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27 maggio 2025 2 27 /05 /maggio /2025 12:29
Davide Longo, Il gioco della salamandra

Ho letto con molto piacere il nuovo romanzo di Davide Longo, Il gioco della salamandra (Mondadori, 2024) che ci presenta un nuovo personaggio dell'autore che entra in scena con uno stile narrativo diverso, sia per ritmo sia per inventività.

Si tratta di Olivo Depero ed è un ben strano personaggio. Adolescente, sopravvissuto in modo davvero stupefacente - quasi miracoloso - ad un incidente automobilistico che per qualsiasi altra persona sarebbe stato mortale, autodidatta, dotato di grande intelligenza, sagacia e ottima memoria, ha mostrato nel corso del tempo di possedere una straordinaria capacità (spontanea) di ritrovare ragazzi scomparsi. Vive in orfanotrofio e cambia frequentemente di posto perché o sono le sue doti straordinarie ad inquietare o e lui stesso a fuggire e a depistare i suoi inseguitori, mentre segue le uste di altri ragazzi scomparsi. Legge libri, consulta enciclopedie e mappe, memorizza implacabilmente tutto: è un savant
E' di poche parole: si dà la regola di pronunciare un numero preciso di parole ogni giorni, al di là delle quali, si limita ad interloquire con dei suoni inarticolati ("Uh, uh!"). Delle parole pronunciate, tiene ogni giorno un conto preciso: non va mai in deroga, se non in circostanze eccezionali, ma in tal caso dovrà recuperare in seguito, pronunciando meno parole nei giorni successivi.
Olivo viene ingaggiato da una commissaria torinese molto ambiziosa e desiderosa di fare carriera per risolvere il caso di quattro ragazzi scomparsi, tutti allievi di una stessa scuola torinese e, a questo scopo, viene inserito come allievo dello stesso istituto.
Riuscirà Olivo a risolvere l'enigma?
L'esito delle indagini sarà quello auspicato dalla commissaria?
Verrà sgominata la banda dei rapitori, se di questo si tratta?
In una narrazione lieve ed ironica, c'è mistero, ma c'è anche tanta avventura (comprese le incursioni nei sotterranei di Torino) e c'è alla fine anche il viaggio sul grande fiume che fa tanto pensare al buon Mark Twain.


(risvolto) Un'appassionante indagine del nuovo imprevedibile protagonista di Davide Longo.
Olivo Depero, sedici anni, salta da una comunità all'altra da quando ha perso i genitori in un terribile incidente. Ama i libri, odia i congiuntivi sbagliati, indossa vestiti sempre uguali e dice al massimo seicento parole al giorno, lo stretto indispensabile per comunicare con il mondo. Anche se il mondo non ha segreti, per Olivo, che con la sua intelligenza straordinaria memorizza, deduce, intuisce, vede cose che nessun altro vede. È per questa sua dote che una commissaria di polizia disperata pensa che lui sia l'ultima possibilità per ritrovare quattro adolescenti scomparsi. Un caso in cui c'è qualcosa di strano che Olivo non riesce a capire. Esattamente come piace a lui.

L'autore. Davide Longo, nato nel1971 a Carmagnola, è uno scrittore italiano nato e vive a Torino dove insegna scrittura presso la Scuola Holden. Tiene corsi di formazione per gli insegnanti su come utilizzare le tecniche narrative nelle scuole di ogni grado. Tra i suoi romanzi ricordiamo, Un mattino a Irgalem (Marcos y Marcos, 2001), Il mangiatore di pietre (Marcos y Marcos 2004), L’uomo verticale (Fandango, 2010), Maestro Utrecht (NN 2016), Ballata di un amore italiano (Feltrinelli 2011). Nel 2014 ha scritto il primo romanzo della serie che ha come protagonisti Arcadipane-Bramard Il caso Bramard (Feltrinelli 2014, Einaudi 2021), cui è seguito il secondo Le bestie giovani (Feltrinelli 2018, Einaudi 2021), il terzo episodio della serie Una rabbia semplice (Einaudi 2021), il quarto La vita paga il sabato (Einaudi 2022) e il quinto, Requiem di provincia (Einaudi, 2023).
Nel 2017 ha scritto la sceneggiatura per il film Il Mangiatore di Pietre interpretato da Luigi Lo Cascio.

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27 maggio 2025 2 27 /05 /maggio /2025 10:15

 

Ken Follett, Un letto di leoni, Mondadori, 1986

Un letto di leoni (Lie Down with Lions) è un romanzo dello scrittore britannico Ken Follett pubblicato nel 1986.

La storia è ambientata nella zona dell'Hindu Kush nei luoghi della guerriglia contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan del 1979. Ken Follett mescola tutti gli elementi che ricorrono nei suoi romanzi: thriller, spionaggio, storia e sentimenti. Come precisa l'autore all'inizio del libro, diverse organizzazioni inviarono medici volontari in Afghanistan nel periodo della guerra, ma "Médecins pour la Liberté" è immaginaria.

Tutti i personaggi rappresentati sono fittizi, ad eccezione di Massud. Le località descritte sono invece tutte autentiche, tranne i villaggi di Banda e Darg, che sono inventati. Dal romanzo fu tratto, nel 1994, il film per la televisione Aquila rossa di Jim Goddard con Timothy Dalton, Marg Helgenberger, Nigel Havers, Omar Sharif, Kabir Bedi e Jürgen Prochnow.

Non conosco bene l'opera di Ken Follett.
Sono solo pochi i romanzi di lui al mio attivo.
Sto cominciando ad apprezzarlo molto di più di recente
Unisce assieme ai pregi di un'abile prosa narrativa, una ricchezza e profondità delle trame che, ogni volta, conducono il lettore in scenari diversi e sotto diversi cieli, ed anche in epoche diverse e lontane.
La scrittura di Follett possiede, a tutti gli effetti, i pregi della grande letteratura di avventura che, oltre che fondarsi sul passato storico, trae spunto anche da eventi contemporanei.
Qui, lo scenario è la guerra in Afghanistan al tempo dell'occupazione russa e poco prima dell'insorgere dell'avanzata talebana.

Ken Follett, Un letto di leoni

Si contrappongono tre caratteri: Jean-Pierre, sfegato supporter dei Russi, iniqui occupanti; la moglie Jane e l'americano Ellis (alias John) che, invece, parteggia per gli Afghani ribelli e per il loro capo Massud e li vuole convincere ad accettare le armi americane. 
Su questo sfondo si muove una vicenda sentimentale.
E poi c'è la dimensione della guerra, del viaggio affascinante attraverso le vallate selvagge ed aspre dell'Afghanistan e del Nuristan, in avvicinamento al confine con il Pakistan..
Una cartina dettagliata consente al lettore curioso di seguire gli spostamenti dei protagonisti nel territorio afgano.
Mi è piaciuto e mi ha avvinto sino alla fine

(quarta di copertina) Medio Oriente, 1981. Tra i monti dell'Afghanistan si trova la Valle dei Cinque Leoni, un luogo di antiche leggende ora rifugio di Masud e dei suoi guerriglieri che combattono gli invasori sovietici. È qui che trovano compimento i destini incrociati di tre personaggi: un americano e un francese che al tempo della Guerra fredda hanno combattuto su opposti fronti, e Jane, la donna che li unisce e li divide.

