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28 ottobre 2025 2 28 /10 /ottobre /2025 11:14

Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.

Casa Editrice Adelphi

Il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio

Peter Flamm

Peter Flamm, Io?, Adelphi

Il capolavoro che Peter Flamm, psicoanalista e letterato berlinese, pubblicò alla metà degli anni Venti – Io? (nell'ammirevole traduzione di Margherita Belardetti e seguito da una ricca nota di Manfred Posani Löwenstein), pubblicato da Adelphi (2024), inizia allucinato e sorprendente con una negazione: «Non io, signori giudici, un morto parla per bocca mia».
Chi racconta  è un sopravvissuto agli orrori della guerra di tirncea, Wilhelm Bertuch, che, accusato di un duplice omicidio, ricostruisce in tribunale con un lungo monologo la sua storia friabile e oscura: «Non sono io qui, non è mio questo braccio che si alza, non sono miei questi capelli ora bianchi, non è mio il crimine, non è mio il crimine».

Tutto aveva avuto inizio nel 1918. Da poche ore era finita la Prima guerra mondiale e, mentre cercava di lasciarsi alle spalle i cumuli di morti e i cunicoli delle trincee, Bertuch era inciampato nel corpo esanime di un commilitone. Senza pensarci, con un rapido gesto della mano aveva afferrato dalla tasca il passaporto, impossessandosi, insieme al documento, anche della sua identità. E così quel povero fornaio di Francoforte si era trasformato nel dottor Hans Stern, colto e affermato medico berlinese.

Invece di tornare dalla madre e dalla sorella, sale come un sonnambulo – almeno così dice – sul treno che lo porta a Berlino, la città in cui Hans aveva vissuto con la moglie Grete, il figlio e un cane.
Riconosciuto, accolto, vezzeggiato da tutti per una illusione collettiva che le cronache a volte riportano – tranne che dal cane che, dopo averlo morso, stabilirà con lui una tregua precaria – si acquartiera  nella casa, nel letto del morto, in una professione che non conosce e che pure  vorrà praticare, tra amici che non ha mai incontrato. Lo guida una creaturalità alla Kaspar Hauser che tutto deve ancora imparare  e quel bisogno sempre deluso di felicità che attrae in modo irresistibile la letteratura di Weimar, nell’ultima stagione dell’espressionismo.

In calce - come già detto - si può leggere una nota esplicativa ed ermeneutica scritta da Manfred Posani Löwenstein

E' stata per me una lettura molto interessante che mi ha portato, inevitabilmente, a pensare al celebre caso dello "smemorato di Collegno" che è emblematico di tanti casi analoghi (e, più in generale, attinenti con lo scambio di persona) che si verificarono tra i reduci della prima guerra mondiale e che è anche alla base del famoso romanzo di Nathaniel Hawthorne, La Lettera Scarlatta, in cui il marito della protagonista femminile, Hester, ritenuto morto per mano dei Pellerossa e disperso, riappare con un'altra identità, assumendo il nome di Roger Chillingworth, medico,

Qui, nel romanzo di Flamm, si dipana una vicenda indecidibile tra due diverse possibili spiegazioni, in una tessitura narrativa che si muove tra flusso di coscienza e rimemorazione.
Sino all’ultimo, anche a lettura ultimata, si rimane sospesi in un limbo di possibilità diverse riguardanti il tema dello scambio di persona con molti interrogativi che si aprono ai quali non vengono date risposte  davvero decisive.

La Guerra di Otto Dix (dal web)

É interessante ricordare qui che Peter Flamm visse l’esperienza della I Guerra Mondiale e che, successivamente, fu medico e psichiatra; e, dunque, si può ipotizzare che in questa narrazione riversi esperienze personali e professionali.
Molto bella la nota finale, al tempo stesso esplicativa, ermeneutica e chiarificatrice, contenente anche esaurienti notizie su questo poco conosciuto scrittore germanico.

«Il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio» (Peter Flamm).

(Soglie del testo) Mimetizzato per quasi un secolo come un piccolo vortice scuro fra le correnti della prosa espressionista, questo romanzo di Peter Flamm torna ad agire su di noi come un sortilegio, la stenografia di un sisma psichico ancora lontano dall’essere decifrato.


(Risvolto) Berlino, 1918. La guerra è appena finita, un uomo torna a casa e non è più lui. È convinto di aver rubato l’identità a un morto. Crede di vivere nel corpo di un altro; tutti lo riconoscono e pensano di sapere con chi parlano. Solo il vecchio cane gli abbaia contro e lo morde. Il cane sa che quello non è il suo padrone. Poi comincia a ricordare: Grete, la giovane donna dalla chioma tizianesca che ora vede alla finestra, è sua moglie; nella culla c’è il loro bambino; si rivolge a un’anziana signora chiamandola «mamma». Ma quei ricordi non hanno radici, sono cose che sa: «come un attore me ne sto su un palcoscenico, imparerò la mia parte, è già scritta fino in fondo, di certo già da prima, e io mi limito a recitarla». Solo l’amore incondizionato e la gelosia per Grete – quando riceve la visita di un uomo, Borges, un «amico» che l’ha corteggiata mentre lui era al fronte – risveglia un sentimento che potrebbe essere suo. Questo è quanto ci è dato sapere del protagonista prima che la storia inizi. Lo ritroveremo nell’aula di un tribunale, accusato di omicidio, mentre cerca di scagionarsi. Ma chi parla in queste pagine? Chi ha commesso il crimine? Il rispettabile chirurgo berlinese Hans Stern, o piuttosto Wilhelm Bettuch, l’umile fornaio che sembra averne assunto le sembianze? La risposta rimane racchiusa nel punto interrogativo del titolo e le ultime parole che l’imputato rivolge ai giudici non fanno che rendere ancora più impenetrabile l’enigma: «Ora chinatevi, spazzate via quel po’ di terra. Ed ecco, troverete – me. Sì, ossa e teschio e polvere e il mio nome, che non è il mio nome eppure lo è, il mio destino, che non appartiene a me, ma a un altro, e ora mi è piombato addosso, soffocante come fosse il mio».

Con una Nota di Manfred Posani Löwenstein.

Peter Flamm


L'autore. Peter Flamm,, nato a Berlino nel 1891, è stato un autore tedesco. Iniziò a pubblicare articoli e racconti sui giornali quando era ancora uno studente di medicina. Nel 1926, il suo romanzo psicologico d'esordio Ich? fece scalpore quando fu pubblicato da S. Fischer. Negli anni successivi continuò l'attività letteraria, scrivendo altri tre romanzi parallelamente alla sua attività di medico finché, in quanto ebreo, dovette emigrare dalla Germania a Parigi con la moglie Marianne nel 1933 e poi a New York nel 1934. Tra i suoi pazienti ricordiamo il premio Nobel William Faulkner, mentre celebrità come Albert Einstein e Charlie Chaplin andavano e venivano dalla sua casa. Morì a New York nel 1963.
Nel 2024 Adelphi pubblica in Italia Io?.

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9 ottobre 2025 4 09 /10 /ottobre /2025 09:27

«Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.»

Anna Foa (da "Il suicidio di Israele")

Anna Foa, Il suicidio di Israele, Laterza, 2024

Nell'attuale, acceso, dibattito, sulla questione palestinese merita certamente una lettura attenta e meditata, il piccolo saggio di Anna Foa, Il suicidio di Israele (pubblicato da Laterza nel 2024).  

Anna Foa, storica italiana, docente universitaria e saggista, fa in questo piccolo libro un'analisi lucida e disincantata della situazione medio-orientale, circa un anno dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
L'autrice offre al lettore una narrazione complessa ed imparziale che tiene conto di tutte le sfaccettature di un problema complesso e dei suoi numerosi nodi.
Per comprendere, bisogna conoscere: ed è per questo motivo che l'autrice, sia pure in forma sintetica, ci offre una disamina dei decenni che hanno preceduto la nascita dello stato d'Israele, proclamato nel 1948. Seguono i fatti noti, illustrati ampiamente anche da altre fonti, tra le cui non mancano i saggi importanti di Ilan Pappè e di altri autori. Infine, l'autrice, dopo aver esaminato  accuratamente i diversi aspetti terminologici, illustrando al lettore come e perché si sia giunti a identificare l'antisemitismo con l'antisionismo e a considerare i due termini equivalenti, si sofferma a parlare dell'assetto presente, denunciando il fatto che persistendo in questa strada Israele - in quanto stato - rischia di mettersi in una posizione che, alla fine, ne determinerà un vero e proprio suicidio; e ammonendo che occorre un vero e proprio cambio di rotta, coraggioso e che riprenda la via della convivenza di due differenti popoli con pari diritti di cittadinanza.
La tesi del suicidio dello stato di Israele, qualora perseverasse in questa sua vocazione fortemente colonialista, segregazionista e genocida, è stata anche esaminata dal giornalista Chris Hedges nel suo recente volume

Molto interessante, e sicuramente meritevole di lettura, nel momento che stiamo attraversando.

Il volume è stato Libro vincitore del Premio Strega Saggistica 2025 ed anche Libro vincitore del Premio De Sanctis - Saggistica 2025
 

  1. «Quello che succede oggi in Medio Oriente è per Israele un vero e proprio suicidio. Un suicidio guidato dal suo governo, contro cui – è vero – molti israeliani lottano con tutte le loro forze, senza tuttavia finora riuscire a fermarlo. E senza nessun aiuto, o quasi, da parte degli ebrei della diaspora.» (dal volume)


(Risvolto di copertina) Israele stava già attraversando un periodo di crisi drammatica prima del criminale attacco del 7 ottobre 2023. Grandi manifestazioni chiedevano a gran voce le dimissioni di Netanyahu e del suo governo e il paese era praticamente bloccato.

