota e in totale solitudine, all'infuori del piccolo Gabriel che era con me, in attesa dell'arrivo dei primi runner, lanciavo nel vento a gran voce il nome di mio fratello nelle molteplici variazioni con cui, secondo una lunga consuetudine che nasce da lontano (dal tempo in cui eravamo piccini), lo distorcevo in una sorta di gioco. Il diminutivo Tatà nacque proprio da questa abitudine di gioco e molti hanno preso a chiamarlo così, invece del più classico "Totò"!

 

Tatarimpoooooo! Tatarimpoooooo! Tatarone, Tatarone!

Tata Tatibaaaaaaa! (questo appellativo, in particolare, è stato quello di più recente conio, ispirato al "Tata Madiba" con cui i Sudafricani neri si rivolgevano a Nelson Mandela, in cui "Tata" sta per "padre", mentre "Madiba" era il nome del clan tribale cui Mandela apparteneva).

Voci e nomi nel vento...

Una cosa che mi rimanda al suono delle campanelle con cui si accompagnano i momenti cruciali delle cerimonie religiose, o dei piccoli cimbali battuti nei momenti rituali delle religioni orientali, che sembrano tutti avere una matrice comune, cioè quella di attirare l'attenzione delle entità superne cui ci si rivolge in preghiera e che stanno in un altrove, in un empireo irraggiungibile per i nostri flebili ed inaudibili suoni.

Tatàaaaaaaaa! Tatàaaaaaa!

Quando ci si trova in montagna, minuscoli nell'immensità della Natura, ci si sente a contatto con qualcosa di grande: chiamiamolo Dio, chiamamolo il Trascendente, oppure ciascuno lo chiami nel modo che preferisce: e viene naturale gridare, cercare di farsi di sentire, rivolti al Cielo che ci sovrasta.

E, siccome soffiava a raffiche il vento, mi venivano in mente anche le bandiere di preghiera, utilizzate nei templi orientali, dai colori vivaci e con parole scritte a caratteri neri e fitti. E in questo caso, le bandiere di preghiere c'erano pure attorno: con un minimo di fantasia si potevano vedere così le numerose bandelle segnaletiche rosso-bianche che vibravano nel vento.

Si dice che il vento facendo battere queste bandiere, prenda le parole, le suppliche, le richieste che vi sono scritte su e le trasporti con sé in cielo: e, per questo motivo, una volte che siano state collocate in lunghe filiere davanti ai templi, non devono essere più rimosse, sintantochè non siano tutte a brandelli e i caratteri completamente dilavati via dalle intemperie e dagli elementi atmosferici.

Gabriel ad un certo punto mi ha guardato e mi ha detto con molta convinzione "Tatà, male! e ha preso a ripetere diverse volte questa singola frase: "Tatà, male".

Sono rimasto sorpreso e commosso ad un tempo.

Con mia moglie abbiamo voluto proteggere Gabriel da un'esposizione diretta ai momenti sofferti successivi alla morte di mio fratello.

Pure, qualcosa deve aver percepito ed elaborato dentro di sé, a partire dal concetto di "male" e "farsi male" di cui avevo avuto occasione di parlargli alcuni giorni prima della scomparsa di Tatà, prendendo spunto dall'incontro lungo la strada con un merlo morto stecchito.

Che Gabriel abbia associato la persistente assenza di Tatà, cui era molto attaccato per l'intrecciarsi di molti momenti quotidiani in cui eravamo tutti assieme con il suo essersi fatto "male" - e dunque con la sua morte - e che sia stato capace di sintetizzare tutto questo con il suo "Tatà, male!"?

Tatà, male!
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1 luglio 2015 3 01 /07 /luglio /2015 05:58
Tatà e la festa sul monte

Siamo sulla cima di una montagna, dove tra le ultime balze - prima di arrivare in vetta - si forma un piccolo spiazzo.

Siamo arrivati a piedi portando tutte le nostre masserizie e i nostri generi di conforto, alloggiati in grandi cesti da picnic: c'è tanta roba da mangiare e non mancano le bevande, compresi dei grandi thermos di the e caffé.

E approfittando di questo spiazzo assolutamente panoramico, con una vista mozzafiato sulla valle sottostante, ci siamo sistemati, allestendo un gazebo e disponendo ad arte anche degli ombrelloni, tavoli e sedie.

