Sto per intraprendere un viaggio
Sono in compagnia di una mia amica di un tempo
Partendo, però, lascio un’altra mia amica
a cui non ho detto nulla
di questo viaggio in cui non sarò solo
La situazione si fa da subito
spinosa e complicata
Il viaggio, pur meraviglioso in sé,
viene guastato
dal fatto che io in ogni singolo momento
sono in ansia (come se avessi da nascondere qualcosa)
Vorrei essere in contatto telefonico
con quell’altra mia amica
rimasta a casa
ma non posso farlo
Vivo un’atmosfera avvelenata
e non mi diverto per nulla
Il viaggio che si svolge
in una grande metropoli
è complicato, irto di difficoltà
E non ricordo altro,
se non un momento topico
in cui cammino al buio
a tentoni
in un luogo oscuro
e ragnatele pendenti
mi sfiorano il viso
con un tocco gelido
E un altro momento
in cui sono al mare e faccio il bagno, indugiando nell'acqua bassa Avverto dei piccoli tocchi duri sulla superficie delle gambe
da cui mi ritraggo spaventato
temendo il fuoco della medusa Poi, quando riacquistata fiducia,
rientro in acqua comprendo che sono dei pescetti
che pascolano tra i peli delle mie gambe (evidentemente da loro scambiati - madornale errore - per una prateria di posidonie) Per un attimo ho temuto di essere diventato cibo per pesci…
Ogni giorno vedo gli alberi
arsi dal fuoco
venirmi incontro
e poi fuggire via
come scheletrite sentinelle nerovestite
Ogni giorno vedo edifici e case
che sono stati assediati dalle fiamme
Ogni giorno vedo i fianchi brulli
di monti riarsi
Gli uccelli sono fuggiti via,
o sono morti,
e si vedono in giro solo cani emaciati
che rovistano tra i rifiuti
alla ricerca di un magro pasto,
i cani del nulla
Ogni giorno vedo ergersi
davanti a me
Montagna Longa
dove si schiantò un tempo
un aereo di linea
Lì non è arrivata
per un miracolo, forse,
la devastazione degli incendi
Da lì, mio padre
con il suo volto
d’un cinquantenne
nel pieno vigore delle sue forze
ogni giorno mi saluta,
ricordandomi
che un giorno, forse,
potremo di nuovo incontrarci
Lui rimasto giovane,
io adesso di quasi vent'anni
più vecchio di lui
Entrano
Domandano
Escono
Ritornano
Sindrome della porta girevole
Jack-in- the-box
Burattini-Paperini
Tragici commediatori
anaclitici
ma anche un po’ anacleti
Macerie e rovine
di esistenze imperfette
Non c’è tregua
Non c’è requie
La mia testa è questa stanza piena di gente,
piena di ronzii e di voci sussurrate
E i mille personaggi
rimangono a lungo con me
a dialogare
a chiedere
a domandare
a questuare,
sempre bisognosi di qualcosa,
ed esprimenti in ciò
un bisogno inestinguibile
I sogni ti portano lontano
nel tempo e nello spazio,
a volte ti portano in posti inesistenti
o dove tu non sei mai stato,
a volte ti collocano in luoghi metafisici
Ho sognato questo
Sono chiuso in una stanza
piena di frammenti e oggetti
di tutte le mie vite precedenti
Detriti, più che altro,
come ciò che resta di un naufragio,
i cui resti siano stati portati
a riva dai marosi impetuosi
Esamino tutto con attenzione
Provo a dare un ordine,
a catalogare
È un compito infinito
Alcuni reperti
suscitano echi nella mia mente
e hanno un significato oscuro,
non immediato
Questi li metto da parte
per esaminarli dopo
con maggiore attenzione
Altri, invece, non mi dicono nulla,
non mi parlano,
privi del tutto di potere evocativo
Mentre compio questa analisi
posso udire una voce fuori campo
che parla e commenta
ciò che sto facendo
e espone anche racconti
sui diversi oggetti
che mi ritrovo ad esaminare
La voce, incorporea,
è bassa e monotona:
mi viene difficile cogliere
con esattezza tutte le parole
che compongono la litania
Erompe tuttavia come un fiume
che scorre di continuo
tra le rive
con un mormorio costante
Il fatto è che nella stanza
c’è davvero di tutto
anche oggetti che non riconosco
