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4 dicembre 2020 5 04 /12 /dicembre /2020 07:30
Gustave Dorè

Uscito ai primi di dicembre 2020 il nuovo DPCM con indicazioni minuziose circa il modo in cui dovremo passare le feste prossime venture.
Nulla da dire, visto che ci sono di mezzo i negazionisti caparbi e quelli che per principio si oppongono, gli arroganti, gli ignoranti e via discorrendo.
Ma c'è anche da dire che se non ci fosse il divieto anche le persone più istruite (almeno molte di esse) correrebbero a far festa, si darebbero alla pazza gioia, andrebbero ad intasare le piste di sci e i resort natalizi, incuranti delle misure anti Covid tuttora necessarie.
E questo perché? Forse perché per molti è più semplice essere etero-determinati, e avere davanti uno stato che impone regole e divieti, anziché percorrere la strada più difficile (ma sicuramente più gratificante, alla lunga) dell'autodeterminazione e dell'autodisciplina.
Non parliamo poi dell'assenza quasi completa del senso della comunità, molto forte invece  in altre nazioni europee e qui soppiantato da forme di individualismo sfrenato che cercano sempre - ed in ogni modo - di affiorare caparbiamente.
Senza l'autodeterminazione e l'autodisciplina, alla lunga regole e divieti sono destinati a fallire, poiché la protezione che garantiscono presenta pur sempre dei punti di debolezza (non si può mai pensare a tutte, tutte, le evenienze).
Basta pensare alla fiaba della Bella addormentata nel bosco. Qui, il Re, per proteggere la figlia dalla maledizione della fata che non era stata invitata alla festa di battesimo, bandisce dal reame tutti i fusi per evitare che la figlia possa pungersi con quello avvelenato: ma non c'è niente da fare. In una stanza remota del castello, una vecchina che non ha saputo nulla dei divieti statuiti negli editti reali continua a filare la lana  imperturbata. Ed è là che, inevitabilmente, va a finire la giovane principessa che, secondo copione, tocca il fuso e cade vittima dell'incantesimo (che avrebbe dovuto portare alla sua morte, senonché le fate-madrine erano riuscite a introdurre il correttivo di un sonno permanente finché non fosse arrivato un principe a baciare la bella addormentata)
Per esempio, il DPCM appena varato prende in considerazione il periodo di feste tra Natale e Capodanno, ma ha ignorato il lungo ponte tra il 5 e l'8 dicembre, nel corso del quale - e soprattutto alla vigilia dell'Immacolata - vi è la forte consuetudine di festeggiare, con banchetti e giocatine serali che, di solito, vedono l'aggregazione di decine e decine di persone. Cosa accadrà? Che, forse, in previsione delle restrizioni successive tutti si scateneranno, per dar libero corso alle proprie vocazioni festaiole? Chi potà porre rimedio a ciò?
Ecco quindi che, con regole e restrizioni, non si possono prevedere proprio tutte le evenienze e gli scenari possibili.
Ed ecco che, qui, dovrebbero prendere campo il senso di responsabilità dei singoli cittadini e della loro capacità di autodeterminazione, mettendo entrambe le qualità al servizio della comunità.
Ma è proprio ciò di cui molti di noi fanno difetto. E' qui che noi italiani siamo particolarmente carenti per un'atavico smarrimento del senso della civitas e della custodia del bene comune.

Il riporre una speranza salvifica nel vaccino di imminente distribuzione è pure fuorviante, perchè - in ogni caso - saranno i comportamenti dei singoli individui a fare la differenza.

E, invece, ancora una volta si mette l'accento su un'ipotetica "salvezza" che, ancora una volta viene dall'esterno, ma non dal nostro interno.
 

E quindi staremo a vedere.

Intanto, possiamo solo immaginare il prossimo transito dal 2020 al 2021 con'immagine di Giano bifronte, alla quale - su entrambe le facce, quella che guarda al passato e quella che guarda al futuro, una mascherina.

Giano Bifronte


Magari qualcuno bravo con un programma di grafica nel computer potrebbe manipolare appropriatamente quest'immagine.
Nel frattempo, possiamo solo avvalerci di uno sforzo di fantasia...

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2 dicembre 2020 3 02 /12 /dicembre /2020 06:54
foto di Eleonora Belitende, da rosalioblog

E siamo a dicembre
...
Un inizio davvero moscio
Mi sento spossato,
ciò nondimeno pronto a tirare la carretta
Come sempre,
con i miei costanti andirivieni e
i miei lavoretti campagnoli

In fondo, tirare la carretta
è qualcosa che contraddistingue
la nostra vicenda umana
(fatta salva, forse,
l'isola felice dell'infanzia)
giorno per giorno, sino alla fine
Oggi però è meglio,
mi sento più in forze
E, intanto, si dibatte accanitamente
sul "natalino" che ci attende
Che stupidate!

Stamane il cielo era grigio,
con nuvole incombenti
gonfie di pioggia
Ma i primi raggi di sole
si sono infiltrati tra di esse
e, sulla città affaccendata,
si è disteso un magnifico arcobaleno

iridescente


(foto di Eleonora Belitende, da rosalioblog)

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29 novembre 2020 7 29 /11 /novembre /2020 08:54
Wear a mask or go to jail

Una lettura particolarmente adatta in questo nostro tempo di Covid è  1918. L'influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo (Feltrinelli, Universale economica, 2018).
Il saggio storico di Laura Spinney (divulgativo, ma solidamente fondato nelle sue argomentazioni) è del 2017, scritto dunque quasi al ricorrere del centenario della pandemia influenzale del 1918-1919: e, d'altra parte, appartiene ad una folta di altri saggi, storici e non, riguardanti non solo la pandemia influenzale, ma anche - in generale - le diverse malattie virali derivanti dal fenomeno, noto tra gli epidemiologi come spillover, ovvero il travaso di agenti virali da specie animali all'Uomo. E se solo si ha il tempo da dedicare a queste letture ci si potrà accorgere che in tutti loro vi sono anticipazioni circa una nuova possibile pandemia, sostenuta ad un agente virale che si diffonda per via aerea.
E' una di quelle opere che sono utili a raccogliere le idee e a comprendere quanto la nostra memoria storica degli eventi sia corta e dominata da meccanismi di rimozione collettiva.
La "Spagnola" fu, a tutti gli effetti, una delle più grandi catastrofi demografiche mai registrate nella storia dell'Umanità.
Eppure, sembra quasi che noi ce ne siano dimenticati, anche perché non è stato mai fatto alcuno sforzo per tramanda nella memoria, anche semplicemente in forma di doverose commemorazioni.
La nostra memoria corta non ci permette nemmeno di ricordare la pandemia di Encefalite letargica di von Economo (eziologia non ancora nota) che impazzò nel mondo tra il 1916 e il 1925 (dunque in parte sovrapposta alla pandemia influenzale), lasciando dietro di sé una scia di centinaia di migliaia (se non milioni) di vittime e altrettanto numerosi quelli che guarirono, ma con esiti di permanenti disabilità neurologiche, tra le quali si annoverà il Parkinsonismo post-encefalitico.
Nè del pari ci si ricorda più, ammonisce la Spinney, della pandemia influenzale del 1957 (asiatica) che causò forse cinque milioni di morti o di quella suina degli anni Ottanta del '900.
E, dunque, malgrado la storia debba insegnare qualcosa, e benché molti studiosi e divulgatori abbiamo ripetutamente avvertito della possibilità concreta del travaso di organismi virali dal mondo animale agli uomini  l'arrivo del Coronavirus ci ha trovati sostanzialmente impreparati e stupefatti, costretti a ripercorrere gli stessi errori già registrati precedentemente e a sottostimare il rischio.
Anzi, pur in presenza di numeri relativamente più modesti rispetto alla pandemia del 1918-1919, si ha da un lato la percezione  che sia in corso una grande catastrofe, anche se - dall'altro - persiste da parte di molti un atteggiamento di cecità e quasi di cinica indifferenza con una vasta gamma di posizioni a partire da quella dei negazionisti ad oltranza sino ad arrivare agli atteggiamenti incuranti e di arroganza di taluni: il tutto supportato da un elemento che è un grande facilitatore della rimozione collettiva.
Che poi sarebbe il fatto di avere, nel  corso degli anni, sempre di più tecnologizzato la pratica medica, di averla centralizzata in strutture super-specialistiche, avendo - di conseguenza - allontanato la sofferenza, la malattia e la morte dalle case e dall'esperienza comune della gente.
Ai tempi della Spagnola la gente, invece, moriva a grappoli nella case e non vi erano nè strutture di degenza sufficienti per tutti nè tecnologie di assistenza medica ai pazienti sub-comatosi e comatosi.
La malattia e la morte, in altri termini, erano dovunque.
Qui, in fondo, nessuno crede perchè nessuno vede e nessuno sperimenta direttamente. Gli ammalati vengono chiusi nelle case in isolamento fiduciario e se si aggravano vengono portati in ospedale: e chi li vede più?
Mi chiedo se ci sia qualcuno che si trovi a riflettere alle centinaia di migliaia in Italia- e ai diversi milioni di persone nel mondo che sono chiuse in casa in isolamento, perchè trovate positive oppure sintomatiche in attesa di un tampone: e si tratta di una lista che in questa seconda ondata si sta allungando ogni giorno di più.
Ci vorrebbe più coraggio da parte dei media: se, piuttosto che fare ogni giorno la litania dei numeri (nuovi infetti, numero di tamponi effettuati, attualmente positivi, guariti, morti), si soffermassero maggiormente su narrazioni che facciano capire veramente dove sta il problema che è quello, sostanzialmente, di una Sanità al collasso perchè ha troppo investito in tecnologie e poco (o pochissimo) nell'implementazione di personale adeguatamente preparato ad affrontare questo tipo di emergenze sanitarie.
Il saggio della Spinney va letto e meditato perchè offre significativi spunti di riflessioni sull'attualità pandemica del 2020.