Il vento soffia incessante, il sole splende e, con il suo calore, stempera l'aria frizzante.

Dobbiamo festeggiare un evento: ed è per questo che siamo saliti sin sulla cima della montagna.

Finalmente, alla fine del laborioso allestimento, possiamo ammirare la'opera compiuta: tavoli addobbati con ogni sorta di leccornia ebevande di ogni tipo: dalla Coca Cola, al vino alla birra, ai thermos pieni di caffé e di the.

Seguendo la strada che ascende a stretti tornanti tutti, amici e parenti convocati, cominciano a radunarsi.

Ma Salvatore è grumpy, fa il burbero-scontroso.

E allora tutti d'improvviso se ne vanno, prima ancora che la festa cominci.

Vedendo la mia delusione, Tatarone si ammorbisce e viene a più miti consigli, aprendosi al sorriso. Forse non tutto è perso: il party si farà, malgrado tutto.Mi sporgo dalla balaustra che cinge la terrazza e che portege dal cadere nel vuoto sottostante, alla ricerca della carovana degli ospiti in marcia verso valle.

Li avvisto dall'alto mentre stanno ormai scomparendo alla vista, prima di imboccare l'ultimo tornante e faccio grandi cenni con le braccia: "Dove state andando? Tornate, tornate, amici!".

Mi vedono, fortunatamente, e riprendono a percorrere faticosamente la strada in salità che li riporterà a noi!

Evviva, la festa si farà!!!

 

Ho fatto questo sogno qualche tempo addietro. E Salvatore l'aveva letto: rivelava questo suo modo di essere, al tempo stesso riservato e scontroso da una parte, e conciliante dall'altro.

Succedeva spesso che di fronte alle mie iniziative "sociali" brontolasse, ma poi finiva con l'accettarle e con il trarne piacere.

Un sogno che a suo tempo mi parve enigmatico e che, riguardandolo adesso alla luce degli eventi, sembra quasi profetico.

Come se, in tale sogno, vi fosse in nuce la rappresentazione d'un ultimo congedo, che non è avvenuto nella realtà, ma che è stato sostituito da un saluto che tanti gli hanno tributato e dalle testimonianze su di lui che si sono succedute, come è accaduto a Palazzo delle Aquile il 30 giugno 2015, in occasione della “Tavola rotonda sulla legge 328/2000″, organizzata dall’ufficio di presidenza del Consiglio comunale in collaborazione con ASAEL (Associazione siciliana amministratori enti locali), che ha preso lo spunto dalla presentazione del saggio di Salvatore Migliore, dal titolo “Sistema integrato di interventi e di servizi sociali: un progetto per garantire la qualità della vita”, volume che si apre con un'introduzione scritta da Salvatore Crispi, appunto.

Salvatore era stato invitato a far parte del cast dei relatori: non è stato presente materialmente, ma lo è stato in spirito ed è stato commovente sentirele parole su di lui enunciate dal Presidente del Consiglio Comunale Salvatore Orlando e dall'autore del volume, che nei confronti di Salvatore aveva un rapporto pluriennale di stima ed affetto.

Tatà e la festa sul monte
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27 giugno 2015 6 27 /06 /giugno /2015 20:11
Foglie d'autunno

Foglie d'autunno

L'autunno incalza

Foglie ingiallite

cadono danzando

sull'erba smeraldina appena cresciuta

Vite americana

abbarbicata su di un muro diruto

disegna

una chiazza cromatica

rosso-ruggine,

intensa

Un coniglio saltella via

le orecchie sollevate, 

trepidanti

Odore di umido e funghi

nel fitto della boscaglia

dove non giunge mai 

un raggio di sole

ma solo i suoi riflessi cangianti

filtrati dalle fronde

E il gracchiare dei corvi

che rimangono invisibili

E l'improvviso frullo d'ali

del piccione selvatico che si leva in volo,

impaurito

E la rugiada riveste

ogni cosa

con le sue sottili gocce

e tutto é stillante

Nel vuoto di parola

16 novembre 2015 (Maurizio Crispi)

Non temerò alcun male (con una premessa)

Il sole del primo meriggio batte impietoso sulle vie d'asfalto sui piazzali polverosi, sui giardini entropici, tendenti alla desertificazione, panchine divelte, fontane prosciugate, monnezza sparsa ad arte