La risposta al gesto terroristico di Hamas con la guerra di Gaza rischia però di essere un vero e proprio suicidio per Israele. Da un lato, infatti, abbiamo l’involuzione del sionismo, o meglio dei sionismi: da quello originario della fine del XIX secolo, passando per quello liberale e favorevole alla pace con gli arabi, fino alla crescita del movimento oltranzista dei coloni e all’assassinio di Rabin. Dall’altro, il resto del mondo ebraico – la diaspora americana e quella europea – si confronta oggi con un crescente antisemitismo che, contrariamente alla propaganda di Netanyahu, non è la stessa cosa dell’antisionismo, ma che certo dalle vicende della guerra di Gaza trae spunto e alimento. Per salvare Israele è necessario contrapporre al suprematismo ebraico, proprio dell’attuale governo Netanyahu, l’idea che lo Stato di Israele deve esercitare l’uguaglianza dei diritti verso tutti i suoi cittadini e deve porre fine all’occupazione favorendo la creazione di uno Stato palestinese. Qualunque sostegno ai diritti di Israele – esistenza, sicurezza – non può prescindere da quello dei diritti dei palestinesi. Senza una diversa politica verso i palestinesi Hamas non potrà essere sconfitta ma continuerà a risorgere dalle sue ceneri. Non saranno le armi a sconfiggere Hamas, ma la politica.

 

Anna Foa

L'autrice. Anna Foa è una storica italiana, specializzata in storia culturale dell'età moderna e nella storia degli ebrei in Europa e in Italia. Ha dedicato la sua carriera alla memoria storica, con particolare attenzione alla Shoah, e ha insegnato Storia moderna nell'Università Sapienza di Roma.
Con il Mulino ha pubblicato Giordano Bruno (1998), Eretici (2004), Andare per ghetti e giudecche (2014), Andar per luoghi di confino (2018) e Le vie degli ebrei (2024).
Con Laterza ha pubblicato Ebrei in Europa. Dalla Peste nera all'emancipazione (1992), Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento (2009), Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del 1943 (2013), La famiglia F. (2018) e Gli Ebrei in Italia: i primi 2000 anni (2022).
Ha inoltre scritto Anime nere. Due donne e due destini nella Roma nazista (Marsilio, 2021) e Donne e shoah (Mimesis, 2021).
Nel 2024 pubblica per Laterza Il suicidio di Israele con il quale vince nel 2025 il Premio De Sanctis e la prima edizione del Premio Strega Saggistica.

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7 ottobre 2025 2 07 /10 /ottobre /2025 11:51
Loop out. Diario di un'adolescente in fuga

Loop out. D’amore e di rabbia. Diario di un’adolescente in fuga, scritto da un'a giovane che si presenta sotto il falso nome di C. Betty e pubblicato da Mediter Italia, nel 2025) si propone come un interessante diario di vita vissuta, scritto nel web (utilizzando una specifica app, scaricabile nello smartphone) da un'adolescente che percorre diverse - precoci - esperienze nel campo delle nuove dipendenze e dei nuovi modi di assumere sia gli oppiacei, sia la cocaina, ambedue in forme che ne consentono il consumo attraverso il fumo che si libera dalla combustione delle "pietre".
Alle spalle di Betty C. vi sono esperienze di appartenenza ad un nucleo familiare poco consistente, scarsamente efficace sotto il profilo educativo e poco o niente contenitive. 
L'ambientazione è il quartiere Ballarò del centro storico di Palermo, dove ha preso piede in anteprima rispetto ad altre realtà italiane la diffusione del crack.
E' - secondo me - un importante testo contemporaeo, un documento del nostro tempo, lucido e disincantato.


(soglie del testo) “Vi è mai capitato di buttare via qualcosa e poi di rendervi conto che vi serviva? A me è successo con la mia vita”. È l’incipit dell’autrice che ripercorre oltre dieci anni di dipendenza dalle droghe trascorsi tra comunità e ospedali, che descrive le conseguenze fisiche e psichiche di una adolescenza spesa tra la strada, con eroina e crack, e i rave, con anfetamina e MdM. È stato incredibilmente scritto al telefonino e, alcune parti, giravano su Wattpad, nella forma clandestina di brevi resoconti di giornate destinati soprattutto a se stessa. Un diario che, dopo anni, oggi viene pubblicato per essere un documento straordinario, necessario per una riflessione sulle conseguenze delle perdite affettive e sulla prevenzione dei rischi dalle dipendenze. Una memoria che è anche la prova di come i rapporti sociali dipendano sempre dall’uso del potere che genera conflitti e che produce un soggetto alienato per l’azione oppressiva dell’Altro, così come Lacan aveva spiegato. Perciò la vita è qui descritta come un’amara e instancabile routine, come se la protagonista fosse stata a lungo bloccata in un loop.

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19 settembre 2025 5 19 /09 /settembre /2025 11:15
Jack London, Le mille e una morte, Adelphi (Gli adelphi),, 2006

Le mille e una morte (pubblicato in traduzione da Adelphi nel 2006, già pubblicato da Theoria nel 1992), raccoglie storie che jack London scrisse  originariamente a fine '800 (il racconto omonimo è del 1899) e che esplorano i confini tra vita e morte attraverso atmosfere cupe e tinte spesso fantastiche o gotiche.
Con rapidità bruciante i racconti di Le mille e una morte attraversano tutto il mondo di Jack London, illuminandone la mappa segreta. La miccia si accende nella baia di San Francisco, dove lo scrittore poco più che ventenne ingaggia col fantasma del Padre una vera e propria psicomachia; attraversa i territori del Grande Nord, quel Klondike dove, giovane avventuriero, London non troverà l'oro ma se stesso - perché «là nessuno parla» -, e lo sfondo di racconti come "Perdifaccia e Allestire un fuoco", fra i più celebri e perfetti; per giungere infine al deflagrante esito di "Il dio rosso", scritto sotto il segno di Freud e di Jung negli ultimi mesi di vita e ambientato in Polinesia, paradiso invano agognato. E come sempre si impone la presenza animale, che in "Bâtard", dove uomo e cane lupo lottano letteralmente all'ultimo sangue e con le stesse armi, tocca inauditi vertici di ferocia. Abbiamo così sotto gli occhi nella loro luce più vivida tutte le ossessioni di London: la natura primitiva, anzi preistorica, dell'uomo; il conflitto tra gli istinti ferini del corpo e i folli sogni della mente; e soprattutto, vero mito fondante dell'uomo e dello scrittore London, il presagio di una fine violenta, che giungerà immancabile.

Le mille e una morte è una raccolta di racconti accostati per tema - quello della morte, appunto - che si manifesta nei contesti narrativi più amati da Jack London: la natura, il viaggio, la vita per mare, l’esplorazione tracciando anche, come un’autobiografia, la linea della sua turbolenta esistenza. I personaggi, tutti, affrontano i loro ultimi istanti di vita con sfrontatezza e sfacciataggine. Scherniscono la morte, che per i contesti è quasi sempre violenta, come per esorcizzarla ma senza opporvisi, alla fine. In tutto e per tutto, ci troviamo davanti alla sintesi delle ossessioni umane (che sono poi anche quelle di London): una natura aspra ed inospitale con le sue fiere ed i suoi demoni; la lotta contro i propri mostri interiori ed i propri germi di follia; gli interrogativi ancestrali sulla vita dopo la morte.


 

Le mille e una morte”, scritto nel 1899, si presenta come una magnifica raccolta di micro-racconti che che hanno come tema morte, vita e spiritismo.
Con una scrittura ispirata e vibrante, in poche pagine ogni racconto riesce a creare emozioni e a coinvolgere il lettore nel profondo.
E' raccolta meritevole di essere letta e decisamente adatta per gli amanti di London che potranno così scoprire un lato meno conosciuto e più intimo sotto questo aspetto “mistico”.
L'edizione Theoria, nel contenuto, differisce lievemente da quella più recentemente proposta da Adelphi.

"Chi ci crede ai fantasmi?"
Tre giovani, uno credente, uno agnostico e uno scettico, si confrontano sull’esistenza dei fantasmi, il primo per dargliene prova invita gli altri due a passare la notte in una casa che si dice stregata.
Cosa accadrà in quel lasso di tempo? E quella scacchiera impolverata cosa celerà?

"Le mille e una morte" - Un giovane, discendente da una ricca famiglia ma ora diseredato, viene ripescato dall’Oceano ormai morto, sarà il comandante della nave a farlo tornare in vita attraverso un portentoso macchinario, ma quella sarà solo la sua prima, di tante, esperienze con la morte, infatti un’isola lo sta attendendo e lì il misterioso capitano ha già idee ben chiare sul da farsi.

"Il ringiovanimento del maggiore Rathbone" - E se esistesse un metodo semplice ed efficace per ringiovanire?
È quello che due giovani studiosi vedranno avverarsi davanti ai loro occhi, sperimentando la loro scoperta su l’anziano zio di uno dei due.
Ma questa invenzione miracolosa porterà con se anche situazioni e risvolti di cui non si era tenuto conto.

"Fino alla morte" - Due innamorati si promettono amore eterno ma i casi (scelti e subiti) della vita parranno decidere altro per loro. Giungerà però il fato a ristabilire ciò che era stato giurato solennemente.

"L’ombra e il baleno" - Due aitanti ed intelligenti giovani sono, sin dall’infanzia, in perenne bagarre per risultare uno migliore dell’altro e questa voglia di prevalere arriverà a livelli talmente incredibili da risultare infine disastrosi.

"I morti non risorgono" - Un diciassettenne alla sua prima esperienza, si arruola su una nave per la caccia alle foce, lì si guadagnerà il rispetto degli altri membri dell’equipaggio ben più esperti di lui, il rispetto di tutti tranne quello di un violento, rozzo, incapace e odioso uomo, non apprezzato da nessuno, la morte lo coglierà e con essa parrà dissolversi la cappa d’odio aleggiante sull’intera imbarcazione ma una notte il giovane scoprirà che forse i morti possono risorgere, o forse no?!