(Quarta di copertina) Quando si chiede qual è stato il principale disastro del XX secolo, quasi nessuno risponde l'influenza spagnola. Davvero l'abbiamo dimenticata? Eppure nel 1918 ha letteralmente cambiato il mondo uccidendo in soli due anni milioni di persone. Tra le vittime anche artisti e intellettuali del calibro di Guillaume Apollinaire, Egon Schiele e Max Weber. Nonostante l'entità della tragedia, le conseguenze sono rimaste a lungo offuscate dalla devastazione della Prima guerra mondiale e relegate a un ruolo secondario. Laura Spinney ricostruisce la storia della pandemia seguendone le tracce in tutto il globo, dall'India al Brasile, dalla Persia alla Spagna, dal Sudafrica all'Ucraina. Inquadrandola da un punto di vista scientifico, storico, economico e culturale, l'autrice le restituisce il posto che le spetta nella storia del Novecento quale fattore in grado di dare forma al mondo moderno, influenzando la politica globale e il nostro modo di concepire la medicina, la religione, l'arte. Attraverso queste pagine si legge il passato, ma si può tentare di immaginare il futuro: la prossima pandemia influenzale, le armi a disposizione per combatterla e i potenziali punti deboli dei nostri sistemi sanitari. Arriveremmo preparati ad affrontare un'eventuale emergenza?

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20 novembre 2020 5 20 /11 /novembre /2020 13:38
L'assurdo universo della città-ospedale

Ho sognato che ero all'interno di una città-ospedale enorme e labirintica.


Sembrava che questa struttura si estendesse per ogni dove, con corridoi interminabili su cui si aprivano porte che conducevano dentro sale di degenza grandi e piccole.

Ero lì perché dovevo andare in un posto ben preciso - ma quale fosse adesso non lo ricordo più.
Non riuscivo però ad arrivare mai: anche quando, per coprire distanze maggiori, mi imbarcavo sui bus navetta che circolavano di continuo.
Dovunque, attraversando spazi aperti e cortili vedevo giacere scompostamente e in pose strane i corpi ignudi di uomini e donne, ancora vivi, ma palesemente abbandonati alla loro sorte.
Dentro l’immenso ospedale c’erano anche le scuole di ogni ordine e grado. Ogni tanto mi imbattevo nelle scolaresche: e arrivavo persino alla scuola di mio mio figlio. Anche qui dovevo fare qualcosa, di sicuro parlavo con le sue maestre e poi me ne andavo.
La mia peregrinazione non aveva mai fine e mi sembrava che non sarei mai riuscito a venire fuori da questo assurdo universo

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9 novembre 2020 1 09 /11 /novembre /2020 13:56
Coronavirus

(primi di Novembre 2020) Questa volta non mi sono impressionato più di tanto, all'annuncio di un forte giro di vite nelle misure anticovid e, poco dopo, alla loro messa in opera.

Tutto era già stato collaudato precedentemente.

L'importante -a questo secondo giro di boa - è sapersi adattare alle regole e trovare i margini di movimento possibili.

Ma la maggior parte delle attività commerciali sono rimaste aperte, anche quelle che erogano beni non essenziali. E questo fa la differenza.
Quindi, nemmeno la città mi sembra tanto spettrale come mi era apparsa la prima volta.

C'è più gente in giro, forse perché tante attività sono rimaste aperte (grazie a Dio!) e perchè le scuole primarie le prime medie sono ancora aperte e funzionanti.

Tutti con le mascherine al chiuso e all'aperto, nei luoghi pubblici, talvolta anche in auto, e sempre sui mezzi pubblici: tutti, in massima parte, più adattati e disponibili all'uso di questo dispositivo fondamentale. I riottosi e gli arroganti, quelli che continuano a starsene con il naso di fuori o che non la indossano proprio, sono pochi fortunatamente.

Ci sono nuove consuetudini e nuove fobie: quando, camminando per strada, si incrocia un altro che cammina, si devia dal proprio percorso per non passare troppo vicino. Del pari si comporta l'altro che procede nella nostra direzione.

C'è, latente, l'idea che qualunque sconosciuto possa essere un potenziale "untore", non per sua colpa, per carità.

Il virus circola ed è insidioso: questo dato di fatto s’è inculcato nelle nostre menti e sta plasmando inevitabilmente i nostri comportamenti.

Viviamo una situazione perturbante, comunque, che agisce in profondità nell'inconscio di ciascuno, io credo. Sappiamo che, anche nelle regioni che durante la prima ondata sono rimaste relativamente indenni, il virus circola e si diffonde.
E il meccanismo della trasmissione per via aerea lo rende un nemico invisibile.

E’ chiaro che una simile contingenza non può che alimentare le nostre fantasie più profonde... e, dunque, viviamo in tempi tristanzuoli sia guardando fuori di noi, cioè alla realtà che ci circonda, sia volgendo lo sguardo al nostro mondo interno.

Forse, oggi, staremmo meglio, se nel periodo precedente non ci fossero stati tanti negazionisti a spandere il loro verbo o tanti altri, stupidi o leggeri che fossero, i quali predicavano: “Qua covviddi non ce n’è”.

Ma a parte le macchiette negazioniste c'è sempre in atto una grande rimozione collettiva, anche se attorno a noi il cerchio si va stringendo e ilnegare o il rimuovere servono sempre di meno.

Solo il negazionista protervo (e quasi delirante), ammalatosi di Covvid e in punto di morte, potrebbe ancora chiedere al medico assorto al suo capezzale: "Dottore ma di quale malattia sto morendo [visto che il Coronavirusnon esiste ed è solo una grande menzogna]?".

