C’era qualcosa
a notte fonda
Una sensazione improvvisa
mi ha spinto al risveglio
Il mistero insolubile
Il silenzio profondo
come una coltre pesante
Ho bevuto dell’acqua
per placare la sete
e dar lenimento
alla gola riarsa
Cosa ho visto?
Cosa ha attirato
la mia attenzione dormiente?
Cerco di mettere a fuoco lo sguardo
scandagliando
In ambedue le direzioni
quella del mondo onirico
che ho appena lasciato
e quella del reale
Così facendo, a lungo,
rimango sospeso ed incerto
su di una soglia
dove tutto è ancora possibile
Si tratta del mio commento ad una foto che scattai nel settembre del 2009 nel corso di una mia passeggiata a Villa Sperlinga e Piazza Unitá d’Italia. Il commento è nato nel cono d’ombra dei miei duetti a distanza (attraverso FB) con il mio amico Enzo che di lì a poco scomparve dai social
Maurizio Crispi
Un gigante di pietra - un telamonio - contempla le nuvole.
La scultura, al centro di un’aiuola spesso rinsecchita perchè popolata da un tipo di albero di alto fusto che prosciuga letteralmente il terreno (si tratta dei Brachychiton), è stata voluta alcuni anni dall'Amministrazione comunale, assieme ad altre due collocate all’interno della vicina Villa Sperlinga.
A differenza di queste ultime due alquanto indecifrabili (e, a mio parere, insignificanti), la prima (il torso di pietra) esercita sul passante una certa suggestione, forse perché in qualche misura induce a pensare ai "prigioni" michelangioleschi.
Il torso è possente e così pure la metà inferiore del corpo. La mancanza della testa e di parte degli arti superiore conferisce all'opera una certa inderteminatezza e un senso di incompiutezza.
In questo scatto, ravviso un doppio avvistamento.
Nelle mie infezioni, la foto doveva riguardare soltanto le nubi e non mi ero accorto - forse per via dell’incidenza della luce - che nell'inquadratura cadeva anche il prigione.
Quindi, in questa prima specie di avvistamento si è verificato un effetto blow-up.
Ma, nello stesso tempo, sembra che il gigante pietrificato sia intento a sua volta nell'avvistamento delle nubi nel cielo sopra di lui e che il suo corpo sia percorso quasi da un fremito di annichilimento e disperazione nella percezione del divario esistente tra la levità delle nubi che veleggiano alte e i vincoli cui - come statua - è condannato.
Ero con molte altre persone
Non so per quale motivo fossimo assieme
Ci muovevamo in armonia e silenzio
in un posto antico
Una vetusta dimora
fatta di grandi ambienti,
vasti saloni, giardini e serre
Tutto, però, era invaso dall’acqua
e, quindi, nel passare
da uno spazio all’altro
andavamo a guado
oppure talvolta nuotavamo
quando la profondità si faceva maggiore
L’acqua era limpida e trasparente
Il movimento dei corpi
provocava senza tregua
sciacquii e gorgoglii
ed anche sgocciolii
E sempre si sentiva
in sottofondo
il mormorio dell’acqua che scorreva
nelle condotte
e quello più cupo dei getti di acqua
che si riversavano veementi
nelle vasche e nelle stanze
Piccole onde concentriche
si formavano di continuo,
si propagavano,
sbattevano contro le pareti,
ritornavano,
s’intersecavano,
e tutto ciò in una persistente, soffusa,
armonia di suoni
Ci muovevamo e vivevamo
in una casa d’acqua
d’ineffabile bellezza e pace,
ma anche di profondo mistero
Mi ricordai allora della mia visita
al Qanat gesuitico basso della mia città
e ritrovai le sensazioni
di misterioso fascino che mi pervasero, mentre a guado percorrevo
il condotto sotterraneo
alla luce delle sole lampade frontali
E mi venne in mente con nitidezza anche quella volta in cui, a Venezia, mi ritrovai nel bel mezzo di un’acqua alta mai vista e, insofferente delle passerelle di legno sovraffollate, mi levai le scarpe, mi arrotolai i pantaloni sino a sopra il ginocchio e cominciai a camminare a guado, scattando dal basso foto suggestive e inedite ai visitatori incolonnati sui camminamenti di tavole di legno
Ed anche mi sovvenne la visita,
in anni successivi, ai bagni termali di Budapest ed erano, in particolare, i Bagni Gellérrt
Anche quell’edificio era, in definitiva,
una casa da acqua di incomparabile bellezza e di pace, rasserenante per lo spirito
La locuzione salus per aquam o sanitas per aquam (o per aquas) in latino significa salute per mezzo dell'acqua . Vi si riferisce comunemente come suo acronimo (da cui l'uso anche in maiuscolo: SPA)
I Bagni Gellért (in ungherese Gellért gyógyfürdő) sono un complesso termale che si trova nella parte Buda di Budapest, capitale dell' Ungheria. Costruiti tra il 1912 e il 1918 in stile Art Nou...
