Ogni tanto,
(ma, con il passare degli anni,
ciò accade più di frequente)
la morte porta via qualcuno che conosciamo
e allora si fa la conta
cercando di rimemorare
con esattezza chi è rimasto
e chi se ne è andato
A volte si è sopraffatti
al pensiero che i nostri morti
si siamo fatti più numerosi
di coloro che sono ancora vivi
Un nutrito drappello,
mentre i viventi sono sempre più rarefatti
Nelle stesse circostanze
capita che si voglia fare una rassegna
dei propri acciacchi
e delle proprie debolezze,
gli uni e le altre drammaticamente
avanzanti con l’età
Magari si prende a ridere
la voglia di far ciò
Si fa anche qualche battuta
Dietro scherzi e scherno,
dietro lazzi e frizzi,
c’è tuttavia un pizzico di disagio,
nel contemplare il tempo che fu
e nel guardare il tempo che fugge
e si fa più stretto
I giovani sono pochi ed evanescenti
La conta dei morti cresce
di anno in anno
di mese in mese
e ad onorarli
c’è il più delle volte
una folla di vecchi,
sempre più vecchi
Si va avanti a testa alta
uniti dalle circostanze luttuose
perché l’unione fa la forza
Ci si stringe gli uni agli altri
Ma la muta domanda che s’impone é:
Chi sarà il prossimo?
Per chi suonerà la campana?
#fotodimauriziocrispi La foto: Graffito di piccole dimensioni sul muro perimetrale dell’Istituto Don Bosco, in via Saverio Scrofani (Palermo)
Sono in una struttura della ASP
Non è un presidio adibito alle degenze
o ad attività ambulatoriali,
ma solo ad uffici
Ci sono andato per sbrigare qualche pratica
o per conferire con qualche funzionario
Adesso non ricordo bene
L’edificio è fatiscente,
cadente,
decadente
È come se portasse addosso
il peso di anni di incuria,
di abbandono,
di trascuratezza
Arrivo in una stanza
occupata da alcuni
Mi sembra di ricordare
di esserci già stato prima
La disposizione dei mobili da ufficio
mi ricorda qualcosa
C’è un grosso buco nel muro
dai contorni irregolari,
come per effetto di un bombardamento
Mi dicono che stanno per iniziare dei lavori di ampliamento della stanza
Prima di andare via
vorrei andare in bagno
per fare due gocce
Entro nel locale adibito
e mi ritrovo in una spelonca
umida e gocciolante
Il Wc è inutilizzabile
poiché è intasato sino all’orlo
di una brodaglia maleodorante
Tutti gli altri pezzi sanitari
sono pieni d’acqua,
apparentemente pulita,
tenuta di riserva
(evidentemente qui
ci sono degli stacchi
consistenti nell’erogazione di acqua potabile)
e inoltre ogni superficie
e persino il pavimento
sono occupati da recipienti
di ogni tipo e dimensione
pieni di d’acqua pulita di riserva
Non so che fare
In quel WC intasato di melma
mi rifiuto di pisciare
(a parte il fetore orrendo,
mi dà l’idea che un essere immondo,
serpentiforme,
possa balzare fuori da quelle tetre acque
e ghermirmi in un sol boccone)
Non ci sono soluzioni alternative,
a meno di non fare la pipì per terra
(e ciò mi sembra scorretto)
Oppure, mi balena in testa l’idea geniale,
potrei svuotare uno dei recipienti
pieni di acqua pulita,
e usarlo come pitale
per depositarci dentro la mia nobile urina!
Mi sembra una soluzione accettabile
e, quindi,
cerco di selezionare il recipiente più idoneo
È come andare alla ricerca di un Graal
La situazione potrebbe essere
quasi comica,
ma è in realtà disperata
Alla fine lo trovo,
non troppo grande
e neppure troppo piccolo
Si pone il problema non indifferente
di dove riversare il suo contenuto
(l’acqua pulita)
e siccome non vi è alcuno scarico libero
o funzionante
mi risolvo a versarlo a terra
sulle piastrelle sbreccate e consunte
E poi procedo
Con mio imbarazzo
il contenuto
man mano che procedo nella bisogna,
tracima oltre l’orlo
e va ad aggiungersi
all’acqua che ho già versato
La mia strategia s’è rivelata fallimentare!
