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19 settembre 2012 3 19 /09 /settembre /2012 16:46

Piazza Magione (Palermo) - Foto di Maurizio Crispi(Maurizio Crispi) Piazza Magione. Per molti anni, come lo ricordavo nella mia adolescenza e ancora negli anni dell'Università (per esserci passato del tutto casualmente qualche volta), il grande piazzale alle spalle della Chiesa della Magione, era squallido e desolato, frutto non della guerra (che arrecò sì dei danni, ma ancora non troppo estesi), ma di uno sventramento dissennato compiuto negli anni Sessanta, all'insegna d'un presunto "risanamento edilizio" del centro stroico che sarebbe partito proprio da quel mandamento, sulla base di un provvisorio e discutibile piano regolatore, varato in quegli anni.
Il progetto che nascondeva una vile volontà di impadronirsi del centro storico di Palermo, stravolgendolo, ai fini della speculazione edilizia (all'antivigilia del triste "sacco di Palermo" che seguì a breve a partire dalla fine degli anni Sessanta) venne fortunatamente stoppato.
Rimase quell'insanabile ferita: come se quegli edifici fossero stati radicalmente bombardati e le loro macerie in tutta fretta spianate con le ruspe: un'arida distesa di minuti sfabricici resi compatti dalle pioggia e scintillanti nelle giornate di sole per via dei minuscoli frammenti di vetro che disseminavano il terreno.
Una distesa arida e infertile su cui nemmeno le erbacce allignavano.

Poi, alla fine degli anni Novanta, il miracolo, coincidente con la "Rinascenza palermitana" voluta dalla Giunta Orlando.
Venne attivato un progetto di recupero dello spiazzale e, benché non potessero più risorgere integralmente gli antichi edifici, si cercò di ricreare il loro sviluppo planimetrico, riesumando di essi la base delle mura perimetrali che, fortunatamente erano sopravvisute allo scempio.
Si delineò, così, un reticolo di vie e cortili, dei quali era rimasto intatto quasi del tutto il selciato e la pavimentazione originale che separava un disegno di edifici riconoscibili nel loro sviluppo planimetrico e di cui si poteva solo immaginare lo sviluppo verticale di un tempo.
Graziose sedute rustiche vennero disposte sui muri perimetrali o ricavate creando nicchie nel loro spessore.
Le aree corrispondenti agli edifici scomparsi, spianate e fertilizzate, vennero trasformate in ridenti prati verdi, curatissimi.
Piazza Magione venne in qualche modo restituita ai Palermitani, trasformata in un grande giardino prativo, dove si poteva passeggiare e prendere, d'estate, il fresco.
Negli edifici sopravvissuti attorno, si è avuto del pari un parziale recupero arichitettonico (che continua, per alcuni edifici, tutto'oggi), con una ripresa ed un ampliamento degli utilizzi precedenti: anche l'antico teatro che qui insisteva venne restaurato e restituito al suo antico utilizzo.
Piazza Magione (Palermo) - Foto di Maurizio CrispiAttorno al piazzale, trasformato in giardino, sono sorti piccoli bar, pub e risotrantini.
Un sogno si è realizzato, ma il sogno altrettanto rapidamente sta svanendo.
Negli ultimi anni ci sono andato spesso, per sedermi ad un bar-ristorantino collocato ad uno dei vertici della piazza: da qui, seduto ad uno dei tavoli esterni, potevo gettare uno sguardo su una delle diagonali grande spazio, intercettando la statua di Padre Pio, collocata tardivamente al centro di un prato verde e la mole del convento sino a pochi anni fa occupato dalle suore dell'ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta, poi sfrattate, le cui mura perimetrali fatiscenti sono decorate con interessanti graffiti.
Passavo delle ore, qui, a bere un caffé, a leggere, a fare delle telefonate e, intanto, apprezzavo ciò che guardavo, godendo dell'atmosfera rilassata e poco fracassosa, ma anche dell'intima commistione tra gente del luogo (autoctoni, residenti nelle case che si affacciano sui prati) e i frequentatori esterni, ma anche intimamente soddisfatto delle scarne presenze turistiche, al tempo stesso, visto che la Chiesa della Magione è marginale rispetto ai circuiti turistici "classici".
Un luogo per intimi ed iniziati, si potrebbe dire. Così lo sentivo.
Ci sono tornato qualche giorno fa.