Ken Follett (foto tratta dal Web, sito della Mondadori)

Ken Follett, nato nel 1949, a Cardiff, è uno scrittore inglese. Laureato in filosofia, poi cronista in un quotidiano, è diventato uno dei più popolari autori di best-seller con La cruna dell’ago (Eye of the needle, 1978).
Nell'infanzia è nata la sua passione per la lettura “Non avevo tanti libri, e sono sempre stato grato alla biblioteca pubblica. Senza libri gratuiti non sarei diventato un lettore accanito, e se uno non è lettore non può essere neanche scrittore” ha dichiarato.
Nel settembre del 1970, appena uscito dall’università, lavora come cronista per il «South Wales Echo» di Cardiff e poi come editorialista dell’«Evening News» di Londra. Non avendo sfondato come “il giornalista investigativo fenomenale” che aveva immaginato di poter essere, Ken Follett si dedica alla scrittura di romanzi. Nel 1974 lascia il giornalismo e comincia a lavorare per una piccola casa editrice, la Everest Books.
È La cruna dell’ago che lancia Follett come scrittore di best-seller. Pubblicato nel1978, vince il premio Edgar e vende rapidamente più di 10 milioni di copie: l'inizio di una carriera travolgente.
Sulle abitudini di scrittura ha dichiarato: “Sono mattiniero. Appena mi sveglio, voglio sedermi alla scrivania. La sera invece preferisco riposarmi, mangiare, bere e fare quel genere di cose che non creano stress”.
I suoi romanzi, che hanno trame ben congegnate e ricche di suspense, combinano avventura, ricostruzione storica, spionaggio e thriller: fra i molti, spesso portati con successo sullo schermo, si ricordano Il codice Rebecca (The key to Rebecca, 1980); L’uomo di Pietroburgo (The man from St. Petersburg, 1982); Sulle ali delle aquile (On wings of eagles, 1983); I pilastri della terra (The pillars of the earth, 1989); Una fortuna pericolosa (A dangerous fortune, 1993); Il terzo gemello (The third twin, 1996); Il martello dell’Eden (The hammer of Eden, 1998, premio Bancarella); Codice a zero (Code to zero, 2000); Il volo del calabrone (Hornet flight, 2002).
Mondo senza fine, pubblicato nel 2007, è il seguito del popolarissimo I pilastri della terra. Il libro fa ritorno a Kingsbridge duecento anni dopo e mette in scena i personaggi de I pilastri. La saga di Kingsbridge prosegue con La colonna di fuoco (2017) e Le armi della luce (2023).
I protagonisti del ciclo epico successivo in tre romanzi abbracciano cinque generazioni su tre continenti, nella Trilogia del Secolo. La caduta dei giganti (2010); L’inverno del mondo (2012); I giorni dell’eternità (2014).
Del 2019 il breve scritto Notre-Dame, omaggio alla cattedrale parigina dopo l'incendio.
Del 2020 Fu sera e fu mattina un viaggio epico che termina dove I pilastri della terra hanno inizio.
Nel 2021 pubblica Per niente al mondo che segna una svolta nella sua carriera, a differenza delle precedenti pubblicazioni il titolo è ambientato ai giorni nostri e narra di una crisi globale.

(Fonti: Enciclopedia della letteratura, Garzanti 2007; sito ufficiale dell'autore)

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20 maggio 2025 2 20 /05 /maggio /2025 12:40
Rosario Esposito la Rossa, Laika, Marotta&Cafiero, 2025

Laika di Rosario Esposito La Rossa e pubblicato da Marotta&Cafiero nel 2025, è un bellissimo piccolo libro, dedicato a Laika, il primo essere terrestre ad andare nello spazio, la “piccola abbaiatrice” narrata da undici voci differenti, che esaminano i diversi momenti della sua breve vita dal reclutamento, all’addestramento e al volo orbitale, sino al triste finale

C’è molta poesia in questa narrazione polifonica, ma anche una forte dichiarazione d’amore per i cani e per il loro essere senzienti, come solo può sapere chi li conosce e dà loro spazio nella propria vita

Bellissimo e commovente il finale

Mi piace pensare che Laika fosse incinta. Mi piace pensare che abbia partorito nello spazio. Ho voglia di credere che abbia espulso i suoi cuccioli dalla capsula per lanciarli nel cosmo siderale, in direzione della luna. Sono convinto che in qualche cratere, tra quei buchi lunari simili al formaggio, una colonia di cani astronauti abbia colonizzato un satellite.
Già li vedo i figli di Laika che rosicchiano la luna, che piscia ano quella, che dormono illuminati dal sole. I figli di Laika, cagnette che abbiamo mandato a morire nello spazio, abbaieranno ogni sera guardando la terra brillare e lontananza. I figli di Laika scapperanno dal buio lunare, si rifugeranno sempre dove la luna brilla e giocheranno saltellando per poca gravità. 
Poi verrà il giorno che gli umani invaderanno anche la luna. Verrà il giorno in cui scenderemo come alieni sul più romantico dei corpi celesti. Verrà il giorno in cui gli uomini conquisteranno la luna. Quel giorno troveranno un branco di cani lunari. Troveranno eterni cuccioli, figli della prima astronauta della storia. Non morderanno nonostante una madre morta e bruciata. Non abbaieranno nonostante non abbiano mai ricevuto latte materno. C’erano lì, coi loro musetti umidi e gli occhi felici.
Saranno lì a un passo dagli uomini pronti a scodinzolare. Perché i cani non conoscono l’odio, il rancore e la vendetta
." (ib., p. 53-55)


Curata - come per altri libri della stessa collana - la veste grafica, con l’arricchimento di struggenti immagini fotografiche di repertorio e disegni originali

(Risvolto) Nel freddo di Mosca c'è una cagnolina randagia che passeggia. Il suo nome è Ricciolina, ma passerà alla storia come Laika, il primo terrestre a vivere lo spazio. Partì dopo un addestramento ai limiti della sopravvivenza. La lanciarono nell'ignoto sapendo che mai avrebbe fatto ritorno. Pare morì di paura, forse di fame, c'è chi dice di caldo. Il suo corpo carbonizzato fu trovato mesi dopo nelle Antille. 6 kg di peli sacrificati per la corsa allo spazio, per la Guerra Fredda. Raccontato come un documentario letterario, questo racconto a più voci, celebra da più punti di vista "La stella che abbaia". Rosario Esposito La Rossa ci accompagna nello Sputnik 2 al fianco di quella cagnolina bastarda che avrebbe voluto solo una carezza.


 

Rosario Esposito la Rossa

L'autore. Rosario Esposito La Rossa (Napoli, 13 settembre 1988) nato e cresciuto a Scampia, è uno scrittore, editore e libraio. 
Collabora con La Repubblica e Il Fatto Quotidiano. 
È il cugino di Antonio Landieri, vittima innocente di camorra, disabile ucciso a 25 anni per errore, durante la Faida di Scampia. 
Attualmente dirige le case editrici Marotta&Cafiero e Coppola editore. Ha pubblicato oltre 100 libri a Scampia tra cui scrittori del calibro di Stephen King, Daniel Pennac del Premio Nobel Gunter Grass, Raffaele La Capria, Osvaldo Soriano ed Ernesto Che Guevara. 
Ha aperto la prima libreria dell'area nord di Napoli: La Scugnizzeria.

