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24 febbraio 2026 2 24 /02 /febbraio /2026 06:40

«La creazione di mondi, specie di quei mondi del passato che continuano a catturare l'immaginazione del pubblico, è quello che amiamo fare e che sappiamo fare al meglio. Pompei è un dramma avvincente con un protagonista accattivante, il tutto contornato dalla sfondo di una civiltà fiorente ma avviata alla distruzione, esattamente il tipo di storia che rende un evento televisivo memorabile»

Ridley Scott

Robert Harris, Pompei

Pompei” è un romanzo storico di Robert Harris, pubblicato nel 2003 da Mondadori, che intreccia fatti storici reali con una trama thriller, come usa fare abilmente Harris in tutte le sue ricostruzioni storiche romanzesche.
Il libro è ambientato nell'agosto del 79  DC nei due giorni immediatamente antecedenti la catastrofica eruzione del Vesuvio e si pone come una narrazione romanzesca "moderna" rispetto alla classica narrazione ottocentesca di Edward Bulwer-LyttonGli ultimi giorni di Pompei (The Last Days of Pompeii), risalente al 1834 e fortemente venato di tematiche e atmosfere romantiche.
Marco Attilio Primus è un giovane ingegnere idraulico (detto "aquarius") inviato da Roma per gestire l'Aqua Augusta Campaniae o anche "Acquedotto Romano del Serino", l'immenso acquedotto che riforniva ben  nove città del Golfo di Napoli e si trova a dover porre rimedio ad alcuni guasti che sino verificati nella sua funzionalità e che, in realtà, non sono altro che avvisaglie del prossimo evento tellurico.
In particolare, l’aquarius Attilio viene incaricato di scoprire perché il flusso d'acqua si sia interrotto e cosa sia successo al suo predecessore, misteriosamente scomparso. Durante le sue indagini, si scontra con la corruzione di Ampliatus, un ex schiavo, che - da liberto - è diventato un potente e spietato speculatore edilizio.
Mentre Attilio cerca di riparare l'acquedotto sulle pendici del Vesuvio, i segnali geologici (emissioni di zolfo, prosciugamento delle sorgenti) preannunciano l'imminente disastro che sommergerà Ercolano e Pompei.
Come sempre, anche in questa narrazione di Harris, il rigore storico e la capacità di mettere in scena personaggi realmente esistiti, si accoppia con la sua capacità di inserire nel flusso narrativo personaggi di totale finzione che tuttavia sono del tutto coerenti e credibili.
Il romanzo è stato lodato per la sua accuratezza tecnica, specialmente per quanto riguarda alcuni aspetti dell'ingegneria romana e per i dettagli scientifici dell'eruzione, anche se - nella narrazione - tutto si muove seguendo prevalentemente il punto di vista dell'aquarius Attilio.
Tra le figure storiche realmente esistite vi compare Plinio il Vecchio, ammiraglio e naturalista, descritto nelle sue ultime ore a Capo Miseno, prima degli eventi della sua morte nel tentativo di mettere in salvo  una preziosa biblioteca.
Ogni capitolo è introdotto da brevi estratti di testi scientifici moderni sulla vulcanologia, e questo artifizio rende ancora più credibile ed incalzante l’evento piroclastico con l’effetto altamente drammatico dell'inconsapevolezza dei personaggi che, invece, per la più parte lo vivono come un evento ineluttabile determinato dalla volontà di dei irati.

il 5 febbraio del 62 d.C., circa 17 anni prima dell'eruzione del 79 d.C., un potente terremoto devastò Pompei, Ercolano e Stabia. Il sisma, con epicentro nei pressi del Vesuvio, causò crolli diffusi e danni strutturali, con il successivo avvio di lavori di ricostruzione che erano ancora in corso al momento della catastrofe vulcanica. 
L'evento sismico, descritto anche da Seneca, fu estremamente potente, tanto da essere avvertito fino a Roma.
Le scosse provocarono la morte di numerosi animali a causa di gas tossici e il crollo di molti edifici.
Sebbene frequenti scosse minori continuassero negli anni successivi, i pompeiani non riconobbero questi fenomeni come premonitori dell'eruzione vulcanica, poiché il Vesuvio appariva come una montagna tranquilla e ricoperta di vegetazione.
Al momento dell'eruzione del 79 d.C., molte case e templi di Pompei erano ancora parzialmente in rovina o in fase di ristrutturazione a seguito del terremoto di 17 anni prima, mentre altri erano in fase di nuova edificazione, come ad esempio le Terme descritte nel romanzo come opera voluta fortemente dal liberto Ampliato.

 

Gli ultimi giorni di Pompei - Dipinto di Karl Bruilov

(Risvolto) Pompei, 79 d.C. Mancano solo due giorni all'immensa eruzione del Vesuvio. È un'afosa settimana di fine agosto. Lungo la costa i ricchi oziano nelle ville di lusso. Attorno a loro, invisibili, si muovono gli schiavi costretti a subire l'ingiustizia della propria condizione. La flotta navale staziona pacifica nel porto di Miseno. In questo clima di calma apparente, solo un uomo è preoccupato: l'ingegnere Marco Attilio, da poco responsabile dell'Aqua Augusta, l'imponente acquedotto che rifornisce nove città del golfo. Giunto in tutta fretta da Roma dopo che il suo predecessore è scomparso misteriosamente, Attilio si rende conto che le sorgenti, per la prima volta da tempo immemorabile, si stanno esaurendo e si mescolano con lo zolfo.

Villa dei Papiri, una possibile ricostruzione

A questo punto, c'è da chiedersi perché Pompei, successivamente, sia stata dissepolta quasi per intero, mentre invece gli scavi ad Ercolano siano stati fatti solo in maniera molto parcellare e limitata.
Il motivo principale è di natura tecnica e urbanistica: mentre Pompei fu sepolta da una coltre di ceneri e lapilli facile da rimuovere, dello spessore di 5-6 metri, Ercolano fu investita da flussi piroclastici che si solidificarono in un banco di tufo alto fino a 25 metri, duro come roccia. 
I tre ostacoli principali che hanno limitato l'area scavata (ad oggi circa 4 ettari contro i 44 di Pompei) furono:

  • La Durezza del terreno: con la conseguenza che la rimozione del fango vulcanico solidificato richiede uno sforzo immane rispetto allo scavo dei materiali incoerenti di Pompei.
  • Sovrapposizione urbana: gran parte della città antica giace direttamente sotto il centro abitato moderno di Ercolano (Resina), che ha impossibile scavare senza demolire edifici attuali.
  • Tecnica di scavo storica: inizialmente, all'epoca dei Re Borbone, la città antica venne esplorata la città solo tramite pozzi e cunicoli sotterranei, non a "cielo aperto", a causa dell'enorme profondità e compattezza del terreno. 


Nonostante le dimensioni ridotte, da quel poco che si è visto Ercolano vide un livello di conservazione superiore, incluso il ritrovamento di materiali organici carbonizzati come legno e papiri, che rimasero protetti proprio dalla sigillatura ermetica del fango.

Uno dei ritrovamenti più significativi è stata la cosiddetta "Villa dei Papiri".

La Villa dei Papiri è una delle residenze più lussuose e affascinanti del mondo romano, situata appena fuori dalle mura di Ercolano. È celebre per aver restituito l'unica biblioteca dell'antichità giunta fino a noi e una collezione d'arte senza precedenti. 

Thomas Hoving, Il palazzo in fondo al tempo

Arrivati a questo punto non si può non menzionare un romanzo di fanta-archeologia che, appunto, sviluppa il tema degli scavi mai realizzati ad Ercolano e che potrebbero portare alla scoperta di inauditi tesori.