come miei
Ci sono anche i miei due cani Black&Flash
Sono inquieti ed impazienti
Si muovono nervosamente in giro
Uno dei due, Flash,
alza la gamba (anche se è femminella)
e accenna una pisciata
La riprendo con un buffetto
e si ferma
Però penso infastidito:
Ora dovrò porre rimedio
pure alla pipì del cane
Capisco anche che dovrò
portare i due birbanti a passeggio
e che non potrò rimanere
all’infinito all’interno di questa stanza
Il marciapiedi é tutto rotto e dissestato
il cammino è disagevole
A complicar le cose
si presenta anche un tratto in salita
Devo faticare per andare avanti
La carrozzina traballa, oscilla
ed è a rischio di ribaltamento
Mio fratello non dice nulla,
ma sento dall'ulteriore irrigidirsi del corpo
che è in apprensione
A un tratto c’è una transenna
Qui non v'è alternativa
e devo scendere sull’asfalto
dove il pericolo sono le auto
che sfrecciano di continuo,
veloci ed incuranti
Finalmente arriviamo alla nostra meta
É una grande struttura fatiscente
Che cosa sia non so
Ma é la che dobbiamo andare
Non so perché
Davanti all’ingresso c’è
una vasta distesa d’acqua
che si é raccolta con la pioggia
Non ci sono passaggi alternativi
Dobbiamo varcare quelle acque
e ci addentriamo nel guado
La speranza è che l'acqua
si apra come davanti a Mosè è vana
La carrozzina mi sfugge di mano
e in un attimo si ribalta all’indietro
Mio fratello di schiena scivola fuori
dal suo guscio protettivo
e va a finire in acqua
Corro per aiutarlo
Penso: Si bagnerà tutto!
E ora come faccio?
Con mia sorpresa,
prima che io arrivi,
mio fratello si dà aiuto da solo
Poi, imprimendo dei dondolii alla carrozzina,
riesce a rimetterla in piedi
Quando arrivo trafelato
s'è già ricomposto nel suo alloggio mobile
Gli chiedo come abbia fatto,
sorpreso nel constatare
che i suoi abiti siano già
quasi del tutto asciutti
Lui mi dice: Dove sono stato
mi hanno insegnato
a fare tante cose!
Cose che nemmeno immagini!
E perché non me lo hai mai detto?,
faccio io
E lui, di rimando,
mi sorride sornione
(Dissolvenza)
Sedie vuote predisposte per una riunione di spiriti vaganti (foto di Maurizio Crispi)
Mi muovo nella notte
Nero vestito
Un ninja sulla bici
Senza luci di segnalazione
Immerso nel buio
Invisibile al mondo
Sfilo accanto a luoghi di ritrovo
locali pub ristoranti
pizzerie e farmacie alcoliche
Avventori seduti e in piedi
altri in attesa di subentrare
tutti all’unisono
squittiscono la loro allegria
Nessuno mi vede
Nessuno si accorge di me
Sono invisibile
Cumuli di foglie secche
da cui si sprigiona
un debole sentore di paglia e letame
Scricchiolii di rametti
spezzati dal peso della ruota
I gabbiani onnipresenti
stridono e invocano
Anche a loro sono invisibile
Quando arrivo alla mia destinazione
le gambe affaticate mi tradiscono
e mi infilo nell’ascensore
E schizzo su in alto
sparato come un missile
verso il cielo, l'infinito e oltre,
dentro la mia capsula spaziale
solida ed incorruttibile
come un sarcofago degli abissi
Il rimbombo del tuono
e una raffica di vento
da scuotere i vetri
mi hanno risvegliato
assieme allo scroscio d'una pioggia violenta
battente contro gli infissi
Sono andato alla finestra a guardare
attraverso vetri imperlati di pioggia
l'alone dei lampioni
e delle luci notturne
Non c'era anima viva
Anche i gatti vaganti e i sorci
erano corsi al riparo
E i gabbiani tacevano,
a modo loro al riparo,
con le ali ben chiuse
Mi son visto
da solo nel mondo,
unico essere vivente
a spiare nella notte
Unisco qui due miei diversi scritti, risalenti all'anno scorso. Ambedue hanno come il tema il viaggio: il primo, del maggio 2022 è fondato su di un sogno, mentre il secondo - di circa due mesi dopo (del 31 luglio 2022) - espone delle mie riflessioni amare sul mio non viaggiare più e sulla mia stanzialità.