Per il suo impegno contro il degrado sociale e per la sua creatività è stato nominato nel 2016 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 
Nominato Ambientalista dell'anno del 2020 per i suoi libri ecologici.

Dal 2015 è sposato con l'attrice Maddalena Stornaiuolo. 
Attualmente è consigliere dell'Unione degli Industriali di Napoli, sezione editoria.

Un personaggio meritevole

I figli di Laika

I figli di Laika

Laika (Graphic Novel)

Nick Abandzis, Laika, Tunué, 2025

Una bella graphic novel che racconta la storia di laika nello spazio profondo

(sinossi) 3 novembre 1957, il satellite russo Sputnik 2 lascia l'atmosfera terrestre e raggiunge finalmente lo spazio. Ma non c'è un uomo a bordo, bensì Laika, una cagnolina randagia, maltrattata e abbandonata a se stessa, ma l'unico essere vivente adatto per il viaggio verso le stelle. Un viaggio magnifico e terribile, dal quale non farà mai ritorno. In questo spaccato del nostro recente passato, Abadzis racconta una storia tragica e straziante che ci invita a riflettere su noi stessi. Svela la realtà degli uomini che hanno sfruttato Laika per raggiungere i loro desideri più nascosti, anche a costo di perdere la propria umanità. Il fumetto ha vinto diversi premi tra cui: l'Eisner Award e il Premio Micheluzzi. Presentazione di Garth Ennis.

Laika. Una favola moderna

"Laika. Una favola moderna" (di Olivia Da Miranda, Altromondo Editore Di Qu.bi Me, 2020) è il racconto di come può aver vissuto la cagnolina randagia Laika prima del suo invio nello spazio all'interno di un razzo sovietico, e di come, lasciando spazio alla fantasia, possa essere stata salvata da una morte certa.

Il testo si propone di risvegliare le coscienze di quanti maltrattano e usano gli animali per scopi scientifici poco ortodossi.

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1 maggio 2025 4 01 /05 /maggio /2025 08:09

Anne Rice ha una prosa stupenda, ricca e profonda, in cui l'avventura e l'azine si mescolano fittamente all'introspezione dei suoi personaggi.
Ne ho ancora molti da leggere sia delle Cronache dei Vampiri sia delle Streghe Mayfair.
Ogni tanto ne prende uno, tra quelli non letti, e lo degusto con grande piacere, come se fosse un buon vino d'annata.

Maurizio Crispi (5 giugno 2025)

Anne Rice, Il ladro di corpi, Longanesi

Di quando in quando mi ritrovo a prendere in mano, attivato da improvviso ed irrefrenabile impulso, uno dei romanzi di Anne Rice (che pur avendo a casa, ancora non sono riuscito a leggere).
Quello che di recente mi è capitato di leggere è stato Il ladro di corpi (The Tale of a Body Thief, nella traduzione di C. Messori), pubblicato da Longanesi (collana La Gaja Scienza), nel 2001, in cui il tema che vi viene trattato è “Essere nei panni di un altro
Ne Le Cronache dei Vampiri, questo volume è il quarto e racconta un momento di crisi esistenziale e di rimpianti del vampiro Lestat.
E' davvero uno straordinario romanzo!
Il piacere di immergersi nella prosa ricca, corposa ed evocativa di Anne Rice è ogni volta insuperabile: leggendo la sua narrazione ho la sensazione di assaporare un pregiato vino d'annata, dal bouquet eccezionale e raffinato
Lestat qui, stanco della sua immortalità che si protrae ormai da più di duecento anni (da quando, cioè, é avvenuta la sua trasformazione), è tormentato da profondi dubbi religiosi e filosofici. 
Vorrebbe anche uccidersi, ma dopo essersi esposto al sole bruciante del Deserto di Gobi, sopravvive e, in una lunga convalescenza, viene accudito dal suo principale supporter che é David Talbot, membro della segreta organizzazione Talamasca che segue con interesse e curiosità enciclopedica tutti i fenomeni che abbiano a che vedere con l'occulto, il paranormale e il supernormale.
In questo percorso tormentato Lestat viene approcciato con una serie di messaggi allusivi da un certo Raglan James che gli fa balenare in mente l'idea di poter entrare in un corpo normale e di potere tornare a vivere da "mortale". Raglan può: sa come realizzare il passaggio dell’anima di un vivente da un corpo ad un altro, in sostanza un magico  “body switch” (o anche "scambio di corpo"). 
Raglan James è fondamentalmente un ladro e convince Lestat a fare questo scambio, in cambio di una ricompensa più che generosa da parte di quest'ultimo.
Benchè Lestat sia messo sull'avviso di non fare questo passo sia da parte del suo amico di vecchia data, Louis (che a suo tempo lui stesso aveva reso vampiro) sia da David Talbot, finisce con l'accettare lo scambio, perché - anche soltanto per poco - vuole tornare ad essere umano rinunciando ai suoi poteri soprannaturali che saranno assunti dalla sua controparte
Entrerà dunque in un corpo mortale: ed è da qui che si apre un percorso periglioso perché il Raglan James che è entrato nel suo corpo di vampiro non si presenta all'appuntamento fissato dopo due giorni dallo scambio per ripristinare l’assetto originario.
Alla somma generosa che Lestat gli ha garantito come ricompensa preferisce, infatti, il potere illimitato e sovrumano che gli viene conferito dall’essere nel corpo di un vampiro potente quale è Lestat, ma in modo stupido e senza immaginazione, solamente guidato da una bramosia predatoria e dall'eccitazione di poter essere una sorta di "super-ladro".

"Non vedo l'ora di andare avanti e di esplorare questo gioiello nella narrativa di Anne Rice

Questo scrissi poco dopo aver cominciato la lettura de Il Ladro di Corpi.
E, in effetti, anche questa volta Anne Rice ha mantenuto le sue promesse
L’ho letto, come si può assaporare un buon vino d’annata, gustandone il bouquet e la corposità dopo ogni singolo sorso, indugiando tra uno e l’altro, quasi con una riluttanza ad andare avanti poiché ogni pagina era densa e richiedeva  piena attenzione.
Mi ha supportato nella lettura un prezioso volume che, a suo tempo, acquistai in Inghilterra, The Vampires’ Chronicles Companion che fornisce dettagli storici, curiosità e molti corredi iconografici.
La prosa di Anne Rice è ricca e corposa, ma anche poetica, oltre che essere densa di riferimenti culturali
Benché della Rice abbia letto moltissime opere, ne ho ancora diverse a casa che attendono il mio assalto (o forse dovrei definirlo "banchetto"… o "libagione")

Le Cronache dei Vampiri sono un insieme di storie horror gotiche che assieme costituiscono  forse la serie più popolare scritta da Anne Rice. 
In tutto sono tredici i libri che costituiscono la serie, e il primo è stato adattato in un film di successo con Brad Pitt nel ruolo di Louis, Tom Cruise come Lestat e Kirsten Dunst come Claudia. È interessante notare che Intervista col Vampiro è iniziato come un racconto breve ed è diventato una serie di enorme successo.
Le cronache dei vampiri sono costruite da quattro romanzi principali che sono:
1. Intervista con il vampiro (1976)
2. Scelti dalle tenebre (1985)
3. La regina dei dannati (1988)
4. Il Ladro di corpi (1992)