Si tratta del romanzo scritto da Thomas Hoving, Il palazzo in fondo al tempo (nella traduzione di Adalaura Quinque), pubblicato da Leonardo nel 1990-
E' un volume che è rimasto a giacere negli scaffali della mia biblioteca per più di trenta anni, acquistato - credo - in un remainder. All'improvviso, ha attirato la mia attenzione e mi sono immediatamente lanciato nella sua lettura.
Come dice il risvolto di copertina si tratta di un thriller di fanta-archeologia che racconta la scoperta di un palazzo ricchissimo, rimasto intatto all'interno della colata di fango e lava che nel 79 d.C. ricoperse totalmente Ercolano. mentre la vicina città di Pompei venne ricoperta da uno strato di pomice e cenere vulcanica..
Promotore della ricerca, a partire da alcuni rotoli fortunosamente rinvenuti è un danarosa collezionista d'arte, don Ciccio Nerone, il quale coinvolge anche i due ricercatori di opere d'arte antiche Olivia e Andrew Foster.
I lavori di scavo rivelano delle autentiche meraviglie, poiché conducono gli "esploratori" all'interno  di un mondo sotterraneo in cui il palazzo nobiliare di Quinto Massimiliano Tertulliano è rimasto miracolosamente intatto con tutti i suoi tesori.
Mentre don Ciccio Nerone trama per ottenere il controllo assoluto della scoperta i due esploratori vanno alla riceerca delle meraviglie che offre loro il labirintico palazzo, una vera e propria camera di inenarrabili tesori, rimasti miracolosamente intatti e preservati.
Ma si tratta anche di reperti che potrebbero determinare una riscrittura della storia antica.
La parte del plot è meno sviluppata di quanto non sia la meravigliosa sequenza di descrizioni e catalogazioni di ciò che viene progressivamente rinvenuto all'interno del mondo sotterraneo sino alla scoperta definitiva, quella che potrebbe portare ad una totale riscrittura della storia del cristianesimo.

(soglia del testo) Olivia e Andrew Foster vengono convocati a Napoli da don Ciccio Nerone, un nano stravagante, aristocratico, ricco collezionista e genio del computer. Grazie alle sue informazioni ha scoperto che sotto l'antica Ercolano c'è il mitico palazzo di Quinto Massimiano Tertulliano, miracolosamente integro. Per mettere le mani sul palazzo i protagonisti faranno qualsiasi cosa, scoprendo cose straordinarie, tali da imporre una radicale revisione di tutta la storia.

(Risvolto di copertina) "Pompei è una vera barba. Ma Ercolano no. E' un tesoro che merita tutta la nostra attenzione" spiega don Ciccio Nerone a Olivia e Andrew Foster, direttori del Metropolitan Museum di New York convocati a casa sua a Napoli. E i Foster gli credono: don Ciccio è un nano stravagante, aristocratico e straricco, ma è anche un gran collezionista di opere d'arte e un genio del computer.
Ora don Ciccio è in possesso di informazioni che lo porteranno alla scoperta [archeologica] più fantasmagorica di tutti i tempi. Sotto la spessa coltre di fango solidificato e lava che ricopre l'antica Ercolano, distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C., c'è infatti un palazzo miracolosamente intatto, pieno di meraviglie tali che al confronto la tomba di Tutankhamon sembra un riposto di misere cianfrusaglie.
Per mettere le mani sul palazzo di Quinto Massimo Tertulliano varrà la pena di affrontare intere dinastie di tombaroli, agenti dei servizi segreti e altissimi funzionari di un potere italiano corrotto e corruttibile, oggi come nella più decadente Roma antica. Del resto, lo spettacolo che attende i nostri avventurosi archeologi farebbe perdere il controllo dei nervi anche a Indiana Jones. Dietro la porta del palazzo perduto si aprono infatti sterminate gallerie colme di statue greche originali, arazzi, che illustrano sconcertanti versioni della vita di Alessandro Magno, gioielli preziosissimi ed enormi quantità di oggetti antichi ancora come nuovi.
Ma per Olivia e Andrew Foster la scoperta più straordinaria saranno i diari del padrone di casa e della sua graziosa moglie Frine, che di amante in amante era arrivata a folleggiare perfino con l'imperatore Nerone. In quelle pagine i protagonisti di questo gustosissime thriller di fanta-archeologia troveranno notizie semplicemente sconvolgenti tali, tali da imporre una radicale revisione di tutta la storia del mondo. In un crescendo di emozioni, saranno guidati fino all'ultima, inquietante, rilevazione: Mai potrà mai l'umanità venire a conoscenza del terribile segreto celato in quel sotterraneo "mondo perfetto"?

L'autore. Thomas Hoving (1931-2009) ha lavorato per vent’anni al Metropolitan Museum di New York dirigendolo dal 1967 al 1977. Lasciata la direzione del Met, fondò la Hoving Associates, una società di consulenza per l’acquisto di opere d’arte che ha avuto fra i suoi clienti i musei più prestigiosi del mondo. Negli anni Ottanta Hoving fu anche corrispondente d’arte per il telegiornale della Abc.

 

 

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16 febbraio 2026 1 16 /02 /febbraio /2026 06:24
Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane, Raffaello Cortina, 2018

Conferenze Brasiliane (nuova edizione a cura di Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda) di Franco Basaglia, pubblicato nel 2018 da Raffaello Cortina Editore (Collana Minima) è un volume che andrebbe letto e riletto, meditato a lungo e rimeditato, poiché contiene una sintesi magnifica del pensiero di Franco Basaglia, poco dopo il varo della legge di riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia e poco prima della sua morte.

Le celebri "Conferenze brasiliane" di Franco Basaglia si tennero in Brasile tra il 18 giugno e il 7 luglio 1979. Durante questo ciclo di seminari, svolti a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, Basaglia testimoniò l'esperienza della riforma psichiatrica italiana, poco dopo l'approvazione della Legge 180. 
La prima edizione italiana apparve nel 1984. 
Non si trattò di un volume autonomo, ma di una pubblicazione all'interno della rivista "Fogli di Informazione" (numeri 102 e 104-105, curati dal Centro di documentazione di Pistoia). 
Ecco le tappe principali della diffusione editoriale di "Conferenze Brasiliane"  in Italia:
- 1984: Pubblicazione a puntate sulla rivista Fogli di Informazione, curata da Domenico De Salvia e Adolfo Rolle.
- 1999: Prima edizione in volume per Raffaello Cortina Editore, curata da Franca Ongaro Basaglia e Maria Grazia Giannichedda. Successivamente ristampato nel 2018.
- 2025: Nuova edizione pubblicata da Il Saggiatore

Le conferenze furono pubblicate postume principalmente perché, al momento della loro registrazione in Brasile (1979), Basaglia non le concepiva come materiale per un libro finito, ma come un dialogo vivo e militante.
I motivi principali del ritardo e della natura postuma dell'opera, furono sicuramene la morte improvvisa di Basaglia, poco più di un anno dopo, per cui egli non ebbe il tempo di riorgonizzare il materiale dialogico, in una forma maggiormente riflessiva.
Al suo ritorno in Italia, fu travolto dagli impegni per l'applicazione della Legge 180 (approvata solo l'anno prima) e dalla scoperta della malattia.
Morì nell'agosto del 1980, meno di un anno dopo il viaggio in Brasile, senza avere il tempo fisico di revisionare i nastri delle registrazioni.
Le conferenze non erano testi scritti letti in pubblico, ma discorsi a braccio, spesso interrotti da domande di medici, infermieri e studenti.
Il materiale originale consisteva in ore di registrazioni su nastro.
Il lavoro di trascrizione, traduzione dal portoghese (o dall'italiano "portoghesizzato" di Basaglia) e di editing fu estremamente lungo e faticoso.
Fu la moglie, Franca Ongaro Basaglia, a farsi carico di questo recupero per preservare quello che era, a tutti gli effetti, il suo lascito intellettuale più maturo.

In quel periodo, Basaglia sentiva l'esigenza di fare un bilancio di tutto ciò che aveva fatto sino a quel momento. In Italia la situazione era tesa: la riforma era sotto attacco e c'erano molte resistenze. In Brasile, invece, trovò un entusiasmo e una voglia di cambiamento che lo spinsero a sintetizzare il suo intero pensiero. Una volta scomparso, quel materiale divenne prezioso proprio perché conteneva la sua visione definitiva sulla psichiatria, la democrazia e il potere.

Inizialmente, le conferenze circolarono in Brasile come dispense ciclostilate tra i movimenti di salute mentale. Solo dopo che il valore di queste riflessioni divenne evidente a livello internazionale, si decise di procedere a una pubblicazione formale e sistematica anche in Italia (cominciando, come dicevamo, nel 1984).

 

Le conferenze, raccolte nell'omonimo volume, ripercorrono la "rivoluzione" psichiatrica italiana, gli eventi che avevano portato alla chiusura dei manicomi e rivisita il concetto di restituzione della soggettività al malato.
Basaglia parlò a militanti, operatori sanitari e intellettuali, evidenziando le contraddizioni della società e la necessità di un cambiamento strutturale della psichiatria.