Vista la loro evidente connessione e la loro complementarità, nel recuperarli, ho pensato bene di pubblicarli assieme, accorpati in un unico post.
Ero in viaggio
Nei miei sogni, guarda un po',
sono spesso in viaggio
Forse, perché non viaggio quasi più,
se non per spostamenti a brevissimo raggio
Ci sono posti meravigliosi
(almeno li penso tali)
dove vorrei andare
e che sono tra i miei sogni nel cassetto
Ma temo che questi viaggi non li farò mai più nella mia vita
e che rimarranno confinati nel reame del sogno
E' passato il tempo dei viaggi e dei pellegrinaggi
Credo fermamente questo
Purtroppo, le circostanze della vita mi hanno indotto ad essere stanziale
Le cose cambiano, i tempi cambiano
Una volta o l'altra vorrei andare a Madeira
E vorrei fare - almeno una volta nella mia vita -
il Cammino di Santiago, prima che sia troppo tardi
e che mi manchino le forze
Ma ritorniamo al mio sogno…
Mi ritrovavo in auto assieme ad altri che non conoscevo
E non ero nella mia auto
C'era tutta una discussione tra me e il guidatore,
poiché quest'ultimo era salito in auto
senza prendere con sé i documenti identità,
le necessarie autorizzazioni e i visti
Gli dicevo che saremmo stati inevitabilmente fermati dai soldati
al prossimo posto di blocco e lì costretti ad una lunga sosta,
senza poter proseguire oltre
Il guidatore caparbio, invece,
sosteneva la tesi che non importava
e che qualcosa in una simile eventualità ci saremmo inventati.
In effetti, nessuno ci fermava
Poi, più avanti, decidevamo di fare una pausa,
parcheggiavamo e andavamo in giro
Ci trovavamo all'interno di una città semidistrutta
oppure, quel che vedevamo,
avrebbe potuto essere un gigantesco parco archeologico
con i lavori di scavo e ripristino lasciati all'improvviso
nel bel mezzo, per chi sa quale motivo
Cominciavo ad esplorare,
allontanandomi dal resto della comitiva
Alcuni degli edifici in rovina tradivano un passato splendore
ed erano tuttavia ancora possenti,
imponenti, per quanto cadenti
Alcuni di essi sembravano antiche sepolture monumentali
o anche dei cenotafi
C'era con noi uno che portava un grosso cane al guinzaglio
e costui trainato dall'irruenza del suo animale
era subito scomparso dalla vista
Osservavo inquieto che la facciata d’una enorme fabbrica
di grossi conci squadrati cominciava, all'improvviso,
a fissurarsi con sinistri scricchiolii
Mi mettevo a correre,
cercando di raggiungere il passeggiatore del cane,
ormai lontano e parzialmente inghiottito
dal cono d’ombra del grande edificio pericolante
E intanto gridavo a pieni polmoni:
"Sta crollando! Sta crollando! Mettiti in salvo!"
Non so se quello avesse sentito le mie invocazioni
Fatto sta che, in pochi attimi,
l'edificio pericolante si disgregava
con un rombo di tuono,
mentre una nube di polvere biancastra di malta
sbriciolata s’è levata in alto,
oscurando la luce del sole
Una scena di apocalisse,
come quella dell'implosione delle Torri Gemelle
(Dissolvenza) - 30 maggio 2022
Un tempo ero sempre in movimento,
partivo di continuo,
non avevo arrisettu
Ero animato da un demone interno
che mi spingeva ad organizzare
un movimento ogni tot giorni
Partivo in nave, in aereo, in treno
ed anche in auto
e, spesso, in questi viaggi,
portavo con me il cane
Quelli che più mi piacevano
erano i viaggi istantanei,
di due-tre giorni,
toccata e fuga
Ma mi piacevano anche quelli in auto
perché spesso andavo all’avventura
e usavo la macchina come casa mobile
per dormirci e per farmi da mangiare
In sostanza, ero quasi sempre via
Quando ero a Palermo, ero come in pausa
Così mi sentivo
Era come se riuscissi ad essere dovunque
Arrivavo in certi posti lontani
e altri che mi conoscevano
dicevano, un po’ sorpresi: Ma guarda ci sei anche tu!