Hanno fatto seguito altri nove romanzi che vedono successive avventure di Lestat o che seguono altri personaggi della genealogia dei vampiri antecedenti o collaterali rispetto a Lestat

  • Memnoch il diavolo (1995)
  • Il vampiro Armand (1998)
  • Merrick (2000)
  • Il vampiro di Blackwood (2001)
  • Il fattore Blackwood (2002)
  • Il canto del sangue (2003)
  • Il principe Lestat (2014)
  • Il principe Lestat e i regni di Atlantide (2016)


(Risvolto) É la solitudine, la "maledizione" che si impadronisce di Lestat, il vampiro immortale, il principe incontrastato del tenebroso universo dei morti viventi. Lestat avverte dolorosamente la "maledizione" della sua solitudine e desidera rinascere come mortale, liberandosi quindi del suo corpo di "non-morto" e impadronendosi di un corpo "vivo", per dimenticare la sua condizione di tenebroso viaggiatore della notte e riprovare l’ebbrezza dei sensi umani, avvertire di nuovo sulla pelle il calore del sole, vivere il giorno in tutte le sue ore, non soltanto tra il crepuscolo e l’alba.  È qualcuno quel desiderio può renderlo realtà, soddisfacendo così anche il proprio anelito a diventare vampiro almeno per un breve periodo: l’ammaliante Raglan James, il Ladro di Corpi, che da tempo segue Lestat lasciando dietro di sé tracce e indizi delle sue straordinarie ed enigmatiche capacità. Annulla verranno gli ammonimenti di David Talbot, l’unico amico “umano” di Lestat, come inascoltate saranno le dure parole di avvertimento che pronuncerà Louis, un’altra creatura della notte, suo fedele compagno per lungo tempo: il patto tra Raglan James e Lestat de Lioncourt verrà infine stipulato, scatenando un vortice inarrestabile di conseguenze, molte imprevedibili, tutte sconcertanti. Perché il ladro di corpi si rivelerà ben presto più sinistro e malvagio di qualsiasi demone e trascinerà Lestat in un viaggio interminabile, da New Orleans a Barbados, Miami alla giungla amazzonica, costringendolo altresì a riscoprire ciò che aveva dimenticato da secoli: la sofferenza e l’angoscia insite nella natura umanaIntraprende così un viaggio che lo porterà da Miami al deserto del Gobi, da Amsterdam alla giungla amazzonica, fino all'incontro cruciale con l'unico uomo che può soddisfare il suo desiderio, Raglan James, il Ladro di Corpi. 
Il Ladro di Corpi si impadronisce con l'inganno del corpo vampiresco di Lestat, il quale, rinchiuso come anelava nel corpo mortale, scopre alla fine di preferire la sua condizione di vampiro…
Con “Il Ladro di Corpi”, Anne Rice scrive il capitolo più straordinario delle sue “Cronache dei Vampiri“, accompagnando il vampiro Lestat -seducente anima dannata che impregna della sua levità settecentesca anche gli omicidi più efferati-nella sua avventura più sconvolgente e terrificante. E, grazie al suo stile barocco e visionario, consegna al lettore il definitivo ritratto di quel vampiro melanconico e crudele umanissimo nelle sue contraddizioni e nel senso di inevitabilità che pervade ogni suo sanguinario, famelico slancio. 

L'autrice. 
Anne Rice, nata nel1941 a New Orleans (Lousiana, USA) ha ottenuto il successo internazionale con Intervista col vampiro, diventando un’autrice di culto della narrativa soprannaturale.
Fra le sue serie più famose ricordiamo le "Cronache dei vampiri" (Intervista col vampiro,Scelti dalle tenebre, La regina dei dannati, Il ladro di corpi, Memnoch il diavolo, Armand il vampiro, Merrick la strega, Il vampiro Marius, Il vampiro di Blackwood, Blood, Il Principe Lestat) e  il ciclo de "Le streghe di Mayfair" (L'ora delle streghe, Il demone incarnato e Taltos, il ritorno e molti altri, alcuni dei quali - i più tardivi - finiscono con l'rintrecciarsi con le storie de Le Cronache dei Vampiri, avendo come trait d'union il Talamasca e i suoi studiosi).

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22 aprile 2025 2 22 /04 /aprile /2025 13:51
Antonella Lattanzi, Una storia nera, Mondadori

E' davvero un bel romanzo, questa Una storia nera di Antonella Lattanzi (pubblicata da Mondadori nel 2017), appassionante. E' un romanzo che si pone nel filone del "true crime" (e, in effetti, il titolo originariamente scelto dall'autrice era stato "Una storia vera", poi convertito per esigenze editoriali) con un ritmo narrativo spezzato e continui viraggi di punti di vista, racconta di una storia di violenza domestica che porta poi ad una procedura giudiziaria.
Nell'intrico dei punti di vista, si potrà vedere come la verità non coincida esattamente con la verità processuale, poiché alcuni passaggi rimangono in ombra ed inesplicati. 
La storia di un'azione delittuosa che dunque rimane ambiguamente collocata tra l'agire d'impulso e la premeditazione. 

Ho letto questo romanzo con molto piacere ed interesse. 
Il romanzo è stato trasformato in film (con lo stesso titolo), uscito nel 2024 con la regia di Leonardo D'Agostini.

(Risvolto di copertina) Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità? Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d'amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Attraverso una macchina linguistica prodigiosa e un ritmo incalzante e cinematografico, percorre in funambolico equilibrio il crinale che separa bene e male, colpa e giustizia, amore e violenza. E rivela, uno dopo l'altro, i segreti che ruotano attorno ai suoi personaggi, fino a far luce su quello che è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso.

Antonella Lattanzi

Hanno detto: «Personaggi indimenticabili, stile originale, trama incredibilmente avvincente: mi sono innamorata di questo romanzo» - Rowohlt (editore tedesco del romanzo)

L'autrice. Antonella Lattanzi è nata a Bari nel 1979. Vive a Roma. Devozione (Einaudi Stile libero, 2010) è il suo primo romanzo, seguito da Prima che tu mi tradisca (entrambi per Einaudi). Ha collaborato al programma Tv Le invasioni barbariche, mentre per il cinema ha scritto le sceneggiature di Fiore (di Claudio Giovannesi). Per Mondadori è autrice di Una storia nera (2017). Tra gli altri titoli, Questo giorno che incombe (Harper Collins, 2021), Cose che non si raccontano (Einaudi, 2023), incluso nella dozzina finalista del Premio Strega 2024.

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17 aprile 2025 4 17 /04 /aprile /2025 13:15
Massimo Carlotto, Danzate su di me, SEM

Questo nuovo libro a firma di Massimo Carlotto, Danzate su di me, pubblicato da SEM (collana Italian Tabloid) nel 2025 raccoglie quattro racconti di cui, il quarto - il più lungo, quasi un romanzo breve dal titolo "Il mondo non mi deve niente"- già pubblicato con le edizioni e/o nel 2014.

Abbiamo qui quattro ritratti di donna impietosi e aspri ed anche se vogliamo quattro diverse rappresentazioni di differenti "amori tossici".

