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18 gennaio 2021 1 18 /01 /gennaio /2021 06:40
Blobmonster

Gioco a nascondino con mio figlio
Quando è il mio turno di andare a nascondermi
apro la porta di casa ed esco nel pianerottolo
E' mia intenzione di andare a trovare un buon nascondiglio nell'appartamento accanto.
Ma sono impacciato nei movimenti
non riesco a fare i passi necessari con scioltezza e fluidità
Per di più la porta sbatte con violenza,
attirando l'attenzione di mio figlio
verso la via d'uscità verso l'esterno
Allora, sempre con la sensazione
di avere tutte le membra molli e collose
imbocco le scale
e mi ritrovo a scivolare lungo di esse a testa in giù
Dovrebbe essere una discesa veloce,
ma anche in questa modalità il mio corpo è vischioso
e non prende la necessaria velocità
per poter arrivare rapidamente in un punto nascosto
Mentre con un senso d'inutilità
cerco di imprimere un movimento alle mie membra collose,
non so come, riesco a girare la testa
Mio figlio apre la porta
ed eccolo lì a guardarmi
pieno di stupore
mentre io sono spiaccicato sulle scale
come una gelatina tremolante
o un blob oppure uno skifidol, uno slime
oppure una forma di vita
tornata allo stato dell'ameba primigenia


Dissolvenza...

E' un sogno quasi kafkiano che propone al mio io cosciente l'idea di una dissoluzione o anche di una trasformazione: ma come sempre accade nei sogni non c'è angoscia, ma piuttosto un senso di meravigliata contemplazione quasi che il caleidoscopio delle immagini oniriche fosse una sorta di apparecchio cinematografico nel quale si è attori e spettatori al tempo stesso...

Cercando delle immagini per corredare questa nota, ho fatto delle scoperte interessanti, come sempre capita quando si fa una ricerca su internet.
1. esiste un pesce che viene chiamato "blobfish" (assomiglia infatti ad un blob informe) ed è considerato il "pesce più brutto al mondo": poverino!
2. il nascondino è un gioco che di movimento e di gruppo con delle sue regole consolidate (ma questo lo sanno tutti) ed esistono persino dei campionati nazionali e mondiali di nascondino. Mi chiedo a questo punto: per bambini o per adulti che giocano a fare i bambini?
Vabbé...

Alla variante inglese e a quella sudafricana, si è aggiunta da pochi giorni quella brasiliana, considerata ancora più temibile, ma - dicono gli esperti - ancora da studiare.
Le strade al mattino sono vuote, poche le auto in giro, molte le saracinesche abbassate.
Un'attività gioiosa, come dovrebbe essere il gioco del nascondino, diventa all'improvviso angosciante.
L'essere ritrovato non è più una fonte di piacere e nemmeno c'è più il liberatorio "Liberi tutti" finale.
In effetti, il nostro "liberi tutti" dopo il gioco collettivo del nascondino  nel corso del primo lock down c'è stato, epperò si è trasformato: anziché essere qualcosa che potesse avere degli effetti benefici e gioiosi, è diventato un boomerang che ci è tornato addosso con effetti ancora più devastanti, sicchè all0illusione della liberazione è seguito un nuovo imprigionamento.

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15 gennaio 2021 5 15 /01 /gennaio /2021 09:36


 

La Sicilia va verso la zona rossa. Quasi certamente da Lunedì 18 gennaio e per la durata quasi un mese.
Intanto, l'altro ieri è stato registrato il primo nuovo morto da Covid in Cina (un dato attendibile? Difficile poterlo dire) ed ieri in 24 ore la Cina ha registrato 144 nuovi contagi. In Cina si preannuncia dunque una seconda ondata.
E da noi? Tutti non hanno fatto altro che parlare di prima ondata, di seconda ondata ed ora anche di una paventata terza.
Io personalmente, pur non essendo un "esperto", non un epidemiologo, non un virologo o altre specialità affini, da semplice cittadino che cerca di farsi un'idea autonoma delle cose, ritengo che è capzioso fare simili distinzioni. Forse per la Cina può essere appropriato di una paventata seconda ondata a distanza di molti mesi dagli eventi di Wuhan. Ma da noi, indubbiamente, il virus ha continuato a circolare, anche nei mesi di stanca, quando - nelle more che i cittadini scaricassero ed usassero la app "Immuni",poi rivelatasi un fallimento - si facevano pochi tamponi: come effetto di un facilonesco ottimismo (all'insegna di un retropensiero così strutturato: "Covid non ce n'è più"). Intanto il virus circolava e si è rafforzato: quindi, a mio avviso, non siamo mai usciti dalla prima ondata, solo che il virus per un po' di tempo si è nascosto, per poi risorgere immediatamente appena si è abbassato il livello di guardia, con una distrazione nell'uso delle mascherine e una noncuranza nel rispetto delle regole del distanziamento.
E quella che alcuni si ostinano a chiamare la "terza ondata", paventandola, sarà stata sempre la prima.
In ogni caso, è questione di lana caprina poter dire in quale ondata siamo, se si tratta della prima, della seconda o della millesima: siamo qui sempre alle prese con il Coronavirus.
E le vaccinazioni non rappresentano certo una panacea: ammesso e non concesso che questi nuovi vaccini varati a ritmo di carica siano del tutto innocui ed efficaci (alcuni avanzano dubbi al riguardo), quanto tempo ci vorrà per vaccinare il 70% della popolazione del nostro paese e del mondo intero, perchè possa scattare in modo effettivo la cosiddetta "immunità di gregge".
E comunque la si giri, se il virus circola, continuerà a circolare anche tra gli individui vaccinati che anche loro verranno a contatto con il virus circolante e che, attraverso le prime vie aeree lo diffonderanno nell'ambiente, visto che il Coronavirus, come si è potuto accertare, si diffonde anche in assenza di sintomi, quando è presente solo nelle prime vie aeree.
Io personalmente non mi metterò in prima fila per vaccinarmi quando verrà il mio turno: aspetterò.
Voglio capire prima.