Ma come fai?
Ero ubiquitario
Almeno, così mi sentivo
Lo testimoniano le gallerie fotografiche
di cui ho disseminato
il mio profilo social qui su facciabuco
Adesso, invece, sono stanziale
L’idea di dover partire
mi riempie d'un senso infinito di fatica
Non pianifico più,
non immagino il prossimo viaggio,
come accadeva prima
quando le soste a Palermo
erano poco più che il trampolino di lancio
per il viaggio successivo
Guardo le foto di quei viaggi
con un po’ di nostalgia
quando scoprivo luoghi mai visti,
oppure tornavo a quelli già esplorati,
incontrando vecchie conoscenze,
facendone di nuove,
e poi tornavo a casa con un bagaglio
pieno di esperienze (e di letture fatte)
Il viaggio era anche il momento di intense letture, sì
Adesso che non viaggio più
leggo sempre con molta energia,
in fondo, continuo a viaggiare,
ma solo attraverso i libri
L’irrequietezza che mi spingeva ad andare
si è spenta
La fiammella del desiderio, idem
O forse, è soltanto che non sono più un dromomane?
Non saprei
Rimane certo il fatto che io senta dentro di me
un pizzico di nostalgia
per quegli anni ruggenti
Sono su di un treno
Decido di scendere ad una fermata prima della stazione
Il treno si ferma alla banchina
con una scossa leggera e uno sbuffo
Le porte automatiche si aprono
Mi affretto verso l'uscita
Ma devo correre lungo molteplici
fughe di scale alla maniera di Escher
prima di raggiungerla
Come se il treno fosse a più piani
e io avessi viaggiato
proprio in cima over the top
Arrivo alla porta
quando già si sta chiudendo
e il treno si rimette in moto
devo forzare l'apertura
Schizzo fuori
e con un rapido volteggio
cado sulla banchina
a gambe larghe,
leggermente flesse sulle ginocchia
Uscita perfetta
La prossima volta mi esibirò
in un doppio salto mortale
Mancano solo
gli applausi degli spettatori,
gli sguardi stupefatti
e le grida di ammirazione
2. Su per l'erto Monte
Anche questa notte
ho sognato che correvo
Dovevo inerpicarmi,
assieme ad altri,
lungo la parete scoscesa di un monte,
per un pendio brullo, sassoso,
senza appigli
Andavo avanti e in su
senza guardarmi mai indietro
Sapevo che se lo avessi fatto
sarei rimasto paralizzato
da un terrore cieco
perchè l'abisso mi avrebbe guardato
e ne sarei stato ghermito in un attimo
Ad un certo punto ero sul ciglio
d’un vasto pianoro,
dietro e sotto di me l’abisso
E decidevo di non proseguire oltre
Volevo fare ritorno
Mi commiatavo dai miei compagni
Ma appena mi giravo per iniziare la discesa
capivo con lucidità assoluta
che quella via non era per me
Vedevo un canalone liscio e ripido
senza appigli e senza alcuna traccia di sentiero
Vedevo uno che tentava la discesa
da questa parte,
in un attimo perdere l’equilibrio
e ruzzolare rovinosamente verso il fondo,
assieme ad una pioggia di pietre
Riprendevo allora la salita
come unica ragionevole via
C’era un punto difficile da superare:
qui, mi ritrovavo sospeso
nel vuoto di un canalone
e mi sentivo risucchiato verso il basso
Quando, infine, mettevo i piedi
su di un terreno quasi orizzontale
sospiravo di sollievo
Subito, senza darmi tregua,
prendevo a correre
per compiere
una lunga manovra di aggiramento
di quell’assurdo, maligno, pendio
da cui ero venuto,
percorrendo quella che mi appariva
come un’antica strada militare
costellata di piccole ridotte
e di antiche e dirute fortificazioni
Ogni tanto mi imbattevo in altri
che correvano in senso inverso
Talvolta raggiungevo e superavo
alcuni che procedevano nella mia stessa direzione
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.