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26 agosto 2025 2 26 /08 /agosto /2025 11:44

Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni

Dalla prefazione di Piergiorgio Odifreddi

L'unico indiano buono è un indiano morto

Philip Henry Sheridan, generale statunitense

Chris Hedges, Un genocidio annunciato, Fazi

"Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata" è un libro che nasce da una rielaborazione degli scritti di Chris Hedges, su Gaza, sulla Palestina e su tutti gli eventi che si sono susseguiti a partire dal 7 ottobre 2023, che sono stati via via pubblicati sul blog dell'autore (come egli stesso precisa in una nota in calce al volume).
I suoi articoli e le sue considerazioni si estendono a buona parte del 2024, ma mantengono tutta la loro drammatica attualità sino al tempo attuale, quando ancora più serrata e crudele si fa l'azione militare israeliana su Gaza e al contempo si assiste ad un giro di vite in Cisgiordania, con l'incremento degli insediamenti e delle azioni di disturbo da parte dei coloni nei riguardi dei Palestinesi.

Si tratta di un reportage e di un inchiesta giornalistica al tempo stesso poiché nei diversi capitoli sono molteplici i temi trattati.

senza volere essere esaustivo si va da un capitolo in cui vengono raccolte le terribili testimonianze dei Gazawi sopravvissuti ai bombardamenti e alle incursioni, ad uno in cui si raccontano gli antefatti di ciò che accade oggi, che si spingono indietro nel tempo sino al tempo in cui cessò il Protettorato britannico e si costituì lo stato d'Israele, ad uno in cui si affronta il tema altrettanto fondamentale del potere <(o forse stra-potere) delle lobby ebraico-israeliane negli Stati Uniti e della loro capacità di influenzare in modo determinante le decisioni del presidente USA di turno (e nessuno di essi si è sottratto sinora a questo tipo di influenzamento, nemmeno Carter ed Obama, ambedue insigniti del Premio Nobel per la Pace. Vi è un capitolo che parla dei travisamenti della verità, messi in atto sistematicamente da Israele nei confronti del mondo intero e dei suoi stessi cittadini, sottoposti sin dalla nascita ad una azione sistematica di disinformazione. Non manca una sezione in cui si parla della violenta azione di repressione condotta nei campus universitari USA contro i manifestanti pro-Palestina, sottoposti ad una durissima azione anche di tipo espulsivo: al riguardo pare che la verità non debba mai essere detta e che non si debba infrangere la rete delle menzogne, delle mistificazioni e delle falsificazioni costruita attorno al movimento sionista fondamentalista.  
In questo senso si muovono gli Israeliani con una serie di azioni orchestrate nei social per screditare con appostate campagne chiunque critichi le azioni del governo israeliano o esprime solidarietà nei confronti del popolo palestinese sotto assedio: è chiaro che questo stesso libro e le recensioni che lo riguardano saranno oggetto d'una aggressiva campagna di disinformazione/denigrazione.

Conclude il testo di Hedges una toccante e struggente lettera indirizzata ai bambini di Gaza che, ancora non vedono alcuno spiraglio di luce e che sono sottoposti sino alla data odierna (mentre sto scrivendo questa recensione) ad una serie violentissima di azioni di guerra contro civili innocenti.
Questa lettera è riportata più in basso in tutta la sua interezza.

Il volume nella sua edizione italiana è preceduto da una stimolante prefazione di Piergiorgio Odifreddi, mentre al termine è inclusa - e non poteva mancare - la relazione conclusiva della giurista Francesca Albanese nella sua qualità di Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati che illustra in modo esauriente e non ambiguo perché le azioni dello stato di Israele nei confronti dei palestinesi, sia di Gaza sia dei territori occupati della Cisgiordania vadano rubricarti come genocidio.

 

(Risvolto) Straordinario reportage nel solco del miglior giornalismo di grandi reporter come Tiziano Terzani e John Pilger, Un genocidio annunciato è una denuncia senza compromessi dei crimini di Israele contro i palestinesi. Il premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente per «The New York Times» dal Medio Oriente, trasporta il lettore nelle strade devastate della Striscia di Gaza, dove bombardamenti incessanti, fame e angoscia dominano la quotidianità. Attraverso testimonianze di prima mano e una scrittura potente e coinvolgente, Hedges racconta la resistenza e le sofferenze del popolo palestinese, «le cui voci», scrive Piergiorgio Odifreddi nella prefazione, «questo libro mette in scena come in un coro da tragedia classica». L’autore risale poi alle radici storiche del conflitto, mettendo in discussione la narrazione dominante che presenta Israele come l’unica democrazia in Medio Oriente. Hedges evidenzia come il sionismo – l’ideologia fondante dello Stato ebraico – sia strettamente legato al colonialismo e alla supremazia etnica, e come il genocidio rappresenti l’epilogo estremo e prevedibile della politica espansionista di Israele, resa possibile da una sistematica impunità internazionale.
In queste pagine, Hedges dedica un’attenzione particolare al sofisticato apparato di propaganda israeliano che, con la complicità dei media occidentali, distorce i fatti per legittimare l’oppressione e dipingere i palestinesi come terroristi, oscurando o minimizzando le atrocità commesse da Tel Aviv. Nell’orrore di una delle pagine più tragiche della storia recente, Un genocidio annunciato è un doloroso e necessario squarcio di verità e un appello accorato all’azione e alla solidarietà. Perché, come ci ricorda Hedges, il silenzio rende complici e la lotta per la giustizia in Palestina è una battaglia per la dignità e la libertà di tutti.

Hanno detto:

 

«Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni». - dalla prefazione di Piergiorgio Odifreddi

«Scritto con urgenza morale e una prosa tagliente, Un genocidio annunciato è un’agghiacciante denuncia delle incessanti atrocità commesse da Israele contro i palestinesi. Chris Hedges attinge alla sua vasta esperienza come corrispondente di guerra e conoscitore della lingua araba per intrecciare racconti di prima mano, storie umane intime, contesto storico e un’acuta analisi politica, muovendo una dura accusa al progetto coloniale sionista e alla complicità delle potenze globali nell’annientamento della popolazione indigena palestinese. Questo libro non è semplicemente una cronaca della sofferenza dei palestinesi, ma un appello alla coscienza che invita i lettori a confrontarsi con i fallimenti morali del nostro tempo». - Susan Abulhawa, autrice di Ogni mattina a Jenin

«Chris Hedges è un uomo che, in un clima di censura, inganno e intimidazione, cerca di dire la verità». - Oliver Stone


 

Chris Hedges

L'autore. Chris Hedges, giornalista e scrittore americano, vincitore del premio Pulitzer. Per quasi vent’anni corrispondente dall’estero per «The New York Times», «Dallas Morning News», «Christian Science Monitor» e National Public Radio, ha lavorato in Medio Oriente, America Latina, Africa e Balcani. Per «The New York Times» ha trascorso sette anni a seguire il conflitto israelo-palestinese, gran parte del tempo a Gaza.
E' stato per circa due decenni corrispondente estero in Medio Oriente, America centrale, Africa e nei Balcani, per testate come National Public Radio, The Dallas Morning News, The Christian Science Monitor e New York Times, per il quale ha lavorato dal 1990 al 2005. Attualmente è Senior Fellow di The Nation.
Nel 2002, Hedges ha fatto parte del team di giornalisti del New York Times insigniti del Premio Pulitzer; ha inoltre ricevuto l'Amnesty International Global Award for Human Rights.
Ha scritto anche per «Harper’s», «The New Statesman», «The New York Review of Books», «The Nation», «Granta», «Foreign Affairs» e altre testate. Attualmente pubblica articoli e podcast su «The Chris Hedges Report». Autore di quattordici libri, in Italia sono stati pubblicati Il fascino oscuro della guerra (Laterza, 2004) e Fascisti americani. La Destra Cristiana e la guerra in America (Vertigo, 2007).