La velocità con cui sono stati sfornati questi vaccini, però, non mi convince del tutto e quindi voglio stare a guardare per un po'.

Vorrei avere risposte ai molti interrogativi che ancora sono senza senza risposta.

Soprattutto perchè siamo di fronte a vaccini che vengono lanciati per un utilizzo estensivo senza prima aver compiuto il percorso difficile e tortuoso che da sempre ha caratterizzato i vaccini di prima e seconda generazione, ma by-passando tutte le diverse fasi della sperimentazione e dei trial clinici, oppure accorpandole l'una con l'altra per mezzo di procedure accelerate.

In ogni caso vaccinarsi rimane e rimarrà una scelta personale. Penso che prima o poi mi vaccinerò, ma - nello stesso tempo - non sento l'urgenza di farlo. E dico questo dal punto di vista di uno che ha sempre vaccinato i propri figli e che ha affrontato in tutte le diverse circostanze della vita le vaccinazioni necessarie che fossero quelle dell'obbligo (come al tempo del militare) o consigliate in caso di viaggi in paesi esotici.

Teniamo anche conto del fatto che vaccinarsi non esimerà i vaccinati dall'utilizzare le misure protettive (uso delle mascherine e distanziamento), almeno fintanchè non si arrivi alla cosiddetta "herd immunity".
In ogni caso,come dicono alcuni esperti, dobbiamo trarre tesoro da quello che sta accadendo nel mondo in questo ultimo anno, per evitare che altre pandemie possano abbattersi su di noi, come nemesi per ciò che stiamo facendo al pianeta.
L'unica certezza al momento, è che - dopo l'investimento iniziale - le case farmaceutiche che producono i diversi tipi di vaccino si stanno già arricchendo e così tutti quelli che hanno creduto in loro, come i finanziatori privati.
Alla fine della pandemia (se ci sarà mai una sua fine), il mondo sarà globalmente impoverito, con l'eccezione di una piccolissima percentuale che saranno ancora più ricchi, mostruosamente ricchi.

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28 dicembre 2020 1 28 /12 /dicembre /2020 10:20
Manichini senza volto

Esco dalla banca e mi avvio verso l'uscita: c'è da attraversare un piccolo giardino e poi da scendere alcuni gradini, bagnati e invasi dalle foglie cadute.
Dietro di me esce una signora in là con gli anni, bassa e grassottella, bardata di tutto punto con una mascherina che, a momenti, le copre anche gli occhi.
Richiama la mia attenzione con un perentorio: "Scusi, Lei!"
Mi fermo e mi giro a guardarla: sono già sul primo gradino della breve rampa di scale.
Mi dice: "Guardi sono sofferente, ho problemi di deambulazione e la sciatica, mi aspetti! Non ci possiamo toccare però!"
Rimango fermo dove sono e lei arranca giù per i gradini.
Quando è giunta sul piano della strada, non posso fare a meno di chiederle: "Ma scusi, signora, in cosa l'avrei dovuta aiutare?".
"Ma è chiaro - replica lei - se non ci si fosse stato il Covid, le avrei chiesto di consentirmi di prenderLa sotto braccio per essere sorretta e guidata nella discesa... Ma, visto che non ci possiamo toccare, almeno lei è stato lì fermo, giusto per potermi afferrare se per caso fossi caduta".
"Ma in questo modo poi, alla fine,ci saremmo dovuti toccare comunque, saremmo entrati in contatto fisico e rovinoso per giunta..." - faccio io.
"Già, è proprio vero, ma in in questa ipotesi, si sarebbe verificato uno stato di necessità!".
Vabbè, ho pensato, uno stato di necessità che avrebbe comportato un contatto disordinato e non governabile, molto meno pulito e asettico che una semplice discesa avendo la signora sottobraccio...
Ma alle regole non si comanda e soprattutto a quella quota di irrazionalità che poi pervade il loro modo tutto umano di applicarle.
A volte, infatti, la paura determina delle convinzioni irrazionali e dei falsi convincimenti...

