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29 maggio 2026 5 29 /05 /maggio /2026 07:11

Partendo da una premessa a tratti comica e assurda, Jonathan Miles costruisce un romanzo assolutamente unico. Una riflessione profonda sulla solitudine, sull'idealismo che si scontra con la brutalità del mondo reale, sulla crudeltà della natura e sulla propensione alla violenza spesso insita nell'animo umano.

Soglie del testo

Jonathan Miles, Eradicazione, Mondadori (Strade Blu), 2026

Ho letto con molto piacere Eradicazione. Una favola contemporanea, scritto da Jonathan Miles e pubblicato da Mondadori (Collana Strade Blu) nel 2026.
Adi, con alle spalle una carriera di docente (ed anche musicista talentuoso, come si scoprirà), ma provato dal dramma di un evento luttuoso ancora non elaborato, accetta un incarico speciale che consiste nel trascorrere quattro settimane in un isola semideserta, sita da qualche parte nel mondo (si immagina facilmente un clima tropicale). Un'isola che viene descritta specialissima per la sua flora e fauna assolutamente particolari e che sta per essere devastata dalla sovrappopolazione di capre che, originariamente portate in un tempo remoto nell'isola dai balenieri di passaggio per avere un serbatoio di carne fresca a cui rifornirsi, una volta cessata la pesca alla balena, sono state dimenticate e hanno cominciato a proliferare indisturbate, mettendo a repentaglio l'ecosistema originario dell'isola. 
Quest'isola, cui viene attribuito il nome di Santa Flora non esiste veramente e sembra essere piuttosto un luogo universale ed allegorico (ed infatti l'autore non si preoccupa nemeno dove sia ubicata).
Adi sbarca nell'isola con la convinzione che dovrà svolgere un "giusto" lavoro, un lavoro che avrà sicuramente una giustificazione morale ed una ragion d'essere, ma dovrà mettersi al confronto con un compito non facile: uccidere delle capre inermi non è una cosa semplice e, sin dall'inizio, egli si trova a dover lottare contro le sue resistenze interiori, anche trovandosi stretto in un confronto con alcuni bracconieri (cacciatori di squali per il semplice taglio delle pine e dorsali e laterali) che agiscono cinicamente, tenendo nel massimo spregio qualsiasi valore riconducibile all'amore e al rispetto per la natura. In più, l'isola è infestata da montagne di rifiuti di plastica gettati sulle scogliere dai marosi e provenienti dall'inquinamento marino provocato dalla pesca e dalla pratica di disseminare il mare di scarti di vario genere. Ed ancora: se egli compisse l'opera di eradicazione che gli è stata richiesta chi dovrebbe provvedere allo smaltimento delle decine di corpi morti di capre, in assenza di predatori naturali che di quei cadaveri possano nutrirsi?
Adi si pone dunque molti problemi etici (ed anche procedurali), mentre quegli altri due uomini (insediati all'altra estremità dell'isola) sono cinici, brutali e sprezzanti.
Le capre per contro sono "umane" nel loro modo peculiare di relazionarsi (o di non relazionarsi) con lui e, in un passaggio assolutamente lirico e poetico, si ritrovano a cantare assieme ad Adi quando egli inizia a suonare un rozzo e rudimentale flauto ricavato dal corno di un caprone (da lui ucciso poco prima), ritrovando così - attraverso questo canale espressivo - una connessione con il dolore primordiale per la morte improvvisa del figlioletto,  sino a quel momento totalmente negato e trasformando nello stesso tempo un oggetto morto in un strumento di vita e rivitalizzazione.
Adi, come si vedrà ad un certo punto, sarà spinto da un'improvvisa ed ineludibile epifania ad agire in tutt'altra direzione. Le capre - si rende conto - sono esseri innocenti ed inermi: che colpa hanno se sono state lasciate libere di proliferare, indotte a seguire null'altro se non la propria natura?
Il vero pericolo per l'ecosistema è rappresentato dagli uomini: sono loro che inquinano, sporcano, si mostrano insensibili verso ogni forma di vita animale e vegetale, perchè tutto deve essere piegato al raggiungimento dei propri fini e alla logica del profitto e, quindi, la conseguenza è che sono loro a doversi considerare il più che legittimo oggetto di un'azione di eradicazione.
Jonathan Miles ha concepito l'opera come una "favola" filosofica e un'allegoria: è per questo motivo che il sottotitolo del romanzo è "Una favola contemporanea".  
Il romanzo è una parabola intensa su cosa sia "giusto" fare per salvare gli ecosistemi e non sempre le soluzioni immaginate sono le migliori o le più sostenibili