Vado via subito, alla chetichella,
sperando che nessuno abbia registrato
la mia presenza
Arrivo a casa mia nel cortile
dove solitamente parcheggio l’auto
Ci sono dei lavori in corso
alla ricerca di una falla
nelle tubature più profonde
Tutti i box
hanno le saracinesche aperte
e dovunque squadre di operai
stanno facendo degli scavi
Gli oggetti contenuti nei box
da molti usati anche come magazzini
per cose vecchie e di scarto
sono stati tutti posti all’esterno,
senza alcun criterio
Provo una grande rabbia per questo
Vorrei porre rimedio
ma non c’è nulla da fare
I box sono diventati cantiere
e non vi si può più accedere
Ci avviamo con Gabriel,
comparso all’improvviso
per andare da qualche parte
Un cane (sconosciuto)
ci segue trotterellando
tenuto al guinzaglio
Ma ecco che arriva l’altro Black
che caracollando come un cavallo
si affianca gioiosamente
e ci fa da scorta
Mi preoccupo subito
di non poter gestire la situazione
Black senza guinzaglio
è un pericolo costante
soprattutto nei riguardi dei cani
più piccoli e minuti
E allora risolvo il problema
salendo in groppa a Black
e cavalcandolo
come fosse un nobile destriero
Sappiamo che il burattino di legno voleva essere un bambino di carne e ossa
La rosellina di plastica era triste perchè avrebbe voluto essere un fiore vero.
Io le ho detto: Non essere triste! Sei bella anche così e poi durerari molto più a lungo di qualsiasi fiore vero"
E la rosellina mi ha detto: "Non voglio vivere in eterno, voglio essere un fiore vero, anche se dovessi durare per un solo giorno. Voglio essere annusata e voglio che chi mi si avvicini possa cogliere la mia fragranza
Voglio sentire dentro di me la tensione della crescita del fiore ancora in boccio la cui linfa preme per trasformarsi in petali, stami e pistilli..."
E a questo punto la rosellina non disse altro
Si chiuse nel silenzio triste d'un impossibile sogno
E io non potei dire null'altro per placare la sua malinconia.
Forse per consolarla, la raccolsi dal pavimento di nudo cemento dove era stata gettata con sprezzo e la deposi su di una fioriera, accanto a dei fiorellini di lantana, dall'odore pungente ed aspro.
Mi commiatai da lei: "Buona vita a te, Rosellina: magari un giorno il tuo sogno di esser vera sarà esaudito..."
Entro in un locale strano
Parrebbe un luogo deputato ad incontri
di sesso per coppie e singoli
alla ricerca di trasgressioni e di giochi
(Insomma, come si dice
nel linguaggio corrente, un privé)
Luci scarne ed essenziali,
ampi ed accoglienti divani,
puffi collocati strategicamente,
e perfino un ampio sommier quadrato
al centro di una stanza
circondato da sedie e divanetti,
perfino un piccolo palco rialzato
per chi volesse cimentarsi
nel pole dancing,
e poi ampi tendaggi sontuosi
in velluto rosso
dietro i quali il visitatore un po’ voyeur
possa osservare
senza esser visto
C’è anche una postazione per il DJ,
al momento vuota,
anche se le apparecchiature sono accese,
con una miriade di lucine pulsanti
rosse, gialle, verdi
Tutti gli spazi sono vuoti,
pervasi solo da una musica ambient
tenuta a basso volume
Ancora è presto, probabilmente
Penso che i primi cominceranno
ad arrivare verso le 23.00
e che i giochi non avranno inizio
prima di mezzanotte
É tutto molto strano e misterioso,
anche se questo apparato scenografico
ispira un forte senso di solitudine
C’è, sullo sfondo olfattivo,
un vago sentore di disinfettanti per pavimenti
Mi aggiro per quelle stanze
indolentemente,
forse in po’ annoiato,
chiedendomi
cosa io ci faccia lì,
cosa mi ci abbia portato
A volte l’oscurità è tale
che per vedere bene
dove mettere i piedi
devo strizzare gli occhi
E poi ecco, c’è qualcuno!
