seduto su una delle panchine di piazza Ranchibile
di recente allogamento (e lievemente basculante
non so se a bella posta o per difetto)
Era pomeriggio
La piazza era illuminata in pieno dai raggi di sole
che volgeva al tramonto,
anche se parte di essa risultava ombreggiata
con ombre che si facevano via via più lunghe
Soffiava il vento, a raffiche,
che spostava cartacce e contenitori di plastica vuoti
I piccioni becchettavano a terra,
restii ad alzarsi in volo,
forse per via del vento
oppure per approfittare dell'ultimo sole per scaldarsi
Tubavano a tratti
C’era un tipo fermo nei pressi di una panchina,
ad una ventina di metri da me
All’inizio ho pensato che fosse lì
in attesa di qualcuno
o semplicemente a guardare i piccioni
Ma è rimasto in piedi,
a lungo,
facendo minimi spostamenti,
bilanciandosi sulle due gambe
oppure poggiando un piede
sulla seduta della panchina che gli era vicino
Io dalla mia panchina
potevo osservarlo
L'uomo ogni tanto si girava,
si guardava attorno
Avevo l’impressione che parlasse tra sé e sé
ma non coglievo traccia di telefono o auricolari
Ogni tanto sputava anche
(strano!)
E in controluce, come mi trovavo,
potevo vedere la traiettoria
del getto di saliva
che si arcuava verso terra
Sono stato lì seduto
per quasi un’ora
e il tipo non si è mosso
da quel metro quadrato che occupava
stando in piedi
quasi che quello spazio
fosse la sua querencia
Quando sono andato via
l’ho lasciato lì
Ho immaginato che sarebbe rimasto lì
anche dopo il calare del sole
Cammino
attraverso una serie di giardini squisiti
Aiuole elaborate, piante esotiche
Piccole fontane chiocchiolanti
Intensi profumi e fragranze
All’improvviso, vedo
al centro di un grande slargo
due enormi tigri
acquattate come gattoni
Si crogiolano al sole
Io mi blocco all’istante
Un fremito di paura
(paurissima!)
percorre la mia schiena
e subito prendo a retrocedere
Prima un passo, poi l’altro
sino a che i due tigroni
non scompaiono dalla mia vista
Ma anche se non li vedo più,
so bene che, con un sol balzo,
potrebbero ancora ghermirmi e trastullarsi con me
Ho il cuore in gola Tu-tum Tu-tum
Respira, mi dico, respira Tu-tum Tu-tum
Poi, qualcuno mi dice
che quelle sono delle tigri domestiche
e che non fanno male a nessuno come il pope Runo
Torno indietro
e vado a osservarle a distanza di sicurezza,
standomene nascosto tra le fronde
Davanti alle tigri
c’è adesso una danzatrice
(o forse è la sacerdotessa di un culto arcano)
che, avviluppata nei suoi sette veli,
balla lieve e sensuale,
incurante di tutto,
come in trance
Poi l’impensabile accade
La natura ferina ha il sopravvento
Le tigri balzano sulla Naiade
e la sbranano
in quattro e quattr’otto
Ed io?
Che faccio io?