In un momento successivo, sempre nella stessa giornata, sono a far la fila fuori dal panificio. In questi casi, durante l'attesa, io tendo ad intavolare una conversazione con gli altri in coda come me, cercando di creare un momento di intesa e di ironia che spezzi la cupezza dei volti coperti e celati.
C'è una signora che, subito dietro di me nel turno, indossa un berretto di lana azzurro-mare con una visiera che le scende dagli occhi, una mascherina sovradimensionata rispetto all'ampiezza del volto e - a coronare il tutto - un grosso paio di occhialoni da sole.
"Mamma mia - le faccio - Ma, signora mia, lei fa proprio paura, così bardata, mi sembra come minimo una marziana!"
E lei si è messa a ridere, cogliendo lo spirito delle mie parole.

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21 dicembre 2020 1 21 /12 /dicembre /2020 14:05
Gabbiano ferito (Foto di Maurizio Crispi)

Vita da piccione viaggiatore
Vita da fattorino

E la vite americana trascolora dall'autunno all'inverno

Cadono anche le foglie dei platani e marciscono in mucchi,
spinte dal vento in anfratti e angoli

Natale rosso sangue
Capodanno rosso, del pari

Ma che importa
Non sono queste le cose che contano
ogni tanto, forse, serve un colpo di spugna
per spazzare un mucchio di cose incancrenite
Come nel caso delle foglie morte,
quando arriva lo spazzino a raccoglierle
e a chiuderle dentro ai sacchi
pronti per lo smaltimento

Siamo messi alla prova
da un dio crudele non crudele in fondo
che vuole verificare quanto possiamo tollerare
in termini di sospensione delle abitudini di sempre,
a favore di stili di vita più spartani ed essenziali

Per una volta, forse,
il consumismo non ci consumerà

Piccioni morti
Gabbiani in volo
in picchiata

Grida di dolore nel cielo vuoto

Spettri danzanti del solstizio d'inverno

Un barbone
nel suo riparo improvvisato
- il suo piccolo regno -
tra cassonetti della spazzatura
a poca distanza da un benedicente Padre Pio
se ne sta seduto nel suo giaciglio di strada,
poco più di una cuccia,
e, appena sveglio, tracanna
nel mattino piovoso
la prima birra

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16 dicembre 2020 3 16 /12 /dicembre /2020 13:51
Gioconda con mascherina (murales)

Ho sognato questo. Mi sentivo infastidito da una pellicina rotta sul bordo di un dito che, mentre dormivo e mi agitavo nel sonno, s'impigliava sempre nelle lenzuola. Il leggero attrito della pelle dura e sporgente mi risvegliava di continuo.
Molto istintivamente - per porre termine al fastidio - mi portavo il dito alla bocca per rimuovere quella pellicina con i denti, come faccio di solito da sveglio.
Ma niente, mi accorgevo che indossavo la mascherina.
Che seccatura, pensavo, pure di notte!
E la rimuovevo per poter riuscire nel mio intento.
Però, con angoscia, mi accorgevo che non avevo più la bocca: mi tastavo la faccia con le dita con frenesia e, al suo posto, soltanto pesce [pelle] liscia e giovane: nessuna traccia, nemmeno in forma di cicatrice residua, della rima buccale.
Dissolvenza...


Questo sogno mi ha portato molti pensieri.
Innanzitutto, ho pensato alla storia di Dr. Strangelove (in Italiano, il dott. Stranamore) divenuto cult negli anni Sessanta grazie al film cult di Stanley Kubrick con la magistrale interpretazione di Peter Sellers, il cui sottotitolo faceva "Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la Bomba"(la sceneggiatura fu ispirata dal romanzo di Peter George, Red Alert, del 1958, meno fortunato), cui fece da contrappunto proprio in quegli anni il magistrale poema del poeta americano beat (underground) Gregory Corso ("Bomb"), i  cui versi, proprio per esorcizzare lo spettro della bomba atomica, sono scritti in modo tale da configurare nel loro sviluppo verticale in un foglio piegato a fisarmonica innumerevoli volte il temuto fungo atomico (AAVV, a cura di Fernanda Pivano, Poesia degli ultimi americani, Feltrinelli Le Comete, 1964).
 