E quel qualcuno è Rocco,
Rocco,
vestito come un califfo,
perfino con un turbante in testa,
e drappeggiato in ampie vesti
vivacemente colorate
in tonalità di rossi e di blu
Sarà forse lui il proprietario
di questo privé,
in attesa che arrivino
i suoi primi ospiti della serata
Ecco che mi ricordo,
perché sono lì,
uscendo da una condizione
di apparente smemoratezza:
sono venuto proprio
per intervistare Rocco
e porgli domande
sulla sua carriera di Re del Porno
Ci sistemiamo
e siamo pronti a cominciare,
quando all’improvviso
spunta fuori
al gran galoppo una cagnetta,
oltremodo simpatica,
con il mantello tricolore,
a chiazze bianche
e di due differenti sfumature di marrone,
ed un musetto
dominato da liquidi occhi scuri,
terribilmente espressivi,
quasi umani
La riconosco
É la mia ex-cagnetta Flash
che mio figlio ha voluto
prendere con sé
ribattezzandola “cociola”
Sono contento di rivederla
Penso che ci sarà anche mio figlio,
allora
Ma che ci farà qua, penso
Mollo Rocco,
senza avere iniziato l’intervista,
e parto alla ricerca di mio figlio
che trovo, in effetti,
nella sua tenuta da videomaker
Mi dice che è qui
perché aveva preso accordi online
per vendere al bartender
un accessorio della sua attrezzatura fotografica
di cui voleva sbarazzarsi
Dopo un po’ stiamo salendo
delle interminabili rampe di scale
Non si arrivava mai in cima
Avverto un senso di infinita pesantezza
con la sensazione che
una rampa dopo l’altra
le mie gambe si facciano di piombo
e i muscoli sempre più rigidi
ed inceppati
Ma andavo avanti,
o meglio sempre più in alto,
malgrado tutto
Quella che era cominciata
come una semplice salita
diventava presto
una gara all’ultimo sangue
tra me e mio figlio,
in cui io cercavo di non soccombere
e non solo
Ci sono molti pazienti
(o utenti in carico
che dir si voglia)
che devono depositare campioni di urine
Tutti fanno storie
o escogitano stratagemmi
per non rilasciare la loro pipì
E sono le solite vecchie storie di sempre
Si potrebbe ricorrere,
in alternativa all'esame del piscio,
ad altri e più infallibili test,
come ad esempio all'analisi del capello
(anche se questa è probabilmente un'indagine più costosa)
anche se di certo infallibile,
sia dal punto di vista quantitativo
sia per ciò che riguarda
una proiezione temporale
dell'abuso delle diverse sostanze
Ci sono lunghe discussioni,
prostranti, faticose,
poiché il repertorio delle scuse è limitato,
in ogni caso - come è nelle indagini relative al doping -
rifiuto equivale a positività
E dunque qual è il senso di tutto ciò?
Il consumatore di sostanze,
colui che è addicted
ama il sotterfugio,
è suo habitus ricorrere alla menzogna,
la sua mente è incrostata di cattive abitudini
che finiscono per avvolgere ciascuno
come in una corazza
e che generano automatismi comportamentali
disfunzionali
Nel sogno - differentemente dal solito andazzo -
non succedevano molte altre cose
Era tutto molto noioso e ripetitivo
Un sogno che non mi è granché piaciuto,
troppo vicino alla mia realtà quotidiana
e ai tempi andati!
Questo frammento di sogno è della notte tra il 7 e l’8 novembre 2023.
L’algoritmo di Facebook me lo ripropone come “ricordo”.
Ho fatto i debiti controlli e mi sono reso conto di aver trascurato di averlo riportato qui nel blog.
Dunque, eccolo!
