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1 maggio 2025 4 01 /05 /maggio /2025 08:09

Anne Rice ha una prosa stupenda, ricca e profonda, in cui l'avventura e l'azine si mescolano fittamente all'introspezione dei suoi personaggi.
Ne ho ancora molti da leggere sia delle Cronache dei Vampiri sia delle Streghe Mayfair.
Ogni tanto ne prende uno, tra quelli non letti, e lo degusto con grande piacere, come se fosse un buon vino d'annata.

Maurizio Crispi (5 giugno 2025)

Anne Rice, Il ladro di corpi, Longanesi

Di quando in quando mi ritrovo a prendere in mano, attivato da improvviso ed irrefrenabile impulso, uno dei romanzi di Anne Rice (che pur avendo a casa, ancora non sono riuscito a leggere).
Quello che di recente mi è capitato di leggere è stato Il ladro di corpi (The Tale of a Body Thief, nella traduzione di C. Messori), pubblicato da Longanesi (collana La Gaja Scienza), nel 2001, in cui il tema che vi viene trattato è “Essere nei panni di un altro
Ne Le Cronache dei Vampiri, questo volume è il quarto e racconta un momento di crisi esistenziale e di rimpianti del vampiro Lestat.
E' davvero uno straordinario romanzo!
Il piacere di immergersi nella prosa ricca, corposa ed evocativa di Anne Rice è ogni volta insuperabile: leggendo la sua narrazione ho la sensazione di assaporare un pregiato vino d'annata, dal bouquet eccezionale e raffinato
Lestat qui, stanco della sua immortalità che si protrae ormai da più di duecento anni (da quando, cioè, é avvenuta la sua trasformazione), è tormentato da profondi dubbi religiosi e filosofici. 
Vorrebbe anche uccidersi, ma dopo essersi esposto al sole bruciante del Deserto di Gobi, sopravvive e, in una lunga convalescenza, viene accudito dal suo principale supporter che é David Talbot, membro della segreta organizzazione Talamasca che segue con interesse e curiosità enciclopedica tutti i fenomeni che abbiano a che vedere con l'occulto, il paranormale e il supernormale.
In questo percorso tormentato Lestat viene approcciato con una serie di messaggi allusivi da un certo Raglan James che gli fa balenare in mente l'idea di poter entrare in un corpo normale e di potere tornare a vivere da "mortale". Raglan può: sa come realizzare il passaggio dell’anima di un vivente da un corpo ad un altro, in sostanza un magico  “body switch” (o anche "scambio di corpo"). 
Raglan James è fondamentalmente un ladro e convince Lestat a fare questo scambio, in cambio di una ricompensa più che generosa da parte di quest'ultimo.
Benchè Lestat sia messo sull'avviso di non fare questo passo sia da parte del suo amico di vecchia data, Louis (che a suo tempo lui stesso aveva reso vampiro) sia da David Talbot, finisce con l'accettare lo scambio, perché - anche soltanto per poco - vuole tornare ad essere umano rinunciando ai suoi poteri soprannaturali che saranno assunti dalla sua controparte
Entrerà dunque in un corpo mortale: ed è da qui che si apre un percorso periglioso perché il Raglan James che è entrato nel suo corpo di vampiro non si presenta all'appuntamento fissato dopo due giorni dallo scambio per ripristinare l’assetto originario.
Alla somma generosa che Lestat gli ha garantito come ricompensa preferisce, infatti, il potere illimitato e sovrumano che gli viene conferito dall’essere nel corpo di un vampiro potente quale è Lestat, ma in modo stupido e senza immaginazione, solamente guidato da una bramosia predatoria e dall'eccitazione di poter essere una sorta di "super-ladro".

"Non vedo l'ora di andare avanti e di esplorare questo gioiello nella narrativa di Anne Rice

Questo scrissi poco dopo aver cominciato la lettura de Il Ladro di Corpi.
E, in effetti, anche questa volta Anne Rice ha mantenuto le sue promesse
L’ho letto, come si può assaporare un buon vino d’annata, gustandone il bouquet e la corposità dopo ogni singolo sorso, indugiando tra uno e l’altro, quasi con una riluttanza ad andare avanti poiché ogni pagina era densa e richiedeva  piena attenzione.
Mi ha supportato nella lettura un prezioso volume che, a suo tempo, acquistai in Inghilterra, The Vampires’ Chronicles Companion che fornisce dettagli storici, curiosità e molti corredi iconografici.
La prosa di Anne Rice è ricca e corposa, ma anche poetica, oltre che essere densa di riferimenti culturali
Benché della Rice abbia letto moltissime opere, ne ho ancora diverse a casa che attendono il mio assalto (o forse dovrei definirlo "banchetto"… o "libagione")

Le Cronache dei Vampiri sono un insieme di storie horror gotiche che assieme costituiscono  forse la serie più popolare scritta da Anne Rice. 
In tutto sono tredici i libri che costituiscono la serie, e il primo è stato adattato in un film di successo con Brad Pitt nel ruolo di Louis, Tom Cruise come Lestat e Kirsten Dunst come Claudia. È interessante notare che Intervista col Vampiro è iniziato come un racconto breve ed è diventato una serie di enorme successo.
Le cronache dei vampiri sono costruite da quattro romanzi principali che sono:
1. Intervista con il vampiro (1976)
2. Scelti dalle tenebre (1985)
3. La regina dei dannati (1988)
4. Il Ladro di corpi (1992)

Hanno fatto seguito altri nove romanzi che vedono successive avventure di Lestat o che seguono altri personaggi della genealogia dei vampiri antecedenti o collaterali rispetto a Lestat

  • Memnoch il diavolo (1995)
  • Il vampiro Armand (1998)
  • Merrick (2000)
  • Il vampiro di Blackwood (2001)
  • Il fattore Blackwood (2002)
  • Il canto del sangue (2003)
  • Il principe Lestat (2014)
  • Il principe Lestat e i regni di Atlantide (2016)