Come succede nel caso del film di Stanley Kubrick e nella poesia di Corso, alla fine, nel rapporto con un manufatto ostile (l'epitome del Male, si potrebbe dire), non resta altro da fare che smettere di preoccuparsi e di odiarlo, semplicemente accettandolo e facendolo rientrare tra le cose che fanno parte del nostro ambito esperienziale, sino al punto da amarlo, paradossalmente (se si odia la bomba allora si devono odiare tutti gli altri manufatti costruiti dall'Uomo).
La bomba è dentro di noi, alla fine, sembrano indicare i versi di Corso, e non possiamo che amarla come parte della nostra natura.
E, in definitiva, è anche così nei confronti della pandemia attuale: Coronavirus (la "bomba" virale se pensiamo alle foto "esplose" del virus con tutte quelle punte minacciose che servono da aggancio con la superficie cellulare) e Covid-19, in questi dieci mesi, abbiamo finito con l'introiettarli in noi, cosicchè essi sono entrati a far parte del nostro immaginario individuale e collettivo, assieme a tutti gli oggetti di scena che vi sono correlati, come ad esempio i ventilatori polmonari per le terapie intensive, ma soprattutto le mascherine ed altri dispositivi di protezione individuali che, dell'evento pandemico, rappresentano - in forma di gadget - l'esperienza più universalmente accessibile da parte di tutti.
Mi è anche venuto in mente un libro letto parecchi anni fa. Si tratta di un saggio il cui Autore (professore universitario di tutt'altra disciplina), dopo aver tentato invano di smettere di fumare e basandosi in ciò su tutti quelli che si elencano solitamente tra gli aspetti negativi e pericolosi per la salute del tabagismo, ha deciso di fare una vera e propria rivoluzione copernicana, facendo il seguente ragionamento: "Forse se riuscirò ad enumerare tutte le ragioni per le quali mi piace fumare, alla fine - avendo più consapevolezza dei meccanismi della mia addiction - smetterò".
Da questo tentativo (un vero è proprio brain storming colto) è nato il suo libro che però in exergo non dice se il suo autore abbia, alla fine della sua poderosa compilazione, effettivamente smesso di fumare.
Ma anche qua viene fuori l'argomentazione discussa prima. Se una cosa non la puoi sconfiggere solo perchè la vedi come l'incarnazione del male, allora non ti resta che riconoscere che è dentro di te, amarla e forse soltanto così, depotenziarla.
Per quanto riguarda l'utilizzo delle mascherine che, in tempi di Covid assieme alle regole del distanziamento, rappresenta l'aspetto più emblematico e palese della pandemia in corso, potremmo dire - e qui sconfiniamo un po' nella narrazione ironica - una quantità di belle cose.
Proviamo ad elencarle.
E' diventato possibile sbadigliare in pubblico senza doversi preoccupare di coprirsi la bocca con la mano..
Con la mascherina correttamente indossata, si può eruttare in pubblico in piena libertà (silenziosamente si intende, ma i maleducati anche fragorosamente) senza timore che le proprie esalazioni gastriche raggiungano il nostro prossimo.
Si è sicuramente distolti dall'infilarsi in pubblico le dita nel naso per scavare gallerie ed estrarre minerali pregiati. Si potrebbe anche dire che coloro i quali tengono il naso fuori dalla mascherina sono degli impenitenti scavatori. In fondo, cos'è il tampone se non una forma estrema di scaccolamento, se vogliamo metterla così? Ma, negli scavatori che indossino correttamente la mascherina le attività di scavo giornaliere sono drasticamente ridotte.
Del pari, in tutte le situazioni pubbliche, si èprotetti dalportarsi le mani alla bocca nelcaso dei morsicatori e masticatori compulsivi di unghie.
L'uso della mascherina impedisce anche a coloro che ne hanno l'abitudine di masticarsi la punta dei capelli e, dunque, è un'ottimo strumento di prevenzione del tricobezoar.
L'uso della mascherina protegge il prossimo da coloro che soffrono di "fiatella", ovverossia di alito pesante, oppure per usare il termine scientifico, di "alitosi" di cui erano affetti - secondo documentate fonti - diversi fascinosi attori hollywoddiani, come ad esempio Clark Gable.
La mascherina nasconde forme sgraziate di naso, bocca e mento, mentre mette in risalto in maniera netta e decisa gli occhi, rendendoli profondi e pieni di fascino.
E poi si potrebbe anche dire: "Volti coperti, liberi pensieri...".

Rimane tuttavia il fatto che, quando cammino per strada e incrocio tutte quelle persone, uomini e donne, con la mascherina sul volto, a volte sono preso da una sorta di vertigine e da una sensazione di estraniamento,come se fossi piombato all'improvviso nel cuore di un pianeta alieno. Una sensazione tantomaggiore se mi trovo a confrontarmi con qualcuno che indossapesanti e grandi occhialoni scuri da sole.


