Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni
L'unico indiano buono è un indiano morto
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"Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata" è un libro che nasce da una rielaborazione degli scritti di Chris Hedges, su Gaza, sulla Palestina e su tutti gli eventi che si sono susseguiti a partire dal 7 ottobre 2023, che sono stati via via pubblicati sul blog dell'autore (come egli stesso precisa in una nota in calce al volume).
I suoi articoli e le sue considerazioni si estendono a buona parte del 2024, ma mantengono tutta la loro drammatica attualità sino al tempo attuale, quando ancora più serrata e crudele si fa l'azione militare israeliana su Gaza e al contempo si assiste ad un giro di vite in Cisgiordania, con l'incremento degli insediamenti e delle azioni di disturbo da parte dei coloni nei riguardi dei Palestinesi.
Si tratta di un reportage e di un inchiesta giornalistica al tempo stesso poiché nei diversi capitoli sono molteplici i temi trattati.
senza volere essere esaustivo si va da un capitolo in cui vengono raccolte le terribili testimonianze dei Gazawi sopravvissuti ai bombardamenti e alle incursioni, ad uno in cui si raccontano gli antefatti di ciò che accade oggi, che si spingono indietro nel tempo sino al tempo in cui cessò il Protettorato britannico e si costituì lo stato d'Israele, ad uno in cui si affronta il tema altrettanto fondamentale del potere <(o forse stra-potere) delle lobby ebraico-israeliane negli Stati Uniti e della loro capacità di influenzare in modo determinante le decisioni del presidente USA di turno (e nessuno di essi si è sottratto sinora a questo tipo di influenzamento, nemmeno Carter ed Obama, ambedue insigniti del Premio Nobel per la Pace. Vi è un capitolo che parla dei travisamenti della verità, messi in atto sistematicamente da Israele nei confronti del mondo intero e dei suoi stessi cittadini, sottoposti sin dalla nascita ad una azione sistematica di disinformazione. Non manca una sezione in cui si parla della violenta azione di repressione condotta nei campus universitari USA contro i manifestanti pro-Palestina, sottoposti ad una durissima azione anche di tipo espulsivo: al riguardo pare che la verità non debba mai essere detta e che non si debba infrangere la rete delle menzogne, delle mistificazioni e delle falsificazioni costruita attorno al movimento sionista fondamentalista.
In questo senso si muovono gli Israeliani con una serie di azioni orchestrate nei social per screditare con appostate campagne chiunque critichi le azioni del governo israeliano o esprime solidarietà nei confronti del popolo palestinese sotto assedio: è chiaro che questo stesso libro e le recensioni che lo riguardano saranno oggetto d'una aggressiva campagna di disinformazione/denigrazione.
Conclude il testo di Hedges una toccante e struggente lettera indirizzata ai bambini di Gaza che, ancora non vedono alcuno spiraglio di luce e che sono sottoposti sino alla data odierna (mentre sto scrivendo questa recensione) ad una serie violentissima di azioni di guerra contro civili innocenti.
Questa lettera è riportata più in basso in tutta la sua interezza.
Il volume nella sua edizione italiana è preceduto da una stimolante prefazione di Piergiorgio Odifreddi, mentre al termine è inclusa - e non poteva mancare - la relazione conclusiva della giurista Francesca Albanese nella sua qualità di Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati che illustra in modo esauriente e non ambiguo perché le azioni dello stato di Israele nei confronti dei palestinesi, sia di Gaza sia dei territori occupati della Cisgiordania vadano rubricarti come genocidio.
(Risvolto) Straordinario reportage nel solco del miglior giornalismo di grandi reporter come Tiziano Terzani e John Pilger, Un genocidio annunciato è una denuncia senza compromessi dei crimini di Israele contro i palestinesi. Il premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente per «The New York Times» dal Medio Oriente, trasporta il lettore nelle strade devastate della Striscia di Gaza, dove bombardamenti incessanti, fame e angoscia dominano la quotidianità. Attraverso testimonianze di prima mano e una scrittura potente e coinvolgente, Hedges racconta la resistenza e le sofferenze del popolo palestinese, «le cui voci», scrive Piergiorgio Odifreddi nella prefazione, «questo libro mette in scena come in un coro da tragedia classica». L’autore risale poi alle radici storiche del conflitto, mettendo in discussione la narrazione dominante che presenta Israele come l’unica democrazia in Medio Oriente. Hedges evidenzia come il sionismo – l’ideologia fondante dello Stato ebraico – sia strettamente legato al colonialismo e alla supremazia etnica, e come il genocidio rappresenti l’epilogo estremo e prevedibile della politica espansionista di Israele, resa possibile da una sistematica impunità internazionale.
