La triste verità
é che i nostri libri
amati e accuditi
dopo di noi
finiranno nei cassonetti
oppure, per sorte più clemente,
sulle bancarelle
/image%2F1498857%2F20260113%2Fob_606092_i-miei-libri.jpg)
Qualche giorno fa (eravamo poco prima di Natale), ho fatto la riflessione riportata in esergo, che ha subito suscitato nei social molti spunti di discussione
All'inizio del nuovo anno, mi sono ritrovato a leggere le prime pagine d'un libro preso in libreria poche ore prima (e non so nemmeno come ci fosse arrivato a richiedere appositamente questo volume)
Si tratta di una raccolta di brevi saggi e riflessioni, una sorta di memoir letterario di uno scrittore francese, il cui nome è Benoit Duteurtre.
Il volume è intitolato “Il Grande Raffreddamento”. (Occam Editore, 2025)
E qui, arrivato al secondo capitolo, ho trovato delle riflessioni molto pertinenti con il mio sintetico pensiero e che riporto integralmente qui di seguito.
Vi si parla anche di dischi e di altri oggetti in genere, ma la riflessione riguarda anche i libri e il senso pervicace (forse insulso) di continuare ad accumularli al giorno d’oggi
Ma veniamo alla riflessione di Duteurtre
“Vivo al secondo piano da 35 anni. È lì che cerco di scrivere ogni mattina, tra le pareti ricoperte di libri e dischi.
Per molto tempo la mia collezione di dischi è stata una passione e un motivo di grande orgoglio. Adesso è diventata un tormento. Nel giro di pochi anni, questo accumulo di meraviglie si è rivelato un pesante fardello. Me ne ha fatto prendere coscienza mio nipote quasi dieci anni fa. Era a Parigi per i suoi studi e l’avevo invitato a bere qualcosa, felice di mostrargli questa casa piena di quadri, libri rilegati e tesori musicali. Arthur non mancò di compiacermi, ammirando i disegni di Sempé e poi contemplando la Senna dalla finestra del soggiorno. Ma quando lo portai nella mia stanza della musica, con gli scaffali colmi di 78 giri introvabili, 33 giri degli anni Cinquanta, album stereo degli anni Settanta (per non parlare dei tremila CD che spaziavano in ogni possibile repertorio musicale), quando pensavo di impressionarlo mostrandogli gli album originali degli Who, dei Pink Floyd, di James Brown e John Eliot Gardiner… Ecco, quando gli avevo mostrato la collezione che aveva assorbito tanto entusiasmo, fatica e denaro della mia vita, i suoi occhi si erano sgranati e la sua bocca era rimasta aperta. Poi, alla fine, cercando di sintetizzare il suo pensiero, aveva esclamato: 'Lo sai che tutto questo può essere memorizzato nel cloud?'.
Dopo una breve esitazione aveva aggiunto come un amico benevolo: 'Sai, guadagneresti un mucchio di spazio'.
/image%2F1498857%2F20260113%2Fob_e78d28_il-grande-raffredamento.jpg)
"Tra noi ripiombò il silenzio. Mi ci vollero parecchi secondi per ripetere dentro di me la sua frase e rendermi conto che non era un complimento. Piuttosto, sottolineava qualcosa di assurdo, come il fatto di accumulare in un appartamento già sovraccarico, migliaia di oggetti il cui contenuto avrebbe potuto stare in un hard disk… o, meglio ancora, nel cielo della memoria virtuale, disponibile ovunque e in qualunque momento. Puntava il dito contro le assurdità che ormai erano diventate certe passioni delle persone della mia generazione; di quelli che, come me, avevano speso i loro risparmi acquistando pazientemente dischi, film, libri, il cui contenuto intero poteva ora essere scaricato da qualsiasi utente di internet un minimo dotato.
"Avrei potuto controbattere con solide argomentazioni. Insistendo in modo particolare sul fatto che è una riproduzione fedele di quei vinili, che conservavano una qualità acustica impeccabile, non era roba da poco e che alcune di quelle registrazioni, particolarmente rare, non erano mai state digitalizzate, o almeno non erano in circolazione su Internet. Infine, c’era l’idea che un disco non fosse solo una serie di tracce audio, ma un oggetto artistico, illustrato, con un libretto che ne spiegava il contenuto. Tutti elementi che raramente erano stati inseriti nel flusso digitale e che avevano reso i supporti d’un tempo così interessanti.