Ecco cosa scrive Carlotto in una breve nota introduttiva al volume:
"Da oltre vent'anni sono convinto che un autore abbia il dovere di esplorare l'universo femminile. Le ragioni sono tante, quella che mi ha sempre spinto verso questo tipo di ricerca è stata la necessitàdi stanare un universo maschile poco narrato perché non immediatamente riconosciuto dal ceto culturale di questo paese.
Quattro storie brevi per raccontare quattro donne che realtà o cronaca mi hanno fatto conoscere un tempo. Un delitto nella Torino degli ex quartieri operai, la vita delle cassiere degli ipermercati, le croupier pagate per succhiare denaro agli sprovveduti, una casalinga alle prese con un marito corrotto.
Un viaggio temporale anche nelle trasformazioni e nelle contraddizioni di quest'Italia. Un ciclo narrativo che si conclude in questa raccolta per poi necessariamente proseguire.
" (p. 7)

Come giustamente osserva in questa nota Carlotto, lo sguardo sulle donne per quanto impietoso consente di poter osservare altrettanti tipi maschili che con le loro ambiguità, le loro debolezze, le loro meschinità si nascondono nell'ombra e non si manifestano nelle loro qualità negative che appunto - nelle sue narrazioni apparentemente concentrate sull'universo femminile - Carlotto fa emergere.

Continuo a leggere con assiduità tutti i nuovi libri di Carlotto e mi dichiaro un suo "fedele lettore"!

I racconti sono:

  • Danzate su di me
  • Niente, più niente al mondo
  • Il giardino di Gaia
  • Il mondo non mi deve nulla

 

(Soglie del testo) Danzate su di me è il manifesto dell’amore tossico, delle relazioni pericolose, del romanticismo impossibile al principio del secolo XXI, nell’Italia del patriarcato e della crisi permanente, della precarietà esistenziale e delle vite a perdere, anche quando sono doppie.

«Me la immagino, la moglie, che non ha scoperto nulla e ancora non si rassegna. L'intuito le suggerisce l'esistenza di una verità scomoda, ma teme di guastare per sempre il ricordo di un uomo che ha amato, con cui ha cresciuto una figlia. E allora è consapevole che in tempi brevi dovrà scegliere se continuare a scavare oppure voltare pagina


Le donne di questo libro sono quelle per cui la guerra non è mai finita. Complicate, ferite, tenere o rabbiose, vogliono evadere a ogni costo dalla prigione che lo sguardo maschile disegna intorno a loro. Massimo Carlotto riempie di storie e parole il silenzio che ammanta il conflitto tra uomini che odiano le donne e donne che si difendono dagli uomini. L’inventore di personaggi indimenticabili come Marco Buratti detto l’Alligatore e Giorgio Pellegrini, l’Arcibastardo del noir, ribalta il punto di vista e illumina a modo suo quel femminile mai davvero compreso, su cui da sempre si esercita il dominio di genere. I racconti, in parte editi e in parte inediti, di "Danzate su di me" compongono un blues spezzato, suonano la sinfonia in quattro tempi di una femminilità non soggiogata, sconfitta ma non vinta, sempre e comunque a caccia di una via d’uscita, ribelle ai ruoli imposti di madre e moglie, e anche di dark lady o femme fatale. Quattro protagoniste deluse e avvelenate tirano le somme. Ed è nel tempo dei bilanci che vengono colte di sorpresa dalla penna del loro autore. C’è la cassiera del supermercato che per sedici anni ha custodito un amore segreto con un musicista di successo. Tutto finisce quando un incidente stradale cancella quei rari momenti di felicità rubata: il lutto degli amanti è un dolore senza conforto. E c’è una madre di famiglia che sfiorisce come la periferia di Torino dopo il tramonto dei miti della grande città industriale. Ha perso la sicurezza del reddito insieme alla promessa di un futuro tranquillo. Ora insegue un riscatto ingannevole nel rancore che riserva ai più sfortunati di lei e nei desideri di rivalsa che proietta sulla figlia. Gaia crede di avere la situazione sotto controllo e invece ha un marito che sta per lasciarla. Lei, però, non lo accetta ed è pronta a tutto pur di preservare le finzioni di un matrimonio borghese. Lise ha fatto la croupier sulle navi da crociera, per poi dilapidare una fortuna con i derivati della banca sbagliata, e adesso chiede a un ladro che la sorprende in casa, da sola, di ucciderla. È perfino disposta a pagare.

 

Massimo Carlotto

L'autoreMassimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe, con le illustrazioni di Alessandro Sanna (2014), La banda degli amanti (2015), Per tutto l'oro del mondo (2016) e Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017).
Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age.
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz). Nel 2024 esce Trudy.
Per Rizzoli ha pubblicato Il Turista (2016) e E verrà un altro inverno (2021); per Feltrinelli nel 2020 Ballata per un traditore e nel 2021 Refrain (con Pasquale Ruju e David Ferracci); per Mondadori, invece, Il Francese (2022). 
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

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4 aprile 2025 5 04 /04 /aprile /2025 06:28
Jim Harrison, Lupo, Baldini&Castoldi

Lupo (titolo originale: Wolf. A False Memoir, nella traduzione di Fenisia Giannini e pubblicato da Baldini&Castoldi nel 1996) )è stato il romanzo d’esordio di Jim Harrison, prolifico autore di romanzi e di raccolte di poesie, uscito in lingua originale nel 1971.
I miei interessi sono anacronistici: la pesca, i boschi, l’alcol, il cibo l’arte“, afferma il protagonista di Lupo, facendo finta di dimenticare che, forse, in cima alla sua lista andrebbe collocato il sesso: l’unico, spiega a non essere stato del tutto atrofizzato dal progresso. Ma ora si trova a vagabondare nei boschi del Michigan, nella vana speranza di vedere un lupo, ed è giunto il momento di fare ordine nel caos che ha in testa.
A modo suo ovviamente: “Avevo cambiato la mia vita tanto spesso da decidere alla fine che non c’era stato niente da cambiare“.
Prima opera narrativa di Jim Harrison, Lupo, pubblicato nel 1971 è un libro insolito nella letteratura americana di allora ed anche di oggi: è stato indubbiamente influenzato dallo spirito libertario degli anni Sessanta facendo un primo, dissacrante bilancio della generazione vissuta all'insegna della tanto citata triade (sesso-droga-rock'n roll) ma vuole anche rappresentare la ricerca di un'impossibile purezza a contatto con la natura.
Fa tesoro della lezione di Hemingway e di Kerouac, anticipando i romanzi di James Dickey e Cormac McCarthy, mentre cerca un’affinità elettiva, impossibile quanto esilarante, tra Walden di Thoreau e Tropico del Cancro di Henry Miller.
Da Boston a New York, da San Francisco a Cincinnati, il protagonista-narratore Swanson, trasparente alter ego dell'autore, racconta peregrinazioni picaresche da un letto a un bar, da un'autostrada nel deserto all'idillio apparente di un ruscello tra i boschi. 
Come in un road movie, sfila un’America sconosciuta ed eccessiva, innocente e perversa, che oltre vent’anni trascorsi dalla pubblicazione del libro non hanno fatto invecchiare.
Un’America “sfinita dalla provvisorietà“ che cerca “qualcosa di durevole“, dove si rispecchiano frenetica voglia di vivere e memento mori, anarchia, retaggi calvinisti.
Aspirante scrittore, tenuto la larga degli snob del Greenwich Village (dei quali si vendica portandosi a letto le loro donne), Swanson che, come già detto, è l'alter ego dello scrittore stesso non si nega ad alcuna esperienza, finché il portafoglio glielo permette, e accetta qualsiasi lavoro quando ha bisogno di denaro fresco. E quando fugge in mezzo alla natura selvaggia, sa che “nei boschi non c’è romanticismo“. 
Nel mio amore per la natura“, precisa, “c’è una notevole mancanza di serietà: in quasi tutte le escursioni che ho fatto mi sono caricato di ingombranti bottiglie di bourbon”. 
Non c’è spazio quindi per l’agno e filosofia di seconda mano: Swanson è per i “lieto fine, soprattutto si è dispersi dal alcol
“. 
E' convinto che, se riuscirà a vedere un lupo, la sua vita cambierà. 