 

 

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2 novembre 2020 1 02 /11 /novembre /2020 07:02
Medici della peste

Non sopporto, dico proprio NON sopporto tutti quelli che se ne stanno in situazioni di non possibile distanziamento (non dico “sociale”, perché l’accoppiamento dei due termini mi fa antipatia) portando la mascherina calata sino al mento oppure - peggio ancora - con il naso che incombe sopra la “face protection” come un’oscena proboscide.


Questa semplice misura -per non dire attenzione- dovrebbe essere alla portata della comprensione di tutti perché è necessario indossare la mascherina e, soprattutto indossarla correttamente. Per ciò, basta essere di intelligenza media: e anche i bambini sopra i sette anni si stanno adattando velocemente alle nuove regole. E loro lo fanno con facilità e senza sforzo, da quel che si può vedere.
Perchè?
Ma perchè la loro mente non è ancora stata inquinata dall’arroganza, dalla strafottenza e dalla “furbizia” di alcune esecrabili categorie di persone, tra le quali includerei - fatte salve alcune eccezioni - quella dei VIP e di certi personaggi politici di grido che, al contrario, proprio nei confronti della loro audience di riferimento in quanto "influencer" dovrebbero essere di esempio nel non indulgere in comportamenti di rischio in questi tempi tristanzuoli).

 

Due i casi: o gli esibizionisti sono gli arroganti, i furbi, gli strafottenti, oppure sono degli scaccolatori impenitenti che vogliono sempre mantenere una via d’accesso delle loro dita alle nari, per goduriosi lavori di scavo: non mi sembra che l’alternativa sia molto lusinghiera, in ogni caso.

 

Ho sentito dire alla radio che, se in una situazione di non distanziamento due persone, di cui una positiva asintomatica, indossano entrambe la mascherina il rischio di contagio per il non positivo si riduce al 7%, cosa indubbiamente significativa.

 


Quindi, indossare correttamente la mascherina è primariamente una forma di rispetto nei confronti del nostro prossimo: e ne discende che la misura primaria che abbiamo a disposizione per mitigare la diffusione del Coronavirus è appunto l’uso corretto della mascherina, come espressione di un senso forte di responsabilità individuale e di consapevolezza della propria efficacia nel promuovere strategie di contenimento (“io posso fare qualcosa”) e del senso di appartenenza ad una comunità.

 


Purtroppo, alcuni si sentono al disopra di tutto e di tutti e se ne fottono sia delle regole, sia delle buone norme sia, infine, del rispetto nei confronti dei propri simili e del senso di comunità: io ritengo che, in generale, non si debbano subire in silenzio simili oltraggi ma sempre si debba esprimere a voce alta il proprio dissenso, anche a costo di dover ricevere in contraccambio ingiurie e attacchi verbali da parte di coloro che girano con la loro proboscide nasale esposta...

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28 maggio 2020 4 28 /05 /maggio /2020 12:50

Boh...
Boh..
.
Non ho scritto più granchè negli ultimi tempi, dopo un inizio alacre con il proposito di buttare giù un diario dei giorni del Covid 19.
Perchè? Innanzitutto, perchè ho avuto una pessima, connessione ad internet e, quindi, per lanciare in rete il benchè mininimo scritto dovevo stare davanti al PC per ore.
Poi, perchè mi sono assestato in una routine di lavori manuali in campagna e di attività all'aria aperta.

In verità,sotto il profilo meteo, non ci sono state cattive giornate  che mi spingessero a stare a lungo a casa.
Ma so che queste non sono valide giustificazioni.
Il fatto vero è che mi sono mancate l'ispirazione, la verve e la voglia di scrivere.
Per farlo devi avere anche degli interlocutori e devi poter sviluppare una connessione con molteplici soggetti con i quali intrattenere conversazioni feconde di spunti (specialmente nella vita reale, dei contatti social in rete ne abbiamo a iosa e anche su quelle conviene ogni tanto spegnere i riflettori).

Ho avuto a che fare invece con una tonnellata di libri, ma dei quali contrariamente alle mie abitudini non ho scritto alcuna osservazione/riflessione.
Del pari a rilento sono andato (forse, a dirla tutta, addirittura fermato) con i miei scritti sulla corsa nel mio magazine, ma quello è un campo di osservazione che ho ormai abbandonato da tempo.

Anzi, devo dire che la corsa e tutto ciò che vi è correlato, mi fa quasi antipatia. Sento che parlare di corsa di questi tempi è futile e fuor di luogo e non comprendo coloro che si ostinano a desiderare che tutto sia esattamente come prima. Certo è chei grandi eventi di corsa, quelli che vedono l'adunata di migliaia di personesaranno per un bel po' di tempo impraticabili.
Eventi che, nel frattempo, forse diventeranno desueti per lasciare posto a manifestazioni più di nicchia.

Sono quasi contento di questa forzata pausa, che per un attimo spegnerà le voci degli arroganti e degli arrivisti,di tutti quelli che del running hanno fatto un business. Sarà una pausa che, secondo me, potrebbe riportare indietro alla purezza delle origini della corsa amatoriale.

E, nel frattempo, tutti in pausa quanto meno rispetto agli eventi agonistici e agli assembramenti/happening. E fine anche dell'estrema retorica della corsa,spenti i microfoni e gli altoparlanti di speaker ufficiali prezzolati che inneggiano alla competitività

 


Sogni tantissimi, confusi e caotici, ma non li ho appuntati una sola volta e, in ogni caso, sono rapidamente svaniti, lasciandomi soltanto vaghe ipressioni, impossibili da tradurre in parole

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6 maggio 2020 3 06 /05 /maggio /2020 08:42
Ai tempi della pandemia influenzale 1918-1919

L'allarme di un appartamento suona ossessivo
E' come un trapano che penetra nel cervello
smette per un istante e poi ricomincia sempre eguale
qualcuno batte un tappeto.
il sole splende, annunciando il caldo che verrà
La pioggia è soltanto un lontano ricordo
I rondoni ancora non sono arrivati,
ma, in compenso, i cieli sopra Palermo
sono percorsi da miriadi di gabbiani
alla ricerca di cibo
ieri ho visto assembramenti
soprattutto giovani adolescenti
con la mascherina messa per finta

calata sotto il mento
oppure infilata al polso come un braccialetto
senza il rispetto della giusta distanza
per garantirsi dal possibile contagio
a respirarsi addosso l'un l'altro
ma anche famigliole e bambini sciamare festosi nei parchi cittadini
a celebrare la fine del confinamento,
ma senza alcun senso di responsabilità
la fine della reclusione forzata

Ma quale celebrazione
Il disastro incombe

 

Io cammino preoccupato
cercando di mantenere le distanze,
scantonando se qualcuno punta alla mia direzione
e minaccia di passarmi troppo vicino

I tempi di Covid non sono ancora passati
Covid c’è, c’è

 

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20 aprile 2020 1 20 /04 /aprile /2020 09:03
Fioritura del siliquastro (foto di Maurizio Crispi)

Aggiornamenti abbandonati...
Ed eccomi a fare un salto a ben due terzi di aprile, passata la Pasqua e la Pasquetta, blindati.
Me ne sono stato in campagna senza muovermi per niente.
Non so perché non ho scritto nulla, benché ci fossero numerose cose da dire e diversi spunti.
Forse perché, dopo un po', quella che sembrava una situazione eccezionale é diventata vita quotidiana e ordinaria.
Ci si adatta, insomma e finita la straordinarietà ci si appiattisce come le sogliole sul fondo sabbioso.
E ci parlano adesso della fase due, ipotetica e nebulosa. Tutti scalpitano e vorrebbero già essere nella fase quattro e cinque ancora non configurate.
Teorie complottiste continuano ad agitarsi inesauste.
Altri inneggiano alla ripresa della vita produttiva.
Altri invece dicono che non sarà concepibile vivere come prima dell'epidemia del coronavirus e sottolineano l'importanza delle misure di distanziamento sociale. E che brutta frase è questa!
Vagheggiano una vita prossima che verrà senza abbracci e senza strette di mano. C''è tutto un gran parlare di questo; e cosa dire della prossimità e della contiguità dei corpi? Secondo questi predittori di sventura quali dovrebbero essere gli scenari dell'intimità tra le persone?