Con le raffiche del vento caldo che soffia dal Sud nuvole di sabbia finissima si levano turbinando dalle aree salute, sommerse da una rigogliosa vegetazione selvaggia Solo pochi resilienti si affannano ad esercitarsi sotto il sole rovente, incuranti di caldo e polvere

Non una panchina attorno. Ci si può sedere soltanto nella polvere, tra formiche e scarafaggi nell'ombra esile di alberi stenti

Le strade della città sono scenari di desolazioni, negozi chiusi e sprangati insegne cadenti spazi vuoti con i segni d'un frettoloso abbandono, quasi avesse avuto inizio una migrazione

Ma le gelaterie sono traboccanti di clienti, alla ricerca di un dolce conforto, e così pure i negozi di intimo Loro sì, fanno affari senza deflessioni

Camminare per le vie della città fa germogliare nel cuore un sottile filo di malinconia che presto si tramuta in nube malevola che oscura tutto il resto

La gente butta via i libri o li brucia. se ce li ha, oppure non li compra, non sa più cosa farsene, forse non l'ha mai saputo

Lo spettacolo dell'ignoranza, dell'insensibilità, della mancanza di cultura fa il resto

Viene voglia di rifugiarsi nella mancanza di consapevolezza della vita animale di basso livello evolutivo o, ancor di più, di quella minerale

Farsi topo, scravagghiu, pietra per non dover temere alcun male E poi ci si trascina stancamente, come ogni volta, sino a casa, dove un libro attende i pochi lettori sopravvissuti, per praticare una moderna - e rassicurante - clausura libro e divano libro e poltrona libro e letto e, poi, dormire dormire dormire alla ricerca dell'oblio

Ma il giorno dopo, molto prima dell'alba, si ricomincia a zampettare, come criceti nella ruota

Non temerò alcun male (con una premessa)
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19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 06:39
The Making of the Birthday CardsThe Making of the Birthday Cards
The Making of the Birthday Cards

Nella preparazione del 2° compleanno del nostro piccolo Gabriel "Babacino", Maureen si è messa al lavoro per predisporre i bigliettini di invito alla festa, pensati soprattutto per i compagni ed altri bambini (non per gli adulti).
Rigorosamente per i piccini...
L'idea di Maureen è stata quella di fare qualcosa in cui tutti noi fossimo coinvolti (una sorta di piccola impresa familiare collettiva): da qui l'idea di cominciare con l'impronta della mano di Gabriel (la cui realizzazione all'inizio ha suscitato qualche resistenza da parte del nostro cucciolo Babacinol), parte della lavorazione a cui io stesso ho partecipato attivamente come "stenditore", mano mano che le impronte della mano venivano sfornate.
Poi, Maureen è passata alla realizzazione delle card, costruendole pezzo pezzo, a partire dai fogli di cartoncino e altri materiali.
Maureen, in questo, è molto esigente e il suo sforzo creativo, anche per ealizzare le cose più semplici, è sempre per lei fortemente challenging.
Il lavoro è iniziato, domenica 14 giugno 2015, ed oggi (siamo a Venerdì), il lavoro è praticamente giunto alla fine della sua elaborazione.
Per sintetizzare:

  • Gabriel ci ha messo l'impronta colorata della sua mano;
  • Io ho fatto lo "stenditore" e il fotografo (oltre ad occuparmi della stampa di alcune delle frasi);
  • Maureen ha fatto il lavoro di assemplaggio creativo.

Quindi è stato un lavoro di noi tutti, guidato dalla speciale vision creativa di Maureen
A proposito!
Maureen è disponibile per fare questo lavoro su commissione (per feste di compleanno o altre ricorrenze), partendo - ovviamente dall'idea del committente e discutendone con lui e utilizzando tecniche miste (compreso il decuoage o l'inserto mediante tecniche collage di immagini fotografiche), come è stato nel caso della realizzazione di queste birthday.
E vi assicuro che le realizzerà con la stessa dedizione e passione che ha profuso nel caso di queste per il compleanno di nostro figlio.
Se qualcuno é interessato ci contatti o tramite facebook oppure telefonicamente.