Ampio spazio venne dato al termine di ciascuna conferenza al dibattito con interventi di grande spessore che spinsero Basaglia ad esplicitare ancor di più il suo pensiero: proprio tale dibattito diede a queste conferenze un caraterre fortemente politico
Grande peso ebbero queste conferenze nel creare una potente spinta di riforma dell'assistenza psichiatrica in Brasile, con la nascita di un gruppo di operatori di diversi professionalità che si forgiarono letteralmente con il pensiero di Franco Basaglia, calandone le premesse e le conseguenze nella loro specifica realtà operativa.
Questi seminari sono fondamentali per comprendere l'estensione del pensiero basagliano e il suo impatto internazionale, avvenuto subito dopo la promulgazione della legge che chiuse gli ospedali psichiatrici in Italia. 
Le tematiche che Franco Basaglia dibatte allora sono attualissime e ci mostrano tuttora (nel clima vigente un dell'assistenza psichiatrica in Italia sempre più distante dallo spirito della legge 180) quanto il suo pensiero  nell’attuarsi della “riforma” psichiatrica sia stato nella realtà profondamente tradito

Il volume é preceduto da una introduzione di Maria Grazia Giannichedda e si chiude con la post-fazione (un vero e proprio piccolo saggio), scritto Fernanda Nicácio, Paulo Amarante e Denise Dias Barros) con il titolo “I movimenti per la salute mentale in Brasile dagli anni Ottanta”, in cui viene narrato come il seme fecondo del ciclo di conferenze in Brasile di Franco Basaglia abbia dato i suoi frutti e lasciato un’impronta indelebile

(Quarta di copertina) Le conferenze che Franco Basaglia tenne in Brasile nel 1979 rappresentano un documento d’eccezione che qui per la prima volta è possibile leggere nella sua integrità e completezza. 
Si tratta di una delle ultime occasioni di riflessione pubblica di Basaglia sul significato complessivo dell’impresa della sua vita, una sorta di testamento intellettuale e un bilancio critico sulla psichiatria all’indomani della “legge 180” (maggio 1978), di cui nel maggio 2018 ricorre il quarantennale. Oggi queste vivacissime conferenze sono forse il modo migliore per avvicinarsi a Basaglia e alle ragioni della sua pratica. È infatti lui stesso che si presenta a un pubblico di studenti, professori, medici, psicoterapeuti e sindacalisti, e instaura con loro un rapporto insieme complice e critico, che fa emergere la sua straordinaria comunicativa e il suo modo di lavorare e di far politica, tanto distante dalle ideologie quanto capace di centrare temi e problemi tuttora aperti.


L'autore. Franco Basaglia (Venezia, 1924-1980) è stato uno psichiatra e neurologo italiano, principale promotore della riforma psichiatrica in Italia, divenuta legge nel 1978. Il Saggiatore ha pubblicato Scritti (2023) e Morire di classe (curato insieme a Franca Ongaro Basaglia, con le fotografie di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin; 2024).

 

Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane, Edizioni Il Saggiatore

(Nuova edizione del 2025) Conferenze brasiliane raccoglie gli interventi tenuti da Franco Basaglia in Brasile l’anno prima della sua scomparsa. In questa sorta di testamento intellettuale, Basaglia riflette pubblicamente sul significato complessivo dell’impresa che ha attraversato la sua vita, discute le proprie idee e il proprio approccio alla malattia mentale e analizza retrospettivamente i passaggi che hanno portato alla riforma del sistema di cura psichiatrica. 

Quando, tra il giugno e il novembre del 1979, Franco Basaglia si reca a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte per dialogare con studenti, professori, medici, psicoterapeuti e sindacalisti, la realtà che lo circonda è in una fase di grande mutamento: il mondo è ancora diviso in blocchi, ma l’onda degli anni sessanta ha già prodotto trasformazioni storiche significative, tra cui, in Italia, l’introduzione del divorzio, la regolamentazione dell’aborto, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale e l’approvazione della «legge 180», che ha chiuso gli ospedali psichiatrici e istituito i servizi di salute mentale. In questi incontri il medico parla di una società che deve imparare a prendersi cura di ciascuna persona e di una psichiatria che deve uscire dagli ospedali ed entrare nella vita delle persone, per «essere nel mondo» concretamente. Nel confronto complice e critico con il pubblico, Basaglia illustra come il cambiamento debba iniziare da ognuno di noi: come sia necessario affrontare la contraddizione dei rapporti con l’altro, dare valenza positiva al conflitto, alla crisi, all’indebolirsi dei ruoli e delle identità; perché solo così le difficoltà potranno diventare occasioni di crescita per se stessi e per la società. 

Le parole di Basaglia sono un appello che giunge intatto anche a noi. Questo libro non rappresenta infatti solo una testimonianza storica, ma è un invito a riscoprire un pensiero che sfida ancora oggi le convenzioni e i soprusi, spingendoci a costruire un mondo più giusto e inclusivo.

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14 febbraio 2026 6 14 /02 /febbraio /2026 12:22

Con A casa prima di sera (Home Before Dark, nella traduzione di Giada Fatato) pubblicato da TimeCrime (Fanucci) nel 2021, il  giovane scrittore statunitense Riley Sager ci ha regalato un bel thriller psicologico con sfumature horror (ispirato a classici come Amityville Horror), una "ghost story" con tutti i crismi e con colpi di scena correlati.
Geniale la struttura narrativa che vede il dipanarsi di due storie parallele, una di cui voce narrante Maggie Holt, e l'altra in cui invece il narratore è il padre di lei, divenuto libro con grande successo editoriale. 

La protagonista Maggie Holt torna nella villa di famiglia, resa celebre dal libro di memorie del padre che la descriveva come infestata dai fantasmi, ed animata dalla volontà di scoprire se i racconti fossero reali o solo invenzioni.
Venticinque anni prima, la famiglia Holt (Maggie e i suoi genitori, Ewan e Jess) si era trasferita a Baneberry Hall, una maestosa e inquietante villa nel Vermont, funestata precedentemente da eventi inquietanti e proprio per questi motivi da loro acquistata a un prezzo davvero conveniente per mancanza di acquirenti.
La loro permanenza lì durava solo venti giorni: nel cuore della notte, terrorizzati da presunti fenomeni paranormali, essi infatti l'abbandonarono lasciando ogni loro avere all'interno della casa. 
In seguito, il padre di Maggie scrisse un libro di memorie intitolato "House of Horrors", che divenne un bestseller mondiale, rendendo la villa celebre come una delle "case più infestate d'America".
E' in questo scenario che comincia a muoversi Maggie Holt che fa ritorno a Baneberry Hall, ormai adulta, dopo venticinque anni di lontananza, per riprenderne possesso, per restaurare l'antico edificio e liberarsene per sempre dopo aver chiuso i conti con un passato scomodo e perturbante.


Quale è il mistero che si cela all'interno di Baneberry Hall, quale ne è il segreto ultimo? Riuscirà Maggie a venirne a capo oppure ne sarà sopraffatta e sarà costretta a fuggire via come i suoi genitori venticinque anni prima?

(Risvolto) «Com'era vivere in quella casa?». Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato La casa degli orrori (House of Horrors). La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni è diventata un fenomeno mondiale, rivaleggiando con The Amityville Horror in popolarità e scetticismo. Oggi, Maggie è una restauratrice di case antiche ed era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati nel libro di suo padre. In più non crede a una parola: i fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per a ristrutturarla e prepararla per la vendita. Ma il suo ritorno è tutt'altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in La casa degli orrori, si nascondono nell'ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro del padre di Maggie. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un'altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente dal libro di suo padre, inizia a credere che ciò che lui ha scritto, fosse più realtà che finzione.
 

Riley Sager

L'autore. Nato in Pennsylvania, Riley Sager vive a Princeton, nel New Jersey. Ex giornalista, editor e graphic designer, è oggi uno scrittore a tempo pieno. Il suo primo thriller, Final Girls – Le sopravvissute, di prossima pubblicazione in una nuova edizione per Timecrime, è diventato un bestseller internazionale. Di suo, Fanucci ha già pubblicato A casa prima di sera (da cui sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con 21 Laps), Chiuditi dentro (in lavorazione un adattamento per una serie tv), Survive the Night – Sopravvivi alla notte, La casa oltre il lago (di cui Netflix ha acquisito i diritti cinematografici) e, ultimo in ordine di tempo, La casa sulla scogliera.

Nel tempo libero, ama leggere, cucinare e andare al cinema. Prossimamente, il suo nuovo thriller: Middle of the Night. 