Chris Hedges: a Gaza un genocidio, l'Occidente responsabile

Chris Hedges

Chris Hedges, giornalista statunitense premio Pulitzer, ha pubblicato in Italia il libro "Un genocidio annunciato", edito da Fazi. Un libro duro, drammatico e gli abbiamo chiesto perché si può parlare di genocidio oggi a Gaza. "Studiosi di diritto come Francesca Albanese - ha detto Hedges ad askanews - hanno dimostrato accuratamente come si definisce un genocidio e io credo che quello che sta facendo Israele a Gaza corrisponda a tutte le caratteristiche di un genocidio. Tra gli aspetti che caratterizzano un genocidio c'è la completa cancellazione, non solo delle vite delle persone, ma della loro cultura, della loro storia, del luogo dove vivono: ai palestinesi è stata data una sola scelta: andarsene o morire".
Il libro denuncia, oltre al sionismo come ideologia di conquista, anche le responsabilità dell'Occidente.
"Noi - ha aggiunto il Pulitzer - siamo i responsabili numero uno, e parlo come americano, stiamo sostenendo il genocidio con il denaro, miliardi di dollari in aiuti e in armi a Israele, perché le loro scorte erano finite da molto tempo. E ovviamente stiamo intervenendo all'Onu e nelle altre sedi internazionali per nascondere il genocidio di Israele. Per questo siamo completamente complici di questo genocidio e accanto a questo c'è anche una dura repressione di chi lo denuncia nelle università, nei media o in qualunque sede".
Il reportage di Hedges può essere anche considerato un appello all'azione e alla solidarietà. Ma, in quella che è stata definita "la guerra che non si può vincere", quali possono essere le vie di uscita e speranza?
"Si tratta di restaurare le regole del diritto - ha concluso Hedges - e noi o torniamo a rispettarle oppure ci troveremo a vivere in un universo hobbesiano nel quale il più forte divora il più debole. Di questo si tratta a Gaza".
E si tratta anche del resto del mondo, dei nostri diritti e delle nostre libertà sempre più messe in discussione a tutte le latitudini.

 

Lettera ai bambini di Gaza
(Chris Hedges)

 

Caro bambino,

È mezzanotte passata. Sto volando a centinaia di chilometri all’ora nell’oscurità, a migliaia di metri sopra l’Oceano Atlantico. Sto viaggiando verso l’Egitto. Andrò al confine con Gaza, a Rafah. Ci vado per te.

Non sei mai salito su un aereo. Non hai mai lasciato Gaza. Conosci solo le strade e i vicoli affollati. Le baracche di cemento. Conosci solo le barriere di sicurezza e le recinzioni pattugliate dai soldati che circondano Gaza. Gli aerei, per voi, sono terrificanti. Jet da combattimento. Elicotteri d’attacco. Droni. Girano sopra di voi. Sganciano missili e bombe. Esplosioni assordanti. La terra trema. Gli edifici cadono. I morti. Le urla. Le richieste di aiuto soffocate da sotto le macerie. Non si ferma. Notte e giorno. Intrappolati sotto i cumuli di cemento fatto a pezzi. I tuoi compagni di gioco. E i  tuoi compagni di scuola. I tuoi vicini di casa. Spariti in pochi secondi. Si vedono le facce sporche di gesso e i corpi flaccidi quando vengono tirati fuori. Io sono un giornalista. È il mio lavoro vedere questo. Tu sei un bambino. Non dovresti mai vedere ciò.

Il fetore della morte. Cadaveri in decomposizione sotto il cemento in frantumi. Trattieni il respiro. Ti copri la bocca con un panno. Cammini più velocemente. Il tuo quartiere è diventato un cimitero. Tutto ciò che era familiare è scomparso. Ti guardi attorno con stupore. Ti chiedi dove sei.

Hai paura. Esplosione dopo esplosione. Piangi. Ti aggrappi alla madre o al padre. Ti copri le orecchie. Si vede la luce bianca del missile e si aspetta l’esplosione. Perché uccidono i bambini? Che cosa hai fatto? Perché nessuno ti protegge? Sarai ferito? Perderai una gamba o un braccio? Diventerai cieco o sarai su una sedia a rotelle? Perché sei nato?  Era per qualcosa di buono? O per questo? Crescerai?  Sarai felice? Come sarà senza i tuoi amici? Chi sarà il prossimo a morire? Tua madre? Tuo padre? I tuoi fratelli e sorelle? Qualcuno che conosci sarà ferito. Presto. Qualcuno che conosci morirà. Presto.

Di notte ti sdrai al buio sul freddo pavimento di cemento. I telefoni sono staccati. Internet è spento. Non sapete cosa stia succedendo. Ci sono lampi di luce. E ci sono ondate di esplosioni e commozioni. Ci sono urla. Non si ferma.

Quando tuo padre o tua madre vanno a caccia di cibo o di acqua, tu aspetti. Quella terribile sensazione allo stomaco. Torneranno? Li rivedrai? La tua piccola casa sarà la prossima? Le bombe vi troveranno? Sono questi i tuoi ultimi momenti sulla terra?

Bevi acqua sporca e salata. Ti fa stare molto male. Lo stomaco fa male. Avete fame. Le panetterie sono distrutte. Non c’è pane. Si mangia un pasto al giorno. Pasta. Un cetriolo. Presto questo sembrerà un banchetto.

Non si gioca con un pallone da calcio fatto di stracci. Non fate volare il vostro aquilone fatto di vecchi giornali.

Hai visto i giornalisti stranieri. Indossiamo giubbotti antiproiettile con la scritta PRESS. Abbiamo caschi. Abbiamo macchine fotografiche. Guidiamo jeep. Ci presentiamo dopo un bombardamento o una sparatoria. Ci sediamo a lungo davanti a un caffè e parliamo con gli adulti. Poi scompariamo. Di solito non intervistiamo i bambini. Ma ho fatto interviste quando gruppi di voi si sono affollati intorno a noi. Ridendo. Indicando. Chiedendoci di farvi una foto.

Sono stato bombardato dai jet a Gaza. Sono stato bombardato in altre guerre, guerre che sono avvenute prima che tu nascesti. Anch’io ho avuto molta, molta paura. Lo sogno ancora. Quando vedo le immagini di Gaza, queste guerre mi tornano in mente con la forza dei tuoni e dei lampi. Penso a voi.

Tutti noi che siamo stati in guerra odiamo la guerra soprattutto per quello che fa ai bambini.

Ho cercato di raccontare la tua storia. Ho cercato di dire al mondo che quando si è crudeli con le persone, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, quando si nega alle persone la libertà e la dignità, quando le si umilia e le si intrappola in una prigione a cielo aperto, quando le si uccide come se fossero bestie, esse diventano molto arrabbiate. Fanno agli altri quello che è stato fatto a loro. L’ho ripetuto più volte. L’ho detto per sette anni. Pochi mi hanno ascoltato. E ora questo.

Ci sono giornalisti palestinesi molto coraggiosi. Trentanove di loro sono stati uccisi dall’inizio di questo bombardamento. Sono degli eroi. Lo sono anche i medici e gli infermieri dei vostri ospedali. Così come gli operatori delle Nazioni Unite. Ottantanove di loro sono morti. Così come gli autisti delle ambulanze e i medici. E così come le squadre di soccorso che sollevano le lastre di cemento con le mani. Così come le madri e i padri che vi proteggono dalle bombe.

Ma noi non ci siamo. Non questa volta. Non possiamo entrare. Siamo chiusi fuori.

Giornalisti di tutto il mondo si stanno recando al valico di frontiera di Rafah. Ci andiamo perché non possiamo assistere a questo massacro senza fare nulla. Ci andiamo perché ogni giorno muoiono centinaia di persone, tra i quali 160 bambini al giorno. Andiamo perché questo genocidio deve finire. Andiamo perché abbiamo dei figli. Come voi. Preziosi. Innocenti. Amati. Andiamo perché vogliamo che viviate.

Spero che un giorno ci incontreremo. Tu sarai un adulto. Io sarò un uomo anziano, anche se per te sono già molto vecchio. Nel mio sogno per te ti troverò libero, sicuro e felice. Nessuno cercherà di ucciderti. Volerai su aerei pieni di persone, non di bombe. Non sarai intrappolato in un campo di concentramento. Vedrai il mondo. Crescerai e avrai dei figli. Diventerai vecchio. Ti ricorderai di questa sofferenza, ma saprai che significa aiutare gli altri che soffrono. Questa è la mia speranza. La mia preghiera.

Ti abbiamo deluso. Questa è la terribile colpa che portiamo con noi. Ci abbiamo provato. Ma non ci abbiamo provato abbastanza. Andremo a Rafah. Molti di noi. Giornalisti. Staremo davanti al confine di Gaza per protestare. Scriveremo e filmeremo. Questo è ciò che faremo. Non è molto. Ma è qualcosa. Racconteremo di nuovo la vostra storia.

Forse sarà sufficiente per guadagnarci il diritto di chiedere il tuo perdono.