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19 giugno 2015 5 19 /06 /giugno /2015 06:38
Il cantaro ritrovato: il grado zero del water closet (ma senza sciacquone incorporato)Il cantaro ritrovato: il grado zero del water closet (ma senza sciacquone incorporato)

(Maurizio Crispi) L'altro giorno, immerso in una calura insopportabile, camminavo nei pressi di Villa Sperlinga e la mia attenzione è stata all'improvviso attratta da un grosso vaso in terracotta smaltata: l'ho immediatamente raccolto (minchia, quanto pesava) e l'ho portato a casa, rifacendo la strada all'incontrario, benchè avessi delle cose urgenti da fare. Ma ho pensato che la salvaguardia di un così importante e prezioso reperto meritasse pure qualche ritardo nello svolgimento degli atti banali della vita quotidiana.
Ma di cosa si trattava, esattamente? All'inizio, non mi ritornava la parola giusta: sentivo di avercela sulla punta della lingua, ma niente! Poi, ho chiesto in giro, tramite FB, e la mia amica Anita me l'ha ricordato.
Ma sì, era un "cantaro", vale a dire - banalmente un "vaso", utilizzato - quando ancora non esistevano i gabinetti, per l'espletamento dei propri bisogni corporali in casa, con il comodo di non dovere uscire all'aperto (salvo poi a svuotarlo del suo contenuto ancora fumante fuori dalla finestra, sulla testa di incauti passanti).
Un prezioso reperto, decisamente: anche perchè, con il declino delle sue utilizzazione (visto che, oggi, tutte le case - anche nei luoghi più remoti - sono fornite di gabinetti) non ne vengono più fabbricati di nuovi.
Quando ero piccolo, dicevo sempre: "Mamma, voglio un cantaro! Con questa sua forma svasata che capovolgendolo sembra il copricapo di un dignitario etrusco, mi piace troppo! Me ne compri uno?

E lei mi rispondeva: "Maurizietto, non ne fabbricano più di cantari".

Ed ecco che la buona sorte, in età decisamente matura, me ne ha fatto trovare una.
Non presentava tracce recenti di uso (fortunatamente).
Quello che ho trovato é di struttura molto semplice: senza foro di scarico sul fondo, come erano i tipi più elaborati, pur in costanza di forma.

Testimone di questo fortuito è stato il mio amico FB Roberto Alabiso il quale mi ha detto, nel vedermi carico del prezioso e singolare fardello: "Anche io, se lo avessi trovato, me lo sarei portato a casa: ma mi hai preceduto".
In un certo senso, questo ritrovamento ha un valore storico.
Ho anche potuto soddisfare, il piacere di metterlo sulla testa a mo' di cappello...

Il Cantaro è, in pratica, è il grado zero del Water Closet: è, in sostanza, il dispositivo popolare che si usava nelle case di città (più che in quelle di campagna, almeno in quelle dei "viddrani") prima dell'arrivo dei moderni water closet a valvola con sciacquone.

 

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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 17:46
I passerotti caduti dal nido e il dolore del mondo
I passerotti caduti dal nido e il dolore del mondo
I passerotti caduti dal nido e il dolore del mondo

Camminavamo io e Gabriel, Gabriel nel passeggino.

Sul bordo della strada c'era un grosso merlo stecchito.

Birdie, birdie! - ha detto anche questa volta Gabriel che è solito segnalare con grida di giubilo gli uccelli svolazzanti, attorno a noi, anche quando sono molto lontani, poco più che puntini mobili nel cielo.

Ma il birdie stavolta non si muoveva: se ne stava immobile con le zampine rattrappite e con la testa piegata ad un angolo innaturale rispetto al resto del corpo.

Ci siamo soffermati.

Gli ho spiegato che il merlo era caduto dall'alto, che aveva sbattuto sull'asfalto duro e che, a causa di ciò, si era fatto tanto male, ma proprio tanto male, al punto che non poteva più ne muoversi, né tornare a volare di nuovo.

Ma tutto questo l'ho detto in poche parole soltanto, cercando di essere il più semplice possibile.

Poi ho detto: "Si è fatto tanto male, è morto...".

Comunque, il concetto è rimasto impresso nella mente di Gabriel che ha guardato a lungo il merlo stecchito.

Quando ci siamo visti con Maureen, a suo modo ha cercato di raccontare l'accaduto: "Hen... male! Hen... male"! ("Hen", cioè gallina: subito prima avevamo incontrato delle galline vive e vegete, che si muovevano di concerto, in una sorta di danza paso doble con un tronfio tacchino).

Quest'incontro casuale mi è sembrato l'occasione giusta per parlare di un concetto ostico e di introdurlo, a partire dall'osservazione della realtà.