Io fuggo terrorizzato
e non torno più indietro
Sono in un negozio di libri usati,
pieno di scaffali incurvati
sotto il peso di migliaia di volumi polverosi
Altri sono poggiati in pile disordinate
su grandi tavolacci al centro delle stanze
che sono numerose
Un volume lo prendo subito e dico al libraio
di metterlo da parte per dopo
Se lo ritiene gli lascerò un anticipo sul prezzo
che è di dieci euri
Cerco di ingannare il tempo
e indugio ancora
Infatti, di lì a poco
devo raggiungere mio fratello
che si trova in un posto lì vicino
per una delle sue riunioni
Questa volta dovrò intervistarlo
per scrivere un articolo su di lui
e sulle sue attività
È ancora molto presto
e c’è da aspettare
Ma quando ci sono in giro libri
da esaminare, da esplorare o da leggere
non ci si annoia mai
Adocchio un volume rilegato
con la copertina blu,
di elegante fattura e dall'aspetto solido
Il titolo dice “Racconti fantastici”
ma il nome dell’autore
mi è sconosciuto,
oppure semplicemente non compare
nel frontespizio
Mi incuriosisce,
lo prendo e comincio a sfogliarlo
Poi anche a leggerlo,
delle pagine a caso,
qua e là
Sembra un’edizione di pregio
Le pagine sono pesanti
e riccamente intarsiate
con incrostazioni di gemme e metalli preziosi,
ma presentano anche - sotto le dita -
dei rilievi
come se fossero fatte anche
per una lettura tattile
Ho l’impressione di essermi imbattuto
in un antico codice esoterico,
pieno di segreti e misteri
Comincio a sfogliare le pagine
una per una
e ad esaminarle con attenzione
alla ricerca dell’Arcano
Dopo molti anni
andavo a scattare le foto
alla Cento del Passatore
Arrivavo in incognito:
non volevo essere riconosciuto da alcuno
C’era una gran folla assiepata
all’ingresso di uno Stadio di Atletica
Erano tutti lì
per ritirare pettorale e pacco gara
Nella massa scorgevo volti conosciuti
Qualcuno mi ammiccava
ma io non mi scomponevo
Mettevo mano alla camera
e cominciavo a scattare
Emergeva la vecchia sensazione di piacere
nel cogliere volti, espressioni, dettagli
Vedevo un’alta montagna di fronte
e una fila interminabile di camminanti
in maglia rossa, con lo zaino sulle spalle
che si inerpicavano lungo uno stretto sentiero
che saliva a zig zag
su per il suo fianco scosceso
Poi giravo per il paese
ed ero sorpreso di constatare
quanto il luogo fosse cambiato
dalla mia precedente visita
C’era persino una casa
che un tempo era stata abitata da una strega
la quale aveva compiuto qui
un numero incredibile di omicidi rituali
C’era una targa didascalica affissa sulla porta
che diceva tutta la storia
nei suoi dettagli più macabri e raccapriccianti
Fuori dalla storica dimora storica
c’erano anche delle riproduzioni 3D in grandezza naturale
della fattucchiera e di alcune sue vittime
Arrivava vociante una comitiva di turisti
ed io cercavo di cogliere alcuni dettagli
facendo scatti su scatti
Notavo che l’obiettivo era sporco
e che le mie immagini digitali
erano guastate da un’ombra fastidiosa
Non so che dire
Certi eventi irrompono all’improvviso
Ti colpiscono duro
Ti lacerano
Ti fanno sentire in colpa
Ti fanno pensare a ciò che non hai fatto
A ciò che hai fatto e a come lo hai fatto
Rifletti sulle debolezze della memoria,
sull’oblio e sul modo in cui, a volte,
mettiamo da parte le persone
Poi quando la realtà ti colpisce
al petto come un maglio
è troppo tardi per rimediare
Quando ciò accade
si è portati a pensare
alla propria infinita debolezza e fragilità
Non dimentichiamo che,
quando una campana suona a morto
suona per ciascun vivente
2.
Il vento scuote gli alberi
Fa vibrare le finestre
Si sente fuori dalle mura
un rimestio o un brontolio
Ma anche una vibrazione
altalenante
come se uno stuolo di monaci tibetani
stesse salmodiando l’OM
Carte e cartacce,
fogli di giornale,
involti oleosi stropicciati
bicchieri di carta,
ma anche foglie secche,
danzano nel vento
si sollevano in piccoli vortici
e poi ricadono
fino a quando un turbine
più vigoroso non li prende
portandoli via con sé
Il vento allontana le persone,
le isola,
fa volare via i pensieri, scompigliandoli,
via sciarpe e berretti
Le costringe a piegarsi per resistere,
ma poi le prende e le trascina
nell’Altrove
Dove?
Forse a Erewhon
Forse a Kansas City
Forse a Xanadu di Kubla Khan
O forse a Shangri-la
o in altri luoghi dove si possa
ricevere il dono (o la maledizione)
dell’eterna giovinezza
Dicono che nei giorni di vento
le anime dei defunti
possano più facilmente volare via
libere da catene e da fardelli
3.