 

Un bimbo solo, in mezzo alla devastazione di Gaza - Ansa

Fonte: MintPress News, 9 novembre 2023

Traduzione di Giorgio Riolo

 

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23 agosto 2025 6 23 /08 /agosto /2025 02:58
Erik Larson, Il Giardino delle bestie. Berlino 1934

Il Giardino delle bestie. Berlino 1934 di Erik Larson, (nella traduzione di Raffaella Vitangeli), pubblicato da Neri Pozza, nel 2012, è una ricostruzione storica accurata degli anni in cui si svolse il mandato come ambasciatore USA a Berlino di William E. Dodd, studioso di storia degli Stati del Sud, accademico e di idee democratiche. 
L'autore si è basato su numerose fonti tra le quali il volume che riporta i diari berlinesi di William E. Dodd, pubblicati postumi con la curatela della figlia Martha.
Dodd fu un personaggio scomodo, anche per la diplomazia americana: a differenza dei suoi pari predicava un assetto di vita del corpo diplomatico morigerato e aborriva gli eccessi di spese di "rappresentanza" (cui indulgevano i suoi pari assegnati ad altre sedi), dando egli stesso l'esempio. In più il suo essere democratico rappresentò un forte ostacolo a rapporti diplomatici tra la Germania e gli Stati Uniti, poiché non riusciva a mantenere un tono neutrale rispetto agli eccessi che - con un crescendo - proprio in quegli anni il regime nazista manifestava.
Come, ad esempio, le manifestazioni sempre più violente di antisemitismo (iconico l'episodio della  "notte dei cristalli"), la violenza della SA nei confronti dei cittadini americani in visita in Germania che non eseguivano in varie circostanze il saluto nazista, o anche le violenze interne al regime sfociate nella cosiddetta "notte dei lunghi coltelli", quando avvenne un'epurazione quasi totale delle SA. 
Dodd denunciava tutto ciò nelle sue missive, quando scriveva a Franklin D. Roosevelt, pregandolo di prendere posizione e di superare così il suo atteggiamento prudente. Ciò non garbava molto a quella vasta frangia di americani (molto rappresentata anche nel corpo diplomatico) che volevano invece che gli Stati Uniti mantenessero un atteggiamento isolazionista e che non prendessero posizione  in faccende che, in fondo, non li riguardavano. 
Fu così che, alla fine Dodd fu rimosso dal suo incarico e fece ritorno negli USA, lasciando tuttavia un tesoro di preziose informazioni (e testimonianze) relative a quel periodo: un periodo in cui - come osservò egli stesso - il popolo tedesco venne preso in ostaggio da un branco di psicopatici, capeggiati da uno psicopatico.

Il libro di Larson si legge con passione come un romanzo: eppure ogni affermazione, ogni frase riportata, ogni episodio è supportato da note apposite e da riferimenti bibliografici.

Mi sento di consigliarne la lettura.

(Risvolto) Questo libro narra della storia vera di William E. Dodd e di sua figlia Martha, un padre e una giovane donna americani che si ritrovano improvvisamente trapiantati dalla loro accogliente casa di Chicago nel cuore della Berlino nazista del 1934 (sino alla fine del 1937, quando il suo mandato venne revocato). Sessantaquattro anni, snello, gli occhi grigio-azzurri e i capelli castano chiaro, nel 1933 William E. Dodd è un rispettabile professore di storia all'università di Chicago. Mentre siede alla sua scrivania all'università, Dodd riceve una telefonata da Franklin Delano Roosevelt, il presidente degli Stati Uniti, che gli annuncia la sua intenzione di nominarlo a capo della rappresentanza diplomatica americana a Berlino. Ed è cosi che, al loro arrivo, William e Martha si ritrovano ad attraversare una città addobbata di immensi stendardi rossi, bianchi e neri; a sedere negli stessi caffè all'aperto frequentati dalle SS in uniforme nera; a passare davanti a case con balconi traboccanti di gerani rossi; a fare acquisti nei giganteschi empori della città, a organizzare tè, aspirare le fragranze primaverili del Tiergarten, il parco principale di Berlino; ad avere rapporti sociali con Goebbels e Göring, in compagnia dei quali cenare, danzare e divertirsi allegramente; finché, alla fine del 1934, accade un evento che smaschera la vera natura di Hitler e del potere a Berlino, la grande e nobile città che agli occhi di padre e figlia si svela per la prima volta come un immenso Tiergarten, un giardino delle bestie.

Erik Larsson


L'autore. Erik Larson, nato nel 1954, a Brooklyn (NY), giornalista e collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali si segnalano Isaac’s Storm (1999) e The Devil in the White City: Murder, Magic and Madness at the Fair That Changed America (2003), libro vincitore dell’Edgar Award in the Best Fact Crime 2004. In Italia sono già stati pubblicati Il giardino delle bestie (Neri Pozza, 2012) e Guglielmo Marconi e l'omicidio di Cora Crippen (Neri Pozza, 2014).
Nel 2015 esce Scia di morte. L'ultimo viaggio del Lusitania, ricostruzione dell'affondamento di un transatlantico americano ad opera della marina militare tedesca, avvenuto nel 1915. Nel 2016 pubblica Il diavolo e la città bianca.
Vive a Seattle con la moglie e tre figlie

 

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19 agosto 2025 2 19 /08 /agosto /2025 02:44
Adam Fawer, Improbable, Feltrinelli, 2004

Improbable (nella traduzione di Adelaide Cloni e Stefania De Franco), scritto da Adam Fawer, pubblicato da Feltrinelli (collana Fuori Collana) nel 2004, è un romanzo molto interessante.

Lo si può catalogare come un thriller che tuttavia è percorso da una riflessione molto articolata e documentata sui temi del calcolo delle probabilità e sul determinismo (conosciuto nella speculazione filosofica  come il “demone di Laplace) che si intersecano con i principi della meccanica quantistica mescolati (o mixati) con la rappresentazione dell’Inconscio collettivo di Jung.
Il costrutto che ne deriva è originale e ardito (a volte quasi incomprensibile), ma ció nondimeno affascinante.

Successivamente pubblicato nella Universale Economica Feltrinelli nel 2006

(Risvolto) David Caine, studioso della teoria delle probabilità e incallito giocatore d'azzardo, si è indebitato con la mafia russa di New York. Affetto da una grave forma di epilessia e alla disperata ricerca di denaro, si sottopone alla sperimentazione di un nuovo farmaco. Ma, poco dopo averne inghiottito una pillola, seduto in un ristorante con dei colleghi, vede, o piuttosto prevede, un camion che sfonda la vetrina e li investe mortalmente. Confuso e incredulo, riesce comunque a salvare i suoi amici appena prima che l'evento previsto si realizzi. Aiutato dal fratello gemello e da un agente segreto, Caine deve capire cosa gli sta succedendo prima che lo scoprano altri. 
 

Adam Fawer, Improbable, Feltrinelli UE

Secondo un’ipotesi scientifica, potrebbe esistere un essere immaginario, un ‟demone” capace di tenere sotto controllo sia il passato che il futuro, partendo dall’osservazione di un istante qualsiasi del presente. Questa teoria, enunciata nel Settecento da Pierre-Simon Laplace, è stata varie volte ripresa nel corso degli ultimi due secoli e ha preso il nome di ‟demone di Laplace”. 

David Caine, protagonista di questo thriller, è il primo essere umano che sembra incarnare questa ipotesi. 
Poco dopo aver inghiottito la pillola gialla che gli somministra lo sperimentatore, David Caine mentre se ne sta seduto tranquillamente in un ristorante con dei colleghi, vede, o piuttosto prevede, un camion che sfonda la vetrina e li investe mortalmente. Confuso e incredulo, riesce comunque a salvare i suoi amici appena prima che l’evento previsto si realizzi. D’ora in poi, la sua vita non è più la stessa: gradualmente si rende conto dei pericoli che potrebbero derivare dalla sua incredibile capacità.
Ben presto, anche altri scopriranno questo eccezionale potere di Caine e cercheranno di piegarlo ai propri scopi.

Un thriller sicuramente ingegnoso, che incontra alcune delle più affascinanti teorie della scienza, denso di colpi di scena, ben strutturato, scritto con uno stile lineare, discorsivo, capace di rendere semplici anche i concetti più astrusi per chi non sa nulla di fisica quantistica o di teoria della probabilità.

L’autore. Adam Fawer (New York, 1970) è uno scrittore statunitense. Nel 2004 ha scritto Improbable che è stato tradotto in sedici lingue ed uscito anche in Italia nello stesso anno.
Laureato in economia è stato amministratore delegato di About.com.
Successivamente, ha pubblicato un secondo romanzo “Gnosis” nel 2008 (anche conosciuto con il titolo “Empathya”) e “Oz” nel 2016.
Quest'ultimo, in particolare, ha ricevuto molte critiche negative.

Vive a New York con la sua compagna ed il figlio.