Mi avviai lungo la sponda, aprendomi un varco tra gli arbusti, l’occhio attento a eventuali orme di lupo dove c’erano strisce di sabbia. In teoria, nell’area doveva essercene più o meno una decina, e desideravo disperatamente di vederne uno. Sentivo che, se fossi riuscito, il mio destino sarebbe cambiato. Forse l’avrei seguito finché, fermatosi mi avrebbe salutato, ci saremmo abbracciati e io sarei diventato un lupo
Swanson giunge allo stesso tempo alla consapevolezza, amara ma concreta, "che nei boschi non c'è romanticismo né redenzione possibile”.
In lui è già presente quell’amarezza asciutta del miglior Harrison: la sua ricerca di una “comunanza“ - che sia con la natura o con un essere umano - è destinata a fallire; e d’altra parte "non c’è poesia nell’essere soli“.

Il film che da Lupo è stato tratto (Wolf - La belva è fuori) è decisamente fuorviante, poiché la narrazione - per quanto allegorica - fa apparire che Swanson durante una delle sue peregrinazioni boschive viene effettivamente "toccato" dal Lupo o che addirittura ne viene morso, andando incontro a delle trasformazioni fisiche, quasi che si trasformasse per "contagio" in un lupo mannaro. 
Il regista ha deciso di rappresentare così il vitalismo energizzante rappresentato dalla potenza ferina e dalla forza del Lupo, come quintessenza della wilderness.

Per alcuni aspetti Lupo rappresenta un'epoca che è quella della Beat Generation e del Verbo del tanto decantato ritorno alla natura (si pensi al revival di Walden, proprio in quegli anni): e, infatti, proprio per questo motivo ho ritenuto che la collocazione corretta di questo romanzo-memoir dovesse essere tra i libri (saggi, memoir e testimonianze) della Beat Generation (tanto più significativo se se si pensa che Jim Harriason non credo abbia aderito a questo momento o se ne sia sentito parte.

Jim Harrison

L’autore. James Thomas Harrison, conosciuto come Jim Harrison (Grayling, 11 dicembre 1937 – Patagonia, 26 marzo 2016), è stato uno scrittore e poeta statunitense. 
Ha esordito come scrittore con Lupo (Wolf, 1971), romanzo dal tono personale e ribelle, seguito da L’uomo dei sogni (Farmer, 1976) e da Lo stregone (Warlock, 1981). Vento di passioni (Legends of the fall, 1978), raccolta di racconti di ambiente rurale, gli hanno dato la fama, confermata dai racconti di Società Tramonti (The woman lit by fireflies, 1990), Julip (1994), L’estate che lui non morì (The summer he didn’t die, 2005, nt) e dal romanzo Ritorno sulla terra (Returning to Earth, 2007).Tra le raccolte poetiche, Teoria e pratica dei fiumi e nuove poesie (The Theory and Practice of Rivers and New Poems, 1989, nt), Dopo Ikkyu e altre poesie (After Ikkyu and other poems, 1996, nt), Salvare la luce del giorno (Saving daylight, 2006, nt).

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22 marzo 2025 6 22 /03 /marzo /2025 09:35

Quando ero piccolo, la mamma mi portò a vedere - in uno dei nostri pomeriggi cinematografici - il film di Frank Capra che era comunque una riproposizione, giacché era uscito nel 1937 (ma forse mai arrivato in Italia nel clima di anteguerra, ostile a tutti i prodotti americani).
Ero attorno ai dieci anni, o forse anche di meno.
Ho un vivido ricordo di quel film, ma soprattutto rimase indelebilmente impressa nella mia mente la scena finale, quando l'abitante di Shangri-La abbandona l valle incantata e senza tempo assieme ai quattro fuggiaschi e, all'improvviso, uscendo dal perimetro incantato della valle, subisce un processo di invecchiamento rapidissimo e, letteralmente, si disintegra.
Quell'immagine, mi diede gli incubi per molti giorni dopo la visione del film

James Hilton, Orizzonte perduto, Sellerio

Da "Orizzonte perduto" del britannico James Hilton, nel 1937 Frank Capra trasse un film celebre, che giunse in Italia col titolo Shangri-La.

L'idea giunse a James Hilton dalle letture delle memorie dei gesuiti che avevano soggiornato in Tibet e che erano venuti a conoscenza delle tradizioni legate al Kalachakra, tantra in cui si descrive il mitico regno di Shambhala.


Nei racconti locali si favoleggiava di una meravigliosa città il cui nome era Shambhala, in cui governavano con equità e saggezza numerosi anziani che erano depositari di un modo di vivere sano ed impostato sulla fratellanza tra gli uomini ed il creato, con una notevole somiglianza con lo stile di vita buddhista. Quando l'umanità, dopo innumerevoli disastri causati dalla sua cecità egoista si fosse interrogata sulla propria stupidità allora e solo allora i saggi di Shambhala avrebbero fatto in modo di divulgare quale fosse il modo giusto di vivere.
 

Nel romanzo di Hilton si parla di un luogo racchiuso nell'estremità occidentale dell'Himalaya nel quale si vedono meravigliosi paesaggi, e dove il tempo si è quasi fermato, in un ambiente di pace e tranquillità. Shangri-La è organizzato come una comunità lama perfetta, professante però non il buddhismo ma il cristianesimo nestoriano. Dalla comunità sono bandite, non a norma di legge ma per convinzione comune, tutta una serie di umane debolezze (odio, invidia, avidità, insolenza, avarizia, ira, adulterio, adulazione e così via), facendone un Eden materiale e spirituale in cui l'occupazione degli abitanti è quella di produrre cibo nella misura strettamente necessaria al sostentamento e trascorrere il resto della giornata nell'evoluzione della conoscenza interiore della scienza e nella produzione di opere d'arte.

Il successo di questo romanzo nella società dell'epoca diede origine al mito: così sognatori, avventurieri ed esploratori provarono a trovare questo paradiso perduto. L'onda orientalista dell'Occidente fu ispirata dal mito, così il nome di Shangri-La è stato utilizzato non solo per gruppi musicali e teosofi, ma anche per molti luoghi di villeggiatura in Asia e perfino in America.