Vado in visita in una comunità per pazienti psichiatrici
Almeno così mi pare
Questa struttura si trova in un’area vacanziera della città che, adesso che siamo fuori stagione, è semideserta
Le strade sono vuote - nessuno in giro - tutte le case hanno le finestre sbarrate e un aspetto di decadente abbandono
Entro nell’edificio che ospita la CTA e sono in compagnia d’un mio amico - nonché vecchio compagno di scuola - ed anche del mio falegname di fiducia, Mr Cardone
Entriamo e, anche qui, non c’è nessuno
Sembra che l’edificio sia stato abbandonato da poco e che tutti i suoi occupanti siano andati via (o siano scomparsi) sul più bello
Infatti, tutto è stato lasciato in mezzo come se ogni attività in corso sia stata interrotta per una qualche ragione che mi sfugge
Percorriamo tutto l’edificio da un capo all’altro e ogni stanza si presenta con il medesimo aspetto: robe abbandonate, piatti sulle tavole ancora imbandite, pacchi di sigarette sparsi per terra o sui mobili, intonsi o mezzi vuoti, piatti con le pietanze mezze mangiate ancora sui deschi
Tutti scomparsi
Nessuno risponde ai ripetuti richiami
Non c'è anima viva
La situazione è davvero inquietante
Mentre ci muoviamo verso l’uscita, percorrendo un lungo corridoio spoglio e buio, avvistiamo uno che se ne sta seduto da solo all'interno di una nicchia scavata nel muro davanti ad una specchiera a grandezza d'uomo e che vi si rimira alla luce tremolante d'una candela
Mi sembra di ravvisare in lui un mio vecchio compagno di scuola
Lo riconosco tardi, quando siamo già passati, ma comunque gli lancio un saluto, pronunciando il suo nome
E dico all’altro mio compagno: É vero, il nostro Claudio è sempre stato un po’ vanitoso, sempre preoccupato del suo aspetto! Eh sì, fa l’altro, ma cosa ci fa qui?
Non abbiamo alcun elemento per poter rispondere e quindi la sua domanda cade nel vuoto
Arriviamo all’uscita e ci siamo già per strada quando io io mi ritrovo a spingere davanti a me una vecchia poltrona in rattan in stile liberty, un vero pezzo d’antiquariato
La spingo davanti a me, come se fosse una sedia a ruote per disabili Ma che fai?, mi interroga il mio amico
Ed io come uscendo da uno stato di trance, gli rispondo: No, non me ero proprio accorto! Sono così abituato a spingere la carrozzina di mio fratello che, anche adesso che lui, da anni, non c’è più lo faccio lo stesso con qualsiasi oggetto idoneo mi venga a tiro! Aspettate un attimo che riporto la poltrona dove l’ho presa!
Faccio dietro front e mi incammino con la mia sedia verso l’edificio che avevamo appena abbandonato
Accanto a me adesso cammina un paziente che è ospite attuale della CTA dove lavoro ed uno dei più turbolenti
A lui, mentre camminiamo, racconto la storia di mio fratello
Mi chiedo se questo racconto potrà mai stimolare un suo interesse
Eppure noto che mi ascolta con attenzione
Il sogno è molto più complesso, ma le altre sue parti sono andate in dissolvenza
In un altro frammento era in auto e, alla guida, c’era la zia Mariannù (la sorella di papà), anche lei trapassata da anni.
Seguendo le mie indicazioni, imboccava una via a senso unico, ma contromano.
Evitiamo per un pelo l’incidente e, a fatica, ci rimettiamo nel corretto senso di marcia, anche se ora saremo costretti ad un lungo percorso per arrivare alla nostra destinazione
Sono in viaggio Ancora!, direte voi Sì, dico io, Aiuto!