Proseguendo nell'ammaestramento, quando si è trattato di attraversare la strada, l'ho esortato a lasciarsi tenere per mano (Gabriel è riottoso e vorrebbe sempre fare da solo) e, per incoraggiarlo, gli ho detto "Devi darmi la mano, ci sono le automobili e se non mi dai la mano, le macchine ti possono fare molto male...".

Anche se per arrivare il concetto di "morte" ci vorrà ancora molto, almeno c'è stata l'occasione di introdurre quello di un "male" irreversibile che porta all'immobilità totale.

Penso che bisognerebbe sforzarsi di affrontare con i bambini queste piccole lezioni di vita: uno dei punti deboli della società contemporanea è il fatto che, mentre in un passato non lontano, vita e morte convivevano - per così dire - nella stessa stanza e il morire era semplicemente un fatto della vita, oggi l'esperienza del male e della morte si è sempre più rarefatta e se ne ha una rappresentazione soltanto mediatica, con l'idea che sia qualcosa di finto.

E, paradossalmente, vi è un atteggiamento diffuso che vorrebbe proteggere i più piccini dalla percezione della sofferenza e della morte.

Ma il rischio è che poi, in seguito, quando il bambino di un tempo - nel frattempo cresciuto dovesse - imbattersi in queste esperienze, non avrebbe strumenti per poterle metabolizzare e ne uscirebbe del tutto traumatizzato, poiché sarebbe incapace di assorbirle e di farsene una ragione.

Sarebbe un po' come accade nella storia del principe Siddharta che, messo di fronte all'esperienza disperante del dolore del mondo (dopo esserne stato protetto a lungo da genitori che volevano il meglio per lui), la senti del tutto intollerabile (un tradimento e una negazione della rappresentazione di un mondo dorato ed edulcorato che era stato portato a costruirsi)e dovette intraprendere un suo personale percorso di liberazione dalla sofferenza

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16 giugno 2015 2 16 /06 /giugno /2015 13:35
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria
Eraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuriaEraclea Minoa: un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. La bellezza e il fascino della storia, malgrado l'incuria

(Maurizio Crispi) Abbiamo deciso di fare una bella gita alla vigilia del nostro avversario di matrimonio 8il 1° maggio scorso).
E abbiamo pensato di andare (o meglio: sono stato io a concepire questa possibile destinazione della nostra gita, con l'idea che sarebbe stata una bella sorpresa per Maureen) sino a Eraclea Minoa nel territorio agrigentino di Cattolica Eraclea. Perchè proprio Eraclea Minoa?
Perché per me Eraclea con i suoi 2600 e più anni di storia possiede un suo fascino enorme.