Home Before Dark sull’apUn giallo ispirato alla vera inchiesta di una giornalista di nove anni. Quando la bambina e la sua famiglia tornano nella cittadina che il padre aveva lasciato, la tenacia della piccola nella ricerca della verità riporta alla luce un caso a lungo irrisolto. La serie è creata e prodotta da Jon M. Chu con le showrunner Dana Fox e Dara Resnik; è scritta e prodotta da Russel Friend e Garrett Lerner, ed è coprodotta da Steve Golin per Anonymous Content, Joy Gorman Wettels, Rosemary Rodriguez e Sharlene Martin. I

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14 febbraio 2026 6 14 /02 /febbraio /2026 09:38
Avventure postume di personaggi illustri (Alajmo-Carapezza), pubblicato da Sellerio

Avventure postume di personaggi illustri, scritto a a quattro mani da Roberto Alajmo e Marco Carapezza (pubblicato da Sellerio nel 2025 (nella Collana La Memoria) racconta dieci avventure esemplari, capitate post mortem a uomini e donne che nei secoli hanno goduto di fama mondiale.

Si tratta di personaggi illustri della storia e dell’arte, della letteratura e della scienza, pontefici, santi, statisti, rivoluzionari, filosofi che durante la loro vita erano stati forse padroni del proprio destino (e del destino di molti altri), fino al fatale momento in cui, nel tempo di un respiro, hanno perso per sempre il potere di incidere sul mondo.
Sia detto con più coraggio e onestà: sono morti.
Ma poiché, come si legge in esergo a questo libro, fortunatamente «a morire sono sempre gli altri» (Duchamp), è proprio a partire da questa inevitabile piega del destino che Roberto Alajmo e Marco Carapezza si sono divertiti a raccontare con arguzia e intelligenza le vicissitudini postume di donne e uomini straordinari, le strade imprevedibili che hanno imboccato i loro resti terreni, le avventure spesso grottesche delle loro spoglie mortali.
«È del corpo», scrivono gli autori nel preludio a questo libro, «che bisognerebbe preoccuparsi quando viene a mancare il suo legittimo proprietario. Sul destino di alcuni cadaveri eccellenti, infatti, si apre un sipario imprevedibile, oltre il quale agiscono amore, fanatismo, anelito d’eternità, scaramanzia e molti altri fattori, secondo una ricetta variabile capace di trasformare in commedia anche la più fosca delle tragedie».
E così potremo seguire l’odissea, degna di una spy story, dei resti di Evita Perón, o la storia paradossale delle due teste di Cartesio, o ancora i tre funerali e mezzo di Pirandello e la sovietica manutenzione della mummia di Lenin. Fino all’incredibile macabro processo al cadavere di un papa (Formoso) dissepolto per essere giudicato e scomunicato dal suo successore, nel cosiddetto "Sinodo del cadavere".

Sinodo del cadavere, in un dipinto di Jean-Paul Laurens

Questo libretto divagante e originale racconta in fondo come il culto delle reliquie, nato col cristianesimo, ha resistito alla modernità più razionalista per arrivare ai giorni nostri, trasformandosi però in una sorta di accanimento, una forma di inconscia vendetta della mediocrità sulla grandezza, in una miscela inestricabile di ammirazione, feticismo e invidia.

C'è da dire che alcune delle storie che qui vengono raccolte non sono del tuto inedite: ad alcune di esse sono stati dedicate interi libri, come ad esempio la storia del triplice funerale di Pirandello (Camilleri), oppure quella avventurosissima delle spoglie di Mazzini (Luzzatto, La Mummia della Repubblica). 
C'è da dire che i due narratori di ciascuna storia raccontata citano scrupolosamente le fonti.

Il pregio di questo volume è quello di aver raccolto tutte assieme alcune di tali storie esemplari che, come dimostra il racconto delle avventure post mortem delle spoglie di Sant'Agata, hanno tutte a che fare - anche in contesti assolutamente laici - con il culto delle reliquie.

 

Gli autori.
Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001, Sellerio 2022), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato inoltre Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018), Io non ci volevo venire (2021), La strategia dell'opossum (2022), La boffa allo scecco (2023), Abbecedario siciliano(2023), Il piano inclinato (2024) e, con Marco Carapezza, Avventure postume di personaggi illustri (2025).

Marco Carapezza (1962) è professore ordinario di Filosofia del linguaggio all’Università di Palermo. Ha pubblicato diversi saggi nelle principali riviste scientifiche italiane e straniere e si è occupato di critica d’arte. Per Sellerio ha scritto un saggio contenuto nel volume Guttuso di John Berger.

 

 

La morte l'imbalsamazione di Giuseppe Mazzini

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3 febbraio 2026 2 03 /02 /febbraio /2026 10:06
Breggin, La sospensione degli psicofarmaci, Fioriti Editore

Peter R. Breggin è uno psichiatra che ha iniziato le sue pratiche di apprendistato, ancora da non laureato con attività volontarie di assistenza a pazienti psichiatrici ospedalizzati; successivamente, man mano che è andato avanti nei suoi studi, pur acquisendo una profonda conoscenza di tutti gli strumenti terapeutici a disposizione della psichiatria, ha optato per una pratica maggiormente orientata verso una forma di psicoterapia, indirizzata ai pazienti psichiatrici e ai loro familiari, di tipo incluso e caratterizzato da un forte supporto emozionale, ad ampio spettro, che egli definisce di tipo "empatico".
La psicoterapia empatica di Peter R. Breggin è un approccio centrato sulla persona che privilegia il rapporto umano, l'empatia e l'amore rispetto all'uso di psicofarmaci o elettroshock, promuovendo una "fiducia sacra" tra terapeuta e paziente. In questo senso, Breggin critica la psichiatria biologica, sostenendo che la vera guarigione deriva dalla comprensione, dal supporto emotivo e dalla collaborazione con il paziente e la sua famiglia.

Per Breggin, quindi, gli psicofarmaci non devono essere somministrati per sempre, ma - nella maggior parte dei casi - il più presto possibile occorre ridurre i dosaggi e sospendere le somministrazioni farmacologiche, con un adeguato supporto alla persona con sintomi psichici e ai suoi familiari.

Breggin,  cosi, va in controtendenza rispetto ai dogmi della psichiatria biologica e centrata sull'uso degli psicofarmaci.
La condizione fondamentale per poter procedere lungo questa strada è la capacità di offrire forme di supporto alternativo non farmaceutico (e, ovviamente, la disponibilità a farlo).

 

Nel suo libro, "La sospensione degli psicofarmaci. Un manuale per peer medici prescrittori, i terapeuti, i pazienti e le loro famiglie (pubblicato in Italia da Fioriti Editore), Breggin - con completezza - spiega tutto questo, mostrando anche quanto sia importante avere una conoscenza dettagliata ed approfondita di tutti i farmaci che entrano nello strumentario clinica dello psichiatria prescrittore, per poter comprendere quali siano gli effetti da impregnazione, quelli da astinenza e quelli dovuti a reazioni secondarie e/o paradossali al farmaco o ai farmaci; spiegando tra l'altro (e questa è la parte clinicamente più originale) come fare per procedere ad una progressiva dismissione dei farmaci.

Tutte le sue argomentazioni sono supportate (e semplificate) da dettagliati casi clinici.

La regolare e protratta assunzione di psicofarmaci è estremamente pericolosa e sono ancora più pericolose le variazioni di dosaggio, comprese la riduzione e la sospensione di tali farmaci.
Questo libro ha lo scopo di fornire informazioni cliniche e di ricerca aggiornate su quando e
come ridurre o sospendere gli psicofarmaci.

Descrive un approccio multidisciplinare centrato sulla persona concepito come una guida. Il team comprende prescrittori (psichiatri e altri specialisti, medici) e terapeuti (psichiatri, assistenti sociali, psicologi, counselor, terapeuti di coppia e familiari, professionisti della terapia occupazionale e ricreativa, infermieri e altri). Il team è concepito per includere anche il paziente, la sua famiglia e altri soggetti che svolgono un ruolo significativo per il paziente stesso.

Questa guida inizia passando in rassegna gli effetti avversi che possono richiedere la riduzione o la sospensione dello psicofarmaco.
Passa poi a discutere gli effetti dovuti alla mancata assunzione di questi farmaci per far familiarizzare i medici, i pazienti e le famiglie con questi problemi.


 

Peter R. Breggin

L'autore. Peter R. Breggin, nato l'11 maggio 1936, è un eminente psichiatra statunitense, noto critico della psichiatria biologica, in particolare dell'uso di farmaci e dell'elettroshock (ECT). Formato ad Harvard e con esperienza al NIMH, promuove psicoterapia, empatia e sostegno sociale come alternative terapeutiche. Ha scritto numerosi libri critici, tra cui *Toxic Psychiatry*. 
Laureato ad Harvard, ha lavorato come consulente presso il National Institute of Mental Health (NIMH).
Breggin è un critico di lunga data della psichiatria basata sui farmaci e sull'elettroshock, sostenendo invece approcci terapeutici basati sulla psicoterapia, sull'educazione, sull'empatia e sull'amore.
Ha scritto oltre due dozzine di libri, tra cui Toxic Psychiatry, Talking Back to Prozac, Talking Back to Ritalin, Medication Madness e Brain-Disabling Treatments in Psychiatry.
Teorie: Ha sviluppato concetti come il "medication spellbinding" (una condizione in cui i pazienti non si rendono conto del peggioramento causato dai farmaci) e la teoria del "complesso psicofarmaceutico".
Risiede e pratica la psichiatria a Ithaca, New York, ed è il fondatore e direttore del The Center for the Study of Empathic Therapy, Education and Living. 
La sua opera si concentra sulla promozione di approcci umanistici alla salute mentale, mettendo in guardia contro gli effetti collaterali dei trattamenti psichiatrici biologici. 