Nei sogni viaggio spesso, corro, faccio questo e quello, sembro instancabile…
Avrò pure il diritto di riposare qualche volta!
Eppure non si da mai il caso che io, in un sogno, me ne stia semplicemente a riposare, a far nulla, a starmene con le mano in mano
Sono arrivato in auto dopo un lungo e solitario spostamento e ora aspetto di continuare il mio viaggio per nave
Sono in un terminal marittimo affollatissimo, letteralmente stipato di gente, tutti seduti su panche, molti altri per terra o accoffolati precariamente su piccoli sgabelli traballanti che si sono portati da casa
La moltitudine in attesa è fatta di persone scure di pelle e vestite di abiti vivacemente colorati, con tutta la gamma dei colori dell’arcobaleno
Deduco di essere da qualche parte in Africa, ma non so precisare dove (gli aeroporti sono tutti simili…)
Mi si pone il problema di ingannare l’attesa prima dell’imbarco e della partenza
Mi organizzo per fare una visita ai bagni e poi per rifocillarmi … ma qualsiasi azione - anche la più semplice - è di complicata esecuzione proprio per la stipatura e la compressione di tanti corpi in un luogo così ristretto
L’atmosfera è mefitica
Si sente l’afrore dei corpi, quasi lo si vede levarsi come una fitta nebbia che ottunde la mente e i sensi
Non riesco a ragionare con lucidità
La consueta attitudine all’osservazione mi abbandona progressivamente e mi sembra di perdere contatto con me stesso o, per dirla meglio, sento che il mio Io si stia dissolvendo pericolosamente, mentre sono costretto all’immersione in questo bagno di folla
Succedono molte cose
Ci sono degli avvenimenti
Ma i dettagli sono sfumati via
Ricordo che mi ritrovavo a guardare delle foto disposte in un album di ricordi che si animavano e si trasformavano in sequenze live, la cui caratteristica principale era che i soggetti fotografati si trasformavano in altri, cambiando volto ed identità
Il messaggio che mi veniva trasmesso (che qualcuno voleva trasmettermi) per via arcana era che in ciascuno di noi sono sedimentate molte e diverse identità e che, se si fa attenzione, è possibile cogliere di ogni singolo individuo metamorfosi e trasformazioni
Ero qui
Ero là
Ero dovunque
Mi espandevo
nell’universo intero
e poi di nuovo mi riducevo
all’interno degli angusti confini
di un piccolo spazio
nella mia mente
Erano come ondate
ritmiche ed inarrestabili
Nella fase di espansione
mi sembrava di poter esser tutti,
di poter esser dovunque
e di poter fare qualsiasi cosa
In quella di riduzione
avevo la sensazione
di scivolare all’interno
d’uno spazio sicuro ed intangibile
dove mi rigeneravo
in attesa della successiva pulsazione
di dissoluzione dei confini
e allargamento del mio essere
verso l’infinito
ed oltre
Maurizio Crispi
Pomeriggio in casa,
my retreat,
ovvero un buen retiro
al riparo da tutto
Fa caldo fuori
Sto bene dentro,
nel silenzio e nella penombra,
attraversata dalla fresca brezza
d’aria deumidificata
senza tregua pompata dalle bocchette
Posso anche immaginare d’essere
su di una nave tutta mia
in viaggio verso mete esotiche,
isole lontane e giungle lussureggianti,
oppure sulla rotta della Terra del Fuoco
o della Patagonia
Il mio veliero personale
può condurmi lontano
in giro per i sette mari,
mentre passo da una stanza all’altra
cambiando occupazione o lettura, muovendo solo pochi muscoli
e lasciando che sia un destriero alato
a portarmi in alto
verso la luna e le stelle
Oggi ho indossato una vecchia camicia
di cotone fatta a patchwork,
ricordo d’un mio viaggio a Bali
circa trent’anni fa,
in un’altra vita
Ero contento di averla addosso,
poiché mi ha ricordato
il mio me di allora
Sono sereno
Sono contento e soddisfatto
Non sono proteso
a far tante cose, o troppe
Non mi sento lacerato dal desiderio
di ciò che non ho
Mi basta e m’avanza
il poco che faccio
schietto e ripetitivo
E i giorni, le settimane e i mesi
volano via
senza che nemmeno me ne accorga
E intanto posso ben dire
che ininterrottamente
viaggio nelle letture
e nei sogni
Di questo sogno avevo perso memoria e poi, scartabellando trai i ricordi di Facebook, è balzato fuori.