Stranger things...

Volti coperti liberi pensieri

 

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14 dicembre 2020 1 14 /12 /dicembre /2020 20:15
Italia in zona rossa per le prossime festività di Natale

Mentre ci accingiamo a superare il giro di boa di metà dicembre, arrivano notizie confortanti dal Pianeta Covid.
Ieri, Gino Strada, intervistato da Lucia Annunziata, ha detto: «Sono preoccupato per quello che potrà succedere a gennaio o febbraio quando si vedranno le conseguenze degli atteggiamenti avuti durante il periodo di Natale. Vedo un Paese superficiale perché si dimentica che ogni giorno abbiamo centinaia di morti. Questo non viene considerato con il dovuto rispetto e la dovuta attenzione». E poi ha aggiunto: «Non ne usciremo prima di 2-3 anni, la responsabilità di ognuno è fondamentale». Entrando nel tema della vaccinazione anti-Covid che inizierà per fine dicembre in tutti i paesi UE simultaneamente, Strada ha anche precisato - dietro specifica di Lucia Annunziata - che, in un primo tempo, il vaccino ridurrà soltanto il numero delle morti e che, nel frattempo, il virus continuerà a circolare.
In sostanza, non c'è da attendersi risultati miracolosi dal vaccino, mentre il mantenimento dei contagi al di sotto della soglia critica dipenderà esclusivamente dalla capacità dei singoli di assumersi le proprie responsabilità, attuando le misure-base, cioè il corretto uso della mascherina, evitando in qualsiasi modo le situazioni di sovraffollamento.
L'avvio delle operazioni vaccinali, addirittura pria dell'inizio del nuovo anno, a dispetto di ciò che alcuni superficialmente ritengono, non potrà essere dunque il segnale per un indiscriminato "Liberi tutti" e un invito a fare ciò che si vuole come si vuole.
L'altra notizia di cui ho sentito nei notiziari, ma in stretta correlazione con il discorso della responsabilità individuale, è che a livelli governativi si parla di nuovo di rendere l'Italia tutta zona rossa, a causa del fatto che in questa anticipazione del periodo festivo che ci attende si sono verificate situazione di sovraffollamento e di troppo gente in giro e nei negozi per lo shopping natalizio senza riguardo delle misure anti contagio.
Io mi chiedo se per un anno non sia possibile rinunciare al natale consumistico che a volte finisce con il diventare una corsa coatta all'acquisto di doni.
Proviamo per una volta a starcene a casa, provando a sperimentare in modo inedito il Natale nel nostro cuore, piuttosto che attraverso il potlach dei doni.

Alcuni media, scherzando sui colori con i quali vengono indicati gradi crescenti di diffusione del virus e, quindi, di restrizioni, hanno scritto che ci aspetta un "Natale Rosso" e ci sono quelli che storcono il muso in attesa del prossimo DPCM che dovrà limitare la mobilità dei cittadini in corrispondenza del prossimo e ormai imminente periodo delle festività.

E dire qualsiasi cosa, opporsi, brontolare o protestare vivacemente sino alla bagarre più accesa è indubbiamente un segno di scarso rispetto nei confronti delle centinaia di morti giornalieri che vengono registrati giornalmente e che continueranno ad esserci nei prossimi giorni, ed anche verso gli oltre 250 medici (oltre a tutti agli altri operatori sanitari) sinora morti di contagio per avere adempiuto il loro dovere.

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13 dicembre 2020 7 13 /12 /dicembre /2020 09:22
Peter May, Lockdown, Einaudi (Stile Libero Big), 2020

Di Peter May ho letto tutti i romanzi sinora tradotti in Italiano ed anche qualcuno in lingua originale (in mancanza della traduzione).
E' autore di geniali e colte crime story che, riflettono peraltro - quanto ad ambientazioni - le esperienze di vita dello stesso autore con scenari che cambiano dalla Cina, all'isola di Lewis nell'estremo della Scozia alla Francia.
Insomma, dal primo casuale approccio con le scritture di May, dei suoi romanzi non me ne perdo uno.  
Lockdown (nella traduzione di Alessandra Montrucchio e Clara Palmieri) che, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Big nel 2020, mi sono affrettato ad acquistare e a leggere , è una bella detective story, ma è attualissimo, perchè si svolge in una Londra devastata da una pandemia, nella quale si respirano cupe atmosfere da grande Fratello.
In realtà, come ci avverte l'autore nella sua prefazione, il libro fu scritto nel 2005, quando era in discussione la possibilità della possibile diffusione su scala mondiale e con andamento pandemico dell'influenza aviaria, proprio in quel periodo. In quel caso, lo scenario peggiore venne scongiurato grazie a drastici interventi per limitare la diffusione dell'agente patogeno dai volatili (in altri termini per abbattere lo spillover), prima  che si generassero ceppi che potessero trasferirisi da uomo a uomo.
Gli editori, quando lessero lo scritto, lo bocciarono e lo ritennero non idoneo, poichè prospettava una situazione troppo cupa e pessimistica, non realistica per di più.
Peter May, in tempo di pandemia Covid, ha tirato quello scritto fuori dal suo cassetto e lo ha riproposto agli editori  che questa volta non lo hanno rifiutato riconscendo in esso una piena attualità.
La devastante pandemia che fa da sfondo al plotnarrativo, è anche - in definitiva - il primum movens di una crime story ben orchestrata, a lieto fine ma non troppo, in definitiva, come potrà verificare chi avrà modo di leggere questo romanzo.
L'ho apprezzato e ne suggerisco la lettura.