Il luogo geografico più simile, e che probabilmente ha ispirato James Hilton, è il territorio di Diqing dove, nel 2001, il governo cinese allo scopo di incentivare il turismo ha ribattezzato la contea di Zhongdian con il nome di 香格里拉 (Xiānggélǐlā) cioè Shangri-La. Il suo territorio faceva parte del Tibet prima dell'annessione cinese, dopo la quale è stato assegnato alla provincia dello Yunnan. Nelle vicinanze sorge il monastero di Hong Po Si, dove vivono una sessantina di monaci e cinque lama tibetani.

Parecchie regioni, mosse da interessi turistici, sostengono di essere la regione geografica descritta da Hilton e di essere così il mitico luogo ispiratore della misteriosa Shangri-La. Nel romanzo, l'autore cita il territorio a nord del Ladakh, oggi noto come Aksai Chin, comprendente la catena del Kun Lun e l'altopiano delle Aksai Chin, una regione tra le più inospitali e meno abitate del pianeta, presso l'attuale confine indo-cinese, ricco di vette alte tra i 5.000 ed i 7.000 m.

Il film spinse molti a ritornare al libro (inseguendo una «sinergia» oggi banale, allora nuova).

Ma il libro conserva un suo autonomo messaggio, e un’ambizione che, nell’avventuroso intreccio, non è solo spettacolare.

Shangri-La è il monastero tibetano che ospita una antichissima e segreta città di saggi, raccolti da ogni parte del mondo, di sesso cultura religione e temperamento diversi, che meditano studiano vivono estremamente longevi e passabilmente felici senza inseguire un preordinato disegno di felicità - e soprattutto senza preoccuparsi di imporlo per le vie della religione o della condotta o dell’utopia. Nessuno vi cerca l’Uomo Nuovo; ognuno vivendo coopera a conservare i differenti valori dell’umana civiltà.

Orizzonte perduto racconta l’avventura di quattro persone che vi giunsero, quello che videro e il destino che li inseguì da quella esperienza.
Un’avventura etica, esoterica, sapienziale; ma soprattutto, dovrebbe dirsi, un’avventura rooseveltiana escogitata in anni in cui i totalitarismi architettando l’Uomo Nuovo ingigantivano tutte le antiche archeologie di morte.
«Se dovessi dirvelo in breve potrei definire la nostra principale credenza così: moderazione. Inculchiamo la virtù di evitare eccessi di qualunque specie; persino, perdonatemi il paradosso, eccessi di virtù. Questo principio è la fonte di uno speciale grado di felicità. Noi governiamo con moderata severità, e siamo soddisfatti di un’obbedienza pure moderata. La nostra gente è moderatamente sobria, moderatamente casta, e moderatamente onesta».

 

Lawrence Osborne, Shangri-la, Adelphi

Più recentemente,  Lawrence Osborne, con Shangri-La (nella traduzione di Matteo Codignola) e pubblicato da Adelphi (Collana Biblioteca Minima), nel 2008, ha voluto intessere un'altra tessera, relativamente al mito di Shangri-La
Ed è stata per me una bella e agile lettura 
Un piccolo saggio che esplora il mito di Shangri-La e cerca di tracciarne i percorsi e identificarne le radici.
Una lettura che mi ha spinto a leggere (finalmente) il romanzo di Hilton di cui conoscevo soltanto la trasposizione cinematografica vista quando ero piccolo assieme alla mamma.
Il volume è impreziosito da una foto di Steve McCurry (in prima di copertina)

(Così dice la sinossi del volume:  "Un viaggio ilare e desolato nel cuore del Tibet, alla ricerca di una città un tempo immaginata dagli occidentali, e oggi costruita dai tour operator del governo cinese".

L'autore. Lawrence Osborne (Inghilterra, 1958) è uno scrittore e viaggiatore inglese, autore di racconti di viaggio e romanzi.
Nato nel 1958 in Inghilterra, vive e lavora a Bangkok.
Dopo gli studi a Cambridge e Harvard, ha vissuto per un decennio a Parigi (città alla quale ha dedicato il saggio Paris dreambook).
Dal suo esordio nel 1986 con Ania Malina, ha scritto racconti di viaggio, saggi (tra cui uno sulla Sindrome di Asperger, uno sull' etnologia e uno sul rapporto tra eros e thanatos) e romanzi.
Giornalista, scrive per il New York Times, il New Yorker e l'Independent.
In Italia le sue opere sono pubblicate da Adelphi.

Orizzonte perduto e Shangri-La. Un libro e un film cult che hanno fatto nascere un mito
Orizzonte perduto e Shangri-La. Un libro e un film cult che hanno fatto nascere un mito
Orizzonte perduto e Shangri-La. Un libro e un film cult che hanno fatto nascere un mito
Orizzonte perduto e Shangri-La. Un libro e un film cult che hanno fatto nascere un mito
Orizzonte perduto e Shangri-La. Un libro e un film cult che hanno fatto nascere un mito
Orizzonte perduto e Shangri-La. Un libro e un film cult che hanno fatto nascere un mito
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7 marzo 2025 5 07 /03 /marzo /2025 12:31
Laura Pigozzi, L'età dello sballo, Rizzoli

L'età dello sballo, pubblicato da Rizzoli, nel 2024, è un importante testo di riflessione sulle nuove dipendenze da sostanze e comportamentali, scritto con molta sagacia da Laura Pigozzi, psicologa e psicoterapeuta (ma anche prolifica saggista), sulle tematiche dello "sballo" nell'età contemporanea è estremamente interessante anche per chi come, come me, è da sempre un addetto ai lavori..
Si tratta di un'opera divulgativa, indubbiamente e, in questo senso, indirizzata ad insegnanti e a genitori, ma è anche adatta per la sua complessità e per la sua capacità di fornire sulla tematica uno sguardo unificante (a partire dall'esame approfondito delle vulnerabilità che si creano a livello individuale nei "primi 1000 giorni", agli addetti ai lavori che vogliano abbracciare in uno sguardo onnicomprensivo sia l'aspetto psicologico, sia quello neurofisiologico (supportato dalle più recenti evidenze di neuroimaging).
Si tratta di una lettura che, a tratti, si fa appassionante e coinvolgente e che apre la strada a molte riflessioni, fornendo al contempo chiavi di lettura sul dilagante fenomeno delle nuove dipendenze da comportamenti oppure da oggetti tecnologici che sempre più invadono le nostre vite e quelle dei nostri figli.
Il pensiero dell'autrice è chiaro e univoco: viviamo in un'epoca che amplifica a dismisura le vulnerabilità che si sono formate nella prima parte della vita e di tali vulnerabilità bisogna tenere conto quando ci si approccia a tutti quegli stimoli che possono incanalare verso una o l'altra forma di dipendenza, sia essa farmacologica o comportamentale. Peraltro, le vulnerabilità possono essere contrastate con tutta una serie di stimolazioni virtuosi che hanno a che vedere con l'epigenetica: ed anche tutte le "terapie di parola" possono agire in questa direzione: l'epigenetica, peraltro, può fare da correttivo a vulnerabilità geneticamente determinate.
Il volume è arricchito da un apparato di note molto esaurienti e da una bibliografia che consente a chi volesse di percorrere una strada di utili approfondimenti.
Mi sento di consigliarlo a a insegnanti e genitori per una lettura che sia eventualmente seguita da un confronto con addetti ai lavori.


