(Maurizio Crispi) Essendo in viaggio e trovandomi a corto di libri, nella casa in cui ero ospite ho adocchiato una copia in lingua originale di un romanzo di Michael Connelly in edizione economica, dal titolo "Angels Flight". Non orientandomi sul titolo, ho subito cominciato a leggerlo, incantato dal ritmo serrato dei dialoghi sin dalle prime battute, per scoprire poche pagine dopo di conoscerlo già in traduzione italiana (ovviamente, perché di Connelly non me ne sono mai perso uno). Ho appreso dopo, da una ricerca in internet che Angels Flight era stato lanciato in Italia con il titolo alquanto difforme di "Il Ragno" (pubblicatocome tutti gli altri da Piemme). Malgrado l'improvvisa agnizione, ho tuttavia continuato ad andare avanti nella lettura, calamitato dalla vicenda che si dipana ad un ritmo serrato nell'arco di tempo di poco più di 72 ore. Angels Flight é un grande romanzo, decisamente uno dei migliori scaturiti dalla fertile penna di Connelly che vede Harry Bosch impegnato in una delicata indagine sull'omicidio di Howard Elias, avvocato nero che ha costruito la sua fama perseguendo poliziotti corrotti e abusanti nei confronti di cittadini inermi. L'omicidio crea nella metropoli una marea di malcontento e di proteste che sembrano essere sul punto di sfociare in sommovimenti e rivolte come quelle che, nel 1992, fecero seguito al pestaggio del tassista afro-americano Rodney King da parte di poliziotti del LAPD. Dietro all'indagine frenetica, in lotta contro il tempo, si muovono i giochi di potere, per cui la verità ufficiale non deve mai essere la verità dei fatti accaduti, per ragioni di opportunità politica e di governo della città. Come sempre Bosch, che - se uno dovesse figurarselo o disegnarlo - lo rappresenterebbe con una mescolanza di tratti (sia interiori, sia nellafisicità) di Philip Marlowe, il detective creato da Raymond Chandler (ammirato da Connelly) e del Clint Eastwood nei panni dell'Ispettore Harry Callaghan (per quanto quest'ultimo operi nei ranghi della Polizia di San Francisco), lotta alla ricerca della Verità e della giustizia, cercando strenuamente di evitare compromessi in nome del quieto vivere, mentre nello stesso tempo è alle prese con una crisi esistenziale.In questalotta cerca sempre di tenere alto i valori della Giustizia e del Dirittto, anche se in alcuni casi,pur di raggiungere il suo scopo e di attenersi a quello che sente un dovere morale è pronto a prendere vie brevi e scorciatoie, ma sempre ergendosi a paladino nei confronti delle storture del sistema di cui egli stesso fa parte. Dalla data della sua nascita letteraria, lo abbiamo seguito seguiamo da quasi trent'anni, mentre invecchiamo e lui invecchia con noi, affrontando assieme alle indagini tutti i casi della vita con cui ciascuno di noi deve cimentarsi, facendo lecose giuste e, a volte, sbagliando. Anche nella velocissima eppure intricata indagineconcernenti le indagini sulla morte di Howard Elias, Bosch andrà avanti testardo, ma coerente con se stesso, regalandoal lettore una seire di indimenticabili colpi di scena, sino ad una conclusione che nella sua crudezza corale è di una potenza tragica quasi shakespeariana.
(Dal risguardo di copertina) Nella cabina della funicolare di Los Angeles un uomo in un elegante abito grigio scuro giace faccia a terra, freddato da un colpo di pistola. E Howard Elias, importante avvocato di colore specializzato in diritti civili. I suoi clienti non si distinguono di certo per onestà e rettitudine, trattandosi perlopiù di farabutti o autentici criminali, ma Elias ha sposato una causa ben precisa: intentare azioni legali contro il Dipartimento di Polizia, facendo leva sul nervo scoperto del razzismo diffuso in città e sui metodi non sempre ortodossi usati dalle forze dell'ordine. Le sue invettive gli hanno procurato grande fama e, inevitabilmente, l'odio feroce di quasi tutti gli agenti. Sullo sfondo di una Los Angeles sconvolta dalla difficile convivenza tra bianchi e neri, le indagini di un caso dì cui nessuno vorrebbe occuparsi sono affidate al detective Harry Bosch, uomo duro e tormentato, solitario per dovere e per necessità. Alle prese con un'umanità cinica ed egoista, è lui che deve scandagliare la vita privata di Elias, addentrarsi nei recessi più sordidi di Internet, alla ricerca di una giustizia "che vede soltanto il colore del sangue".
Nato a Philadelphia, all'età di 12 anni si trasferisce in Florida con la sua famiglia e, proprio nel periodo dell'università, matura l'idea di diventare un autore thriller grazie all'appassionata...
(Maurizio Crispi) Tony&Susan (Nocturnal Animals, nella traduzione di Laura Noulian, Adelphi, Collana Fabula,, 2011) scritto da Austin Wright, è un pregevole esempio di meta-letteratura e di scrittura allegorica, con un'approfondita messa a nuda sul rapporto che si ingenera tra lo scrittore e il suo lettore, partendo dalla premessa che lo Scrittore scrive per mettere inscena dei suoi fantasmi personali e che, sopratutto, in funzione di ciò, scrive rivolto ad un "Lettore" in particolare, quello che si potrebbe definire l"ur-lettore" , il lettore originario per il quale la storia si dipana. C'è sempre un lettore originarioper il quale un romanzo ha ragione di essere: talvolta,l'ur-lettore è lo stesso scrittore. E Sudsan Morrow è l'ur-lettore di Edward Sheffield, suo ex marito, Tony protagonista del romanzo "Animali notturni" che Edward le invia per una prima lettura e per un parere (ma non è questo il fine ultimo, non lo è mai) è il doppelganger di Edward. Susan legge e, superato il primo scetticismo, si appassiona alla lettura: stranamente, poichè non aveva mai scommesso sul futuro letterario dell'ex marito, anzi questa sfiducia - assieme ad altre cose - era stata proprio una delle cause del fallimento delloromatrimonio. Susan vuole leggere e andare avanti e intanto interrogativi si affollano nella sua testa, come anche reminiscenze sulla storia matrimoniale passata che sembravano caduto nell'oblio. Quindi, in parallelo alla lettura del romanzo, Susan si trova a rivivere la sua relazione con l'ex marito e si affacciano nel suo scenario mentario dubbi, interrogativi ed esami retrospettivi sulla relazione con l'attuale marito. Si passa, instancabilmente, da una pagina all'altra di questo doppio registro, sicchè i livelli si confondono, quello della realtà e quello finzionale: ma quello finzionale non sarà poi una possibile - alternativa - realtà? Stimolata dalla lettura del romanzo Susan vorrebbe incontrarsi con Edward, che si trova a passare dalla città in cui vive (come le ha annunciato, contestualmente all'invio del dattiloscritto), ma egli le si nega e l'incontro che sarebbe liberatorio non può avvenire, lasciando Susan frustrata e in uno stato d'inquietudine, con la consapevolezza che la sua vita non potrà più essere la stessa. Tony &Susan è un raro esempio di scrittura in cui viene mostrato quale può essere il senso della letteratura, al di làdi una sua funzione di puro intrattenimento: la vera Letteraturaè quella che suscita nel lettore degli interrogativi, anche se questi non potrannoavere risposta e porteranno solo ad altri interrogativi. Comprendo l'irritazione/delusione di alcuni lettori che si sono ritenuti traditi rispetto alle loro aspettative di essere davanti ad un thriller di genere: e,infatti, questo romanzo non va incasselato come trriller, anche se - apparentemente, ve n'è il frame. Ma soprattutto una meditazione sulla letteratura e sulla sua ultima funzione. Da questo romanzo è stato tratto il film di Tom Ford, Animali notturni che, per quanto ben fatto, tradisce ilromanzo, in quantolscia da parte la complessità dei piani che interagiscono tra loro e soprattutto modifica il finale, facendolo apparire come un incontro mancato tra la lettrice e il suo scrittore, mentrele cose non sono banalizzabili in questi termini. Ma si sa che la narrazione per immagini ha delle sue logiche differenti e non può condensare tutta la complesità di un testo letterario, ma mostrarne soltanto alcune possibili angolature.