Grande delusione e ho sentito che il sogno si era bruscamente spezzato.
L'entropia e la decadenza che dominano le cose siciliane aveva ripreso, quasi dall'oggi al domani, il sopravvento e il suo implacabile dominio.
Una decadenza mortifera.
I prati prima verdi erano spelacchiati.
Dovunque spazzatura sparsa qua e là, innumerevoli bottiglie di birra e vino vuote, abbandonate indiscriminatamente, anzi lasciate a poltrire a terra quasi con ostenzione provocatoria.
Piazza Magione (Palermo) - Foto di Maurizio CrispiI vialetti incassati, dal selciato di pietra riempiti da baracche e baracchini provvisori - squallidissimi - deserti alla luce del giorno, ma evidentemente prosperosi di attività notturne, realizzati con materiali di risulta di ogni genere per alloggiare il venditore di bibite (più che altro bibite da taverna, vinacci e birre), gli arrostitori, i facitori di panini imbottiti.
E, dovunque sui prati, i segni di bivacchi e di gruppi che si sono fermati a sbevazzare, stendendo dei grandi fogli di cartone per terra o ricavando dei sedili improvvisati dai conci di tufo dei basamenti degli antichi palazzi, rimossi dalla loro allocazioni e spostati qua e là su ciò che rimane del verde prativo.
Un quadro squallido e deprimente.
Mi chiedo, in conclusione: perchè questa città, Palermo - la mia città -, non è in grado di mantenere ciò che ha?
Perchè il senso del bello, dalle nostre parti, viene rapidamente degradato e trasformato in qualcosa di degradato e di umiliato?
Perchè gli organismi preposti ad una qualche forma di manuntenzione e di vigilanza, si lasciano sfuggire le cose di mano così facilmente, così colpevolmente?
Del resto, c'è anche da dire che una città riceve ciò che si merita e che cittadini con poco o punto senso civico sono destinati a subire simili ritorni di fiamma.
Non ci resta che piangere o ...recitare un requiem per la defunta Piazza Magione.
Era defunta, era risorta e ora, logico destino, è tornata ad essere defunta (o sta esalando gli ultimi faticosi respiri).
In fondo, di cosa possiamo lamentarci? Forse è proprio questo ciò che vogliamo e non meritiamo altro.

Piazza Magione a Palermo é situata nello storico quartiere della Kalsa. La piazza prende il nome dalla Basilica La Magione e dall'omonimo convento, ubicati rispettivamente su lato Sud-Est e al centro esatto della piazza. La piazza ha una forma quasi perfettamente quadrata con al centro il già citato convento.
Essa venne a crearsi dopo la seconda guerra mondiale in virtù dei forti bombardamenti che colpirono la città. In seguito, durante gli anni '60, un provvisorio piano regolatore della città di Palermo prevedeva di sfruttare gli spazi vuoti lasciati dai bombardamenti al fine di creare una strada che tagliasse il centro storico da Nord a Sud.
Piazza Magione (Palermo) - Foto di Maurizio CrispiFortunatamente il progetto non ebbe seguito e si decise di preservare i monumenti che sarebbero stati abbattuti per far posto all'arteria viaria.
In ricordo di alcuni degli edifici che un tempo popolavano la piazza sono rimaste alcune delle fondamenta ripristinate e rese stabili, che squarciano volutamente il grande prato verde costruito in occasione della Conferenza ONU contro la criminalità transnazionale tenutasi nel dicembre dell'anno 2000 (nello stesso anno che portò alla realizzazione della "Villa a mare").
I lavori di recupero dell'area furono diretti dai tecnici del Settore Centro Storico del Comune di Palermo.
Negli ultimi anni la piazza è stata riscoperta soprattutto dai giovani che fanno del suo prato punto di raduno serale, grazie anche alla presenza di molti locali e bancarelle attorno al prato, inoltre all'interno della piazza vengono spesso organizzati concerti di ogni tipo e genere musicale.
Da qualche anno la Piazza viene utilizzata per commemorare la strage di Capaci del 1992 essendo il luogo dove il magistrato ha trascorso la sua infanzia.

(da www.amopalermo.com) Una piazza che non era una piazza. La storia di Piazza Magione è piuttosto recente. Si tratta di uno spazio ricavato dagli scempi di una delle peggiori politiche edilizie cittadine.
Sono stati distrutti i palazzi che vi si trovavano e ne è stata ricavata una piazza (anticamente una piazza c'era, ma era la piazza Sant'Euno, ben più piccola.
Una piazza particolare con ancora i resti del passato.
Eppure è diventato uno spazio condiviso e accettato. Ma forse manca un passaggio importante. La piazza Magione non vive ancora una stagione di servizi e commercio che la rendono ancora fin troppo 'deserta' e secondaria rispetto ad altri luoghi a pochi metri di distanza.
Una storia, ad esempio, sicuramente meno onorevole di Piazza Marina, piazza storica da sempre, ma uno spazio forse fin troppo sprecato che dovrebbe essere rivitalizzato in maniera più intelligente.
E quindi fuori le baracche ma dentro una politica di sviluppo del commercio che possa favorire la apertura di botteghe.
Ma altre proposte potrebbero forse trovare una direzione alla piazza che adesso è fin troppo lasciata a sè.
Magari la creazione di eventi spot (simili al mercato domenicale dell'antiquariato in piazza Marina) e sicuramente il rifacimento delle sedi stradali e della piazza Sant'Euno (oggi ancora indecorosa). Mettere più alberi e renderla un giardino vero e proprio e non un po' 'arripizzato' come si presenta oggi.
Riprendere la politica di scavi archeologici (questa è una delle zone più ricche sotto questo punto di vista a Palermo) e riportare a vista i ritrovamenti (così come è stato fatto dietro la Cattedrale).
E magari anche l'apertura del lato sud del Palazzo Bonagia per renderne fruibile l'accesso anche dalla Piazza.

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Published by Testo e foto di Maurizio Crispi - in Luoghi
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Come sono arrivato qui

DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

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