Secondo costoro ci dovrebbero spettare scelte quantomeno monastiche...
Non so cosa dire.
Mi sento un po' frastornato.
Quali saranno in definitiva le verità ultime?
Ho mangiate favuzze e fave in questi giorni, visto che il campo ne è stato prodigo, senza che per questa volta interferisse la feroce e ingorda Lupa in modo destruente...

 

Ho sognato alcune notti fa di essere in un luogo affollato. Vi ero andato per accompagnare mio fratello che avrebbe dovuto essere lì per presenziare una riunione.
Arrivavamo sulla Tatamobile, io alla guida.
Ma non c'erano posti per parcheggiare, nemmeno di quelli riservati alle auto dei disabili.
Mi dicevano che, per forza, avrei dovuto fermarmi nel parcheggio a pagamento e che per la sosta avrei dovuto pagare 12.50 euro, anticipati.
Guardavo nel portafoglio ma non avevo soldi contati con me e nemmeno banconote. Non potevo in alcun modo pagare. Che fare?
Decidevo di andare a cercare un parcheggio libero più distante, possibilmente.
Mi mettevo alla ricerca dell'auto che non riuscivo più a nutrire (a trovare)
Mi trovavo in una specie di cittadella universitaria. Dovunque frotte di studenti, intenti a conversare, altri a studiare prima dell'esame, altri a fare colazione con merende al sacco improvvisate.
Un'atmosfera variopinta e colorata, ciarliera.
Ero basito.
Dell'auto nessuna traccia.
Arrivava l'uomo addetto alla verifica dei biglietti e mi diceva di non preoccuparmi più: l'auto l'aveva spostata lui in un parcheggio sicuro.
Dissolvenza.

 

Giornate ad Altavilla, diviso tra lavoretti campagnoli e altri di manutenzione.
E' venuto il contadino e assieme abbiamo fatto un campo con il sistema di irrigazione per paiantare delle piantine di pomodoro.

Staremo a vedere.
Le letture procedono a tutto spiano, mentre sono stato poco attento a ciò che accade nei social (ma lo sono mai stato?).
Sto leggendo (rileggendo) alcuni racconti di P. K. Dick, i primi da lui scritti, nel 1954, prima che diventasse famoso con il suo primo romanzo Lotteria spaziale.
Sono dei racconti davvero potenti e godibilissmi tutt'ora, dopo circa 70 anni.
Dick è veramente un maestro della Science Fiction.

Pomeriggi trascorsi invece sul divano, a guardare film su Netflix e a leggere.
Ogni tanto una passeggiata con la Flash, lunge le vie deserte di Santa Fe.

Santa Flavia e Via Consolare deserta (foto di Maurizio Crispi)

 

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29 marzo 2020 7 29 /03 /marzo /2020 09:07
Radioso risveglio ad Altavilla (Foto di Maurizio Crispi)

(29 marzo 2020) Avverto oggi, al risveglio, una certa stanchezza.
Ma bisogna abituarsi.
Non vedo sprazzi di luce in fondo al tunnel.
A livello mondiale, stiamo diventando un popolo di reclusi, avviati mestamente verso un collasso globale senza precedenti, per quanto si possa capire.
Non mi pesano la reclusione forzata, nè tantomeno la solitudine sociale (fatta salva la possibilità di vivere in contatto con i miei cari), ma ciò che maggiormente mi logora è l'incertezza: sì, avete ragione nel dirmi adesso che mi sto contraddicendo con quanto ho scritto qualche giorno fa a proposito della necessità di vivere alla giornata, applicando la filosofia degli AA.
Ma perfino gli AA per poter seguire questa loro visione del mondo salvifica hanno bisogno di un gruppo di altri AA, propri pari nel problema che cercano di risolvere, con cui riunirsi e con cui condividere la propria filosofia del condurre la propria battaglia "giorno dopo giorno".
Per il resto, in questo momento mi piace pensare ad una delle mie letture giovanili di riferimento e di formazione, che fu Walden ovvero la vita nei boschi di Thoreau, alla base di ogni forma di anarchismo libertario e di ritorno alla semplicità/essenzialità del rapporto diretto e non mediato con la Natura.
Oggi, non mi sento ottimista, se non si era ancora capito. Vorrei poter guardare al bicchiere mezzo pieno. Ma non ci riesco.

L'invasione degli ultracorpi (The Body Snatchers, 1954) - locandina originale

L'impensabile si sta verificando. New York è sotto assedio da parte del Covid-19, anzi è stata già invasa, in un'inedita "invasione degli ultracorpi" che, in molti modi diversi, ha sempreossessionato gli Americani (ancora una citazione letteraria e si tratta di "The Body Snatchers" di Jack Finney, più volte trasposto in film). Ho sentito dire in un notiziario che il ritmo delle morti nella Grande Mela, calcolato ieri, è stato di una ogni 6 minuti. E si deve aggiungere che chi ha redatto questa notizia ha anche chiosato  che forse questa stima al momento della divulgazione del testo era già mutata.
Trump adesso, dopo essere stato troppo a lungo coronavirus-scettico parla di mettere sotto quarantena stretta lo stato di NY e i due stati confinanti, il Connecticut e il New Jersey.
Quello che era stato raccontato nella narrativa d'anticipazione si sta dunque verificando.
E in Italia  si è mestamente sorpassato il livello 10.000 quanto ai morti. Altre campane a morto, troppe.
Oggi, non mi sento di dire altro, se non che - nel corso della notte - mi sonosvegliato diverse angustiato e in sofferenza.

Ho sognato che mi recavo in ospedale per andare a visitare qualcuno ammalato di mia conoscenza. Impossiile avvicinarsi con l'auto ad una distanza ragionevole, poichè le strade erano nel caos. Mi sono dunque incamminato assieme agli altri con cui mi trovavo per raggiungere a piedi il nosocomio.
Qui, abbiamo trovato il cancello presidiato da infermieri in divisa verde da sala operatoria, i quali formavano un vero e proprio cordone umano.
Ci hanno detto che non si poteva entrare senza preavviso e che la visita ai propri cari degenti andava prenotata prima per telefono. Senza, nessun ingresso sarebbe stata consentito.
Interdetti, io e gli altri rimanevano a ciondolare davanti al cancello e, ad un certo punto, riuscivamo a sgattaiolare all'interno, per ritrovarci in una specie di ampio bar-refettorio-caffeteria dove il personale ospedaliero, visibilmente esausto, si ristorava e mangiava velocemente prima di tornare al lavoro. Visto che c'ero, anch'io ordinavo qualcosa da mettere sotto i denti
Poi, uscendo e immergendomi in una folla assorta e indaffarata, vedevo avvicinarsi a me il primario della Divisione di Neurologia dove ho lavorato all'inizio della mia carriera. Mi facevo incontro per salutarlo, ma lui mi evitava deliberatamente rivolgendomi un veloce cenno con gli occhi, come a dire: "Cerca di capire, non è il momento di salutarsi e di fare rimpatriate". E si scansava per dissuadermi dal fare qualsiasi gesto di ulterior saluto.