(sinossi dal risvolto di copertina) Profondamente segnato da una recente tragedia familiare, Adi, ex musicista jazz diventato insegnante, decide di rispondere all'insolito annuncio di lavoro pubblicato da una fondazione impegnata in progetti umanitari, sociali e di tutela ambientale. Il ruolo, descritto con disarmante semplicità, sembra eroico: contribuire a salvare il mondo. Ma in che modo, esattamente? Per cinque settimane, Adi dovrà vivere in completa solitudine sulla minuscola e remota isola di Santa Flora, un tempo paradiso rigoglioso nel mezzo del Pacifico, oggi ridotto a paesaggio arido e vulnerabile per colpa di una terribile piaga: le migliaia di capre che hanno infestato l'isola e ne stanno definitivamente compromettendo l'ecosistema. Il vero incarico di Adi, che prima d'ora non ha mai fatto del male nemmeno a una mosca, consiste in un intervento di eradicazione. Dovrà ucciderle tutte. È l'unica via per preservare la biodiversità dell'isola e ristabilirne l'equilibrio, fondamentale anche per il resto del pianeta. Eppure, inizia a sorgere in lui il dubbio che la missione che gli è stata affidata sia meno limpida del previsto. Sarà per l'enorme cumulo di bottiglie, sacchetti di plastica, copertoni, lattine e reti da pesca in cui si è imbattuto poco dopo il suo arrivo? Di fronte al terribile dilemma morale che questa situazione gli presenta, Adi dovrà decidere in fretta da che parte stare. 
Partendo da una premessa a tratti comica e assurda, Jonathan Miles costruisce un romanzo assolutamente unico. Una riflessione profonda sulla solitudine, sull'idealismo che si scontra con la brutalità del mondo reale, sulla crudeltà della natura e sulla propensione alla violenza spesso insita nell'animo umano.

Hanno detto: 
«È già un classico. È Amleto, ma con capre ovunque.» - The Washington Post

Jonathan Miles

L'autore. Jonathan Miles, nato nel 1971, è un autore inglese. Ha vissuto un'infanzia nomade in Inghilterra, America e Canada. Dopo essersi laureato all'University College di Londra, ha conseguito il dottorato al Jesus College di Oxford. Tra i suoi libri ricordiamo The Medusa, The Shipwreck, The Scandal e The Masterpiece, che è stato pubblicato con successo internazionale e i cui diritti sonon stati acquistati per un film. Più recentemente, St. Petersburg: Three Centuries of Murderous Desire – uno dei libri di storia dell'anno per il Times. Once Upon A Time
World nasce dalla passione di Jonathan per la riviera francese, che dura da oltre tre decenni. In una prima recensione, il libro è stato nominato dal Sunday Times "libro della settimana" - "affascinante sia per la sua accuratezza storica che per la sua dedizione al pettegolezzo e al comportamento scorretto. Il libro diventa una delirante cronaca di eccessi. Il romanzo è un fenomenale lavoro di ricerca su centinaia di fatti storici, biografie, memorie e lettere. Si muove con magistrale controllo attraversando molteplici contesti, passando dall'arte più elevata allo scandalo più basso. È assolutamente coinvolgente, indelicato in modo sconvolgente e ne ho divorato ogni pagina".
Jonathan e sua moglie vivono tra Parigi e Roma.

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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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