(Dal risguardo di copertina) Confessa, lettore. Se un conoscente ti recapita un manoscritto ingiungendoti di leggerlo entro qualche giorno, quando vorrà incontrarti per un responso, cosa provi? Nervosismo? Fastidio? Imbarazzo? Bene, più o meno quello che prova Susan, anche perché il mittente non è una persona qualsiasi, ma il suo ex marito, e il romanzo che le ha spedito è quello che ha fantasticato di scrivere, senza riuscirci, per tutta la durata del loro matrimonio. Quindi mentre tu, lettore, puoi accampare un qualsiasi pretesto che ti impedisce di fare quanto più desidereresti al mondo, cioè leggere quel benedetto manoscritto, Susan deve sedersi, e cominciare da pagina uno. Dove si racconta di una famiglia che torna a casa nella notte, in aperta campagna. Di un sorpasso e di un controsorpasso con una macchina sconosciuta. Di uno scambio di insulti dai finestrini. Di un agguato, qualche chilometro dopo. Di una moglie e una figlia portate via da tre balordi. Di un uomo rimasto solo, che vaga alla loro ricerca in una notte che, come un incubo perfetto, sembra sempre ricominciare daccapo. Allora, lettore? Se alla fine hai ceduto anche tu, se ormai stai leggendo da sopra le spalle di Susan, devi fermarti, come lei. Fare una pausa. Cercare conforto nei suoi pensieri, nel suo sforzo di capire da dove tutto questo abbia avuto inizio. Prima o poi però, insieme a lei, dovrai ricominciare a leggere. Di alcuni fatti muti, semplici, atroci. E di una lenta, feroce, allucinata vendetta. Vedrai quello che vede lei, intuirai quello che lei intuisce, e soprattutto proverai quello che lei prova: una variante del terrore che fin qui non aveva conosciuto. E neanche tu. "Un capolavoro" - Saul Bellow
Sull'autore. Austin McGiffert Wright (Yonkers, 6 settembre 1922 – Cincinnati, 23 aprile 2003) è stato un romanziere, saggista e critico letterario americano, professore emerito di Inglese all'Università di Cincinnati. Crebbe a Hastings-on-Hudson, un suburbio di New York, figlio del geografo John Kirtland Wright e di Katharine McGiffert. Suo zio era Austin Tappan Wright, autore del romanzo utopico Islandia. Si laureò alla Università Harvard nel 1943 e servì nell'esercito americano durante gli anni dal 1943 al 1946. Nel 1948 conseguì un master's degree all'Università di Chicago, e un Ph.D. nel 1959. Sposò Sara Hull nel 1950, con cui ebbe tre figli, Joanna Wright (morta nel 2000), Katharine Wright di Berkeley (California), e Margaret Wright, e due nipoti, Madeline Giscombe ed Elizabeth Perkins. Autore di sette romanzi di cui soltanto Toy&Susan ha ricevuto una traduzione italiana.
Tony at last feels like he can move on with his life and begins a relationship with one of his former grad students. He receives a call from Andes telling him that Ray is about to be set free. He ...
Tony&Susan. Tony and Susan is a novel by Austin Wright first published in 1993 by Baskerville Publishers, a small press, after having been turned down by 11 major New York publishers. The book was a critical success and went into two editions with sale to Book-of-the-Month Club as "Talk of the Office," and translation into 13 languages. Movie rights were optioned to Universal Studios and later to HBO (though it was never made) and Warner Books took the paperback rights for $400,000 in a two-day auction. Tony and Susan was Warner's lead paperback fiction in Sept. 1994. It was thought at the time that the paperback edition did not sell well because the book was too literary to be a mass-market offering. In 2010, the book was published for the first time in the UK and enjoyed a critical revival causing it to be reprinted in the U.S. In 2016, the novel was adapted into the film Nocturnal Animals, by director Tom Ford, which was released to positive reception. Following the adaptation, the book was again republished, with a new cover and the updated title of Nocturnal Animals, corresponding with the film's release.
"La Storia di Billy Budd, gabbiere di parrocchetto" (romanzo postumo di Herman Melville), nell'edizione italiana per i tipi di Bompiani, con prefazione pregevole di Eugenio Montale, autore altresì della traduzione), è per me un libro importante per me, quasi cult.
Quando ero appena decenne mio padre mi portò a vedere il film in bianco nero che ne era stato tratto (1962), con Terence Stamp nella parte di Billy Budd e Peter Ustinov (peraltro anche regista del film) nei panni del Capitano Vere. Io, pur piccolo, rimasi molto colpito dalla scena finale con l'impiccagione di Billy Budd che a me parve vittima di un'ingiustizia e assurto al ruolo di santo..
Quando tornammo a casa, papà prese dalla libreria la copia del romanzo e mi lesse ad alta voce la parte di uno dei capitoli finali in cui si raccontava lo stesso fatto, con il suo climax emozionale quando Billy Budd, prima dell'esecuzione comminata per il suo delitto (ma impropriamente nel flusso narrativo melvilliano, poichè il capitano vere prima di decidere ciò, avrebbe dovuto consultarsi con un Ammiraglio in rispetto delle regole vigenti) grida davanti a tutto all'equipaggio e agli ufficiali e sottufficiali schierati: "Dio benedica il capitano Vere".