Ed eccolo qua. Uno di quei sogni complicati che sembrano possedere le caratteristiche di un film.
Il sogno è del 16 febbraio 2023
Che sogno, ragazzi, che sogno!
Voglio raggiungere A.
nella casetta di Capo Zafferano
Eravamo stati assieme ad una specie di convegno
(non ricordo cosa riguardasse:
forse il tema principale trattato era il Karma
e il modo in cui la conoscenza e l'addestramento dell'uso
del vento energetico possano modificarlo e farlo evolvere)
Ci separiamo, consapevoli del fatto
che di lì a poco
ci saremmo rivisti
Io mi fermo ad uno spaccio di alimentari
per acquistare qualcosa da mangiare
C'è anche un reparto gastronomia
e un'espositore termico
ricco di pezzi di rosticceria appena fatti
Scelgo qualcosa
e aspetto che il commesso al bancone mi incarti tutto
Gli chiedo anche una birra grande
Mi chiede di che marca
Io dico: Una birra messina!
Ma l'inserviente è di tutt'altro parere
Comincia ad elencare tutti i diversi tipi di birra che hanno in cataslogo,
da quelle più banali alle più esotiche
enunciandone tutte le qualità
Sono alquanto indispettito e non mi lascio abbindolare
Rimango fermo sulla mia posizione La birra messina è la migliore - affermo con sicumera Quelle estere sono spazzatura o una presa per il culo
E poi abbiamo anche altre birrte nostrane che sono eccellenti
Per esempio c'è la ichusa, concludo, che fanno in Sardegna
Si materializza accanto a me un Maurizio
che conosco dai tempi del lavoro,
il quale dice: Hai sbagliato! Si dice Icnusa!
al che io ribatto: Ah, sì! Grazie! Ma la correzione non ha alcuna rilevanza
Ichusa o Icnusa, non fa alcuna differenza, sempre buona è
L'inserviente mantiene un atteggiamento di sufficienza
e non si da per vinto
Gli chiedo di darmi i miei involti in modo tale
che io possa andare via
ma, dispettoso, li tiene in ostaggio
Per farmeli consegnare e pagare il dovuto
devo litigare con lui ed alzare la voce
Usciamo, io e il mio alter ego
Ci mettiamo in auto e partiamo
Quando siamo ben distanti,
mi batto la mano sulla fronte C****! Mi sono dimenticato di prendere la birra!
L'altro Maurizio mi fa: Siamo andati troppo avanti!
Non possiamo tornare indietro!
Ed invece sì!, faccio io, stizzito! Ma A. ci sta aspettando!, fa l'alter ego Non importa, faccio io, E' una questione di principio!
Cambiamo direzione
Dopo un po' arriviamo in un posto distante
che non è certo quello dove si trovava lo spaccio di alimentari
Mi sembra di riconoscerlo tuttavia
E' uno dei rifugi montani del CAS
- o è quello di Piano Zucchi
o il Sempria -
Scendiamo dall'auto,
con gli involti del pranzo sotto il braccio
Il mio alter ego omonimo è scomparso
e, al suo posto, c'è ora un giovane avvocato di mia conoscenza
Entriamo nell'atrio del rifugio
e cerchiamo di parlare con qualcuno della reception
che però è deserta
Siamo innervositi dall'attesa
Vorrei chiamare A,
ma non trovo più il mio telefono
Devo avere lasciato pure quello
nello spaccio di alimentari
La mia impazienza cresce a dismisura,
sono arrabbiato
e cerco di placare la mia ira
respirando regolarmente
Dopo un po', con molto comodo appare una tizia
e chiede cosa vogliamo mai
Io sono senza parole
Parla a nome mio l'avvocato
che spiega del motivo della nostra presenza lì
La tizia dice che non può aiutarci in alcun modo
E l'avvocato chiede: Per fare una telefonata, possiamo?
La tizia indica un telefono a parete E' libero! Servitevi pure! Però, mi raccomando, TELEFONATE BREVI!!