 

(originariamente pubblicato su FB il 19 agosto 2023)

 

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12 agosto 2025 2 12 /08 /agosto /2025 13:31
Piero Cipriano, La salute mentale è politica, Fuori Scena, 2025

Piero Cipriano, psichiatra neo-basagliano e attivista per un'idea di psichiatria più umana e attenta alle esigenze delle persone, ha dato alle stampe un nuovo saggio che ha come titolo "La salute mentale è politica", pubblicato da Fuori Scena nel 2025. Qui Piero Cipriano, con la consueta verve critica, riprende alcuni dei temi che gli sono cari e che ha sviluppato nei suoi precedenti saggi, offrendocene un veloce e sintetico resumé.

Ottimo libro per chi non ha letto le sue precedenti opere, peraltro. E mi sento di consigliarlo.

Ma come sempre accade, la lettura dei diversi capitoli che lo compongono per chi, invece, abbia letto le sue opere precedenti, non è una semplice rilettura, poiché l'autore aggiunge nuovi inserti che attualizzano il suo pensiero e lo rendono ancora più aderente alla realtà attuale. 

Particolarmente cogente sono i passaggi in cui ci Cipriano ci parla della neo-psichedelia e delle sue possibili applicazione alle prassi psichiatriche attuali. Big Pharma, ci dice, ha colto alcuni fermenti derivanti dalle recenti sperimentazioni cliniche e li ha voluti fare proprio, ma ancora una volta nel modo sbagliato, lanciando sul mercato un nuovo farmaco (che è la forma enantiomera della ketamina) ad altissimo costo, sicchè l'intero periodo di cura (prevedente 4 o 5 somministrazioni) venga a costare al SSN non meno di 3500 euro, con una modalità di applicazione che non sicuramente rispettosa di un set che sia veramente idoneo all'intrapresa di un viaggio all'interno del Sè e ad una temporanea dissoluzione dei confini dell'Io.
Quindi il nuovo farmaco che avrebbe potuto rivoluzionare l'approccio di salute pubblica ad alcune patologie psichiatriche, soprattutto quelle dominate da un'organizzazione mentale rigida e fortemente ossessiva, si è rivelato, in quest'ottica di "pillolificio" un autentico flop.

Piero Cipriano mantiene tuttora il suo cipiglio e la sua attitudine critica, ciò nondimeno in quest'opera si intravede tra le righe una forte disillusione, evidente anche nel fatto che lui, dopo aver fatto lavorato a lungo negli SPDC 8da psichiatra "no restraint") e nei CSM, è migrato ad altra tipologia di servizi, entrando nella compagine dei SerD e avviato un'esperienza clinica con pazienti ai quali rivolgere un approccio più umanizzante, in cui l'ipotesi della guarigione si fonda su di un "levare" (eliminare le sostanze d'abuso) piuttosto che sul "mettere" (aggiungere farmaci a farmaci sino a creare dei pazienti con stratificazione farmaceutiche archeologiche).
Io, alla luce delle mie esperienze pluridecennali in questo ambito, non posso che augurarare al collega Cipriano, buona sorte, anche se - devo riconoscere - con l'introduzione dei concetti di "doppia diagnosi" o di "diagnosi duale" anche nell'ambito delle tossicodipendenze si è infiltrata perniciosa l'influenza di Big Pharma.


(Risvolto) La salute mentale è un fatto politico, ma quasi mai è raccontata, e tantomeno affrontata, in questi termini. Nelle società del capitalismo avanzato, viene più spesso amministrata che compresa. Non solo nei reparti e nei centri blindati, ma anche attraverso diagnosi sempre più estensive e l’uso sistematico di psicofarmaci che silenziano i sintomi: nuove forme dello stesso manicomio che Franco Basaglia riuscì a far chiudere. In questo libro, Piero Cipriano – psichiatra con lunga esperienza nei servizi pubblici – racconta cosa significa oggi occuparsi di salute mentale in Italia e in Occidente. Ripercorre la storia della psichiatria, ne interroga la logica che separa i «normali» dai «devianti» e ne smonta la retorica che riduce il disagio a un malfunzionamento individuale, ignorandone la dimensione sociale. Ma “La salute mentale è politica” è anche il racconto di ciò che è stato rimosso: la possibilità di un cambiamento reale. Dalla rivoluzione psichedelica mai compiuta, oggi riassorbita dal mercato, al bisogno di senso e trascendenza, che la psichiatria tende a espellere in nome del realismo clinico allineato al realismo capitalista. Che cosa accade quando la cura si riduce al contenimento? Che cosa resta della salute mentale se viene compressa in diagnosi, pillole e protocolli? In gioco non c’è solo il destino dei cosiddetti pazienti, ma la forma stessa con cui una società definisce ciò che è accettabile, ciò che è patologico, ciò che può essere detto. Dopo trent’anni di professione, Cipriano prende la parola per denunciare un fatto tanto evidente quanto rimosso: occuparsi di salute mentale significa, innanzitutto, saper leggere i segnali del nostro tempo e le contraddizioni che li producono.
 

Piero Cipriano

L'autore. Piero Cipriano é nato nel 1968 in Irpinia, medico psichiatra e psicoterapeuta, di formazione cognitivista ed etno-psichiatrica, ha lavorato in vari Dipartimenti di Salute Mentale d'Italia, dal Friuli alla Campania, e da qualche anno lavora in un SPDC di Roma.
Autore di numerosi saggi sull'argomento, con la casa editrice Elèuthera ha pubblicato «la trilogia della riluttanza», che comprende, insieme a La fabbrica della cura mentale (2022 n.e.), anche Il manicomio chimico (2023 in nuova edizionee) e La società dei devianti (2016), oltre a un volume dedicato allo psichiatra che più lo ha influenzato: Basaglia e le metamorfosi della psichiatria (2018).

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12 agosto 2025 2 12 /08 /agosto /2025 09:03

Un serial killer minaccia di uccidere tredici innocenti per vendicare un innocente ucciso in carcere. Un fanatico cristiano progetta di ammazzare una scrittrice femminista in tour per gli Stati Uniti.
Due storie che si intrecciano non solo in una trama potente ma nell’immagine che oggi dà di sé un grande, tormentato paese.

Never Flinch. La lotteria degli innocenti

Stephen King, Never Flinch, Sperling&Kupfer

Never Flinch. La lotteria degli Innocenti, il nuovo romanzo di Stephen King (pubblicato da Sperling&Kupfer nel 2025, nella traduzione di Luca Briasco), si inserisce nel filone crime che negli ultimi anni il Re ha deciso di perseguire con piglio molto poco kinghiano, in quanto a differenza che nella prova sublime di The Outsider, mancano decisamente gli elementi perturbanti e soprannaturali che che laureavano Holly Gibney "investigatrice del'occulto" (elementi che in Never Flinch ritornano, come semplice suggestione o suggerimento, in uno degli ultimi paragrafi del romanzo).
Il titolo originale inglese è "Never Flinch" che significa "Mai arretrare" o anche "Mai tirarsi indietro", o anche "Mai sobbalzare". Il traduttore italiano (o meglio l'editore) non ha voluto tentare una traduzione del titolo originale kinghiano e, per una volta, lo ha lasciato tale e quale, aggiungendovi tuttavia un sottotitolo.

L'idea base di questa nuova prova di Stephen King è quella di uno (la cui identità rimane a lungo ignota, sin quasi alla fine) che uccide degli innocenti al posto dei componenti di una giuria che, tempo prima, ha giudicato colpevole un imputato, condannandolo a scontare una pena detentiva 8e alla morte conseguente per mano di un detenuto). 

Attorno a questo tema principale che fa da filo conduttore si sviluppano delle trame secondarie che riguardano una serie di altri personaggi: queste trame poi tenderanno a convergere verso un unico punto.

Il killer degli innocenti (al posto dei giurati) si trova ad avere Holly Gibney (sempre titolare dell'Agenzia di investigazioni Finders Keepers come antagonista, in un'indagine che si va facendo via via più serrata, man mano che cresce e lievita verso il punto di rottura la follia dell'ignoto assassino seriale.

Tra i due si trovano una serie di personaggi accessori tutti magnificamente delineati, tra i quali vanno annoverato la detective Izzy Jaynes, oppure la scrittrice ed influencer Kate McKay, o ancora l'affascinante cantante gospel Sista Bessie, per non parlare dei personaggi già noti che ruotano attorno a Holly Gibney, ciascuno dei quali evolve nel frattempo, maturendo nuove esperienze e mostrando nuovi aspetti inediti.

Diciamocelo pure: per Stephen King ciò che conta di più è la narrazione e il piacere di dare vita ad indimenticabili personaggi, mentre conduce per mano il lettore dal punto iniziale alla fine che, per altro, rappresenta un nuovo punto di partenza. 
Non è importante la fine (anche, ovviamente), ma soprattutto quello che accade in mezzo.
Non è la meta ciò che conta, ma il viaggio e tutto quello che accade durante, con tutti gli imprevisti e le possibili diversioni/digressioni.
Stephen King è e sarà sempre un grande e labirintico affabulatore.