Fa caldo in questo giorno di Marzo
Questa sezione del cimitero
è battuta dal sole,
sotto un cielo implacabilmente terso
C’é - a poca distanza -
un rifugio ombroso
ai piedi di un cipresso secolare
Mi ci riparo
Accanto a me,
occhieggia con i suoi fiori
una margherita selvatica
cresciuta a fatica
tra gli interstizi d’una sepoltura
Avverto la pace
E se non fosse considerato strano
mi sdraierei volentieri
su d'una lastra tombale
per assorbirne la tellurica frescura
Attorno a me s'erge
un fitto bosco di sepolture,
ornate di croci e colonne mozze,
custodite da angeli in preghiera
o dormienti,
adorne di scritture ultime,
alcune abitate e frequentate,
ingentilite da fiori freschi e piante ancora vitali,
altre neglette, dissestate,
con inferriate e recinzioni di metallo
divelte e rugginose
I defunti sono qui
attorno a me
Lo sento
Alcuni sono rappacificati e sereni
Altri levano le loro voci irose
per essere stati trascurati
Tutti aspettano qualcosa
L’ora che verrà
o che mai arriverà
Si sente echeggiare il verso del corvo,
nero guardiano
Squilla il telefono
ripetutamente
Poi il trillo cessa
e sento una voce strozzata
che mi chiama per nome,
più volte, con insistenza
Una voce la cui timbrica
evoca sofferenza e dolore
Mi sveglio del tutto,
con il cuore in gola
Rovisto in giro
in cerca del telefono
che non trovo, all’inizio
Il cuore batte veloce,
impazzito
Là fuori, penso,
qualcuno ha bisogno di me!
Il vento soffia forte
Grida e ulula
Le chiome degli alberi
sono squassate senza requie
dalla mano d’un gigante
Non c’è quiete
Tutto è in movimento
Penso che se uscissi
fuori dal mio loculo sicuro,
in questo istante,
potrei essere trascinato
come un fuscello
da qualche parte,
oppure sospinto via
sino ad essere inghiottito
nel Gorgo del Tempo
e mandato a sprofondare
nel Pozzo dell’Oblio
più radicale ed inimmaginabile
Ho sognato un sogno complicatissimo,
pieno di sotto-storie elaborate
di cui ricordo solo frammenti
C’è un imbonitore che presenta dei prodotti,
all’interno di un tendone allestito ad hoc
A ciascuno dei presenti viene dato un piccolo zaino
pieno di campioni e di minuscoli dispositivi a batteria
Ci sono anche delle affiche pubblicitarie arrotolate
Quasi al termine della presentazione
metto tutto nello zainetto,
inclusi i rotoli,
e vado via, soddisfatto
di aver ricevuto tanta roba in omaggio
I rotoli-affiche sono molto lunghi
(o che siano degli antichi papiri
oppure i famosi rotoli del mar Morto?)
e sporgono fuori dallo zaino
Finirò per perderli, mi dico
Faccio uno spostamento in auto
e scendo trascinando meco lo zainetto
Mi fermo da un lato dove c’è un appoggio
e mi dispongo ad esaminarne per bene il contenuto
Mi accorgo di aver perso i rotoli,
come del resto avevo previsto
Tra i dispositivi, inclusi nella roba omaggio,
c’è anche una specie di macchinetta per radersi
e una tosatrice per barba e capelli
Decido di provarla su di me,
ma - senza specchio per rimirarsi
e tenere sotto controllo il lavoro svolto -
non é cosa agevole,
tanto che, provando e riprovando,
finisco con l’infliggere seri danni
a barba e baffi
C’è una dottoressa in camice bianco
che può testare il funzionamento della macchinetta tosatrice
Basta mettersi in fila
e poi sedersi su di una sdraio
appositamente disposta
Faccio il turno
Mi lascio andare sulla sdraio
La tizia impugna la macchinetta
con piglio da esperta
Ci penso io, dice
Poi alla fine mi porge uno specchio
perché possa guardarmi
e valutare il risultato finale
Un disastro!