Segnali dal futuro (Knowing, 2009) - locandina

La seconda parte del mio piccolo scenario onirico mi ha portato a ricordare che ieri sono andato a fare la spesa, al piccolo supermercato di San Nicola l'Arena, trovando una coda all'esterno piuttosto lunga, poichè l'indomani, domenica, l'esercizio commerciale sarebbe stato chiuso, come tutti gli altri, del resto. Pioveva, ed eravamo in molti sotto la pioggia. Altri cercavano riparo sotto una striminzita tettoia. Mi sentivo infastidito, quando qualcuno mi veniva troppo vicino e allora facevo un passo indietro o di lato, all'interno, quando le traiettorie degli utenti contingentati si incrociavano, inevitabilmente. A questo siamo arrivati!

Poi, nel pomeriggio di ieri, ho guardato due film su Netflix. Entrambi già visti in passato, in particolare il secondo è stato "Knowing" (in italiano, "Segnali dal futuro", del 2009) che racconta di un'ipotetica fine dell'umanità e del mondo intero. Giusto per stare allegri, anche se il film ruota attorno alla possibilità di un nuovo inizio, per il quale soltanto pochi, prescelti da un misterioso popolo extraterrestre di "angeli custodi", verranno messi in salvo per dare vita ad un un nuovo biblico inizio.

E con questo confortante scenario, mi congedo per oggi.

Aggiungo qui il link ad un articolo che mi pare davvero interessante e utile ad una riflessione comune.

Qui di seguito, invece un link ed un video youtube che illustrano le possibili correlazioni tra la diffusione del Covid-19 e l'attivazione a livello planetario del sistema 5G.

La veduta di Monte San Calagero, dalla mia campagna (foto di Maurizio Crispi)

(30 marzo 2020) Notte di sogni inquieti. Dormo sempre di più tuttavia e la mia disciplina quotidiana, fatta di risveglio precoce per potere sfruttare al meglio le ore del giorno, si sta sgretolando davanti all'assenza di prospettive. Per fortuna che, essendo in campagna, c'è sempre del lavoro da fare per creare da sé una specie di regola minimale.
Qui il lavoro non manca mai: spietrare il terreno, utilizzare le pietre più grandi per costruire dei nuovi muretti a secco di contenimento laddove ce ne sia bisogno e quelle piccole come riempimento, un po' di lavoro con il cemento, bruciare frasche e ramaglie secche.
Ma oggi al mio risveglio piove e quindi niente lavoro manuale.  Ieri, invece, è stata una grande giornata piena di soddisfazioni.
Non pensavo che avrei scritto qualcosa, ma poi mi sono messo davanti al laptop e le parole hanno cominciato a fluire.

Bla bla bla bla, dunque.
Si sente sempre più parlare di economia di guerra: è un dato di fatto. Bisogna fare i conti anche con tutte quelle forme di economia sommersa che l'ordine di restare a casa ha improvvisamente stoppato. Oltre a tutte quelle forme di lavoro nero  dipendenti da datori di lavoro che non pagano i contributi e che non mettono in regola: anche in questo caso, chi lavorava in esercizi commerciali di cui è stata decretata la chiusura sono rimasti a casa senza alcuna tutela, mentre chi ancora lavora, peggiorando le cose, non potrà usufruire di alcuna forma di ammortizzatore.
Si affaccia la possibilità di distribuire agli indigenti delle somme di denaro per potere provvedere alle necessità vitali e ritorna quindi (non si sa in quale forma, ancora) la "carta annonaria" dei tempi della II guerra mondiale, quando quantità stabilite di ogni genere alimentare venivano distribuite a chi la presentasse. Tra i racconti di guerra di mia mamma c'era anche questo: erano narrazioni che mi affascinavano e io le dicevo sempre, di questo o di quello, "Mamma raccontamelo di nuovo!".
Stanotte, ho sognato di essere in ospedale (dimensione onirica ricorrente, evidentemente), ma non ricordo i dettagli, se non che avevo la sensazione che il sogno riprendesse immutato dopo ogni mio risveglio, come se fossi bloccato all'interno di un loop onirico. Invariabilmente ripiombavo nello stesso scenario, anche se ad ogni risveglio mi ripetevo sollevato: "E' soltanto un sogno".
Imperversano in questi giorni le teorie complottiste. anche se, ad onor del vero, alcune sembrano essere suggestive e danno l'idea di essere fondate su di un'ideazione complessa.

Lettura (foto di Maurizio Crispi)

Come quella, ad esempio, che attribuisce il dilagare del Covid-19 all'attivazione su scala planetaria del sistema 5G. Io non so: non mi sento di prendere posizione a favore di una tesi oppure dell'altra, ma ritengo - come fece Freud a proposito del soprannaturale - di dover umilmente sospendere il giudizio, rimanendo in attesa di evidenze più esaustive ed incrollabili a qualsiasi critica.
In ogni caso, non so se ci avete fatto caso. chi parla più di migranti e di barconi? E chi invece fa riferimento ai diversi scenari di guerra e di guerriglia nel mondo? La pandemia da Covid-19 è diventata un'enorme nuvola - una cortina fumogena - che sta nascondendo al nostro sguardo tutto il resto, così come - lavorando sulla paura individuale e sociale - impedisce di riflettere all'enormità della sospensione delle libertà civili e al suo protrarsi per un tempo indefinito.
Basta così per oggi...

 

Altavilla Milicia, Piano Aci (foto di Maurizio Crispi)

(1° aprile 2020) Ieri non ho scritto nulla. Il sole brillava e il cielo era azzurro. Ho preferito sin da subito dedicarmi al lavoro all'aperto, anziché ad una session davanti al laptop.
Quindi all'aperto, qui in campagna.

Poi di notte ho sognato.
Mi sono svegliato e ho preso una copia della Bibbia che tengo vicino al letto, anche se non ne sono un lettore assiduo e l'ho aperta a caso.
Ecco i versetti che hanno attirato la mia attenzione e che ho letto, prima di rimettermi a dormire:


(Sapienza 3, 1-5) Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro dipartita da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza è piena di immortalità.
In cambio di una breve pena
riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati
e li ha trovati degni di sé;
(...)

 