(Risvolto) Un romanzo che esplora le ombre della giustizia, la rabbia che si fa ideologia e la capacità umana di resistere e trasformare il dolore in consapevolezza. Un'opera che fonde suspense, profondità psicologica e grande intrattenimento, confermando, ancora una volta, la maestria di uno scrittore che non ha mai smesso di esplorare ciò che ci rende umani e ciò che ci rende mostri.

Quando il dipartimento di polizia di Buckeye riceve una lettera che minaccia una diabolica missione di vendetta, per l'ispettrice Izzy Jaynes inizia un'indagine oscura e pericolosa. Per fermare chi promette di «uccidere tredici innocenti e un colpevole» come riscatto per «l ' inutile morte di un innocente», c'è bisogno della detective Holly Gibney. Nel frattempo, Kate McKay, attivista carismatica, simbolo di una nuova ondata di femminismo, inizia un tour di conferenze che attraverserà diversi Stati. Mentre le sale si riempiono di sostenitori e detrattori, qualcuno trama nell'ombra per metterla a tacere. All'inizio si tratta solo di piccoli sabotaggi, ma presto il pericolo si fa reale. Holly accetta di fare da guardia del corpo a Kate, tra la difficoltà di difendere chi non accetta protezione e l'accanimento di uno stalker rabbioso che agisce nel nome di una verità distorta. Le due storie si rincorrono e si intrecciano, tra personaggi nuovi e volti noti, come la leggendaria cantante gospel Sista Bessie e un assassino che ha fatto della violenza il suo culto, in un finale stupefacente che solo un maestro come Stephen King poteva concepire. Never flinch - La lotteria degli innocenti è una delle prove narrative più intense di Stephen King.

 

Hanno detto:
«Stephen King propone uno dei suoi vertiginosi intrecci: si parte con una lettera che annuncia una serie di delitti, due donne indagano. Non conta chi può essere il colpevole (il lettore lo sa dall'inizio) ma tutto il resto. Il maestro è tornato.» - Orazio Labbate, La Lettura


 

Stephen King

L'autore. Stephen King è autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, ed è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore. Quando è ancora piccolo, sua madre deve far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non fa più ritorno. Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School e comincia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto. Conclusi gli studi superiori entra all'Università del Maine ad Orono, dove gestisce per un paio d'anni una rubrica all'interno del giornale universitario. Nel 1967 termina un primo racconto breve a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia che riceve giudizi lusinghieri. Sottopone Carrie alla casa editrice Doubleday e ottiene un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell'opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto all'autore. Così, a ventisei anni, Stephen King lascia l'insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore. Da quel momento la sua carriera non avrà più interruzioni. Nel 1971 si sposerà con Tabitha, conosciuta due anni prima lavorando nella biblioteca dell'Università. Con un'operazione innovativa, il 14 marzo 2000 diffonderà esclusivamente su Internet il racconto Riding the Bullet. Nell'autunno dello stesso anno pubblicherà On writing: autobiografia di un mestiere, un'autobiografia e una serie di riflessioni su come nasca la scrittura. Tra i suoi libri più noti si ricordano Shining (1976; il film, del 1980, venne diretto da Stanley Kubrick); La zona morta (1979; versione cinematografica del 1983, per la regia di David Cronenberg); Christine la macchina infernale (1983; il film, dello stesso anno, è di John Carpenter); It (1986, il film è del 1990); Misery (1987; noto in Italia con il titolo Misery non deve morire, la pellicola è stata realizzata da Rob Reiner nel 1990), Mr Mercedes (2014). Tra gli altri ricordiamo: Cuori in Atlantide (2000), La casa del buio (2002), Notte buia, niente stelle (2010), Chi perde paga (2015), Fine turno (2016), The Outsider (2018), Elevation (2019), L'istituto (2019), Later (2021), Fairy Tale (2022), Holly (2023), You like it darker. Salto nel buio (2024). È del 2016 la nuova edizione aggiornata di Danse macabre, pubblicato da Frassinelli con l'introduzione e cura di Giovanni Arduino. A Stephen King è stata assegnata nel 2003 la National Book Foundation Medal per il contributo alal letteratura americana, e nel 2007 l'Associazione Mystery Writers of America gli ha conferito il Grand Master Award.

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9 agosto 2025 6 09 /08 /agosto /2025 12:09
Dario Correnti, Il destino dell'orso, Mondadori

Marco Besana (affermato giornalista di nera) e Ilaria Piatti (aspirante cronista e collaboratrice esterna dello stesso quotidiano di Besana, ma ancora nel limbo dei non assunti) si trovano a cooperare in una nuova inchiesta giornalistica che, di fatto li porta ad essere detective caparbi: dei due il segugio più implacabile e testardo e la giovane Ilaria Piatti.
Dopo il loro esordio con "La Nostalgia del Sangue", eccoli di nuovo a scartabellare piste, tracce e documenti alla ricerca di un ipotetico serial killer che agisce avvelenando le su vittime, ogni volta in un modo diverso e cambiando tipologia di veleno.

Il romanzo è "Il Destino dell'Orso" (Mondadori, 2019): trama impeccabile, struttura narrativa nervosa e scattante, suddivisa in brevi capitolo che tengono il lettore con il fiato sospeso. 
Autore di questo romanzo, come del precedente è Dario Correnti che è in verità uno pseudonimo che nasconde una coppia di scrittori/autori. il cui primo romanzo, Nostalgia del sangue, è stato uno dei thriller più apprezzati del 2018: tradotto in quindici Paesi, è diventato un caso editoriale internazionale. 

Funziona l'intreccio, di cui si indovina una specularità della autorialità: come due sono gli scrittori/autori che rimangono invisibili, due sono i giornalisti che indagano su casi spinosi, mettendosi sulle tracce dei serial killer.

Siamo di fronte ad una storia di venefici che vengono portati a termine in modi sofisticati e ricercati, realizzati in modo tale che risulterebbe molto difficile poter pensare a morti per avvelenamento. Ma i crimini perpetrati, per quanto ben costruiti possono presentare delle smagliature tali da attivare delle curiosità e che possono spingere a porsi degli interrogativi. Ovviamente, come nel precedente romanzo, vengono citate le storie di killer seriali avvelenatori in questo caso, a partire dal celeberrimo caso di Giovanna Bonanno, detta "la vecchia dell'aceto" della cui storia vengono citati ampi stralci, ma si tocca anche il tema dell'assassinio per procura, o anche quello di un celeberrimo poliziesco in cui sei viaggiatori, sconosciuti uno all'altro si ritrovano a viaggiare in treno e durante il viaggio nasce tra loro uno scellerato patto, secondo il quale ciascuno si impegnerà ad uccidere qualcuno per conto di uno degli altri sei (ora non ricordo il titolo e nemmeno l'autore di questo insolito poliziesco.

Il destino dell'orso non mi ha deluso,. anzi per dirlo senza mezzi termini mi è piaciuto, tanto che l'ho letto a tamburo battente, perché desideravo a tutti i costi giungere all'epicrisi della storia e all'identificazione del colpevole.

(Risvolto) Torna l'indimenticabile coppia di Nostalgia del sangue in un thriller altrettanto sorprendente e serrato, un meccanismo a orologeria reso ancora più perfetto dal talento di Dario Correnti nel costruire personaggi densi, pieni di chiaroscuri, debolezze e coraggio.

In una valle svizzera, un giorno di luglio, un industriale milanese viene sbranato vivo da un orso. Marco Besana, giornalista di nera con troppi anni di lavoro alle spalle e altrettanta disillusione addosso, è costretto controvoglia a occuparsi di quella strana morte. Sarebbe facile archiviare il caso come un incidente di montagna se Ilaria Piatti, giovanissima reporter, perennemente precaria, non fosse convinta di avere davanti un serial killer. Molto più feroce di qualunque animale. Ilaria e Marco, accompagnati dal cane Beck's, lasciano Milano e partono per l'Engadina. E lì scoprono una catena di morti orribili e misteriose, tutte apparentemente accidentali: un uomo caduto in un crepaccio, uno carbonizzato nel suo aereo privato, un altro mummificato in un bosco. La sequenza non può essere casuale. Anche se la polizia locale non collabora e in redazione nessuno crede in loro, i due cronisti non si danno per vinti. Sono sicuri di avere di fronte un soggetto molto pericoloso, che uccide le sue vittime con armi non convenzionali, in modi originali e sofisticati. E sembra ispirarsi alla più famosa avvelenatrice seriale del Settecento, Giovanna Bonanno, conosciuta come la Vecchia dell'Aceto. Il racconto trascina il lettore in un labirinto di false piste e colpi di scena, ai piedi di splendide montagne che, impassibili e sinistre, osservano dall'alto le mosse di un assassino diabolico, sfuggente. Torna l'indimenticabile coppia di Nostalgia del sangue , caso editoriale internazionale, in un thriller altrettanto sorprendente e serrato, un meccanismo a orologeria reso ancora più perfetto dal talento di Dario Correnti nel costruire personaggi densi, pieni di chiaroscuri, debolezze e coraggio. Personaggi destinati a rimanere nel cuore di tutti noi.