(Risvolto) É la solitudine, la "maledizione" che si impadronisce di Lestat, il vampiro immortale, il principe incontrastato del tenebroso universo dei morti viventi. Lestat avverte dolorosamente la "maledizione" della sua solitudine e desidera rinascere come mortale, liberandosi quindi del suo corpo di "non-morto" e impadronendosi di un corpo "vivo", per dimenticare la sua condizione di tenebroso viaggiatore della notte e riprovare l’ebbrezza dei sensi umani, avvertire di nuovo sulla pelle il calore del sole, vivere il giorno in tutte le sue ore, non soltanto tra il crepuscolo e l’alba.  È qualcuno quel desiderio può renderlo realtà, soddisfacendo così anche il proprio anelito a diventare vampiro almeno per un breve periodo: l’ammaliante Raglan James, il Ladro di Corpi, che da tempo segue Lestat lasciando dietro di sé tracce e indizi delle sue straordinarie ed enigmatiche capacità. Annulla verranno gli ammonimenti di David Talbot, l’unico amico “umano” di Lestat, come inascoltate saranno le dure parole di avvertimento che pronuncerà Louis, un’altra creatura della notte, suo fedele compagno per lungo tempo: il patto tra Raglan James e Lestat de Lioncourt verrà infine stipulato, scatenando un vortice inarrestabile di conseguenze, molte imprevedibili, tutte sconcertanti. Perché il ladro di corpi si rivelerà ben presto più sinistro e malvagio di qualsiasi demone e trascinerà Lestat in un viaggio interminabile, da New Orleans a Barbados, Miami alla giungla amazzonica, costringendolo altresì a riscoprire ciò che aveva dimenticato da secoli: la sofferenza e l’angoscia insite nella natura umanaIntraprende così un viaggio che lo porterà da Miami al deserto del Gobi, da Amsterdam alla giungla amazzonica, fino all'incontro cruciale con l'unico uomo che può soddisfare il suo desiderio, Raglan James, il Ladro di Corpi. 
Il Ladro di Corpi si impadronisce con l'inganno del corpo vampiresco di Lestat, il quale, rinchiuso come anelava nel corpo mortale, scopre alla fine di preferire la sua condizione di vampiro…
Con “Il Ladro di Corpi”, Anne Rice scrive il capitolo più straordinario delle sue “Cronache dei Vampiri“, accompagnando il vampiro Lestat -seducente anima dannata che impregna della sua levità settecentesca anche gli omicidi più efferati-nella sua avventura più sconvolgente e terrificante. E, grazie al suo stile barocco e visionario, consegna al lettore il definitivo ritratto di quel vampiro melanconico e crudele umanissimo nelle sue contraddizioni e nel senso di inevitabilità che pervade ogni suo sanguinario, famelico slancio. 

L'autrice. 
Anne Rice, nata nel1941 a New Orleans (Lousiana, USA) ha ottenuto il successo internazionale con Intervista col vampiro, diventando un’autrice di culto della narrativa soprannaturale.
Fra le sue serie più famose ricordiamo le "Cronache dei vampiri" (Intervista col vampiro,Scelti dalle tenebre, La regina dei dannati, Il ladro di corpi, Memnoch il diavolo, Armand il vampiro, Merrick la strega, Il vampiro Marius, Il vampiro di Blackwood, Blood, Il Principe Lestat) e  il ciclo de "Le streghe di Mayfair" (L'ora delle streghe, Il demone incarnato e Taltos, il ritorno e molti altri, alcuni dei quali - i più tardivi - finiscono con l'rintrecciarsi con le storie de Le Cronache dei Vampiri, avendo come trait d'union il Talamasca e i suoi studiosi).

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22 aprile 2025 2 22 /04 /aprile /2025 13:51
Antonella Lattanzi, Una storia nera, Mondadori

E' davvero un bel romanzo, questa Una storia nera di Antonella Lattanzi (pubblicata da Mondadori nel 2017), appassionante. E' un romanzo che si pone nel filone del "true crime" (e, in effetti, il titolo originariamente scelto dall'autrice era stato "Una storia vera", poi convertito per esigenze editoriali) con un ritmo narrativo spezzato e continui viraggi di punti di vista, racconta di una storia di violenza domestica che porta poi ad una procedura giudiziaria.
Nell'intrico dei punti di vista, si potrà vedere come la verità non coincida esattamente con la verità processuale, poiché alcuni passaggi rimangono in ombra ed inesplicati. 
La storia di un'azione delittuosa che dunque rimane ambiguamente collocata tra l'agire d'impulso e la premeditazione. 

Ho letto questo romanzo con molto piacere ed interesse. 
Il romanzo è stato trasformato in film (con lo stesso titolo), uscito nel 2024 con la regia di Leonardo D'Agostini.

(Risvolto di copertina) Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità? Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d'amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Attraverso una macchina linguistica prodigiosa e un ritmo incalzante e cinematografico, percorre in funambolico equilibrio il crinale che separa bene e male, colpa e giustizia, amore e violenza. E rivela, uno dopo l'altro, i segreti che ruotano attorno ai suoi personaggi, fino a far luce su quello che è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso.

Antonella Lattanzi

Hanno detto: «Personaggi indimenticabili, stile originale, trama incredibilmente avvincente: mi sono innamorata di questo romanzo» - Rowohlt (editore tedesco del romanzo)

L'autrice. Antonella Lattanzi è nata a Bari nel 1979. Vive a Roma. Devozione (Einaudi Stile libero, 2010) è il suo primo romanzo, seguito da Prima che tu mi tradisca (entrambi per Einaudi). Ha collaborato al programma Tv Le invasioni barbariche, mentre per il cinema ha scritto le sceneggiature di Fiore (di Claudio Giovannesi). Per Mondadori è autrice di Una storia nera (2017). Tra gli altri titoli, Questo giorno che incombe (Harper Collins, 2021), Cose che non si raccontano (Einaudi, 2023), incluso nella dozzina finalista del Premio Strega 2024.

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17 aprile 2025 4 17 /04 /aprile /2025 13:15
Massimo Carlotto, Danzate su di me, SEM

Questo nuovo libro a firma di Massimo Carlotto, Danzate su di me, pubblicato da SEM (collana Italian Tabloid) nel 2025 raccoglie quattro racconti di cui, il quarto - il più lungo, quasi un romanzo breve dal titolo "Il mondo non mi deve niente"- già pubblicato con le edizioni e/o nel 2014.

Abbiamo qui quattro ritratti di donna impietosi e aspri ed anche se vogliamo quattro diverse rappresentazioni di differenti "amori tossici".

Ecco cosa scrive Carlotto in una breve nota introduttiva al volume:
"Da oltre vent'anni sono convinto che un autore abbia il dovere di esplorare l'universo femminile. Le ragioni sono tante, quella che mi ha sempre spinto verso questo tipo di ricerca è stata la necessitàdi stanare un universo maschile poco narrato perché non immediatamente riconosciuto dal ceto culturale di questo paese.
Quattro storie brevi per raccontare quattro donne che realtà o cronaca mi hanno fatto conoscere un tempo. Un delitto nella Torino degli ex quartieri operai, la vita delle cassiere degli ipermercati, le croupier pagate per succhiare denaro agli sprovveduti, una casalinga alle prese con un marito corrotto.
Un viaggio temporale anche nelle trasformazioni e nelle contraddizioni di quest'Italia. Un ciclo narrativo che si conclude in questa raccolta per poi necessariamente proseguire.
" (p. 7)

Come giustamente osserva in questa nota Carlotto, lo sguardo sulle donne per quanto impietoso consente di poter osservare altrettanti tipi maschili che con le loro ambiguità, le loro debolezze, le loro meschinità si nascondono nell'ombra e non si manifestano nelle loro qualità negative che appunto - nelle sue narrazioni apparentemente concentrate sull'universo femminile - Carlotto fa emergere.

Continuo a leggere con assiduità tutti i nuovi libri di Carlotto e mi dichiaro un suo "fedele lettore"!