(soglie del testo) Strade deserte, negozi sbarrati, la polizia che impone con la forza il coprifuoco: in una Londra in quarantena, un detective alla sua ultima indagine si ritrova a fare i conti con una borsa piena di ossa e un killer psicopatico sulle sue tracce.
In una Londra epicentro di una pandemia, con il parlamento che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, tutti gli sforzi sono concentrati nella costruzione di un ospedale che possa contenere le migliaia di infetti. Ma quando tra le macerie del cantiere viene rinvenuto un borsone di pelle con le ossa di una bambina di origini cinesi, i lavori vengono interrotti e a occuparsi del caso è chiamato Jack MacNeil, detective scozzese alle soglie della pensione. Nel frattempo, un sicario di nome Pinkie è stato contattato da un mandante segreto per occuparsi di recuperare la sacca con le ossa, sbarazzarsene ed eliminare tutti i testimoni. Inizia cosí una corsa contro il tempo tra Pinkie e MacNeil, il cui epilogo rivela un’elaborata e scioccante cospirazione.
Scritto piú di quindici anni fa e giudicato dagli editori troppo inverosimile per essere pubblicato, Lockdown è stato appena tradotto in quattordici Paesi e ha venduto 50 000 copie a poche settimane dall’uscita.
Il libro profezia di Peter May.

Hanno detto di Peter May e di questo romanzo
«Peter May è uno scrittore raffinatissimo e questo è un libro scioccante» (The Guardian)
«Un ritratto spaventosamente profetico di una città in lockdown» (The Observer)
«May è uno dei piú grandi maestri della suspense» (New York Journal of Books)

L'autore. Peter May è nato a Glasgow nel 1951 e vive in Francia. Giornalista e autore di innumerevoli serie televisive, ha scritto una quindicina di romanzi. L'isola dei cacciatori di uccelli (Einaudi Stile Libero 2012) è il primo volume di una trilogia ambientata sull'isola di Lewis, e ha ottenuto uno straordinario successo di critica e pubblico in Gran Bretagna e in Francia. Nel 2013 Einaudi Stile Libero ha pubblicato il secondo volume della trilogia, L'uomo di Lewis, e nel 2015 il terzo e conclusivo, L'uomo degli scacchi. Sempre per Einaudi, ha pubblicato, nel 2017, Il sentiero e nel 2020 Lockdown. Nel 2018 Einaudi ha pubblicato nei Super ET la Trilogia dell'isola di Lewis che comprende: L'isola dei cacciatori di uccelli, L'uomo di Lewis e L'uomo degli scacchi.

Nelfile allegato in pdf si possono leggere le prime pagine del romanzo e, in particolare, la prefazione di Peter May

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9 dicembre 2020 3 09 /12 /dicembre /2020 08:37
Il grande Black a Capo Zafferano (Foto di Maureen L. Simpson)