"L’eternità delle forme" - Due fratelli, legatissimi e in totale sintonia, differiscono però in una sola cosa: il primo crede ad una forma di esistenza anche dopo la morte, mentre il secondo, credente meccanicista, è convinto del contrario. La morte del primo però farà, forse, ricredere il secondo e tutto attraverso una semplice… sedia.

"Guerra" - Un giovane ragazzo, ricognitore dell’esercito, incrocia casualmente un altro ricognitore nemico, pur potendo ucciderlo deciderà, mosso da pietà, diversamente…

"Il rosso" - Un naturalista, impegnato nello studio della fauna di Guadalcanal, viene incuriosito da un suono celestiale che percorre tutta l’isola e spinto dalla voglia di conoscerne l’origine si addentra nel folto della foresta dove inizierà per lui la fine, poiché i cacciatori di teste e la malaria lo attendono, ma con questa fine arriverà anche la scoperta del sapere totale.

Jack London

Ripudiato dalla famiglia, X inizia a viaggiare per il mondo fino a quando non rischia di annegare nella baia di San Francisco. Ripescato mezzo morto, si ritrova a fare da cavia umana su un’isola adibita a laboratorio scientifico… Tra Bâtard e Black Leclère, un cane ed il suo padrone, si instaura un rapporto fatto di odio reciproco nell’eterna lotta tra l’uomo ed il lupo che si esaurisce tra un cappio ed un proiettile… Un uomo decide di risalire da solo il fiume Yukon a 60° sottozero. L’iniziale spavalderia si trasforma presto in dramma quando panico ed un principio di congelamento rendono impossibile accendere un fuoco per salvarsi la vita… Subienkow si aggrega in Alaska ad una squadra di cacciatori di pellicce che tiranneggia una comunità di pellerossa. Quando gli indiani si ribellano, i cacciatori sono fatti prigionieri e sottoposti ad immani torture. Tutti, tranne Subienkow… Sedley Crayden, dopo la morte del fratello, crede di vederlo ancora seduto al suo scrittoio. Pur convinto che si tratti di allucinazioni, perde la tranquillità a saperlo lì. Non gli resta altro che occupare ininterrottamente la sua sedia… Un soldato in perlustrazione si ferma in una fattoria abbandonata per fare scorta di mele. Scoperto dai nemici inizia una forsennata corsa a cavallo per raggiungere il fitto del bosco e salvarsi… Bassett è un geologo nell’entroterra di Guadalcanal. Lì è rapito da un suono soave: il suono del Dio Rosso, venerato dalla tribù con tributi di sangue. Roso dalla febbre, Bassett chiede di morirgli davanti per sentire l’ultima volta quel suono come una tromba di arcangelo…

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15 settembre 2025 1 15 /09 /settembre /2025 01:53
L. Osborne, java road, Adelphi, 2023

Il passaggio di Hong Kong dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord alla Repubblica Popolare Cinese avvenne alla mezzanotte del 1° luglio 1997. Questo evento,  denominato "Hong  Kong Handovere",  pose fine a 156 anni di dominio britannico, risalenti alla cessione dell'isola di Hong Kong nel 1841 durante la Prima Guerra dell'Oppio.

Come parte dell'accordo, Hong Kong sarebbe stata istituita come regione amministrativa speciale della Cina (RAS) per almeno 50 anni a partire dal 1997, mantenendo i propri sistemi economici e di governo, diversi da quelli della Cina continentale, durante questo periodo, sebbene l'influenza del Partito Comunista Cinese (PCC) e del governo centrale di Pechino fosse aumentata dopo l'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong nel 2020.

Hong Kong era una colonia dell'Impero britannico dal 1841, fatta eccezione per i quattro anni di occupazione giapponese, dal 1941 al 1945. Dopo la Prima Guerra dell'Oppio, il suo territorio fu ampliato nel 1860 con l'aggiunta della Penisola di Kowloon e dell'Isola di Stonecutters, e nel 1898, quando la Gran Bretagna ottenne un contratto di locazione di 99 anni per i Nuovi Territori.

La data del passaggio di consegne nel 1997 segnò la fine di questo contratto.

La Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica del 1984 aveva stabilito le condizioni per il trasferimento di Hong Kong, con la Cina che si impegnava a mantenere le strutture di governo ed economia esistenti secondo il principio "un Paese, due sistemi" per un periodo di 50 anni.
Hong Kong divenne la prima regione amministrativa speciale della Cina; fu seguita da Macao dopo il suo trasferimento dal Portogallo nel 1999, secondo accordi simili.

La rivoluzione degli ombrelli (wikipedia)

Java Road (nella traduzione di Mariagrazia Gini), Adelphi (Fabula), 2023, è scritto magnificamente, come altri, da Lawrence Osborne che qui ci conduce ad Hong Kong nei turbolenti anni successivi proprio al processo dell “Handover” del 1997, quando cessò il dominio britannico e la sua condizione di extra-territorialità rispetto al territorio cinese venne meno (e seguirono i disordini del 2014, culminanti nei 79 giorni di lotta pacifica e di disordini di piazza, definiti come la “rivoluzione o protesta degli ombrelli”).
Questa è la cornice storica e geografica di un mondo in decadenza vista attraverso gli occhi del protagonista Adrian Gyle che, in pratica, è invecchiato ad Hong Kong ma è pur sempre considerato uno straniero e un estraneo, senza il diritto ad avere un suo posto.
L’amicizia con Jimmy Tang rampollo di un’altolocata famiglia cinese (frequentazione che ha radici nei tempi della comune frequentazione di Cambridge) rappresenta il suo ancoraggio qui ed un suo passaporto al bel mondo della élite economica, ma sarà - nello stesso tempo - fonte di guai e di ambiguità.
Ritroviamo nelle pagine di Osborne l’acuta e vivida descrizione di un mondo in declino e, assieme, di quello, malinconico, di Adrian.
La figura dell’antico poeta cinese Li Bai - più volte citato - ha un ruolo simbolico di primo piano in questo tormentato processo di trasformazione, di transito e passaggio.

(Soglie) Sebbene le sue storie ci facciano girare il mondo, Osborne finisce per guidarci sempre nel posto che gli è più congeniale: la zona grigia al confine tra realtà e illusione, quella dove «cammini per strada nel sole di mezzogiorno e a un tratto ti accorgi che sul marciapiede la tua ombra non c’è».

(Risvolto) Messico, Cambogia, Marocco, Bangkok: i veri protagonisti di Osborne sono i luoghi dei suoi romanzi. I personaggi sanno sempre dove sono; meno chiaro, ai loro stessi occhi, è chi sono: questa la scintilla che innesca il racconto. Java Road ci porta a Hong Kong, nel torbido clima di una società in crisi, di un regime in bilico: le proteste studentesche infiammano le strade, i ricchi si accingono a riparare all’estero e gli stranieri non sono più visti di buon occhio. Adrian Gyle è un oscuro giornalista inglese di mezza età che vive lì da oltre vent’anni, ma che per la gente del posto continua a essere un “gwai lo”, un «fantasma bianco». 
Tra le sue scarse frequentazioni, si annovera quella con l’ex compagno di università Jimmy Tang, un cinico miliardario che sguazza nell’alta società di Hong Kong come un pesce nell’acqua e che un giorno gli presenta la sua ultima fiamma, una studentessa di buona famiglia coinvolta nei tumulti. 
Se ingolosisce i paparazzi, la loro relazione preoccupa il clan Tang, tanto per i suoi risvolti politici quanto per il rischio di scandali: e quando la ragazza scomparirà nel nulla, sarà Adrian a condurre un’indagine in proprio – un’indagine che, forse, non è mossa solo dal desiderio di scoprire la verità.

 

Lawrence Osborne

L’autore. Lawrence Osborne è nato in Inghilterra e ha studiato lingue moderne a Cambridge e Harvard. Ha vissuto a Parigi per dieci anni dove ha scritto il suo primo romanzo Ania Malina e successivamente il diario di viaggi Paris Dreambook.
Si è poi spostato a New York dove vive dal 1992 alternando l'attività nella Grande Mela con lunghi soggiorni nel lontano Oriente.
Ha scritto per il New York Times, Salon, New Yorker, Financial Times, New York Observer, New York Magazine, Forbes, Conde Nast Traveler, Gourmet e Men's Vogue.
Oltre ad Ania Malina e Paris Dreambook, ha scritto la collezione di saggi The Poisoned Embrace (1993) e un controverso libro sull'autismo intitolato American Normal (2002).
In Italia ha pubblicato per Adelphi Il turista nudo (2006), Shangri-la (2008), Bangkok (2009) e Nella polvere (2021) e altri.

 

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6 settembre 2025 6 06 /09 /settembre /2025 06:09
Ken Follett, Il terzo gemello

Il Terzo gemello (The Third Twin) di Ken Follett (pubblicato nel 1996 da Mondadori) è stato espressione di un cambio di genere nelle tematiche dello scrittore nei tardi anni novanta, con un paio di libri ambientati nel presente usando le tecnologie avanzate come filo conduttore, di cui Il terzo gemello (1996) si focalizzava sugli aspetti oscuri delle biotecnologie, mentre Il martello dell'Eden (1998) poneva come asse narrativo portante il terremoto utilizzato come arma di terrore.