Billy Budd é una sorta di presenza angelicata (che secondo alcuni interpreti del testo melvilliano rappresenta la forza della natura che, in quanto tale, non può integrarsi nel mondo degli uomini), piombato nel rude mondo della marineria militare britannica, gentile e affabile con tutti, benvoluto e capace, pronto ad accollarsi qualsiasi compito gli fosse richiesto tanto che il capitano Vere pensava di promuoverlo presto ad un rango superiore per sfruttare al meglio le sue capacità.
Benvoluto da tutti, fuorché dal cupo e luttuoso Maestro d'armi di fortuna John Claggart che prende ad angariarlo e a stargli addosso (si direbbe oggi a mobbizzarlo), fintantoché all'ennesima provocazione Billy Budd reagisce e lo colpisce, uccidendolo (un omicidio preterintenzionale, si direbbe oggi secondo il linguaggio giuridico), ma siccome tra l'equipaggio della nave da guerra serpeggiavano malumori che erano giunti all'orecchio degli ufficiali, Billy Budd per via di quel gesto, psicologicamente motivato, viene accusato non solo di insubordinazione e di omicidio, ma anche di tentativo di ammutinamento, come se il suo gesto fosse stato espressione di una rivolta che covava ancora senza aver avuto ancora palesi manifestazioni.
Una storia che Melville trasse da un libello che circolava ancora ai suoi tempi e che raccontava questo episodio "vero", in cui Billy Budd diveniva una sorta di Cristo redivivo che veniva impiccato per via dei peccati commessi da altri e che, tuttavia, perdonava il suo giustiziere e lo assolveva chiedendo per lui la benedizione di Dio.
Il film e quel libro da cui papà mi lesse il punto più alto, mi rimasero impresse ed ebbero per me un potente influsso formativo.
Questo volume di cui vedete la copertina è uno dei libri che mi sono più cari e di dà i brividi pensare che papà e mamma, pur con le loro magre risorse, in tempo di guerra continuavano a comprare e a leggere romanzi che poi costituirono il nucleo iniziale della loro biblioteca di narrativa.
E, attraverso questo piccolo episodio, non possa fare altro che ribadire quanto sia stata importante l'azione continua di mio padre nell'mpliare i miei orizzonti, nelforgiarmi lasciandomi però libero di seguire i miei percorsi e di ammpliare i miei orizzonti, facendomi sempre vedere qualcosa "al di là", con la grande lezione di vita che la curiosità e la voglia di sapere devono essere alla base di tutto il nostro operare.
Ed ecco di seguito il brano topico, quello che mio padre mi lesse al nostro ritorno a casa. E ricordo quella lettura vividamente, come fosse ieri, con le inflessioni di voce opportunamente modulate da papà per rendere bene tutto il pathos della scena.
Una volta, in alto mare, l'impiccagione di un marinaio era fatta generalmente sul pennone di trinchetto. Nel caso presente, per particolari motivi, era stato prescelto l'albero maestro. Assistito dal cappellano il prigioniero fu condotto sotto un pennone di quest'albero. Fu osservato allora, e commentato più tardi, che l'ottimo uomo in questa scena finale non perdette tempo nelle formalità di rito. Scambiò alcune parole col condannato, ma l'autentico Vangelo era piuttosto nell'aspetto e nelle maniere che nella sua lingua. Gli ultimi preparativi furono condotti innanzi rapidamente da due nostromi e l'esecuzione stava per compiersi. Billy era in piedi col viso rivolto a poppavia. Al momento estremo le sue sole parole, pronunciate senza alcun impedimento, furono queste: "Dio benedica il capitano Vere". Tali sillabe, così inattese da parte di un uomo che aveva il vergognoso laccio attorno al collo; questa benedizione di un convinto di fellonia mandata verso i posti d’onore e detta con l’accento melodiosodi un uccello che sta per spiccarsi dal ramo, ebbe un effetto formidabile, accresciuto anche dalla rara bellezza del giovane marinaio, fatta più spirituale dalle ultime e sì cocenti esperienze.
enza volere, come se la gente della nave fosse il veicolo di una corrente elettrica, con un sola vocedall’aalto e dal basso, un grido si levò: “Dio benedica il capitano Vere”. E in quell’istante Billy dovette essere in tutti i cuori come già era in tutti gli occhi. (p.182-183)
Herman Melville, La storia di Billy Budd, Bompiani, 1942
(Maurizio Crispi) Ho scoperto casualmente i romanzi di Brian Freeman e, a partire dal primo che mi è capitato tra le mani (Polvere alla polvere, ovvero "Turn to stone"), e mi ci sono talmente appassionato che, a poco a poco, sto cercando di leggerli tutti.
Un'impresa difficile, visto che non tutti sono reperibili in commercio, specie quelli pubblicati qualche anno fa.
Il primo mi è stato suggerito dal libraio che conosce i miei gusti in fatto di thriller: e non si era sbagliato.
Le storie di Brian Freeman hanno come proprietà indiscutibile quella di tenere legato il lettore al testo, con forza che direi quasi impetuosa, al punto da demolire le sue eventuali strategie di lettore multiplo.
Cominci un romanzo di Freeman? Bene, puoi soltanto finirlo e a te sarà richiesto un'attenzione totale al 100%.
Non ci sono tanti fronzoli o particolari espedienti narrativi: si tratta di trame molto ben costruite in cui interagiscono personaggi altrettanto bene rifiniti sia in senso sincronico sia in estensione diacronica.
Jonathan Stride, Serena Vial, Maggie e una miriade di altri personaggi comprimari, sia appartenenti al ruolo degli indagati o delle vittime.
Le ambientazioni hanno il pregio di trasportare il lettore in un territorio scarsamente attenzionato dagli scrittori di Thriller e cioè la cupa - e freddissima, dai lunghi inverni lacustri e dalle brevi ed umide estati - Duluth, nel Minnesota, (tra l'altro città natale di Bob Dylan), a pochissima distanza dalle cosiddette "twin cities" (cioè l'area metropolitana costituita dalle due città, inestricabilmente incastrate l'una nell'altra di Minneapolis e Saint Paul).
Anche questo dettaglio è da apprezzare: perché una delle caratteristiche dei thriller - e dei polizieschi in genere - è quella che, intrigando il lettore con le loro trame, lo fanno viaggiare in luoghi dove non è mai stato.
Ogni romanzo di Brian Freeman della serie di Jonathan Stride (in tutto, allo stato, sono sette) contiene un pezzo di storia di ciascuno dei personaggi e, in qualche modo, le vicende poliziesche che vi si sviluppano, vanno a colpire nervi scoperti e punti dolenti nelle memorie del loro passato.
Ogni romanzo arricchisce la definizione di ciascun personaggio che è quello che è, in funzione della sua storia pregressa. Il lettore nell'accostarsi ai diversi capitoli della saga avverte una sensazione di familiarità, ma nello stesso tempo di straniamento, perché si ritrova davanti a personaggi che cambiano e si evolvono e che, di tanto in tanto, devono confrontarsi con brandelli di un passato tormentato che riemergono.