Sembro un double-face,
metà faccia con barba e baffi
e l’altra metà glabra
Non mi riconosco,
sembro un pazzo!
Cosa fare?
La dottoressa mi dice
che i danni inferti da me stesso
erano troppo ingenti
E adesso dovrò rimanere così
in attesa che il tempo,
grande scultore, bla bla bla
Oppure, prendendo le vie brevi,
posso risolvere tagliando via
ciò che rimane del pelame
che mi riveste il volto
e donarmi qualche anno in meno
Decido per la soluzione
“tempo grande scultore”
e rimango sconsolato su quella sdraio,
sentendomi sul letto di Procruste
Ci sono alle mie spalle dei tipi
che si arrampicano su di un altissimo muro inclinato
e che poi si lasciano scivolare giù
come se fossero su di un scivolo
Gridano e schiamazzano
mentre vengono giù
Sembrano divertirsi un mondo
e sono tutti ricoperti di intonaco bianco
come fossero dei pesci infarinati
pronti per la frittura
Uno accanto a me,
li guarda preoccupato
e vorrebbe intervenire per fermarli
Lo fermò dicendogli Don’t worry, be happy!
Take it easy! Lasciali vivere,
si stanno solo divertendo
e sono, per di più, maledettamente abili!
Nel mentre arriva la mia ex-moglie,
la madre di mio figlio Francesco,
e mi chiedo se ho sue notizie
Sono sorpreso di questa domanda
So che mio figlio è andato in un luogo lontano,
ma non ho notizie fresche
Lei dice che, a quanto sembra,
si è incamminato a piedi,
assieme ad altri,
per fare ritorno,
mettendo in scena una specie di lunga marcia
Improvvisamente, entro in uno stato
di grande preoccupazione
e raccolgo le mie cose
per andare alla ricerca di mio figlio
Sono in versione double face,
per quanto riguarda baffi e barba
ma non mi importa
Voglio andare dritto al sodo
Intanto, vedo arrivare dei miei colleghi di un tempo
alcuni allora da me
benevolmente detestati
Cerco di non farmi scorgere,
mantenendo una mia invisibilità sociale,
e adottando strategie mimetiche
Proseguo per la mia strada,
pieno di preoccupazione,
alla ricerca di mio figlio
(7 dicembre 2022) All'incrocio tra due vie della mia zona (non dirò quali), da anni che io ricordi, addirittura dai tempi in cui praticavo ancora la corsa - sicuramente negli ultimi vent'anni - ogni mattina arriva uno con la sua macchinetta, una piccola cilindrata monovolume
Arriva presto e parcheggia proprio all'angolo dove ci sono le strisce pedonali
Poi, dopo avere indugiato un po' dentro la sua auto, senza fretta, scende, si sgranchisce appena e si mette all'opera
Apre il cofano posteriore e comincia a scaricare una sua attrezzatura, con ordine immutabile
Prima una sedia pieghevole
Poi ancora dei trispiti metallici
Quindi è la volta di un robusto foglio di compensato che farà da piano d'appoggio per il suo banchetto
E infine numerosi sacchetti e scatole di dimensione standard (all'apparenza si tratta di scatole per scarpe) che contengono la sua mercanzie
A questo punto viene il momento dell'allestimento di un'esposizione di ciò che mette in vendita
Quindi, il tipo si accomoda sulla sua seggia pieghevole e aspetta
Non fa nulla per invogliare i passanti a fermarsi e a visionare i suoi capi
Ma qual'è la mercanzia che mette in vendita? Ecco, a questo punto lo dirò lo dirò: si tratta di calzini di tutte le misure e colori
E' dunque un venditore ambulante "monotematico", probabilmente senza licenza
Questo è il suo dignitoso lavoro
Ogni giorno di mercoledì (non ricordo se è presente in altri giorni della settimana): forse è sopravvissuto al tempo in cui Piazza Unità d'Italia era sede di un mercatino rionale, che poi venne spostato a Viale Campania e che aveva luogo, appunto, il mercoledì. Attorno vi era tutta una costellazione di venditori ambulanti improvvisati, senza un proprio posto fisso all'interno del mercatino che sfruttavano il grande afflusso di compratore per fare i loro affari
L'uomo è molto meticoloso e misurato nei gesti
Lento