 

L'Autore (gli autori) Dario Correnti è uno pseudonimo. Anzi, un doppio pseudonimo, perché nasconde due autori. Il suo primo romanzo, Nostalgia del sangue, è stato uno dei thriller più apprezzati del 2018. Tradotto in quindici Paesi, è diventato un caso editoriale internazionale. Nel Giallo Mondadori si è consolidata la fortuna della coppia di cronisti Besana e Piatti con la pubblicazione della seconda avventura, Il destino dell’orso (2019).

"Ci abbiamo messo un po’ a capire come si poteva lavorare insieme. All’inizio uno si occupava della parte narrativa e l’altro delle digressioni saggistiche. Ma non funzionava. E soprattutto non era giusto. Perché uno dei due lavorava troppo poco. Allora abbiamo deciso  di buttare giù insieme la trama e i dialoghi, capitolo per capitolo. Poi uno dei due, l’addetto alla parte narrativa, si occupava di scrivere. Di fatto, il romanzo non è stato scritto a quattro mani, altrimenti la voce non sarebbe stata uniforme. È stato pensato da due teste e realizzato da due mani" (da NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti: intervista a uno pseudonimo). 

 

 

Dario Correnti, Nostalgia del sangue, Giunti

Dario Correnti, La nostalgia del sangue, Giunti Editore, 2018

(Risvolto) Il primo serial killer italiano è tornato. Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un'omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia. Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il "vampiro di Bottanuco", il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all'orrore. Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi "cretinosi", è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti. A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, la coppia più bella mai creata dal noir italiano: Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, etico e amaro come molte classiche figure della narrativa d'azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta "Piattola". Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l'ha segnata nell'infanzia e non potrà abbandonarla mai, eppure intelligentissima, intuitiva, veramente dotata per un mestiere in cui molti vanno avanti con tutt'altri mezzi, Ilaria è il personaggio del quale ogni lettrice e lettore si innamorerà. Un uomo anziano e una ragazza rappresentanti emblematici delle due categorie più deboli della società italiana di oggi, uniscono la loro fragilità e le loro impensabili risorse per raccogliere la sfida lanciata dal male.

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6 agosto 2025 3 06 /08 /agosto /2025 19:57
Giancarlo Narciso, Solo Fango, Verdenero (Collana Ecomafie)

Solo fango di Giancarlo Narciso, pubblicato da Edizioni Ambiente (nella collana Verdenero), nel 2010, racconta una storia di ecomafia che si innesta nella vicenda della tragedia annunicata della tracimazione delle vasche di decantazione di una miniera nella Val di Stava.

L'ho trovato molto avvincente. 
Mentre si dipana la trama di quello che si può definire - come gli altri volumi della collana Verdenero - un “noir di ecomafia” - viene narrata in parallelo la vicenda di omissioni, di negligenza e strafottenza che portò il 19 luglio del 1985 alla sciagura (annunciata) della Val di Stava (in Trentino) nella quale un’intera vallata venne spazzata via da una valanga di fango che trascinò con sè in pochi attimi case, alberi, ponti, abitanti e animali. Morirono in un colpo solo 268 persone e ii responsabili pur condannati a pene di detenzione (in definitiva modeste a fronte dell’enormità del fatto) per via delle lungaggini del processo sino alla Cassazione non scontarono un sol giorno di carcere.

(Wikipedia) Il disastro della Val di Stava fu un'inondazione di fango che si verificò il 19 luglio 1985 nella val di Stava, Trentino, in Italia, e provocò la morte di 268 persone. Il disastro fu causato dal cedimento degli argini dei bacini di decantazione dell'impianto di trattamento presso la miniera di Prestavel, che provocò la fuoriuscita e discesa a valle di circa 180000 m³ di fango, che travolsero violentemente l'abitato di Stava, nel comune di Tesero. È stata una delle più grandi tragedie industriali della storia italiana.

Giancarlo Narciso scrive magnificamente e questo romanzo della sua variegata narrativa ancora mi mancava.


(Risvolto di copertina) Chi ha ucciso chi e perché. Questi gli interrogativi che dominano l'ennesima indagine di Butch Moroni, nello scenario apparentemente rassicurante di Arco e Riva del Garda. Incaricato di ritrovare una persona scomparsa, Butch deve ben presto fare i conti con una catena di omicidi in cui niente è come sembra. Attivisti ambientali impegnati a scongiurare disastri ecologici, presunti colpevoli e colpevoli dichiarati, vecchi amici e nuovi arrivi, politici corrotti e protagonisti dal colposo passato. E al centro, una discarica di rifiuti in procinto di spazzare via interi paesi. Un'indagine serrata che svela un Trentino differente, anch'esso risucchiato nella melma della criminalità ambientale e degli interessi politici, che sembra aver dimenticato duecentosessantotto persone morte venticinque anni fa. In uno scenario tragicamente reale, tra sospettati eccellenti e inquirenti poco interessati a scoprire la verità. Perché "la verità è la fuori, di fronte agli occhi di tutti. Basta volerla vedere".

Giancarlo Narciso

 

L’autore. Giancarlo Narciso, nato a Milano e appassionato soprattutto d’Oriente, dove ha vissuto per oltre dieci anni assorbendo dei luoghi modi, cultura e filosofia, è anche un irrefrenabile peripatetico che ha compiuto quattro volte il giro del mondo, stabilendosi di volta in volta a Tokyo, in Kuwait, a Kathmandu, a San Francisco, a Città del Messico, a Singapore, svolgendo i lavori più disparati, dalla comparsa all’interprete, dal reporter sportivo al modello, dal dirigente d’azienda al contrabbandiere. Apparentemente rinsavito per via dell’età, si limita ora a passare sei mesi all’anno in quella che considera la sua vera patria, l’isola di Lombok, in Indonesia e gli altri sei a Riva del Garda. 
Ha scritto i romanzi I guardiani di Wirikuta, Sankhara (finalista premio Scerbanenco), Le zanzare di Zanzibar, Singapore Sling (vincitore premio Tedeschi e soggetto del film Rai "Belgrado Sling") e Otherside. A questi si affiancano il dramma horror Eclissi e numerosi racconti. Con lo pseudonimo di Jack Morisco firma per Mondadori una fortunata serie di romanzi di spionaggio ambientati a Singapore e dintorni, di imminente ristampa in un rigoroso author’s cut per Alacran.

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27 luglio 2025 7 27 /07 /luglio /2025 07:18
John Connelly, La biblioteca privata e Fondo Caxton, Fanucci TimeCrime

