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22 dicembre 2014 1 22 /12 /dicembre /2014 06:12

The Ilford Animal Cemetery. Quella dei cimiteri per gli animali domestici: un'usanza che in Italia stenta ad attecchire

Ho adocchiato nella località di Ilford (Redbridge, Essex), un luogo avvolto nel silenzio: fatto di prati verdi, ombreggiato da grandi alberi fronzuti, e fornito di solide panchine di legno. E soprattuto pulitissimo, con l'aspetto di un luogo antico, accentuato dal fatto che lapidi e pietre tombali (ma di piccole dimensioni, quasi si trattasse di un cimitero di bambini) fossero riveste da un strato gentile di muschio.

Ne ho avuto una prima percezione ancora al buio, poi ho potuto guardare meglio alla luce del giorno.

Inizialmente ho pensato che si trattasse di un piccolo cimitero, realizzato semplicemente, come si usa fare in UK, con le lapidi di pietra schiette e senza fronzoli (nella morte siamo tutti eguali) e la sepoltura vera e propria fatta direttamente nella terra in semplici casse di legno (polvere alla polvere...).

Un luogo di pace e di ilenzio, dove sedersi a meditare.

Poi, camminando lungo la recinzione alla ricerca di un varco, ho scoperto un cartello che segnalava la direzione per raggiungere il cimitero degli animali (The Ilford PDSA Animal Cemetery) che, fondato nel 1920, ha - tra l'altro - una storia e delle tradizioni importanti, tra cui quella di aver accolto alcuni cani reggimentali).
The Ilford Animal Cemetery. Quella dei cimiteri per gli animali domestici: un'usanza che in Italia stenta ad attecchireE il luogo, peraltro lindo ed in ordine (a parte il muschio e le foglie secche), ben protetto dalle incursioni di estranei, mi ha attratto ancora di più ed incuriosito.

Mi chiedo, quando in Italia, ogni città sarà dotata di un simile luogo che possa accogliere - con il rispetto che meritano- i nostri amici (badiamo bene: non solo cani).
Oggi, a parte qualche esperienza felice nel Nord Italia, non c'è niente di simile - che io sappia.
A meno che uno non voglia provvedere personalmente, utilizzando un terreno che ha a propria disposizione, essendone il proprietario (come è stato per me con i miei cani), non c'è altra alternativa che l'abbandono (crudelissimo) oppure la richesta di intervento dei servizi comunali per lo smaltimento dei rifiuti urban solidi.
E' ripugnante dover pensare che il nstro amico domestico debba - da morto- essere trattato alla stessa stregua di un sacco di spazzatura.

Eppure è così che capita.

Siamo privi della necessaria cultura e sensibilità e ancora sotto il dominio delpensiero molto cartesiano che gli animali siano esseri senza anima (la stessa concezione che ha reso possibili innominabili abusi a loro danno).
in Italia solo ai ricchi è stata data la possibilità di avere un proprio personale cimitero degli animali domestici, come ho avuto occasioni di scoprire, visitando la Fondazione Piccolo a Capo d'Orando (Il cimitero dei cani a Villa Piccolo di Calanovella) oppure quello dedicato ai cani della ricca famiglia statunitense degli Astor, che furono tra gli ultimi proprietari del famoso Hever Castle, per non parlare del cimitero reggimentale dei cani mascotte allocato su uno dei bastioni del castello di Edinburgo.

 

The Ilford Animal Cemetery. Quella dei cimiteri per gli animali domestici: un'usanza che in Italia stenta ad attecchire

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Published by Maurizio Crispi (foto e testo) - in Transiti e passaggi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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