Poi, ho sognato nuovamente.
E questa volta, quando mi sono risvegliato, ho ricordato.
Ero in un grande giardino e mi occupavo delle piante che vi crescevano rigogliose, innaffiandole con attenzione per evitare che l'acqua si spandesse inutilmente e che ogni goccia ricadesse all'interno delle caselle fatte con le vanga (per le piante in piena terra) e dentro i vasi.
Arrivava la mamma di un compagno di scuola di Gabriel e mi chiedeva se potevo occuparmi anche delle loro piante, visto che c'ero.
All'inizio non me ne davo per inteso e continuavo ad occuparmi delle mie piante, quelle di cui sentivo di avere la piena responsabilità.
Poi, però, mi ricredevo, sentendomi uno stronzo per non essermi mostrato disponibile e, quindi, trascinando con me il tubo dell'acqua, andavo ad abbeverare le piante del loro giardino.
Poi, il giardino si trasformava nel chiostro di un convento (o forse un monastero). Anche qui mi dedicavo con scrupolo a dar acqua alle piante, senza trascurarne neppure una.
Su di un lato del giardino c'era una grande fossa oblunga piena d'acqua, dalle sponde erbosa e decorata con papiri ed altre piante acquatiche. Posso immaginare che in quelle acque scure navigassero delle carpe e che nascoste tra l'erba più giovane e tenere al limite della specchio d'acqua tranquillo si raccogliessero rane e ranocchi.
Nello svolgimento dei miei compiti entravo anche nella chiesa (o comunque di un luogo di culto), anch'essa decorato con grandi piante in vaso e continuavo ad abbeverare con attenzione e, direi quasi, con amore.
Mentre così facevo, cominciavano entrare inn ordine sparso delle suore, in abito bianco, e man mano che affluivano si disponevano sui banchi di preghiera.
Io continuavo nel mio lavoro.
Improvvisamente, l'acqua cessava di scorrere. Il tubo si afflosciava senza più vibrazioni sotto la mano che lo reggeva.
Entrava un'ultima suora che mi fissava stizzita e con un'aria di rimprovero: e dio capivo che era stata lei a chiudere il rubinetto. La sua espressione mi diceva chiaramente che aveva ritenuto il mio comportamento irrispettoso e che dunque aveva deciso di porvi termine in modo drastico.
Uscivo in punta di piedi, mortificato, poiché non ritenevo di aver fatto torto a nessuno né di aver mancato di rispetto alla sacralità del luogo.
Riavvolgevo il tubo di gomma, prendevo la mia cassetta degli attrezzi e me ne andavo.
Vedevo che bambini e ragazzi di età variabile avevano prso a usare il piccolo laghetto artificiale come piscina: facevano salti, si tuffavano, schiamazzavano, si spruzzavano a vicenda e, soprattutto, intorbidavano l'acqua.
Li rimproveravo con veemenza, facendo loro notare che quel laghetto non era una piscina e che, così facendo, avrebbero disturbato il delicato equilibrio tra specie animali e vegetali.
Non se ne davano per inteso e continuavano a sguazzare, imperturbati.
Anzi mi sembrava che mi irridessero per il mio zelo.
La cosa che mi dispiaceva di più era che, tra loro, vi era anche mio figlio Francesco e che, almeno da lui, io mi sarei aspettato di ricevere una qualche forma di comprensione, se non proprio di di cooperazione.
Giravo le spalle e proseguivo mesto per la mia strada.
C'e anche un altro frammento di sogno e non mi ricordo se si sviluppasse prima o dopo quello del giardino.
Qui ero con quattro amici e eravamo appena arrivati in un grande sito marino di vacanza.
Da una hostess ci venivano assegnati i nostri alloggi e quindi ci venivano distribuite delle schede di affiliazione al Club, allo scopo di poter usufruire di tutte le facilitazioni esistenti nel resort.
Poi scoprivo in una nicchia nella parte un'attrezzatura super-tecnologica per la connessione internet e mi davo da fare per attivarla [benché io nella vita ordinaria sia assolutamente una schiappa per quanto concerne queste cose]. Ma era davvero super, super, super.
Quindi, dopo tutti questi rituali, mi spogliavo e mi avviavo per andare alla spiaggia.
Uno dei miei amici mi faceva notare che ero tutto nudo, senza nulla addosso, nemmeno uno slip minimale. E io gli rispondevo: "Qual'è il problema? Questo è un sito naturista! E poi qui non c'è nessun altro oltre a noi".  I miei interlocutori mi hanno guardato sgomento, come a dire: "Ma allora che vacanza è?".
Oggi, il cielo è coperto e di notte ha piovuto, ma non mi sono mai accorto che piovesse, durante i miei risvegli.

Ho seguito tanti dibattiti ieri.
Uno relativo a quello dell'impossibilità di comprare articoli di cancelleria, giocattoli, biancheria intima nei supermercati; in quanto non "generi di prima necessità".
E poi a quello sul permesso in deroga al precedente decreto di accompagnare i bambini, uno alla volta e un solo genitore alla volta, a fare una breve passeggiata: non monopattini, no biciclette, niente attività ludiche e motorie.
Come dire che ai bimbi viene accordata una sorta di ora d'aria, ma molto restrittiva.
Per alcune cose stiamo assistendo a effetti davvero molto grotteschi.
Le misure limitative dei sistemi complessi come è la nostra organizzazione societaria portano a questo tipo di effetti. Nel senso che nel dare delle limitazioni generali, di rado si pensa alle ricadute che esse potranno avere sugli aspetti più minuziosi della vita quotidiana.
Chi governa dovrebbe avere la situazione monitorata da un team di esperti, includendo anche sociologi e psicologi, in modo da poter ricalibrare costantemente le misure adottate, ma senza tanti intralci burocratici. Perché altrimenti ii rimedi proposti rischiano di di ingenerare effetti peggiori del male che si intende allontanare o deformare grottescamente e surrealmente le nostre vite.

Al Confine (foto di Maurizio Crispi)

(2 aprile 2020) E' passato il giorno del pesce d'Aprile e da giorni ormai l'equinozio di primavera ce lo siamo lasciati alle spalle. C'è anche stato il cambiamento annuale dell'ora legale, lo scorso week end. Abbiamo guadagnato un'ora di luce: ma di queste giornate più lunghe, con la promessa di una temperatura mite e di pomeriggi assolati, per il momento non ne potremo godere. Ieri è stato decretato il prolungamento dell'#iorestoacasa sino a Pasqua.
Intanto, dopo le recenti piogge, la vegetazione è in pieno rigoglio e le strade sono fiancheggiate da macchie colorate: il glicine già fiorito precocemente, il siliquastro, i susini, la zagara delle piante di agrumi con il loro profumo sontuoso. Un tripudio. Ma in giro non c'è nessuno che possa godere di questa festa di colori e di odori.
Il mare lontano appare una superficie primigenia non solcata da natanti.
Anche questa notte, in uno dei miei risvegli, ho preso la Bibbia. Proseguendo nel mio esperimento, questa volta, la ricerca casuale l'ho fatta al buio: aprendo il volume a caso, sfogliando poi delle pagine in avanti e indietro comefa il mazziere quando rimescola le carte, e poi, alla fine di questa procedura, ho puntato il dito su di un rigo. Solo a questo punto ho acceso la luce e ho letto:

Dice il Signore Dio:
Distruggerò gli idoli
e farò sparire gli dei da Menfi.
Non ci sarà più principe nel paese d'Egitto,
vi spanderò il terrore,
devasterò Patros, darò fuoco a Tanis,
farò giustizia su Tebe

(Ezechiele 30, 12-13)

Quindi mi sono riaddormentato e ho sognato.
Ero con mio fratello. Lui con il suo badante. Eravamo seduti ad un desco ed io facevo  avanti ed indietro da un cucinotto dove stavo approntando una pietanza appositamente per lui, sperando che ne mangiasse, anziché limitarsi a bere vino e a fumare una sigaretta appresso all'altra.
Poi la scena si spostava.
Ero in un ristorante, altri avventori seduti ai tavoli. Io da solo, ma circondato da persone.
Mangiavo, ma anche qui ero inquieto, mi alzavo di frequente come se avessi cose più urgenti da fare.
Quando tornavo da un'assenza più prolungata trovavo degli sconosciuti seduti al mio tavolo: e fumavano spavaldamente, facendola da padroni. Loro! Al mio tavolo! Ma cose da pazzi!.
Protestavo vivacemente, gli indicavo la pietanza ancora nel piatto, non finita, e gli dicevo che desideravo poter continuare il mio pasto.
Mi lanciavano un'occhiata aggressiva e poi uno dei due diceva: "Qui c'è posto per tutti, ci pare!"
Io:  "Sì, non lo metto in dubbio, ma per poter mangiare io ho bisogno della mia privacy,  quindi vi prego di lasciarmi spazio".
Prima che la conversazione degenerasse i vicini di tavolo intervenivano a mio favore, siimprovvisavano pacieri e, con bonomia, invitavano gli intrusi ad allontanarsi.
Si avvicinava una donna che faceva da cameriera ai tavoli con un taccuino in mano e mi chiedeva la comanda per il secondo. Non ricordo affatto cosa avessi scelto per primo.
Mi diceva che c'era, e molto buono (da non perdere assolutamente), l'"orso" e io non capivo: lei allora cominciava a decantare le qualità di questa pietanza, fatta di ortaggi, una specie di sformato vegetariano, mi sembrava di capire.
Il mio sguardo vagava per il locale e veniva catturato dall'immagine di un orso tricolore rampante, fatto come un dipinto di Arcimboldi: infatti, si intravedevano nella trama della sua sagoma carote, piselli, cavoletti di Bruxelles, rape, broccoli ed altro. La combinazione dei diversi colori creava, in effetti, l'effetto cromatico del nostro tricolore.
Io le chiedevo: "E' questo?"
"Sì, è buonissimo, salutare e per giunta patriottico!", faceva lei.
"Vada per questo, allora!"
[L'orso vegetariano mi faceva pensare al pesce finto fatto di tonno e patate impastati assieme che, a volte, si fa in casa e se all'impasto ci si aggiungono anche un po' di capperi, il sapore è la fine del mondo!]