Maurizio Crispi (Facebook)
Mi ritrovo in un posto lontano
a seguire con tanto di macchina fotografica
una gara internazionale sulla distanza di 100 km su strada
Faccio parte del team italiano
come reporter e fotografo
Mi aggiro, mi muovo, cammino qua e lá
alla ricerca delle migliori inquadrature
cercando di abbinare
attenzione al paesaggio
e alle bellezze architettoniche
con le necessità della ripresa sportiva
Così facendo,
perdo di vista il contesto sportivo
e mi ritrovo in un punto distante
ed anche caratteristico della città
Si tratta di un luogo più unico
che raro,
un’installazione di panchine
che racconta la storia della panchina
attraverso i secoli
e quindi con panchine di varia foggia
ed anche costruite con i materiali più diversi
Ci sono anche panchine a due o tre elevazioni,
panchine a castello,
si potrebbe dire,
con le panchine dei piani alti
raggiungibili mediante graziose scalette
Le panchine non sono da esposizione
ma sono tutte fruibili
Infatti c’è gente seduta
chi a leggere
chi a conversare
chi a rilassarsi e a contemplare
chi a sonnecchiare
Ci sono molte scolaresche in visita,
compitamente chiassose
e per terra un tappeto di giocattoli
vivacemente colorati
Io sono avvolto da un senso di maraviglia
Faccio scatti su scatti
cercando le inquadrature migliori
Poi, scelgo anch’io una seduta libera
e mi accomodo
per poter godere anche da seduto
di cotanta bellezza
Il dovere presto mi richiama
Mi rimetto in strada
per ritornare al percorso di gara
Ci sono mille ostacoli che si frappongono
e non riesco mai a raggiungere
la mia meta
Mi imbatto tuttavia
in altre cose
strane e meravigliose
di cui al risveglio
non ho più ricordato i dettagli
Cielo terso al mattino
Poi nuvole si addensano
nel corso del giorno
Stesso copione si ripete,
quotidianamente,
nuvole effimere e peregrine,
nuvole sterili che non danno pioggia
Auguriamoci un po’ di pioggia,
che però non sia il nubifragio,
la bomba d’acqua,
l’alluvione
Accontentiamoci di riti propiziatori
e arcani,
di voti benauguranti
e di danze della pioggia,
ma che nessuno si azzardi
ad inseminare quelle nuvole
sterili ed avare
con strane sostanze chimiche
che trasformino
sparute lacrime stentate
in disastrosi rovesci,
acquazzoni,
nubifragi ed esondazioni
Facciamo scongiuri
che nessuno debba aver mai
sciagurate idee
o ci provi con letali esperimenti
Maurizio Crispi
Nuvole, palme e cattedrale (foto di Maurizio Crispi)
La notte è severa maestra,
ma anche apportatrice di doni
Nel buio della stanza
o con la lucetta del comodino accesa
c’è sempre il confronto con qualcosa,
a volte inquietante,
talvolta appassionante
con ombre che si agitano
e mi ghermiscono,
facendomi vivere situazioni
curiose e appassionanti,
perturbanti e disturbanti,
portandomi in luoghi lontani ed esotici,
o spingendomi a guardare
quegli stessi luoghi della quotidianità
con occhi diversi
e disvelando la meraviglia
e l’orrore (a seconda dei casi)
che sono racchiusi in essi
É come essere un pescatore di perle
che si tuffa e scende
verso il fondale
dove potrà trovare delle perle
oppure incontrare
il mostro che lo ghermisce
A volte credo di avere sognato
ed invece sono stato desto
a macerarmi nel dormiveglia,
talaltra invece ho dormito
credendo di essere sveglio,
talvolta sogno e sogno di viaggiare,
di andare lontano oppure di stare vicino,
immobile, mentre eventi si svolgono
tutt’attorno a me
ed io ne sono spettatore privilegiato,
osservatore,
o persino osservatore partecipante
Ma sempre me ne sto
ad occhi bene aperti
In fondo nel sogno cerchiamo la meraviglia
ma anche l’incontro con la paura
è desiderabile
poiché ci riconduce
alla nostra natura ancestrale
dell’Uomo, esploratore, cercatore,
cacciatore
che nel confronto con le forze più ostili
doveva cercare di sopravvivere
con le sue sole forze
Il piacere dell’esplorazione, dunque
La ricerca del senso di indicibile paura,
anche
La curiosità
Esperienze forti a cui attingere
a piene mani
Riti di iniziazione, oppure prove ordaliche
cui sottoporsi Eyes Wide Shut, pertanto
Mai deflettere lo sguardo
Sempre cercare di capire
oppure lasciarsi trascinare dall’onda
Chi è il sognatore?