Il romanzo di Ken Follett presenta una duplice riflessione, la prima sulla applicazione aberrante della tecniche di clonazione sull'uomo (ricordiamo qui che la Pecora Dolly è stata il primo mammifero ad essere clonato con successo, proprio nel 1996, aprendo così un'inquietante serie di possibilità e di applicazioni per la Scienza), mentre la seconda è una riflessione sull'epigenetica intesa come  quella branca della biologia che studia i cambiamenti nell'espressione genica che non alterano la sequenza del DNA, occupandosi dei modi in cui fattori ambientali, stili di vita, età e altri stimoli influenzano l'attivazione o la disattivazione dei geni attraverso modifiche chimiche reversibili, come la metilazione del DNA e le modifiche degli istoni, che possono determinare l'insorgenza di malattie e influenzare l'invecchiamento. 

Dalle combinazione di tecniche di clonazione ed attenzione all'epigenetica non è detto che corredi cromosomi identici possano avere la stessa espressività e ne scaturisce pertanto la riflessione che, nell'ipotesi della clonazione applicata all'uomo, non tutti i cloni sarebbero identici gli uni agli altri soprattutto per quanto riguarda stile di vita, espressività emozionale, conformazione della personalità e attitudini etico-morali, se la crescita di ciascun clone avvenga in un ambiente diverso sotto la pressione plastica di stimoli ambientali ed educativi diversi.

The Third Twin sviluppa appunto con molta maestria queste tematiche ed è indubbiamente molto avvincete.

Sono arrivato alla lettura di quest'opera di Folllett attraverso un romanzo di Robin Cook, Shock (scritto nel 2002) che affronta tematiche simile, ma con una maestria letteraria di gran lunga inferiore.

Dal romanzo di Ken Follett è stato tratto un film per la televisione nel 1997, con lo stesso titolo.

 

La pecora Dolly e il suo creatore

(Sinossi) Ambientato negli Stati Uniti di oggi, tra Washington e Baltimora, è la storia di una giovane scienziata che mette a repentaglio la sua carriera e la sua vita per scoprire un intricato complotto che coinvolge grandi interessi finanziari, ragioni politiche e motivazioni ideologiche, intorno a un segretissimo esperimento di ingegneria genetica.

Una giovane scienziata, Jeannie Ferrami, sta svolgendo una ricerca sulla formazione della personalità e sulle differenze di comportamento tra gemelli monozigoti separati alla nascita, quando scopre due gemelli assolutamente identici, ma nati da madri diverse. Come è possibile? La risposta è una sola: clonazione. Ma quel genere di procedure è proibito. Chi può esserci dietro tutto ciò? E con quale scopo? Man mano che procede nelle sue ricerche, Jeannie si accorge che le sue indagini mettono in allarme una società di punta nel campo della biogenetica; e che, fatto più preoccupante, qualcuno sta cercando di fermarla in tutti i modi. È possibile che esperimenti segreti di clonazione siano stati condotti su cavie umane inconsapevoli? E in che modo è coinvolto nella vicenda anche un candidato alla presidenza degli Stati Uniti?

(Risvolto di copertina della I edizione italiana) Suspense, intrigo, amore: Ken Follett torna alle atmosfere classiche del thriller in una vicenda ambientata negli Stati Uniti di oggi, tra Washington e Baltimora, intorno ad un segretissimo progetto di ingegneria genetica in cui sono coinvolti i grandi interessi finanziari, ragioni politiche e motivazioni ideologiche. Affascinante protagonista é Jeannie Ferrami, giovane e ambiziosa scienziata, impegnata in un complesso studio di genetica applicata alla criminalità. Ha identificato quelli che, secondo lei, sono i tratti ereditari di una mente criminale e vuole dimostrare che è una corretta educazione può efficacemente contrastarli. Per farlo, esamina gemelli cresciuti in ambienti diversi, che rintraccia grazie a un sofisticato programma di software, da lei stessa messo a punto, con cui accedere più grandi banche dati del Paese. Tutto si complica quando Jeannie si imbatte in un fenomeno inspiegabile: due gemelli perfettamente identici malati da madri diverse, i luoghi lontani e a settimane di distanza l’uno dall’altro. Non sa di aver trovato la chiave di accesso ad un pericoloso complotto in cui sono implicati, oltre al professore che guida la sua ricerca in università, anche un’importante società all’avanguardia negli studi di biogenetica è un candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Niente sembra poter fermare i nemici di Jeannie, disposti a tutto pur di interrompere le sue ricerche e occultarne i frutti. Smascherarli diventa per lei una questione di vita o di morte, e per salvarsi Jeannie può contare solo su se stessa, sul suo istinto e la sua esperienza. È sul gemello che tutti hanno già condannato come criminale, forse l’ultimo di cui lei possa fidarsi.

 

Ken Follett

L'autore. Ken Follett, all'anagrafe Kenneth Martin Follett (Cardiff, 5 giugno 1949), è uno scrittore britannico.
Considerato uno dei più grandi narratori al mondo, ha raggiunto la prima posizione del New York Times best seller list con molti dei suoi romanzi, tra cui Il codice Rebecca, Un letto di leoni, Mondo senza fine, La caduta dei giganti, L'inverno del mondo, I giorni dell'eternità, La colonna di fuoco e Fu sera e fu mattina.
Due dei suoi libri, I pilastri della terra e La cruna dell'ago, sono stati inseriti nella lista dei 101 best seller più venduti di tutti i tempi, rispettivamente al 68º e al 92º posto.
Ha venduto più di 160 milioni di copie dei suoi romanzi nel mondo, ed è uno dei più ricchi e famosi giallisti britannici della storia.
Nel 2018 è stato insignito dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (CBE) per i suoi servizi alla letteratura.

 

Robin Cook, Shock

Robin Cook, Shock (nella traduzione di L. De Angelis), Sperling&Kupfer, 2002

Di quando in quando, come ho già detto, mi ritrovo a leggere un libro di Robin Cook
Si tratta solo e rigorosamente di volumi che acquisto a metà prezzo nelle offerte online, o un tempo nei remainder o sulle bancarelle dei libri usati
A parte il fatto che, il più delle volte, questi romanzi non sono eccelsi dal punto di vista della scrittura (ma forse ciò dipende anche dal fatto che sono tradotti malamente), le trame che Robin Cook ci offre sono interessanti, in quanto esplorano i progressi della biologia e della scienza medica e i loro usi distorti il più delle volte per motivi commerciali o di una  forma di perversione del demiurgo che si sente spinto a sfidare i limiti etici oltre i quali non si dovrebbe andare, ma che vengono valicati per brama di potere e di guadagno.
I titoli dei romanzi di Robin Cook sono tutti iconici ed evocativi, come ad esempio “Febbre”, “Contagio”, “Morbo”, “Sindrome fatale”, “Epidemia” e così via in una galleria di oltre trenta opere, alcune delle quali hanno ispirato film di grande successo nell’ambito del “medical thriller”.
In Shock due intraprendenti, quanto avventate, amiche, rispondono ad un annuncio che promette una cospicua ricompensa in denaro a donatrici di ovuli.
Successivamente, a cose fatte, decidono di indagare sotto falso nome, spinte dalla curiosità di sapere che fine abbiano fatto i loro ovuli, e vanno letteralmente a mettersi nella bocca del leone
Le due “eroine” sono alquanto sprovvedute ed irritanti, testarde come i muli, e vogliono andare avanti per saperne di più anche quando lampeggiano davanti ai loro occhi inquietanti segnali rossi di pericolo.
Shock si legge in modo andante
Il tema centrale che è quello della clonazione e della manipolazione genetica è indubbiamente interessante e attuale

(Risvolto) Dal Maestro del medico thriller, un nuovo entusiasmante romanzo in cui il progresso scientifico si scontra con la legge dell’etica.
Deborah Cochrane e Joanna Meissner, laureande all'Università di Harvard, tanto disinibite quanto sprovvedute, decidono di rispondere a un'inserzione della clinica Wingate, specializzata nel trattamento della sterilità, in cui si cercano donatrici di ovuli e i ricercatori offrono alle volontarie 45.000 dollari. Le due ragazze accettano senza indugio, improvvisandosi “donatrici di ovuli“, sia per bisogno di denaro sia per solidarietà verso chi cerca disperatamente un figlio con l’aiuto della scienza. 
Incontrano così il dottor Saunders e lo spregiudicata équipe del dottor Wingate, fondatore della clinica. Le due amiche si sottopongono all’intervento e dopo un anno e mezzo, spinte dalla curiosità su quale sia stato l’esito della loro “donazione“, ricontattano la clinica, senza ottenere alcuna risposte soddisfacente. Infatti, si scontrano contro un muro di omertà e silenzio totale e allora le due decidono di farsi assumere dal clinica sotto mentite spoglie e con identità contraffatte per poter accedere dall’interno al data base della clinica che è protetto da password e divieti d’accesso Ma la loro curiosità di sapere se la donazione è andata a buon fine non avrà risposta.
Parte così per le due temerarie una caccia medico-informatica che le porterà a scoprire i segreti più inconfessabili della clinica.
Ciò che scoprono sarà uno “shock“ all’ennesima potenza. Il romanzo di Robin Cook spinge a riflettere su temi di grande attualità, quali la procreazione gestita in laboratorio, la manipolazione genetica e la clonazione.
L’autore. Robin Cook (New York, 4 maggio 1940) è un medico e scrittore statunitense, affermato autore di gialli, è considerato il padre dei thriller medici, e cioè dei gialli di argomento scientifico-biologico.
È autore di oltre 30 romanzi, molti dei quali sono stati trasposti in film di grande successo.

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3 settembre 2025 3 03 /09 /settembre /2025 08:16

“Le è concesso di tornare indietro nel tempo e scattare di nuovo la sua foto preferita. È pronta?”

Feltrinelli Editore

Mi chiamo Hirasaka. Il mio compito è accompagnare nel miglior modo possibile tutti coloro che vengono in questo studio fotografico

Il magico gabinetto fotografico

Il magico studio fotografico di Hirasaka, di Sanaka Hiiragi (pubblicato da Feltrinelli nel 2023) è un piccolo romanzo toccante e poetico.