E la cameriera si allontanava impettita.
In una scena successiva arrivavo in una località dove era annunciata una conferenza sul Coronavirus. Si trattava di una cittadina dall'aspetto medievaleggiante. Ed era in corso, in concomitanza, una manifestazione che metteva in scena la ricostruzione di una battaglia, in cui la cittadina con le sue alte mura turrite era messa sotto assedio da un esercito invasore. E quindi si vedevano cavalieri armati di tutto punto, arcieri, guerrieri a piedi con le armature di ferro, con elmi con la celata, con spadoni e alabarde, mazze ferrate, asce bipenni, e tutto il corredo di catapulte, torri di legno mobili di quelle usate negli assedi delle città per avvicinarsi riparati e poter dare la scalata alle mura e di altre macchine da guerra ingegnose.
La cittadella era circondata da un fossato pieno di piccole imbarcazioni fortificate, dotate di ripari per arcieri e frombolieri, ed anche qui erano in corso dei combattimenti simulati nella variante "navale".
Ero incantato da queste scene e dalla precisione filologica della loro ricostruzione.
Intanto nel grande salone in cui si sarebbe dovuta svolgere la conferenza c'erano alcuni, ragazzi e ragazze, che predisponevano i materiali per i relatori, i cavalieri(non quelli del combattimento di prima...), penne e matite, piccole carpette con le alette e intanto qualcuno provava anche i microfoni e l'impianto di amplificazione: "Pronto, pronto, uno, due, tre, prova, prova".
Ma dei relatori ancora nessuna traccia.
Poi, all'improvviso, arrivava una mia vecchia conoscenza, accompagnato dalla moglie. Ero sorpreso nel vederlo, perchè pensavo che di questi tempi avrebbe preferito rimanere a casa al riparo.
Lo salutavo calorosamente: "Buongiorno, Professore!"
Chiacchieravamo del più e del meno, e ci ritrovavamo seduti a tavola, di nuovo a pranzare. Per un attimo c'era anche mia moglie; io che stavo parlando in Italiano con il mio interlocutore le dicevo che avrei tradotto per lei in Inglese, ma nel frattempo lei, sentendosi esclusa, si alzava dicendo che doveva andare d'urgenza in farmacia.
Scoprivo, parlando con il Professore, che proprio lui avrebbe dovuto essere il relatore.

 

Tintin

Assieme a loro era comparsa un'altra signora corpulenta e sussiegosa che si scopriva essere una cantante lirica: infatti, senza esserne stata richiesta, si esibiva in arie e gorgheggi d'una potenza inaudita  da far incrinare i cristalli e, mentre lei si esibiva, mi accorgevo che le pareti della grande sala erano costellate di sue gigantografie, intenta in performance varie della sua scoppietante carriera. Mi faceva pensare alla cantante lirica dell'episodio di Tintin (Tintin and the Castafiore Emerald, in Italiano "Tintin e i gioielli della Castafiore"), insomma quel tipo lì.
Spendevo qualche parola su di lei e sulla sua abilità di cantante: ma le mie parole si rivelavano essere irrimediabilmente banali e scontate. Non me ne poteva fregar di meno.
Si avvicinava l'ora della conferenza e il Professore si sedeva al tavolo dei relatori, ma dei partecipanti non v'era traccia. C'ero solo io come uditore.
Infatti, gli organizzatori prendevano tempo, probabilmente in attesa che qualche spettatore prima o poi arrivasse, per quanto in ritardo.
Vedevo un'angusta porticina e mi affacciavo ad essa: uscivo e mi ritrovavo su di un piccolo terrazzo lastricato di pietre rese scivolose dalla pioggia. Di fronte a me, scorgevo la cittadella turrita mentre era in corso ancora la finta battaglia. Mi sporgevo per guardare meglio e mi accorgevo che questo piccolo terrazzo, senza parapetto peraltro, era aggettante dalla sommità di un dirupo con una caduta verticale di oltre cento metri.
Ero preso da un attacco subitaneo di vertigini e, in preda alla paura di cadere giù o addirittura di lanciarmi nel vuoto spinto da un improvviso raptus, perdevo di lucidità e di coordinamento, incespicando mentre cercavo di guadagnare una via di uscita. Praticamente strisciando e sudando freddo, rientravo  - con il respiro accelerato e il battito cardiaco a mille - nel salone delle conferenze, ritornando a guardare le variegate scene di battaglia attraverso il vetro di una finestra appanato e imperlato di gocce di pioggia.
La promessa conferenza sul Covid-9 intanto era andata in dissolvenza e, all'interno di quel salone, mi ritrovavo completamente solo.

L'ultima immagine che ricordo era quella di una di una figuretta con il volto appiccicato al vetro della finestra in un salone completamente e desolatamente spoglio e vuoto.

(03.04.2020)

Il Signore guida il suo popolo,
si muove a pietà dei suoi servi.
Gli idoli dei popoli sono d'argento e d'oro,
opera delle mani dell'uomo.
Hanno bocca e non parlano;
hanno occhi e non vedono;
non c'è respiro nella loro bocca.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.

(Salmi, 134, 14-19)

Prosegue il mio esperimento di lettura a caso della Bibbia, notte dopo notte.
Il caso (o la necessità?) mi hanno portato stavolta a questi versetti dei Salmi.
Rimango sempre impressionato, così come mi capitava quando consultavo un altro libro sapienziale, ma della tradizione orientale, cioè l'I-King.
In fondo, e non vorrei che nessuno si offendesse, a parte lo specifico discorso della Fede (e delle attitudini interiori che vi sono connesse) la Bibbia è anche in primo luogo un libro (o meglio una racoltadi libri, una "biblioteca") sapienziale e che, possedendo q    uesta qualità, ha molto da dire e da far riflettere.
Le parole della Bibbia hanno il più delle volte una forza d'impatto enorme. In questi primi tre giorni di esperimento i brani che ho trovato alla cieca li ho trovati accomunati da un filo comune e li ho sentiti molto legati in qualche modo alla situazione attuale.

Alba sul mare (foto di Maurizio crispi)

(05.04.2020) Al mattino del sabato, ci sono nuvole a chiazze nel cielo, poi spunta il sole tra un aureale di nubi e i suoi raggi piovono in basso verso la distesa del mare tranquillo come una colata di oro fuso.
Viene voglia di nuotare sino a quella distesa scintillante e magari raccogliere con un cucchiaio qualche goccia di quell'oro scintillante.
Wow!
Rientro in città dopo quasi tre settimane di assenza.
Viaggio spettrale. Nessuna auto davanti a me. Nessuna dietro.
Qualche sciabolata di luce alle mie spalle che presto svanisce inghiottita dal buio.
Silenzio.
Se abbandonassi la razionalità, potrei pensare di essere l'unico rimasto sulla faccia della Terra, come capita in alcune storie di anticipazione o che sia avvenuta un'improvvisa dislocazione in una dimensione parallela dove la storia è andata diversamente.
Sia come sia, arrivo a casa sano e salvo, nella sera di sabato.
Domani sarò a Palermo, bloccato.
Lunedì mattina sbrigherò delle cose improrogabili e, dopo, il più presto possibile, farò ritorno alla mia dimensione campagnola.
Il rientro in casa è ancora più strano: mi sembra di far ritorno dopo un lungo periodo di malattia altrove o anche dopo un lungo viaggio, iniziato senza che ciò fosse previsto e dove tutto denuncia un improvviso abbandono.
Dormo nel mio letto di sempre, trovandovi conforto, con i miei libri quelli che stavo leggendo tre settimana fa. Ne riprendo le fila, senza fare alcuna fatica. Anche se è passato molto tempo, mi ricordo sempre della trama e del punto in cui ho lasciato.
Dormo nel mio solito modo.
Ogni tanto leggendo. Ogni tanto sveglio, riflettendo.
Consulto, sempre a caso, la Bibbia e questa volta il mio indice punta un paragrafo di Geremia.