Chi manda i sogni?
Chi li comanda?
Chi ne è il regista?
Questa notte ho vissuto
un’interminabile situazione
Un party
Un incontro poliedrico
con molti diversi personaggi
Una compagnia vagante ed itinerante
di guitti e saltimbanchi,
donne e uomini
con florilegi di tatuaggi bizzarri,
occhi bistrati,
unghie dipinte di nero
movimenti allusivi e ambigui
Andava a finire
che tutti facevano sesso
con tutti
in una ripetizione interminabile
in cui i figuranti realizzavano
composizioni di corpi e di membra
fantasiose ed improbabili,
un groviglio inestricabile
Ed io m’aggiravo per quella casa,
senza essere parte di nulla,
se non imbelle testimone del partouze,
senza potere evadere
senza potere dormire
o sprofondare nell’oblio
d’un sonno senza sogno
Poi mi sono svegliato,
o meglio sono riemerso,
con la sensazione di non aver dormito
per nulla e di non aver riposato
E come ogni volta
eccomi a fare il debriefing
di ciò che ho riportato con me
alla superficie,
tesori,
perle,
meravigliose conchiglie,
inutile robaccia,
mostri e diavoli
È la descrizione di un mio stato d’animo e di un frammento di sogno del 5 novembre 2021, di cui feci una prima trascrizione su Facebook, ma senza pubblicarlo qui nel blog.
L’ho recuperato attraverso l’algoritmo e dunque eccolo qui
Maurizio Crispi (5 novembre 2021)
Ho dormito profondamente
in due riprese
o forse tre
Ad un risveglio
con la testa ancora gonfia
d’un sogno indecifrabile
mi sono seduto a tavola
e ho mangiucchiato dell’uva passa,
masticando ad occhi chiusi
per assaporare meglio,
bevendo dell’acqua a grandi sorsi.
Era buona buona
quell’uva
mai mangiata una più buona
Il sogno che ho sognato
era vivido
ma ne ho perso
quasi ogni traccia al risveglio,
salvo un piccolo frammento
Una pioggia
improvvisa e violenta
trasportava via a valle
tutta la terra fertile
lasciando scoperto
lo strato di roccia e sassi
Cercavo di creare degli argini
all’azione erosiva dell’acqua
anche se il danno era già fatto
Non avevo con me
strumenti adatti
e potevo lavorare soltanto
a mani nude
Ho dato una veloce scorsa
a Faccialibro
Ho guardato le mail
Ho aperto un libro vero
e ci ho infilato il naso dentro
Io sveglio
e la forte consapevolezza
d’un mondo di dormienti
attorno a me
La notte è mia
tutta per me
in momenti
come questo
Quando accadono
li accolgo, senza respingerli
senza lottare,
senza dibattermi
in una futile opposizione
Li amo
e vorrei che si protraessero
il più a lungo possibile
assaporandoli lentamente
come quell’uva passa
Apprezzo il silenzio notturno,
a volte assordante,
rotto soltanto
dai latrati dei cani di ronda
Poi, respirando piano,
inalando ed esalando,
scivolerò di nuovo
nell’abbraccio di Morfeo
Vado alla ricerca di qualcosa
Una cosa che non trovo più da tempo
Passo il mio tempo a rovistare
negli scaffali dei libri,
negli armadi,
negli angoli più riposti
Ma cos’é?
É un libro che ricordo di possedere
da tempo immemore
Sono sicuro che ci sia,
da qualche parte
Eppure non lo trovo
Sono fissato con questo libro
Lo voglio
Mi sembra indispensabile
Devo rileggerlo
per carpirne segreti e significati arcani
Eppure non lo trovo,
cerco e non lo trovo
Conduco ogni giorno
la mia ricerca
con diligenza,
con dedizione,
con determinazione
La ricerca non é soltanto fisica
La mia mente rimugina,
alla ricerca di QUEL libro
Ma se mi doveste chiedermi
cos’é QUEL libro
Io vi risponderei che non lo so
e che del suo titolo
e del suo contenuto
nulla ricordo
Ma credetemi,
quel libro mancante,
quel libro oscuro
prima o poi
lo troverò
E dopo che l’avrò trovato,
tutto sarà diverso
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.