Ma anche per la bellezza della vasta spiaggia sottostante, contornate di rupi friabili di bianche rocce calcaree e da una pineta, densa di fresca ombra: un luogo ancora non guastato - in questo periodo dell'anno - dalle torme di villeggianti e di gitanti giornalieri.
Sarà per il silenzio che vi regna sovrano, per il vento che soffia impetuoso quasi costantemente, per il frinire delle cicale e per il ronzio sommesso di un'infinita varietà di altri insetti, o per il rombo costante della risacca che si frange a riva, si ha la sensazione di essere spaesati e trasportati in un altrove spazio-temporale, come se si entrasse in una capsula del tempo.
Le rocce calcaree friabili e delicate di cui sono fatti i ruderi del teatro antico e di altri edifici che pazientemente sono stati riportati alla luce e che hanno richiesto nel corso del tempo speciali accorgimenti per frenarne l'inarrestabile degrado causato dall'azione degli elementi atmosferici (nessuno veramente efficace tuttavia), ma anche quelle scistose più resistenti che - entrambe - compongono le strutture rimaste visibili, le gradinate dell'antico teatro, i basamenti delle case di civile abitazione e deputate ai commerci, le antiche cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, ciò che resta di un imponente muro di cinta, parlano di un passato remoto e grandioso: e scrutando verso la linea dell'orizzonte, si possono facilmente immaginare le navi da trasporto che arrivavano ai piedi di Capobianco, trasportando mercanzie e che venivano tirate a secco sul greto e alla foce del fiume Platani che continua a scorrere oggi e a riversarsi nel mare, esattamente come faceva 2500 anni addietro. E si può immaginare che, mentre si attendevano le navi dei commerci, gli aruspici scrutassero il cielo alla ricerca di segni e di vaticini, mentre i cittadini operosi, piccolissime figurine di fronte all'immensità del cielo e del mare, eranointenti al lavoro ciclico del giorno e ai commerci.
E' un luogo di intense emozioni, di vibrazioni nell'aria e di palpitazioni interiori.
Aggirandosi tra quelle antiche pietre si sente l'esigenza del silenzio e del raccoglimento: non si potrebbe tollerare nemmeno il brusio di una radiolina o di un I-pod ascoltato da qualche malaccorto visitatore in cuffia.
Non c'è posto per la modernità qui.
Il sito archeologico dell'antica Heraclea è quasi misconosciuto.
Pochissimo frequentato dalle italiche genti, sempre più ignoranti ed insensibili, è piuttosto meta di pellegrinaggi di turisti esteri, tedeschi e britannici, che vanno alla ricerca pensosa - e in fondo romantica, esattamente come i cultori del Grand Tour di un tempo - del fascino dell'antichità e della storia trascorsa e che arrivano qui alla spicciolata, e non in grandi comitive chiassose in torpedone, consumatori di coca cola e produttori di cartacce..
La passeggiata nel cuore del sito e poi tutt'attorno, da dove si domina in un unico colpo circolare, la campagna irrigua della Valle del Platani e la linea della costa che si spinge ad Est verso le meraviglie della Riserva naturale orientata di Torre Salsa, il verdeggiare dei campi, punteggiato - in questo periodo dell'anno - di splendide fioriture - di convolvoli, di papaveri, di acacie - in un manto ancora verde smeraldino - è di grandissimo fascino: e non si può non sentirsi dentro di sé grati per potere usufruire di tutto questo, della bellezza a portata di mano, malgrado tutto, malgrado l'incuria degli uomini e malgrado la loro capacità di dare a questi luoghi il giusto valore.

Foto di Maurizio e Maureen Crispi
Foto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen Crispi
Foto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen CrispiFoto di Maurizio e Maureen Crispi

Foto di Maurizio e Maureen Crispi

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15 giugno 2015 1 15 /06 /giugno /2015 12:22
Festa di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanziaFesta di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanzia
Festa di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanziaFesta di fine anno al centro DoReMi, ludoteca per l'infanzia

Il 13 giugno 2015 si è svolta la festa di fine anno che ha visto coinvolti tutti i "piccoli" frequentatori del Centro Doremi Ludoteca di Palermo e i loro genitori.
E' stata un'esperienza nuova per il nostro Gabriel che, assieme ai "piccolissimi", ha avuto un piccolo ruolo nello spettacolo allestito grazie all'impegno profuso dalle maestre e da tutto lo staff, pur essendo stato il suo inserimento relativamente tardivo.
Lo spettacolo ha avuto per tema "Nutrilandia", con una serie divagazioni"creative" in successivi sketch dell'importanza della buona nutrizione e dell'igiene connessa al mangiare, il tutto supportato da materiali ed oggetti di scena "tematici" costruiti collettivamente nel corso dell'anno.
I successivi "numeri", messi in scena nel giardinetto antistante ordinariamente utilizzato per i giochi all'aperto, sono stati applauditissimi dal folto gruppo di genitori presenti (e di qualche fratellino/sorellina di età maggiore).
Si è notato con grande piacere un grande affiatamento nei gruppi delle diverse età (i "piccolissimi", i "piccoli", i "grandetti" e i "grandoni"), con una valorizzazione delle risorse e delle qualità individuali, in applicazione d'una delle principali linee-guida del Centro: obiettivo che può essere raggiunto soltanto attraverso la bontà delle relazioni tra i diversi docenti e all'interno di tutto lo staff, in una relazione isomorfica che è l'unica capace di attivare sviluppi virtuosi.
Come si diceva tutti i manufatti necessari alla messa in scena sono stati realizzati nel Centro, e ciò come parte essenziale dei percorsi di creatività che i suoi programmi desiderano poter sviluppare nei piccoli allievi.
Dopo la fine dello spettacolo, sono stati consegnati i piccoli - rituali - regali di fine anno alle maestre ed è seguito un rinfresco per tutti, ricco ed abbondante: come ultimo atto sono stati consegnati i lavori individuali realizzati durante le ore didattiche e di gioco - e raccolti - nel corso dell'anno

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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