Le trame non sono mai banali: c'è sempre qualche sorpresa in agguato e ci sono improvvisi punti di svolta.
Così è per questo "Il respiro del ghiaccio" (titolo originale: The Burying Place, nella traduzione di Alfredo Colitto, PIeme, 2011), in cui viene messo in atto il rapimento di un piccolo bambino figlio di un riccastro della zona. Le indagini vengono avviate a pieno campo a partire da indizi insignificanti: anche i genitori del bambino scomparso entrano nel registro degli indagati, e - come si scoprirà - anche loro hanno degli scheletri dell'armadio, come del resto altri dei personaggi.
La soluzione è a portata di mano (sin dalle prime battute), ma come nella situazione prospettata da Edgar Allan Poe nella "Lettera smarrita" si fa fatica ad intravedere la corretta configurazione della verità.
L'abilità del giallista è proprio questa: fornire al lettore degli indizi corretti, ma - nello stesso tempo - distogliere da essi la sua attenzione, amplificando il rumore di fondo, oppure creando delle diversioni.
Alla fine della storia, il lettore pensa - o dice a se stesso - ad alta voce: "Mannaggia! La soluzione era qui a portata di mano! Come ho potuto non pensarci!".
Ma il piacere della lettura di un thriller è tutto qui: viaggiare nell'intreccio e essere tenuti in sospeso a lungo prima di potere conquistare la corretta configurazione della verità degli eventi.
Ciò che conta è il viaggio attraverso il testo.
Assolutamente non delude questo "Il Respiro del Ghiaccio"
(Dal risvolto di copertina) Sembrano mani che premono per entrare, le foglie schiacciate dal vento contro il vetro dell'auto. Ma è solo l'effetto della nebbia, che avvolge tutto intorno a Kasey e fa brutti scherzi alla sua mente. È solo il senso di colpa. È solo il panico. Perché Kasey sa di essersi persa, finendo per sbaglio in quel sentiero sperduto tra i campi. Perché sa che un'agente di polizia non dovrebbe avere paura, e invece, in quella regione in cui da settimane le donne vivono con un'arma sempre con sé, l'unica cosa che in quel momento la rassicura è la pistola posata sul sedile accanto a lei. Ma soprattutto perché sa che, se si trova lì, è per un terribile errore commesso. Di nuovo mani che sbattono contro il finestrino, ma ora hanno il volto di una donna, occhi terrorizzati, e una voce: «Fammi entrare, per favore». Non è più un'allucinazione, è realtà, e Kasey non può più tornare indietro.Sarà una lunga notte. Anche per i genitori di Callie Glenn, una bambina di soli undici mesi sparita dalla culla in cui dormiva, nella ricca villa in riva al lago. Nessuna richiesta di riscatto, nessun sospetto. Soltanto la consapevolezza che, col passare delle ore, si affievoliscono le probabilità di ritrovarla. A farsi carico delle ricerche è il detective Jonathan Stride, che già indaga sulla recente scomparsa di tre donne della zona. Di loro non è più stata rinvenuta alcuna traccia, solo i segni di colluttazioni violente sul luogo del rapimento. Per Stride e la sua squadra si preannuncia una corsa contro il tempo, nel tentativo di districare il doppio mistero. Prima che la verità emerga, macabra e inesorabile, dal manto della neve.
Di Brian Freeman, Giorgio Faletti ha detto: "Quando inizio un romanzo di Brian Freeman, non so mai dove mi porterà. So solo che non vedo l'ora di arrivarci".
Brian Freeman ha un suo sito web e, in calce ad ognuno dei suoi romanzi, fornisce il suo indirizzo di posta elettronica, invitando i lettori a contattarlo per discutere con lui di ogni aspetto dei suoi romanzi: e questa è sicuramente una cosa che piace.Si propone come un autore interattivo e non sdegnoso o superbo nei confronti dei suoi lettori.
Sul'autore. Brian Freeman is an international bestselling author of psychological suspense novels, including the Jonathan Stride and Cab Bolton series. His books have been sold in 46 countries and 20 languages and have appeared as Main Selections in the Literary Guild and the Book of the Month Club. He is widely acclaimed for his "you are there" settings and his complex, engaging characters and twist-filled plots.
His seventh novel "Spilled Blood" won the award for Best Hardcover Novel in the annual Thriller Awards given out by the International Thriller Writers organization, and his fifth novel "The Burying Place" was a finalist for the same award. His debut thriller, "Immoral", won the Macavity Award for Best First Novel and was a nominee for the Edgar, Dagger, Anthony, and Barry Awards. IMMORAL was named International Book of the Month, a distinction shared with authors such as Harlan Coben and Lisa Unger.
His novels (in order) are: "Immoral", "Stripped Stalked", "In the Dark House",also called overseas "The Watcher"), "The Burying Place", "The Bone House", the award-winning "Spilled Blood", "The Cold Nowhere", and his new Cab Bolton novel "Season of fear".
He also has two Stride e-books, "Turn to stone" and the short story "Spitting Devil."
(Maurizio Crispi) John William Wall, diplomatico britannico, scrisse nel corso della sua vita alcuni racconti e due brevi romanzi, tutti pubblicati con lo pseudonimo di Sarban: per una breve stagione godetta di uno straordinario successo, soprattutto negli Stati Uniti dove le sue opere vennero riprese e pubblicate dalla prestigione casa editrice Ballantine Books e prefatte da altrettanto celebri personaggi del mondo della letteratura statunitense.
Una produzione lettaria, la sua, non particolarmente corposa e destinata tuttavia a diventare rapidamente "cult".
Il richiamo del corno (titolo originale: The Sound of His Horn) pubblicato dalla Casa Editrice Adelphi (2015) nella traduzione di Roberto Colajanni. è arricchito da una nota critica finale, scritta da Matteo Cofdignola, con il titolo "I risvolti di Sarban", in cui l'autore esplora le vicissitudini editoriali de "Il Richiamo del Corno" e di altre opere di Sarban, interrogandosi anche su alcuni piccoli misteri che avvolgono la sua e sui perchè della sua riservatezza, considerando che egli non incontrò mai personalmente i suoi editore, ma con essi intrattenne soltanto dei rapporti epistolari oppure per il tramite della moglie Eleanor.
Di questa edizione italiana, è molto bella l'immagine di copertina, che riproduce il dettaglio di un dipinto di Franz von Stuck (La caccia selvaggia, Musée D’Orsay, Parigi) e che fa da eccellente soglia al testo..
Amore a prima vista (ovviamente complice l'immagine di copertina), comprato, letto e affondato in un batter d'occhio...