Dirò subito che sono un accanito lettore di John Connolly sin da quando lo scopersi alla fine degli anni Novanta e, dunque, mi sono immediatamente lanciato su La Biblioteca privata e Fondo Caxton (The Caxton Lending Library & Book Depository, nella traduzione di Sara Bilotti), pubblicato da Fanucci Editore, nel 2022: una magnifica narrazione breve che, rispetto alle sue opere (e, in particolare, ai suoi romanzi che conosco meglio), si presenta come romanzo breve (o forse ancora meglio si potrebbe definire una "novella") dal contenuto lievemente divergente, rispetto alla saga in cui confluisce la maggior parte dei suoi romanzi che hanno come protagonista assoluto l'ex-poliziotto Charlie "Bird" Parker, sempre alle prese con efferati omicidi e assillato dal mondo dei morti con indagini ed eventi che, spesso sconfinando in territori horror e semi-soprannaturali, sono il più delle volte ambientati nella cornice, a volte un po' gotica, del Maine (guarda caso, quella anche amata dallo stesso Stephen King dei primi romanzi, a da questi continuamente citata anche nei romanzi successivi con continui riferimenti alla geografia fantastica di quei luoghi).
La serie di Charlie Parker è cominciata nel 1999 con Tutto ciò che muore (Every Dead Thing) ed è arrivata a quota 17 romanzi, alcuni dei quali ancora inediti in Italia
Qui, invece, in questo romanzo breve o novella, il tema è quello di un bibliomane, il signor Berger che, in circostanze fortuite, si imbatte in una misteriosa biblioteca, ubicata nella piccola cittadina dove ha scelto di vivere, avendo ereditato una vecchia casa proprio nel suo territorio. Berger si mette sulle tracce di questa misteriosa biblioteca a partire dal momento drammatico in cui nel corso della sua passeggiata serale vede una donna con una borsetta rossa buttarsi sotto il treno che passa regolarmente proprio a quell'ora. Spaventato, Berger chiama la polizia, ma della donna (o almeno di ciò che ne resta) non si trova nessuna traccia. Berger fa una magra figura e viene preso per uno svitato. Senonché, qualche giorno dopo, viene ricompensato dai suoi pazienti appostamenti e si ritrova ad avvistare la stessa donna, ed è allora che cerca di ostacolarla nella sequenza di azioni che la porteranno di nuovo a schiantarsi sotto il treno.
Non dico altro, a questo punto, perché ci sarebbe il rischio di rovinare il piacere della lettura.
Aggiungerò soltanto che si tratta di una deliziosa, piccola opera, sui libri, sulla bibliofilia, sulla lettura e sul dialogo che si attiva - che il lettore ne sia consapevole o meno - con i personaggi letterari.
Il volume è comparso tra i primi titoli di una nuova collana varata da Timecrime, con il titolo "Crimini di Carta" che così viene presentata dall'editore:
"La collana Crimini di carta racconta di libri e/o di chi li scrive, li compra, li legge, li colleziona, li vende o ne è in qualche modo coinvolto. Tutte le novelle presentano come sfondo librerie, biblioteche, libri rari, manoscritti, volumi inestimabili o eccentrici collezionisti di libri. Insomma, tutto ciò che appartiene al mondo dei bibliofili. Arricchisce ogni volume un intervento esclusivo di un libraio italiano, una testimonianza del suo amore per il mondo dei libri e della passione per il crime".

(Risvolto di copertina) Lettore vorace, il signor Berger conduce una vita solitaria ma soddisfacente. Preferendo la compagnia dei libri a quella delle persone, decide di andare in pensione anticipata e di ritirarsi nella campagna inglese dove potrà trascorrere i suoi ultimi anni comodamente annidato tra le pagine della letteratura classica.
La sua vita serena viene però sconvolta quando vede una donna con una particolare borsa da viaggio rossa gettarsi sotto un treno. Se il signor Berger non si sbaglia, ha assistito al suicidio di Anna Karenina sulla ferrovia che va da Exeter a Plymouth. Sebbene non ci sia nessun cadavere nei dintorni e il destino della tragica vittima sia stato scritto quasi un secolo prima, il signor Berger desidera ardentemente salvarla.
L'indagine lo porta alla Biblioteca privata e Fondo Caxton, dove i personaggi frutto dell'invenzione letteraria sono sotto la tutela di un curioso custode e dove, per il signor Berger, la finzione e la realtà si confonderanno oltre ogni umana comprensione.


 

John Connolly

L'autore. John Connolly, nato a Dublino nel 1968, nella vita ha fatto di tutto, dal giornalista al barman, dall’ufficiale governativo al cameriere e al facchino da Harrods a Londra. Dopo aver studiato inglese al Trinity College di Dublino e giornalismo alla Dublin City University, ha lavorato per cinque anni come giornalista freelance per The Irish Times, con il quale collabora tuttora. Il suo primo romanzo, Anime morte, ha aperto la sua carriera di scrittore, che ha visto tutti i suoi libri successivi nelle classifiche dei bestseller del Sunday Times e del New York Times.

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25 luglio 2025 5 25 /07 /luglio /2025 13:04
Lindsay Faye, Il vangelo di Saba, Fanucci

Il Vangelo di Saba (The Gospel of Sheba, nella traduzione di Sara Bilotti) di Lyndsay Faye, pubblicato da Fanucci (Timecrime) nel 2022, è il settimo volume della collana “Crimini di Carta” che propone brevi testi che abbiano al centro di sé un libro, un lettore, una biblioteca o un bibliotecario e che trattino, ovviamente, di crimini correlati all'universo dei libri. Ogni volume é preceduto da una prefazione scritta da un libraio che dice la sua sul racconto che viene di volta in volta presentato.
Quella di "Crimini di Carta" è un’idea interessante e stimolante, indubbiamente, anche se poi non ha camminato a lungo sulle sue gambe, dal momento che la serie si è fermata ad appena sette volumi (in ogni caso rimane il suo valore di piccola collana di interesse bibliofilico).
Ne "Il Vangelo di Saba", la struttura narrativa è quella tipicamente epistolare. Il bibliotecario Lomax viene contattato da uno studioso, membro di un piccolo club esclusivo di lettori  che è la Confraternita di Salomone, perché possa dire la sua su un antico grimorio di cui alcuni adepti sono fortunosamente entrati in possesso e il cui contenuto di formule magiche, anatemi ed evocazioni parrebbe addirittura risalire al Re Salomone. L’inconveniente é che tutti coloro che maneggiano l’antico volume, sembrano ammalarsi e deperire.
È il volume veramente pericoloso e dotato di un suo potere oscuro? È ciò che Lomax dovrà scoprire, giungendo perfino a consultare il celebre Sherlock Holmes per venire a capo del mistero e riconquistare gli affetti familiari.
Apprezzo molto la scrittura sapiente e di atmosfera di Lyndsay Faye di cui ho letto i due romanzi sinora tradotti in italiano che hanno come protagonista Timothy Wilde, ex barman reclutato nei ranghi della nascente polizia newyorkese, ma di lei non dobbiamo tralasciare una serie di apocrifi holmesiani sia nel formato novella sia in quello di romanzo. Di questi, uno ha visto la luce in traduzione italiana nella collana Sherlock de Il Giallo Mondadori, esclusivamente dedicata agli apocrifi holmesiani.
Lyndsay Faye é stata ammessa, per la qualità e il rigore dei suoi romanzi apocrifi, nella prestigiosa associazione Gli Irregolari di Baker Street (che è un riconoscimento non da poco).

 

Lindsay Faye

(Risguardo di copertina) Quando la giovane figlia di A. Davenport Lomax gli chiede se le fate sono reali, il bibliotecario edoardiano è subito pronto a indorarle la pillola. Ma quando un allarmato signor Grange si fa strada nei tortuosi corridoi della London Library borbottando di demonologia, questi cattura la sua attenzione. Il gentiluomo e gli altri membri della Confraternita di Salomone, un club per appassionati del soprannaturale, gli mostrano un antico grimorio, attribuibile alla celebre regina di Saba. Si dice che il tomo contenga un immenso potere e che avveleni chiunque osi leggerlo. Il signor Lomax avrà bisogno dell'aiuto del più abile investigatore di tutti i tempi, Sherlock Holmes, e del suo caro amico, il dottor Watson, per scoprire la verità e affrontare l'oscurità che minaccia la sua vita, la sua famiglia e la sua anima.

L’Autore. Lyndsay Faye vive a New York con il marito e due gatti. Il segreto di Gotham (2016) è il secondo romanzo della serie dedicata alle indagini di Timothy Wilde (e pubblicata in Italia da Einaudi), già protagonista de Il dio di Gotham, uscito nel 2012.

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22 luglio 2025 2 22 /07 /luglio /2025 09:45

Il tragico duello tra un uomo e una donna, tra due vite e culture diverse, in uno dei più acclamati best seller americani degli ultimi anni. Kathy è stata lasciata dal marito, è sola, e tenta faticosamente di superare la sua dipendenza...