In queste pagine, Hedges dedica un’attenzione particolare al sofisticato apparato di propaganda israeliano che, con la complicità dei media occidentali, distorce i fatti per legittimare l’oppressione e dipingere i palestinesi come terroristi, oscurando o minimizzando le atrocità commesse da Tel Aviv. Nell’orrore di una delle pagine più tragiche della storia recente, Un genocidio annunciato è un doloroso e necessario squarcio di verità e un appello accorato all’azione e alla solidarietà. Perché, come ci ricorda Hedges, il silenzio rende complici e la lotta per la giustizia in Palestina è una battaglia per la dignità e la libertà di tutti.
Hanno detto:
«Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni». - dalla prefazione di Piergiorgio Odifreddi
«Scritto con urgenza morale e una prosa tagliente, Un genocidio annunciato è un’agghiacciante denuncia delle incessanti atrocità commesse da Israele contro i palestinesi. Chris Hedges attinge alla sua vasta esperienza come corrispondente di guerra e conoscitore della lingua araba per intrecciare racconti di prima mano, storie umane intime, contesto storico e un’acuta analisi politica, muovendo una dura accusa al progetto coloniale sionista e alla complicità delle potenze globali nell’annientamento della popolazione indigena palestinese. Questo libro non è semplicemente una cronaca della sofferenza dei palestinesi, ma un appello alla coscienza che invita i lettori a confrontarsi con i fallimenti morali del nostro tempo». - Susan Abulhawa, autrice di Ogni mattina a Jenin
«Chris Hedges è un uomo che, in un clima di censura, inganno e intimidazione, cerca di dire la verità». - Oliver Stone
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L'autore. Chris Hedges, giornalista e scrittore americano, vincitore del premio Pulitzer. Per quasi vent’anni corrispondente dall’estero per «The New York Times», «Dallas Morning News», «Christian Science Monitor» e National Public Radio, ha lavorato in Medio Oriente, America Latina, Africa e Balcani. Per «The New York Times» ha trascorso sette anni a seguire il conflitto israelo-palestinese, gran parte del tempo a Gaza.
E' stato per circa due decenni corrispondente estero in Medio Oriente, America centrale, Africa e nei Balcani, per testate come National Public Radio, The Dallas Morning News, The Christian Science Monitor e New York Times, per il quale ha lavorato dal 1990 al 2005. Attualmente è Senior Fellow di The Nation.
Nel 2002, Hedges ha fatto parte del team di giornalisti del New York Times insigniti del Premio Pulitzer; ha inoltre ricevuto l'Amnesty International Global Award for Human Rights.
Ha scritto anche per «Harper’s», «The New Statesman», «The New York Review of Books», «The Nation», «Granta», «Foreign Affairs» e altre testate. Attualmente pubblica articoli e podcast su «The Chris Hedges Report». Autore di quattordici libri, in Italia sono stati pubblicati Il fascino oscuro della guerra (Laterza, 2004) e Fascisti americani. La Destra Cristiana e la guerra in America (Vertigo, 2007).
Chris Hedges: a Gaza un genocidio, l'Occidente responsabile
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Chris Hedges, giornalista statunitense premio Pulitzer, ha pubblicato in Italia il libro "Un genocidio annunciato", edito da Fazi. Un libro duro, drammatico e gli abbiamo chiesto perché si può parlare di genocidio oggi a Gaza. "Studiosi di diritto come Francesca Albanese - ha detto Hedges ad askanews - hanno dimostrato accuratamente come si definisce un genocidio e io credo che quello che sta facendo Israele a Gaza corrisponda a tutte le caratteristiche di un genocidio. Tra gli aspetti che caratterizzano un genocidio c'è la completa cancellazione, non solo delle vite delle persone, ma della loro cultura, della loro storia, del luogo dove vivono: ai palestinesi è stata data una sola scelta: andarsene o morire".