Sissì, diciamo noi quasi in coro
Vado al telefono, ma - oddio -
come fare non ricordo a mente il numero di A.!
Come fare ad avvertirla del ritardo?
Sarà lì a marcire nell'attesa nella villetta di Capo Zafferano,
e non avendo mie notizie si starà infuriando!
Mi sento perso
Dico all'avvocato: Risaliamo in auto e andiamo!
Ma dove?, fa lui, visto che qui siamo fuori strada e in ogni caso
lontani almeno un centinaio di chilometri
dal posto dove saremmo dovuti arrivare
Non importa, faccio io, troveremo la via!
ma dobbiamo andare via di qui!
Mi metto alla guida
ma adesso per uscire dal parcheggio
bisogna percorrere uno stretto tunnel
al termine del quale vi è una stretta curva a gomito
e lì la strada sterrata si trasforma in un sentiero molto stretto
contornato da una recinzione di filo spinato Dobbiamo fare marcia indietro, grido concitato, Da qui non vi è via di uscita!
Ingrano la marcia indietro e parto
Sento subito un rumore di lamiere lacerate
e un forte stridore metallico
Abbiamo toccato!
Ingrano la prima e faccio un balzo avanti,
causando altri rumori stridenti e altri danni Siamo bloccati! Dio mio!
Come ho ridotto la mia gloriosa auto
con la quale ho già fatto fatto il giro della Terra
sulla linea dell'equatore per ben sei volte
(e mi mancano solo 10.000 km
per completare il settimo giro,
che sarà anche il Settimo sigillo)
Mi sembra di essere in una situazione senza via d'uscita
Ho mancato l'appuntamento con A.
che sarà infuriata con me
Non ho la mia birra
Ho perso il telefonino
Ho semidistrutto la mia auto
Mentre me ne sto seduto impotente
dentro l'abitacolo della mia vettura
ecco stagliarsi in fondo al tunnel alle mie spalle
la sagoma inconfondibile di mio padre
che non vedo da così tanto tempo
e quasi non mi ricordo più come è fatto
Eppure lo riconosco benissimo all'istante
E' sicuramente reduce
da una delle sue passeggiate in montagna
Mi appare calmo e risoluto
E vederlo così mi fa bene al cuore
Voglio raggiungere A. nella casetta di Capo Zafferano Eravamo stati assieme ad una specie di convegno (non ricordo cosa riguardasse: forse il tema principale trattato era il Karma e il modo in cui ...
La nostra escursione di oggi. Ci piace ricordare che quando salì al potere, Mussolini sciolse tutte le organizzazioni che usavano la parola "club" (poiché straniera), incluso il Club Alpino ...
Mi sono svegliato dopo quattro ore filate gonfio di sonno
Ho sognato tanto, ma ricordo poco, quasi nulla, anzi
C’è qualcosa che mi frulla per la testa, e non riesco ad estrarla, per quanto io mi sforzi
Ho l’impressione che qualche volta si rimanga sulla soglia del sogno senza riuscire ad rientrarci dentro, così come sino a qualche istante prima si era vissuto dentro a quel sogno
Ci si arrovella, si fa girare la manovella come in quella vecchia auto, per metterle in moto, ma senza alcun risultato: quella scintilla non scatta, quell’immagine trainante di altre non arriva
In fondo, questo trigger è l’elemento ispiratore dell’intera costruzione narrativa di un sogno e ne è il primum movens
C’è soltanto una traccia, molto sottotraccia, in cui io corro, corro, non nel senso che mi affretto, ma nel senso che vado di corsa di lunga lena, per spostarmi da un punto all’altro
Ma questa traccia, al momento, rimane soltanto come un’ossatura spolpata di tutti i suoi tessuti molli e quindi è impossibile tirarne fuori una narrazione coerente
Il pomeriggio di fulmini, tuoni e pioggia e di semioscurità crepuscolare, dovuta alla nuvolaglia minacciosa e incombente che si era radunata nelle ore precedenti, ha avuto un suo fascino potente e decadente al tempo stesso; e non so bene perché, ma ha lasciato dentro di me una coda di malinconia che tuttora non sono ben capace di definire