Sito web Neri Pozza

Casa di sabbia e nebbia

La casa di sabbia e nebbia (House of Sand and Fog) è un romanzo pubblicato in traduzione da Piemme nel 2004, nella traduzione di Luciana Crepax, sulla scia del film omonimo da poco immesso nei circuiti
Autore ne è Andre III Dubus che ha firmato diverse altre opere di narrativa (molte delle quali tradotte in italiano), tra cui "Il giardino delle farfalle notturne", oltre che diverse raccolte di racconti, per i quali sembra essere molto apprezzato (presto cercherò di colmare questa lacuna).
La casa di sabbia e nebbia è stato ripubblicato da Neri Pozza (Collana BEAT) nel 2015 ed è un'opera scritta molto bene (negli USA è stata finalista nel National Book Award per la narrativa), con un'alternanza dei punti di vista, dunque con una scrittura un po' cinematografica, che vede un continuo spostamento dell'attenzione del lettore da uno all'altro dei personaggi.
E' come se l'autore avesse messo tutti i suoi personaggi su di un palco buio, illuminandoli di volta in volta singolarmente con un faretto direzionale: e allora ciascuno di essi emerge con vividezza con la sua storia, le sue motivazioni e la sua unica e particolare lettura degli eventi, man mano che si verificano. Cambiano di continuo, di conseguenza, i vertici di osservazione degli stessi eventi: una stessa scena, pertanto, ci capita di rivederla ma con occhi e con emozioni diverse.
Quello che si nota è una contrapposizione di caratteri: da un lato il colonnello Behrani che vuole vivere una vita dignitosa per sè e la sua famiglia, per quanto da esuli, e la coppia costituita da Kathy Lazaro e il suo comprimario, il poliziotto Lester Burdon che l'ha sfrattata di casa per poi diventarne l'amante. 
In quest'intreccio, sono tutti vittime delle circostanze (che li portano a contrapporsi l'uno contro l'altro, in una dimensione di contrasto e di lotta) e del Fato crudele che contro tutti un po' si accanisce - si potrebbe dire - ma - per me - uno dei personaggi, in particolare, ha suscitato una solenne antipatia ed è stato proprio quello di Kathy Lazaro, per quanto anche per lei, per la sua pervicacia, per il suo attaccamento alla casa da cui è stata sfrattata, si possano individuare delle scusanti emozionali, psicologiche e circostanziali: tale antipatia l'ho pienamente vissuta anche nella versione cinematografica del romanzo, malgrado la bella presenza dell'attrice prescelta per il ruolo.
E' interessante che, in accordo con questa organizzazione narrativa, il romanzo non abbia una vera e propria divisione in capitoli, ma soltanto di "divisori" costituiti da segni grafici indicanti - in genere - il passaggio da uno all'altro dei diversi personaggi: e così l'autore onnisciente li conduce per mano verso un finale che sarà per tutti doloroso, se non addirittura catastrofico (nel senso di "rovinoso"), un po' da tragedia greca.
Un romanzo difficile da catalogare, comunque, più vicino allo stile della drammaturgia che non alla narrativa thriller e con facilità, secondo me, questa storia potrebbe essere rappresentata in teatro.
Da La casa di sabbia e vento è stato tratto il film omonimo che è stato molto apprezzato (ha avuto due nomination per l'Oscar, oltre ad aver raccolto diversi premi e riconoscimenti).


(Risvolto) Uno scambio accidentale di indirizzi, un errore burocratico e Kathy Lazaro si ritrova ad annaspare in un incubo. È mattina, e lei sta facendo la doccia quando bussano alla porta. È un funzionario dell'ufficio imposte, venuto a consegnarle un'ordinanza del tribunale: Kathy ha poche ore per fare i bagagli e lasciare la sua casa di Bisgrove Street, nei sobborghi di San Francisco, espropriata dalla contea per evasione fiscale. Si tratta di uno sbaglio, Kathy non ha dubbi, ma la macchina della legge si è messa in moto, e lei non può fare nulla per arrestarla, se non cercarsi un buon avvocato. Quando la casa viene messa all'asta, ad aggiudicarsela è Massoud Behrani, ex colonnello dello scià di Persia fuggito negli Stati Uniti ai tempi della rivoluzione.

 

Casa di sabbia e nebbia, edizione Neri Pozza (Collana Beat)

(quarta di copertina edizione BEAT) Il tragico duello tra un uomo e una donna, tra due vite e culture diverse. Tutto accade a San Francisco, nella stagione calda in cui la nebbia avvolge la baia e nasconde la linea dell'oceano. Kathy Nicolo è arrivata in California dalla costa orientale insieme al marito, ma da quando lui se n'è andato, senza lasciare traccia, lei è sola e smarrita, senza amici né famiglia, tormentata dall'incubo di ricadere nella dipendenza dall'alcol, obbligata a mantenersi con il poco denaro guadagnato facendo le pulizie. Tutto ciò che le resta è la casa in cima alla collina ereditata dal padre, in un quartiere residenziale della città. Ma un giorno Kathy riceve una notizia sconcertante: la casa le è stata espropriata ed è stata messa all'asta. Una manciata di lettere di avviso trascurate, una svista burocratica. Un banale errore amministrativo capace di innescare una spirale di ostilità e recriminazioni. Ad acquistare la casa, infatti, è Massoud Amir Behrani, un ex colonnello dell'aviazione iraniana costretto a fuggire dal suo paese dopo la rivoluzione islamica, il quale cerca di ricostruire in America un futuro per sé e per la sua famiglia. Tra i due si scatena una battaglia giuridica e psicologica che avrà conseguenze drammatiche, in un crescendo di tensione.

André Dubus III

 

L'autoreAndre Dubus III (Oceanside, 11 settembre 1959) è uno scrittore statunitense, conosciuto principalmente per il romanzo La casa di sabbia e nebbia, finalista al National Book Award, da cui nel 2003 è stato tratto l'omonimo film diretto da Vadim Perelman.
Suo padre Andre Dubus, era anch'esso scrittore.

 

 

Queste alcune delle sue opere narrative:

 

  • Bluesman (1999), non tradotto
  • La casa di sabbia e nebbia (House of Sand and Fog, 1999), Casale Monferrato, Piemme, 2004 traduzione di Luciana Crepax 
  • Il giardino delle farfalle notturne (The Garden of Last Days, 2008), Milano, Piemme, 2010 traduzione di Maria Clara Pasenti
  • L'amore sporco (Dirty love, 2013), Roma, Nutrimenti, 2015 traduzione di Giovanni Greco
  • Gone So Long (2018)
Casa di sabbia e vento, locandina film

Il film. La casa di sabbia e nebbia (House of Sand and Fog) è un film del 2003 diretto da Vadim Perelman, tratto dall'omonimo romanzo di Andre Dubus III ed interpretato da Jennifer Connelly, Ben Kingsley e Shohreh Aghdashloo.
Ha ricevuto tre nomination agli Oscar, per il miglior attore (Ben Kingsley), attrice non protagonista (Shohreh Aghdashloo) e colonna sonora.

Trama. Una ragazza, alcolizzata e con gravi problemi economici, Kathy Nicolo, abbandonata dal marito, vive in una casa, sita in cima a un promontorio, lasciatale in eredità dal padre. A causa di un errore giudiziario riguardo tasse non dovute, Kathy viene privata anche di quest'ultima cosa rimasta, requisita dalla contea per essere venduta all'asta ad un ex-colonnello iraniano dell'aeronautica (ora operaio), Behrani, il quale vive con la moglie Nadi e il figlio Esmail, afflitto anch'egli da problemi economici, ma pieno d'orgoglio e dignità.
Un poliziotto che l'ha sfrattata di casa, Lester Burdon, la invita a trovarsi un avvocato per poter riacquistare la casa. Behrani compra la casa con l'intenzione di migliorarla e venderla.
Un giorno, Kathy nota che degli operai ristrutturano la casa e, dopo essersi confrontata con loro, si ferisce al piede e viene curata da Nadi e Esmail.
L'avvocato di Kathy l'assicura che, a causa di un errore della contea, torneranno i soldi di Behrani. Questi però non è disposto a cedere la casa, neanche a un prezzo inclusivo delle spese sostenute per il miglioramento, dato che intende rivenderla al prezzo di mercato, quattro volte superiore quello dell'acquisto, e usare la differenza per pagare gli studi al figlio Esmail.
Intanto Kathy si innamora di Lester, il quale lascia la propria moglie e i due figli. Lester affronta Behrani ma non ottiene alcun risultato.
Disperata, Kathy tenta il suicidio fuori casa, ma Behrani la scopre e la porta dentro casa per aiutarla, ma Kathy cerca di nuovo di suicidarsi con un'overdose di pillole nella vasca da bagno, ma la moglie Nadi la salva facendola vomitare. Lester irrompe nella casa, nell'istante in cui Behrani e Nadi hanno messo a letto Kathy; Lester chiude tutta la famiglia nel bagno, minacciandoli fino a che Behrani non si decida a lasciare la casa.
Behrani accetta di vendere la casa e va con Esmail e Lester in ufficio per riscuotere i soldi della vendita alla contea; fuori dall'ufficio, Behrani blocca Lester e Esmail ruba la pistola minacciando Lester; dei poliziotti assistono alla scena e sparano ad Esmail, sotto gli occhi del padre che viene arrestato, ma viene rilasciato poco dopo e si reca in ospedale dove suo figlio non ce l'ha fatta.
Affranto e addolorato, Behrani va a casa e uccide Nadi avvelenandola con un tè pieno di pillole dopodiché si uccide soffocandosi con una busta di plastica. I loro corpi vengono ritrovati da Kathy che cerca di rianimare Behrani ma è troppo tardi. Dopo la tragedia Kathy desidera solo abbandonare definitivamente quella casa.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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