Non ha fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo
E' perfino sopravvissuto ai tempi del Covid che per tanti ha significato la perdita di baracca e burattini
Ovviamente, a quei tempi, non era fisicamente presente nel suo angolino
Una volta finite le restrizioni è ricomparso
La cosa più incredibile è che egli sia tanto affezionato a questo punto della città
Non è che si muova da un punto all'altro, come è nella natura di un ambulante ( o forse sì, ma questo non posso dirlo con certezza: mi baso solo su quello che vedo)
Quest'angolo è il suo posto
Questa è la cosa più rimarchevole
NI sembra che ogni anno che passa l tipo sia un po' più acciaccato, il busto è piegato in avanti, e vedo che si muove a fatica nell'espletare le diverse operazioni: però tiene breccia
Non demorde, anche se non ho mai visto in occasione dei miei passaggi, qualche passante fermarsi ad esaminare la sua mercanzia
E' un esemplare vivente di costanza e di buona volontà
Non credo che questa attività sia per lui decisiva ai fini del sostentamento
Tuttavia, , credo che il beneficio secondario principale di essa sia dare dignità alle sue giornate
Conclusa la mattinata raccoglie tutto quanto e se ne va
Non so dove
Riparte e poi, puntualmente ritorna
Ogni volta che passo accanto al suo banchetto lo saluto e lui risponde al mio saluto
E se le cose stessero diversamente?
Il fatto che egli non venda mai nulla è indubbiamente un’anomalia che conduce a degli interrogativi
Per esempio, perché - visto che non fa affari.- non si sposta in un punto della città che sia più redditizio
Forse il suo obiettivo è semplicemente quello di stare, ristare ed osservare.
Qualcuno mi ha detto che in altri punti della città è possibile identificare analoghi venditori che nulla vendono, ma passano il loro tempo in silenziosa (o vigile) attes.
Forse l'omino che non vende mai nulla, come altri suoi colleghi sparsi qua e là nel territorio cittadino, è soltanto una sentinella silenziosa, più che in proprio per conto di qualcuno
È incredibile come una stessa cosa, a partire da piccoli dettagli, possa metamorfizzarsi in qualcosa d'altro, magari inquietante, aprendo la strada a perturbanti interrogativi.
Vedo spesso un inquilino del mio stabile
di ritorno dalla sua passeggiata quotidiana
Sale le scale lentamente
un gradino alla volta
Pare oberato dalla fatica
Dopo ogni fuga di scale,
se ne sta in piedi sul pianerottolo,
un po’ tremolante sulle gambe,
il busto lievemente piegato in avanti
Riposa e rifiata,
prima di affrontare la rampa successiva
Anche quando arriva al suo piano
se ne sta a lungo immobile
prima di dirigersi verso la porta di casa,
timoroso forse di entrare nella sua solitudine
Il vecchio portiere defunto
è ritornato in servizio,
redivivo
Al mio passaggio,
mi consegna una pipa
di foggia strana
Il fornello è ancora caldo
Scotta quasi, al tatto dei polpastrelli
Mi raccomanda di consegnarla
ai signori dell’ultimo piano
che l’hanno dimenticata
Si affida a me per questa incombenza
poiché non ha più forze sufficienti
per alzarsi dalla sua guardiola
Salgo le scale,
a passo gagliardo,
reggendo la pipa e attento
a non scottarmi
Mi imbatto nell’inquilino
che, come sempre,
sale le scale a tappe
e lo supero
Lui, immobile, come in meditazione,
nemmeno si accorge di me
Volo a grandi balzi verso l’ultimo piano
Penso che sarà bello conoscere
con la scusa della pipa
questi nuovi condomini,
appena arrivati nel palazzo,
e fare con loro conversazione
Il mio appartamento è un caos totale
Tutto sottosopra
Non ci sono nemmeno le porte,
rimosse o spostate,
Non riconosco più nulla
del mio familiare disordine
La mia prima reazione sarebbe
quella di agitarmi, e di affliggermi;
Ma respiro a fondo, esalo, respiro
Penso che, in fondo,
ciò non è così grave
Vado a stendere i panni appena lavati
Non mi rimane molto altro da fare
Meglio così
Voglio raggiungere A.