Poi, quando la pioggia era già cessata e il giorno volgeva al declino, ho visto l'accenno appena abbozzato d'un enorme arcobaleno, iridescente, sbavato, incompleto, che disegnava un arco di vaste proporzioni (che nella sua interezza si poteva solo intuire) e questo è stato sicuramente un segno, non so di cosa, ma tale l’ho percepito
Ho tentato di fare degli scatti, poiché ho avuto la sensazione che nessuno se ne accorgesse di una simile meraviglia
Il mondo procedeva ignaro
E ho dormito ancora
E qui ho sognato che salvavo un piccolo (d’età e di dimensioni) cucciolo di cane, delizioso, vivacissimo, con un manto tricolore, a chiazze, che lo faceva allegro e sbarazzino e un musetto tirabaci
Era di una vivacità incredibile: se ne stava abbandonato al margine della strada, trafficata e piena di auto e moto, e correva avanti e indietro, esplorava olfattivamente con il tartufo umido, cercava, poi di nuovo scattava in brevi corse, alzava la testa, come ad ascoltare intento qualche suono lontano (solo a lui udibile) o ad annusare l’aria
Lo vedevo anche sconfortato, da solo, e si capiva chiaramente che non aveva dove andare e che non sapeva nemmeno come regolarsi
Cercavo di acciuffarlo, ma non era cosa facile perché ad ogni tentativo scattava via in corse disordinate, frenetiche e traballanti sulle sue gambette ancora non ben solide
Avevo paura che nella follia del gioco schizzasse via per di fiato e che finisse travolto da un’auto in corsa
Poi, alla fine, ci riuscivo a prenderlo: era trafelato per via delle corse a perdifiato che aveva fatto, tremante per l’eccitazione, ansimante, con la lingua di fuori, il petto che si muoveva come un mantice per far prendere aria a quei piccoli polmoni
Già mi guardava in adorazione e sentivo che il patto era già stretto
Lo mettevo dentro l’auto e lo lasciavo lì per qualche istante, perché avevo qualcosa da fare
Poi tornavo, dopo poco, e già attorno all’auto c’era radunata una piccola folla di gente curiosa che già pensava che quel cucciolotto fosse stato abbandonato ed io atrocemente crudele verso la creatura indifesa
Mettevo a posto tutto, rassicuravo tutti gli astanti in un solo istante,
Salivo a bordo, mettevo in moto e me ne andavo tutti quei buoni samaritani mormorianti
Sì, adesso ricordo che a bordo c’era anche l’altro mio cane, quello grande e grosso
E adesso son di nuovo due!
Dire
Non dire
Cosa dire?
Cosa non dire?
E poi perché dire?
Tacere
Non tacere
Occhi aperti
Occhi chiusi
Coppie di opposti che collidono
e se la ridono
e vanno poi in brodo di giuggiole
e s’imbrogliano tra loro
Cosa volevo dire?
Me ne son dimenticato!
Sarà per un’altra volta…
Però c’era qualcosa che volevo dire
Un pensiero indistinto
mi si agita nella mente
Mi tormenta
S’è incistato e vorrei liberarlo
Ma non ci riesco
Staremo a vedere in seguito
Intanto, mi è spettato
un piccolo aperitivo serale
questa volta non condiviso,
accompagnato da un po’ di lettura
da un libro qualsiasi
che ho iniziato ad aprile,
dolce dormire,
quindi quattro mesi fa abbondanti
É il libro dell’aperitivo non condiviso
che porto avanti le poche volte
in cui mi dedico a questa consuetudine
Ma ne ho superato ormai la metà
e ora andró rapidamente verso la fine,
almeno così mi auguro
Intanto, il cielo s’è fatto scuro
ed è calata la notte
I giorni si son fatti più brevi
Forse la morsa del caldo s’è allentata
(ma è meglio non dire nulla
per scaramanzia)
C’è qualcosa che volevo dire
Ma cosa?
Questo pensiero mi frulla per la testa
Gira e rigira
E più non so dire
Buonanotte!
(Si diceva in casa quando ero piccolo: buonanotte a tutti bagnati e asciutti!)
Una notte tormentata
Lettura inframmezzate da periodi di sonno profondo
Lotta senza tregua con i cuscini, forse nel corso di battaglie oniriche
E non c’è nessuna immagine di sogno residua
Lontane eco di pensieri e conversazioni
Tracce e passaggi
Poi ancora letture
E si sono fatte le cinque del mattino
Pronto per un nuovo giorno
Sono qua
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.