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15 luglio 2018 7 15 /07 /luglio /2018 09:50
Daniel Mendelsohn, Un'Odissea. Un padre, un figlio e un'epopea, Einaudi, 2018

Le vie che ti fanno giungere alla lettura di certi libri sono le più diverse. Nel caso dell'opera di Daniel Mendelsohn, Un' odissea. Un padre, un figlio e un'epopea (titolo originale: An Odissey. A Father, a Son and an Epic, nella traduzione di N. Gobetti), pubblicato da Einaudi (Collana Frontiere) nel 2018, a metà strada tra il saggio letterario e il memoir personale, sono giunto del tutto casualmente ascoltando una trasmissione di Farenheit. Forse, durante la trasmissione, veniva anche intervistato l'autore, ma adesso non riesco a ricordarlo con certezza.
L'ho acquistato con un senso di grande urgenza e ho immediatamente cominciato a leggere. Senza piaggeria, l'ho trovato di grande spessore ed emozionante nello stesso tempo, poichè offre un intenso percorso esperienziale, attraverso l'Odissea e le peripezie di Odisseo, alla ricerca della sua Itaca, e narra contemporaneamente di un percorso di esplorazione del rapporto che lega Daniel Mendelsohn con il padre.
Diciamo pure molto in sintesi che nel racconto si intersecano il racconto di un seminario che Daniel Mendelshon tenne ai suoi allievi sull'Odissea appunto, i suoi ricordi personali di famiglia e della sua personale formazione, e tutto ciò che concerne il suo rapporto con il padre (sia in termini di ricordi buoni, sia di conflittualità ed asperità di carattere). Tutto ciò si è reso possibile, poichè il padre di Daniel decide, ormai 81enne, di seguire questo seminario, spostandosi una volta alla settimana - per diversi mesi - dalla sua città di residenza a quella dove ha sede l'Università dove insegna il figlio. Le motivazioni del padre sono quelle di voler soddisfare un suo antico desiderio che, poi, per le necessità della vita, non aveva più potuto perseguire: cioè poter leggere l'Odissea nella ingua originale, ponendosi quindi nei confronti del figlio, divenuto nel frattempo professore universitario, nella veste di allievo, ma nello stesso tempo non potendo tralasciare, mentre vive la sua esperienza di discente, quella di uomo maturo che ha vissuto molte e complesse esperienze.
Daniel Mendesohn si troverà di fronte al problema di doversi confrontare con un allievo che non è un allievo sino in fondo e che, è allo stesso tempo, suo padre. Un allievo che sa stare al suo posto ma che, al contempo, ha dei suoi punti di vista forti ed incrollabili che, in certo qual modo alterano le strategie didattiche di Daniel, il quale si trova costretto a rivisitare il suo rapporto con il padre, scoprendo delle cose inedite assieme: sino all'intrapresa - al termine del seminario - di una crociera che ripercorre i luoghi omerici, sulle tracce delle peregrinazioni di Odisseo.

L'Odissea che è anche il racconto della scoperta del rapporto che lega un figlio ad un padre che non ha mai conosciuto, offre lo spunto un viaggio all'indietro nelle memorie familiari, un viaggio a doppio senso con continue incursioni nel passato e numerosi ritorni al momento presente, come è del resto cosa normale quando si ricorda qualcosa di importante - o apparentemente non importante - del proprio passato: si parte sempre dal momento presente che ci offre spunti e stimoli associativi. Il padre di Daniel Mendelsohn decide di intraprendere questa singolare esperienza di essere allievo del figlio, ma nello stesso offre a Daniel l'opportunità di fare lui stesso una grande esperienza. La lettura e il commento del poema omerico, così, diventano vivi e palpitanti, vissuti.
Ho letto senza sosta, paragonando dentro di me quest'opera a "L'invenzione della solitudine" di Paul Auster in cui si parla pure della scoperta della figura paterna: con la differenza che, qui, l'esplorazione del rapporto con il padre è mediata dai versi omerici e il padre di Daniel è presente e vivo, con le sue qualità e con le sue asperità.
Questo libro sarebbe sicuramente piaciuto a mia madre che, nella scuola media, - come professoressa di lettere - leggeva e commentava con passione - così raccontava - i poemi omerici alle sue allieve. E, ovviamente, mi ha riportato indietro nel tempo, quando (cosa inaudita se si guarda il regresso che ha subito oggi la Scuola Media), noi dedicavamo un anno intero allo studio di ciascuno dei due poemi omerici: l'Iliade nel corso della II Media, l'Odissea in Terza, poichè i Poemi omerici erano a quei tempi ritenuti altamente formativi per le giovani menti di noi allievi.