Sinossi breve, indice e prefazione

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23 gennaio 2026 5 23 /01 /gennaio /2026 11:56
Franco Basaglia e altri (a cura di Marina Setaro), Fare l'impossibile. Ragionando di psichiatria e potere, Donzelli, 2024

"Fare l'impossibile. Ragionando di psichiatria e potere" è un volume con la curatela di Marina Setaro (pubblicato da Donzelli, nel 2024) che raccoglie degli scritti e trascrizioni inedite conservate nell'Archivio Basaglia.
Il volume è stato pubblicato in occasione del ricorrere del centenario della nascita di Franco Basaglia

I preziosi documenti inediti che con questo volume vedono la luce si collocano tra il concludersi dell'esperienza goriziana e l'avviarsi di quella triestina, forse mentre è ancora in corso la breve parentesi di Colorno

Nel primo contributo è Basaglia che parla davanti ad un pubblico di studenti universitari, facendo il punto della situazione e esponendo se stesso, come un personaggio che, in un certo senso, è divenuto un "fantasma" dal punto di vista dell'immaginario; il secondo contributo contiene un dibattito e confronto di idee che vede coinvolti, oltre allo stesso Basaglia, Franca Ongaro, Michele Risso e un altro; il terzo, invece, è una relazione tenuta da Franco Basaglia sulla condizione della donna e sulle malattie psichiatriche in ambito femminile, come espressione di  emarginazione, controllo e scarsa emancipazione, assieme ad una mortificazione sistematica delle risorse interiori e delle qualità della Donna.

Il volume è arricchito dall'articolata presentazione da parte della curatrice e da un apparato di note a piè di pagina. 

(risvolto) «Noi psichiatri abbiamo il vantaggio che in qualunque istituzione psichiatrica andiamo, troviamo sempre la stessa faccia, lo stesso malato, cioè il malato dell’ospedale psichiatrico. Hanno tutti la stessa faccia, sembrano che abbiano tutti la stessa malattia: in effetti questa malattia è il prodotto dell’istituzione».
A cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, quale traiettoria è possibile tracciare di una delle personalità più influenti della psichiatria italiana del XX secolo? Questo libro prova a rispondere con l’aiuto di tre nuovi documenti emersi dagli archivi e mai pubblicati fino a ora. Tre inediti che consentono di entrare nel vivo dell’esperimento che nei primi anni Settanta preparava il terreno all’abolizione dei manicomi e alla nascita dei servizi di salute mentale. «Abbiamo iniziato a fare quello che ritenevamo impossibile – scrive Basaglia – cioè trasformare una istituzione da violenta e bruta e mortificante in un’istituzione dove ci fosse la possibilità di chiamare un uomo “uomo”».
La persona che è diventata il simbolo di questa battaglia viene qui presentata come un corpo e un pensiero collettivi. Nel libro vengono raccolti, infatti, interventi dal tono discorsivo in cui Basaglia compare in relazione e rapporto con altre voci, quelle di Franca Ongaro, Michele Risso e altri protagonisti del movimento antimanicomiale.
Il saggio introduttivo di Marica Setaro e le note ai testi guidano il lettore nell’esplorazione di momenti, contesti e figure che raramente sono stati messi a fuoco. I dialoghi colpiscono perché mostrano una discussione aperta che coinvolgeva le assemblee di gruppo e che, a distanza di cinquant’anni, ci fa cogliere le contraddizioni che il nome Basaglia riassumeva in sé.
La posta in gioco è alta: il senso di essere psichiatri mentre si scardina l’impianto della psichiatria stessa; la fatica di rendere l’esperienza di Trieste un modello costruttivo dove imparare a praticare una piccola rivoluzione.
Emerge da questi tre scritti un uomo e uno psichiatra a cui non sfugge il rischio che il suo nome possa diventare soltanto un simulacro di libertà.
Così come risalta la consapevolezza della lunga marcia che ancora attende quanti vorranno lasciare il segno effettivo di una trasformazione politica, ma non solo. Più volte Basaglia sottolinea il peso scientifico e culturale di questo processo: quali logiche e quali metodi prenderanno il suo posto? Ieri come oggi sono domande cruciali per rispondere al «problema psichiatrico». Psichiatria senza manicomio; la necessità storica che la parola «cura» significhi restituzione di dignità, diritti e soggettività ai «dannati della terra» (gli ultimi e coloro senza diritto alcuna, secondo la definizione di Fanon)..

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13 gennaio 2026 2 13 /01 /gennaio /2026 06:00

La triste verità 
é che i nostri libri
amati e accuditi
dopo di noi
finiranno nei cassonetti
oppure, per sorte più clemente,
sulle bancarelle

Maurizio Crispi (21 dicembre 2025)

I miei libri (foto di Maurizio Crispi)

Qualche giorno fa (eravamo poco prima di Natale), ho fatto la riflessione riportata in esergo, che ha subito suscitato nei social molti spunti di discussione
All'inizio del nuovo anno, mi sono ritrovato a leggere le prime pagine d'un libro preso in libreria poche ore prima (e non so nemmeno come ci fosse arrivato a richiedere appositamente questo volume) 
Si tratta di una raccolta di brevi saggi e riflessioni, una sorta di memoir letterario di uno scrittore francese, il cui nome è Benoit Duteurtre.
Il volume è intitolato “Il Grande Raffreddamento”. (Occam Editore, 2025)
E qui, arrivato al secondo capitolo, ho trovato delle riflessioni molto pertinenti con il mio sintetico pensiero e che riporto integralmente qui di seguito.
Vi si parla anche di dischi e di altri oggetti in genere, ma la riflessione riguarda anche i libri e il senso pervicace (forse insulso) di continuare ad accumularli al giorno d’oggi
Ma veniamo alla riflessione di Duteurtre
Vivo al secondo piano da 35 anni. È lì che cerco di scrivere ogni mattina, tra le pareti ricoperte di libri e dischi.
Per molto tempo la mia collezione di dischi è stata una passione e un motivo di grande orgoglio. Adesso è diventata un tormento. Nel giro di pochi anni, questo accumulo di meraviglie si è rivelato un pesante fardello. Me ne ha fatto prendere coscienza mio nipote quasi dieci anni fa. Era a Parigi per i suoi studi e l’avevo invitato a bere qualcosa, felice di mostrargli questa casa piena di quadri, libri rilegati e tesori musicali. Arthur non mancò di compiacermi, ammirando i disegni di Sempé e poi contemplando la Senna dalla finestra del soggiorno. Ma quando lo portai nella mia stanza della musica, con gli scaffali colmi di 78 giri introvabili, 33 giri degli anni Cinquanta, album stereo degli anni Settanta (per non parlare dei tremila CD che spaziavano in ogni possibile repertorio musicale), quando pensavo di impressionarlo mostrandogli gli album originali degli Who, dei Pink Floyd, di James Brown e John Eliot Gardiner… Ecco, quando gli avevo mostrato la collezione che aveva assorbito tanto entusiasmo, fatica e denaro della mia vita, i suoi occhi si erano sgranati e la sua bocca era rimasta aperta. Poi, alla fine, cercando di sintetizzare il suo pensiero, aveva esclamato: 'Lo sai che tutto questo può essere memorizzato nel cloud?'
.
Dopo una breve esitazione aveva aggiunto come un amico benevolo: 'Sai, guadagneresti un mucchio di spazio'.

Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025 (foto di Maurizio Crispi)

"Tra noi ripiombò il silenzio. Mi ci vollero parecchi secondi per ripetere dentro di me la sua frase e rendermi conto che non era un complimento. Piuttosto, sottolineava qualcosa di assurdo, come il fatto di accumulare in un appartamento già sovraccarico, migliaia di oggetti il cui contenuto avrebbe potuto stare in un hard disk… o, meglio ancora, nel cielo della memoria virtuale, disponibile ovunque e in qualunque momento. Puntava il dito contro le assurdità che ormai erano diventate certe passioni delle persone della mia generazione; di quelli che, come me, avevano speso i loro risparmi acquistando pazientemente dischi, film, libri, il cui contenuto intero poteva ora essere scaricato da qualsiasi utente di internet un minimo dotato.
"Avrei potuto controbattere con solide argomentazioni. Insistendo in modo particolare sul fatto che è una riproduzione fedele di quei vinili, che conservavano una qualità acustica impeccabile, non era roba da poco e che alcune di quelle registrazioni, particolarmente rare, non erano mai state digitalizzate, o almeno non erano in circolazione su Internet. Infine, c’era l’idea che un disco non fosse solo una serie di tracce audio, ma un oggetto artistico, illustrato, con un libretto che ne spiegava il contenuto. Tutti elementi che raramente erano stati inseriti nel flusso digitale e che avevano reso i supporti d’un tempo così interessanti.
"Dunque, la sua lapidaria dichiarazione era alquanto discutibile. Tuttavia, aveva prodotto una piccola crepa destinata ad allargarsi. Arthur, infatti, con quell’osservazione mi stava indicando una nuova realtà che, del resto, avevo già percepito dopo aver costruito con amore questa discoteca nel corso di quarant’anni; dopo averla fatta conoscere ad altri appassionati; dopo aver acquistato lettori di epoche diverse (un grammofono a manovella,  un Teppaz, un giradischi hi-fi di alta precisione, vari lettori digitali); dopo aver, insomma, portato a termine il mio lavoro io stesso avevo cominciato a trascurarla. Quasi non me ne accorgevo, ma man mano che il web diventava una parte sempre più importante delle nostre vite, le mie abitudini cambiavano. Quando volevo ascoltare un brano, mi bastava digitare le parole chiave che mi permettevano di trovarlo in pochi clic; poi lo ascoltavo sul mio computer collegato a due altoparlanti. Solo di rado andavo ancora alla ricerca di un prezioso vinile, ed ero felicissimo di possederlo, per poi riascoltarlo su un vecchio giradischi e sentire la puntina girare sul solco con quella personalità che mancava al suono digitale. Ma erano ormai rare eccezioni.
(…)
"E che dire di questa immensa biblioteca dove i miei autori preferiti, i classici e i moderni, i libri dei miei amici, i libri che mi sono stati inviati, le enciclopedie su tutto e niente, da tempo sostituite dai buoni uffici di Google e Wikipedia, giacciono tutti allineati sugli scaffali? Gli e-reader hanno ancora i loro limiti e io continuo a preferire le pagine. Annotate dei miei vecchi volumi. Ma devo ammettere che la maggior parte di questi libri continua a invadere i miei spazi, nonostante gli alleggerimenti operati a favore di qualche bouquiniste… che però non ne vuole più sapere: ha troppi volumi che ormai non interessano a nessuno. Così continuano a parassitare sulle mie pareti e a coprirsi di polvere, per punirmi di aver creduto, da giovane, che la vita non potesse avere scopo più nobile che costruire ‘una bella biblioteca’. I tesori di una generazione sono la spazzatura di quella successiva. Il che mi porta a riflettere sulla concezione stessa di questo appartamento: dove potrei eliminare tutto ciò che può essere digitalizzato, recuperare preziosi metri quadrati per creare un grande bagno o una palestra e diventare finalmente moderno in risposta all’osservazione di Arthur
“.
(La mia discoteca tra le nuvole, dal volume citato, pp. 13-17)

Ho trovato questa riflessione estremamente interessante, per quanto sconfortante

Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025

Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025

(Risvolto) «Dopo anni di caos climatico, ondate di calore, siccità e tempeste, a cui tutti si erano abituati come a un destino fatale, diversi meteorologi in tutto il mondo giunsero alla stessa osservazione […] l’inesorabile corsa del riscaldamento globale sembrava essersi temporaneamente arrestata». Dietro le storie feroci, dietro la satira dai toni ilarotragici, dietro lo sguardo ironico e smaliziato, sentiamo in questo romanzo una beffarda sincronia con il nostro tempo. Un produttore viene condannato a due anni di carcere per aver rifiutato di affidare un ruolo femminile a un attore barbuto che si dichiarava «non binario». Un uomo dovrà risarcire una donna per averle ceduto il posto sull’autobus, commettendo così una «microaggressione sessista». "Il grande raffreddamento" è una festa dell’intelletto, per dirla con Paul Valéry; è un gioco a incastri – romanzo e autobiografia – che Italo Calvino e Raymond Queneau avrebbero amato; è una critica sferzante al politicamente corretto; è una storia d’amore che non arretra davanti a nulla. C’è in questo ultimo libro di Duteurtre, di pochi mesi precedente la sua improvvisa scomparsa, una pienezza di vita che ignora l’idea di una fine: «Avevo appena sessant’anni – mi sembrava di essere troppo giovane per morire».

L'autore. Benoît Duteurtre (Sainte-Adresse, Le Havre, 1960) è uno scrittore francese. Dopo una formazione musicologica, è stato incoraggiato alla scrittura da Samuel Beckett. Ha esordito con il romanzo sperimentale Sonno perduto (Sommeil perdu, 1985, nt). Dal successivo L’innamorato suo malgrado (L’Amoureux malgré lui, 1989, nt) ha puntato uno sguardo ferocemente satirico sulla Francia contemporanea, dedicando particolare attenzione alla nebulosa della comunicazione (Tutto deve sparire, Tout doit disparaître, 1992, nt; Call center, Service Clientèle, 2003; La ribelle, La rebelle, 2004, nt; Nuoce gravemente alla salute, La petite fille et la cigarette, 2005). È stato al centro di vive polemiche per il saggio Requiem per un’avanguardia (Requiem pour une avant-garde, 1995, nt), sulla musica contemporanea, e per il romanzo I malintesi (Les malentendus, 1999, nt) sui diritti negati agli immigrati.

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8 gennaio 2026 4 08 /01 /gennaio /2026 13:24

Lessi questo romanzo nel 2015 e, da allora, questa mia recensione abbozzata a maggio del 2015 è rimasta in standby nelle "bozze"

Maurizio Crispi

Terri Persons, La morte negli occhi

Terri Persons, giornalista free-lance e reporter, ha creato un singolare personaggio con i suoi romanzi che si possono collocare nell'area mista detective story-thriller e noir: si tratta di Bernadette Saint Clare, agente dell'FBI con "licenza speciale" di utilizzare i suoi "poteri" paranormali nelle indagini che le vengono affidate.
Bernadette Saint Clare è dotata in particolare di poteri psichici che le permettono di vedere attraverso gli occhi dei criminali, rendendola un'investigatrice unica ma controversi (il nome richiama anche la famosa Santa Bernadette Soubirous di Lourdes, protettrice dei malati e dei pastori, spesso associata a guarigioni e miracoli). 
Bernadette "vede" delle cose, maneggiando oggetti che sono stati indossati dalle vittime o maneggiati dall'assassino: vede, in altri termini, con gli occhi dell'assassino stesso.
Ma, nello stesso tempo, deve potere indagare conmezzi normali dal momento che le sue "visioni" richiedono di essere circostanziate, di ricevere delle coordinate spazio-temporali.
Il primo romanzo della serie è stato pubblicato con successo nel 2007 e subito dopo tradotto in lingua italiana ed è La morte negli occhi (titolo originale: Blind Spot), Sperling&Kupfer Editori, 2007.
Hanno fatto seguito due altri romanzi, rispettivamente dal titolo Blind Sight (2008) e Blind Rage (2009), ma la Casa editrice italiana non ha più ritenuto di tradurli.
Eppure, da quel che posso capire, avendo letto Blind Spot (La morte negli occhi) si tratta di romanzi insoliti ed originali e - almeno a giudicare da quello che conosco - che si fanno leggere a spron battuto, perché di ha voglia di arrivare alla fine del plot.
Il volume di Terri Persons non è più disponibile sul mercato italiano: non si trova nemmeno su IBS con la dicitura "attualmente non disponibile".
Misteri dell'editoria.