In un futuro distopico, in cui i Nazisti hanno vinto la II Guerra Mondiale, il protagonista (e voce narrante), Alan Querdilion, in fuga da un campo di concentramento si ritrova - avendo compiuto in circostanze misteriose e rimaste inspiegate uno scarto temporale - in un inimmaginabile futuro, in cui un signore post-nazista, il temibile e crudele Conte Hans von Hackelnberg, con assoluto potere di vita e di morte su tutti coloro che si ritrovano nel territorio di sua pertinenza, pratica una crudele caccia, in cui i "pezzi" più ragguardevoli sono costituiti da selvaggina umana.
Il suo arrivo nel cuore della foresta, preceduto dallo stuolo dei suoi servitori e da torme di cani latranti, è annunciato dal suono di un Corno...
E eccellente è il contrasto tra la bellezza della Natura, ad un tempo selvaggia, incontaminanta e, paradossalmente, addomesticata e la crudeltà degli scenari di caccia, di una crudeltà arcaica e medievale.
Questo romanzo oggi pressoché misconosciuto e coraggiosamente rilanciato in traduzione italiana da Adelphi si può considerare, tra le molte cose che se ne possono dire, il prototipo delle man hunting stories.
Non mi sentirei tuttavia di rubricarlo tra i romanzi horror tout court: mi sempra che la sua matrice sia ben altra ed è sicuramente composita.
Nello stesso tempo, contiene numerose suggestioni wellsiane, rimandando anche per le sue suggestioni iconografiche (le descrizioni paesaggistiche e d'ambienti di Sarban sono particolarmente vivide e realistiche)agli scenari esotici delle storie di Flash Gordon egregiamente disegnate dal cartoonist americano Alex Raymond.
E, indubbiamente, date le premesse, il volume meritava ogni attenzione.
(Dal risvolto di copertina) Quando Alan Querdilion, un ufficiale della Marina britannica, si risveglia nel letto di uno strano ospedale sono passati centodue anni, il mondo non è più lo stesso e lui si ritrova imprigionato in un incubo. I nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale e regnano incontrastati. I prigionieri-schiavi vengono allevati e trasformati nella selvaggina di un feroce sovrano. Un terrore remoto e indicibile si impossessa lentamente di Alan: è «il terrore che si prova ad essere cacciati». Qualcosa di notte si muove nella foresta e brama sangue. Lo sente avvicinarsi da lontano, preceduto dal suono di un corno. Sono note isolate, appena avvertibili, separate da lunghi intervalli, «ognuna così solitaria nel buio e nel silenzio assoluto, come un'unica vela su un vasto oceano». Poco dopo la fine della guerra, e ben prima che il genere distopico infuriasse fra i lettori di tutto il mondo, un diplomatico inglese estremamente discreto, che passava da una sede all'altra del Medio Oriente, scriveva questo piccolo romanzo, che fa pensare a un racconto di Wells, e dove all'immagine di un futuro alternativo governato dai nazisti si sovrappone ben presto la terrificante visione di un mondo capovolto e arcaico, regolato dalla caccia fine a se stessa. Ossessione ricorrente da varie migliaia di anni fino a oggi, e forse oggi più che mai.
L'autore. John William Wall, conosciuto anche sotto lo pseudonimo di Sarban, è stato uno scrittore e un diplomatico inglese. Oltre a The sound of his horn, apparso per la prima volta nel 1952, e poi diventato una sorta di libro segreto per i cultori dell'orrore puro (tant'è che il maggior successo il libro lo raggiunse con l'edizione americana nella Ballantine Chamber of Horrors), ha pubblicato in vita solo due brevi raccolte di racconti: Ringstones and Other Curious Tales (1951) e The Doll Maker and Other Tales of the Uncanny (1953).
John William Wall (6 November 1910 - 11 April 1989), pen name Sarban, was a British writer and diplomat. Wall's diplomatic career lasted more than thirty years, but his writing career as Sarban was
"Sarban" (b.1910 d.1989) by R.B. Russell John Wall, Consulate General, Alexandria, 1966 (photograph copyright the Estate of John Wall) Until recently very little was known about the writer who ...
Di Sarban è disponibile anche questo piccolo volume, edito da Adelphi: Zubrówka. Una storia di Natale (A Christmas Story, nella traduzione di Roberto Colaianni), nella collana Microgrammi (2020),
Sinossi. In Arabia la notte di Natale può fare parecchio caldo. E se da una credenza, in una casetta dei sobborghi di Jedda, viene fuori una bottiglia di Zubrówka - la vodka del bisonte - può capitare di ascoltare strane storie. Storie che portano molto lontano, nel gelo della taiga siberiana e anche oltre, là dove le carte geografiche non arrivano, e che soltanto Sarban sa raccontare.
L’autore. John William Wall, conosciuto anche sotto lo pseudonimo di Sarban, è stato uno scrittore e un diplomatico inglese. Oltre a The sound of his horn, apparso per la prima volta nel 1952, e poi diventato una sorta di libro segreto per i cultori dell'orrore puro (tant'è che il maggior successo il libro lo raggiunse con l'edizione americana nella Ballantine Chamber of Horrors), ha pubblicato in vita solo due brevi raccolte di racconti: Ringstones and Other Curious Tales (1951) e The Doll Maker and Other Tales of the Uncanny (1953).
(Maurizio Crispi) Ho letto di recente il romanzo cult (tale è considerato nel mondo anglofono e adottato come libro di lettura nelle scuole) di Lois Lowry, The Giver - Il Donatore (pubblicato da Giunti nel 2010), poco prima che il primo capitolo della saga - "Il mondo di Jonas" - vedesse la luce.