Il libro denuncia, oltre al sionismo come ideologia di conquista, anche le responsabilità dell'Occidente.
"Noi - ha aggiunto il Pulitzer - siamo i responsabili numero uno, e parlo come americano, stiamo sostenendo il genocidio con il denaro, miliardi di dollari in aiuti e in armi a Israele, perché le loro scorte erano finite da molto tempo. E ovviamente stiamo intervenendo all'Onu e nelle altre sedi internazionali per nascondere il genocidio di Israele. Per questo siamo completamente complici di questo genocidio e accanto a questo c'è anche una dura repressione di chi lo denuncia nelle università, nei media o in qualunque sede".
Il reportage di Hedges può essere anche considerato un appello all'azione e alla solidarietà. Ma, in quella che è stata definita "la guerra che non si può vincere", quali possono essere le vie di uscita e speranza?
"Si tratta di restaurare le regole del diritto - ha concluso Hedges - e noi o torniamo a rispettarle oppure ci troveremo a vivere in un universo hobbesiano nel quale il più forte divora il più debole. Di questo si tratta a Gaza".
E si tratta anche del resto del mondo, dei nostri diritti e delle nostre libertà sempre più messe in discussione a tutte le latitudini.
The Chris Hedges YouTube Channel
Chris Hedges, Pulitzer Prize winning journalist, author and commentator provides compelling story telling, archive interviews & show content covering US foreign policy, economic realities and civil
Lettera ai bambini di Gaza
(Chris Hedges)
Caro bambino,
È mezzanotte passata. Sto volando a centinaia di chilometri all’ora nell’oscurità, a migliaia di metri sopra l’Oceano Atlantico. Sto viaggiando verso l’Egitto. Andrò al confine con Gaza, a Rafah. Ci vado per te.
Non sei mai salito su un aereo. Non hai mai lasciato Gaza. Conosci solo le strade e i vicoli affollati. Le baracche di cemento. Conosci solo le barriere di sicurezza e le recinzioni pattugliate dai soldati che circondano Gaza. Gli aerei, per voi, sono terrificanti. Jet da combattimento. Elicotteri d’attacco. Droni. Girano sopra di voi. Sganciano missili e bombe. Esplosioni assordanti. La terra trema. Gli edifici cadono. I morti. Le urla. Le richieste di aiuto soffocate da sotto le macerie. Non si ferma. Notte e giorno. Intrappolati sotto i cumuli di cemento fatto a pezzi. I tuoi compagni di gioco. E i tuoi compagni di scuola. I tuoi vicini di casa. Spariti in pochi secondi. Si vedono le facce sporche di gesso e i corpi flaccidi quando vengono tirati fuori. Io sono un giornalista. È il mio lavoro vedere questo. Tu sei un bambino. Non dovresti mai vedere ciò.
Il fetore della morte. Cadaveri in decomposizione sotto il cemento in frantumi. Trattieni il respiro. Ti copri la bocca con un panno. Cammini più velocemente. Il tuo quartiere è diventato un cimitero. Tutto ciò che era familiare è scomparso. Ti guardi attorno con stupore. Ti chiedi dove sei.
Hai paura. Esplosione dopo esplosione. Piangi. Ti aggrappi alla madre o al padre. Ti copri le orecchie. Si vede la luce bianca del missile e si aspetta l’esplosione. Perché uccidono i bambini? Che cosa hai fatto? Perché nessuno ti protegge? Sarai ferito? Perderai una gamba o un braccio? Diventerai cieco o sarai su una sedia a rotelle? Perché sei nato? Era per qualcosa di buono? O per questo? Crescerai? Sarai felice? Come sarà senza i tuoi amici? Chi sarà il prossimo a morire? Tua madre? Tuo padre? I tuoi fratelli e sorelle? Qualcuno che conosci sarà ferito. Presto. Qualcuno che conosci morirà. Presto.
Di notte ti sdrai al buio sul freddo pavimento di cemento. I telefoni sono staccati. Internet è spento. Non sapete cosa stia succedendo. Ci sono lampi di luce. E ci sono ondate di esplosioni e commozioni. Ci sono urla. Non si ferma.