Che dire? E' una storia sul passaggio e sul transito tra la vita e la morte
Il tema delle ultime cose è trattato con delicatezza e con molta poesia
Immaginate che vi ritroviate in uno studio fotografico nel quale siete accolti da un gentile e anziano signore che è il fotografo, ma anche un guardiano di porta, il quale vi dice che siete morti e che prima di entrare nella luce vi attende un compito.
Immaginate di dover scegliere 12 foto per ogni anno della vostra vita, una per mese, tra miriadi di foto e di poter tornare indietro nel tempo per poter rifare una foto, una soltanto, che non è venuta bene o che vorreste vedere diversa.
Immaginate poi che tutte le foto selezionate, compresa quella speciale, servano per costruire una lanterna magica che poi vi proietterà quelle foto in una sequenza meravigliosa e caleidoscopica.
Immaginate che soltanto dopo possiate entrare in un ulteriore step del vostro viaggio: tutto questo con l’assistenza gentile del sig. Hirasaka.
È un romanzo insolito sul transito e sul passaggio, in cui questo tema è raccontato con poesia e con molta delicatezza.

(Soglie del testo) Un libro sulla vita e la morte, l’amore e la perdita, l’importanza della gentilezza e di saper apprezzare ogni momento. Un romanzo ad alto tasso emotivo, che custodisce in sé tutto il fascino della migliore tradizione nipponica.

Lo studio fotografico del signor Hirasaka non è un luogo qualsiasi. Ogni visitatore viene accolto senza fretta, secondo un rituale preciso. In giardino, tante piccole lanterne brillano tra i ciliegi. A turno entrano nella stanza un’ex insegnante novantenne, un membro della yakuza e una ragazzina. Hirasaka li fa sedere su un comodo divano di pelle, prepara il tè e illustra i servizi speciali che offre lo studio. A tutti consegna degli scatoloni pieni di foto-ricordo della loro vita: potranno sceglierne una per ogni anno che hanno vissuto.
Ma non solo: hanno l’opportunità straordinaria di rivivere il loro ricordo più prezioso e di scattare di nuovo la loro foto preferita. C’è una regola, però: non possono interagire con nessuno. Perché lo studio di Hirasaka si trova al confine tra questo mondo e quell’altro.

 

Sanaka Hiragi

In Giappone, infatti, fin dall’antichità si crede che ci siano dei luoghi di passaggio e che, prima di andare nell’aldilà, le persone abbiano dei flashback in cui ricordano la loro esistenza. La chiamano “somato”, lanterna girevole dei ricordi, ed è ciò che Hirasaka costruisce con le fotografie dei suoi ospiti. Cosa sceglieranno? Che vite hanno vissuto? E perché tutti vanno e vengono da quello studio, ma Hirasaka resta sempre lì? Una storia magica e consolatoria sulla vita e la morte, l’amore e la perdita, l’importanza di saper cogliere la bellezza in ogni attimo.

«Un libro magico che ci fa sentire più vivi che mai, che ci sa consolare della perdita dei nostri cari e ci fa capire quanto è importante vivere bene per sé stessi, per le persone che ci vogliono bene e per il mondo intero.» - Sabrina Bordignon per Maremosso

L’autrice. Sanaka Hiiragi, nata nel 1974 nella Prefettura di Kagawa, è un'autrice giapponese. Cresciuta nella prefettura di Hyogo, vive a Tokyo. Si è laureata in Letteratura presso l’università femminile di Kobe e ha completato gli studi all’università Himeji Dokkyo. Dopo sette anni all’estero come insegnante di giapponese, nel 2013 ha esordito nella narrativa vincendo un premio letterario. È appassionata di fotografia, vecchie macchine fotografiche e kimono.
Il magico studio fotografico di Hirasaka è stato pubblicato in Italia nel 2023 da Feltrinelli

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2 settembre 2025 2 02 /09 /settembre /2025 13:40
Autori vari, Cocaina, Raffaello Cortina Editore

L'uso e l'abuso di cocaina stanno diventando uno tra i più gravi problemi sociali, educativi e clinici che gli operatori dei diversi settori si trovano ad affrontare. I dati epidemiologici indicano che la cocaina è diffusa in tutti gli ambienti e provoca danni gravi, e sottovalutati, a chi la consuma e all'intera comunità. Inoltre, l'assunzione di cocaina si accompagna spesso a quella di altre sostanze, come gli alcolici, e interagisce, aggravandola, con qualunque altra condizione patologica. A partire dall'esperienza concreta dei clinici che lavorano in prima linea, il testo propone un panorama completo delle conoscenze scientifiche sulla diagnosi e sulle modalità terapeutiche in questo ambito. L'obiettivo è offrire un preciso modello di gestione del trattamento, basato sull'interpretazione del consumo di cocaina come ricerca di un sé maniacale e sulla messa in atto di strategie antimaniacali che portino a una diversa e più equilibrata valorizzazione di sé.

In Italia, l'analisi del legame tra l'abuso di crack e le emergenze psichiatriche in Pronto Soccorso (PS) è un tema di crescente attenzione istituzionale, sebbene i dati scientifici pubblicati nel 2024-2025 siano spesso aggregati a quelli della cocaina in polvere o inseriti in rapporti epidemiologici più ampi.

Innanzitutto i dati Epidemiologici Nazionali (2024-2025), tra i quali la Relazione al Parlamento 2025 e i dati del Ministero della Salute, evidenziano un aumento significativo delle problematiche correlate all'abuso della cocaina.
Nel 2024 sono stati registrati 8.378 accessi in PS per patologie direttamente correlate all'uso di sostanze stupefacenti.
Vi è una crescita netta del fenomeno dell'assunzione di cocaina, fumata in forma di crack, con un incremento segnando un incremento del 95% rispetto al 2010 per quanto concerne il dato degli utenti in carico ai servizi sanitari (SerD) specificamente per consumo di crack che, nel 2024, sono stati 2.288. 
Complessivamente, circa il 27% degli utenti in carico ai SerD presenta una forma di dipendenza da cocaina (o di cocaina in forma di crack), spesso associata a gravi fragilità psichiche, se non a manifestazioni franche di espressività psicopatologica o evidenti forme di discontrollo comportamentale. 

Recenti rapporti territoriali e osservazioni cliniche descrivono quadri di acuzie psicopatologica severa.
Si segnala un "allarme crack" particolarmente tra i giovanissimi, con casi di ragazzi di 13 anni che giungono in PS con sintomi di psicosi acuta.
Gli studi sulle emergenze da cocaina/crack in Italia confermano che i motivi principali di accesso includono agitazione estrema, ansia, aggressività e, nei casi più gravi, psicosi e pensieri suicidi.
E' stata osservata una crescente complessità clinica che unisce il poliabuso (cocaina sniffata, fumata in forma di crack), eventualmente assunta insieme ad altre sostanze sino a configurare severi quadri politossicofili) a difficoltà di regolazione emotiva e disturbi del comportamento. 

Studi locali e di settore danno ulteriori elementi in questo senso.
Per esempio, l'Università di Bari in uno studio del 2024 ha analizzato le consulenze psichiatriche in PS per minori (2019-2023), rilevando cambiamenti qualitativi nelle manifestazioni cliniche legate all'abuso di sostanze.
Un rapporto OISED del 2024 conferma che la variabilità regionale è elevata, con un impatto socio-sanitario crescente nelle aree urbane dove la disponibilità di crack a basso costo è maggiore. 

Risulta particolarmente interessante e attuale, alla luce di tutte queste considerazioni la lettura del volume curato da Paolo Rigliano e da Emanuele Bignamini, Cocaina, Consumo, psicopatologia, trattamento, pubblicato alcuni anni fa da Raffaello Cortina Editrore.

 

 I curatori. Paolo Rigliano, psichiatra e psicoterapeuta, dirige una struttura psichiatrica territoriale dell’Ospedale San Carlo di Milano. Nella collana di Psicologia clinica ha pubblicato Doppia diagnosi (2004) e Gay e lesbiche in psicoterapia (2006).

Emanuele Bignamini, psichiatra e analista della Società italiana di psicologia individuale, dirige il dipartimento Dipendenze 1 della ASL Torino 2.

Assieme a questo volume può essere letto, come piccolo ma esaustivo manuale il seguente saggio

AA. VV:, Cocaina, psiche e crimine, Franco Angeli Editore, 2007

Paolo De Pasquali, Aurelia Costabile, Anna Maria Casale, Cocaina, psiche e crimine. Gli effetti neuro-psico-sociali della cocaina, Franco Angeli Editore, 2008
Si tratta di un’indagine multidisciplinare sul “fenomeno cocaina”, una sostanza usata oggi da 2 milioni di italiani per una spesa di 4 miliardi di euro all’anno.
Il testo studia la sostanza (cocaina, crack, free-base), i consumatori, gli effetti (disturbi, dipendenza, danni relazionali, ecc.), i dati relativi al traffico della sostanza, e l’efficacia dei diversi trattamenti farmacologici, psicologici e riabilitativi, oltre che gli aspetti psichiatrico-forensi, connessi all'abuso di cocaina.
Il. volume, pur nella sua sinteticità, è estremamente interessante, anche se - essendo stato pubblicato nel 2007 - non tiene conto dell'epidemia dell'abuso di cocaina in forma di Crack che si è diffusa in anni recenti in molti paesi europei, compresa l'Italia. 