Sto facendo una passeggiata lungo la stretta strada che porta sino al faro di Capo Zafferano.
E' il ritorno ad uno dei miei posti del cuore, dopo tanto, tanto, tempo.
Ho al guinzaglio il grosso cane nero che mi ha regalato - per così dire - il Coronavirus e il Tempo di Covid: un nuovo arrivato affamato e solo, quando lo trovai, il quale si èaffiancato alla cagnetta Flash,anch'essa trovatella, ma sin da quando era cucciola di poche settimane.
Questo cagnone è enorme, tutto nero (ed è per questo che l'ho battezzato - forse con poca fantasia, ma con efficacia - Black) e, a chi lo vede per la prima volta, può indubbiamente, incutere qualche timore, anche perchè - senza essere consapevole della sua stazza - si muove con irruenza. Quanto a dimensioni, è indubbiamente ilpiù grande tra i cani che io abbia mai avuto.
E, poi, è possente.
Sono già arrivato al Faro e, dopo aver indugiato a guardare i gabbiani in volo trascinati dal vento, sto già tornando indietro.
Ha anche cominciato a piovere.
Cadono grosse gocce rade, ma ancora il diluvio non si scatena.
Avanzano verso di me, intente ad imbacuccarsi, due escursioniste, probabilmente straniere.
Quando siamo vicini, ad una decina di metri l'uno dall'altro, forse, noto che le due hanno una qualche incertezza nel loro incedere e che rompono il passo, prima regolare, per quanto rilassato.
Io ho la "celata" calata dal volto, ed anche loro (celata, alias mascherina: perchè viene da pensare ai guerrieri antichi che quando si preparavano alla battaglia, cioè allo scontro ravvicinato si calavano la celata sul volto).
Mi fanno dei cenni, quasi a chiedermi se possono passare.
Io mi discosto il più possibile (per quanto la via sia piuttosto stretta): ho inteso, infatti, che sono intimorite dal fatto che io non abbia il volto coperto.
Ma loro continuano a farmi cenni: poi, infine, comprendo.
In realtà, mi stanno chiedendo se possono passare impunemente, visto che ho con me quel grosso cagnone nero e che,pur al guoinzaglio, avanza impetuosamente.
Colto il messaggio, dico loro: "Tranquille, tranquille! E' buonissimo! Non avete da temere alcun male!".
Poi aggiungo: "E' che avevo capito che aveste paura di transitarmi vicino, visto che sia voi che io abbiamo il volto scoperte. Pensavo che aveste paura del Covid. Invece, si tratta solo solo di una banale paura davanti ad un cane sconosciuto!"
Sgombratoil campo dal fraintendimento, proprio mentre ci incrociamo, scoppiamo in una grassa risata condivisa. E per fortuna che, una volta tanto, il Coronavirus porta a fare grasse risate!
E poi ognuno per la sua strada.
Tempo di Covid, tempo di malintesi: e si perdono di vista le banali paure quotidiane che punteggiano la nostra vita.

Larga è la foglia, stretta la via. Dite la vostra che ho detto la mia...

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6 dicembre 2020 7 06 /12 /dicembre /2020 08:55
Gli spazi della prossemica

La pandemia sta influenzando profondamente, rimodulandole, le regole prossemiche.
La "prossemica", come molti sapranno,è la scienza (tra psicologia e sociologia, rientrante anzi per l'esattezza nell'ambito della semeiologia) che studia le modalità di distanziamento delle persone tra loro, quando sono impegnate in un'interazione comunicativa. Il posizionamento del proprio corpo nello spazio rientra, d'altra parte, a tutti gli effetti nell'ambito della comunicazione non verbale
C'è un'ampia gamma di combinazioni, in questo processo.
Ciascuno di noi ha una distanza ottimale alla quale collocarsi quando è in relazione con un'altra persona, una distanza precisa e misurabile. E quindi ciascuno cerca appunto di collocarsi sempre in una posizione tale da poter garantire quella distanza. Ciò comporta che in alcuni casi si verifichi da parte di un altro l'invasione del proprio spazio "intimo" senza una volontà deliberata, ma semplicemente perché la definizione di "spazio intimo" da parte di questo non collima con quella che ne dà il proprio interlocutore.
Il più delle volte, quindi, si crea tra persone diverse una danza di avvicinamenti-allontanamenti, visto che non semprele due diverse distanze ottimali individuali  collimano.
Ci sono quelli che sentono l'esigenza di essere in stretta prossimità del proprio interlocutore sino al punto di quasi toccarlo materialmente. Ci sono quelli che non possono interloquire se non toccano e brancicano il corpo del proprio interlocutore.
I fattori che regolano la distanza interindividuale sono di vario genere: etnici, sociali, culturali e infine psicologici individuali.
Alla lunga, a meno che non prevalgano rigidi protocolli sociali, la distanza inter-individuale è il frutto di una continua negoziazione e ri-negoziazione implicita.
In tempo di epidemie e di pandemia si aggiungono altre regole (che dovrebbero prendere il sopravvento) che regolino in maniera rigida il distanziamento inter-individuale e che, in qualche misura, lo standardizzino. Una di quelle basilari è che le uniche interazione "fisiche" mantegano gli interlocutori (sconosciuti e non conviventi) nello spazio "sociale", senza nemmeno un'incursione in quello "personale", per non parlare di quello "intimo".
Proprio per questo, in tempi di Covid risulta particolarmente irritante il caso di interlocutori  che, nel parlare con noi, vengono troppo a ridosso e ci parlano addosso: ma, in questo caso, diciamocelo francamente, non si tratta di un dispregio delle regole anti-contagio, ma bensì del manifestarsi in questi soggetti della necessità profondamente insita nella sua personalità di collocarsi ad una distanza ottimale per lui/lei.
L'altro giorno guardavo alcuni che sul marciapiedi davanti ad una scuola parlavano tra loro in attesa dei propri figli. Erano tutti a distanza e, a volte, considerando il rumore di sfondo del traffico, facevano fatica a sentirsi e dovevano ripetere più volte le stesse frasi oppure gridarsi l'uno con l'altro. Ho immediatamente immaginato una situazione in cui per parlare più agevolmente tutti quanti si fossero muniti di cornetti acustici e di piccoli megafoni.
Ho sorriso tra me e me.
A volte l'ironia ci salva la vita e rende possibile il procedere con maggiore leggerezza in tempi grami e tristanzuoli.