nella casetta di Capo Zafferano
Eravamo stati assieme ad una specie di convegno
(non ricordo cosa riguardasse:
forse il tema principale trattato era il Karma
e il modo in cui la conoscenza e l'addestramento all'uso consapevole
del vento energetico possano modificarlo e farlo evolvere)
Ci separiamo, sicuri del fatto
che di lì a poco
ci saremmo rivisti
Io mi fermo ad uno spaccio di alimentari
per acquistare qualcosa da mangiare
C'è anche un reparto gastronomia
e un'espositore di pezzi di rosticceria appena fatti,
ancora fumanti di cottura
Scelgo qualcosa
e aspetto che il commesso al bancone mi incarti tutto
Gli chiedo anche una birra grande
Mi chiede di che marca
Io dico: Una birra messina, in bottiglia grande,
per favore e grazie,!
Ma l'inserviente è di tutt'altro parere
Comincia ad elencare tutti i diversi tipi di birra che hanno in catalogo,
da quelle più banali alle più esotiche
enunciandone tutte le qualità
Sono alquanto indispettito e non mi lascio abbindolare
Rimango fermo sulla mia posizione La birra messina è la migliore - affermo Quelle estere sono spazzatura o una presa per il culo
E poi abbiamo anche altre birre nostrane che sono eccellenti
Per esempio c'è la ichusa, concludo, ottima, che fanno in Sardegna
Si materializza accanto a me un Maurizio
che conosco dai tempi del lavoro,
il quale dice: Hai sbagliato si dice Icnusa! Ah, sì! Grazie!, io replico piccato, Ma la correzione non ha alcuna rilevanza
Ichusa o Icnusa, non fa alcuna differenza, sempre buona è
L'inserviente mantiene un atteggiamento di sufficienza
e non si da per vinto
Gli chiedo di darmi i miei involti in modo tale
che io possa andare via
ma lui, dispettoso li tiene in ostaggio
Per farmeli consegnare e pagare il dovuto
devo litigare con lui ed alzare la voce
Usciamo, io e il mio alter ego
Ci mettiamo in auto e partiamo
Quando siamo ben distanti,
mi batto la mano sulla fronte C****! Mi sono dimenticato di prendere la birra!
L'altro Maurizio mi fa: Siamo andati troppo avanti!
Non possiamo tornare indietro!
Ed invece sì, faccio io, stizzito! Ma A. ci sta aspettando!, fa l'alter ego Non importa, replico io, E' una questione di principio!
Cambiamo direzione
Dopo un po' arriviamo in un posto distante
che non è certo quello dove si trovava lo spaccio di alimentari
Mi sembra di riconoscerlo, tuttavia
E' uno dei rifugi montani del CAS
- o è quello di Piano Zucchi
o il Sempria sopra Castelbuono -
Scendiamo dall'auto,
con gli involti del pranzo sotto il braccio
Il mio alter ego omonimo è scomparso
e, al suo posto , c'è ora un giovane avvocato di mia conoscenza
Entriamo nell'atrio del rifugio
e cerchiamo di parlare con qualcuno della reception
che però è deserta
Siamo innervositi dall'attesa
Vorrei chiamare A,
ma non trovo più il mio telefono
Devo avere lasciato pure quello
nello spaccio di alimentari
La mia impazienza cresce a dismisura,
sono arrabbiato
e cerco di placare la mia ira
respirando regolarmente
Dopo un po', con molto comodo, appare una tizia
sciatta e scialba,
e chiede cosa vogliamo
Io sono senza parole
Parla a nome mio l'avvocato
che spiega del motivo della nostra presenza lì
La tizia dice che non può aiutarci in alcun modo
E l'avvocato chiede: Per fare una telefonata?