 

(sinossi) L'uso, l'abuso e la dipendenza da cocaina sono un argomento attuale e scottante, rappresentando ormai una vera emergenza pubblica. Infatti, mentre un tempo la cocaina era considerata la "droga dei ricchi", oggi è usata da due milioni di italiani, che spendono 4 miliardi di euro all'anno. Non v'è categoria sociale, né fascia d'età, che non sia potenzialmente attraversata dalla problematica, per la quale le nostre Istituzioni non riescono a trovare valide soluzioni.
Scopo di questo saggio è indagare il "fenomeno cocaina" da un punto di vista scientifico, in un'ottica multidisciplinare, attraverso l'analisi dei vari aspetti del problema: farmacologico, psicologico, sociologico, psichiatrico-forense e criminologico. Si cerca di rispondere a quesiti allarmanti quali: la cocaina è davvero una droga pericolosa? Può instaurare dipendenza fisica? Può avere effetti letali? Può danneggiare il feto? Può determinare condotte violente?
L'indagine eseguita comprende lo studio della sostanza, dei consumatori e degli effetti. Alla luce di un'estesa letteratura scientifica, nel libro si analizzano il tipo di preparazione (cocaina, crack, free-base), le modalità e le vie di abuso; gli effetti a breve e a lungo termine; la sindrome di astinenza e la dipendenza, i danni relazionali e sociali. Si esaminano gli effetti dell'uso combinato con altre sostanze quali alcol, eroina, cannabis; si evidenziano i disturbi psicopatologici e neurologici da cocaina, le caratteristiche di personalità dei cocainomani, la comorbidità psichiatrica, il rapporto tra cocaina e crimine, i possibili comportamenti violenti. Si valuta infine l'efficacia dei diversi trattamenti farmacologici, psicologici e riabilitativi.

Gli autori. Paolo De Pasquali, medico psichiatra e psicoterapeuta, è dirigente medico presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'Ospedale civile dell'Annunziata di Cosenza. Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato i saggi: Serial Killer in Italia (Angeli, 2001), Figli che uccidono (Rubbettino, 2002); Crimini (Klipper, 2006); L'orrore in casa. Psico-criminologia del parenticidio (Angeli, 2007).
Aurelia Costabile, medico, specialista in Ematologia Generale, Clinica e Laboratorio, specialista in Chirurgia d'Urgenza e Pronto Soccorso, è dirigente medico presso il Centro Trasfusionale dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza.
Anna Maria Casale, psicologa con specializzazione clinica in Psicoterapia Familiare e Relazionale, collabora col prof. F. Bruno presso la Cattedra di Psicopatologia Forense dell'Università di Roma La Sapienza nell'ambito dei progetti di ricerca sulle tossicodipendenze.

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30 agosto 2025 6 30 /08 /agosto /2025 14:02

Una storia nera e inquietante che ricorda fin troppo da vicino la nostra epoca malata di reality show.

Casa Editrice Terre di Mezzo (scheda del libro)

Non si uccidono così anche i cavalli?

Al romanzo-verità Non si uccidono così anche i cavalli? di Horace McCoy  (titolo originale: They shoot Horses, don't they?, nella traduzione di Luca Conti), pubblicato nel 2007 da Edizioni Terre di Mezzo, 2007, si è ispirato un film di Sidney Pollack del 1969 (USA), vincitore di un premio Oscar al miglior attore non protagonista (Gig Young nella parte del buttafuori Rocky).

Il romanzo di Horace McCoy, che aveva già subìto un primo trattamento cinematografico da parte dello stesso autore (Life is a Marathon, del 1937, ma rifiutato dagli Studios), nel processo di realizzazione della versione cinematografica di Pollack è stato sensibilmente modificato dagli sceneggiatori James Poe e Robert Thompson.
Nel romanzo la maratona di ballo è narrata attraverso vari flashback durante il processo al protagonista: il regista Pollack ribalta l'ordine incentrando la vicenda sullo spettacolo e mostrando solo sporadicamente alcuni passi dell'istruttoria tramite i flash-forward.
Successivamente, nel 2018, dal romanzo è stata tratto un allestimento teatrale in cui la recitazione si accompagna a coreografie, danza e musica e che ha avuto due successive tournée in alcune location italiane, di cui una nel 2019.
Il film di Pollack mio padre ebbe modo di vederlo al Festival del Cinema di Taormina e me ne parlò in termini entusiastici (e, tra le altre cose, mi portò delle belle foto in bianco nero che corredavano i comunicati stampa, diffusi agli addetti ai lavori presenti). Poi, a distanza di qualche anno, il film lo vidi anche io in qualche cineclub.
They shoot horses, don't they? è indubbiamente uno dei grandi film di Sidney Pollack, centrato sul fenomeno diffuso (e drammatico) negli Stati Uniti, negli anni successivi alla Grande Depressione, delle cosiddette "Maratone di Ballo", in cui si lanciavano spiantati e aspiranti attori desiderosi di essere attenzionati da impresari e manager, ma anche attratti dal sostanzioso premio in denaro riservato all'unica coppia vincente e dalla possibilità di avere dei pasti gratuiti per tutta la durata della competizione. 


 

Maratone di danza - salme ambulanti (da dagospia)

Le maratone di ballo furono una delle forme di intrattenimento più controverse nella storia degli Stati Uniti. Hanno visto i partecipanti ballare ininterrottamente per giorni, settimane e talvolta mesi per avere la possibilità di vincere cibo e denaro. Negli anni Venti, la rinascita dei Giochi Olimpici suscitò un enorme interesse per le impressionanti imprese di forza e resistenza, che portò all’aumento di popolarità delle gare di ballo che duravano per lunghi periodi di tempo. Nel 1923 la mania della maratona di ballo vide i record mondiali di danza senza sosta essere battuti praticamente ogni giorno, ma le cose sfuggirono davvero di mano quando i prosperi anni Venti sfumarono nella Grande Depressione degli anni Trenta.

L’innocua gara di ballo si trasformò in uno spettacolo contorto in cui le persone morivano letteralmente di fatica sulla pista per la possibilità di vincere i tanto desiderati premi in denaro. Nel febbraio del 1923, l’istruttrice di danza Alma Cummings stabilì il record mondiale del tempo più lungo trascorso ballando ininterrottamente, 27 ore. Ma per gli standard delle maratone di ballo degli anni Trenta, la sua performance era uno scherzo, dato che i concorrenti ballavano per giorni, a volte settimane, per avere la possibilità di vincere l’equivalente in denaro di uno stipendio annuale, in un periodo in cui la maggior parte delle persone faticava a mettere il cibo in tavola. La gente era disperata e gli organizzatori delle maratone di ballo ne approfittavano per mettere in scena spettacoli estenuanti per le masse disposte a pagare.


Il fenomeno delle Maratone di Danza si sviluppò particolarmente nel periodo successivo alla Grande Depressione del 1929, soprattutto perché gli impresari cavalcavano la voglia di tanti spiantati di poter vincere dei premi in denaro e potere così sbarcare il lunario, in quei tempi grami e di disoccupazione feroce.
Le esigenze di questo tipo indotte dalla Depressione economica vennero a sommarsi alla nascente spettacolarizzazione dello sport.

Nello stesso periodo, ad esempio, ebbe inizio la C. C. Pyle's International Transcontinental Foot Race, detta più comunemente "The Bunion Derby" da Los Angeles a New York City, per la massima parte sviluppato sulla famosa Route 66. La gara si sviluppava sulla distanza di 3,423 miglia, con un premio di $25,000 per il primo classificato.
Ai tempi della Grande Depressione la Maratona di Danza risultava essere a tutti gli effetti una feroce gara ad eliminazione in cui i partecipanti erano costretti secondo il regolamento a stare continuamente in movimento, a ritmo di musica (piano, orchestra o anche radio durante le ore notturne), con periodi di 1 ora e cinquanta minuti consecutivi e 10 minuti di riposo (intervalli di tempo che dovevano utilizzare per tutte le loro necessità di base, come farsi la doccia, riposare, farsi medicare le vesciche ai piedi, ricevere dei massaggi).

Per vivacizzare l'atmosfera da un certo punto in poi, come racconta il romanzo viene inserito un "Derby giornaliero" in cui le coppie devono fare una vera e propria gara seguendo un circuito ovale disegnato sulla pista da ballo (gli uomini camminando tacco-punta, quindi a tutti gli effetti marciando e le donne seguendoli attaccati alla loro cintura al piccolo trotto). Il derby giornaliero faceva la vera selezione, poiché le ultime coppie (quelle arrivate per ultime, oppure quelle stroncate dal ritmo forsennato) venivano eliminate. In questo piccolo universo, man mano che si va avanti emergono crudeltà reciproche mentre si affievoliscono i gesti di solidarietà.
Tutto questo è raccontato magistralmente nel romanzo di McCoy e nel film di Pollack.

Il volume pubblicato da Terre di Mezzo non è più disponibile sul mercato, ma nel 2018 ne è stata fatta una nuova edizione (Editore Sur, Collana BigSur).

Su youtube si può vedere integralmente il film realizzato da Pollack, come anche i trailer dello spettacolo teatrale del 2018.
Vale la pena vederlo, così come merita una lettura il romanzo di McCoy.

(Risguardo) Anni Trenta. In piena Grande Depressione Robert e Gloria, entrambi a Hollywood in cerca di un ingaggio, per sbarcare il lunario si iscrivono a una maratona di ballo nei pressi della spiaggia di Malibù: in cambio di vitto e alloggio i partecipanti devono danzare per giorni e giorni senza mai fermarsi, fino allo sfinimento. In palio ci sono mille dollari e, soprattutto, la possibilità di farsi notare dai produttori e dai registi che bazzicano questi eventi.
La maratona attira sbandati senza quattrini e giovani in cerca di successo, e ben presto si trasforma in una vera e propria lotta per la sopravvivenza, dove non c’è spazio per i sentimenti né per la pietà umana e dove tutto, anche la sofferenza, è ridotto a spettacolo per gli occhi insaziabili del pubblico. Fino all'epilogo macchiato di sangue.
Una storia nera e inquietante che ricorda fin troppo da vicino la nostra epoca malata di reality show. Da questo libro l'omonimo film di Sydney Pollack (USA, 1969) vincitore di un Oscar

 

Horace McCoy

Hanno detto:
"Tra i modelli cui mi sono ispirato per il mio Cavie c'è anche un grande libro americano dimenticato: Non si uccidono anche i cavalli? di Horace McCoy" (Chuck Palaniuk su Repubblica)
"McCoy usa le parole come se fossero proiettili" (Time)


L'Autore. Horace McCoy (1897-1955) è uno dei nomi di riferimento tra gli scrittori della hard-boiled school, insieme con Dashiel Hammett, James M. Cain e Raymond Chandler.
Nella sua vita McCoy ha fatto mille mestieri: il commesso viaggiatore, il tassista, il giornalista e, negli anni Trenta, anche il buttafuori in una maratona di ballo.
Tra i romanzi pubblicati in Italia: Un sudario non ha tasche (Terre di mezzo) e Un bacio e addio (Einaudi)

Non si uccidono così anche i cavalli?