I racconti sono:

  • Danzate su di me
  • Niente, più niente al mondo
  • Il giardino di Gaia
  • Il mondo non mi deve nulla

 

(Soglie del testo) Danzate su di me è il manifesto dell’amore tossico, delle relazioni pericolose, del romanticismo impossibile al principio del secolo XXI, nell’Italia del patriarcato e della crisi permanente, della precarietà esistenziale e delle vite a perdere, anche quando sono doppie.

«Me la immagino, la moglie, che non ha scoperto nulla e ancora non si rassegna. L'intuito le suggerisce l'esistenza di una verità scomoda, ma teme di guastare per sempre il ricordo di un uomo che ha amato, con cui ha cresciuto una figlia. E allora è consapevole che in tempi brevi dovrà scegliere se continuare a scavare oppure voltare pagina


Le donne di questo libro sono quelle per cui la guerra non è mai finita. Complicate, ferite, tenere o rabbiose, vogliono evadere a ogni costo dalla prigione che lo sguardo maschile disegna intorno a loro. Massimo Carlotto riempie di storie e parole il silenzio che ammanta il conflitto tra uomini che odiano le donne e donne che si difendono dagli uomini. L’inventore di personaggi indimenticabili come Marco Buratti detto l’Alligatore e Giorgio Pellegrini, l’Arcibastardo del noir, ribalta il punto di vista e illumina a modo suo quel femminile mai davvero compreso, su cui da sempre si esercita il dominio di genere. I racconti, in parte editi e in parte inediti, di "Danzate su di me" compongono un blues spezzato, suonano la sinfonia in quattro tempi di una femminilità non soggiogata, sconfitta ma non vinta, sempre e comunque a caccia di una via d’uscita, ribelle ai ruoli imposti di madre e moglie, e anche di dark lady o femme fatale. Quattro protagoniste deluse e avvelenate tirano le somme. Ed è nel tempo dei bilanci che vengono colte di sorpresa dalla penna del loro autore. C’è la cassiera del supermercato che per sedici anni ha custodito un amore segreto con un musicista di successo. Tutto finisce quando un incidente stradale cancella quei rari momenti di felicità rubata: il lutto degli amanti è un dolore senza conforto. E c’è una madre di famiglia che sfiorisce come la periferia di Torino dopo il tramonto dei miti della grande città industriale. Ha perso la sicurezza del reddito insieme alla promessa di un futuro tranquillo. Ora insegue un riscatto ingannevole nel rancore che riserva ai più sfortunati di lei e nei desideri di rivalsa che proietta sulla figlia. Gaia crede di avere la situazione sotto controllo e invece ha un marito che sta per lasciarla. Lei, però, non lo accetta ed è pronta a tutto pur di preservare le finzioni di un matrimonio borghese. Lise ha fatto la croupier sulle navi da crociera, per poi dilapidare una fortuna con i derivati della banca sbagliata, e adesso chiede a un ladro che la sorprende in casa, da sola, di ucciderla. È perfino disposta a pagare.

 

Massimo Carlotto

L'autoreMassimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014), la fiaba La via del pepe, con le illustrazioni di Alessandro Sanna (2014), La banda degli amanti (2015), Per tutto l'oro del mondo (2016) e Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017).
Sempre per le Edizioni E/O cura la collezione Sabot/age.
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz). Nel 2024 esce Trudy.
Per Rizzoli ha pubblicato Il Turista (2016) e E verrà un altro inverno (2021); per Feltrinelli nel 2020 Ballata per un traditore e nel 2021 Refrain (con Pasquale Ruju e David Ferracci); per Mondadori, invece, Il Francese (2022). 
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

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4 aprile 2025 5 04 /04 /aprile /2025 06:28
Jim Harrison, Lupo, Baldini&Castoldi

Lupo (titolo originale: Wolf. A False Memoir, nella traduzione di Fenisia Giannini e pubblicato da Baldini&Castoldi nel 1996) )è stato il romanzo d’esordio di Jim Harrison, prolifico autore di romanzi e di raccolte di poesie, uscito in lingua originale nel 1971.
I miei interessi sono anacronistici: la pesca, i boschi, l’alcol, il cibo l’arte“, afferma il protagonista di Lupo, facendo finta di dimenticare che, forse, in cima alla sua lista andrebbe collocato il sesso: l’unico, spiega a non essere stato del tutto atrofizzato dal progresso. Ma ora si trova a vagabondare nei boschi del Michigan, nella vana speranza di vedere un lupo, ed è giunto il momento di fare ordine nel caos che ha in testa.
A modo suo ovviamente: “Avevo cambiato la mia vita tanto spesso da decidere alla fine che non c’era stato niente da cambiare“.
Prima opera narrativa di Jim Harrison, Lupo, pubblicato nel 1971 è un libro insolito nella letteratura americana di allora ed anche di oggi: è stato indubbiamente influenzato dallo spirito libertario degli anni Sessanta facendo un primo, dissacrante bilancio della generazione vissuta all'insegna della tanto citata triade (sesso-droga-rock'n roll) ma vuole anche rappresentare la ricerca di un'impossibile purezza a contatto con la natura.
Fa tesoro della lezione di Hemingway e di Kerouac, anticipando i romanzi di James Dickey e Cormac McCarthy, mentre cerca un’affinità elettiva, impossibile quanto esilarante, tra Walden di Thoreau e Tropico del Cancro di Henry Miller.
Da Boston a New York, da San Francisco a Cincinnati, il protagonista-narratore Swanson, trasparente alter ego dell'autore, racconta peregrinazioni picaresche da un letto a un bar, da un'autostrada nel deserto all'idillio apparente di un ruscello tra i boschi. 
Come in un road movie, sfila un’America sconosciuta ed eccessiva, innocente e perversa, che oltre vent’anni trascorsi dalla pubblicazione del libro non hanno fatto invecchiare.
Un’America “sfinita dalla provvisorietà“ che cerca “qualcosa di durevole“, dove si rispecchiano frenetica voglia di vivere e memento mori, anarchia, retaggi calvinisti.
Aspirante scrittore, tenuto la larga degli snob del Greenwich Village (dei quali si vendica portandosi a letto le loro donne), Swanson che, come già detto, è l'alter ego dello scrittore stesso non si nega ad alcuna esperienza, finché il portafoglio glielo permette, e accetta qualsiasi lavoro quando ha bisogno di denaro fresco. E quando fugge in mezzo alla natura selvaggia, sa che “nei boschi non c’è romanticismo“. 
Nel mio amore per la natura“, precisa, “c’è una notevole mancanza di serietà: in quasi tutte le escursioni che ho fatto mi sono caricato di ingombranti bottiglie di bourbon”. 
Non c’è spazio quindi per l’agno e filosofia di seconda mano: Swanson è per i “lieto fine, soprattutto si è dispersi dal alcol
“. 
E' convinto che, se riuscirà a vedere un lupo, la sua vita cambierà. 