Quando tuo padre o tua madre vanno a caccia di cibo o di acqua, tu aspetti. Quella terribile sensazione allo stomaco. Torneranno? Li rivedrai? La tua piccola casa sarà la prossima? Le bombe vi troveranno? Sono questi i tuoi ultimi momenti sulla terra?
Bevi acqua sporca e salata. Ti fa stare molto male. Lo stomaco fa male. Avete fame. Le panetterie sono distrutte. Non c’è pane. Si mangia un pasto al giorno. Pasta. Un cetriolo. Presto questo sembrerà un banchetto.
Non si gioca con un pallone da calcio fatto di stracci. Non fate volare il vostro aquilone fatto di vecchi giornali.
Hai visto i giornalisti stranieri. Indossiamo giubbotti antiproiettile con la scritta PRESS. Abbiamo caschi. Abbiamo macchine fotografiche. Guidiamo jeep. Ci presentiamo dopo un bombardamento o una sparatoria. Ci sediamo a lungo davanti a un caffè e parliamo con gli adulti. Poi scompariamo. Di solito non intervistiamo i bambini. Ma ho fatto interviste quando gruppi di voi si sono affollati intorno a noi. Ridendo. Indicando. Chiedendoci di farvi una foto.
Sono stato bombardato dai jet a Gaza. Sono stato bombardato in altre guerre, guerre che sono avvenute prima che tu nascesti. Anch’io ho avuto molta, molta paura. Lo sogno ancora. Quando vedo le immagini di Gaza, queste guerre mi tornano in mente con la forza dei tuoni e dei lampi. Penso a voi.
Tutti noi che siamo stati in guerra odiamo la guerra soprattutto per quello che fa ai bambini.
Ho cercato di raccontare la tua storia. Ho cercato di dire al mondo che quando si è crudeli con le persone, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, quando si nega alle persone la libertà e la dignità, quando le si umilia e le si intrappola in una prigione a cielo aperto, quando le si uccide come se fossero bestie, esse diventano molto arrabbiate. Fanno agli altri quello che è stato fatto a loro. L’ho ripetuto più volte. L’ho detto per sette anni. Pochi mi hanno ascoltato. E ora questo.
Ci sono giornalisti palestinesi molto coraggiosi. Trentanove di loro sono stati uccisi dall’inizio di questo bombardamento. Sono degli eroi. Lo sono anche i medici e gli infermieri dei vostri ospedali. Così come gli operatori delle Nazioni Unite. Ottantanove di loro sono morti. Così come gli autisti delle ambulanze e i medici. E così come le squadre di soccorso che sollevano le lastre di cemento con le mani. Così come le madri e i padri che vi proteggono dalle bombe.
Ma noi non ci siamo. Non questa volta. Non possiamo entrare. Siamo chiusi fuori.
Giornalisti di tutto il mondo si stanno recando al valico di frontiera di Rafah. Ci andiamo perché non possiamo assistere a questo massacro senza fare nulla. Ci andiamo perché ogni giorno muoiono centinaia di persone, tra i quali 160 bambini al giorno. Andiamo perché questo genocidio deve finire. Andiamo perché abbiamo dei figli. Come voi. Preziosi. Innocenti. Amati. Andiamo perché vogliamo che viviate.
Spero che un giorno ci incontreremo. Tu sarai un adulto. Io sarò un uomo anziano, anche se per te sono già molto vecchio. Nel mio sogno per te ti troverò libero, sicuro e felice. Nessuno cercherà di ucciderti. Volerai su aerei pieni di persone, non di bombe. Non sarai intrappolato in un campo di concentramento. Vedrai il mondo. Crescerai e avrai dei figli. Diventerai vecchio. Ti ricorderai di questa sofferenza, ma saprai che significa aiutare gli altri che soffrono. Questa è la mia speranza. La mia preghiera.
Ti abbiamo deluso. Questa è la terribile colpa che portiamo con noi. Ci abbiamo provato. Ma non ci abbiamo provato abbastanza. Andremo a Rafah. Molti di noi. Giornalisti. Staremo davanti al confine di Gaza per protestare. Scriveremo e filmeremo. Questo è ciò che faremo. Non è molto. Ma è qualcosa. Racconteremo di nuovo la vostra storia.
Forse sarà sufficiente per guadagnarci il diritto di chiedere il tuo perdono.
Fonte: MintPress News, 9 novembre 2023
Traduzione di Giorgio Riolo
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