(Soglie del testo e risguardo di copertina) Un memoir raffinato e struggente che sa dare carne, sangue e pensiero all'universalità dei classici. Un libro riuscito e coraggioso, che è la dimostrazione della validità del messaggio più imperituro...

Nel gennaio del 2011, al primo incontro del seminario sull'Odissea tenuto da suo figlio Daniel, mescolato alle matricole diciottenni siede Jay Mendelsohn, matematico e ricercatore scientifico all'epoca ottantunenne. «Sarà un incubo», pensa Daniel a fine mattinata, quando appare chiaro che Jay non si atterrà al ruolo di silenzioso uditore che aveva immaginato per lui. Il vecchio Mendelsohn è cresciuto nel Bronx ed era ragazzo durante la guerra. Detesta la debolezza e il raggiro, valuta le cose in base alla fatica per ottenerle e la sua sola fede è nelle scienze esatte. Non può non aver da ridire sulla figura di Odisseo, il polytropos, l'uomo dalle molte svolte, ma anche dai molti trucchi, lacrime, aiuti divini, donne. «Non capisco perché dovremmo considerarlo un grande erooooe», ripete Jay per lo stupore divertito degli studenti. Eppure, settimana dopo settimana, affronta le tre ore di viaggio da Long Island al Bard College per apprendere dalla voce di suo figlio delle Vacche del Sole e di Penelope e del nostos. E va oltre: quando Daniel, quasi per gioco, gli propone una crociera nel Mediterraneo che ripercorra i luoghi dell'epopea, Jay acconsente. Per Daniel è un'esperienza pregna di rivelazioni: per mano a suo padre capisce appieno lo sgomento dell'Ade; nei ricordi coniugali del vecchio genitore ritrova la forza dell'homophrosynē, il «pensare allo stesso modo», e in quell'uomo inaspettatamente tanto aperto e socievole, in classe come a bordo, non riconosce forse un Odisseo dalle molte svolte? Di certo è un Laerte, il cui corpo caduco presenterà il suo conto di lí a breve. «Ma la nostra odissea l'avevamo vissuta, – osserva Daniel prima che accada, – per la durata di un semestre avevamo navigato insieme, per cosí dire, attraverso quel testo, un testo che a me – e ai lettori con lui – sembrava sempre piú relativo al presente e meno al passato»

Di seguito alcuni giudizi critici

 

«Omero ha una definizione per coloro che si sanno esprimere in modo tanto ammaliante: hanno parole alate. Mendelsohn ha parole alate»

The Times

«Mendelsohn sa che c'è sempre una verità piú profonda da scoprire su coloro che pensiamo di conoscere meglio, noi stessi inclusi. La sua intelligenza scintilla a ogni pagina»

Los Angeles Review of Books

Daniel Mendelsohn

L'autore. Daniel Mendelsohn (1960) è uno scrittore, critico, traduttore e studioso di lettere classiche. Ha compiuto studi classici alla University of Virginia e poi a Princeton. Scrive di letteratura, cinema e teatro sulla "New York Times Book Review", sul "New Yorker", e sulla "New York Review of Books". Insegna Letteratura al Bard College. È autore di The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity (1999) e di uno studio accademico sulla tragedia greca, Gender and the City in Euripides' Political Plays (2002). Nel 2006 ha pubblicato Gli scomparsi (Neri Pozza 2007), che è diventato un best seller in Italia e all'estero, e ha vinto il National Book Critics Circle Award, il National Jewish Book Award, il Salon Book Award, il Prix Médicis 2007, e il premio Adei-Wizo «Adelina Della Pergola» 2008. Tra le sue varie pubblicazioni si ricordano un libro sulla Shoah, un saggio sul Bene e il Male, una riflessione filosofica, religiosa, un diario intimo, e un'edizione critica delle opere di Kavafis.

Nel 2018 Einaudi ha pubblicato il suo Un' odissea. Un padre, un figlio e un'epopea.

«Mendelsohn sa che c'è sempre una verità piú profonda da scoprire su coloro che pensiamo di conoscere meglio, noi stessi inclusi. La sua intelligenza scintilla a ogni pagina»

- Los Angeles Review of Books

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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