La tizia indica un telefono a parete, vecchio come il cucco E' libero! Servitevi pure! Però, mi raccomando,
TELEFONATE BREVI!! Sissì, diciamo noi quasi in coro
Vado al telefono, ma - oddìo -
come fare? Non ricordo a mente il numero di A.!
Come fare ad avvertirla del ritardo?
Sarà lì a marcire in attesa nella villetta di Capo Zafferano,
e non avendo mie notizie si starà infuriando!
Mi sento perso
Dico all'avvocato: Risaliamo in auto e andiamo!
Ma dove?, fa lui, visto che qui siamo fuori strada e in ogni caso
lontani almeno un centinaio di chilometri
dal posto dove saremmo dovuti arrivare
Non importa, faccio io, troveremo la via!
ma dobbiamo andare via di qui!
Mi metto alla guida risoluto,
ma - adesso - per uscire dal parcheggio
bisogna percorrere uno stretto tunnel
al termine del quale vi è una brusca curva a gomito
dove il passo carrabile sterrato si trasforma
in un sentiero molto stretto,
contornato da una recinzione di filo spinato Dobbiamo fare marcia indietro, grido concitato, Da qui non vi è via di uscita!
Ingrano la marcia indietro e parto
Sento subito un rumore di lamiere lacerate
e un forte stridore metallico
Abbiamo toccato!
Ingrano la prima e faccio un balzo avanti,
causando altri rumori stridenti e altri danni Siamo bloccati! Dio mio!
Come ho ridotto la mia gloriosa auto
con la quale ho già fatto fatto il giro della Terra
sulla linea dell'equatore per ben sei volte
(e mi mancano solo 10.000 km
per completare il settimo giro del pianeta,
che sarà anche il mio Settimo sigillo)
Mi sembra di essere in una situazione senza via d'uscita
Ho mancato l'appuntamento con A.
che sarà infuriata con me
Non ho la mia birra
Ho perso il telefonino
Ho semidistrutto la mia auto
Mentre me ne sto seduto impotente
dentro l'abitacolo della mia vettura
ecco stagliarsi in fondo al tunnel alle mie spalle
la sagoma inconfondibile di mio padre
che non vedo da così tanto tempo
E' sicuramente reduce
da una delle sue passeggiate in montagna
Mi appare calmo e risoluto
Dopo molto tempo
mi sono ritrovato a vogare sul canoino
Ero nel piccolo golfo di Mondello
e procedevo in direzione della sede del Lauria
Ma non ero sul canoino
in dotazione del Circolo
Quando ero in prossimità
del punto di attracco,
mi preparavo ad accostare
In modo da avvicinarmi
ai fondali più bassi
di poppa,
andando cioè a ritroso,
remando contro, in altri termini
Il fondale non era sabbioso,
come é nella realtà,
ma irto di scogli aspri
che vedevo nitidamente
nella trasparenza dell’acqua
Anche la conformazione del punto d’attracco
era differente:
anziché la superficie liscia
e in dolce declivio dello scivolo per le barche
vi erano grosse rocce affioranti
piene di punte aguzze
Si era formata una risacca
che mi trascinava velocemente
verso quei massi guarniti di denti
che, in un solo attimo,
al primo tocco,
avrebbero frantumato la fragile chiglia
Intraprendevo una lotta con la risacca
per risospingere l’imbarcazione
verso il largo e al sicuro
Per quanto vogassi,
rimanevo in una situazione di stallo
e, a poco a poco, andavo perdendo terreno
(acqua, sarebbe meglio dire)
e vedevo quelle asperità minacciose
farsi sempre più vicine
Non ho scampo, pensavo,
Ora mi schianto!
Poi con la forza della disperazione
facevo scendere in acqua i remi
per un’ultima volta
e facevo leva,
concentrato in uno sforzo sovrumano,
i muscoli gonfi allo spasimo,
sino a quando il barchino,
superata l’impasse,
non cominciava a sfilare verso fuori
Sono salvo!
Sono libero!
E vogavo di nuovo
verso il mare aperto
Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre
armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro
intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno
nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).
Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?
La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...
Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...
Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e
poi quattro e via discorrendo....
Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a
fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.
E quindi ora eccomi qua.
E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.