Terri persons, Blind Spot

(risvolto) Tipo riservato, Bernadette Saint Clare è un'agente dell'FBI. Piglio mascolino, modi bruschi e la fama che la precede non ne fanno una beniamina tra i colleghi. Infatti ciò che la rende un personaggio scomodo è l'aura di cupo mistero che avvolge i suoi metodi d'indagine. Chiamata a risolvere casi sempre più torbidi dove il reale sembra sconfinare nel soprannaturale. la donna pare dotata di poteri inquietanti: "visioni" che la portano attraverso un processo psichicamente devastante a vedere con gli occhi dell'assassino. E per uno scottante incarico che viene trasferita nel Minnesota, sulle tracce di un killer che amputa la mano destra delle sue vittime, lasciandole morire dissanguate. Sola e sempre più sotto pressione, Bernadette piomba in un tunnel dove spesso la realtà si confonde con le spaventose ombre della sua mente. Chi sono il misterioso e inquisitorio frate che la paralizza nel buio di una chiesa e Io strano vicino di casa che le sussurra dritte sinistramente azzeccate? Con una procedura incalzante, un thriller spietato dai risvolti nero pece, che non lascia respiro fino al corpo a corpo conclusivo.

L'autrice. Terri Persons è una ex reporter e scrittrice freelance statunitense che vive nel Midwest. È conosciuta principalmente per la serie di romanzi thriller con protagonista l'agente dell'FBI Bernadette Saint Clare, dotata di un particolare dono extrasensoriale che le permette di visualizzare scene del crimine attraverso gli occhi degli assassini. 
Opere principali
Blind Spot (2007) – Il romanzo d'esordio della serie.
Sixth Sense (2008)
The Scent of Death (2009)
Sebbene non abbia una biografia propria su Wikipedia, il suo nome può apparire in liste correlate a scrittori di genere suspense o thriller.

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8 gennaio 2026 4 08 /01 /gennaio /2026 11:57
Mio padre il pornografo (Chris Offut)

Il padre dello scrittore statunitense Chris Offut,  è stato a sua volta uno scrittore che si è occupato di letteratura di genere e, tra i generi, che ha coltivato, spiccavano in particolare la Science Fiction e, soprattutto, la pornografia. Se già l'attività dello scrittore di genere richiede tempi molto rigidi perché si deve produrre il più possibile per stare al passo con i contratti quella del porno-scrittore è ancora più coinvolgente. Sia da scrittore di fantascienza sia da scrittore porno, il padre di Chris frequentemente partecipava lle convention, spesso accompagnato dalla madre che tra l'altro trascriveva a macchina i manoscritti del padre; inoltre il padre, dovendosi sottoporre ad una rigida disciplina giornaliera, richiedeva nella piccola casa in cui la famiglia viveva il massimo silenzio e tranquillità allo scopo di mantenere la concentrazione. Alla morte del padre, Chris ricevette lo specifico mandato di occuparsi Mio Padre, il Pornografo (titolo originale: My Father, the Pornographer, nella traduzione di Roberto Serrai, Minimum Fax (collana Sotterranei), 2019
L'autore nel suo memoir, racconta di un rapporto difficile e conflittuale con la figura paterna, di cui poi, per disposizioni testamentaria, si troverà a gestire l'ingombrante eredità letteraria, con il mandato specifico nelle ultime volontà di diventare il curatore dell'intera sua stanza di scrittura e di tutto ciò che vi fosse contenuto.

(dall'articolo il cui link è riportato in calce) Andrew Jefferson Offutt fu uno scrittore in erba, vinse qualche concorso, lasciò perdere facendo l’assicuratore, poi riuscì a mantenere la sua numerosa famiglia producendo centinaia di romanzi SF (prevalentemente in ambito fantasy) e pornografici, utilizzando anche uno pseudonimo col quale firmò numerose lettere al figlio. Ma non fu la natura della sua scrittura a sconvolgere la famiglia, quanto il suo carattere con tendenze sadiche con manifestazioni comportamentali che riuscivano ad umiliare tutti quelli che gli stavano attorno, moglie compresa, al punto da azzerarne ogni volontà (benché costei fosse la sua principale collaboratrice e segretaria, per così dire): solo dopo la morte del marito la signora Offutt scelse per la sua nuova casa dei fiori colorati, perché il marito, daltonico, non li apprezzava. “Molti anni dopo ho capito l’orrenda situazione in cui si trovava, intrappolata tra due forze opposte. Ogni manifestazione di lealtà verso i propri figli la esponeva al rischio che papà concludesse che non era leale verso di lui, il peggior tradimento possibile”.
Andrew Offutt morì di cirrosi epatica: era un alcolizzato, condizione che costrinse i figli ormai adulti a telefonargli a un’ora precisa, le 7.00 di sera, all’inizio - non dopo - le sue quotidiane sessioni alcoliche.

 

Andrew Jefferson Offut

Andrew Jefferson Offutt (16 agosto 1934 - 30 aprile 2013) è stato un prolifico autore americano noto per i suoi contributi sia alla fantascienza/fantasy sia alla letteratura erotica. Ha iniziato la sua carriera di scrittore nel 1954, passando alla scrittura a tempo pieno nel 1971. 
Carriera e Generi:
Offutt ha scritto oltre 400 romanzi utilizzando una varietà di pseudonimi, tra cui il suo principale, John Cleve. Sotto il suo nome, si è distinto nel genere science fantasy e sword and sorcery, contribuendo a serie iconiche come quelle di Conan e Thieves' World. Sotto pseudonimo, ha prodotto un'enorme quantità di narrativa erotica, inclusa la serie di fantascienza erotica Spaceways.
Oltre alla scrittura, Offutt è stato attivo nella comunità di fantascienza, ricoprendo la carica di presidente della Science Fiction Writers of America dal 1976 al 1978.
Ha anche curato la serie di antologie Swords Against Darkness.
Nato nel Kentucky, ha conseguito diverse lauree presso l'Università di Louisville. La sua complessa figura di scrittore è stata esplorata dal figlio Chris Offutt nel memoir Mio padre, il pornografo, che ne ha messo in luce la doppia vita professionale e le dinamiche familiari. Offutt ha ricevuto il Phoenix Award nel 1986. 


(Risvolto di copertina) Quando Andrew J. Offutt muore, suo figlio Chris eredita una scrivania, un fucile e otto quintali di pornografia. Romanzi scritti in pochi giorni e venduti in decine di migliaia di copie, approfittando della fame di erotismo che aveva travolto un’intera nazione dopo la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta. Una carriera, quella di Andrew, cominciata per pagare le cure dentistiche del figlio e poi trasformatasi in un’autentica ossessione, consumata nel chiuso di uno studio inaccessibile ai suoi cari, eccetto che alla moglie, pronta a dattiloscrivere le sue spericolate incursioni nella pornografia.
Chris si immerge negli scritti padre, e si rende conto di trovarsi davanti un’opportunità irripetibile per comprendere finalmente l’uomo difficile, instabile, a volte crudele che ha amato e temuto in eguale misura.
Mio padre, il pornografo ci racconta la vita di uno scrittore professionista, che sa di poter sostenere la propria famiglia solo attraverso l’incessante lavorio della sua penna, ma ci rivela anche il carico di rabbia e dolore che ogni padre trasmette ai propri figli, il conflitto fra creatività e produzione di massa, e infine cosa voglia dire crescere sulle colline del Kentucky, in un mondo isolato in cui la libertà, la felicità, la spensieratezza sono inestricabilmente legate a un retaggio di povertà, ribellione e violenza.

 

L'autore. Chris Offut è nato nel 1958 a Lexington (Kentucky, USA). Oltre a Nelle terre di nessuno, ha scritto un’altra raccolta di racconti, Out of the Woods, un romanzo, The Good Brother, e tre memoir: The Same River Twice, No Heroes: A Memoir of Coming Home, e My Father, the Pornographer. Ha ricevuto, nel 1996, il Whiting Award per la narrativa e la saggistica, ed è stato incluso da Granta tra i venti migliori narratori delle ultime generazioni.

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29 novembre 2025 6 29 /11 /novembre /2025 10:02

According to the National Center for Missing and Exploited Children, roughly 800.000 children are reported missing each year in the United States. Most are found. Thousands are not.

The Institute (Epigrafe in Exergo)

Buona parte de L'Istituto (The Institute) di Stephen King l'ho letta in lingua originale, forse soltanto l'ultima parte in Italiano, poiché nel frattempo era uscita l'edizione italiana. E' stata una lettura effettuata "ai tempi del Covid", con inizio ad ottobre del 2019 e fine lettura ai primi di giugno del 2020.

E' stata una lettura lenta, all'inizio per via della scelta di leggere in lingua originale, e poi anche perchè, spèravve3nuto il Covid, questo libro rimase nella casa di Palermo quando io mi trasferii a stare in campagna nei mesi più cruciali del lockdown.