Il film non l'ho potuto vedere, tuttavia: alcuni che l'hanno visto dicono che è di una noia mortale [ma poi ho avuto occasione di vederlo e devo dire che, tutto sommato, non è male]. Il romanzo, tuttavia, mi è sembrato interessante per la rappresentazione che offre di una società distopica, ma ben lontana lontana dalla drammaticità e dai colori foschi di 1984 di George Orwell, con il quale è stato comparato, come ad esempio viene esplicitato a chiare lettere nella prefazione all'edizione italiana di Tommaso Pincio. "Jonas può stare tranquillamente - afferma Pincio - al fianco di personaggi come il Winston Smith di 1984. E come il capolavoro di Orwell, anche il mondo evocato dalla Lowry appartiene allo speciale genere di letteratura che si sconfronta con i non-luoghi dell'utopia, rivelandone oòòato oscuro, la triste verità per cui il prezzo del paradiso in terra é l'eguaglianza nell'infelicità.. The Giver condivide inoltre con 1984 la negazione della memoria collettiva quale mezzo di controllo sociale (...). (ib., p. 15). La distopia in The Giver è totale: la società in cui Jonas cresce è priva di colori, di elementi differenziati, perfino le montagne in un certo qual modo sono state appianate, tutto è addomesticato, prevedibile, manca la sorpresa, mancano le emozioni, mancano la rabbia, è stata abolita anche la sessualità come fonte di emozioni, perfino i sogni sono sttoposti ad una forma di controllo, E qualsiasi coa, evento, comportamento che deroga dai canoni rigidamente stabiliti deve essere riportato sotto controllo o abolito. Le emozioni, la gioia come il dolore, la rabbia e il risentimento, la bellezza delle differenze e tutto ciò che concerne il mondo "normale" sono appannaggio di un'unica paersona che è l'"Accoglitore di Memorie" e che serba dentro di sé, perpetuandola da un accoglitore all'altro il ricordo del mondo e della vita come erano prima del grande cambiamento. Jonas dunque si trova a crescere e a vivere all'interno di una società "normata" sin nei più piccoli dettagli ed "espurgata", al tempo stesso di tutto ciò che si ritiene possa essere fonte di turbamento e dannoso ad un'armonia precostituita: una società che persegue questo suo scopo in modi crudeli, senza un corpo di polizia, senza un dittatore riconoscibile in quanto tale, ma in cui tutti esercitano - senza parere - una crudeltà diffusa contro tutti gli altri. A me personalmente, il contesto di The Giver ha ricordato le modalità di funzionamento di certe comunità "terapeutiche " per tossicodipendenti e i loro rituali che tendono a smussare le differenze, addomesticando le emozioni, sostituendo a quelle individuali liberamente espresse quelle standard ed omologate (quindi "finte), nel nome della ricerca di un benessere di rango superiore per il cui ottenimento val la pena di cedere intere parti del proprio Sè, uniformandole al contesto con la costruzione dunque di un "False Sé". In più, il romanzo della Lowry si muove in una dimensione onirica e metaforica, e ciò é evidente soprattutto nel finale che non anticipo per non rovinare a chi non conosca la storia il piacere della lettura. In questo senso, The Giver è profondamente diverso da 1984, poichè il romanzo orwelliano deriva da una estrapolazione alle estreme conseguenze dello stalinismo e del controllo della memoria collettiva e storica esercitato da Stalin e dai suoi esecutori. Probabilmente il film ha sbagliato la chiave di lettura, perché - secondo me - ha tradito l'intento allegorico del testo della Lowry che è quello di presentare una società fortemente distopica, mascherata inizialmente da bella "utopia".
Qual'è la cura da una simile società: la Lowry, per bocca del vecchio e stanco "accoglitore di memorie" predecessore di Jonas in questo ingrato compito e trasformatosi in "Donatore", ci dice che ciò potrà avvenire soltanto rimettendo in circolazione le memorie - tutte quante - custodite da una singola persona e restituendole all'intera comunità. E' in fondo il potere del Jolly che può rimettere in discussione il valore di ogni singola carta.
Ma esiste il mondo non distopico a fianco del Mondo di Jonas? Probabilmente solo nel sogno.
E' questa l'amara conclusione del primo volume del "quartet".
The Giver fa parte di una tetralogia (quartet), denominata "Il Mondo di Jonas" e tutti i romanzi che la compongono a differenza delle altre opere della Lowry sono state tradotte in Italiano.
Oltre a The Giver, quindi possiamo menzionare:
La rivincita - Gathering Blue (Gathering Blue, 2000), Giunti 2011
Il messaggero (Messenger, 2004), Giunti 2012
Il figlio (Son, 2012), Giunti 2013.
(Dal risguardo di copertina) Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...
L'autrice Lois Lowry, nata Lois Ann Hammersburg (Oahu, 20 marzo 1937), è una scrittrice statunitense.
(Wikipedia) The Giver is a 1993 American children's novel by Lois Lowry. It is set in a society which is at first presented as a utopian society and gradually appears more and more dystopian. The novel follows a boy named Jonas through the twelfth and thirteenth years of his life. The society has eliminated pain and strife by converting to "Sameness," a plan that has also eradicated emotional depth from their lives. Jonas is selected to inherit the position of Receiver of Memory, the person who stores all the past memories of the time before Sameness, in case they are ever needed to aid in decisions that others lack the experience to make. Jonas learns the truth about his dystopian society and struggles with its weight. The Giver won the 1994 Newbery Medal and has sold more than 10 million copies. In Australia, Canada, and the United States, it is a part of many middle school reading lists, but it is also on many challenged book lists and appeared on the American Library Association's list of most challenged books of the 1990s. The novel forms a loose quartet with three other books set in the same future era: Gathering Blue (2000), Messenger (2004), and Son (2012). Plot. Jonas, who is 11 years old, is apprehensive about the upcoming Ceremony where he will be assigned his job or his "assignment in the community." In his society, little or no privacy is allowed; even private houses have two-way intercoms which can be used to listen in for infractions of the rules. However, the rules appear to be readily accepted by all, including Jonas. So it is without real protest that he initially accepts with his selection as the Receiver of Memories, a job he is told will be filled with pain and the training for which will isolate him from his family and friends forever. Yet, under the guidance of the present Receiver, a surprisingly kind man who has the same rare, pale eyes as Jonas, the boy absorbs memories that induce for the first time feelings of true happiness and love. Also, for the first time, Jonas knows what it is to see a rainbow, and to experience snow and the thrill of riding a sled down a hill. But then he is given the painful memories: war, pain, death, and starvation. These are memories of the Community's deep past. Jonas learns that the Community engineered a society of "sameness" to protect its people against this past, yet he begins to understand the tremendous loss he and his people have endured by giving their memories away, embracing "sameness", and using "climate control". In his "community," which is under extreme control, there is no suffering, hunger, war, and also no color, music, or love. Everything is controlled by "the Elders," who are looked upon in a very positive light, though they control whom you will marry, whom you receive as children, and what you will be "assigned" as a job. The people in the community do not have the freedom to choose. Jonas aches with this newfound wisdom and his desire for a life Elsewhere blossoms. But the final blow for Jonas comes when he asks the Receiver (who now calls himself "The Giver") what "release" is. The Giver says that he could show him, and allows Jonas to watch a present-day tape of his own father, a seemingly kind and loving man, "releasing" a baby twin by giving him a lethal injection. Like any other "aberration" from sameness, identical twins are against the rules, so the smaller of the two is dispatched like garbage, without the one who conducted the release understanding the true meaning of the action. Together, Jonas and the Giver come to the understanding that the time for change is now, that the Community has lost its way and must have its memories returned. The only way to make this happen is if Jonas leaves the Community, at which time the memories he has been given will flood back into the people. Jonas wants the Giver to escape with him, but the Giver insists that he will be needed to help the people manage the memories, or they will destroy themselves. The Giver also wants to remain behind so that when his work is done, he can be with his daughter, Rosemary, a girl with pale eyes who ten years earlier had failed in her training to become the new Receiver of Memories and who had asked to be released (the memories of pain and loneliness having overwhelmed her). The Giver devises a plot in which Jonas will escape to Elsewhere, an unknown land that exists beyond the boundaries of the Communities. The Giver will make it appear as if Jonas drowned in the river so that the search for him will be limited. In the meantime, the Giver will give Jonas memories of strength and courage to sustain him and save up his meals as Jonas' food and water supply for his journey. Their plan is changed when Jonas learns that Gabriel, the baby staying with his family unit, will be "released" the following morning. Jonas has become attached to the baby, who also has unusual pale eyes, and feels he has no choice but to escape with the infant. Without the memories of strength and courage promised by the Giver, Jonas steals his father's bike and leaves with Gabriel to find the Elsewhere. Their escape ride is fraught with dangers, and the two are near death from cold and starvation when they reach the border of what Jonas believes must be Elsewhere. Using his ability to "see beyond," a gift that he does not quite understand, he finds a sled waiting for him at the top of a snowy hill. He and Gabriel ride the sled down towards a house filled with coloured lights and warmth and love and a Christmas tree, and for the first time he hears something he knows must be music. The ending is ambiguous, with Jonas depicted as experiencing symptoms of hypothermia. This leaves his and Gabriel's future unresolved. However, their fate is revealed in Messenger, a companion novel written much later.