Mi avviai lungo la sponda, aprendomi un varco tra gli arbusti, l’occhio attento a eventuali orme di lupo dove c’erano strisce di sabbia. In teoria, nell’area doveva essercene più o meno una decina, e desideravo disperatamente di vederne uno. Sentivo che, se fossi riuscito, il mio destino sarebbe cambiato. Forse l’avrei seguito finché, fermatosi mi avrebbe salutato, ci saremmo abbracciati e io sarei diventato un lupo
Swanson giunge allo stesso tempo alla consapevolezza, amara ma concreta, "che nei boschi non c'è romanticismo né redenzione possibile”.
In lui è già presente quell’amarezza asciutta del miglior Harrison: la sua ricerca di una “comunanza“ - che sia con la natura o con un essere umano - è destinata a fallire; e d’altra parte "non c’è poesia nell’essere soli“.

Il film che da Lupo è stato tratto (Wolf - La belva è fuori) è decisamente fuorviante, poiché la narrazione - per quanto allegorica - fa apparire che Swanson durante una delle sue peregrinazioni boschive viene effettivamente "toccato" dal Lupo o che addirittura ne viene morso, andando incontro a delle trasformazioni fisiche, quasi che si trasformasse per "contagio" in un lupo mannaro. 
Il regista ha deciso di rappresentare così il vitalismo energizzante rappresentato dalla potenza ferina e dalla forza del Lupo, come quintessenza della wilderness.

Per alcuni aspetti Lupo rappresenta un'epoca che è quella della Beat Generation e del Verbo del tanto decantato ritorno alla natura (si pensi al revival di Walden, proprio in quegli anni): e, infatti, proprio per questo motivo ho ritenuto che la collocazione corretta di questo romanzo-memoir dovesse essere tra i libri (saggi, memoir e testimonianze) della Beat Generation (tanto più significativo se se si pensa che Jim Harriason non credo abbia aderito a questo momento o se ne sia sentito parte.

Jim Harrison

L’autore. James Thomas Harrison, conosciuto come Jim Harrison (Grayling, 11 dicembre 1937 – Patagonia, 26 marzo 2016), è stato uno scrittore e poeta statunitense. 
Ha esordito come scrittore con Lupo (Wolf, 1971), romanzo dal tono personale e ribelle, seguito da L’uomo dei sogni (Farmer, 1976) e da Lo stregone (Warlock, 1981). Vento di passioni (Legends of the fall, 1978), raccolta di racconti di ambiente rurale, gli hanno dato la fama, confermata dai racconti di Società Tramonti (The woman lit by fireflies, 1990), Julip (1994), L’estate che lui non morì (The summer he didn’t die, 2005, nt) e dal romanzo Ritorno sulla terra (Returning to Earth, 2007).Tra le raccolte poetiche, Teoria e pratica dei fiumi e nuove poesie (The Theory and Practice of Rivers and New Poems, 1989, nt), Dopo Ikkyu e altre poesie (After Ikkyu and other poems, 1996, nt), Salvare la luce del giorno (Saving daylight, 2006, nt).

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7 marzo 2025 5 07 /03 /marzo /2025 12:31
Laura Pigozzi, L'età dello sballo, Rizzoli

L'età dello sballo, pubblicato da Rizzoli, nel 2024, è un importante testo di riflessione sulle nuove dipendenze da sostanze e comportamentali, scritto con molta sagacia da Laura Pigozzi, psicologa e psicoterapeuta (ma anche prolifica saggista), sulle tematiche dello "sballo" nell'età contemporanea è estremamente interessante anche per chi come, come me, è da sempre un addetto ai lavori..
Si tratta di un'opera divulgativa, indubbiamente e, in questo senso, indirizzata ad insegnanti e a genitori, ma è anche adatta per la sua complessità e per la sua capacità di fornire sulla tematica uno sguardo unificante (a partire dall'esame approfondito delle vulnerabilità che si creano a livello individuale nei "primi 1000 giorni", agli addetti ai lavori che vogliano abbracciare in uno sguardo onnicomprensivo sia l'aspetto psicologico, sia quello neurofisiologico (supportato dalle più recenti evidenze di neuroimaging).
Si tratta di una lettura che, a tratti, si fa appassionante e coinvolgente e che apre la strada a molte riflessioni, fornendo al contempo chiavi di lettura sul dilagante fenomeno delle nuove dipendenze da comportamenti oppure da oggetti tecnologici che sempre più invadono le nostre vite e quelle dei nostri figli.
Il pensiero dell'autrice è chiaro e univoco: viviamo in un'epoca che amplifica a dismisura le vulnerabilità che si sono formate nella prima parte della vita e di tali vulnerabilità bisogna tenere conto quando ci si approccia a tutti quegli stimoli che possono incanalare verso una o l'altra forma di dipendenza, sia essa farmacologica o comportamentale. Peraltro, le vulnerabilità possono essere contrastate con tutta una serie di stimolazioni virtuosi che hanno a che vedere con l'epigenetica: ed anche tutte le "terapie di parola" possono agire in questa direzione: l'epigenetica, peraltro, può fare da correttivo a vulnerabilità geneticamente determinate.
Il volume è arricchito da un apparato di note molto esaurienti e da una bibliografia che consente a chi volesse di percorrere una strada di utili approfondimenti.
Mi sento di consigliarlo a a insegnanti e genitori per una lettura che sia eventualmente seguita da un confronto con addetti ai lavori.


(Risvolto) Se dagli Stati Uniti arriva l’allarme fentanyl, anche in Italia la diffusione di droghe tra gli adolescenti, dalla cannabis agli psicofarmaci usati per sballare, sta scatenando un’epidemia di dipendenze. Non ci sono mai stati così tanti pazienti affetti da disturbi legati al consumo di droga come in questi ultimi anni e l’età in cui si sviluppano le prime patologie si abbassa ormai alla preadolescenza. Cadere nel circolo vizioso della soddisfazione-astinenza-brama è un gioco pericolosoe paradossale che ci spinge a bramare ciò che ci fa male. Eppure, gli antidoti esistono e uno dei più potenti è il sentimento della vita che viene trasmesso al bambino nei suoi primissimi mesi, ma che può essere perduto o messo in crisi durante la preadolescenza. In assenza di questa trasmissione, il desiderio fatica a nascere e i progetti non decollano. Un disorientamento che espone all’assoluto offerto dalle droghe, dall’alcol, dagli psicofarmaci, dal cibo, da internet, dallo sport ossessivo... Godere senza desiderare è la cifra di una società drogata. Perché sorga il desiderio occorre che il bambino sperimenti la frustrazione e i limiti che possono trasformare il vuoto che narcotizza in una mancanza che rimette in moto il desiderio. Laura Pigozzi mostra una via nuova per comprendere e disinnescare le dipendenze, intrecciando alla psicoanalisi i risultati delle neuroscienze sul cattivo funzionamento del sistema della ricompensa e quelli dell’epigenetica sulla capacità plastica del cervello che beneficia di relazioni ed esperienze positive. Sono la vita di ciascuno di noi, le parole che ci scambiamo, così come le parole che ci hanno costruito, fatto sentire amati o feriti e quelle che si scambiano in terapia, a modificare il funzionamento del cervello. È infatti nelle relazioni personali e sociali che si trova l’uscita dalla condizione disumana della sofferenza mentale, dato che una cura efficace non può prescindere dal collettivo che protegge, dalla rete affettiva che sostiene eì dall’umanesimo della parola che dona dignità.