Geremia nella rappresentazione di Michelangelo Buonarroti

Ecco la parola che fu rivolta a Geremia da parte del Signore: «Alzati, scendi in casa del vasaio, e là ti farò udire le mie parole».
Allora io scesi in casa del vasaio, ed ecco egli stava lavorando alla ruota;
il vaso che faceva si guastò, come succede all'argilla in mano del vasaio; da capo ne fece un altro
come a lui parve bene di farlo.
La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini:
«Casa d'Israele, non posso io fare di voi quello che fa questo vasaio?»,
dice il Signore.
«Ecco, quel che l'argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, casa d'Israele!
A un dato momento io parlo riguardo a una nazione, riguardo a un regno,
di sradicare, di abbattere, di distruggere; ma, se quella nazione contro la quale ho parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di farle.
In un altro momento io parlo riguardo a una nazione, a un regno, di costruire e di piantare;
ma, se quella nazione fa ciò che è male ai miei occhi senza dare ascolto alla mia voce,
io mi pento del bene di cui avevo parlato di colmarla.
«Ora parla agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme, e di':
"Così parla il Signore: Ecco, io preparo contro di voi del male, e formo contro di voi un disegno.
Si converta ora ciascuno di voi dalla sua malvagità, cambiate le vostre vie e le vostre azioni!"
Ma costoro dicono: "È inutile; noi vogliamo camminare seguendo i nostri pensieri, vogliamo agire ciascuno seguendo la caparbietà del nostro cuore malvagio"».
Perciò, così parla il Signore: «Chiedete dunque fra le nazioni chi ha udito tali cose!
La vergine d'Israele ha fatto una cosa orribile, enorme.
La neve del Libano scompare mai dalle rocce che dominano la campagna?
O le acque che vengono di lontano, fresche, correnti, si asciugano mai?
Eppure il mio popolo mi ha dimenticato, offre profumi agli idoli vani;
lo hanno fatto inciampare nelle sue vie, che erano i sentieri antichi,
per seguire sentieri laterali, una via non appianata, e per far così del loro paese una desolazione, un oggetto di continuo scherno; talché tutti quelli che vi passano rimangono stupiti e scuotono il capo.
Io li disperderò davanti al nemico, come fa il vento orientale;
io volterò loro le spalle e non la faccia nel giorno della loro calamità». (Geremia 18, 1-17)

Al mattino passeggiata nella città silente.
Incrocio tanti padroni di cani, ma tanti.
Si potrebbe pensare che, ormai, dei cittadini di un tempo ci siano soltanto padroni di cani, e questo non soltanto negli orari mattutini (quelli delle uscite canoniche e più regolari), ma a tutte le ore del giorno.

 

Il parco di Villa Sperlinga (Pa) deserto ai tempi del Covid-19 (foto di Maurizio Crispi)

Magari c'è stata un'improvvisa corsa al procacciamento di cani, per avere un salvacondotto alle uscite più frequenti (risata).
Presto anche i cani indosseranno la mascherina e forse anche i gatti (risata).
Avvisto un gabbiano acquattato sul marciapiedi. Non si muove. Soltanto quando Flash comincia a latrare eccitata, il gabbiano cerca di scostarsi a fatica. Ma non prende il volo maestoso, come farebbe in circostanze normali. SI muove a fatica e si capisce chiaramente che ha un ala malconcia.
Vorrei aiutarlo, ma non ho i mezzi per farlo. E poi dove trovare oggi un veterinario che se ne possa occupare, e poi - in ogni caso - come fare a gestire un volatile così grande e maestosa e dotato per di più di un becco così grande e minaccioso?
La primavera è in pieno rigoglio. Ci sono intere pareti di glicine fiorito che emanano un profumo sontuoso ed inebriante. Le Jacarande sono già in piena fioritura (in anticipo, quest'anno, come il glicine) e già un tappeto viola comincia a formarsi ai loro piedi.
Altri profumi percorrono l'aria, molto più intensi del normale, poiché non c'è l'inquinamento dei gas tossici dei fumi di scarico a fare da cortina olfattiva.
Rientro a casa, alla fine.
Quanto durerà la segregazione?
#ioresto a casa.
Restate a casa! E questa la frase che viene ripetuta come un mantra, nelle scritte, nelle affissioni murali, nei notiziari e negli spot "educational". Più tardi, durante la seconda passeggiata canina, la mia attenzione è improvvisamente captata da un frastuono che mi sgomenta.
Cosa succede? E' arrivato il circo? C'è una catastrofe imminente? Guardo nella direzione da cui sento provenire il rombo nel quale si cominciano a distinguere parole e frasi roboanti.
Ecco c'è un camion piuttosto grosso sul quale è montato un sound system di tutto rispetto dal quale fluisce una voce stentorea che, mentre il camion incede a passo d'uomo seguito da un'auto della Polizia municipale, esorta i cittadini a restare a casa, dando loro tutte le coordinate cui rivolgersi in caso di perplessità.
Non avrei mai creduto che si potesse arrivare a questo. Come se fosse annunciato un terremoto oppure un'imminente catastrofe naturale, come un improvviso riscaldamento globale dell'atmosfera, o l'arrivo di un missile nucleare, e le autorità non sapendo quali altre misure prendere invitano i cittadini a chiudersi a casa.
Questa scena mi ha sconfortato perché mi ha fatto pensare ad una fine del mondo imminente. Intanto il conto dei morti aumenta e così quello dei contagiati che ha già superato, nel mondo, il milione. Ma questo milione è soltanto la punta dell'iceberg, poichè è soltanto in funzione del numero di individui che sono stati sottoposti al tampone.
Alcuni hanno detto che si dovrà fare una stima di gran lunga superiore, tenendo conto di tutti i contagiati asintomatici che, senza misure di restrizione della mobilità individuale, hanno portanto e continuano a portare in giro per il mondo il virus. Che tutto questo sia opera di un Dio-vasaio, come nella parabola di Geremia?

 

Foto di Maurizio Crispi

(07.04.2022) Una giornata calda e assolata, come ieri del resto. Vari piccoli lavori. Brucio ramaglie e ricavo quelle parti dei rami buone per accendere il fuoco nel camino e nella stufa. Come esperimento, metto a dimora quattro piantine di pomodoro.

Raccolta di fave ancora giovani e tenere e di punte di asparagi: saranno utili per cucinare qualcosa per il pranzo.

A sera, la luna si leva nel cielo, quasi piena. Un disco argentato che sorge dal mare e che accende un lungo riflesso sulla sua superficie immota.

In lontananza, in una visione incantata scintillano le luci di Termini Imerese e di Trabia.

L'aria è fresca e umida. Si sente un sentore forte di terra bagnata.

Un altro giorno è andato, con poche iniziative da parte mia a parte il lavoro mattutino nel campo.

Ho sentito di un'iniziativa collettiva da parte di alcuni artisti a Palermo che, iniziata il 30 marzo scorso, consiste nel proiettare sulle facciate delle case e sui balconi l'immagine di Santa Rosalia con   una mascherina a coprirle il volto, come a dire: Io farò il miracolo e vi salverò dalla pestilenza, ma voi fate i bravi e come faccio io indossate la mascherina.

Ex Voto collettivo di artisti a Palermo

 

 

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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