In 2009 at the National Book Festival, the author Lois Lowry joked during a Q&A: "Jonas is alive, by the way. You don't need to ask that question". Literary significance and criticism. Critical reception of The Giver has been mixed. Some critics find the work lacks originality or real literary merit, while others argue that books appealing to a young-adult audience are critical for building a developing reader's appetite for reading. Lowry's novel has found a home in "City Reads" programs, library-sponsored reading clubs on citywide or larger scales. Waukesha County, Dane County and Milwaukee County, Wisconsin chose to read The Giver, for example, as did Middletown, Connecticut; Bloomington, Illinois; Valparaiso, Indiana; Rochester, Minnesota; Central Valley, New York; Centre County, Pennsylvania; Montgomery County, Maryland and others. Some reviewers writing for adults have commented that the story is not likely to stand up to the sort of probing literary criticism used in "serious" circles. Karen Ray, writing in The New York Times, detects "occasional logical lapses", but adds that the book "is sure to keep older children reading".Young adult fiction author Debra Doyle was more critical stating that "Personal taste aside, The Giver fails the Plausibility Test", and that "Things are the way they are (in the novel) because The Author is Making A Point; things work out the way they do because The Author's Point Requires It". Natalie Babbitt of The Washington Post was more forgiving, calling Lowry's work "a warning in narrative form", saying: The story has been told before in a variety of forms—Ray Bradbury's Fahrenheit 451 comes to mind—but not, to my knowledge, for children. It's well worth telling, especially by a writer of Lowry's great skill. If it is exceedingly fragile—if, in other words, some situations do not survive that well-known suspension of disbelief—well, so be it. The Giver has things to say that cannot be said too often, and I hope there will be many, many young people who will be willing to listen.
Vincitore della Newbery Medal 1994 Quando non hai ricordi, la libertà è un'illusione. Jonas vive in un mondo perfetto, dove non esistono guerre né fame né dolore. Tutto è meticolosamente organizzato, e a dodici anni ogni cittadino riceve l'incarico cui è destinato. Finché alla Cerimonia dei Dodici Jonas viene scelto come nuovo Portatore di Ricordi, un ruolo unico nella comunità. Addestrato dal Donatore, il ragazzo scoprirà l'esistenza di un passato sconosciuto, di cui rivivrà gli orrori, ma anche tutto ciò che è stato sacrificato in nome della perfezione. E allora la sconvolgente verità metterà Jonas di fronte alla scelta più straordinaria della sua vita.
Tratto dall'omonimo romanzo distopico per ragazzi della scrittrice statunitense Lois Lowry, con Meryl Streep, Alexander Skarsgård, Jeff Bridges, Katie Holmes, Brenton Thwaites e Taylor Swift.
Ambientato nel futuro, in una società dove tutte le differenze tra individui sono state annullate e non esiste possibilità di scelta. Come ogni anno durante la “Cerimonia dei 12” solo ad uno sarà assegnato il compito di Custode delle Memorie dell’Umanità. Jonas, sedici anni, inizierà a provare sulla propria pelle tutte quelle sensazioni che a nessun altro membro della comunità sono concesse: i colori, il significato dell'amore, del dolore, della frustrazione, ed il terribile segreto della Società in cui vive. Si rende conto, quindi, che la strada verso la conoscenza è un cammino molto pericoloso. Protagonisti del primo capitolo di una nuova emozionante saga, i Premi Oscar Meryl Streep e Jeff Bridges.
Secondo me non è per nulla una delusione, anzi! Ho letto il libro e poi ho visto il trailer del film. È vero che ci sono numerose differenze tra il libro e il film, Ma l'adattamento cinematografico di the giver bisogna ammettere che è proprio fatto bene, sembra davvero bello! Il cast del film è spettacolare ma non riesco proprio a capacitarmi del fatto che gli attori scelti per interpretare i protagonisti siano così grandi! Nel libro Jonas ha 12 anni ma nel film ne dimostra come minimo 14/15 (senza contare poi che l'attore ha 26 anni!) Detto questo trovo che questo film è assolutamente da vedere.
(Maurizio Crispi) Tempo addietro (2009, anno di cali dell'umore e di sensazioni di disfacimento sulle cui cause non starò ad annoiarvi) scrissi nel mio aggiornamento di status su Facebook (cosa che facevo sovente e adesso non più) un commento lapidarioe, per puro caso, a causa d'uno slittamento inconsulto del mouse, mi ci sono ritrovato. Eccone il testo: Maurizio Crispi ha appena messo il piede in una merda di cane, sfatta per di più.Trattamento Ridarelli al 100% con in più la colonna sonora di Elio e le storie tese. C'è da aspettarsi una botta di fortuna nelle prossime 48 ore. Ogni tanto è puro piacere fare - anche attraverso un social network - un tuffo nel passato, in una casuale notazione, in una foto inserita sulla base di un'emozione di un movimento dell'anima in statu nascendi.