 

Laura Pigozzi

L'autrice. Psicoanalista e psicologa clinica, si è formata in Italia e in Francia.
Alla luce della teoria analitica rilegge i fenomeni sociali contemporanei che riguardano i giovani, le donne, le nuove strutture famigliari, i rapporti genitori-figli.
In quanto cantante jazz e formatrice vocale, ha anche formulato una inedita teoria sulla psicoanalisi della voce.
È laureata in filosofia, una passione che l'ha accompagnata per tutta la vita, e in psicologia, in entrambi i casi cum laude.
Rappresentante italiana di diverse associazioni psicoanalitiche europee, collabora a riviste italiane, francesi, spagnole, svizzere.
Ha scritto libri, diversi tradotti in francese e uno in brasiliano. Uno di essi ha vinto il premo di saggistica Citta delle Rose, un altro è stato finalista a un premio CNR e un terzo ha avuto il sostegno alla traduzione dal Ministero della Cultura Italiano riservata ai libri di qualità.
Eccoli: Amori Tossici (Rizzoli, 2023), Sorelle (Rizzoli, 2021),Troppa famiglia fa male (Rizzoli, 2020) Adolescenza Zero (Nottetempo 2019), Mio figlio mi adora (Nottetempo editore 2016), Chi è la più cattiva del reame? (Et./al 2012), Voci smarrite (et./Al. 2013, Poiesis 2022), A nuda voce (Antigone 2008, Poiesis 2017)
È stata ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche nazionali.
Recentemente ha aperto un podcast dal titolo: Uscire dalle dipendenze affettive, che si può ascoltare sulle principali piattaforme.

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6 marzo 2025 4 06 /03 /marzo /2025 06:36

Letto nel corso del 2023

Maurizio Crispi (6 marzo 2023)

Alan Bennet, Arresti domiciliari. Diari della Pandemia, Adelphi

Con "Arresti domiciliari. Diari della Pandemia" (House Arrest. Pandemic Diaries, nella traduzione di Mariagrazia Gini), la casa editrice Adelphi (nella collana Microgrammi), ci ha offerto una piccola narrazione autobiografica di Alan Bennett sul lockdown da lui personalmente vissuto al tempo del Covid. 
Una piccola gemma che si aggiunge ai molti saggi, resoconti cronachistici e annotazioni diaristiche che sono cresciuti a dismisura sin dai primi mesi della recente pandemia.

E' importante non dimenticare e tornare sempre a meditare su quanto ci è accaduto per potere trasmettere la memoria di questi eventi a chi verrà dopo di noi e ai più giovani, anziché "dimenticare" e consegnare tutto ad una sorta di oblio collettivo, come in parte è accaduto negli anni successivi alla grande epidemia influenzale del 1918-1919.

(Sinossi) All’inizio del 2020, l’intera umanità si è trovata d’improvviso immersa in uno dei più sinistri romanzi distopici che siano mai stati concepiti. 
Solo che non era un romanzo. 
E mentre la pandemia dilagava in successive ondate, non meno contagiose erano le ondate di retorica che si sono abbattute su tutti noi, in molteplici varianti. 
Contro questo secondo flagello, un farmaco efficace e senza effetti collaterali è Arresti domiciliari, dove Alan Bennett – e chi, altrimenti? – riesce a guardare alle ripercussioni della catastrofe con sovrano understatement, sfiorandole con quel tocco leggero che è solo suo, in un diario che, giorno dopo giorno, intreccia riflessioni e ricordi del passato ad aneddoti e osservazioni sull’inopinata congiuntura del presente

L’autore. Alan Bennett è nato a Leeds, nello Yorkshire, il 9 maggio 1934. Il padre era macellaio, la madre casalinga. A Cambridge, Bennett comincia a scrivere sketch insieme a Michael Frayn. Poi si diploma, e gli ci vogliono due anni per decidere di non diventare pastore della chiesa anglicana. Ma la vocazione e la sua crisi si rivelano proficue, se nel 1959 Alan Bennett debutterà al Fringe Festival di Edimburgo proprio con la parodia di un sermone. Nel 1965, dopo una fortunatissima serie di spettacoli insieme alla rivista «Beyond the Fringe», viene ingaggiato dalla BBC come attore. Nel 1968 mette in scena il primo dei suoi grandi testi, Forty Years On. Nel 1983 scrive il testo di An Englishman Abroad, film per la TV con la regia di John Schlesinger; sua è anche la sceneggiatura dell'irresistibile Pranzo Reale (A Private Function, 1985) diretto da Malcolm Mowbray, mentre più recentemente (1995) Nicholas Hytner ha portato sul grande schermo un'altra sua fortunatissima commedia, La pazzia di Re Giorgio (The Madness of George III, 1992), pubblicata da Adelphi nel 1996. Nel 1992 la BBC ha trasmesso la prima serie dei suoi lavori forse più acclamati, i monologhi di Talking Heads (trad. it. Signore e signori, Adelphi, 2004), interpretati, oltre che da Bennett stesso, da attrici immense quali Maggie Smith, Julie Walters e Patricia Routledge. La seconda serie è andata in onda, con crescente successo, nel 1998 ed è stata pubblicata da Adelphi nel 2016 con il titolo Il gioco del panino. Tra gli altri suoi libri ricordiamo: Una vita come le altre, L'imbarazzo della scelta, Due storie sporche.
I suoi libri sono pubblicati da Adelphi.

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28 febbraio 2025 5 28 /02 /febbraio /2025 07:55

Una mia recensione di un paio di anni fa, recentemente ripescata

Maurizio Crispi

«Ho scritto un noir moderno, inserendo una serie di problematiche per ampliare lo sguardo sul nostro tempo e sul territorio.»

Massimo Carlotto, intervista a La Stampa

Massimo Carlotto, Il Francese, Mondadori

Il Francese, edito da Mondadori nel 2022, è stato una delle ultime fatiche di Massimo Carlotto che, tratteggiando il personaggio de Il Francese, macró (ovvero sfruttatore) e gestore di un giro di prostituzione di alto bordo nel Nord Est (con Carlotto ci si muove sempre nelle atmosfere del Veneto, industrioso, ma spesso ricco di intrallazzi e di sotterfugi per massimizzare i profitti, storture che il Nostro denuncia sempre abilmente, offrendoci un interessante spaccato di una società di imprenditori in un mix a volte inestricabile di onestà e corruzione), coglie l’occasione di illustrare magistralmente il sottobosco del crimine organizzato e le sue ramificazioni.
Toni Zanchetta, questo il vero nome del Francese, si trova a confrontarsi con una situazione difficile - la scomparsa di una delle sue “ragazze” e l’essere accusato del suo omicidio - è con una serie di conseguenze a cascata.