"Dunque, la sua lapidaria dichiarazione era alquanto discutibile. Tuttavia, aveva prodotto una piccola crepa destinata ad allargarsi. Arthur, infatti, con quell’osservazione mi stava indicando una nuova realtà che, del resto, avevo già percepito dopo aver costruito con amore questa discoteca nel corso di quarant’anni; dopo averla fatta conoscere ad altri appassionati; dopo aver acquistato lettori di epoche diverse (un grammofono a manovella, un Teppaz, un giradischi hi-fi di alta precisione, vari lettori digitali); dopo aver, insomma, portato a termine il mio lavoro io stesso avevo cominciato a trascurarla. Quasi non me ne accorgevo, ma man mano che il web diventava una parte sempre più importante delle nostre vite, le mie abitudini cambiavano. Quando volevo ascoltare un brano, mi bastava digitare le parole chiave che mi permettevano di trovarlo in pochi clic; poi lo ascoltavo sul mio computer collegato a due altoparlanti. Solo di rado andavo ancora alla ricerca di un prezioso vinile, ed ero felicissimo di possederlo, per poi riascoltarlo su un vecchio giradischi e sentire la puntina girare sul solco con quella personalità che mancava al suono digitale. Ma erano ormai rare eccezioni.
(…)
"E che dire di questa immensa biblioteca dove i miei autori preferiti, i classici e i moderni, i libri dei miei amici, i libri che mi sono stati inviati, le enciclopedie su tutto e niente, da tempo sostituite dai buoni uffici di Google e Wikipedia, giacciono tutti allineati sugli scaffali? Gli e-reader hanno ancora i loro limiti e io continuo a preferire le pagine. Annotate dei miei vecchi volumi. Ma devo ammettere che la maggior parte di questi libri continua a invadere i miei spazi, nonostante gli alleggerimenti operati a favore di qualche bouquiniste… che però non ne vuole più sapere: ha troppi volumi che ormai non interessano a nessuno. Così continuano a parassitare sulle mie pareti e a coprirsi di polvere, per punirmi di aver creduto, da giovane, che la vita non potesse avere scopo più nobile che costruire ‘una bella biblioteca’. I tesori di una generazione sono la spazzatura di quella successiva. Il che mi porta a riflettere sulla concezione stessa di questo appartamento: dove potrei eliminare tutto ciò che può essere digitalizzato, recuperare preziosi metri quadrati per creare un grande bagno o una palestra e diventare finalmente moderno in risposta all’osservazione di Arthur“.
(La mia discoteca tra le nuvole, dal volume citato, pp. 13-17)
Ho trovato questa riflessione estremamente interessante, per quanto sconfortante
/image%2F1498857%2F20260113%2Fob_41effd_il-grande-raffredamento-01.jpg)
Benoît Duteurtre, Il grande raffredamento (nella traduzione di Flavio Santi), Occam, 2025
(Risvolto) «Dopo anni di caos climatico, ondate di calore, siccità e tempeste, a cui tutti si erano abituati come a un destino fatale, diversi meteorologi in tutto il mondo giunsero alla stessa osservazione […] l’inesorabile corsa del riscaldamento globale sembrava essersi temporaneamente arrestata». Dietro le storie feroci, dietro la satira dai toni ilarotragici, dietro lo sguardo ironico e smaliziato, sentiamo in questo romanzo una beffarda sincronia con il nostro tempo. Un produttore viene condannato a due anni di carcere per aver rifiutato di affidare un ruolo femminile a un attore barbuto che si dichiarava «non binario». Un uomo dovrà risarcire una donna per averle ceduto il posto sull’autobus, commettendo così una «microaggressione sessista». "Il grande raffreddamento" è una festa dell’intelletto, per dirla con Paul Valéry; è un gioco a incastri – romanzo e autobiografia – che Italo Calvino e Raymond Queneau avrebbero amato; è una critica sferzante al politicamente corretto; è una storia d’amore che non arretra davanti a nulla. C’è in questo ultimo libro di Duteurtre, di pochi mesi precedente la sua improvvisa scomparsa, una pienezza di vita che ignora l’idea di una fine: «Avevo appena sessant’anni – mi sembrava di essere troppo giovane per morire».
L'autore. Benoît Duteurtre (Sainte-Adresse, Le Havre, 1960) è uno scrittore francese. Dopo una formazione musicologica, è stato incoraggiato alla scrittura da Samuel Beckett. Ha esordito con il romanzo sperimentale Sonno perduto (Sommeil perdu, 1985, nt). Dal successivo L’innamorato suo malgrado (L’Amoureux malgré lui, 1989, nt) ha puntato uno sguardo ferocemente satirico sulla Francia contemporanea, dedicando particolare attenzione alla nebulosa della comunicazione (Tutto deve sparire, Tout doit disparaître, 1992, nt; Call center, Service Clientèle, 2003; La ribelle, La rebelle, 2004, nt; Nuoce gravemente alla salute, La petite fille et la cigarette, 2005). È stato al centro di vive polemiche per il saggio Requiem per un’avanguardia (Requiem pour une avant-garde, 1995, nt), sulla musica contemporanea, e per il romanzo I malintesi (Les malentendus, 1999, nt) sui diritti negati agli immigrati.
scrivi un commento …