Horace McCoy, Non si uccidono così anche i cavalli? (Nuova edizione 2019 per Sur, Collana BigSur).

Hollywood, anni Trenta. Robert e Gloria sono due tra i tanti giovani che durante la Grande Depressione si riversano da ogni parte d'America nella città del cinema, in cerca di un'occasione.
La loro amicizia nasce dopo un primo incontro fortuito, quando insieme decidono di iscriversi a una maratona di ballo, attratti dal premio di mille dollari e dalla possibilità di essere notati da qualche produttore a caccia di volti nuovi. Durante la massacrante esibizione, via via che le altre coppie in gara si ritirano o vengono eliminate, Robert avrà modo di conoscere a fondo Gloria, la sua lingua svelta e i modi divertenti, ma anche le sue fragilità e il malessere interiore. Alla vicenda dei protagonisti, e all'epilogo di sangue annunciato fin dalla prima pagina, fa da vivace controcanto una serie di personaggi indimenticabili: c'è Socks, l'impresario senza scrupoli, e Rocky, l'esuberante presentatore; c'è Mario, il gigantesco ballerino italiano che nasconde un passato oscuro; e poi divi e dive del cinema che fanno la loro comparsata sugli spalti, poliziotti e gangster, anziane benefattrici e donne virtuose disperatamente intenzionate a boicottare la manifestazione. Prefazione di Violetta Bellocchio.

«Pubblicato per la prima volta nel 1935 e diventato poi un film di Sydney Pollack con Jane Fonda, torna in libreria il libro di McCoy, uno dei capostipiti del genere hard boiled» - Robinson

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26 agosto 2025 2 26 /08 /agosto /2025 11:44

Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni

Dalla prefazione di Piergiorgio Odifreddi

L'unico indiano buono è un indiano morto

Philip Henry Sheridan, generale statunitense

Chris Hedges, Un genocidio annunciato, Fazi

"Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata" è un libro che nasce da una rielaborazione degli scritti di Chris Hedges, su Gaza, sulla Palestina e su tutti gli eventi che si sono susseguiti a partire dal 7 ottobre 2023, che sono stati via via pubblicati sul blog dell'autore (come egli stesso precisa in una nota in calce al volume).
I suoi articoli e le sue considerazioni si estendono a buona parte del 2024, ma mantengono tutta la loro drammatica attualità sino al tempo attuale, quando ancora più serrata e crudele si fa l'azione militare israeliana su Gaza e al contempo si assiste ad un giro di vite in Cisgiordania, con l'incremento degli insediamenti e delle azioni di disturbo da parte dei coloni nei riguardi dei Palestinesi.

Si tratta di un reportage e di un inchiesta giornalistica al tempo stesso poiché nei diversi capitoli sono molteplici i temi trattati.

senza volere essere esaustivo si va da un capitolo in cui vengono raccolte le terribili testimonianze dei Gazawi sopravvissuti ai bombardamenti e alle incursioni, ad uno in cui si raccontano gli antefatti di ciò che accade oggi, che si spingono indietro nel tempo sino al tempo in cui cessò il Protettorato britannico e si costituì lo stato d'Israele, ad uno in cui si affronta il tema altrettanto fondamentale del potere <(o forse stra-potere) delle lobby ebraico-israeliane negli Stati Uniti e della loro capacità di influenzare in modo determinante le decisioni del presidente USA di turno (e nessuno di essi si è sottratto sinora a questo tipo di influenzamento, nemmeno Carter ed Obama, ambedue insigniti del Premio Nobel per la Pace. Vi è un capitolo che parla dei travisamenti della verità, messi in atto sistematicamente da Israele nei confronti del mondo intero e dei suoi stessi cittadini, sottoposti sin dalla nascita ad una azione sistematica di disinformazione. Non manca una sezione in cui si parla della violenta azione di repressione condotta nei campus universitari USA contro i manifestanti pro-Palestina, sottoposti ad una durissima azione anche di tipo espulsivo: al riguardo pare che la verità non debba mai essere detta e che non si debba infrangere la rete delle menzogne, delle mistificazioni e delle falsificazioni costruita attorno al movimento sionista fondamentalista.  
In questo senso si muovono gli Israeliani con una serie di azioni orchestrate nei social per screditare con appostate campagne chiunque critichi le azioni del governo israeliano o esprime solidarietà nei confronti del popolo palestinese sotto assedio: è chiaro che questo stesso libro e le recensioni che lo riguardano saranno oggetto d'una aggressiva campagna di disinformazione/denigrazione.

Conclude il testo di Hedges una toccante e struggente lettera indirizzata ai bambini di Gaza che, ancora non vedono alcuno spiraglio di luce e che sono sottoposti sino alla data odierna (mentre sto scrivendo questa recensione) ad una serie violentissima di azioni di guerra contro civili innocenti.
Questa lettera è riportata più in basso in tutta la sua interezza.

Il volume nella sua edizione italiana è preceduto da una stimolante prefazione di Piergiorgio Odifreddi, mentre al termine è inclusa - e non poteva mancare - la relazione conclusiva della giurista Francesca Albanese nella sua qualità di Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati che illustra in modo esauriente e non ambiguo perché le azioni dello stato di Israele nei confronti dei palestinesi, sia di Gaza sia dei territori occupati della Cisgiordania vadano rubricarti come genocidio.

 

(Risvolto) Straordinario reportage nel solco del miglior giornalismo di grandi reporter come Tiziano Terzani e John Pilger, Un genocidio annunciato è una denuncia senza compromessi dei crimini di Israele contro i palestinesi. Il premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente per «The New York Times» dal Medio Oriente, trasporta il lettore nelle strade devastate della Striscia di Gaza, dove bombardamenti incessanti, fame e angoscia dominano la quotidianità. Attraverso testimonianze di prima mano e una scrittura potente e coinvolgente, Hedges racconta la resistenza e le sofferenze del popolo palestinese, «le cui voci», scrive Piergiorgio Odifreddi nella prefazione, «questo libro mette in scena come in un coro da tragedia classica». L’autore risale poi alle radici storiche del conflitto, mettendo in discussione la narrazione dominante che presenta Israele come l’unica democrazia in Medio Oriente. Hedges evidenzia come il sionismo – l’ideologia fondante dello Stato ebraico – sia strettamente legato al colonialismo e alla supremazia etnica, e come il genocidio rappresenti l’epilogo estremo e prevedibile della politica espansionista di Israele, resa possibile da una sistematica impunità internazionale.
In queste pagine, Hedges dedica un’attenzione particolare al sofisticato apparato di propaganda israeliano che, con la complicità dei media occidentali, distorce i fatti per legittimare l’oppressione e dipingere i palestinesi come terroristi, oscurando o minimizzando le atrocità commesse da Tel Aviv. Nell’orrore di una delle pagine più tragiche della storia recente, Un genocidio annunciato è un doloroso e necessario squarcio di verità e un appello accorato all’azione e alla solidarietà. Perché, come ci ricorda Hedges, il silenzio rende complici e la lotta per la giustizia in Palestina è una battaglia per la dignità e la libertà di tutti.

Hanno detto:

 

«Chris Hedges narra con compassione e maestria gli effetti concreti e devastanti di una guerra che dura ormai da quasi ottant’anni». - dalla prefazione di Piergiorgio Odifreddi

«Scritto con urgenza morale e una prosa tagliente, Un genocidio annunciato è un’agghiacciante denuncia delle incessanti atrocità commesse da Israele contro i palestinesi. Chris Hedges attinge alla sua vasta esperienza come corrispondente di guerra e conoscitore della lingua araba per intrecciare racconti di prima mano, storie umane intime, contesto storico e un’acuta analisi politica, muovendo una dura accusa al progetto coloniale sionista e alla complicità delle potenze globali nell’annientamento della popolazione indigena palestinese. Questo libro non è semplicemente una cronaca della sofferenza dei palestinesi, ma un appello alla coscienza che invita i lettori a confrontarsi con i fallimenti morali del nostro tempo». - Susan Abulhawa, autrice di Ogni mattina a Jenin

«Chris Hedges è un uomo che, in un clima di censura, inganno e intimidazione, cerca di dire la verità». - Oliver Stone


 

Chris Hedges

L'autore. Chris Hedges, giornalista e scrittore americano, vincitore del premio Pulitzer. Per quasi vent’anni corrispondente dall’estero per «The New York Times», «Dallas Morning News», «Christian Science Monitor» e National Public Radio, ha lavorato in Medio Oriente, America Latina, Africa e Balcani. Per «The New York Times» ha trascorso sette anni a seguire il conflitto israelo-palestinese, gran parte del tempo a Gaza.
E' stato per circa due decenni corrispondente estero in Medio Oriente, America centrale, Africa e nei Balcani, per testate come National Public Radio, The Dallas Morning News, The Christian Science Monitor e New York Times, per il quale ha lavorato dal 1990 al 2005. Attualmente è Senior Fellow di The Nation.
Nel 2002, Hedges ha fatto parte del team di giornalisti del New York Times insigniti del Premio Pulitzer; ha inoltre ricevuto l'Amnesty International Global Award for Human Rights.
Ha scritto anche per «Harper’s», «The New Statesman», «The New York Review of Books», «The Nation», «Granta», «Foreign Affairs» e altre testate. Attualmente pubblica articoli e podcast su «The Chris Hedges Report». Autore di quattordici libri, in Italia sono stati pubblicati Il fascino oscuro della guerra (Laterza, 2004) e Fascisti americani. La Destra Cristiana e la guerra in America (Vertigo, 2007).