Perde tutto e cerca di risollevarsi, ma dovrà confrontarsi con un’implacabile poliziotta, la Ardizzone che lo condurrà dove lui non avrebbe mai immaginato di potersi trovare. 


(Soglie del testo) Massimo Carlotto, uno degli autori più amati, incisivi e schierati del noir italiano, debutta nel Giallo Mondadori con un nuovo, iconico personaggio, dimostrando per l'ennesima volta il suo talento unico nel raccontare la nostra società e gli scheletri che cerca di nascondere nell'armadio.
Lo chiamano il Francese. Gestisce una "maison" di dodici donne. Ognuna ha un nome d'oltralpe, ognuna recita un personaggio diverso: dalla pin-up d'altri tempi alla manager in carriera, il Francese è in grado di soddisfare le fantasie di commercianti, imprenditori, professionisti. È un giro medio-alto, il suo, le mademoiselle non lavorano in strada, e non tutti se lo possono permettere. Tutto precipita quando una di loro scompare nel nulla: è lui l'ultimo ad averla vista viva, e quindi il primo sulla lista degli indagati. Il commissario Franca Ardizzone non gli dà tregua, lo vuole sbattere in galera a tutti i costi. E la sua maison fa gola alle bande che gestiscono la prostituzione in zona. Per salvarsi, il Francese è costretto a cercare la verità, un gioco pericoloso dove nessuno rispetta le regole.

Hanno detto
«La ricerca della verità smuove l’altrimenti granitico personaggio del Francese e pure la trama del noir, che anche in questo caso - come Carlotto ci ha abituati - è perfettamente al servizio dell’inchiesta sull’abominevole (l’aggettivo è suo) ruolo dei magnaccia.» – Miriam Massone, La Stampa


(Quarta di copertina) un protettore accusato di omicidio. Una poliziotta pericolosa e spregiudicata. E sullo sfondo l’anima bigotta e insieme torbidissima della provincia italiana.
“Gli sbirri non bluffavano. Nei giorni prima il Fancese si era rivolto ad un legale, e il tizio, anche se disponibile a rappresentarlo in Corte d’Assise, era stato chiaro: gli inquirenti non avevano prove ma erano in possesso di indizi in grado di convincere una corte a condannarlo, perché se il colpevole non era lui chi altri poteva esserlo?”

 

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18 febbraio 2025 2 18 /02 /febbraio /2025 12:07
John Foot, La «Repubblica dei matti». Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978, Feltrinelli UE

John Foot, docente di Storia Contemporanea Italiana e autore di numerosi saggi  storici tematici, con "La «Repubblica dei matti». Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978" (nella traduzione di Enrico Basaglia), pubblicato da Feltrinelli nel 2014 e successivamente nella UE (Universale Economica) alcuni anni dopo (nel 2017) ci ha regalato un contributo di grande rilevanza e soprattutto "super partes" in un ambito storiografico italiano che all'interno del grande capitolo dell'evolversi della Sanità pubblica nel corso del XX secolo tracciasse la storia della "distruzione" dei manicomi e l'apertura di un'epoca di assistenza ai pazienti psichiatrici più umana e più rispettosa dei comuni diritti dei cittadini.

In italia, pochi lo hanno fatto: infatti, come osserva lo stesso Foot, sono mancati sostanzialmente degli studi obiettivi e onnicomprensivi che andassero alla ricerca delle fonti e che tracciassero un'effettiva articolazione del movimento - in fondo pluricentrico - che ha portato a sostanziali trasformazioni (laddove invece sono rintracciabili molteplici testimonianze parziali a firma di quegli stessi operatori che vissero il movimento oppure degli scritti (in forma di articoli o saggi) da parte dei detrattori di quelle esperienze. In entrambi i casi, siamo di fronte ad una letteratura che ha prodotto "fonti" scritte in termini di riflessioni, resoconti di accadimenti, testimonianze, ma di un tentativo storiografico accurato (non a caso John Foot, mette mano a questa storia, soltanto in occasione del trentennale della promulgazione della cosiddetta "Legge Basaglia", quando cioè, il tempo trascorso aveva consentito la messa a punto di un analisi più oggettiva e attendibile).
Rimane comunque valido interrogarsi sul perché nessun studioso italiano abbia voluto intraprendere questa fatica. Forse, secondo John Foot, ciò è accaduto perché in Italia si è rimasti fermi ad un dibattito di tesi contrapposte e nessuno si è sentito l'animo di proporre uno sguardo più esaustive che sormontasse le contrapposizioni e che potesse fornire un racconto dettagliato, mostrando tutti gli aspetti del cambiamento e delle trasformazioni.
Ma quale movimento si sviluppò a partire dai primi anni Sessanta sino al momento culminante del 1978 (anno che vide la promulgazione della 180) e che protrasse i suoi effetti trasformativi sino ai tardi anni Novanta sempre del XX secolo?

Allora si parò di "antipsichiatria", un termine che da certi orientamenti di pensiero fu ovviamente molto contestato perché faceva parere che ci si volesse muovere verso una totale cancellazione delle sindromi psichiatriche e dello stesso ruolo dei medici che si specializzavano in questo settore medico, ma giustamente John Foot ricusa quel termine poiché lo si può applicare soltanto ad un gruppo ristretto di esperienze nell'assistenza psichiatrica (si veda ad esempio il movimento transitorio dell'antipsichiatria britannica, impersonato in modo particolare da David Cooper e Ronald Laing) e preferisce optare sulla definizione di "psichiatria radicale" che meglio si attaglia ad un'applicazione storiografica non soltanto di quanto accade a Gorizia e a Trieste con Franco Basaglia, leader ed ispiratore della trasformazione, ma agli accadimenti che si verificarono in molti altri contesti, in ciascuno dei quali si ebbero delle specificità.

Quella che si verificò fu una trasformazione policentrica 8che ebbe a teatro diverse regioni e provincie italiane) sempre a partire da "psichiatri radicali" che poterono operare grazien ad alleanze virtuose con il potere politico (e nella fattispecie con le Amministrazioni provinciali locali, visto che i Manicomi (o Ospedali Psichiatrici) erano sotto la giurisdizione delle provincie.

A Basaglia, alla prima e alla seconda equipe goriziana, ma anche al gruppo di operatori che assieme a Basaglia operarono a Trieste (mentre ebbe scarsa rilevanza la parentesi di Colorno) va il merito di avere avuto una grande risonanza mediatica (grazie anche alle capacità di esposizione dello stesso Basaglia, ma sicuramente con il favore di certe circostanze e congiunture.

il "fenomeno Basaglia" impersonificò il cambiamento in corso (necessario e non più procrastinabile) che, in realtà fu policentrico, poiché i tempi erano ormai maturi per questo: molte altre esperienze coeve che, in diverse realtà manicomiali operarono tentativi di cambiamenti più o meno fruttuosi (come a Perugia o ad Arezzo) rimasero in ombra in quanto oscurati dalla invadenza mediatica (in senso buono) di Basaglia e di quanto collaborarono con lui in modo diretto tra Gorizia e Trieste e che poi andarono incontro ad una diaspora che li portò ad operare in diversi altri contesti per l'abbattimento delle mura manicomiali e per la trasformazione dell'assistenza psichiatrica.