(Risvolto) Se dagli Stati Uniti arriva l’allarme fentanyl, anche in Italia la diffusione di droghe tra gli adolescenti, dalla cannabis agli psicofarmaci usati per sballare, sta scatenando un’epidemia di dipendenze. Non ci sono mai stati così tanti pazienti affetti da disturbi legati al consumo di droga come in questi ultimi anni e l’età in cui si sviluppano le prime patologie si abbassa ormai alla preadolescenza. Cadere nel circolo vizioso della soddisfazione-astinenza-brama è un gioco pericolosoe paradossale che ci spinge a bramare ciò che ci fa male. Eppure, gli antidoti esistono e uno dei più potenti è il sentimento della vita che viene trasmesso al bambino nei suoi primissimi mesi, ma che può essere perduto o messo in crisi durante la preadolescenza. In assenza di questa trasmissione, il desiderio fatica a nascere e i progetti non decollano. Un disorientamento che espone all’assoluto offerto dalle droghe, dall’alcol, dagli psicofarmaci, dal cibo, da internet, dallo sport ossessivo... Godere senza desiderare è la cifra di una società drogata. Perché sorga il desiderio occorre che il bambino sperimenti la frustrazione e i limiti che possono trasformare il vuoto che narcotizza in una mancanza che rimette in moto il desiderio. Laura Pigozzi mostra una via nuova per comprendere e disinnescare le dipendenze, intrecciando alla psicoanalisi i risultati delle neuroscienze sul cattivo funzionamento del sistema della ricompensa e quelli dell’epigenetica sulla capacità plastica del cervello che beneficia di relazioni ed esperienze positive. Sono la vita di ciascuno di noi, le parole che ci scambiamo, così come le parole che ci hanno costruito, fatto sentire amati o feriti e quelle che si scambiano in terapia, a modificare il funzionamento del cervello. È infatti nelle relazioni personali e sociali che si trova l’uscita dalla condizione disumana della sofferenza mentale, dato che una cura efficace non può prescindere dal collettivo che protegge, dalla rete affettiva che sostiene eì dall’umanesimo della parola che dona dignità.

 

Laura Pigozzi

L'autrice. Psicoanalista e psicologa clinica, si è formata in Italia e in Francia.
Alla luce della teoria analitica rilegge i fenomeni sociali contemporanei che riguardano i giovani, le donne, le nuove strutture famigliari, i rapporti genitori-figli.
In quanto cantante jazz e formatrice vocale, ha anche formulato una inedita teoria sulla psicoanalisi della voce.
È laureata in filosofia, una passione che l'ha accompagnata per tutta la vita, e in psicologia, in entrambi i casi cum laude.
Rappresentante italiana di diverse associazioni psicoanalitiche europee, collabora a riviste italiane, francesi, spagnole, svizzere.
Ha scritto libri, diversi tradotti in francese e uno in brasiliano. Uno di essi ha vinto il premo di saggistica Citta delle Rose, un altro è stato finalista a un premio CNR e un terzo ha avuto il sostegno alla traduzione dal Ministero della Cultura Italiano riservata ai libri di qualità.
Eccoli: Amori Tossici (Rizzoli, 2023), Sorelle (Rizzoli, 2021),Troppa famiglia fa male (Rizzoli, 2020) Adolescenza Zero (Nottetempo 2019), Mio figlio mi adora (Nottetempo editore 2016), Chi è la più cattiva del reame? (Et./al 2012), Voci smarrite (et./Al. 2013, Poiesis 2022), A nuda voce (Antigone 2008, Poiesis 2017)
È stata ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali.
Recentemente ha aperto un podcast dal titolo: Uscire dalle dipendenze affettive, che si può ascoltare sulle principali piattaforme.

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6 marzo 2025 4 06 /03 /marzo /2025 06:36

Letto nel corso del 2023

Maurizio Crispi (6 marzo 2023)

Alan Bennet, Arresti domiciliari. Diari della Pandemia, Adelphi

Con "Arresti domiciliari. Diari della Pandemia" (House Arrest. Pandemic Diaries, nella traduzione di Mariagrazia Gini), la casa editrice Adelphi (nella collana Microgrammi), ci ha offerto una piccola narrazione autobiografica di Alan Bennett sul lockdown da lui personalmente vissuto al tempo del Covid. 
Una piccola gemma che si aggiunge ai molti saggi, resoconti cronachistici e annotazioni diaristiche che sono cresciuti a dismisura sin dai primi mesi della recente pandemia.

E' importante non dimenticare e tornare sempre a meditare su quanto ci è accaduto per potere trasmettere la memoria di questi eventi a chi verrà dopo di noi e ai più giovani, anziché "dimenticare" e consegnare tutto ad una sorta di oblio collettivo, come in parte è accaduto negli anni successivi alla grande epidemia influenzale del 1918-1919.

(Sinossi) All’inizio del 2020, l’intera umanità si è trovata d’improvviso immersa in uno dei più sinistri romanzi distopici che siano mai stati concepiti. 
Solo che non era un romanzo. 
E mentre la pandemia dilagava in successive ondate, non meno contagiose erano le ondate di retorica che si sono abbattute su tutti noi, in molteplici varianti. 
Contro questo secondo flagello, un farmaco efficace e senza effetti collaterali è Arresti domiciliari, dove Alan Bennett – e chi, altrimenti? – riesce a guardare alle ripercussioni della catastrofe con sovrano understatement, sfiorandole con quel tocco leggero che è solo suo, in un diario che, giorno dopo giorno, intreccia riflessioni e ricordi del passato ad aneddoti e osservazioni sull’inopinata congiuntura del presente

L’autore. Alan Bennett è nato a Leeds, nello Yorkshire, il 9 maggio 1934. Il padre era macellaio, la madre casalinga. A Cambridge, Bennett comincia a scrivere sketch insieme a Michael Frayn. Poi si diploma, e gli ci vogliono due anni per decidere di non diventare pastore della chiesa anglicana. Ma la vocazione e la sua crisi si rivelano proficue, se nel 1959 Alan Bennett debutterà al Fringe Festival di Edimburgo proprio con la parodia di un sermone. Nel 1965, dopo una fortunatissima serie di spettacoli insieme alla rivista «Beyond the Fringe», viene ingaggiato dalla BBC come attore. Nel 1968 mette in scena il primo dei suoi grandi testi, Forty Years On. Nel 1983 scrive il testo di An Englishman Abroad, film per la TV con la regia di John Schlesinger; sua è anche la sceneggiatura dell'irresistibile Pranzo Reale (A Private Function, 1985) diretto da Malcolm Mowbray, mentre più recentemente (1995) Nicholas Hytner ha portato sul grande schermo un'altra sua fortunatissima commedia, La pazzia di Re Giorgio (The Madness of George III, 1992), pubblicata da Adelphi nel 1996. Nel 1992 la BBC ha trasmesso la prima serie dei suoi lavori forse più acclamati, i monologhi di Talking Heads (trad. it. Signore e signori, Adelphi, 2004), interpretati, oltre che da Bennett stesso, da attrici immense quali Maggie Smith, Julie Walters e Patricia Routledge. La seconda serie è andata in onda, con crescente successo, nel 1998 ed è stata pubblicata da Adelphi nel 2016 con il titolo Il gioco del panino. Tra gli altri suoi libri ricordiamo: Una vita come le altre, L'imbarazzo della scelta, Due storie sporche.
I suoi libri sono pubblicati da Adelphi.

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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