Chris Hedges: a Gaza un genocidio, l'Occidente responsabile

Chris Hedges

Chris Hedges, giornalista statunitense premio Pulitzer, ha pubblicato in Italia il libro "Un genocidio annunciato", edito da Fazi. Un libro duro, drammatico e gli abbiamo chiesto perché si può parlare di genocidio oggi a Gaza. "Studiosi di diritto come Francesca Albanese - ha detto Hedges ad askanews - hanno dimostrato accuratamente come si definisce un genocidio e io credo che quello che sta facendo Israele a Gaza corrisponda a tutte le caratteristiche di un genocidio. Tra gli aspetti che caratterizzano un genocidio c'è la completa cancellazione, non solo delle vite delle persone, ma della loro cultura, della loro storia, del luogo dove vivono: ai palestinesi è stata data una sola scelta: andarsene o morire".
Il libro denuncia, oltre al sionismo come ideologia di conquista, anche le responsabilità dell'Occidente.
"Noi - ha aggiunto il Pulitzer - siamo i responsabili numero uno, e parlo come americano, stiamo sostenendo il genocidio con il denaro, miliardi di dollari in aiuti e in armi a Israele, perché le loro scorte erano finite da molto tempo. E ovviamente stiamo intervenendo all'Onu e nelle altre sedi internazionali per nascondere il genocidio di Israele. Per questo siamo completamente complici di questo genocidio e accanto a questo c'è anche una dura repressione di chi lo denuncia nelle università, nei media o in qualunque sede".
Il reportage di Hedges può essere anche considerato un appello all'azione e alla solidarietà. Ma, in quella che è stata definita "la guerra che non si può vincere", quali possono essere le vie di uscita e speranza?
"Si tratta di restaurare le regole del diritto - ha concluso Hedges - e noi o torniamo a rispettarle oppure ci troveremo a vivere in un universo hobbesiano nel quale il più forte divora il più debole. Di questo si tratta a Gaza".
E si tratta anche del resto del mondo, dei nostri diritti e delle nostre libertà sempre più messe in discussione a tutte le latitudini.

 

Lettera ai bambini di Gaza
(Chris Hedges)

 

Caro bambino,

È mezzanotte passata. Sto volando a centinaia di chilometri all’ora nell’oscurità, a migliaia di metri sopra l’Oceano Atlantico. Sto viaggiando verso l’Egitto. Andrò al confine con Gaza, a Rafah. Ci vado per te.

Non sei mai salito su un aereo. Non hai mai lasciato Gaza. Conosci solo le strade e i vicoli affollati. Le baracche di cemento. Conosci solo le barriere di sicurezza e le recinzioni pattugliate dai soldati che circondano Gaza. Gli aerei, per voi, sono terrificanti. Jet da combattimento. Elicotteri d’attacco. Droni. Girano sopra di voi. Sganciano missili e bombe. Esplosioni assordanti. La terra trema. Gli edifici cadono. I morti. Le urla. Le richieste di aiuto soffocate da sotto le macerie. Non si ferma. Notte e giorno. Intrappolati sotto i cumuli di cemento fatto a pezzi. I tuoi compagni di gioco. E i  tuoi compagni di scuola. I tuoi vicini di casa. Spariti in pochi secondi. Si vedono le facce sporche di gesso e i corpi flaccidi quando vengono tirati fuori. Io sono un giornalista. È il mio lavoro vedere questo. Tu sei un bambino. Non dovresti mai vedere ciò.

Il fetore della morte. Cadaveri in decomposizione sotto il cemento in frantumi. Trattieni il respiro. Ti copri la bocca con un panno. Cammini più velocemente. Il tuo quartiere è diventato un cimitero. Tutto ciò che era familiare è scomparso. Ti guardi attorno con stupore. Ti chiedi dove sei.

Hai paura. Esplosione dopo esplosione. Piangi. Ti aggrappi alla madre o al padre. Ti copri le orecchie. Si vede la luce bianca del missile e si aspetta l’esplosione. Perché uccidono i bambini? Che cosa hai fatto? Perché nessuno ti protegge? Sarai ferito? Perderai una gamba o un braccio? Diventerai cieco o sarai su una sedia a rotelle? Perché sei nato?  Era per qualcosa di buono? O per questo? Crescerai?  Sarai felice? Come sarà senza i tuoi amici? Chi sarà il prossimo a morire? Tua madre? Tuo padre? I tuoi fratelli e sorelle? Qualcuno che conosci sarà ferito. Presto. Qualcuno che conosci morirà. Presto.

Di notte ti sdrai al buio sul freddo pavimento di cemento. I telefoni sono staccati. Internet è spento. Non sapete cosa stia succedendo. Ci sono lampi di luce. E ci sono ondate di esplosioni e commozioni. Ci sono urla. Non si ferma.

Quando tuo padre o tua madre vanno a caccia di cibo o di acqua, tu aspetti. Quella terribile sensazione allo stomaco. Torneranno? Li rivedrai? La tua piccola casa sarà la prossima? Le bombe vi troveranno? Sono questi i tuoi ultimi momenti sulla terra?

Bevi acqua sporca e salata. Ti fa stare molto male. Lo stomaco fa male. Avete fame. Le panetterie sono distrutte. Non c’è pane. Si mangia un pasto al giorno. Pasta. Un cetriolo. Presto questo sembrerà un banchetto.

Non si gioca con un pallone da calcio fatto di stracci. Non fate volare il vostro aquilone fatto di vecchi giornali.

Hai visto i giornalisti stranieri. Indossiamo giubbotti antiproiettile con la scritta PRESS. Abbiamo caschi. Abbiamo macchine fotografiche. Guidiamo jeep. Ci presentiamo dopo un bombardamento o una sparatoria. Ci sediamo a lungo davanti a un caffè e parliamo con gli adulti. Poi scompariamo. Di solito non intervistiamo i bambini. Ma ho fatto interviste quando gruppi di voi si sono affollati intorno a noi. Ridendo. Indicando. Chiedendoci di farvi una foto.

Sono stato bombardato dai jet a Gaza. Sono stato bombardato in altre guerre, guerre che sono avvenute prima che tu nascesti. Anch’io ho avuto molta, molta paura. Lo sogno ancora. Quando vedo le immagini di Gaza, queste guerre mi tornano in mente con la forza dei tuoni e dei lampi. Penso a voi.

Tutti noi che siamo stati in guerra odiamo la guerra soprattutto per quello che fa ai bambini.

Ho cercato di raccontare la tua storia. Ho cercato di dire al mondo che quando si è crudeli con le persone, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, quando si nega alle persone la libertà e la dignità, quando le si umilia e le si intrappola in una prigione a cielo aperto, quando le si uccide come se fossero bestie, esse diventano molto arrabbiate. Fanno agli altri quello che è stato fatto a loro. L’ho ripetuto più volte. L’ho detto per sette anni. Pochi mi hanno ascoltato. E ora questo.

Ci sono giornalisti palestinesi molto coraggiosi. Trentanove di loro sono stati uccisi dall’inizio di questo bombardamento. Sono degli eroi. Lo sono anche i medici e gli infermieri dei vostri ospedali. Così come gli operatori delle Nazioni Unite. Ottantanove di loro sono morti. Così come gli autisti delle ambulanze e i medici. E così come le squadre di soccorso che sollevano le lastre di cemento con le mani. Così come le madri e i padri che vi proteggono dalle bombe.

Ma noi non ci siamo. Non questa volta. Non possiamo entrare. Siamo chiusi fuori.

Giornalisti di tutto il mondo si stanno recando al valico di frontiera di Rafah. Ci andiamo perché non possiamo assistere a questo massacro senza fare nulla. Ci andiamo perché ogni giorno muoiono centinaia di persone, tra i quali 160 bambini al giorno. Andiamo perché questo genocidio deve finire. Andiamo perché abbiamo dei figli. Come voi. Preziosi. Innocenti. Amati. Andiamo perché vogliamo che viviate.

Spero che un giorno ci incontreremo. Tu sarai un adulto. Io sarò un uomo anziano, anche se per te sono già molto vecchio. Nel mio sogno per te ti troverò libero, sicuro e felice. Nessuno cercherà di ucciderti. Volerai su aerei pieni di persone, non di bombe. Non sarai intrappolato in un campo di concentramento. Vedrai il mondo. Crescerai e avrai dei figli. Diventerai vecchio. Ti ricorderai di questa sofferenza, ma saprai che significa aiutare gli altri che soffrono. Questa è la mia speranza. La mia preghiera.

Ti abbiamo deluso. Questa è la terribile colpa che portiamo con noi. Ci abbiamo provato. Ma non ci abbiamo provato abbastanza. Andremo a Rafah. Molti di noi. Giornalisti. Staremo davanti al confine di Gaza per protestare. Scriveremo e filmeremo. Questo è ciò che faremo. Non è molto. Ma è qualcosa. Racconteremo di nuovo la vostra storia.

Forse sarà sufficiente per guadagnarci il diritto di chiedere il tuo perdono.

 

Un bimbo solo, in mezzo alla devastazione di Gaza - Ansa

Fonte: MintPress News, 9 novembre 2023

Traduzione di Giorgio Riolo

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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