Tutto questo ci racconta in modo appassionato e con dovizia di dettagli John Foot, con il supporto di un ricco apparato di note e di un'esaustiva bibliografia.

(Quarta di copertina) Nel 1961 Franco Basaglia assume la direzione del manicomio di Gorizia; nel 1978 la legge 180 decreta la chiusura definitiva dei manicomi in Italia. La battaglia per la riforma radicale dell'assistenza psichiatrica fu innescata dal rifiuto di pochi medici e amministratori locali di avallare gli orrori di una realtà spesso paragonata ai lager nazisti. Dal lavoro concreto per l'umanizzazione di un istituto meramente repressivo nasce una riflessione culturale e politica di vasta portata sui meccanismi dell'esclusione sociale e sull'idea stessa della malattia mentale. Nel clima febbrile degli "anni delle riforme" e del Sessantotto, libri come "Che cos'è la psichiatria?" e "L'istituzione negata" consegnano al Movimento, la realtà della lotta anti-istituzionale sul campo, mentre documentari televisivi come "I giardini di Abele" di Sergio Zavoli contribuiscono alla diffusione di una nuova sensibilità nell'opinione pubblica. Conclusa l'esperienza pionieristica di Gorizia, gli psichiatri radicali incontreranno a Trieste, Parma, Perugia, Reggio Emilia, Arezzo e in tante altre città italiane una nuova generazione di amministratori capaci di rischiare per le proprie convinzioni. John Foot ricostruisce questa complessa vicenda con appassionato rigore storico, documentando non solo i successi e i fallimenti ma anche le feroci controversie (esterne e interne) che inevitabilmente l'accompagnarono. E che ancora non si sono spente.

 

John Foot

L'autore. John Foot, docente di Storia contemporanea italiana, ha insegnato presso il Dipartimento di italiano dell’University College di Londra e insegna all’Università di Bristol. Tra le sue opere pubblicate in italiano, ricordiamo: Il boom dal basso: famiglia, trasformazione sociale, lavoro, tempo libero e sviluppo alla Bovisa e alla Comasina (Milano, 1950-1970), (Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 1997), Milano dopo il miracolo. Biografia di una città (Feltrinelli, 2003), Fratture d’Italia (Rizzoli, 2009), Calcio. 1898-2010. Storia dello sport che ha fatto l’Italia (Bur, 2010), Pedalare! La grande avventura del ciclismo italiano (Rizzoli, 2011) e La “Repubblica dei Matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978 (Feltrinelli, 2014; Ue, 2017). Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.

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15 febbraio 2025 6 15 /02 /febbraio /2025 09:29
Alessandro perissinotto, La congregazione, Mondadori, 2020

Non appena ho cominciato a leggere cominciato a leggere il romanzo di Alessandro Perissinotto, La congregazione, (pubblicato da Mondadori nel 2020) mi ci sono subito appassionato
Non avrei mai potuto immaginare che nella trama ci entrasse la comunità fondata dal reverendo Jim Jones (predicatore e criminale) in Guyana e poi cresciuta sino a contare più di duemila residenti, uomini, donne e bambini.
In passato, spinto dalla mia curiosità professionale, ho avuto modo di leggere un saggio molto interessante proprio su questa comunitá/comune a forte impronta carismatica e sull’esito finale che ebbe a subire, quando un migliaio dei suoi abitanti, tutti cittadini USA, affrontarono un suicidio collettivo, bambini inclusi, un suicidio a cui furono condotti dal loro capo carismatico.
Fu un evento di estrema drammaticità che vide la morte contemporanea del maggior numero di cittadini americani, prima del crollo delle Torri Gemelle.
Si tratta del saggio di Domenico Arturo NesciLa notte bianca: studio etnopsicoanalitico del suicidio collettivo, pubblicato da Armando Armando Editore nel 1991 (e successivamente, dello stesso autore, di una psico-biografia di Jim Jones, Revisiting Jonestown: An Interdisciplinary Study of Cults), ma si può anche fare riferimento all'altrettanto importante saggio di Enrico Pozzi in cui si tratta della "conduzione carismatica malata" di Jim Jones, in Il carisma malato. Il People's Temple e il suicidio collettivo di Jonestown", Liguori 1992, per non parlare del racconto autobiografico di un'adepta della setta Deborah Layton che riuscì fortunosamente a fuggire da Jonestown prima che si compisse la tragedia finale e che raccontò la sua personale vicenda, dalla sua cooptazione sino alla sua fuga, in "Veleno seducente", con il titolo originale Seductive Poison: A Jonestown Survivor’s Story of Life and Death in the Peoples Temple (Piemme, 2001).

Barbara Layton, Veleno seducente, Piemme, 2001

Deborah ha 18 anni e studia a Berkley, in California. Come molti è attratta dal Tempio dei Popoli del reverendo Jim Jones per le idee di uguaglianza e giustizia che propugna. Con lei ci sono sua madre, suo fratello Larry e alcune delle "menti migliori di una generazione", come avrebbe detto Allen Ginsberg. Il Tempio è attivo nel sociale ed è guardato con interesse dalla stampa e dall'establishment politico. Ma dietro una facciata rispettabile, si nasconde una realtà di sottili violenze psicologiche, di abusi, di condizionamento. Il peggio però deve ancora arrivare. Quando il movimento trasferisce il proprio quartier generale nella giungla per fondare una nuova città, in 1000 prendono parte al nuovo esodo cercando il paradiso. Ma troveranno l'inferno.

In genere, ho sempre apprezzato molto i romanzi di Perissinotto.

Lo ritengo uno scrittore bravo e forse mi piace anche perché é lontano dalla ribalta mediatica e non è da grandi numeri di copie vendute

Anche questa volta non sono rimasto deluso.

 

(Risvolto) Frisco, Colorado. Un tranquillo paese delle Rocky Mountains, a tremila metri di quota e a un centinaio di miglia da Denver. È qui, in una vecchia casa appena ereditata, che Elizabeth si trasferisce per scontare la pena che il giudice le ha inflitto per guida in stato di ebbrezza: ventiquattro mesi con la cavigliera elettronica e il divieto di superare i confini del villaggio.
Per Elizabeth, spogliarellista a fine carriera, donna ancora molto bella e sempre più disincantata, Frisco è forse l'ultima occasione per cambiare vita.
La piccola comunità del paese è cordiale e accogliente, ma un giorno Elizabeth inizia a ricevere sgradevoli omaggi da un ignoto personaggio che sembra molto informato sul suo passato e soprattutto sembra conoscere molto bene ciò che lei ha impiegato una vita per tentare di dimenticare.
Torna così a galla un incubo degli anni '70, quando lei era solo una bambina, lo spettro di un massacro, a migliaia di chilometri da lì: la più grande strage di cittadini americani prima dell'11 settembre 2001.
Sembra passata un'eternità, ma non è così ed Elizabeth se ne renderà conto quando capirà che qualcuno, dal passato, è tornato a cercarla con uno scopo preciso: finire il lavoro che la Storia aveva lasciato a metà. Elizabeth, antieroina sensuale e ironica che potrebbe essere uscita da un film dei fratelli Coen, è un personaggio di invenzione, ma gli eventi drammatici che si affollano nella sua memoria sono verità e rappresentano uno dei capitoli più bui e sconvolgenti della storia americana.