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4 dicembre 2020 5 04 /12 /dicembre /2020 07:30
Gustave Dorè

Uscito ai primi di dicembre 2020 il nuovo DPCM con indicazioni minuziose circa il modo in cui dovremo passare le feste prossime venture.
Nulla da dire, visto che ci sono di mezzo i negazionisti caparbi e quelli che per principio si oppongono, gli arroganti, gli ignoranti e via discorrendo.
Ma c'è anche da dire che se non ci fosse il divieto anche le persone più istruite (almeno molte di esse) correrebbero a far festa, si darebbero alla pazza gioia, andrebbero ad intasare le piste di sci e i resort natalizi, incuranti delle misure anti Covid tuttora necessarie.
E questo perché? Forse perché per molti è più semplice essere etero-determinati, e avere davanti uno stato che impone regole e divieti, anziché percorrere la strada più difficile (ma sicuramente più gratificante, alla lunga) dell'autodeterminazione e dell'autodisciplina.
Non parliamo poi dell'assenza quasi completa del senso della comunità, molto forte invece  in altre nazioni europee e qui soppiantato da forme di individualismo sfrenato che cercano sempre - ed in ogni modo - di affiorare caparbiamente.
Senza l'autodeterminazione e l'autodisciplina, alla lunga regole e divieti sono destinati a fallire, poiché la protezione che garantiscono presenta pur sempre dei punti di debolezza (non si può mai pensare a tutte, tutte, le evenienze).
Basta pensare alla fiaba della Bella addormentata nel bosco. Qui, il Re, per proteggere la figlia dalla maledizione della fata che non era stata invitata alla festa di battesimo, bandisce dal reame tutti i fusi per evitare che la figlia possa pungersi con quello avvelenato: ma non c'è niente da fare. In una stanza remota del castello, una vecchina che non ha saputo nulla dei divieti statuiti negli editti reali continua a filare la lana  imperturbata. Ed è là che, inevitabilmente, va a finire la giovane principessa che, secondo copione, tocca il fuso e cade vittima dell'incantesimo (che avrebbe dovuto portare alla sua morte, senonché le fate-madrine erano riuscite a introdurre il correttivo di un sonno permanente finché non fosse arrivato un principe a baciare la bella addormentata)
Per esempio, il DPCM appena varato prende in considerazione il periodo di feste tra Natale e Capodanno, ma ha ignorato il lungo ponte tra il 5 e l'8 dicembre, nel corso del quale - e soprattutto alla vigilia dell'Immacolata - vi è la forte consuetudine di festeggiare, con banchetti e giocatine serali che, di solito, vedono l'aggregazione di decine e decine di persone. Cosa accadrà? Che, forse, in previsione delle restrizioni successive tutti si scateneranno, per dar libero corso alle proprie vocazioni festaiole? Chi potà porre rimedio a ciò?
Ecco quindi che, con regole e restrizioni, non si possono prevedere proprio tutte le evenienze e gli scenari possibili.
Ed ecco che, qui, dovrebbero prendere campo il senso di responsabilità dei singoli cittadini e della loro capacità di autodeterminazione, mettendo entrambe le qualità al servizio della comunità.
Ma è proprio ciò di cui molti di noi fanno difetto. E' qui che noi italiani siamo particolarmente carenti per un'atavico smarrimento del senso della civitas e della custodia del bene comune.

Il riporre una speranza salvifica nel vaccino di imminente distribuzione è pure fuorviante, perchè - in ogni caso - saranno i comportamenti dei singoli individui a fare la differenza.

E, invece, ancora una volta si mette l'accento su un'ipotetica "salvezza" che, ancora una volta viene dall'esterno, ma non dal nostro interno.
 

E quindi staremo a vedere.

Intanto, possiamo solo immaginare il prossimo transito dal 2020 al 2021 con'immagine di Giano bifronte, alla quale - su entrambe le facce, quella che guarda al passato e quella che guarda al futuro, una mascherina.

Giano Bifronte


Magari qualcuno bravo con un programma di grafica nel computer potrebbe manipolare appropriatamente quest'immagine.
Nel frattempo, possiamo solo avvalerci di uno sforzo di fantasia...

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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