Ma, tornando al fatto di cui si parla, é impossibile che una cosa del genere capiti qui in UK, persino nell'East End che è appena un pelino meno pulito di altre parti di Londra, ma di gran lunga più pulito perfino delle più signorili zone della mia città (Palermo). Voglio specificare, per chi non lo sapesse cos'è il trattamento Ridarelli. I più volenterosi potrebbero leggere il piccolo libro di Roddy Doyle, "Il trattamento Ridarelli" (Salani, 2001), giustappunto, una lettura lampo - roba di 30 minuti di applicazione... Molto divertente da leggere ad alta voce ai bimbi. Per i pigri do qui di seguito una veloce sintesi della magnifica short story… Il signor Mack fa un lavoro davvero interessante: l’assaggiatore di biscotti. Ma una mattina, sulla strada per la fabbrica dei biscotti, lo aspetta un destino davvero ingrato…il trattamento Ridarelli. A chi tocca ”il trattamento Ridarelli”? Agli adulti che sono cattivi con i bambini, che raccontano loro cose che non sono vere, che mangiano l’ultima fetta di pizza senza offrirla agli altri. In che cosa consiste? Nel trovare sulla propria strada… una cacca di cane… messa lì apposta dai Ridarelli! Ma chi sono i Ridarelli? I Ridarelli si prendono cura dei bambini. Li seguono dappertutto per poter sempre essere vicini ai bambini. Sono piccoli e pelosi e cambiano colore come i camaleonti… per questo nessuno li ha mai visti! E cosi gli adulti si beccano il trattamento finché non la smettono di trattare male i bambini. La storia è gustossisima, lieve, divertente e, sinceramente la consiglio a tutti, adulti e piccini Anche per riflettere che quando mettiamo un piede nella cacca di un cane, forse ce lo siamo meritato. Magari, non abbiamo maltrattato un bambino, ma per certo siamo stati poco gentili con il nostro prossimo. In ogni caso le qualità esilaranti della storia si comprendono meglio se si pensa che Roddy Doyle é britannico (specificamente, Irlandese) e che per i Britoni è davvero impensabile mettere per errore o distrazione il piede in una merda di cane, ameno che non si debba mettere in campo un sortilegio oppure una sorta di punizione divina.
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Mi piace ogni tanto allontanarmi dal tracciato delle (tante) novità editoriali e ultimissime proposte di lettura, per rispolverare, insieme ai miei lettori, libri meno nuovi ma mai tramontati ...
(Maurizio Crispi) Falsa Memoria di Dean Koontz (Sperling&Kupfer, 2003) é sicuramente un bel romanzo che merita un buon punteggio trele opere koontziane per il suo contenuto, ma che presenta qualche pecca formale.
Il tema del romanzo è la "falsa memoria" o anche la possibilità di "falsificare ", la memoria di un individuo, introducendo nella sua mente falsi ricordi che, con un meccanismo ad orologeria, possono attivare in determinate circostanze dei comportamenti specifici (sintomatici o anche criminosi).
Cos'è l'autofobia? Cos'è la sindrome della falsa memoria? E' possibile attuare delle condizioni di controllo della mente altrui ed ottenere che un individuo venga "attivato" per compiere azioni del tutto aliene a lui e senza alcun freno inibitorio di tipo morale? Questi sono alcuni degli interrogativi a cui l'autore risponde nel corso della sua narrazione, con un'esemplificazione romanzesca e attraverso la costruzione della figura centrale della vicenda, nella persona del dottor Arihman psicoterapeuta "carismatico", ma nel fondo del suo animo profondamente psicopatico e tendenzialmente un serial killer per interposta persona, con la mania del controllo della mente degli altri, con lo scopo di indurli a fare ciò che egli vuole come un demiurgo onnipotente.
La narrazione che procede serrata e con ritmo incalzante in un crescendo, sino ad una conclusione che - come al solito - nei romanzi di Koontz un po' delude, perchè è nel registro secondo cui "tutto è bene quel che fnisce bene", "I buoni si salvano", "La verità finisce con il trionfare".
Koontz, a differenza di Stephen King non "sfuma" mai, di rado lascia delle zone intermedie di grigi perturbanti e delle questioni aperte sulla transitorietà della vittoria del Bene sul Male e sull'Oscurità.
Le conclusioni a lieto fine di Koontz lasciano in qualche modo interdetti anche se, per ovvi motivi, hanno un ptere fortemente consolatorio.
Koontz è uno scrittore cattivo capace di proporre delle situazioni "cattivissime" le cui conseguenze, tuttavia, non spinge mai sino alle più estreme conseguenze: inoltre, dopo aver lungamente costruito i suoi personaggi "malvagi", finisce con il liquidarli bruscamente, come se lui stesso ne avesse paura; quasi che egli stesso da "fattore" delle sue creature finisse con l'esserne così terrorizzato da doverle cancellare prima che possano assumere una vita propria. Falsa Memoria - come si diceva - solleva alcune interessanti questioni sul "lavaggio del cervello" e sulle tecniche di condizionamento e di controllo della mente (e, di conseguenza, dei comportamenti) con un omaggio non indifferente ad un romanzo precedente (e al film che, in tempi più recenti ne fu tratto) che, ponendosi come capostipite del genere, é "Il Candidato della Manciuria" di Richard Condon, basato su di una tendenza espressa al tempo della Guerra Fredda che fu quella di mettere allo studio delle tecniche di condizionamento profondo della personalità di alcuni individui, per ottenere da loro a distanza di tempo - ed eventualmente anche a distanza - dei comportamenti post-ipnotici portati avanti in uno stato di coscienza secondo e finalizzati ad ottenere determinati risultati strategici.
Parrebbe incredibile: ma tutto ciò è stato successivamente confermato da una bizzarra (e coraggiosa) inchiesta giornalistica esitata nel libro di Jon Ronson, L'uomo che fissa le capre (Einaudi, 2009), a sua volta trasposto in film, poiché dopo l'11 settembre quelle tecniche - con dei loro risvolti esoterici ed approfondimenti verso inattese incursioni nel campo del paranormale - ricevettero nuovo impulso.
La lettura di Falsa Memoria di Koontz riconduce con forza proprio a Il Candidato della Manciuria (Editrice Nord 2002) che, a questo punto, dovrebbe essere letto (e ne vale la pena!).
Peccato che in Italia il volume di Condon non sia più facilmente trovabile (ad eccezione, forse, che in qualche catalogo remainder o direttamente presso la Casa Editrice).
(Dal risguardo di copertina) Martie Rhodes è una giovane donna felicemente sposata e molto affermata come designer di video giochi. Ma un problema l'assilla da tempo: la terribile agorafobia dell'amica Susan, che finalmente ha convinto a sottoporsi a terapia psichiatrica. Tale è il terrore di Susan per gli spazi aperti, che Martie deve accompagnarla a ogni seduta, incontrando direttamente lo psichiatra che l'ha in cura. Dopo qualche tempo Martie inizia ad avere improvvisi e inspiegabili attacchi di euforia, per poi cadere in un angosciante stato di autofobia, la repulsione per se stessa... Intanto, il marito Dusty non sa più di chi fidarsi: il fratello, la moglie e una tra le sue più care amiche cominciano a dare inspiegabili segni di squilibrio mentale. Lui stesso, da qualche tempo, soffre di strani vuoti di memoria che gli cancellano preziose schegge di vita. Quando però il sangue comincia a scorrere si trova costretto ad affrontare le chimere della psiche e una mente malata, anzi, un'entità del male che va fermata al più presto. Ma prima bisogna individuarla.
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.