E' un romanzo particolare nella vasta produzione kinghiana. E' una storia di formazione, sicuramente, riguardante un gruppo di adolescenti e questo è sicuramente un filone della narrativa di Stephen King.
Si tratta di un gruppo di adolescenti che si trovano a vivere una condizione di semi-reclusione in un "Istituto" che, per alcuni versi appare come una sorta di college con regole di conduzione molto severe e nello stesso capace di inculcare nei suoi residenti "cattive abitudini": per alcuni versi in questo "Istituto" si possono rintracciare alcune similitudini con la struttura di ricerca nella quale la piccola Eleven di Stranger Things assieme ad altri ragazzi si trova a vivere confinata per essere sottoposta a crudeli esperimenti finalizzati allo sviluppo di capacità paranormali ed extrasensoriali.

Qui, nell'Istituto si lascia intendere che in questa struttura, come in altre, sparse nel resto degli States si allevino individui dalle capacità paranormali da utilizzare in modo strategico per eliminare nemici interni e/o esterni, in altri termini come risorsa di intelligence.

I ragazzini ancora piccoli vengono reclutati precocemente attraverso un costante lavoro di indagini nei territori compiuti da emissari da questo insieme di strutture.

Questa parte della narrazione mi ha fatto molto pensare a romanzi come "Il candidato della Manciuria"1 di Richard Condon, (per ben due volte, nel 1982 e nel 2004, trasposto in film) o anche al saggio-inchiesta "L'uomo che fissa le capre" il cui titolo originario era stato "Capre di guerra"2, ma anche a narrazioni in cui si sviluppa il tema della manipolazione della mente per creare degli agenti dormienti che potranno essere attivati inseguito mediante speciali comandi (si veda, appunto "Il candidato della Manciuria").

Vi è poi la dimensione della fuga del protagonista, il giovane Luke Ellis, l'ultima recluta a giungervi e il suo tentativo di mettersi in salvo, una fuga che si svolge lungo un fiume e che rimanda alla mente il Grande Fiume della storia di Huck Fynn, personaggio emblematico della letteratura nordamericana o anche alle avventure on the road, quando si descrivono altre parti della fuga del giovane protagonista dalla prigione-istituto, come - ad esempio - nei passaggi che raccontano i suoi spostamenti da clandestino su di un treno merci.
E infine vi è la storia di un gruppo di adolescenti che solidarizzano tra di loro costituendosi in gruppo sodale, accomunato dall'idea di un sogno di libertà e di affrancamento da un gioco brutale e mortificante.
E qui vi è un altro dei temi più cari a Stephen King e più volte emergente nelle sue narrazioni.

Ce la faranno i nostri eroi a sottrarsi al giogo crudele che li opprime?

Il volume è suddiviso in diverse parti, ma è pressocchè impossibile avere una visione d'insieme dell'intero romanzo, poichè manca un vero indice. 
Io stesso, man mano che andavo avanti nella lettura me lo sono andato costruendo con degli appunti e l'annotazione della pagina d'inizio di ciascuna parte, in modo tale da potere effettuare delle ricerche nel testo sia in avanti sia all'indietro.

 

_________________________________

1. Stati Uniti, anni Cinquanta. Il sergente Raymond Shaw rientra dalla guerra di Corea, insignito della medaglia d’onore. Riprende la sua vita di tutti i giorni, il suo lavoro di giornalista e il suo difficile rapporto con la madre, una donna priva di scrupoli e sostenitrice – a tutti i costi – dell’ascesa politica del marito. L’ex ufficiale non sa di essere stato sottoposto al lavaggio del cervello mentre si trovava in prigionia in Corea e di essere diventato una spietata macchina per uccidere, non più padrone delle proprie azioni. Ben Marco, capitano di pattuglia di Raymond, decide di indagare su alcuni misteriosi omicidi che si susseguono con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali: scopre così le ombre che avvolgono la vita di Shaw e i torbidi intrighi della classe politica americana.
"Il Candidato della Manciuria" di Richard Condon, è basato su di una tendenza espressa al tempo della Guerra Fredda che fu quella di mettere allo studio delle tecniche di condizionamento profondo della personalità di alcuni individui, per ottenere da loro - dopo molto tempo da "dormienti" - ed eventualmente anche a distanza - dei comportamenti post-ipnotici portati avanti in uno stato di coscienza secondo e finalizzati ad ottenere determinati risultati strategici.
Parrebbe incredibile: ma tutto ciò è stato successivamente confermato da una bizzarra (e coraggiosa) inchiesta giornalistica esitata nel libro di Jon Ronson, L'uomo che fissa le capre (Einaudi, 2009), a sua volta trasposto in film, poiché dopo l'11 settembre quelle tecniche - con dei loro risvolti esoterici ed approfondimenti verso inattese incursioni nel campo del paranormale - ricevettero nuovo impulso.

2. Nato nel 1979, il gruppo statunitense dei Soldati Psichici si ispira al manuale del Primo Battaglione Terra. Scritto dal colonnello Jim Channon, è una specie di manuale militare new age che invita ad abbandonare gli strumenti di morte a favore di altri più "etici": musiche ambient per placare gli animi del nemico, timidi agnellini per sciogliere il cuore dell'avversario, sostanze non-letali del tipo schiuma collante (usato veramente per la prima e ultima volta in Somalia nel '94) e manipolazione mentale. Channon pensa veramente di poter usare l'energia mentale per porre fine a tutte le guerre. I suoi superiori, però, hanno pensato di fare proprie le sue lezioni sui Soldati Psichici per vincere le guerre, tralasciando le istanze pacifiste.

 

Stephen King, The Institute

Stephen King, The Institute, Hodder&Stoughton, 2019

Deep in the woods of Maine, there is a dark state facility where kids, abducted from across the United States, are incarcerated. 
In the Institute they are subjected to a series of tests and procedures meant to combine their exceptional gifts - telepathy, telekinesis - for concentrated effect.
Luke Ellis is the latest recruit. He's just a regular 12-year-old, except he's not just smart, he's super-smart. And he has another gift which the Institute wants to use...
Far away in a small town in South Carolina, former cop Tim Jamieson has taken a job working for the local Sherriff. He's basically just walking the beat. But he's about to take on the biggest case of his career.
Back in the Institute's downtrodden playground and corridors where posters advertise 'just another day in paradise', Luke, his friend Kalisha and the other kids are in no doubt that they are prisoners, not guests. And there is no hope of escape.
But great events can turn on small hinges and Luke is about to team up with a new, even younger recruit, Avery Dixon, whose ability to read minds is off the scale. While the Institute may want to harness their powers for covert ends, the combined intelligence of Luke and Avery is beyond anything that even those who run the experiments - even the infamous Mrs Sigsby - suspect.
Thrilling, suspenseful, heartbreaking, THE INSTITUTE is a stunning novel of childhood betrayed and hope regained.

L'istituto, Stephen King

Stephen King, L'istituto (The Institute, nella traduzione di Luca Briasco), Sperling&Kupfer, 2020
Dopo classici come L'incendiaria e It, Stephen King si mette di nuovo alla prova con una storia di ragazzini travolti dalle forze del male, in un romanzo come sempre trascinante, che ha anche molto a che fare con i nostri tempi.

«King travolge il lettore con una storia di bambini che trionfano sul male come non ne scriveva dai tempi di "It". Entrando nella mente dei suoi giovani personaggi, crea un senso di minaccia e di intimità magici… Non c'è una parola di troppo in questo romanzo perfetto, che dimostra ancora una volta perché King è il Re.» – Publishers Weekly

«Con L'Istituto il re del brivido torna al suo massimo splendore» – Robinson

È notte fonda a Minneapolis, quando un misterioso gruppo di persone si introduce in casa di Luke Ellis, uccide i suoi genitori e lo porta via in un SUV nero. Bastano due minuti, sprofondati nel silenzio irreale di una tranquilla strada di periferia, per sconvolgere la vita di Luke, per sempre. Quando si sveglia, il ragazzo si trova in una camera del tutto simile alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto dove sono rinchiusi altri bambini come lui. Dietro porte tutte uguali, lungo corridoi illuminati da luci spettrali, si trovano piccoli geni con poteri speciali – telepatia, telecinesi. Appena arrivati, sono destinati alla Prima Casa, dove Luke trova infatti i compagni Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, che ha solo dieci anni. Poi, qualcuno finisce nella Seconda Casa. «È come il motel di un film dell'orrore», dice Kalisha. «Chi prende una stanza non ne esce più.» Sono le regole della feroce signora Sigsby, direttrice dell'Istituto, convinta di poter estrarre i loro doni: con qualunque mezzo, a qualunque costo. Chi non si adegua subisce punizioni implacabili. E così, uno alla volta, i compagni di Luke spariscono, mentre lui cerca disperatamente una via d'uscita. Solo che nessuno, finora, è mai riuscito a evadere dall'Istituto.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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