 

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11 febbraio 2025 2 11 /02 /febbraio /2025 16:05

Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’...

Adelphi Editore

L'ho iniziato a leggere qualche tempo fa…
L'ho finito in un'unica tirata, nel corso di un recente viaggio (San Benedetto del Tronto).
Le ultime pagine le ho assaporate in aereo mentre tornavo a casa da Bologna…

Maurizio Crispi (1° febbraio 2013

Shirley Jackson, Abbiamo sempre vissuto nel castello, Adelphi

"Abbiamo sempre vissuto nel castello" di  Shirley Jackson, già pubblicato da Mondadori nel 1990, con il titolo "Così dolce, così innocente", e successivamente da Adelphi nella traduzione di Monica Pareschi nel 2009 con un titolo più aderente a quello in lingua originale, We Have Always Lived in the Castle, è un romanzo edito originariamente  nel 1962 da quella che è ormai considerata scrittrice cult (anche e soprattutto per gli scrittori del genere, in testa a tutti Stephen King).

Mary Katherine Blackwood, detta Merricat, ha diciotto anni e vive con la sorella Constance, il vecchio zio Julian e il gatto Jonas in una grande casa ai margini di un paese della campagna americana. Merricat è l'unica ad avere contatti con il mondo esterno: si reca infatti al villaggio due volte alla settimana per rifornirsi di cibo e di libri. Constance, invece, non ha mai lasciato la casa negli ultimi sei anni, mentre lo zio Julian, invalido su una sedia a rotelle, scrive e riscrive ossessivamente frammenti di una fantomatica autobiografia.
La gente del paese li odia per qualcosa che ha a che fare con una misteriosa tragedia avvenuta sei anni prima, quando quattro membri della famiglia Blackwood (i genitori di Merricat e Constance, il loro fratellino e la moglie di Julian) morirono per avvelenamento da arsenico.
Tutti considerano Constance colpevole dell'efferato gesto e nonostante l'arresto e la successiva assoluzione in via definitiva, la ragazza viene costretta ad una reclusione coatta che la rende agorafobica. La monotonia di questo fragile equilibrio viene però ben presto turbata dall'arrivo del cugino Charles, abile manipolatore, attratto dalle fortune dei Blackwood e responsabile di un drammatico incidente che minerà nuovamente gli sfortunati destini delle sue sorelle...
Scritto nel 1962, poco prima della sua morte a soli 49 anni, ma tradotto da Adelphi solo nel 2009, Abbiamo sempre vissuto nel castello rappresenta al racconto "La lotteria" uno dei romanzi più famosi di Shirley Jackson. 

Ammirata da Stephen King e Neil Gaiman, l'autrice, affetta da agorafobia lei stessa e soggetta a continue crisi nervose, dà vita ad una storia perfetta sia per il linguaggio semplice ed efficace, sia per la simmetrica progressione degli eventi attraverso la costruzione di una trama all'apparenza immobile, eppure sostenuta da un crescendo inesorabile.
Il personaggio di Merricat – eletto dal Book Magazine nel 2002 come uno dei 100 migliori personaggi di fiction del '900 – è poetico e struggente nella sua tragicità. Animata da un istinto di protezione assoluta verso la sorella maggiore, ingenuamente devota a piccole pratiche di magia, intelligente e crudele, ci accompagna nella sua narrazione in prima persona, all'interno di un universo familiare che ci sciocca, ci terrorizza, ma ci pervade anche di un profondo senso di pietà. Non tutto è esplicito, molto di ciò che accade risponde a logiche di semplice inevitabilità ed è qui che risiede la grandezza della Jackson, quella cioè di sottendere - quasi che la mano di un destino superiore guidasse sempre e comunque il filo degli eventi. 
Ma non aspettatevi una di quelle storie di horror e morte a cui spesso ci hanno abituato i nostri contemporanei, qui l'abilità della scrittura fa sì che tutto venga pervaso da una sorta di surrealismo gotico e da uno humour inarrivabili, amalgamando, in un unico sforzo creativo, le atrocità di cui è capace l'animo umano con una giusta e misurata dose di magica leggerezza. 
Provate a pensare a Tim Burton e al suo  “La sposa cadavere”, poi leggete le prime nove righe di questo libro e capirete che non tutte le favole prevedono necessariamente un lieto fine.

(Dal risvolto di copertina) "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

 

Shirley Jackson

L'autriceShirley Jackson, nata a San Francisco nel 1916, è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L'incubo di Hill House del 1959 e La lotteria.
Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948.
Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children.
Morì per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicofarmaci che stava seguendo.

 

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DSC04695.jpegQuesta pagina è la nuova casa di due blog che alimentavo separatamente. E che erano rispettivamente: Frammenti. Appunti e pensieri sparsi da un diario di bordo e Pensieri sparsi. Riflessioni su temi vari, racconti e piccoli testi senza pretese.

Era diventato davvero troppo dispendioso in termini di tempi richiesti alimentarli entrambi, anche perchè nati per caso, mentre armeggiavo - ancora alle prime armi - per creare un blog, me li ero ritrovati ambedue, benchè la mia idea originaria fosse stata quella di averne uno solo. Infatti, non a caso, le loro intestazioni erano abbastanza simili: creatone uno - non ricordo quale dei due per primo - lo ho "perso" (per quanto strano ciò possa sembrare) e mi diedi alacremente da fare per ricrearne uno nuovo. Qualche tempo - nel frattempo ero divenuto più bravino - il blog perso me lo ritrovai).

Ohibò! - dissi a me stesso - E ora cosa ne faccio?

La risposta più logica sarebbe stata: Disattiviamolo!. E invece...

Mi dissi: li tengo tutti e due. E così feci. E' stato bello finchè è durato...

Ma giocare su due tavoli - e sempre con la stessa effcienza - è molto complicato, ancora di più quando i tavoli diventano tre e poi quattro e via discorrendo....

Con overblog ho trovato una "casa" che mi sembra sicuramente più soddisfacente e così, dopo molte esitazioni, mi sono deciso a fare il grande passo del trasloco, non senza un certo dispiacere, perchè il cambiamento induce sempre un po' di malinconia e qualche nostalgia.

E quindi ora eccomi qua.

E quello che ho fatto - ciò mi consola molto - rimane là e chiunque se ha la curiosità può andare a dargli un'occhiata.

 

Seguendo il link potete leggere il mio curriculum.

 

 


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