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"Fare l'impossibile. Ragionando di psichiatria e potere" è un volume con la curatela di Marina Setaro (pubblicato da Donzelli, nel 2024) che raccoglie degli scritti e trascrizioni inedite conservate nell'Archivio Basaglia.
Il volume è stato pubblicato in occasione del ricorrere del centenario della nascita di Franco Basaglia
I preziosi documenti inediti che con questo volume vedono la luce si collocano tra il concludersi dell'esperienza goriziana e l'avviarsi di quella triestina, forse mentre è ancora in corso la breve parentesi di Colorno
Nel primo contributo è Basaglia che parla davanti ad un pubblico di studenti universitari, facendo il punto della situazione e esponendo se stesso, come un personaggio che, in un certo senso, è divenuto un "fantasma" dal punto di vista dell'immaginario; il secondo contributo contiene un dibattito e confronto di idee che vede coinvolti, oltre allo stesso Basaglia, Franca Ongaro, Michele Risso e un altro; il terzo, invece, è una relazione tenuta da Franco Basaglia sulla condizione della donna e sulle malattie psichiatriche in ambito femminile, come espressione di emarginazione, controllo e scarsa emancipazione, assieme ad una mortificazione sistematica delle risorse interiori e delle qualità della Donna.
Il volume è arricchito dall'articolata presentazione da parte della curatrice e da un apparato di note a piè di pagina.
(risvolto) «Noi psichiatri abbiamo il vantaggio che in qualunque istituzione psichiatrica andiamo, troviamo sempre la stessa faccia, lo stesso malato, cioè il malato dell’ospedale psichiatrico. Hanno tutti la stessa faccia, sembrano che abbiano tutti la stessa malattia: in effetti questa malattia è il prodotto dell’istituzione».
A cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, quale traiettoria è possibile tracciare di una delle personalità più influenti della psichiatria italiana del XX secolo? Questo libro prova a rispondere con l’aiuto di tre nuovi documenti emersi dagli archivi e mai pubblicati fino a ora. Tre inediti che consentono di entrare nel vivo dell’esperimento che nei primi anni Settanta preparava il terreno all’abolizione dei manicomi e alla nascita dei servizi di salute mentale. «Abbiamo iniziato a fare quello che ritenevamo impossibile – scrive Basaglia – cioè trasformare una istituzione da violenta e bruta e mortificante in un’istituzione dove ci fosse la possibilità di chiamare un uomo “uomo”».
La persona che è diventata il simbolo di questa battaglia viene qui presentata come un corpo e un pensiero collettivi. Nel libro vengono raccolti, infatti, interventi dal tono discorsivo in cui Basaglia compare in relazione e rapporto con altre voci, quelle di Franca Ongaro, Michele Risso e altri protagonisti del movimento antimanicomiale.
Il saggio introduttivo di Marica Setaro e le note ai testi guidano il lettore nell’esplorazione di momenti, contesti e figure che raramente sono stati messi a fuoco. I dialoghi colpiscono perché mostrano una discussione aperta che coinvolgeva le assemblee di gruppo e che, a distanza di cinquant’anni, ci fa cogliere le contraddizioni che il nome Basaglia riassumeva in sé.
La posta in gioco è alta: il senso di essere psichiatri mentre si scardina l’impianto della psichiatria stessa; la fatica di rendere l’esperienza di Trieste un modello costruttivo dove imparare a praticare una piccola rivoluzione.
Emerge da questi tre scritti un uomo e uno psichiatra a cui non sfugge il rischio che il suo nome possa diventare soltanto un simulacro di libertà.
Così come risalta la consapevolezza della lunga marcia che ancora attende quanti vorranno lasciare il segno effettivo di una trasformazione politica, ma non solo. Più volte Basaglia sottolinea il peso scientifico e culturale di questo processo: quali logiche e quali metodi prenderanno il suo posto? Ieri come oggi sono domande cruciali per rispondere al «problema psichiatrico». Psichiatria senza manicomio; la necessità storica che la parola «cura» significhi restituzione di dignità, diritti e soggettività ai «dannati della terra» (gli ultimi e coloro senza diritto alcuna, secondo la definizione di Fanon)..
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